Lando, Ortensio

Milano ante 1512–? ante 1559

Presentazione

L'esiguità delle testimonianze autografe attribuibili alla mano di Ortensio Lando contribuisce a infittire la nebbia attorno a una figura refrattaria a riduzioni meccaniche entro le griglie della storiografia letteraria tradizionale.* A cinquant’anni dall’avvio degli studi landiani moderni, scanditi dalle indagini di Conor Fahy, Paul F. Grendler e Silvana Seidel Menchi e poi di Antonio Corsaro, Paolo Procaccioli e Ugo Rozzo, rimane nella sostanza insoluto l’enigma posto ab origine dalla vita e dalle opere di questo «Proteo degli scrittori» (Fontanini-Zeno 1753: 341; Poggiali 1789: 172). L’unica etichettatura plausibile rimane quella dell’irregolare, in bilico tra una propensione ludica alla delectatio erudita e paradossale (cifra stilistica già colta con finezza da un lettore contemporaneo come Anton Francesco Doni, cfr. Doni 1544: 116r-117r) e «un’ambiguità di fondo» in materia di fede incompatibile con ogni militanza, «più espressione di inquietudine e disagio, o, se vogliamo, insofferenza di ogni rigidità e dogmatismo, che volontà di simulazione» (Procaccioli in Lando 1995: 19). Per non dire che il piglio polemico, a tratti corrosivo, che caratterizza le prose di questo disinvolto araldo della verità, sedicente Filalete, induce a ricondurre l’esperienza di Lando nell’ampio solco della letteratura satirica cinquecentesca.

Data la natura proteiforme della stessa onomastica landiana (altra emanazione del medesimo gioco mimetico tra serio e faceto), il censimento qui proposto è il risultato di uno spoglio dei repertori e della bibliografia specifica esteso alla considerazione dei numerosi pseudonimi dietro ai quali volta a volta si cela – o potrebbe celarsi – l’identità di Ortensio (Anonimo di Utopia, Filalete, Ortensio Tranquillo, Ortensio Appiano, Paolo Mascranico, ecc.). I pochi autografi superstiti offrono una testimonianza preziosa, per quanto episodica, della dimensione europea delle relazioni e della fortuna di questo letterato. Si va dalla missiva all’umanista e riformatore svizzero Joachim von Watt (Vadianus) risalente alla fase raminga degli anni ’30-’40 (→ 1), probabile documento del soggiorno elvetico di Chur che precede l’approdo in Laguna con l’ingresso nella consorteria aretiniana e l’esordio nell’universo dell’editoria in lingua volgare (già sancito dalla princeps lionese dei Paradossi, 1543); alla dedica (→ P Dubbi 1) di un esemplare del Commentario delle più notabili et mostruose cose d’Italia et altri luoghi (1548) rivolta al colto e facoltoso mecenate Johann Jakob Fugger (dedicatario della princeps del 1548 dei Sermoni funebri); alle due importanti lettere al patronus Cristoforo Madruzzo scritte nei primi anni ’50 dalla casa veneziana di Francesco Carrettone, agente del cardinale presso la Serenissima (→ 2 e 3).

Al di là dei motivi contingenti che possono aver determinato la conservazione o la perdita dei materiali, l’esclusiva sopravvivenza di pochi frammenti epistolari a fronte dell’assenza di autografi di più ampie composizioni appare in linea con quanto già verificato nel caso di altri “poligrafi” la cui produzione si risolve nella prospettiva tipografica. In tale contesto il mutato “rapporto di scrittura” non prevede più la conservazione presso l’autore dell’originale manoscritto da cui eventualmente ricavare copie utili alla diffusione controllata del testo.

Resta escluso dal novero degli autografi landiani il ms. 1002 della Biblioteca Comunale di Trento contenente le Disquisitiones cum doctae tum piae in selectiora divinae scripturae loca, Hortensio Tranquillo authore dedicate al Madruzzo e precedute da una serie di sentenze con riferimenti a passi biblici disposte in ordine alfabetico per soggetto (Zanolini 1909: 50 e n. 1; IMBI: LXXI 108; Seidel Menchi 1974b: 591-97; Fahy 1976: 370-80 e tavv. VIII-IX; Rozzo 1976: 104-5; Seidel Menchi 1977: 527 e 1994: 507 n. 17, 546-55; Corsaro in Lando 2000: 1-2 e n. 2). Mentre Zanolini e poi Sorbelli – in via solo ipotetica – nell’IMBI propongono l’originalità del testimone, già Fahy segnala l’impossibilità di assegnargli tale patente in assenza di altri esempi della scrittura libraria di Lando, facendo peraltro notare il dettaglio paleografico della «characteristic x» in tutto dissimile da quella attestata nelle lettere autografe (cui aggiungerei almeno la p in due tratti con occhiello aperto verso l’alto). Al termine del contributo del 1977 la Seidel Menchi torna sul manoscritto per sostenerne l’idiografia in forza di alcuni elementi che indicherebbero una stesura «avvenuta nelle vicinanze dell’autore». Ogni ulteriore sviluppo della questione passa comunque per una ricostruzione dettagliata della storia del codice approdato alla sua attuale collocazione nel legato testamentario di Antonio Mazzetti, morto nel 1841 in possesso di un’estesa collezione di opere manoscritte e a stampa sulla storia trentina (Incunaboli 2000: 361; Roda 2009: 564). Persa ogni notizia sulla legatura originale a seguito di un pesante intervento di restauro, si potrà utilmente indagare la destinazione del manufatto (copia in pulito? codice di dedica?) e l’identità dei postillatori. Segnalo a tal proposito la curiosa nota sul margine interno di c. 41r. A seguito di alcuni conti stesi dalla medesima mano si legge: «Ill(ustrissi)mo & R(everendissi)mo D(omi)no Joa(nni) Be|nedicto S(acri) R(omani) I(mperii) | L(ibero) Baroni De Gen|tilotti De Engels=|brun &c(aetera) &c(aetera) Canoni=|co Insignis Catte|dralis Tridenti | Trindentu(m) ». L’estensore della nota, che è anche lettore devoto del codice (come dimostra una sua postilla a c. 32r), riproduce qui la probabile formula di un indirizzo, per ragioni che non è dato al momento di sapere. Rilevante è però la menzione di Giambenedetto Gentilotti, collezionista e bibliofilo nonché canonico del Capitolo di Trento dal 1756 (cfr. Incunaboli 2000: 357), che parrebbe indicare la permanenza del manoscritto in area trentina in pieno XVIII secolo, prima dell’acquisizione da parte di Mazzetti. Si tratta insomma di un piccolo elemento a sostegno della provenienza originaria da materiale librario madruzziano cui anche Gentilotti, o chi per lui, avrebbe potuto avere accesso.

Non è stato, infine, considerato in questo censimento il ms. AC XIII 6 della Biblioteca Nazionale Braidense di Milano. Il codice, contenente il Dialogo di M. Filalete cittadino di Utopia contra gli huomini letterati, è stato attribuito alla mano di Alberto Lollio (Kristeller: i 353; Seidel Menchi 1977: 509-10 n. 4; Corsaro 1989; Kristeller: vi 77; Seidel Menchi 1994: 507 n. 17; Selmi 2011: 143 n. 6).



Bibliografia
Corsaro 1989 = Antonio C., Il dialogo di Ortesio Lando ‘Contra gli uomini letterati’ (Una tarda restituzione), in «Studi e problemi di critica testuale», 39, pp. 91-131.
Doni 1544 = [Antonfrancesco D.,] Lettere d’Antonfrancesco Doni, Venezia, Girolamo Scotto.
Fahy 1976 = Conor F., Landiana, in «Italia medioevale e umanistica», xix, pp. 325-87.
Fontanini-Zeno 1753 = Giusto F.-[Apostolo Z.], Biblioteca dell’eloquenza italiana […] con le annotazioni del signor Apostolo Zeno, Venezia, Pasquali, to. i.
Incunaboli 2000 = Incunaboli e cinquecentine del Fondo trentino della Biblioteca comunale di Trento, catalogo a cura di Elena Ravelli e Mauro Hausbergher, Trento, Provincia autonoma di Trento-Servizio beni librari e archivistici.
Lando 1995 = Ortensio L., La sferza de’ scrittori antichi et moderni, a cura di Paolo Procaccioli, Roma, Beniamino Vignola.
Lando 2000 = Id., Paradossi cioè sentenze fuori del comun parere, a cura di Antonio Corsaro, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura.
Poggiali 1789 = Cristoforo P., Memorie per la storia letteraria di Piacenza, Piacenza, Niccolò Orcesi, vol. i.
Roda 2009 = Marica R., Mazzetti, Antonio, in DBI, vol. lxxii pp. 563-65.
Rozzo 1976 = Ugo R., Incontri di Giulio da Milano: Ortensio Lando, in «Bollettino della Società di Studi Valdesi», xcvii, 2, pp. 77-108.
Seidel Menchi 1974b = Silvana S.M., Sulla fortuna di Erasmo in Italia. Ortensio Lando e altri eterodossi della prima metà del Cinquecento, in «Rivista storica svizzera», 24, pp. 537-634.
Seidel Menchi 1977 = Ead., Un inedito di Ortensio Lando. Il ‘Dialogo contra gli huomini letterati’, in «Rivista storica svizzera», 27, pp. 509-27.
Seidel Menchi 1994 = Ead., Chi fu Ortensio Lando?, in «Rivista storica italiana», cvi, pp. 501-64.
Selmi 2011 = Elisabetta S., Letture erasmiane nel Polesine e dintorni, in L’Utopia di Cuccagna tra Cinquecento e Settecento. Il caso della Fratta nel Polesine, a cura di Achille Olivieri e Massimo Rinaldi, Rovigo, Minelliana, pp. 141-74.
Zanolini 1909 = Virgilio Z., Spigolature d’archivio. Serie terza. Appunti e documenti per una storia dell’eresia luterana nella diocesi di Trento, in viii Annuario del Ginnasio Pareggiato Principesco Vescovile di Trento, pubblicato alla fine dell’anno scolastico 1908-09, Trento, Tip. del Comitato Diocesano.

* Sono grato al dott. Silvano Groff della Biblioteca Comunale di Trento.

Nota paleografica

Come per altri personaggi del tempo impiegati nel circuito editoriale, O.L. mostra di saper padroneggiare un’italica di prima maniera almeno in parte corrispondente alle norme dettate dalla precettistica del settore. Cosí occorrerà interpretare il tratto di attacco (la vera e propria testa nella terminologia del tempo) dell’occhiello di a (non sempre eseguito, ma cfr. tav. 1 r. 2 aliquid per visualizzare il movimento), un espediente che, a ben guardare, si ripete anche per altre lettere (per es. d, g e q), anche se la franca autonomia della scrittura di L. gli consente una libera (e perciò anche consapevole) interpretazione del modello. La ricchezza del tipo grafico, dall’aspetto alquanto confuso anche per una scarsa cura nell’allineamento e la mancanza di un regolato spazio interlineare, è bene testimoniata, pur nel ridottissimo numero di autografi noti, dalla compresenza di varianti di lettera e di gruppi di lettere: d tonda alternata a d dritta, r in due (di gran lunga prevalente) o tre tratti (cfr. tav. 1, terza r. dal basso: carior), la doppia s scritta sia in legamento ( ß: tav. 3 rr. 8 e 9: fußero, stampaßero), sia associando (senza dissimilare, dunque) due lettere lunghe (ivi r. 8: e endo) o due lettere corte (tav. 1 r. 2: potui ent), il legamento st normalmente eseguito con s lunga, ma scritto, in un caso, secondo un modello che trova corrispondenze con l’insegnamento di Ludovico Arrighi (cfr. tav. 3 r. 4: stampatore). Tracciate secondo esecuzioni personali sono la f scritta con occhiello superiore talvolta chiuso (cfr. per es., tav. 1 r. 5: frustra) e la g che mostra, al contrario, un occhiello superiore ridottissimo, quando non del tutto assente. Di un certo rilievo è anche la scrittura di modello capitale utilizzata da L. nella soprascritta della lettera a Joachim von Watt e solo in parte nel secondo indirizzo noto. Si tratta di un impiego colto, non facile da riscontrare nella coeva produzione scritta, se non in contesti piú spiccatamente librari per le parti propriamente d’apparato.

Censimento

  1. St. Gallen, Kantonsbibliothek (olim Stadtbibliothek) Vadiana, VadSlg 40 1
  2. Trento, Archivio di Stato, Principesco Vescovile, Corrispondenza Madruzzi, 1552 III X
  3. Trento, Archivio di Stato, Principesco Vescovile, Corrispondenza Madruzzi, 1555 XIII
  1. München, Bayerische Staatsbibliothek, It. 92

Fonte: Il Cinquecento - Tomo II (2013)

Data ultima modifica: 11 gennaio 2026 | Cita questa scheda