Tasso, Bernardo
Venezia 1493–Ostiglia [Mantova] 1569
Presentazione
Bernardo Tasso è figura tipica di uomo di negozi e di lettere, intellettuale itinerante al servizio di vari protettori nell’ambito di una carriera cortigiana di alto profilo e di prestigio, che all’assidua attività diplomatica affianca costante e ambiziosa dedizione alle lettere. Il breve periodo trascorso a Venezia libero da impegni cortigiani, tra il 1559 e il 1560, con la partecipazione all’intensa quanto effimera vita della Accademia della Fama, rappresenta il momento cruciale della sua affermazione letteraria, attraverso la pubblicazione, nel 1560, presso il Giolito e con l’assistenza editoriale di Ludovico Dolce, del secondo volume delle Lettere, dell’edizione completa delle Rime e dell’Amadigi.
I superstiti autografi di Bernardo Tasso sono connessi al duplice impegno: da un lato documenti, soprattutto epistolari, relativi alle sue missioni diplomatiche e alle sue relazioni letterarie, dall’altro sporadiche ma non inconsistenti testimonianze dirette della sua operosità letteraria. Bernardo Tasso fu tra i primi a curare e pubblicare raccolte di proprie lettere, contribuendo così alla fortuna di un genere che ebbe grande diffusione nel Cinquecento. Nella prima lettera della silloge del 1549, indirizzata ad Annibal Caro, Bernardo stesso si propone come instauratore del nuovo genere letterario, propugnando l’imitazione dei latini dal momento che «in questo nostro idioma non si leggono lettere di quegli uomini degni d’imitazione che ci dimostrino la dritta strada per la quale possiamo securamente caminare» (Tasso 1549: 2r), frase che suscitò il risentimento dell’Aretino che, a quella data, aveva già dato fuori tre libri di Lettere. I documenti autografi superstiti solo minimamente coincidono con quelli dallo stesso Tasso raccolti a stampa; di questi ho potuto rintracciare solo un paio di lettere a Sperone Speroni e a Benedetto Varchi, alla Biblioteca Arcivescovile di Udine e alla Nazionale di Firenze (→ 32 e 11), già a stampa in vita di Bernardo (Tasso 1560), mentre sono a stampa solo nell’edizione settecentesca allestita dal Seghezzi altre lettere allo Speroni (per lo più aggiunte nel iii volume, a seguito della loro pubblicazione nel v volume di Speroni 1740), e restano inedite (almeno fino ai recuperi dell’erudizione ottocentesca) le altre lettere al Varchi e al Bolognetti, pur in presenza di epistole indirizzate agli stessi destinatari in Tasso 1560: minime testimonianze dell’operazione di selezione compiuta per la silloge d’autore.
I più cospicui nuclei epistolari riguardano piuttosto il “servizio” e l’attività diplomatica del Tasso o le relazioni d’amicizia e di famiglia. Per queste ultime, ovviamente di minor interesse, salvo che possano riguardare, magari indirettamente, Torquato, restano i due principali nuclei di Bergamo (le lettere indirizzate a Marcantonio Tasca: → 3) e di Roma (a Giovan Giacomo Tassi: → 31). Le più antiche testimonianze autografe sono le tre brevi lettere spedite da Brescia a Mantova nel giugno 1526 (→ 16) firmate per esteso «Bernardo Tasso»: in tutti i documenti epistolari successivi la sottoscrizione sarà semplicemente «Il Tasso». Del servizio verso il Sanseverino rimane il piccolo mannello di lettere dell’Archivio di Stato di Modena (→ 22), mentre sono risultati non rintracciabili i documenti pubblicati in Tasso 1869b, allora esistenti nell’Archivio di Stato di Venezia. Il corpus più consistente di lettere di “negozio” riguarda la stagione mantovana, fino alla podesteria di Ostiglia, dove si concluse la sua vicenda terrena. Il grosso fascio di lettere conservato nell’Archivio di Stato di Mantova accompagna gli ultimi anni del poeta, fino alla soglia della morte; tra le pieghe di un contenuto prevalentemente relazionale può affiorare qualche notazione più personale, talora anche curiosa, come quando la non autografia della lettera del 14 luglio 1566 è giustificata con il post scriptum autografo «Non ho scritto di mia mano perché Giov. Maria m’ha dato troppo abbondantemente da cena» (Tasso 1871: 94). Bernardo era infatti uso scrivere di suo pugno, salvo quando ne fosse impedito dalle condizioni di salute: solo la firma e, talora, la formula di congedo sono perciò autografe nelle lettere tra gennaio e luglio del ’68, durante la malattia conseguente la grave infreddatura patita nel viaggio compiuto nell’inverno (Williamson 1993: 133-34), e nella maggior parte delle lettere da Ostiglia degli ultimi mesi di vita.
Segnalo qui ancora che una lettera autografa senza nome di destinatario, scritta da Firenze il 22 gennaio 1567 e interessante per alcune notizie biografiche, è riprodotta in fototipia da Pasolini 1895, a fronte di p. 138, tratta « dalla raccolta del cav. Luigi Azzolini dei Manfredi a Roma »; a me è risultata irreperibile, così come le due lettere indirizzate a Laura Battiferri viste da Cimegotto 1894 «nella ricca biblioteca del Palazzo Albani in Urbino (credenza 43, divis. 1, busta 14) » (p. 391) e di qui pubblicate: si può ora coltivare la speranza che queste ultime possano ricomparire nel progredire dell’inventario e digitalizzazione dell’Archivio Albani. Non è inoltre reperibile alla sua segnatura, e vana è stata la ricognizione di altre filze, la lettera repertoriata e regestata da Reginaldo Tanzini (ASFi, Archivio di Urbino, Sala di studio N 44) alla segnatura Ducato di Urbino, Cl. I Div. G, filza CCXL, indirizzata al duca di Urbino Guidubaldo II, da Mantova, 19 ottobre 1564, « nella quale si lamenta della sua mala sorte stando ai servizi del duca di Mantova»; irreperibile, sin dal 1886, anche una lettera a Giulio Gallo del 16 febbraio 1562, un tempo conservata nel ms. Vat. Lat. 5696. Nei meandri del mercato antiquario e del collezionismo di autografi ci riporta il caso della lettera al Concini attualmente conservata alla Pierpont Morgan Library di New York (→ 25), ma pubblicata da Campori (in Tasso 1869a: 205) «dall’originale nella Biblioteca Nazionale di Firenze», dove evidentemente allora si trovava; infine una lettera della Albin Schram Collection of Autograph Letters, scritta il 24 luglio 1552 a destinatario ignoto è andata all’asta da Christie’s nel 2007.
Tra le testimonianze che riguardano direttamente l’attività letteraria del Tasso il documento autografo superstite di maggior rilievo è il codice pesarese (→ 30) che conserva una redazione preparatoria della stampa del Terzo libro delle rime (pubblicato nel 1537), e, nella seconda parte che diviene una sorta di personale zibaldone, scritture certamente anche di molto posteriori: altre prove poetiche (44 ottave iniziali dell’Amadigi in redazione diversa da quella definitiva) oltre ad appunti di letture ed excerpta ad uso epistolare. Un altro documento significativo, legato all’ultimo progetto letterario di Bernardo, è costituito dalle carte autografe che contengono stanze del Floridante, inserite in un codice marciano per gran parte di mano di Torquato (→ 33). Le residue testimonianze autografe conservano frammenti delle prime prove poetiche di Bernardo (Pintor 1899: 183), escluse dalle successive raccolte a stampa. Si tratta di versi accomunati dalla dedica a Violante Visconti e firmati «Il Passonico pastor Bernardo Tasso», di cui il nucleo più consistente (11 sonetti e 7 madrigali, forma metrica totalmente abbandonata da Bernardo nella successiva produzione poetica a stampa) è costituito dal codice parmense 829 (→ 29), al quale vanno idealmente ricongiunte le altre sparse testimonianze (→ 21, 2, 35, 10, 8, 23) della Biblioteca Ambrosiana, di Bergamo e Vienna, delle autografoteche Gonnelli (Firenze, Biblioteca Nazionale), Cittadella (Ferrara, Biblioteca Ariostea) e Campori (Modena, Biblioteca Estense) spesso corredate da expertise, per lo più di Giovanni Galvani, vicebibliotecario dell’Estense, datate tra il 1840 e il 1844. A queste va aggiunto il sonetto (incipit Vivo son io, benché più giorni Amore) riprodotto in fototipia dalla propria collezione da Pasolini 1895 (a fronte di p. 228) ed ora irreperibile; anch’esso, come annota lo stesso Pasolini, ha allegata l’autentica di Giovanni Galvani in data 7 gennaio 1842. Una sestina parimenti dedicata a Violante Visconti era nella collezione di autografi di Carlo Roner di Ehrenwerth in Venezia, ugualmente corredata di simile expertise (Neu-Maÿr 1846: 128; forse la stessa registrata da De Ricci-Wilson 1961: II 1819 [New York, The Library of John M. Schiff], insieme alla lettera a Sperone Speroni del 10 giugno 1559 [Tasso 1733-1751: III 135-36]). Una prova di versificazione latina, anche questa estranea alla produzione poetica ufficiale a stampa di Bernardo, è infine conservata dall’autografoteca Tordi (→ 12), ulteriore testimonianza della dispersione e frammentazione generate dalla passione collezionistica.
In attesa che si compia il censimento completo dei postillati di Torquato Tasso, tra i quali certamente sono compresi anche libri provenienti dalla biblioteca paterna, mi limito a censire (fruendo delle preziose informazioni comunicatemi da Guido Baldassarri) quelli in cui la presenza della mano di Bernardo è stata fondatamente ipotizzata in studi recenti. In vari volumi postillati da Torquato Tasso si riscontrano segni di attenzione che fanno pensare ad una discendenza di famiglia, ma l’attribuzione resta al momento dubbia, in attesa di più capillari accertamenti. Le liste pubblicate da Solerti (1895: III 113-20, 183-85), che recepiscono e integrano precedenti cataloghi, segnalano la presenza della mano di Bernardo in altri volumi, taluni al momento irreperibili: ma si tratta di attribuzioni da accogliere con molta cautela, perché spesso già in origine di seconda mano (suggerite dal possessore del volume) e compiute in assenza di riscontri con la mano certa di Bernardo Tasso postillatore.
Bibliografia
Cimegotto 1894 = Cesare C., Laura Battiferri e due lettere inedite di Bernardo Tasso, in «Giornale storico della letteratura italiana», xxiv, pp. 388-98.
Neu-Maÿr 1846 = Antonio N.-M., Intorno agli autografi. Ragionamento letto nell’ordinaria seduta 21 dicembre 1845 del Veneziano Ateneo, Venezia, Co’ tipi di Gio. Cecchini.
Pasolini 1895 = Pier Desiderio P., I genitori di Torquato Tasso. Note storiche, Roma, Ermanno Loescher e C.
Pintor 1899 = Fortunato P., Delle liriche di Bernardo Tasso, Pisa, Tip. succ. Fratelli Nistri.
Solerti 1895 = Angelo S., Vita di Torquato Tasso, Torino-Roma, Ermanno Loescher, 3 voll.
Speroni 1740 = Opere di m. Sperone Speroni degli Alvarotti tratte da’ mss. originali, [a cura di Marco Forcellini e Natale Dalle Laste], Venezia, Domenico Occhi, 5 voll.
Tasso 1549 = Bernardo T ., Le lettere […] intitolate a Monsi.or d’Aras, Venezia, Nella bottega d’Erasmo di Vincenzo Valgrisi.
Tasso 1560 = Id., Delle lettere […] secondo volume nuovamente posto in luce con gli argomenti per ciascuna lettera e con la tavola, Venezia, Appresso Gabriel Giolito de’ Ferrari (rist. an. a cura di Adriana Chemello, Bologna, Forni, 2002).
Tasso 1733-1751 = Id., Delle lettere […] accresciute, corrette e illustrate […]. Con la Vita dell’Autore scritta dal Sig. Anton-Federigo Seghezzi, Padova, Presso Giuseppe Comino, 3 voll.
Tasso 1869a = Lettere inedite di Bernardo Tasso precedute dalle notizie intorno la vita del medesimo, per cura di Giuseppe Campori, Bologna, Presso Gaetano Romagnoli.
Tasso 1869b = Lettere inedite di Bernardo Tasso a Ferrante Sanseverino principe di Salerno. Nozze Taxis-Panizza, [a cura di Antonio Panizza], Trento, Stab. Tip. Lit. G.B. Monauni.
Tasso 1871 = Lettere inedite di Bernardo Tasso per Attilio Portioli (dall’Archivio di Mantova), Mantova, Tip. Eredi Segna Editrice.
Williamson 1951 = Edward W., Bernardo Tasso, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura.
Williamson 1993 = Id., Bernardo Tasso, versione italiana di Daniele Rota, Bergamo, Centro di Studi tassiani, 1993 (ed. originale inglese: Williamson 1951).
Nota paleografica
Sicura tempra di calligrafo mostra B.T. sin dagli ess. più antichi della sua produzione manoscritta. Capace di governare la propria mano, di trattenerla nel gesto fermo della costanza e della regolarità, fu in grado anche di modificare, nel corso del tempo, alcune caratteristiche della propria scrittura, sicché il T. della maturità a stento si riconosce nella fase più anziana. Che il T. fosse del resto ben attento al fatto grafico è testimoniato anche in alcune lettere, dove appare la cura nella ricerca di giovani abili da porre al suo servizio.1 Se si guarda alla lettera a Federico II Gonzaga del 1532 (tav. 1) si vede all’opera un T. trentaquattrenne in grado di vergare un’italica quasi perfetta e comunque degna dei migliori maestri calligrafi del tempo. Si tratta diuna scrittura moderatamente inclinata, in cui il rapporto tra corpo mezzano delle lettere e aste è di 1 a 2; più stretta che larga; spaziata con regolarità il doppio della larghezza della o; con i traversi discendenti sotto il rigo regolarmente conclusi da un piede; con l’occhiello inferiore della g che sembra sortire dal trattato di calligrafia dell’Arrighi; con la a che mostra chiaramente la testa d’attacco e l’elemento di uscita innalzato per tutto il corpo della lettera (una caratteristica permanente); la d, prevalentemente dritta, con traverso leggermente arcuato; con il tratto terminale di e elegantemente proteso sopra la lettera e terminato da un leggero ingrossamento; con il legamento st tracciato con s corta e la t priva di volta sul rigo; ma anche con caratteristiche proprie, come la sgraziata E in forma di epsilon (un tratto anch’esso permanente), o una originale soluzione per la doppia z (la prima in forma di 3 la seconda italica, cfr. 1 r. 4: allegrezza). Colpiscono ancora in questa pagina le virgole sospese a mezzo rigo (com’era negli usi tipografici del tempo) e piuttosto marcate, aspetto che si ritrova in altre pagine (per es. alla tav. 2) e poi in parte si perde. Già con la tav. 2 si avverte un cambiamento e una certa sperimentazione: il tratto è più pesante, la scrittura faticosa, la g assume vari aspetti e in un caso l’occhiello superiore viene modificato nel disegno (r. 5: getta; si noti che si tratta del medesimo tracciato impiegato dal Sannazaro per l’occhiello della p), il traverso di p assume un prolungamento verso sinistra, ma rimangono, tra l’altre cose, la E e il sicuro marchio di autografia della M il cui tratteggio singolare, più o meno spiccato, appare con chiarezza alla tav. 4 r. 25 (Magistri). Nelle testimonianze degli ultimi anni la r moderna aumenta di frequenza (cfr. tav. 5), riprende piede la d con asta inclinata. Poi la mano si fa incerta e tremolante (cfr. tav. 6), segno della fatica dello scrivere procurata dalla debolezza del fisico e dall’ictus che doveva averlo colpito, che condurrà infine il T. a dettare la propria corrispondenza e abbandonare l’esercizio della scrittura autografa.
1. Si veda, per es., la lettera a Ferrante Sanseverino nella quale, trattando di una sua opera scrive: « Tutta questa mattina consumerò a limarlo [il primo canto] e a trascriverlo di mia mano; perché non ho ancor, per molto che io abbia cercato, potuto ritrovare chi mi soddisfaccia nello scrivere »; o quella a Vincenzo Rolla nella quale prega l’amico di togliergli di torno un giovane il quale « non ha né giudizio naturale, né memoria, né penna per questo esercizio » e anzi, in particolare la mano del ragazzo è « assuefatta a questa forma, e carattere di lettera di scolaro che scrive i latini, che è impossibile a poterle far pigliar altra forma » (Tasso 1733-1751: i 181 e ii 327).
Bibliografia
Tasso 1733-1751 = Bernardo T., Delle lettere […] accresciute, corrette e illustrate […]. Con la Vita dell’Autore scritta dal Sig. Anton-Federigo Seghezzi, Padova, Presso Giuseppe Comino, 3 voll.
Censimento
- Bergamo, Biblioteca Civica «Angelo Mai», Cassaforte 6 6 22
- Bergamo, Biblioteca Civica «Angelo Mai», Cassaforte 6 6 26
- Bergamo, Biblioteca Civica «Angelo Mai», Raccolta Tassiana 1 (Codice Falconieri)
- Boston (Mass.), Isabella Stewart Gardner Museum, 2 b 3 4 1
- Cambridge (U.S.A.), Houghton Library, It. 114
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 1329
- Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, Nuove Accessioni 5 (provenienza Hoepli e quindi Aldo Olschki)
- Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, Raccolta Cittadella, 2792
- Firenze, Archivio di Stato, Ducato di Urbino, I Div. G, 218
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Autografi Gonnelli, 41 223
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Autografi Palatini, Varchi II, num. 112-115
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Tordi, 6
- Forlì, Biblioteca Comunale «Aurelio Saffi», Raccolte Piancastelli, Sez. Autografi secc. XII-XVIII, 54, Tasso Bernardo
- London, The British Library, Add. 20723
- Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, E XLV 3, 1460
- Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, E XXV 3, 900
- Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, F II 8, 2577
- Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, F II 8, 2579
- Mantova, Archivio di Stato, Autografi, 8, Tasso Bernardo
- Milano, Archivio Vescovile, XIV, misc. 139 11
- Milano, Biblioteca Ambrosiana, S P 31
- Modena, Archivio di Stato, Archivi per materie, Letterati 63, Tasso Bernardo
- Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, Autografoteca Campori, Tasso Bernardo
- Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, It. 835bis (alfa G 1 18), 21
- New York, Pierpont Morgan Library, MA 1346 256, 257, 258 (provenienza Fairfax Murray)
- New York, Pierpont Morgan Library, MA senza segnatura (provenienza Azzolini)
- Paris, Bibliothèque nationale de France, It. 1111
- Parma, Archivio di Stato, Epistolario scelto 15
- Parma, Biblioteca Palatina, Parm. 829
- Pesaro, Biblioteca Oliveriana, 1399
- Roma, Archivio di Stato, Archivio dell’Arciconfraternita della SS. Annunziata, Eredità Tassi
- Udine, Biblioteca Arcivescovile e Bartoliniana, 151
- Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, It. ix 189 (6287)
- Washington, Library of Congress, John Boyd Thacher Collection of Autographs of European Notables
- Wien, Österreichische Nationalbibliothek, Autographen, Bernardo Tasso 2/2
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Stampati Barb. O III 38
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Stampati Barb. cr. Tasso 18
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Stampati Barb. cr. Tasso 23
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Stampati Barb. cr. Tasso 37
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Stampati Barb. cr. Tasso 37
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Stampati Barb. cr. Tasso 46
- London, The British Library, C 45 g 8
- Providence (RI), Brown University, John Hay Library, 1482 H 78
- Providence (RI), Brown University, John Hay Library, 1483 H 78
Fonte: Il Cinquecento - Tomo II (2013)
Data ultima modifica: 23 dicembre 2025 | Cita questa scheda