Chiabrera, Gabriello

Savona 1552–1638

Presentazione

La caratteristica principale della tradizione degli autografi del Chiabrera è la dispersione. Il poeta non curò un proprio archivio. Le sopravvivenze, limitate a scritti poetici e a lettere, si devono dunque alla circolazione dei testi, e alla cura dei destinatari. Il metodo di lavoro poetico dell’autore si articola di norma in più fasi: scrittura di rime per concrete occasioni o per sopravvenuta ispirazione; circolazione di alcune delle nuove composizioni fra amici e intendenti, richiesti di consiglio e revisione; organizzazione di brevi sillogi per la stampa; preparazione, in vista di essa, di una copia in pulito da presentare alla censura, e successivamente destinata alla tipografia (e dunque alla distruzione). Periodicamente l’autore sente la necessità di pubblicare più ampie sillogi (Le maniere de’ versi toscani, Scherzi e canzonette morali, Genova, Pavoni, 1599; Delle Poesie, ivi, id., 1605-1606; Delle Poesie, ivi, id., 1618-1619; Delle Poesie, Firenze, Zanobi Pignoni, 1627; Poesie, Firenze, Ciotti, 1628): per esse sceglie nella produzione precedente e nelle raccolte già edite, e aggiunge testi nuovi.

Della prima fase di lavoro resta traccia in numerosi codici apografi che recano singoli pezzi o loro aggregazioni; ma talora ci giungono testi autografi che i destinatari hanno conservato (come quelli raccolti nello zibaldone di Riccardo Riccardi, ms. 2123 della Biblioteca Riccardiana di Firenze; quelli nel ms. XVII 30 della Nazionale di Napoli: un album di poesie allestito da Giambattista Basile, in origine dedicato a Don Antonio Álvarez di Toledo, duca d’Alba, viceré fra il 1622 e il 1629, e poi convertito a personale raccolta da Adriana Basile; i codici Varia 287 e Varia 288, raccoglitori di opere per i Savoia, conservati alla Biblioteca Reale di Torino; l’Urb. Lat. 753 della Biblioteca Vaticana, collettore di opere per esponenti della famiglia della Rovere). Talora i documenti di quella circolazione sono stati raccolti e custoditi in sillogi di bibliotecario (è un esempio il Barb. Lat. 4075 della Vaticana, che per errore accorpa alla produzione autografa di Chiabrera fogli con rime che a lui non appartengono) o di privati collezionisti (ad es. il ms. Ashburnham 1883 della Laurenziana, gli autografi nella Raccolta Ferrajoli e nella Raccolta Patetta della Biblioteca Vaticana).

Per quanto riguarda la seconda fase, sopravvivono 3 manoscritti presentati alla censura, copie in pulito con interventi correttivi: sono il II IV 251 (fasc. 2) della Biblioteca Nazionale di Firenze, per l’edizione dei Poemetti a Cristina di Lorena del 1598 (Firenze, Giunti); il Vat. Lat. 7085 della Biblioteca Vaticana, per l’edizione delle Canzonette composte alla maniera di Pindaro del 1625 (Roma, Mascardi); il manoscritto dei Discorsi pronunciati alla genovese Accademia degli Addormentati, con l’approvazione alla stampa datata 1632 (Noberasco 1919), che – come mi segnala il proprietario – oggi fa parte della raccolta privata di Giovanni Farris.

La terza fase non è testimoniata, se non per il finale lavoro di cernita e di raccolta condotto dall’autore in tarda età sulla sua produzione. Tale lavoro non ha trovato esito a stampa e ciò ha probabilmente salvato il ms. che lo accoglie, l’attuale Ferrajoli 698 della Biblioteca Vaticana: tramanda, scritte in pulito, con rare correzioni, opere poetiche e in prosa nell’ultima redazione elaborata dall’autore; è l’unico testimone dei cosiddetti Sermoni (la raccolta è priva del titolo, caduto con la carta che lo ospitava) e degli Epitaffi, che mai il Chiabrera mise in stampa (eccezion fatta per il sermone Al serenissimo Granduca di Toscana Ferdinando II, Genova, Pavoni, 1626) e che ebbero esito pubblico soltanto a partire dall’edizione nata nell’Accademia di Arcadia, e stampata per cura di Giuseppe Paolucci, a Roma, per il Salvioni, nel 1718, in 3 volumi. Non si hanno certezze sulla destinazione della redazione autografa dell’Autobiografia, che si sa spedita da Chiabrera a Pier Giuseppe Giustiniani, e da questo inviata a Roma nel 1635, ma poi rimasta inedita sino alla recente pubblicazione (Carminati 2005). Rari sono gli autografi che per le caratteristiche di accurate copie in pulito si possano ritenere manoscritti di dedica: l’Urb. Lat. 753 tramanda un poemetto per le nozze del principe di Urbino; i manoscritti m.r. III 3 11, e m.r. III 5 67, della Biblioteca « Berio » di Genova, contengono rispettivamente Il Ruggiero, dedicato ad Anton Giulio Brignole Sale (su cui Bianchi 1981), e una serie di sonetti galanti con una traduzione latina trascritta da Chiabrera, ma da lui attribuita a tale Francesco Pescinelli. Non restano autografi con copiose correzioni che siano riconducibili tout court alla tipologia del manoscritto di lavoro, salvo il codice m.r. III 5 69, sempre della Biblioteca « Berio » di Genova, che contiene l’inno per santa Caterina, dedicato a Marco Antonio Doria.

Stipendiato da alcune delle più illustri corti dell’epoca (Firenze, Torino, Mantova), in contatto con l’avanguardia della letteratura genovese e ligure, in stretti rapporti con il circolo barberiniano a Roma (un fascicolo di lettere a Maffeo Barberini, poi papa Urbano VIII, è tramandato dalle prime 12 carte del Barb. Lat. 6462 della Vaticana), Chiabrera è autore di un epistolario di sicuro interesse. Su oltre 500 lettere gli autografi sono circa un centinaio; essi provengono in genere dagli archivi dei destinatari: da quello del filologo Roberto Titi è il gruppo più numeroso (fondo Autografi Palatini, Lettere III, della Biblioteca Nazionale di Firenze). Dalle collezioni di autografi Ferrajoli e Patetta della Biblioteca Vaticana sono state restituite alcune lettere (edite in Donnini 2007: 299-313) che tramandano frammenti del rapporto di Chiabrera con i Doria, Iacopo e Marco Antonio, e l’unico lacerto ad oggi noto della corrispondenza con il pittore Luciano Borzone, che sappiamo di certo essere stata più cospicua, e di cui un tempo si conoscevano 24 lettere, oggi perdute; perdute sono anche le lettere autografe indirizzate agli Anziani di Savona e a Domenico Pizzardo, già conservate alla Biblioteca Civica di Savona (Chiabrera 2003: xxxiv). L’edizione a stampa è stata forse la ragione che ha impedito alle più cospicue sezioni dell’epistolario chiabreresco (le lettere al pittore Bernardo Castello e al nobile letterato genovese Pier Giuseppe Giustiniani) di giungerci in originale.

Precaria è la conoscenza della biblioteca del Chiabrera. Le notizie che si possono ricavare dall’epistolario consentono di compilare un elenco piuttosto cospicuo dei libri che egli doveva aver posseduto, a titolo definitivo o in prestito (Donnini 2007: 292-98); assai meno numerosi sono gli esemplari individuati che recano la sua nota di possesso; è probabile, però, che un buon numero di questi sia a tutt’oggi in circolazione nel difficilmente censibile mercato antiquario.


Bibliografia
Bianchi 1981 = Fulvio B., Una redazione inedita del ‘Ruggiero’, in «Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Genova», i, pp. 165-80.
Bianchi 1984 = Fulvio B., Il ‘Ruggiero’ di Gabriello Chiabrera, in «Studi di filologia e letteratura», vi, pp. 169-96.
Carminati 2005 = Clizia C., L’autobiografia di Chiabrera secondo l’autografo, in «Studi secenteschi», xlvi, pp. 3-43.
Carminati i.c.s. = Ead., Una lirica di Chiabrera per Urbano VIII, in «Filologia italiana», v.
Chiabrera 2003 = Gabriello C., Lettere (1585-1638), a cura di Simona Morando, Firenze, Olschki.
Donnini 2007 = Andrea D., Le carte di Gabriello Chiabrera, in «L’Ellisse. Studi storici di letteratura italiana», ii, pp. 259-313 (con bibl. pregressa).
Farris 1972 = Giovanni F., Notechiabreresche, in «Atti e memorie della Società savonese di Storia patria», n.s., vi, pp. 91-92.
Noberasco 1919 = Filippo N., Un autografo sconosciuto di Gabriello Chiabrera, in «Il Cittadino», 2 marzo 1919, p. 1.

Nota paleografica

La veloce scrittura di G. C. dimostra di avere assimilato, nella sua accentuata inclinazione verso destra e nel ductus ininterrotto o quasi della parola, la lezione della “riforma” grafica che, intorno alla metà del ’500 e soprattutto dal trattato di Giovan Francesco Cresci in poi (1560), ha indotto consistenti modifiche all’italica. Da tale trasformazione prende origine un nuovo canone che i manuali definiscono “bastarda italiana”, o “italica testeggiata” e che qui si indica come italica di seconda maniera. L’adesione del C. al modello fu più di superficie che di sostanza, poiché il disegno delle lettere permane (tranne forse l’enfatico occhiello inferiore della g o le tagliature delle aste di p e q), per buona misura, quello dell’italica di prima maniera. Nessuna indulgenza si osserva in C. al gusto affettato e ridondante, già barocco, dell’italica testeggiata, ma esecuzione regolare, sempre ben allineata (pertanto fermo governo della pagina), con parole spesso scritte senza mai staccare la penna e senza che questo avvenga, talvolta, tra parola e parola (cfr. per es. congrandissimi e lenerendo, 2 rr. 6 e 7). L’estrema libertà nel comporre legature (cfr. per es. questi, 1 r. 4, ove a legare con la u è convocato il prolungamento della tagliatura sotto il rigo di q; o ancora specchio, 5 r. 13, con ch legate dal basso) non compromette la leggibilità di una scrittura che annovera pochi connotati originali. Tra questi è possibile menzionare il legamento st alto e molto stretto, la m munita di tre gambe eseguite a scalare dalla più alta (la prima) alla più corta (l’ultima), una a in legamento scritta con un unico movimento della penna a muovere dall’occhiello (presenza, 1 r. 6; poema, 4 r. 2), la z alta sul rigo e tondeggiante, la testa di attacco per l’occhiello di a, d, o (per es. d’alpestre, 3 r. 12; avverse, 5 r. 6). Merita di essere segnalata l’assenza, negli esempi qui riprodotti, di r tonda e di slunga. Per quanto riguarda l’apparato paragrafematico, nelle tavole qui allegate si rinviene l’uso della virgola per la pausa breve, del punto e virgola (piuttosto assiduo) per quella media e, più occasionalmente, del punto, seguito o meno da maiuscola, per quella forte, ma C. usa anche il punto interrogativo, mentre con l’accento indica la preposizione a e con l’apostrofo l’elisione.

Censimento

  1. Bergamo, Biblioteca dell’Accademia Carrara, Epistolario del Cardinale Gio. Girolamo Albani, 2 5
  2. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Autografi Ferrajoli, Raccolta Ferrajoli, cc. 3178r-3178bisv
  3. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Autografi Patetta, Chiabrera Gabriello
  4. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 3640
  5. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 4075
  6. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 6462
  7. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Ferrajoli 698
  8. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Urb. Lat. 753
  9. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Urb. Lat. 754
  10. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Urb. Lat. 1624
  11. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 7085, fasc. I
  12. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 44
  13. Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane III 240
  14. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 5140
  15. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 5171
  16. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Ashb. 1883
  17. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Autografi Gonnelli 2 7, num. 14
  18. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Autografi Palatini, Lettere III
  19. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, II IV 251
  20. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magl. VII 356
  21. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magl. VIII 1399
  22. Firenze, Biblioteca Riccardiana, 2123
  23. Forlì, Biblioteca Comunale «Aurelio Saffi», Raccolte Piancastelli, Sez. Autografi secc. XII-XVIII, 15, Chiabrera Gabriello
  24. Genova, Biblioteca Civica «Berio», m.r. III 3 11
  25. Genova, Biblioteca Civica «Berio», m.r. III 5 67
  26. Genova, Biblioteca Civica «Berio», m.r. III 5 69
  27. Isola Bella, Archivio Borromeo, Acquisizioni Diverse, C, Chiabrera Gabriello
  28. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 782
  29. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 783
  30. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1979
  31. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1980
  32. Mantova, Archivio di Stato, Autografi 8 7
  33. Milano, Biblioteca Ambrosiana, G 228 bis inf.
  34. Milano, Biblioteca Ambrosiana, G 229 bis inf.
  35. Napoli, Archivio di Stato, Sezione «Museo» 99A 25/1 34
  36. Napoli, Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III», XVII 30
  37. Parma, Archivio di Stato, Epistolario scelto 6 25
  38. Roma, Archivio Storico Capitolino, Archivio Orsini I 18 3
  39. Roma, Archivio Storico Capitolino, Archivio Orsini I 114 1
  40. Roma, Archivio Storico Capitolino, Archivio Orsini I 121 1
  41. Roma, Biblioteca Nazionale Centrale «Vittorio Emanuele II», S. Francesco di Paola 20
  42. Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, Archivio Dal Pozzo VI 4
  43. Savona, Collezione privata di Giovanni Farris, [Segnatura non presente]
  44. Torino, Biblioteca Reale, Varia 287 19 (c. n.n.), 112 (2 cc. n.n.)
  45. Torino, Biblioteca Reale, Varia 288 13 (4 cc. n.n.), 14 (4 cc. n.n.)
  1. Genova, Biblioteca Universitaria, Rari VII 75 (1)
  2. Genova, Biblioteca Universitaria, Rari VII 75 (2)
  3. Genova, Biblioteca Universitaria, Rari VII 76
  4. Pisa, Biblioteca Universitaria, Misc. 530.1
  5. Savona, Biblioteca del Seminario Vescovile, V 6 15
  6. Savona, Biblioteca del Seminario Vescovile, VII 7 3-5

Fonte: Il Cinquecento - Tomo I (2009)

Data ultima modifica: 15 gennaio 2026 | Cita questa scheda