Speroni, Sperone

Padova 1500–1518

Presentazione

Malgrado le molte sollecitazioni ricevute da amici e da estimatori, Sperone Speroni si mostrò sempre restìo a far stampare le proprie opere, preferendo affidarle alla circolazione in forma manoscritta entro un pubblico ristretto. Consapevole dell’alta dignità che il mezzo della stampa conferiva agli scritti, egli si schermì dal sottoporvi i propri, cui attribuiva una vocazione innanzi tutto sperimentale, uso com’era a correggerli e a rimaneggiarli di continuo, anche a distanza di tempo dalla prima elaborazione (Magliani 1989: 282; Pozzi in Speroni 1978: 477; Pozzi in Speroni 1989: XXXII-XXXV).

Tuttavia, data la fama e la stima di cui godeva, alcuni suoi scritti furono dati, suo malgrado, alle stampe, ed ebbero un’ampia diffusione: a cura di Daniele Barbaro, per difenderli dai plagi e dalle deformazioni che venivano subendo, furono editi per la prima volta i Dialogi (Speroni 1542). La tragedia Canace, già sottoposta, via via che veniva redatta, dai primi mesi del 1542, allo scrutinio degli Accademici Infiammati, fu edita due volte nel corso del 1546: Troiano Navò, a Firenze, riprodusse il testo di un abbozzo, ora conservato alla Biblioteca Capitolare di Padova (→ 19e), mentre Giovanni Antonio Clario, curatore della stampa per Vincenzo Valgrisi, a Venezia, si basò su una redazione posteriore, in bella copia, ora conservata alla Biblioteca Vaticana (Roaf in Speroni 1982: LXXVIII-LXXXIV: → 2). Altri scritti – lettere, orazioni, rime – videro la luce, nei decenni successivi, in antologie miscellanee. Intorno al 1575 Speroni concepì egli stesso il progetto di pubblicare una raccolta accresciuta dei suoi dialoghi – alcuni da poco emendati in risposta all’intervento censorio dell’Inquisizione – ma non lo portò mai a termine.

Dopo la sua morte tutti i manoscritti rimasero alla figlia Giulia, quale erede universale, il cui terzogenito, Ingolfo de’ Conti, intraprese pazientemente a ordinare le carte dell’illustre nonno. Avendo dovuto rinunciare, per diversi accidenti, a compierne un’edizione completa, si limitò, tra il 1596 e il 1606, a pubblicare o a ripubblicare singole opere, dedicandole a vari suoi protettori, e con risultati che i posteri giudicarono per lo più severamente. Poi, per un secolo e mezzo, non si stampò altro, se non, nel 1708, il Ragionamento contra il duello, da fonte tuttora ignota, per opera di Lodovico Muratori.

I manoscritti rimasero in possesso della famiglia, finché l’abate Antonio de’ Conti non li affidò a Marco Forcellini e a Natale Dalle Laste in vista della realizzazione della prima, e a tutt’oggi unica, edizione completa delle opere speroniane, uscite in cinque volumi per Domenico Occhi, a Venezia, nel 1740 (Speroni 1740). Tornati in seno alla famiglia, i manoscritti vi rimasero fino al 1777, quando dagli ultimi discendenti – Ginolfo Speroni, canonico della Cattedrale e bibliotecario della Capitolare, e il fratello Arnaldo, vescovo di Adria – furono donati in perpetuità alla Biblioteca Capitolare di Padova, ove sono tuttora conservati, in diciassette tomi, secondo la sistemazione per materie stabilita da Forcellini e Dalle Laste.

L’edizione da questi approntata rimase il punto di riferimento per le posteriori, sporadiche, stampe di scritti speroniani apparse lungo i due secoli successivi: nel Settecento furono ristampate orazioni in sillogi a carattere didattico e rime in antologie di liriche; mentre nell’Ottocento si segnalano in particolare l’edizione del Dialogo della cura famigliare curata dal Tommaseo, tre discorsi composti per l’Accademia delle Notti Vaticane, alcuni inediti tra cui varie epistole e l’Esame e giudizio sulla commedia ‘Gli Straccioni’ di Annibale Caro (Magliani 1989: 283-321).

Per giudizio unanime degli studiosi, l’edizione Occhi risulta ancora oggi sostanzialmente insuperata, fatta eccezione per il Dialogo d’amore – di cui riproduce la versione emendata nel 1575, mentre la redazione originaria si legge solo nella princeps del 1542 – e per altre tre opere importanti che sono state oggetto, nel Novecento, di un’edizione critica: la Canace, accompagnata dagli scritti polemici sorti intorno a essa, edita da Christina Roaf (Speroni 1982); le lettere conservate a Padova, private, nei precedenti approdi a stampa, del colorito dialettale e degli accenti più prosaici e familiari, edite da Maria Rosa Loi e da Mario Pozzi (Speroni 1993-1994); infine, il Dialogo delle lingue, stampato nell’edizione del1740 secondo il testo della princeps del 1542, di cui Antonio Sorella ha fornito l’edizione (Speroni 1999) sulla base dell’autografo padovano (→ 12g), individuando in esso due fasi di correzioni d’autore, una precedente e una successiva alla realizzazione della copia usata per la princeps (vd. tav. 1).

Sempre in anni recenti hanno visto la luce due importanti lavori di catalogazione: un catalogo delle opere a stampa, a cura di Mariella Magliani (1989); un catalogo e una descrizione dei manoscritti conservati a Padova – cui si apporta qui solo qualche rara correzione – a cura di Claudio Bellinati (1989). Il catalogo Bellinati fa emergere la notevole compattezza del fondo di Padova, città in cui Speroni trascorse quasi interamente la sua lunga esistenza. Vi sono infatti conservate, in forma autografa, pressoché tutte le opere maggiori – di cui sono frequenti, e ancora in gran parte inesplorati, redazioni plurime, frammenti e abbozzi preparatori –, varie stesure dell’epitaffio, bozze e appunti inediti su poetica, retorica, storia, sul genere del romanzo e su temi morali, nonché centinaia di lettere, di cui molte “familiari” in senso stretto, e altre ad amici, letterati e protettori. Ancora, vi si leggono passi estratti dai testi degli auctores greci e latini, di autori cristiani dei primi secoli, di autori volgari, mentre non mancano scritture pratiche quali conti e note di spese.

A Roma, dove Speroni compì tre soggiorni significativi (1553, 1564, 1573), nella speranza, vana, di accedere agli onori della porpora e di ripararsi dagli affanni domestici, si conserva, presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, un autografo della Canace (→ 2), identificato da Christina Roaf come la redazione che servì per la migliore delle due stampe del 1546, la veneziana (Roaf in Speroni 1982: LXXI-LXXXIV).

La Biblioteca Ambrosiana di Milano custodisce appunti sull’orgoglio e la superbia, una lettera ad Antonio Riccoboni e una all’arciprete di Padova (mentre non si sono rivelate autografe due missive edite come tali in Lettere 1867: 23) e, infine, una copia della terza parte dell’Apologia dei dialogi, con correzioni autografe, appartenuta a Gian Vincenzo Pinelli, al quale sono da ricondurre copie di numerosi altri scritti speroniani conservate presso la stessa biblioteca (→ 5).

Sono emerse, in altri fondi, ancora soprattutto lettere, per loro natura volte alla dispersione, raccolte da bibliofili e collezionisti: a Modena, nella collezione di Giuseppe Campori, lettere a Francesco e Alberto Bolognetti (→ 9-10); all’Archivio di Stato in Firenze, lettere al duca d’Urbino Francesco Maria II della Rovere (→ 3-4); a Venezia, nel fondo Correr, in una raccolta preparata per un’edizione mai realizzata, due lettere a Marco Mantova Benavides, giurista e mecenate attivo nella padovana Accademia degli Infiammati (→ 30); a Vienna, l’Esame e giudizio su Gli Straccioni del Caro, appartenuto a Bartolomeo Gamba (→ 31). Si esclude invece l’autografia di una missiva al conte Federigo Sarego, pur conservata tra gli Autografi Piancastelli di Forlì, e della lettera Contro la sobrietà ad Alvise Cornaro racchiusa nel ms. Acquisti e Doni 644 della Laurenziana di Firenze (diversamente da quanto segnalato in Kristeller: risp. I 234 e v 564).

Dei tre testamenti di cui si ha notizia (1545, 1569, 1580) sono stati reperiti, presso gli Archivi di Stato, rispettivamente di Padova e di Venezia, quello del 1569, apografo, corretto e sottoscritto di mano dello Speroni, e l’ultimo, interamente autografo (→ 11 e 29).

Nonostante l’abbondanza del materiale autografo testé descritto, non sono stati a tutt’oggi rinvenuti alcuni importanti tasselli del corpus speroniano: gli autografi del Dialogo della retorica, del Dialogo d’amore nella prima redazione stampata da Barbaro nel 1542 (si conserva a Padova quella del 1575, → 12/a); delle lettere ad Alvise Cornaro Per e Contro la sobrietà (quest’ultima, l’opera in assoluto più copiata), delle quali si riscontrano sommari apografi nel ms. marciano Z 82 (= 4785), cc. 202r-v, e 204r-v (cfr. Lippi 1983: 35-39); del Discorso contra il duello (di cui l’edizione Occhi riproduce il testo secondo Muratori); di alcuni dialoghi e discorsi stampati nell’edizione Occhi da frammenti o da apografi della Capitolare (→ 12c, 12d, 12f, 19q).

In un destino affatto diverso, rispetto alle carte, è incorsa la biblioteca del letterato padovano, della quale non si è finora rintracciata notizia alcuna. Piuttosto, fonti indirette, sulle quali chi scrive sta compiendo un’indagine, potrebbero documentare l’esistenza di postille speroniane relative alla Comedia dantesca e al Libro del Cortegiano di Castiglione, che sarebbero state copiate da Alessandro Tassoni su esemplari delle due opere conservati rispettivamente a Milano, Biblioteca Trivulziana, e Venezia, Marciana (Fournel 1990: 53).



Bibliografia
Bellinati 1989 = Claudio B., Catalogo dei manoscritti di Sperone Speroni nella Biblioteca Capitolare di Padova, in Speroni 1989: 323-55.
Fournel 1990 = Jean-Louis F., Les dialogues de Sperone Speroni: libertés de la parole et règles de l’écriture, Marburg, Hitzeroth.
Lettere 1867 = Lettere inedite di dotti italiani del secolo XVI tratte dagli autografi della Biblioteca Ambrosiana da Antonio Ceruti, Milano, Tip. e Libreria Arcivescovile.
Lippi 1983 = Emilio L., Cornariana. Studi su Alvise Cornaro, Padova, Antenore.
Magliani 1989 = Mariella M., Bibliografia delle opere a stampa di Sperone Speroni, in Speroni 1989: 275-321.
Speroni 1542 = I dialogi di messer Speron Speroni, [a cura di Daniele Barbaro], Venezia, Figliuoli di Aldo [Manuzio].
Speroni 1740 = Opere di m. Sperone Speroni degli Alvarotti tratte da’ mss. originali, [a cura di Marco Forcellini e Natale Dalle Laste], Venezia, Domenico Occhi, 5 voll.
Speroni 1978 = Sperone S., [Dai Dialogi: Dialogo d’amore, Della dignità delle donne, Dialogo delle lingue, Dialogo della retorica, libro primo; Dall’Apologia dei dialogi: parte prima; Dal Dialogo della istoria: parte seconda; Appendice: Lettere], in Trattatisti del Cinquecento, a cura di Mario Pozzi, Milano-Napoli, Ricciardi, vol. i pp. 511-852.
Speroni 1982 = Id., Canace e Scritti in sua difesa. Giambattista Giraldi Cinzio, Scritti contro la ‘Canace’, Giudizio ed Epistola latina, a cura di Christina Roaf, Bologna, Commissione per i testi di lingua.
Speroni 1989 = Id., Opere, intr. di Mario Pozzi, Manziana, Vecchiarelli [rist. an. di Speroni 1740].
Speroni 1989 = Sperone Speroni, Padova, Editoriale Programma.
Speroni 1993-1994 = Sperone S., Lettere familiari, vol. i. Lettere alla figlia Giulia, vol. ii. Lettere a diversi, a cura di Maria Rosa Loi e Mario Pozzi, Alessandria, Edizioni dell’Orso.
Speroni 1999 = Id., Dialogo delle lingue, ed. condotta sull’autografo, a cura e con un’intr. di Antonio Sorella, Pescara, Libreria dell’Università.

Nota paleografica

Padrone di una scrittura minuta di modulo (anche se destinata progressivamente a ingrandirsi col procedere degli anni), ben distesa sul rigo e dotata di ampi spazi interlineari, S.S. scrive pagine affollate prive di un ordine visivo strutturato in conseguenza anche della conservazione del solo margine interno e dell’abolizione, invece, dei tre restanti. L’uso privilegiato di una penna con punta larga, oltre a contribuire non poco a una generale impressione di spezzatura e sussultorietà, snatura l’originario tratteggio italico delle lettere, che pure occorre richiamare quale fondamento dell’istruzione grafica del letterato e professore padovano. È così che in un insieme tutto sommato aderente (almeno quanto a struttura) ai principi ispiratori della corsiva moderna si evidenziano aspetti personali alcuni dei quali destinati a perdurare costanti nel tempo, altri, invece a subire modificazioni, segnalando così un possibile discrimine cronologico. Tra i primi si potranno annoverare la e il cui corpo risulta in pratica ridotto a un minuscolo tratto di penna mentre l’elemento costitutivo dell’occhiello è relativamente ampio e slanciato nell’interlinea (questo avviene, è chiaro, quando la lettera appare isolata dal contesto della catena grafica), la r di forma moderna, la doppia z tracciata come una sinuosa s speculare con ampi tratti ascendenti sul e discendenti sotto il rigo, alcuni compendi come, per es., q(ue) in cui il tratto abbreviativo, eseguito a partire dalla terminazione del traverso, va a congiungersi con ampia voluta alla lettera successiva (tav. 3 r. 16 questo). Tra i secondi si potranno segnalare, tra gli aspetti propri delle scritture più antiche (risalenti ai primi anni Quaranta: tavv. 1-2), il deciso e marcato prolungamento verso destra del traverso di q; la sopravvivenza della i lunga in finale di parola; la conservazione di un equilibrato occhiello inferiore della g; la presenza di un segno abbreviativo per nasale in legamento con la lettera su cui grava e sinuoso e prolungato nell’interlinea con andamento verticalizzato (cfr. tav. 2 r. 2: non). A partire dagli anni Settanta, tali fattori saranno in parte destinati a drastica riduzione, fino a sparire del tutto, in parte subiranno una decisa trasformazione, come capita all’occhiello della g che assumerà un andamento assai schiacciato (dalla tav. 4 in poi). Tra i grafemi innovativi assume un certo rilievo il legamento ch che, eseguito in modo italico nei primi tempi, vedrà sempre più ridursi il corpo della c a un sottile tratto rettificato dalla cui base si eleva, con moto orario contrario agli usi tradizionali, il tratto di congiunzione con l’h il cui disegno rimane, ovviamente, quello semplificato (cfr., per es., tavv. 3 r. 2; 5b rr. 1 e 2; 6 r. 3). La scrittura degli ultimi anni risulta, come si diceva, ingrandita e la penna, adeguandosi al modulo compone un tratteggio ancora più pesante da cui sembrano emergere fattori esecutivi prima diluiti e occulti dall’affrettata corsività: ci si riferisce al minimo colpo di penna con cui attacca l’occhiello della a (cfr. tav. 6b seconda r. dal basso avo, proavo, a) o il corpo della c (tav. 6b r. 2 cavalier). Povero e frusto il sistema delle maiuscole, destinato in prevalenza a parti di rilievo, e assai ridotto anche il sistema di segni interpuntivi scarsamente dotato, si direbbe, di un valore distintivo.

Censimento

  1. Bassano del Grappa, Biblioteca del Museo Civico, BCiv, Epistolario Gamba, II C 1
  2. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 4820
  3. Firenze, Archivio di Stato, Ducato di Urbino, I Div. G 126
  4. Firenze, Archivio di Stato, Ducato di Urbino, I Div. G 217
  5. Milano, Biblioteca Ambrosiana, C 66 inf.
  6. Milano, Biblioteca Ambrosiana, E 32 inf.
  7. Milano, Biblioteca Ambrosiana, I 39 inf.
  8. Milano, Biblioteca Ambrosiana, S 108 sup.
  9. Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, Autografoteca Campori, Sperone Speroni
  10. Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, It. 835 (alfa G 1 8), 13.
  11. Padova, Archivio di Stato, Archivio Notarile, 3573
  12. Padova, Biblioteca Capitolare, E 13 I
  13. Padova, Biblioteca Capitolare, E 13 II
  14. Padova, Biblioteca Capitolare, E 13 III
  15. Padova, Biblioteca Capitolare, E 13 IV
  16. Padova, Biblioteca Capitolare, E 13 IX
  17. Padova, Biblioteca Capitolare, E 13 V
  18. Padova, Biblioteca Capitolare, E 13 VI
  19. Padova, Biblioteca Capitolare, E 13 VII
  20. Padova, Biblioteca Capitolare, E 13 VIII
  21. Padova, Biblioteca Capitolare, E 13 X
  22. Padova, Biblioteca Capitolare, E 13 XI
  23. Padova, Biblioteca Capitolare, E 13 XII
  24. Padova, Biblioteca Capitolare, E 13 XIII
  25. Padova, Biblioteca Capitolare, E 13 XIV
  26. Padova, Biblioteca Capitolare, E 13 XV
  27. Padova, Biblioteca Capitolare, E 13 XVI
  28. Padova, Biblioteca Capitolare, E 73
  29. Venezia, Archivio di Stato, Notarile, Testamenti, 1261 num. 874
  30. Venezia, Biblioteca Civica del Museo Correr, Correr 1349 (olim 1492, olim Biblioteca Soranzo 917)
  31. Wien, Österreichische Nationalbibliothek, Autographen 40 41 1

Fonte: Il Cinquecento - Tomo II (2013)

Data ultima modifica: 23 dicembre 2025 | Cita questa scheda