Muzio, Girolamo

Padova 1496–La Panaretta [Barberino Val d'Elsa, Firenze] 1576

Presentazione

Girolamo Muzio (in realtà Nuzio) nacque a Padova da genitori originari di Udine ma stabiliti da tempo a Capodistria.* Orgoglioso della scelta istriana della famiglia, si disse poi sempre “giustinopolitano”. Agli studi umanistici avviati a Capodistria e conclusi a Padova fece seguire per tutta la vita la frequentazione delle corti come segretario e diplomatico. In tale veste serví, tra gli altri, Giovanni Bartolomeo Tizzoni a Desana (1524-1528), Claudio Rangone in Francia (1528-1531), Ercole II d’Este a Ferrara (1535-1540), Alfonso d’Avalos e poi Ferrante Gonzaga a Milano (1540-1551), per concludere la carriera alle dipendenze prima di Guidobaldo II della Rovere a Pesaro e poi di Lodovico Capponi a Roma. Contribuí ai dibattiti cinquecenteschi in materia di costume cortigiano (con fortunate pubblicazioni sul gentiluomo e sul duello), di lingua, di poetica, di materia conciliare, di ortodossia religiosa. A quest’ultima impresa si dedicò al punto che a lui, ancorché laico, si è potuto legittimamente guardare come a una delle voci se non piú profonde di certo piú sonore della controversistica cattolica nella stagione della Controriforma incipiente. Come polemista sono note le sue prese di posizione non solo contro gli ebrei o contro i riformati Pietro Paolo Vergerio e Francesco Betti, ma anche quelle contro letterati come Machiavelli e come Aretino. Dopo essersi vantato di aver fatto includere gli opera omnia di costoro tra quelli degli autori della prima classe condannati nell’Indice del 1559, si impegnò – ma senza esito – nel tentativo di espurgare gli scritti di Machiavelli.

La sua militanza linguistico-letteraria e ideologico-religiosa si tradusse tempestivamente in una serie di iniziative editoriali che diedero uno sviluppo pubblico alle sue prese di posizione ma inevitabilmente influirono, s’intende in negativo, sulla conservazione dei suoi manoscritti (per la limitata circolazione delle rime vd. Negri in Muzio 2007: xv). Che non a caso al momento sono costituiti quasi esclusivamente da lettere. Del resto che la forma epistolare fosse in qualche modo, oltre che congeniale al segretario, anche naturale per un uomo “pubblico” quale si sentí presto il Muzio è confermato dal fatto che il genere copre una parte significativa della sua stessa produzione a stampa. Lettere o testi in forma di lettera sono, oltre alle sillogi propriamente epistolari del 1551 (Lettere) e del 1571 (Lettere catholiche), anche le varie Risposte (al Betti, 1558; a Proteo, 1559; al Susio, 1563; all’Averoldo, 1564), le Vergeriane (1550), le Malitie Bettine (1565), e prima ancora lo era stata una parte consistente delle Risposte cavalleresche (1550).

E che a una nuova silloge epistolare destinata a raccogliere lettere “familiari” da affiancare a quelle già edite nei tre libri della giolitina del 1551 Muzio lavorasse ancora negli ultimissimi anni è detto esplicitamente nell’ottobre 1575. In una lettera a Lodovico Capponi, scritta come dedica della raccolta definitiva alla quale aveva messo mano (dedica e raccolta destinate a essere edite postume a cura di Giovan Francesco Lucchi nel 1590), sosteneva infatti che dal momento che quelle del ’51 « già sono smarrite, et posso dir fuori della memoria de gli huomini, non mi par fuor di proposito di farne questa nuova pubblicatione, aggiungendovene alcune altre » (Muzio 1590: 3r). L’iniziativa è documentata da ampie sezioni del codice Riccardiano 2115 (→ 25), un codice che comprende, tra le altre scritture, lettere e minute indirizzate da Roma allo stesso Capponi tra il 1572 e il 1575.

Alla morte dell’autore le carte muziane dovettero rimanere presso i Capponi e poi da lí, almeno in parte, confluire nei fondi della Riccardiana. Da quei materiali Apostolo Zeno, intenzionato a ricostruire la biografia dell’istriano, fece trarre copia del materiale epistolare (materiale che poi, integrato di altre scritture, avrebbe costituito l’attuale Marciano It. X 89 [6431]), descritto analiticamente in Giachery 2003-2015. A metà Ottocento quelle carte vennero raccolte a costituire il già ricordato codice Riccardiano 2115. La vicenda delle carte, delle copie tratte da quelle e dei diversi tentativi di pubblicazione è ricostruita in Borsetto 1990.

La lettera conservata a Firenze (BNCF, Carteggi vari, Muzio, 100 164), contrariamente a quanto riportato nell’intestazione della coperta (attribuzione da qui rifluita in Kristeller: v 602) non è di M. Non è autografa la minuta della lettera del 18 giugno 1560 ad Alfonso Villa conservata a Ferrara (BAr, Raccolta Cittadella, 2029). Il materiale epistolare muziano conservato a Napoli (Archivio di Stato, Carte Farnesiane, buste 519 e 714) è andato distrutto in seguito ai bombardamenti dell’ultima guerra.



Bibliografia
Borsetto 1990 = Luciana B., Lettere inedite di Girolamo Muzio tratte dal codice Riccardiano 2115, in «Rassegna della letteratura italiana», s. viii, xciv, 1-2 pp. 99-178.
Giachery 2003-2015 = Alessia G., [scheda relativa al ms. Marciano It. X 89 (6431)], in Catalogo dei manoscritti delle biblioteche del Veneto, archivio on line (www.nuovabibliotecamanoscritta. it).
Muzio 1590 = [Girolamo M.,] Lettere del Mutio Iustinopolitano, Firenze, Matteo Galassi e Compagni.
Muzio 2007 = Id., Rime, testo a cura di Anna Maria Negri, introduzione e note di Massimo Malinverni e A.M.N., Torino, Res.

*Il reperimento e la verifica dei materiali sono stati facilitati dalla disponibilità di amici, colleghi e bibliotecari che ricordo con gratitudine: Guido Arbizzoni, Santiago Arroyo Esteban, Lucia Baldelli (Biblioteca Federiciana di Fano), Fabiola Bernardini (Biblioteca Comunale « Lorenzo Leoni » di Todi), Mirna Bonazza (Biblioteca Ariostea di Ferrara), Vanni Bramanti, Antonella Imolesi (Fondo Piancastelli della Biblioteca Comunale « Saffi » di Forlí), Piero Lucchi e Andrea Pavanello (Biblioteca del Museo Correr), Paolo Marini, Marco Petoletti.

Nota paleografica

La cronologia dei documenti integralmente di mano di M. e datati che ci sono conservati non lascia alcuna possibilità di conoscere le fasi giovanili delle sue attitudini grafiche. La piú antica testimonianza nota, infatti, risale al 1546, quando M. è ormai cinquantenne. Da quel momento, per i trent’anni successivi e per le centinaia di lettere che costituiscono il principale lascito autografico del letterato, egli sembra scrivere esclusivamente una minuta e ordinata corsiva il cui connotato piú rilevante è proprio nella continua connessione dei segni alfabetici: sfruttando le possibilità offerte dal modo moderno di costituire legatura per levata di penna, il flusso di scrittura è, all’interno di parola, spesso ininterrotto e si arriva facilmente a continua di cinque o sei lettere in connessione. Un’attitudine che non teme la deformazione del disegno, per es., di n quando in legatura posteriore (con e o con o, per es. → 15 r. 3: Milano, ordine) con esito apparentemente non dissimile da r; di r stessa in legamento posteriore con e (ivi, r. 11: podere), quando quest’ultima lettera assuma una fisionomia di straordinaria modernità, morfologia che le consente frequenti connessioni anteriori. Ma la scrittura di M. manifesta un carattere contraddittorio: moderna nell’esecuzione e nel disegno di alcune lettere (s lunga, t iniziale a foggia di 7, occhielli spesso principiati per “testa”, alcuni, rari, legamenti a ponte), essa appare attestarsi su posizioni rétro di stampo umanistico, nel legamento et dalla foggia antiquata e spesso interpretata in modo personale (ivi, rr. 1 e, nella variante originale, 6), o nella g con occhiello inferiore disarticolato in due tratti (mentre quello superiore tende a ridursi al punto); se non addirittura latamente documentarie nella a tracciata in un tempo – con moto sinistrogiro, a partire dall’occhiello e spesso rimasta aperta (ivi, r. 4: data, cura) –, o la r in tre tratti (ma due tempi) che, pur rara, qua e là compare (ivi, r. 17: intitolar, ma qualche accenno anche in parole precedenti). Ancora da segnalare la z dal tracciato veloce, in forma di una moderna r corsiva, con spiccata estensione al di sotto della linea di scrittura: quando raddoppiata, la seconda s’innalza nell’interlinea (ivi, r. 3: Cheluzzi). Personale, e perciò tratto discriminante, è la f a inizio di parola con chiusura dal basso di un occhiello, secondo un’esecuzione speculare dei modelli fiorentini del primo Umanesimo (ivi, r. 2: fuori). Ricorda atteggiamenti propri della mercatura, invece, il signum crucis, accantonato da quattro puntini, posto in apertura, con funzione di invocazione simbolica, delle epistole di M.; le quali, poi, sono concluse da una datatio a cifre romane con linea soprascritta: un particolare che trova corrispondenza anche nella coeva produzione epigrafica d’apparato e che contribuisce a disegnare la fisionomia (scrittoria) complessa di un letterato di estrazione familiare modesta, dalla «giovinezza errabonda» e dalla ignota formazione culturale.

Censimento

  1. Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, Arm. I-XVIII 5359
  2. Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, Arm. I-XVIII 5367
  3. Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, Arm. I-XVIII 5368
  4. Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, Arm. I-XVIII 5369
  5. Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, Arm. I-XVIII 5419
  6. Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, Arm. I-XVIII 5420
  7. Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, Arm. I-XVIII 6537
  8. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 5728, int. 18, cc. 85r-86v
  9. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Reg. Lat. 2023, c. 235r
  10. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 6416, cc. 306-307
  11. Firenze, Archivio di Stato, Ducato di Urbino, I div. G 125, cc. 563r-609r
  12. Firenze, Archivio di Stato, Ducato di Urbino, I div. G 217, cc. 1018-1020
  13. Firenze, Archivio di Stato, Ducato di Urbino, I div. G 256, cc. 294-300
  14. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 401, c. 151
  15. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 463, c. 611
  16. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 662, cc. 85r-86r
  17. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 664, cc. 172r-173r
  18. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 665, c. 174
  19. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 667, c. 232
  20. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 670, c. 133
  21. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 673, cc. 303 e 343
  22. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 678, c. 335
  23. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 680, c. 96
  24. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 758, c. 91
  25. Firenze, Biblioteca Riccardiana, 2115
  26. Forlì, Biblioteca Comunale «Aurelio Saffi», Sez. Autografi secc. XII-XVIII, 38, Muzio, Girolamo
  27. Madrid, Biblioteca Nacional, 7911/102
  28. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1503, cc. 163r, 164v
  29. Milano, Biblioteca Ambrosiana, D 343 inf., c. 125r.
  30. Modena, Archivio di Stato, Archivio per materie, Letterati 49, Muzio, Girolamo
  31. Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, Autografoteca Campori, Muzio, Girolamo
  32. Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, It. 835 (α G 1 17)
  33. Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, It. 1174 (α T 7 10)
  34. Parma, Archivio di Stato, Epistolario scelto 12, Muzio, Girolamo
  35. Parma, Archivio di Stato, Gonzaga di Guastalla 42 5
  36. Parma, Biblioteca Palatina, Carteggio Lucca 3
  37. Parma, Biblioteca Palatina, Epistolario Parmense, 104
  38. Parma, Biblioteca Palatina, Pal. 1033/31
  39. Pesaro, Biblioteca Oliveriana, 429 42, cc. 208-211
  40. Pesaro, Biblioteca Oliveriana, 949, cc. 1-4
  41. Torino, Biblioteche Civiche, Raccolta autografi, Lettere, s.s.
  42. Udine, Biblioteca Arcivescovile e Bartoliniana, 151, cc. 40r-41v, 43r

Fonte: Il Cinquecento - Tomo III (2022)

Data ultima modifica: 30 dicembre 2025 | Cita questa scheda