Piccolomini, Alessandro

Siena 1508–1579

Presentazione

La produzione del filosofo e letterato senese Alessandro Piccolomini è una delle più ricche nel vasto panorama della “poligrafia” italiana del Cinquecento: a una variegata attività letteraria, frequentata principalmente nell’età giovanile, si affianca un poderoso impegno erudito in latino e in volgare che prende le forme del trattato, del commento ai testi antichi e, non ultima, della traduzione. A fronte di una ricchissima serie di testi pubblicati a stampa vivente l’autore, le testimonianze manoscritte autografe di una produzione intellettuale tanto copiosa sono relativamente poche: in virtù della notevole varietà tipologica che le caratterizza, esse permettono tuttavia di delineare un quadro complessivamente soddisfacente delle abitudini scrittorie di Piccolomini. Si tratta, per lo più, di documenti noti, ma la verifica puntuale dei dati ha permesso di correggere numerose inesattezze che la bibliografia critica ha tramandato proprio in tema di autografia e paternità dei materiali.

Non pochi autografi del Piccolomini sono stesure definitive – o quasi – di opere pensate per una diffusione pubblica: è questo il caso dei due testimoni della giovanile Orazione per la conservazione della salute della città di Siena (→ 1 e 3), composta dal letterato senese durante il soggiorno a Bologna del 1543, ma non destinata alle stampe (il testo, che ebbe una discreta fortuna manoscritta, fu pubblicato solo nel XVIII secolo: Piccolomini 1765; Piccolomini 2008). Prettamente calligrafico – ma da ascriversi a mano diversa da quella del Piccolomini, altrimenti da quanto sostenuto in bibliografia (Cerreta 1960: 190), – l’esemplare fiorentino della Paraphrasis in Mechanicas Quaestiones Aristotelis (BNCF, II IV 214, olim Magl. XI 81). Il manoscritto dell’opera, data alle stampe nel 1547 insieme con il Commentarius de certitudine mathematicarum disciplinarum (Piccolomini 1547), è verosimilmente l’esemplare di dedica al cardinale Niccolò Ardighelli, cui è indirizzata l’epistola prefatoria, datata Roma, marzo 1546.

Molto ricca è la serie delle scritture di servizio, per lo più brogliacci e redazioni preliminari di opere che furono poi pubblicate a stampa. Un esempio di notevole interesse è dato in tal senso dai materiali relativi alle Annotationi sopra il libro della Poetica d’Aristotele (Piccolomini 1575), di cui i disordinati fascicoli degli zibaldoni senesi testimoniano due fasi redazionali distinte. I codici in questione (→ 38 e 40), miscellanei compositi legati dopo la morte dell’autore, raccolgono anche carte relative a testi piccolominiani risalenti ad altri periodi: il Trattato della grandezza della terra e dell’acqua, di cui l’autore sorvegliò la stampa alla fine degli anni Cinquanta (Piccolomini 1558) e una versione italiana inedita del Discorso sulla riforma del calendario, pubblicato in latino poco prima della morte (Piccolomini 1578; e → 5 e 44). Non è peraltro questo l’unico caso di autografo piccolominiano rimasto inedito: ben più ponderoso, il commento incompiuto agli Opera omnia di Orazio (→ 41) è a oggi uno dei testi meno indagati del senese (Belladonna 1975; Refini 2009; Refini 2012).

Per l’autografia di manoscritti contenenti opere di Piccolomini si è fatto lungamente riferimento all’appendice documentaria dell’ancora prezioso studio biobibliografico di Florindo Cerreta (1960). Al vaglio dell’esame autoptico, l’elenco si è rivelato non privo di imperfezioni ed errori che, acriticamente accolti negli studi successivi, hanno prodotto equivoci e malintesi con ripercussioni in sede di ricostruzione storica di alcuni capitoli dell’esperienza piccolominiana. Emblematico il caso della tanto variamente discussa attribuzione all’umanista senese di quattro orazioni politiche testimoniate dai codici senesi BCo, C IV 4 e C VI 13: nel primo caso l’orazione del 1559, tramandata da un codice settecentesco che la attribuisce a Piccolomini, non è a lui ascrivibile, diversamente da quanto sostenuto – non senza elementi di confusione – nella storia degli studi (cfr. Celse 1973; Celse-Blanc 1987: 57-63; Seragnoli 1980: 1-57; Gasparini 1983; Glénisson-Délannée 1990: 295-96; Piéjus 1993: 526 n.; Catoni 1996: 133-34). Analogamente, i tre discorsi politici testimoniati dal cinquecentesco codice C VI 13 – per i quali possiamo escludere con sicurezza l’autografia piccolominiana – non sarebbero da attribuire ad Alessandro, ma – iuxta la ricostruzione di Léo Košuta – a Bartolomeo Carli Piccolomini (Košuta 1980a e 1980b). Rinviando per una puntuale ricapitolazione di tale questione alle pagine di Laura Riccò (2002: 111-13), preme qui riaprire – e possibilmente chiudere – quella relativa alle vicende dei testi inclusi nel corposo codice miscellaneo e composito C VI 9 (→ 39). L’erronea indicazione di Cerreta (1960: 90), che considerava autografe le carte contenenti le orazioni bolognesi del 1543 (Conservazione della salute della città di Siena ed Epitaffio di Aurelia Petrucci), nonché la cosiddetta Cifara piccolominiana, disconosceva di fatto l’autografia dei prologhi teatrali che si leggono nelle carte successive e che corrispondono – com’è noto – ai prologhi dell’Ortensio, commedia collettiva degli Accademici Intronati, spesso attribuita nella tradizione al solo Piccolomini (cfr. Accademici Intronati 1571). A eccezione di un marginale rilievo di Košuta, che scorgeva nei prologhi la mano del senese (Košuta 1982: 130 n. 60), nessuno degli studiosi che si è pronunciato sulla dibattuta paternità ha rimesso in discussione la questione dell’autografia (l’errore di Cerreta è condiviso da Seragnoli 1980: 144 e n. 60, e più recentemente da Riccò che ha insistito sulla non autografia dei prologhi ripetendo il fuorviante riscontro con i presunti autografi piccolominiani che li precedono all’interno del manoscritto: cfr. Riccò 2002: 101 n. 83). Il confronto con gli autografi certi del letterato non lascia adito a dubbi: i prologhi sono di mano di Piccolomini, dettaglio che potrà essere utile ai fini di una riconsiderazione delle vicende redazionali dell’Ortensio.

Un discorso a parte merita l’epistolario piccolominiano. Rispetto al regesto allestito da Cerreta (1960: 253-58) è stato possibile – sulla base di indicazioni di Kristeller – incrementare di alcuni numeri l’elenco delle lettere del senese: alle epistole note e già edite (quelle a Varchi, Vettori e a vari esponenti di casa Medici, naturalmente confluite negli Autografi Palatini della Nazionale di Firenze e nell’Archivio di Stato della stessa città: → 6-32 e 33-34), se ne aggiungono così tre inedite al cardinale Guglielmo Sirleto relative alla conversione di un giovane ebreo nella diocesi senese (→ 4). Nota esclusivamente attraverso il catalogo on line dei manoscritti della Comunale di Siena è infine l’inedita epistola sul tema dell’equinozio inviata a Ottavio Pacato nel 1567 (→ 42). Perse invece le tracce di una lettera al cardinale Ferdinando de’ Medici del settembre 1572 pubblicata da Casanova (Casanova 1906: 190-91) senza riferimento alla collocazione moderna del documento nell’archivio fiorentino (l’opportuna verifica condotta sulle filze del carteggio di Ferdinando relative al periodo entro il quale si inscrive la data della lettera non ha purtroppo permesso di rintracciarla).

Quanto ai volumi postillati, l’unico ritrovamento certo riguarda l’edizione a stampa di uno dei numerosi testi pubblicati negli anni Settanta del Cinquecento sulla riforma del calendario (→ P 1), argomento con cui lo stesso Piccolomini ebbe – come si è visto – modo di confrontarsi negli ultimi anni di vita (Piccolomini 1578). L’incerta provenienza del volume non permette di fare ipotesi efficaci sulle direzioni da seguire nella ricerca di altri libri appartenuti al filosofo senese. La presenza nella Comunale di Siena di numerosi materiali manoscritti riconducibili al nucleo originario della biblioteca piccolominiana non è del resto legata a continuità conservativa, ma a lasciti e donazioni private d’età posteriore: lo rivela un dettaglio interessante contenuto in una nota datata 1765 (ms. H VII 25, c. ir: → 41) che documenta la donazione del codice alla « Libreria dell’Università di Siena » da parte del cavaliere Piccolomo Piccolomini.



Bibliografia
Accademici Intronati 1571 = L’Hortensio, comedia de gl’Accademici Intronati. Rappresentata in Siena alla presenza del serenissimo Gran Duca di Toscana, il di xxvi di gennaio mdlx. quando visitò la prima volta quella città, Siena, Luca Bonetti.
Belladonna 1975 = Rita B., Astrologia, scienza e dialettica nelle ‘Annotationes in Carmina Horatii’ di Alessandro Piccolomini, in «Critica letteraria», iii, pp. 537-49.
Casanova 1906 = Eugenio C., Lettere di Alessandro Piccolomini arcivescovo di Patrasso e coadiutore di Siena (1572-1578/79), in «Bullettino senese di storia patria», xiii, pp. 187-219.
Catoni 1996 = Giuliano C., Le palestre dei nobili intelletti. Cultura accademica e pratiche giocose nella Siena medicea, in I libri dei Leoni. La nobiltà di Siena in età medicea (1557-1737), a cura di Mario Ascheri, Siena, Monte dei Paschi, pp. 131-69.
Celse 1973 = Mireille C., Alessandro Piccolomini, l’homme du ralliement, in Les écrivains et le pouvoir en Italie à l’époque de la Renaissance (première série), études réunies par André Rochon, Paris, Université de la Sorbonne Nouvelle-Cirri, pp. 7-76.
Celse-Blanc 1987 = Mireille C.-B., Alessandro Piccolomini disciple d’Aristote ou les détours de la réécriture, in Scritture di scritture: testi, generi, modelli nel Rinascimento, a cura di Giancarlo Mazzacurati e Michel Plaisance, Roma, Bulzoni, pp. 109-45.
Cerreta 1960 = Florindo C., Alessandro Piccolomini letterato e filosofo senese del Cinquecento, Siena, Accademia Senese degli Intronati.
Gasparini 1983 = Carolina G., L’ ‘Orazione de la pace agl’Intronati Accademici’ di Alessandro Piccolomini, in «Giornale storico della letteratura italiana», clx, pp. 403-16.
Glénisson-Delannée 1990 = Françoise G.-D., Esprit de faction, sensibilité municipale et aspirations régionales à Sienne entre 1525 et 1559, in Quêtes d’une identité collective chez les Italiens de la Renaissance, Paris, Université de la Sorbonne Nouvelle-Cirri, pp. 175-308.
Košuta 1980a = Léo K., Aonio Paleario et son groupe humaniste et réformateur à Sienne (1530-1542), in «Lias», vii, pp. 3-59.
Košuta 1980b = Id., L’Académie Siennoise: une académie oubliée du XVI e siècle, in «Bullettino senese di storia patria», lxxxvii, pp. 123-57.
Košuta 1982 = Id., Notes et documents sur Antonio Vignali (1500-1559), in «Bullettino senese di storia patria», lxxxix, pp. 119-54.
Piccolomini 1547 = Alexandri Piccolominei In mechanicas quaestiones Aristotelis, paraphrasis paulo quidem plenior. Ad Nicolaum Ardinghellum cardinalem amplissimum. Eiusdem Commentarium de certitudine mathematicarum disciplinarum: in quo, de resolutione, diffinitione, et demonstratione: necnon de materia, et fine logicae facultatis, quamplura concinentur ad rem ipsam, tum mathematicam tum logicam, maxime pertinentia. Ad Ferdinandum de Mendozza virum illustrissimum, Roma, Antonio Blado.
Piccolomini 1558 = Della grandezza della terra et dell’acqua, trattato di M. Alessandro Piccolomini mandato in luce all’illustr. et rever.mo s.re monsig. m. Iacomo Cocco, arcivescovo di Corfú, Venezia, Giordano Ziletti.
Piccolomini 1575 = Annotationi di m. Alessandro Piccolomini, nel libro della Poetica d’Aristotele; con la traduttione del medesimo libro, in lingua volgare, Venezia, Giovanni Varisco.
Piccolomini 1578 = De nova ecclesiastici calendarii, pro legitimo Paschalis celebrationis tempore, restituendi forma, libellulus, Alexandri Piccolominei, Archiepiscopi Patrensis, et in Archiepiscopatu Senensi Coadiutoris; ad serenissimum D. D. Franciscum Medicem, Hetruriae Magnum Ducem Secundum, Siena, Luca Bonetti.
Piccolomini 1765 = Discorso fatto in tempo di repubblica da m. Alessandro Piccolomini di Siena per le veglianti discordie de’ suoi cittadini il mdxliii, Pisa, Giovanni Paolo Giovanelli.
Piccolomini 2008 = Alessandro P., Discorso fatto in tempo di repubblica per le veglianti discordie de’ suoi cittadini, a cura di Eugenio Refini e Franco Tomasi, Siena, Accademia senese degli Intronati-Betti.
Piéjus 1993 = Marie-Françoise P., L’ ‘Orazione in lode delle donne’ di Alessandro Piccolomini, in «Giornale storico della letteratura italiana», clxx, pp. 524-51.
Refini 2009 = Eugenio R., Per via d’annotationi. Le glosse inedite di Alessandro Piccolomini all’ ‘Ars poetica’ di Orazio, Lucca, Pacini Fazzi.
Refini 2012 = Id., Il commento ai classici nell’esperienza intellettuale di Alessandro Piccolomini, in Alessandro Piccolomini (1508-1579): un Siennois à la croisée des genres et des savoirs. Actes du Colloque International de Paris, 23-25 septembre 2010, réunis et présentés par Marie-Françoise Piéjus, Michel Plaisance, Matteo Residori, Paris, Université Sorbone Nouvelle-Paris III, pp. 259-73.
Riccò 2002 = Laura R., La « miniera accademica ». Pedagogia, editoria, palcoscenico nella Siena del Cinquecento, Roma, Bulzoni.
Seragnoli 1980 = Daniele S., Il teatro a Siena nel Cinquecento. “Progetto” e “modello” drammaturgico nell’accademia degli Intronati, Roma, Bulzoni.

Nota paleografica

A guardare i caratteri della “bella” scrittura (tavv. 3 e 4) di A.P. si individua rapidamente il modello italico appreso in gioventù (egli stesso, nel dettare precetti per l’educazione dei fanciulli, raccomanda l’insegnamento della grammatica tra il quinto e il decimo anno d’età).1 Si tratta, sotto la sua penna, di una scrittura inclinata e veloce, di modulo piccolo (com’era tipico degli scriventi per professione culturale) non immune, tuttavia, da alcuni preziosismi tipici dell’epoca, come il leggero ingrossamento, dovuto a ritocco, della parte terminale in alto delle aste: preludio sicuro di quell’atteggiamento enfatico che veniva codificando, proprio nel terzo quarto del XVI secolo, Giovanni Francesco Cresci. Il modello risulta molto meno praticabile nella scrittura d’uso, quella destinata alla lettura personale (si noti, e converso, la cura posta per es. nell’impaginazione di una lettera ufficiale come quella alla tav. 3 dove l’inscriptio è incorniciata nella sua posizione centrale da segni speciali), nella quale, permanendo inalterato l’apporto corsivo, il mancato interesse per il fattore “leggibilità” introduce tratti di variazione morfologica di non poco conto. Della cosa era cosciente lo stesso P. Nella lettera dedicatoria a Antonio Cocco premessa al suo De la sfera del mondo, datata Siena, 10 novembre 1560, nella quale si lamenta per il furto di un suo quaderno di appunti, si legge: « Perche se coloro a le mani dei quali è uenuta questa mia fatiga, non sapran legger li miei scritti, rimarrà quanto ho scritto del tutto inutile, et sarà stata uana ogni fatiga, che io ci ho durata. Et è verisimile, che non gli sappian leggere, poi che quel carattere correntissimo, e pieno d’abbreuiature strane, che io soglio usare ne le prime bozze, è così difficile à intendersi, che a gran pena io stesso nel trascrivere, lo posso mai bene intendere » (Piccolomini 1561: [*3v]). È in questa scrittura “correntissima” che compaiono caratteri espulsi invece dalla scrittura a buono, come il digramma ch eseguito con radicale stravolgimento dell’h, ridotta a un unico tratto curvo (cfr. tav. 1 r. 5: che; si veda il corrispondente grafema alla tav. 3, rr. 3, 5, ecc.); o la g priva di occhiello superiore; o, ancora, il movimento di penna propedeutico alla realizzazione di un tratto con concavità a destra come c e o (tav. 2 r. 5: certo, origine). Tratti propri della scrittura del P., presenti quindi in tutte le sue prove grafiche e costanti nel tempo, sono individuabili nella e priva di occhiello, ma con minuscolo tratto rettilineo mediano, la doppia z con la prima lettera alta e discendente sotto il rigo e la seconda invece ferma su questo (tav. 2 r. 4: grandezza), mentre sembrano relegate negli ess. più antichi la E in forma di epsilon e la pronunciata diversione verso sinistra dell’asta della q, poi risolta, come per la p, con una leggera volta. Caratteristica più avanzata è il recupero dell’occhiello superiore della g che rimane, però, quasi sempre aperto. Ricca e funzionale la punteggiatura (virgola, punto e virgola, due punti, punto fermo) a proposito della quale P. mostra di avere idee ben chiare: «Per la divisione intenda [il segretario] principalmente in questo luogo Aristotele, quella distinzione, che si fà per punti, et per virgole nella Scrittura: posciache diuersificandosi, et trasponendosi cotai punti, et note, vengono spesso à risultarne varii sentimenti».2

1. Piccolomini 1545: i 8. Nell’opera non si parla, però, se non ho visto male, dell’insegnamento della scrittura.
2. Si legge nell’Annotazione sulla Particella 146 in Piccolomini 1575: 405.



Bibliografia
Piccolomini 1545 = Alessandro P., De la Institutione di tutta la vita de l’homo nato nobile e in città libera, Venetiis, Apud Hieronimum Scotum.
Piccolomini 1561 = Id., De la sfera del mondo, in Venetia, per Giovanni Varisco, et compagni.
Piccolomini 1575 = Annotationi di m. Alessandro Piccolomini, nel libro della Poetica d’Aristotele; con la traduttione del medesimo libro, in lingua volgare, Venezia, Giovanni Varisco.

Censimento

  1. Bologna, Biblioteca Universitaria, 2383
  2. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 5695
  3. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Chig. G II 45
  4. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 6193
  5. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 7051
  6. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 477
  7. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 515
  8. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 535
  9. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 668
  10. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 673
  11. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 674
  12. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 676
  13. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 680
  14. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 681
  15. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 682
  16. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 683
  17. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 684
  18. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 685
  19. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 687
  20. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 688
  21. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 689
  22. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 692
  23. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 694
  24. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 713
  25. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 714
  26. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 716
  27. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 718
  28. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 720
  29. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 5106
  30. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 5107
  31. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 5924
  32. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 5927
  33. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Autografi Palatini VII, num. 85
  34. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Autografi Palatini, Varchi II, num. 65-73
  35. London, The British Library, Add. 10270
  36. London, The British Library, Add. 10277
  37. Siena, Archivio di Stato, Concistoro, 2100, num. 107
  38. Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, C III 18
  39. Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, C VI 9
  40. Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, H VII 24
  41. Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, H VII 25
  42. Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, L V 60
  43. Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, L VI 36
  44. Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, L VI 37
  1. Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, XXI H 24 [3]

Fonte: Il Cinquecento - Tomo II (2013)

Data ultima modifica: 23 dicembre 2025 | Cita questa scheda