Trissino, Giovan Giorgio
Vicenza 1478–Roma 1550
Presentazione
Con l’eccezione di alcuni pezzi sciolti, la parte più consistente degli autografi di Trissino è stata custodita sino alla fine dell’Ottocento presso l’archivio privato della famiglia.* Diversi studiosi, a vario titolo e con possibilità di scavo differente, hanno potuto usufruirne nel corso dei secoli: le prime notizie trapelano dalla lettera prefatoria di Scipione Maffei all’edizione veronese del 1729 delle opere, nella quale l’erudito dichiara di aver avuto la possibilità di consultare, grazie alla disponibilità del conte Ciro, diversi materiali, tra i quali ricorda in particolare un gruppo di lettere di e a Trissino, alcune delle quali edite nel primo volume (in Trissino 1729: I XV-XXIV). Qualche anno più tardi Pierfilippo Castelli, nell’atto di allestire la sua Vita di Gian Giorgio Trissino, andata a stampa a Venezia nel 1753 come parte di un più ampio e ambizioso progetto di una storia dei letterati vicentini, affermò di aver utilizzato manoscritti autografi provenienti dall’archivio Trissino, specie per il sollecito aiuto prestatogli dall’erudito vicentino Bartolomeo Zigiotti (Castelli 1753: 113).
A quest’ultimo si deve però il più rilevante lavoro di riorganizzazione delle carte di Trissino, una paziente opera di sistemazione culminata nel novembre del 1746 nell’allestimento di quattro volumi, suddivisi per tipologia e dotati, i primi tre, di un frontespizio a stampa, con la data e il luogo di edizione («in casa dell’autore»). Nella lettera proemiale al primo volume, intitolato Delle lettere scritte a Messer Giovan Giorgio Trissino, Zigiotti offrì notizie dettagliate sul lavoro compiuto e sui criteri in base ai quali aveva organizzato i documenti: i primi due volumi (rispettivamente di 77 e 94 pezzi) raggruppavano lettere, per lo più originali e autografe, inviate a Trissino, rispettivamente da cardinali e importanti figure politiche il primo, e da donne nobili (Vittoria Colonna, Veronica Gambara, ecc.) e letterati (Demetrio Calcondila, Andrea Alciati, ecc.) il secondo; il terzo volume invece comprendeva testi eterogenei sia in verso sia in prosa, molti dei quali erano di fatto copie redatte dallo stesso Zigiotti, con l’aggiunta di una consistente mole di materiali, lettere e documenti vari, relativi agli affari familiari. Benché Zigiotti non lo precisasse nella prefatoria, il terzo volume fu in realtà suddiviso in due tomi, intitolati, rispettivamente, Varie rime e prose inedite e Lettere di M. Gioan Giorgio Trissino […] scritte a’ suoi figliuoli Giulio Arcip.te e Ciro, et altri Documenti autentici intorno ad esso; a completare la raccolta Zigiotti annunciava anche il rinvenimento di un ulteriore volume, organizzato da Trissino medesimo, consistente in uno zibaldone, quasi interamente autografo, relativo all’officina del poema epico L’Italia liberata da Gothi.
Questa articolazione dei manoscritti trissiniani, sia pure con qualche aggiunta o con qualche spostamento (nei codici si scorgono postille e note di Zigiotti, di Francesco Testa e di altri), si è conservata sostanzialmente inalterata nel corso del tempo, anche quando la collezione, posta sul mercato antiquario, fu venduta e smembrata. Testimonia un primo, sistematico utilizzo di questi documenti, citati con precisione e con riferimento alla loro articolazione in volumi, la biografia di Trissino dello stesso Zigiotti, intitolata Sumario di notizie intorno la vita di M. Giorgio Trissino, il cui autografo si conserva presso la Biblioteca Bertoliana di Vicenza (ms. 444; cc. 13v-14v per la descrizione dei volumi di autografi).
Sui documenti conservati nell’archivio privato della famiglia tornò a lavorare nei primi decenni dell’Ottocento il letterato vicentino Francesco Testa, non solo esemplando copie di una parte significativa dei volumi riordinati da Zigiotti (copie oggi conservate presso la stessa Biblioteca Bertoliana), sia pure con trascrizioni spesso malfide e incerte, tanto da attirarsi le giustificate critiche di Morsolin (1894: XII), ma anche raccogliendo nuovi materiali da altre biblioteche italiane. Poté attingere poi, per intercessione di un « dotto amico » di Vicenza, a copie di codici dei fondi dell’Archivio Trissino anche Luigi Bossi, in particolare ai due volumi di lettere a Trissino, dai quali prelevò ed editò alcune missive apparse nell’Appendice alla traduzione della vita di Leone X del Roscoe (1817: 141-94).
Spetta però a Bernardo Morsolin, cui si deve la monografia su Trissino ancor oggi più documentata ed esauriente, il merito di aver messo a frutto in modo significativo i molti codici presenti a Vicenza, sia quelli conservati nell’archivio privato della famiglia sia quelli posseduti dalla Biblioteca Bertoliana. L’erudito vicentino, il cui metodo di lavoro – limitatamente ai capp. 24-25 della sua monografia – è illustrato da un taccuino di appunti manoscritto oggi conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana (Patetta 2835), pubblicò il suo studio dapprima nel 1878 e poi, con importanti aggiornamenti e aggiunte, nella seconda e definitiva versione nel 1894. Va osservato che Morsolin, con il contributo di altri studiosi vicentini, pubblicò tra il 1870 e il 1880 un numero considerevole di testi prelevandoli dall’Archivio Trissino, specie dai due primi volumi delle lettere, come omaggio nuziale alle famiglie nobili vicentine (cfr. Nozze 1869; 1876a; 1878a; 1878b; 1878c; 1878d; 1878e; 1880a; 1880b; 1880c; 1881a; 1881b; 1882a; 1882b). Come già si è ricordato, negli anni a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento i quattro volumi ordinati da Zigiotti e lo zibaldone furono messi in vendita dalla famiglia Trissino: i primi due volumi vennero acquistati, prima del 1912, dal barone James Rothschild (Catalogue 1912: 435-40), poi confluiti nella Biblioteca Nazionale di Parigi (Rothschild 3078/1-2; oltre al Catalogue 1912 si veda Lettres 1924), mentre i tre restanti furono acquistati dalla famiglia Castiglioni, e sono oggi conservati nell’omonimo fondo della Biblioteca Ambrosiana di Milano (→ 21-23). I quattro volumi allestiti da Zigiotti erano comunque ancora in possesso della famiglia Trissino nel 1892, quando Mazzatinti ne diede notizia nel secondo volume degli Inventari dei Manoscritti (IMBI: ii 101-3), fornendo, per la verità, un regesto destinato a suscitare qualche confusione, perché l’articolazione in tomi non è congruente con quella preparata da Zigiotti: piuttosto che immaginare un possibile smembramento di parte dei volumi negli anni immediatemente precedenti la loro vendita, ipotesi non corroborata dallo stato attuale dei volumi, è più economico pensare che la descrizione di Mazzatinti, che sembra semplicemente essergli stata riferita da Morsolin e non fatta direttamente sui codici, sia quindi parziale.
La storia del materiale autografo trissiniano è inoltre contrassegnata dalla proposta di riforma ortografica promossa dal letterato vicentino negli anni della vivace discussione attorno alla lingua; tutte le sue scritture infatti, anche quelle relative a spiccioli negozi privati o a questioni diplomatiche, si conformano al nuovo sistema ortografico, financo quelle vergate dai suoi segretari. Andrà in questo senso ricordato che alla prima riforma del 1524, seguì poi un aggiornamento nel 1529 (Trissino 1986: XLIX-LI, 5-16), di cui è utile tener conto perché, malgrado non manchino oscillazioni interne all’uso scrittorio di Trissino, può costituire un elemento filologicamente dirimente per la datazione dei testi privi di altre indicazioni.
Un discorso a parte merita la biblioteca di Trissino, rispetto alla quale nemmeno in tempi lontani sono state avviate ricerche significative, al punto che oggi appare una sorta di “terra incognita”. Dall’epistolario, come anche dalle notizie desumibili dalle sue opere e dall’inventario dei beni redatto alla sua morte (Morsolin 1894: 443-44, doc. LXXXIV), sappiamo che la sua collezione di testi manoscritti e a stampa era particolarmente ricca, sia sul fronte delle lettere classiche, latine e greche, con interessi allargati anche al campo dell’architettura, dell’arte militare e della musica, come testimonia il codice con la traduzione in latino degli Harmonica di Tolomeo donato a Paolo III, sia sul fronte della tradizione moderna, con interessi documentati per la letteratura provenzale (tramite Mario Equicola aveva potuto consultare i codici dei Gonzaga) e per la letteratura italiana antica. Almeno di un manoscritto che faceva parte della sua biblioteca conosciamo oggi l’ubicazione e la storia: si tratta dell’esemplare del De vulgari eloquentia conservato alla Biblioteca Trivulziana (→ P 1), interessante non solo per il ruolo che quel testo avrebbe giocato nel dibattito sulla lingua nel Cinquecento, ma anche perché nella c. 29v si trova un elenco autografo di codici di proprietà di Trissino, dati in prestito ad amici nel corso del soggiorno milanese, che offre un’idea meno approssimativa delle letture condotte in quel torno di anni dal vicentino (tav. 7).
Bibliografia
Castelli 1753 = La vita di Giovangiorgio Trissino oratore e poeta scritta da Pierfilippo Castelli vicentino, Venezia, Radici.
Catalogue 1912 = Catalogue des livres composant la bibliothèque de feu M. le Baron James de Rothschild, [redigé et publié par Émile Picot], Paris, Damascène Morgand, to. iv.
Lettres 1924 = Lettres autographes et manuscripts de la collection Henri de Rothschild, to. i. Moyen Age-XVIe siècle, textes publiés et annotés par Roger Gaucheron, Paris, Chez Francisque Lefrançois Libraire de la Societé des Bibliophiles François.
Morsolin 1894 = Bernardo M., Giangiorgio Trissino. Monografia d’un gentiluomo letterato nel secolo XVI, 2a ed. corretta e ampliata, Firenze, Le Monnier [1a ed., Vicenza, Burato, 1878].
Nozze 1869 = Nobilissime Nozze Schio-Thiene, [Lettere di Felice Accoramboni e Marco da Thiene a Trissino], Vicenza, Tip. Burato.
Nozze 1876a = Nozze Mangilli-Lampertico. Lettera di Giangiorgio Trissino a Marcantonio da Mulla, [a cura di Bernardo Morsolin], Vicenza, Paroni.
Nozze 1878a = Nozze Peserico-Bertolini. Dell’Architettura. Frammento di Giangiorgio Trissino con l’aggiunta di due epigrammi latini, Vicenza, Tip. Burato.
Nozze 1878b = Nozze Lampertico-Piovene. Quattro lettere inedite estratte dal volume manoscritto intitolato Lettere d’uomini illustri scritte a Giangiorgio Trissino esistente nella Biblioteca Bertoliana di Vicenza, Vicenza, Tip. Paroni.
Nozze 1878c = Nozze Lampertico-Piovene. Lettere del Cardinale Niccolò Ridolfi a Giangiorgio Trissino, [a cura di Bernardo Morsolin], Vicenza, Tip. Burato.
Nozze 1878d = Nozze Lampertico-Piovene. Lettere di Vincenzo Magré a Giangiorgio Trissino, Vicenza, Tip. Paroni.
Nozze 1878e = Nozze Lampertico-Piovene. Lettere di Antonio da Mula a Giangiorgio Trissino, [a cura di Bernardo Morsolin], Vicenza, Tip. Paroni.
Nozze 1880a = Nozze Volner-Valeri. Lettere di prelati e diplomatici del secolo decimo sesto al Trissino, Vicenza, Tip. Burato.
Nozze 1880b = Nozze Rossi-Cengia. Lettere di principi e capitani del secolo XVI al Trissino, Schio, Tip. Marin.
Nozze 1880c = Nozze Papadopoli-Hellenbach. Marino Grimani. Lettere al Trissino, Schio, Tip. Marin.
Nozze 1881a = Nozze Lampertico-Balbi. Lettere de’ Cardinali Francesco Sfondrati, Cristoforo Madruzzi, Antonio Perrenot a Giangiorgio Trissino, [a cura di Bernardo Morsolin], Vicenza, Tip. Paroni.
Nozze 1881b = Nozze Lamperti-Balbi. Lettere di Giulio de Medici, che fu poi Clemente VII a Giangiorgio Trissino, Venezia, Tip. Burato.
Nozze 1882a = Nozze Valeri-Curti. Lettere di cardinali a Giangiorgio Trissino, [a cura di Bernardo Morsolin], Vicenza, Tip. Paroni.
Nozze 1882b = Nozze Valeri-Curti. Lettere di Giovanni, Palla e Cosimo Rucellai a Giangiorgio Trissino, [a cura di Bernardo Morsolin], Vicenza, G. Rasomi.
Roscoe 1817 = Vita e pontificato di Leone X di Guglielmo Roscoe […] tradotta e corredata di annotazioni e di alcuni documenti inediti dal Conte Cav. Luigi Bossi milanese, Milano, Sonzogno, to. x.
Trissino 1729 = Tutte le opere di Giovan Giorgio Trissino gentiluomo vicentino non piú raccolte, [a cura di Scipione Maffei], Verona, Vallarsi, 2 voll.
Trissino 1986 = Giovan Giorgio T., Scritti linguistici, a cura di Alberto Castelvecchi, Roma, Salerno Editrice.
* Desidero ringraziare Simone Albonico per l’aiuto e per la generosa disponibilità; resta inteso che eventuali imprecisioni o sviste siano da imputare a chi scrive.
Nota paleografica
Appartenente per nascita alla generazione che dell’italica nulla dovrebbe avere appreso nelle fasi di prima alfabetizzazione grafica, la scrittura messa in carta dal T. sin dalle prime testimonianze note (risalenti al secondo decennio del Cinquecento: → 18) mostra con chiarezza di avere assimilato la lezione della nuova minuscola. Come e dove ciò sia avvenuto non è dato sapere: se, cioè, abbia avuto un ruolo l’essere nato e cresciuto in una città, Vicenza, patria di alcuni tra i più importanti calligrafi del tempo e luogo di origine anche di Ludovico Arrighi, forse scrittore pontificio, certo tipografo e trattatista di scrittura, col quale un lungo e intenso rapporto di collaborazione editoriale ebbe il T. una volta stabilitosi a Roma,1 o se proprio il contatto con l’Urbe abbia esercitato un ruolo determinante nell’acquisizione del modello grafico. Del resto egli si mostra attentissimo al fatto grafico in sé e alla sua evoluzione storica, mostrando precisa coscienza della diversità dello scrivere “moderno”: «Già non scrivemo noi come gli antiqui, né pur come facevano i padri, e gli avoli nostri; il che n’e libri, e n’e marmi si può chiaramente vedere » (così nell’Epistola del Trissino de le lettere nuovamente aggiunte ne la lingua italiana, Brescia, s.e., 1523). Come che sia, l’italica utilizzata da T. è una scrittura chiara, regolare, coerente, ma, soprattutto, semplice, affatto spoglia di elementi ornamentali o superflui, priva degli allografi tanto comuni al tempo (ma conserva almeno la s corta e la ʃ allungata) e solo particolarmente attiva nel trattamento della parte discendente al di sotto del rigo dei traversi, tutti eseguiti con decisa volta a sinistra (così f, p, q). Piccola di modulo e scritta, di norma, con penna dal marcato contrasto, sempre ben allineata e giustificata (indubitabile segnale di padronanza del mezzo grafico e della spazialità della pagina), con parole abbondantemente spaziate, priva di vere e proprie legature (ma cosciente della loro esistenza e possibilità, come si rileva dai legamenti apparenti messi in opera), essa si mostra nella sostanza priva di aspetti significativi, se non per la duplice esecuzione del nesso et (uno tradizionale &, l’altro, di norma riservato alla posizione maiuscola, nella tipica forma tipografica: cfr. risp. tav. 1 rr. 4 e 9) e, molto più, per il tentativo di adattare la grafia all’ortofonia dell’italiano, secondo quanto egli stesso aveva postulato nell’Epistola nelle due redazioni, peraltro contraddittorie, del ’24 e del ’29. Introdusse così un discreto numero di lettere, in parte tratte dall’alfabeto greco, o ne specificò l’impiego per altre già in uso, al fine di indicare per scritto la diversa pronuncia italiana (secondo l’ed. del 1529: ε = e aperto, ω = o chiuso, e poi z = affricata alveolare sorda / ç = affricata alveolare sonora (obtusa), j = semiconsonante, v = continua costrittiva ladiodentale sonora, s = continua costrittiva alveolare sonora / ∫ = continua costrittiva alveolare sorda, il digramma lj = continua laterale palatale, k = occlusiva velare sorda davanti alla i, il digramma ch = occlusiva velare sorda davanti alla e, q = occlusiva velare sorda, c = affricata prepalatale sorda, g = affricata prepalatale sonora, gh = occlusiva velare sonora davanti alla e e alla i). Dell’articolata proposta sopravvisse, com’è noto, la sola distinzione u/v, ma solo perché già ben presente nel panorama grafico coevo. Piuttosto scarna, per contro, l’interpunzione limitata alla virgola, al punto e virgola, al punto (seguito normalmente da maiuscola), all’apostrofo utilizzato sia per l’elisione sia per l’aferesi.
1. Rilevante il giudizio espresso nell’Epistola sull’Arrighi calligrafo: « Hora queste tali nuove lettere “quelle da lui introdotte” sono state qui in Roma messe in opera per Lodovico Vicentino; il quale, si come nel scrivere ha superato tutti gli altri de l’età nostra; cosí, havendo nuovamente trovato questo bellissimo modo di fare con la stampa quasi tutto quello, che prima con la penna faceva, ha di belli characteri ogni altro, che stampi, avanzato».
Censimento
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Autografi Patetta, Trissino Giovan Giorgio
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 3744
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 9064
- Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, Autografi 2887
- Forlì, Biblioteca Comunale «Aurelio Saffi», Raccolte Piancastelli, Sez. Autografi secc. XII-XVIII, 56, Trissino Giovan Giorgio
- Isola Bella, Archivio Borromeo, Archivio Borromeo, Acquisizioni Diverse, Trissino Giovan Giorgio
- Madrid, Biblioteca Nacional, 20215/14
- Madrid, Biblioteca de Palacio Real, II/2248
- Madrid, Biblioteca de Palacio Real, II/2259
- Madrid, Biblioteca de Palacio Real, II/2267
- Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, E VI 3, 544
- Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, E XLV 3, 1245
- Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, E XLV 3, 1454
- Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, E XLV 3, 1464
- Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, E XLV 3, 1470
- Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, E XLV 3, 1472
- Mantova, Archivio di Stato, Autografi 9
- Mantova, Archivio di Stato, E XLV 3, 1471
- Milano, Biblioteca Ambrosiana, A 68 inf.
- Milano, Biblioteca Ambrosiana, I 205 inf.
- Milano, Biblioteca Braidense, Fondo Castiglioni 8/1
- Milano, Biblioteca Braidense, Fondo Castiglioni 8/2
- Milano, Biblioteca Braidense, Fondo Castiglioni 8/3
- Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, Autografi Campori, Trissino Giovan Giorgio
- Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, It. 835/2, filza 28 (alfa G 1 18)
- Napoli, Archivio di Stato, Carte farnesiane 415
- Padova, Archivio di Stato, Archivio notarile, 3148
- Parma, Archivio di Stato, Epistolario scelto 17 8
- Parma, Biblioteca Palatina, Epistolario Parmense, 108
- Trento, Biblioteca Comunale, 599
- Trento, Biblioteca Comunale, 612
- Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, It. X 68 (6401)
- Vicenza, Biblioteca Civica Bertoliana, 446 (olim Gonzati 27 3 18)
- Vicenza, Biblioteca Civica Bertoliana, 448/1 (olim Gonzati 27 4 10)
- Vicenza, Biblioteca Civica Bertoliana, 448/6 (olim Gonzati 27 4 10)
- Vicenza, Biblioteca Civica Bertoliana, Archivio Trissino dal Vello d’oro, 6
- Vicenza, Biblioteca Civica Bertoliana, E 147, Trissino, Gian Giorgio
- Wien, Österreichische Nationalbibliothek, Autographen 40/42-1
Fonte: Il Cinquecento - Tomo II (2013)
Data ultima modifica: 11 gennaio 2026 | Cita questa scheda