Giraldi Cinzio, Giovan Battista

Ferrara 1504–1573

Presentazione

Numerosi autografi scandiscono l’itinerario biografico e intellettuale di Giraldi Cinzio, distintosi per il suo ingegno versatile e per gli incisivi interventi nell’ambito del dibattito coevo sulla codificazione dei generi letterari. Autore rinomato al suo tempo, sebbene spesso vittima di attacchi accademici per le sue sperimentazioni teatrali, Giraldi è stato solo negli ultimi decenni oggetto di un’adeguata attenzione e valorizzazione critica. Le ragioni dello scarso e occasionale interesse, tra il XVII e la prima metà del XX secolo, per l’opera dello scrittore ferrarese risiedono per certi versi proprio nella circostanza di una mancata o limitata divulgazione di molti scritti, spesso incompiuti o soggetti a revisioni non approdate alla stampa, o più semplicemente rimasti inediti, affidati a carte, in parte autografe, dimenticate per centinaia di anni.

Ciò ha contribuito a far emergere soltanto aspetti parziali della sua attività: il suo ruolo di tragediografo, il cui successo sulle scene tra i contemporanei non ha tuttavia immediato riscontro in una pubblicazione delle singole tragedie (si può ricordare che soltanto l’Orbecche fu stampata numerose volte, ancora vivente l’autore, vd. Giraldi 1543, mentre le altre furono edite postume dal figlio Celso Giraldi, in Giraldi 1583); e il suo impegno come novelliere, sfociato solo in età matura nell’edizione degli Ecatommiti (Giraldi 1565) e, nonostante l’immediata fortuna editoriale della raccolta, ben presto offuscato dal confronto con l’ingombrante modello boccacciano e con il genio di Shakespeare, il quale sulle trame di alcune novelle giraldiane costruì alcuni dei suoi capolavori, come l’Otello e Misura per misura. D’altro canto, proprio delle opere accolte con maggiore favore dal pubblico coevo, cioè le tragedie e gli Ecatommiti, non è pervenuta alcuna testimonianza manoscritta e tanto meno autografa. Tutto ciò ha gravato notevolmente sulla definizione del profilo giraldiano, facendo sì che il successo dell’Orbecche mettesse in ombra la qualità delle innovazioni apportate dall’autore con l’elaborazione delle altre tragedie e con il supporto dei suoi scritti teorici (per la vasta bibliografia: Romera Pintor 1998; Giraldi 2004 e 2008), e che la tradizione consegnasse ai posteri gli Ecatommiti in una veste alterata (specchio del profondo fraintendimento dei propositi dell’autore) rispetto a quella attestata dalla princeps realizzata nel 1565 con le cure dell’autore stesso (vd. Giraldi 2012).

Nonostante l’edizione Giolito, nel 1547, della raccolta Le Fiamme (il cui titolo si lega suggestivamente all’immagine del marchio giolitino della fenice risorgente dalle fiamme, evocando tutta una serie di significati simbolici e programmatici), le poesie giraldiane in volgare non ebbero particolare risonanza e furono trascurate fino ai nostri giorni (Fedi 1990; Molinari 2005a) e manca tuttora un’edizione critica, atta a ripercorrere (anche attraverso il recupero di eventuali testimonianze manoscritte non ancora emerse dagli spogli di codici miscellanei di rime) le tappe dell’allestimento del libro giraldiano. Altri testi riscossero invece un più immediato successo, per poi essere sepolti dall’oblio. Si pensi anzitutto al De obitu divi Alfonsi, la raccolta poetica che nel 1537 segnò l’esordio accademico dell’autore nel campo delle lettere (Giraldi 1537), nella quale erano confluite, tra l’altro, alcune preziose tessere del dibattito sull’imitazione, costituite da un’epistola giraldiana e dalle risposte di Celio Calcagnini e di Lilio Gregorio Giraldi (vd. Giraldi 1996: 91-104 e 473-85); il successo della raccolta fu confermato dalla nuova edizione del volume, realizzata dopo qualche anno a Basilea (Giraldi 1540). Tra i componimenti poetici in essa pubblicati, noti solo attraverso le stampe, si leggono anche i frammenti di un carme latino sulle funzioni delle parti del corpo umano (De usu partium sive de partibus corporis humani fragmenta quaedam; Giraldi 1540: 183-97) che Giraldi aveva iniziato a comporre ispirandosi alle proprie competenze mediche (una redazione diversa di questo testo si legge nel codice ferrarese Cl. I 370: → 5). Accogliendo il carme all’interno del volume, l’editore, nella premessa al lettore (in Giraldi 1540: 182), ne tesseva le lodi, invitando l’autore a completarlo, traendo dall’utilità e dal valore poetico di quei frammenti la certezza del successo dell’opera finita. Il carme tuttavia non fu terminato, e del resto l’incompiutezza è un dato ricorrente nella produzione giraldiana: incompleto è il poema Ercole, uscito a Modena in un’edizione parziale di 26 canti (Giraldi 1557), di cui restano redazioni autografe, insieme a stesure di nuovi canti, nel ms. ferrarese Cl. I 406 (→ 7 e cfr. Molinari 2005b); permangono allo stadio di abbozzo le riflessioni sull’Orlando Furioso, contenute all’interno del codice ferrarese Cl. I 377 e in calce al Cl. I 406 (→ 6 e 7); incompiuta e tuttora inedita è l’Historia (Sui temporis Historiae), nei manoscritti autografi Cl. I 377 (→ 6 e Giraldi 1996: 463-69) e Cl. I 724 7 (→ 9); un solo frammento autografo attesta la composizione di una favola pastorale (Cl. I 331: → 4; Giraldi 1985), che Carducci conobbe attraverso la trascrizione di Giuseppe Agnelli e pubblicò in appendice ad un saggio sull’Aminta (Carducci 1896). Restò a uno stadio progettuale anche la nuova edizione dei Discorsi, per la cui realizzazione Giraldi prendeva accordi nel 1563 con l’editore fiorentino Baccio Tinghi (Tinghi 1995: 62). La revisione autografa dei Discorsi è attestata da un esemplare della stampa giolitina del 1554 (Giraldi 1554) costellato di interventi autografi e conservato a Ferrara, presso la Biblioteca Comunale Ariostea, con la collocazione Cl. I 90 (→ 3); esemplare che ha aperto agli studiosi la strada per proficue incursioni nel laboratorio dello scrittore (Camerini in Giraldi 1864; Guerrieri Crocetti in Giraldi 1973; Villari in Giraldi 2002).

Non resta traccia di alcune opere in corso di allestimento alle quali Giraldi allude nei Discorsi: una Poetica (Giraldi 2002: 13, 17, 161), un commento all’Ars poetica di Orazio (cfr. le postille dell’autografo num. 3, sulle quali Giraldi 2002: 29, e vd. Giraldi 2012: 1841), un saggio comparativo sull’Edipo re di Sofocle e sull’Oedipus di Seneca (Giraldi 2002: 207). Per testimonianza di Giovan Battista Pigna, l’ingrato allievo che lo accusò di plagio (vd. Ritrovato in Pigna 1997: XV-XXIV), apprendiamo, inoltre, che sui margini di un esemplare della Poetica aristotelica Giraldi aveva vergato «tre o quattro» note « fatte intorno al testo tradotto, di tre o quattro righe l’una » (Pigna 1997: 12). È noto l’intento denigratorio di questa affermazione di Pigna, volta a sminuire le competenze giraldiane sulla Poetica di Aristotele e sulla letteratura in lingua greca, ma tale informazione vale a sostenere l’ipotesi che queste disperse annotazioni fossero destinate a costituire il nucleo di una Poetica giraldiana (Villari in Giraldi 2002: xx n. 2) ovvero di quei «discorsi fatti sulla poesia di Omero e Virgilio divisi in tre libri» che nel 1565 Giraldi citava per inciso, come opera compiuta, nel contesto di un lemma della Tavola delle materie degli Ecatommiti (Giraldi 2012: 1928).

La fortunata sopravvivenza di carte di mano dell’autore, custodite soprattutto dalla Biblioteca Ariostea, lascia supporre che esse fossero rimaste a lungo sul suo scrittoio e in proprietà dei suoi eredi, prima che ne divenissero possessori nel XVIII secolo in parte Giovanni Andrea Barotti, in parte Girolamo Baruffaldi. Il timbro di appartenenza di Barotti è presente nella maggioranza degli autografi ferraresi: nel Cl. I 90 (la stampa dei Discorsi con aggiunte e correzioni d’autore: → 3), in ciascuna delle tredici unità codicologiche del Cl. I 377 (contenente orazioni, prolusioni ai corsi universitari, epistole polemiche e funebri, e la Historia: → 6), nel Cl. I 406 (contenente i canti dell’Ercole: → 7), nel Cl. I 724 7 (contenente una stesura del primo libro dell’Historia: → 9) e nelle prime tre unità codicologiche del Cl. I 331 (contenenti rispettivamente Egle satira, un’epistola al Calcagnini seguita dai documenti – lettere e componimenti – della disputa con Marco Antonio Antimaco, la prima e la quinta parte di una favola pastorale: → 4). Baruffaldi fu invece proprietario del manoscritto Cl. I 407 (→ 8), contenente l’autografo della commedia Eudemoni: egli stesso in una nota apposta sulla prima carta del codice dichiarava di averlo ricevuto in dono nel maggio 1703 dall’amico Grazio Braccioli. Baruffaldi si servì di quell’autografo per la sua trascrizione, confluita nel codice Cl. I 331 5 (Bonazza 2004: 17-32). Tali materiali (dei quali procurò un catalogo Eugenio Camerini nel contesto della sua edizione degli Scritti estetici: Giraldi 1864), poteva offrire, tuttavia, già a partire dall’apertura della biblioteca al pubblico nel 1753 (Bonazza 2004: 18), l’occasione per un approccio ad aspetti inediti o poco noti della biografia e della produzione dello scrittore. La collezione ferrarese comprende, infatti, anzitutto redazioni autografe di opere già note e diffuse attraverso le stampe a cui si aggiungono opuscoli, in parte tuttora inediti, e appunti di varia natura. Un materiale eterogeneo, dunque, che presenta un saggio significativo della scrittura giraldiana, sia per varietà di generi, sia per tipologia dei manoscritti: ora copie in pulito, sebbene mai del tutto immuni da ripensamenti, ora scartafacci tormentati da stratificazioni compositive.

Sparsi in diverse biblioteche, in Italia e all’estero, si trovano ulteriori documenti autografi, per lo più lettere, che attestano vari tipi di scrittura epistolare: si tratta in parte di missive sollecitate da esigenze pratiche di comunicazione, legate soprattutto alle mansioni svolte da Giraldi a Ferrara in qualità di segretario ducale, in parte di epistole indirizzate ad intellettuali e amici, per esporre problemi personali o questioni erudite. Insieme alle epistole confluite in antologie epistolari (ad es. quella curata da Ludovico Dolce: vd. Lettere 1554) o nei carteggi di autori come Pietro Bembo, Bernardo Tasso, Pietro Vettori, esse costituiscono le attestazioni superstiti del carteggio giraldiano (Giraldi 1996) e hanno fornito un notevole supporto per la ricostruzione della biografia dell’autore, dal periodo ferrarese (fino al 1563) al soggiorno in Piemonte (dal 1563 al 1568) e a Pavia (dal 1568 al 1573) e al rientro a Ferrara nell’anno della morte (1573).

La variegata produzione testimoniata dal corpus degli autografi (in gran parte priva di riscontro nella limitata tradizione a stampa), fornisce la possibilità di seguire l’evoluzione della scrittura giraldiana, sia negli aspetti materiali e meramente grafici, sia in quelli linguistici, e di cogliere anche il costante dissidio tra le consuetudini grafiche tipiche degli autori settentrionali, e la scelta di adesione alle norme grafiche e fono-morfologiche del toscano illustre. Giraldi si inserì infatti consapevolmente anche nel dibattito sulla lingua, accogliendo pienamente le istanze della codificazione di Bembo, ma con una notevole sensibilità verso i problemi posti dalla tradizione dei testi e dall’industria tipografica coeva. Ciò emerge soprattutto da una pagina autografa aggiunta al sopra citato esemplare dei Discorsi (Giraldi 2002: 131-41), in cui l’autore polemizza contro i criteri editoriali proposti da Girolamo Ruscelli per l’edizione dell’Orlando Furioso (Venezia, Valgrisi, 1556), nell’obiettivo di dimostrare le implicazioni e i rischi di scelte grafiche difformi dal sistema adottato da Ariosto e avallato da una lunga e solida tradizione.

Allo stato attuale delle ricerche, non sono emersi postillati tra gli esemplari delle opere di autori classici (in lingua originale e in traduzione) e moderni che costituiscono la biblioteca virtuale di Giraldi: Omero e Virgilio, Platone e Aristotele, Orazio, Ovidio, i tragici greci e Seneca, Boccaccio, Petrarca, Ariosto e altri, ai quali l’intellettuale ferrarese dedicò le proprie attenzioni critiche.



Bibliografia
Bonazza 2004 = Mirna B., I manoscritti di Giovanni Battista Giraldi Cinzio custoditi alla Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara, in «In vaghissima scena et in lucidissimo specchio, le varie maniere del viver humano». Libri e documenti di Giovanni Battista Giraldi Cinzio presso la Biblioteca Ariostea, a cura di Alessandra Farinelli Toselli e Michela Rinaldi, Como-Pavia, Ibis, pp. 17-32.
Carducci 1896 = Giosue C., Su l’ ‘Aminta’ di T. Tasso saggi tre, Firenze, Sansoni.
Fedi 1990 = Roberto F., La Musa altera. Una rappresentazione di canzoniere nelle ‘Fiamme’ di G.B. Giraldi Cinzio, in Id., Canzonieri, lirici e libri di rime nel Rinascimento, Roma, Salerno Editrice, pp. 306-41.
Giraldi 1537 = Cinthii Ioannis Baptistae Gyraldi ferrariensis De obitu divi Alfonsi Estensis principis invictissimi epicedion. Hercules Estensis dux salutatus. Silvarum liber unus. Elegiarum liber unus. Epigrammaton libri duo. Eiusdem super imitatione epistola. Coelii Calcagnini ad eundem super imitatione commentatio perquam elegans. Lilii Gregorii Gyraldi epistola bonae frugis refertissima, Ferrariae, ex Francisci Roscii ferrariensis libraria officina.
Giraldi 1540 = Eiusdem Poemata, Basilea, Winter.
Giraldi 1543 = Giovan Battista G.C., Orbecche tragedia, Venezia, Figliuoli d’Aldo.
Giraldi 1554 = Id., Discorsi intorno al comporre dei romanzi delle comedie e delle tragedie e di altre maniere di poesie, Venezia, Gabriel Giolito de’ Ferrari e fratelli.
Giraldi 1557 = Id., Dell’Hercole di Giovan Battista Giraldi Cinthio canti ventisei, Modena, Gadaldini.
Giraldi 1565 = Id., Degli Hecatommithi di Giovan Battista Giraldi Cinthio nobile ferrarese, Monte Regale [Mondoví], Leonardo Torrentino.
Giraldi 1583 = Id., Le tragedie, cioè Orbecche, Cleopatra, Altile, Arrenopia, Didone, Euphimia, Antivalomeni, Epitia, Selene, Venezia, Giulio Cesare Cagnacini.
Giraldi 1864 = Id., Scritti estetici di Giambattista Giraldi Cinzio. De’ romanzi, delle comedie e delle tragedie. Ragionamenti, ricorretti sopra un esemplare esistente nella biblioteca di Ferrara riveduto ed in parte rifatto di mano dell’autore. Delle satire ragionamento inedito. Documenti intorno alla controversia sul libro de’ romanzi con G.B. Pigna, [a cura di Giulio Antimaco, pseud. di Eugenio Camerini], Milano, Daelli, 2 voll.
Giraldi 1973 = Id., Scritti critici, a cura di Camillo Guerrieri Crocetti, Milano, Marzorati.
Giraldi 1985 = Id., Egle. Lettera sovra il comporre le satire atte alla scena. Favola pastorale, ed. critica a cura di Carla Molinari, Bologna, Commissione per i testi di lingua.
Giraldi 1996 = Id., Carteggio, a cura di Susanna Villari, Messina, Sicania.
Giraldi 2002 = Id., Discorsi intorno al comporre rivisti dall’autore nell’esemplare ferrarese Cl. I 90, a cura di Susanna Villari, Messina, Centro interdipartimentale di studi umanistici.
Giraldi 2004 = Id., Selene, ed. e commento a cura di Irene Romera Pintor, Bologna, Clueb.
Giraldi 2008 = Id., Gli Antivalomeni. Didone. Euphimia, edición a cargo de Irene Romera Pintor, Madrid, Editorial Complutense, 3 voll.
Giraldi 2012 = Id., Gli Ecatommiti, a cura di Susanna Villari, Roma, Salerno Editrice, 3 voll.
Lettere 1554 = Lettere di diversi eccellentiss. huomini raccolte da diversi libri: tra le quali se ne leggono molte non piú stampate, Venezia, Giolito de’ Ferrari.
Molinari 2005a = Carla M., Il canzoniere di un “intellettuale organico” alla corte di Ercole II d’Este. ‘Le Fiamme’ di G.B. Giraldi Cinzio, in Olimpia Morata: cultura umanistica e Riforma protestante tra Ferrara e l’Europa. Atti del Convegno di Ferrara, 18-20 novembre 2004, num. mon. di «Schifanoia», xxviii-xxix, pp. 279-90.
Molinari 2005b = Ead., «Corretto et rescritto in forma grande». Note sul codice Classe I 406 della Biblioteca Comunale Ariostea (i canti undici dell’ ‘Ercole’ di G.B Giraldi Cinzio), in «Studi italiani», xxxiv, 2 pp. 139-98.
Pigna 1997 = Giovan Battista P., I romanzi, ed. critica a cura di Salvatore Ritrovato, Bologna, Commissione per i testi di lingua.
Romera Pintor 1998 = Irene R.P., Giraldi Cinthio: Metodologia y bibliografia, Madrid, Agrupación Ateneísta de Estudios sobre la Mujer «Clara Campoamor».
Tinghi 1995 = Baccio T., Zibaldone, a cura di Delmo Maestri, Torino, Tirrenia stampatori.

Nota paleografica

Tutti i documenti autografi superstiti di G.B.G.C. attestano l’uso regolare della corsiva italica. Il ductus è sobrio e ordinato, leggermente inclinato verso destra, più o meno veloce e più o meno ricco di abbreviature a seconda della natura e destinazione dell’autografo, ma senza scarti significativi tra l’uso quotidiano e quello professionale. La scrittura risulta sempre ben allineata ai margini delle carte. La leggibilità è peraltro sempre costante, anche quando l’autore, tormentato dall’artrite, dichiara di tenere a stento la penna in mano: « manus enim affecta ac prope attrita vix calamum retinet » (Modena, BEU, It. 834 [α G 1 16], 26: lettera del 1° novembre 1571: cfr. Giraldi 1996: 430). Tra le peculiarità si possono segnalare: le a dall’occhiello ristretto, le e finali, con il traverso slanciato; le i finali, spesso allungate come una j, ma altre volte essenziali, con il puntino in alto ben definito; la o, chiusa verso l’alto per legarsi nel corpo della parola con la lettera successiva o con il titulus (quest’ultimo forma, in prosecuzione della vocale, una sorta di ricciolo, o, posto tra due lettere, un tratto orizzontale o tondeggiante, a seconda dei nessi grafici: tav. 5 r. 9: co(m)positori; seno(n); r. 12: volo(n)ta); la f è spesso tracciata con volute in alto e in basso, più o meno marcate, che consentono le legature (tav. 5 r. 5: fare; r. 20: felice), altre volte con un tratto più lineare ed essenziale (tav. 5 r. 12: sofficienza); la g, con l’occhiello inferiore chiuso e tendente con un tratto leggero verso sinistra, che si lega in alto con la lettera successiva (tav. 5 r. 7: gentile); il nesso st, costruito da una s di forma più o meno allungata (e talvolta con una piccola volta in basso a sinistra), legata in alto con il tratto verticale della t (tav. 1 r. 2: strana; 5 r. 8: stampare; r. 14: sopposti). Nel contesto di grafie compendiate, la s viene quasi offuscata dall’ampia voluta che la unisce agli altri membri, apparendo simile a una G (tav. 4 rr. 1, 15; tav. 5 r. 10: S(igno)re / S(igno)ria). La velocità della scrittura è resa evidente dai tratti spesso continui delle parole, tracciati senza sollevare il calamo. Quanto al sistema paragrafematico, i criteri interpuntivi sono quelli propri del tempo e, nella scrittura in volgare, risultano spesso omessi accenti e segni diacritici.



Bibliografia
Giraldi 1996 = Giovan Battista G.C., Carteggio, a cura di Susanna Villari, Messina, Sicania.

Censimento

  1. Cambridge (U.S.A.), Houghton Library, It. 115 6
  2. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Autografi Patetta, Giraldi Cinzio Giambattista
  3. Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, Cl. I 90
  4. Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, Cl. I 331
  5. Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, Cl. I 370
  6. Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, Cl. I 377
  7. Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, Cl. I 406
  8. Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, Cl. I 407
  9. Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, Cl. I 724 7
  10. Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, Collezione Antonelli, 966 8, Famiglia Giraldi
  11. Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, Nuove Accessioni, 5
  12. Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, Raccolta Cittadella, 1375
  13. Forlì, Biblioteca Comunale «Aurelio Saffi», Raccolte Piancastelli, Sez. Autografi secc. XII-XVIII, 1065, Giraldi Giov. Battista
  14. London, The British Library, Add. 10267
  15. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, E XLIX 3, 1690
  16. Modena, Archivio di Stato, Archivio per materie, Letterati 24, Giraldi Giovan Battista
  17. Modena, Archivio di Stato, Cancelleria Ducale, Ambasciatori Venezia, Carteggio 42
  18. Modena, Archivio di Stato, Cancelleria Ducale, Ambasciatori Venezia, Carteggio 51
  19. Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, Autografoteca Campori, Giraldi, Giambattista detto Cinzio
  20. Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, It. 834 (alfa G 1 16), 26
  21. München, Bayerische Staatsbibliothek, Lat. 734
  22. München, Bayerische Staatsbibliothek, Lat. 735
  23. Napoli, Archivio di Stato, Carte Farnesiane, 254-55 6
  24. New York, Pierpont Morgan Library, MA 3503
  25. Paris, Bibliothèque nationale de France, Nouv. Acq. Lat. 1520
  26. Parma, Biblioteca Palatina, Carteggio Lucca, 2 (D-J), Giraldi Gio. Battista
  27. Sankt Peterburg, Rossijskaja Akademija Nauk, SS 22/93
  28. Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, Autografi Porri, 3 95
  29. Torino, Archivio di Stato, Corte, Real Casa, Lettere di particolari, 33
  30. Torino, Biblioteche Civiche, Autografi Nomis de Cossilla, 21

Fonte: Il Cinquecento - Tomo II (2013)

Data ultima modifica: 22 dicembre 2025 | Cita questa scheda