Alamanni, Luigi
Firenze 1495–Amboise 1556
Presentazione
Le convulse vicende della storia fiorentina della prima metà del Cinquecento costituiscono lo sfondo nel quale si colloca la figura di Luigi Alamanni: fuggito da Firenze verso la Francia una prima volta nel 1522, tra i sostenitori della breve e sfortunata esperienza repubblicana tra il 1527 e il 1530, e, infine, nuovamente esule nelle terre francesi dal 1531, sarà destinato a divenire lì una delle personalità di maggiore spicco tra i cosiddetti fuoriusciti fiorentini e nel contempo uno dei più accreditati poeti della corte dei Valois. La conservazione dei suoi materiali manoscritti, e degli autografi in particolare, risente, evidentemente, di questa travagliata situazione storica. Conservati soprattutto presso le biblioteche di Firenze e di Parigi, allo stato attuale delle conoscenze i manoscritti autografi alamanniani noti non sono molto numerosi, forse anche perché oltre alle ragioni appena ricordate, gli ultimi sistematici lavori di recensio risalgono ormai alla fine dell’Ottocento, svolti specialmente da Domenico Moreni (Alamanni 1819) e da Henri Hauvette (1903, 1908), ai lavori dei quali si aggiungono poche scoperte moderne. Non molto significativi sul piano filologico i contributi attorno ai testi di Alamanni, a partire dall’edizione di Pietro Raffaelli (1859), ispirata ad una “filologia del gusto” poco preoccupata del rigore scientifico del metodo di lavoro.
Scarsissime sono le tracce della biblioteca, che pure doveva essere, tra manoscritti e opere a stampa, consistente: sia nel periodo fiorentino, grazie agli scambi frequenti di manoscritti che sembrano ipotizzabili nell’ambiente degli Orti Oricellari, sia nel periodo francese, specie in considerazione del metodo di scrittura dei poemi cavallereschi, per i quali è facile immaginare un lavoro combinato di traduzione, montaggio e integrazione di testi altrui. Legato alla sua prima formazione è il quaderno di esercizi di epistolografia latina, nel quale si legge anche un sonetto, di assai incerta fattura (IMBI, VI; Hauvette 1903). Al 1518 data, invece, la notizia di alcuni scolii di Omero trascritti nei margini di un esemplare dell’edizione fiorentina del 1488 dei poemi omerici ora conservato presso la Eton College Library (Hauvette 1903; Weiss 1960; Pontani 2005). Solo qualche frammentaria notizia dei libri che Alamanni aveva con sé durante il suo primo soggiorno in Francia è leggibile in una lettera del 1524 (Guasti 1859; Hauvette 1903; Tomasi 2001).
Sul fronte della scrittura letteraria invece, benché si conservino diversi manoscritti datati, spesso testimoni significativi della stratigrafia compositiva delle sue opere, gli autografi sono rari, e limitati per lo più a singoli pezzi sciolti. L’unica testimonianza di un certo rilievo si trova nel codice parigino che conserva una prima versione parziale del Girone il cortese (sei canti: BnF, It. 1071), nella quale, a dire il vero, si trovano solamente alcune correzioni di mano di Alamanni su un testo base trascritto da altri (Hauvette 1903). Da rigettare, invece, l’attribuzione dell’autografia di un codice fiorentino di elegie latine, come ha convincentemente illustrato Hauvette e, prima di lui, Moreni.
Maggiore il numero delle testimonianze epistolari autografe, tutte strettamente legate alla vita politica e cortigiana. Un posto di primo piano occupano, com’era facile immaginare, gli avvenimenti politici fiorentini, con il corposo drappello di missive, inviate già nel corso della fuga dei primi anni Venti, scritte quasi sempre con il compagno di esilio Zanobi Buondelmonti (tanto che in alcune, di mano di Buondelmonti, si trova solo la firma autografa di Alamanni), ora conservate all’Archivio di Stato di Firenze (Guasti 1859; Hauvette 1903). Presso il medesimo Archivio di Stato si conserva un gruppo di lettere inviate a Filippo Strozzi tra il 1536 e 1537, all’epoca del clamoroso assassinio di Alessandro de’ Medici (Cosentino-De Los Santos 2001); altre lettere, isolate e ancor oggi per lo più inedite, si conservano in raccolte di autografi presso diverse biblioteche italiane (alcune relative agli anni della prima fuga, altre legate agli uffici di Alamanni per conto del cardinale d’Este, quindi successive al 1537). Del testamento, redatto un anno prima della morte, resta soltanto la prima carta, di mano del notaio, mentre perdute sembrano essere quelle vergate da Alamanni (Hauvette 1908).
Nota paleografica
Possediamo di L. A. una testimonianza di grande rilievo per valutare i modi dell’apprendimento dei fanciulli fiorentini nati nell’ultimo quarto del XV secolo: si tratta del quadernetto, conservato presso la Biblioteca Civica di Arezzo, con trascrizioni di sua mano di lettere e di proverbi (tav. 1). In esso cogliamo l’A. mentre si cimenta con una scrittura mercantesca semplificata nell’esecuzione, rallentata nel ductus, dilatata nel tratteggio (tutti caratteri che bene si comprendono in un quadro di apprendimento elementare), ma innervata anche di apporti estranei a quel canone grafico. Tipiche anche del modo mercantesco sono le lettere b, d, l, r, il rastremare in basso le aste di f e s (si veda l’evidente ritocco in parse, r. 11), l’allungare la schiena della a nel margine esterno, il legamento ch (anche, r. 8). Già questo appare, però, episodico a fronte della forma abbreviata per che espressa con modi più consoni all’italica e ancora a questa tipologia grafica appartengono il legamento st e, soprattutto, il sistema maiuscolo (significativa la G di r. 11). Poco adeguato al polo grafico di riferimento sembra essere anche il limitato sistema paragrafematico che annovera la linea diagonale dopo la o del vocativo (o caro, r. 4) e il predicato nominale (r. 12) e l’incostante punto al termine dei versi. La scrittura dell’apprendimento primario sembra essere stata quindi per A. una scrittura povera, funzionale a un corso di studi che prevedeva, come sbocco tradizionale, lo svolgimento di una attività legata alle arti o al commercio e non, come poi sarà, alla carriera letteraria e diplomatica. Di ciò sembra cosciente il giovane alunno che infatti nel sonetto introduttivo, rivolto al lettore, rivela di sapere come «questo libro sia mal scripto et bructo» (r. 5, verso in seguito in parte cassato). Si comprende meglio, allora, il passaggio, avvenuto presto, alla scrittura moderna del suo tempo, quell’italica che, priva di eccessivi atteggiamenti cancellereschi o esornativi, si vede praticata dall’A. ormai in esilio (tav. 2). Qui la scrittura è rapida, minuta, ricca di legature e del tutto dimentica di qualsivoglia tratto mercantesco; potendosi annoverare, quale unico “fatto mercantesco”, l’abitudine di porre al centro del margine superiore della carta (anche nel verso, cfr. per es. tavv. 4 e 5) una invocazione simbolica (segno di croce) al modo, appunto, usato dai mercanti (si veda tav. 1 dove, nel margine superiore, scritto con inchiostro rosso, si legge abbreviata l’invocazione Iesu). Tra le caratteristiche durature della grafia dell’A. appaiono degne di menzione la e il cui occhiello, spesso presente (anche come ritocco) quando è all’interno di parola, è ridotto a un tratto orizzontale ondulato quando la lettera si trova libera; l’assunzione di un doppio segno per s; la vistosa tendenza delle aste al di sotto del rigo a voltare verso sinistra, cui si aggiungono la goffa D maiuscola (visibile alla tav. 2 r. 14, Dolcissimo, e nella datazione) e il segno abbreviativo scritto in verticale. Già nel 1522 appare mutato il sistema paragrafematico: è comparso l’accento per indicare alcune forme verbali, alcune parole ossitone e la preposizione a; l’apostrofo indica le parole tronche (compar’, procurar’, tav. 2 rr. 6, 7); è utilizzata la virgola. Con gli anni Trenta del secolo la grafia subisce un’ulteriore evoluzione: il modulo aumenta e assume una decisa inclinazione a destra, un tratteggio pesante e un andamento spigoloso. Ora le aste verticali cominciano con un vistoso tratto da sinistra, l’h e la r hanno mutato il loro aspetto e compare, evidente, la testa di attacco per gli occhielli di lettere come la a, la g, la d, risultati tutti dell’insegnamento all’italica del secondo quarto del secolo. Sono caratteri che tornano anche nell’incerta e traballante grafia della lettera a Benedetto Varchi (tavv. 4 e 5), ove si colgono grosse difficoltà nello scrivere e le lettere subiscono anche gravi deformazioni. Ma si trattò forse di un problema temporaneo, poiché nella sottoscrizione a una missiva del 1555 (num. 27) tornano infatti le forme più regolari degli anni precedenti. Come testimonia la prima carta del libretto di studio, l’A. deve avere appreso, in un’epoca che non è possibile precisare, anche a scrivere il greco.
Censimento
- Arezzo, Biblioteca Civica, 120
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Autografi Patetta, Alamanni Luigi
- Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane 65
- Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane 96
- Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane V 1207 (122, 128, 193, 216, 238, 258, 304)
- Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane V 1208 (91)
- Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane V 1209 (38, 51, 97)
- Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane V 1210 (47)
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 102
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 103, num. 54
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 119, num. 114
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 137, num. 754
- Firenze, Archivio di Stato, Signori, Carteggio Responsive 42
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Autografi Palatini, Varchi I, num. 2-7
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Palatino Bandinelli 6
- Firenze, Biblioteca Riccardiana, 2835 (O IV 4)
- Forlì, Biblioteca Comunale «Aurelio Saffi», Raccolte Piancastelli, Sez. Autografi secc. XII-XVIII, 1, Alamanni Luigi
- Genova, Archivio di Stato, Lettere al Senato 34
- Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, E LXI 2 1911
- Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, E XV 3 646
- Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, Autografoteca Campori, Alamanni Luigi
- Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, It. 833 (alfa G 1 15)
- New York, Pierpont Morgan Library, MA 1346 1
- Paris, Bibliothèque nationale de France, Fr. 20550
- Paris, Bibliothèque nationale de France, It. 1071
- Paris, Bibliothèque nationale de France, Nouv. Acq. Lat. 1520
- Parma, Archivio di Stato, Epistolario scelto 1 9
- Parma, Archivio di Stato, Epistolario scelto 1 9
- Torino, Biblioteche Civiche, Raccolta autografi
- Windsor, Eton College Library, Inc. sine num.
Fonte: Il Cinquecento - Tomo I (2009)
Data ultima modifica: 15 gennaio 2026 | Cita questa scheda