Tolomei, Claudio
Asciano [Siena] 1492 ca.–Roma 1556
Presentazione
A conferma di quanto già emerso dagli studi precedenti (in particolare Castellani Pollidori in Tolomei 1974 e 1996 e Cappagli 1993), dell’attività di teorico della lingua – che ha reso centrale negli studi sul dibattito cinquecentesco la figura di Claudio Tolomei – non vi sono tracce autografe.* Capofila dell’Accademia Senese, detta poi la «Grande» (Sbaragli 1939: 13-15 e Košuta 1980: 157), e autore di trattati importanti come il Polito uscito nel 1525 (con lo pseudonimo di Adriano Franci) e il Cesano della lingua toscana, pubblicato nel 1555, Tolomei ha lasciato, della sua produzione letteraria e linguistica, solo alcune lettere con firma autografa: una indirizzata a Margherita d’Austria (con allegato il sonetto Miravano dal ciel gli angeli intenti → 9), e altre rivolte a Petronio Barbati e a Mino Celsi contenenti note di lingua e di letteratura, di cui una del 16 aprile 1550 inviata da Roma a Barbati che riporta una versione semplificata dell’alfabeto fonetico (→ 8 e 34; cfr. Cappagli 1993: 369, 388 e sgg. e n. 163, che però smentiva l’autografia, e Celsi 1982).
L’attività epistolare è anche il versante per il quale l’indagine condotta da chi scrive ha permesso di raccogliere il numero maggiore di testimonianze. Si tratta di lettere inviate da Tolomei nello svolgimento degli incarichi ricoperti negli anni Quaranta al servizio di Pier Luigi Farnese e nel biennio 1552-1554, quando venne inviato come ambasciatore per la Repubblica di Siena alla corte di Enrico II in Francia, o per necessità strettamente private. La corrispondenza è spesso trascritta da segretari ma presenta la firma e, in alcuni casi, aggiunte e poscritti autografi (per es. → 4, 11 e 21). Gli autografi integrali si riducono a una trentina di lettere. La prima e pressoché isolata segnalazione di autografi di Tolomei si deve a Ornella Castellani Pollidori (vd. Tolomei 1974: 61 nn. 20 e 21), che individua un manipolo di quattro lettere inviate a Cosimo de’ Medici, tra il 1548 e il 1549, oggi conservate nel fondo Mediceo del Principato dell’Archivio di Stato di Firenze (→ 2-4; di una oggi si esclude l’autografia), e un paio di lettere del fondo della Balia di Siena conservate all’Archivio di Stato senese (→ 24). Allo stato attuale delle ricerche, non è stato recuperato nessun originale delle lettere comprese nell’epistolario pubblicato nel 1547, probabilmente senza il consenso dell’autore: tale mancanza, tuttavia, non risulta inusuale per gli epistolari cinquecenteschi giunti alla stampa.
Oltre ai repertori piú noti, si sono rivelate preziose alcune pubblicazioni che, pur non avendo interessi specifici per l’autografia, contengono informazioni per il recupero degli originali. Si tratta dei lavori di Amadio Ronchini (Lettere 1853), per quanto riguarda il periodo in cui Tolomei fu al servizio dei Farnese nel ducato di Parma e Piacenza, e di Luciano Banchi (1868) e di Lucien Romier (1913), per quanto riguarda il periodo in cui lo scrittore soggiornò in Francia su incarico della Repubblica di Siena. Amadio Ronchini pubblicò la corrispondenza di Tolomei, conservata ancora oggi all’Archivio di Parma tra il fondo dell’Epistolario Scelto e quello degli Autografi illustri del Comune (→ 10 e 11), indirizzata a Pier Luigi Farnese, ai figli e ad altri personaggi legati al ducato di Parma e Piacenza. Banchi invece nel 1868, quando era direttore dell’Archivio di Stato di Siena, stampò in una miscellanea per nozze una scelta di lettere di Tolomei che fanno parte del carteggio con il Capitano del Popolo e il Reggimento di Siena, durante il periodo in cui l’intellettuale fu ambasciatore per la Repubblica senese in Francia insieme a Giulio Vieri, Niccolò Borghesi ed Enea Piccolomini. Infine, lo studio di Romier sulla guerra senese segnala altre lettere, tra cui alcune interamente autografe (→ 14-17, 21, 24, 27). Un lotto di tre lettere, di cui due dichiarate autografe, è stato recentemente venduto all’asta da Gonnelli a Firenze (→ 7).
La ricognizione sistematica sugli autografi di T. ha permesso di rintracciare autografi inediti (→ 5 e 6) e di escludere alcuni pezzi (per esempio London, BL, Add. 48120, cc. 2r-68v, che contiene una copia del Discorso della pace, segnalato da Kristeller: iv 123). Da tempo è stata revocata l’attribuzione alla mano di T. del ms. del Cesano della lingua toscana della Biblioteca Comunale degli Intronati segnato G IX 49. Lorenzo Ilari (1844: 16), compilatore del catalogo dei manoscritti della Biblioteca degli Intronati, lo descrisse come «forse autografo», ma in tempi piú recenti è stato attribuito alla mano di Bartolomeo Carli Piccolomini (Castellani Pollidori in Tolomei 1996: xliii-lxxv).
Alle usuali motivazioni che hanno determinato la fisiologica dispersione degli scritti di T. vanno aggiunti sia i continui spostamenti dello scrittore sia una sua certa reticenza a diffondere le proprie opere, quasi mai giunte a essere licenziate, anzi piú spesso perdute, anche a poca distanza dalla stesura, come si legge in una lettera di Dionigi Atanagi riportata in Tolomei 1547: 208v, per il caso del trattatello Del raddoppiamento da parola a parola.
Delle lettere pubblicate da Banchi o di quelle citate da Romier ne mancano all’appello un paio: una lettera datata Compiegna, 6 settembre 1554, indirizzata al Capitano del Popolo e al Reggimento di Siena (incipit: «Questa sera ho nuovamente parlato al re», cfr. Banchi 1868: 32-34) e una lettera del 22 dicembre citata da Romier con segnatura IX 56.
Bibliografia
Banchi 1868 = Luciano B., Alcune lettere politiche di Claudio Tolomei vescovo di Tolone scritte alla Repubblica di Siena. Per le nozze di Pia Tolomei e Alessandro Sansedoni, Siena, Tip. Sordomuti di L. Lazzeri.
Cappagli 1993 = Alessandra C., Due ricerche sulla fonetica del Tolomei, in «Studi di grammatica italiana», xv, pp. 111-56.
Celsi 1982 = Mino C., In haereticus coercendis quatenus progredi liceat. Poems. Correspondance, ed. by Peter G. Bietenholz, Napoli- Chicago, Prismi-The Newberry Library.
Ilari 1844 = Lorenzo I., Indice per materie della Biblioteca comunale di Siena, Siena, Tip. all’insegna dell’ancora, vol. i.
Košuta 1980 = Léo K., L’Académie siennoise: une académie oublié du XVIe siècle, in «Bullettino senese di storia patria», lxxxvii, pp. 123-57.
Lettere 1853 = Lettere d’uomini illustri conservate in Parma nel R. Archivio dello Stato, [a cura di Amadio Ronchini], Parma, Dalla Reale Tipografia, vol. i.
Romier 1913 = Lucien R., Les origines politiques des guerres de religion: i. Henri II et l’Italie (1547-1555), Paris, Perrin et co.
Sbaragli 1939 = Luigi S., Claudio Tolomei, umanista senese del Cinquecento: la vita e le opere, pref. di Guido Mazzoni, Siena, Accademia per le arti e per le lettere [rist. an., intr. di Luigi Oliveto, con una nota di Vittorio Sgarbi, Firenze, Olschki, 2016].
Tolomei 1547 = Delle Lettere di M. Claudio Tolomei Libri Sette, Venezia, Gabriele Giolito.
Tolomei 1974 = Claudio T., Il Cesano de la lingua toscana, ed. critica a cura di Ornella Castellani Pollidori, Firenze, Olschki.
Tolomei 1996 = Id., Il Cesano de la lingua toscana, ed. critica riveduta e ampliata a cura di Ornella Castellani Pollidori, Firenze, Accademia della Crusca.
* Sono grata a Lorenzo Abbate, Giovanna Frosini, Marcello Simonetta e Franco Tomasi per i preziosi scambi e gli utili suggerimenti.
Nota paleografica
Della tutto sommato non breve vita di T. e della non scarsa sua produzione restano documentati in scritture autografe solo i ventitré anni compresi tra il 1532 e il 1555; l’età, dunque, della piena maturità. In questa fase della sua esistenza, egli mostra di saper scrivere una italica sobria, piccola nel modulo, veloce, priva di particolari grazie e anzi inelegante, ma coerente. Elementi caratteristici sono le due g in varianti contestuali adibite a una distinta funzione fonetica, l’una di ispirazione, per cosí dire, umanistica, con i due occhielli uniti da un tratto verticale (→ 11, del 28 settembre 1547, r. 4: giusta, gli) per esprimere la laterale palatale; l’altra italica con occhiello inferiore fortemente inclinato e richiuso sul corpo della lettera per realizzare tutte le altre occorrenze (tav. 2 r. 4: giorno); una e eseguita in un tempo solo a partire dal basso, o anche dal corpo ma con raddoppiamento del tratto (→ 4 r. 6: m’e), antagonista rispetto alla dominante in due tratti col secondo ben staccato e occhiello raramente chiuso; un legamento et (ampersand) con il corpo schiacciato (per es. → 11 r. 3, del 24 luglio 1540) e un altro, originale ma raro, in cui la t si forma dal secondo elemento della e innalzato nell’interlinea (→ 4 r. 13). Non di frequente, ma ancora una volta costantemente, emergono tratti di attacco per la a e la c, fatti questi che rimandano alle precise tecniche di esecuzione (e dunque di apprendimento) dell’italica, mentre la z è di norma alta e di elegante costituzione (la possibile funzione ortofonica delle varianti è di piú difficile individuazione, ma si veda oltre). Ai poli opposti di questa medietas si possono porre da un lato alcune lettere del 1551 (→ 11, ad es. quelle del 22 aprile e del 12 maggio) manifestazioni di ductus corsivo e di tratteggio trascurato, in cui la scrittura compendiata che è sintetizzata da un tratto verticale (ciò che resta dell’h) richiuso a sinistra a inglobare la c e a esprimere il segnale abbreviativo; la d ha spesso il traverso inclinato; la penna prosegue sul rigo a tracciare lettere che, di norma, vorrebbero separazione (per es. ivi, rr. 6: buona, 7: non, 9: mollificando) e in generale la tenuta della pagina risulta ampiamente deficitaria; dall’altro la lettera “ideologica” del 16 aprile 1550 (→ 8) in cui l’italica è piú distesa e ordinata, maggiore cura è osservata nella definizione dei piedi al termine delle aste discendenti, ma alcune lettere sono adibite alla distinzione ortofonica secondo le indicazioni che vengono fornite in calce alla medesima e relative a un “alfabeto”, richiestogli dal destinatario Petronio Barbati (un alfabeto distinto dall’altro, quello «segreto e mistico non commvnicato a molti, il quale a givdizio mio ha tvtte le parti sve perfettamente»). In questo ordinamento si ha distinzione tra «vocali pure» e «vocali liquide». Fra le prime si trovano due tipi di e, aperta e chiusa (nel disegno dell’alfabeto, per errore, T. non le distingue, scrivendole entrambe testeggiate, ma nel testo la differenza è chiara: tav. 2 r. 1: bèlla è cortese lettera); due tipi di o che sembrano distinguersi per il disegno piú tondo della vocale aperta (rr. 1: ho, 2: cio); nonché una i e v (cioè u, per es. r. 2: pur, subbitamente) che hanno corrispettivi tra le «vocali liquide», cioè vocali il cui suono è di appoggio alla vocale seguente: i (rr. 1: indugiato, 4: giorno, 12: giudizio) e υ (per es. rr. 5: questa, 11: puo). Vi è ancora discriminazione nelle consonanti «stridenti», tra due forme di s per la fricativa alveolare sorda e sonora (rispettivamente corta l’una e lunga l’altra, usata solo in bisognato alla r. 10) e due tipi di z, anche qui per i due tipi di suono (il primo con tratto inferiore rettificato, non presente nel testo; il secondo scritto nella forma consueta per T. e presente, per es., alle rr. 12 e 17: giudizio e affezione alle rr. 6-7). Un tentativo originale di adeguamento della scrittura alla pronuncia destinato, al pari di altri – fra i quali quello di Trissino –, a fallimento. Resta da dire degli usi ortografici di T. sempre attenti a un accorto impiego della punteggiatura (dopo il punto fermo segue regolarmente spazio e maiuscola), con abbondanza di elisioni, segnalate dall’apostrofo, e di accenti (sempre acuti) a indicare le forme verbali (è, rr. 2 e 10, rilevo ho, ha senza accentazione; prima e terza persona del futuro presente indicativo, compreso, in altro luogo, haverà in → 11 r. 2), le parole tronche (perché r. 5, acciò, felicità, però, servitú, volontà, ecc., ma non sistematicamente: r. 3 perche, r. 7 virtu, r. 11 puo). Non regolare, invece, l’adozione di una positura a conclusione del suo nome nelle sottoscrizioni.
Censimento
- Firenze, Archivio di Stato, Carte Cervini 40
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 386, cc. 183, 331 (olim 197 e 322)
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 390, c. 466 (olim 463)
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 391, c. 376r (olim 379)
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 1863, cc. 379, 493, 494r e 504r
- Firenze, Archivio di Stato, Miscellanea Medicea 292 1
- Firenze, Firenze, Collezione privata, Collezione privata
- Foligno, Biblioteca del Seminario Vescovile «L. Jacobilli», A VI 18, cc. 26, 30, e s.n
- Forlì, Biblioteca Comunale «Aurelio Saffi», Raccolte Piancastelli, Sez. autografi secc. XII-XVIII, 65, Tolomei, Claudio
- Parma, Archivio di Stato, Antico Comune di Parma, Raccolta autografi 4403, 25, Tolomei, Claudio
- Parma, Archivio di Stato, Epistolario Scelto 17
- Siena, Archivio di Stato, Balia 734 (olim I), num. 52 e 90
- Siena, Archivio di Stato, Balia 735 (olim II), num. *10, *36 e 43
- Siena, Archivio di Stato, Balia 736 (olim IV), num. 33, 34 (copia di 33), 84
- Siena, Archivio di Stato, Balia 738 (olim V), num. 4 e 93
- Siena, Archivio di Stato, Balia 739 (olim VI), num. 56
- Siena, Archivio di Stato, Balia 740 (olim VII), num. 23
- Siena, Archivio di Stato, Balia 741 (olim VIII), num. 23, 43 e 72
- Siena, Archivio di Stato, Balia 742 (olim IX), num. 13
- Siena, Archivio di Stato, Balia 743 (olim X), num. 25, 39, 46
- Siena, Archivio di Stato, Balia 753 (olim XIX), num. 19, 59
- Siena, Archivio di Stato, Balia 754 (olim XX), num. 43, 68, 78
- Siena, Archivio di Stato, Balia 755 (olim XXI), num. 3, 6, 20, 45, 82, 87, 96, 103
- Siena, Archivio di Stato, Balia 755 (olim XXII), num. 18, 27, 55, 61, 64, 70
- Siena, Archivio di Stato, Balia 756 (olim XXII), num. 1, 17, 19, 27, 32, 37-39, 54, 55a, 75, 78, 82, 85, 94, 98, 99
- Siena, Archivio di Stato, Balia 756 (olim XXII), num. 89
- Siena, Archivio di Stato, Balia 758 (olim XXIII), num. 26b, 28, 49 (copia), 87, 95b, 96 (copia di 95b)
- Siena, Archivio di Stato, Balia 766 (olim XXIX), num. 69, 97b-99
- Siena, Archivio di Stato, Balia 768 (olim XXXI), num. 54 e 85
- Siena, Archivio di Stato, Balia 770 (olim XXXII), num. 24 e 69
- Siena, Archivio di Stato, Balia 772 (olim XXXIV), num. 16, 62, 74, 82, 93
- Siena, Archivio di Stato, Balia 774 (olim XXXVI), num. 18 e 19
- Siena, Archivio di Stato, Balia 775 (olim XXXVII), num. 72
- Siena, Archivio di Stato, Balia 776 (olim XXXIX), num. 69, 84, 90
- Siena, Archivio di Stato, Balia 777 (olim XXXIX), num. 8, 12, 15, 23, 43, 46, 53
- Siena, Archivio di Stato, Manoscritti D 154, cc. 25 e 28r
- Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, A V 47
- Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, C II 26, c. 20
- Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, C II 26, c. 20
Fonte: Il Cinquecento - Tomo III (2022)
Data ultima modifica: 30 dicembre 2025 | Cita questa scheda