Cellini, Benvenuto

Firenze 1500–1571

Presentazione

Anche a voler stemperare i toni appassionati di Piero Calamandrei, che in uno scritto del 1950 definisce Cellini un «meticoloso grafomane» quotidianamente intento a lasciare «ai posteri qualche testimonianza scritta della sua esuberante vitalità» (ora in Calamandrei 1971: 56), non può non colpire, sia per estensione che per varietà tipologica, la mole di materiali autografi celliniani giunta sino a noi. Dai libri di conti, alle stime, ai disegni con scritture autografe, alle suppliche dirette al duca Cosimo e ad altre figure apicali della corte medicea, alla corrispondenza epistolare con protagonisti della vita culturale come Michelangelo e Benedetto Varchi, alla produzione letteraria e saggistica (Vita, rime, trattati), tutto conferma lo spessore di una figura a tutto tondo di artista e scrittore, ma anche di accorto amministratore di bottega, all’occorrenza prestatore di denaro e spregiudicato speculatore, spesso implicato con la giustizia per i motivi piú disparati.

In assenza di strumenti analoghi a quelli predisposti per Raffaello da Shearman 2003 e per Baccio Bandinelli da Waldman 2004, il censimento è stato condotto col supporto dei repertori di base e degli spunti offerti dalla bibliografia specifica (compresi gli Spogli di Gaetano Milanesi, oggi in ASFi, Manoscritti 811). A partire dai lavori prodotti nel corso del XIX sec., stagione aurea della fortuna critica e popolare del mito celliniano (cfr. Mozzati 2011), e dalla serie di documenti pubblicati da Francesco Tassi nel terzo volume della sua edizione della Vita (Cellini 1829): una raccolta tutt’ora fondamentale concepita in funzione dell’autobiografia, a supporto e riscontro di quanto piú o meno tendenziosamente affermato da Benvenuto. Alle sue spalle, di fatto, il solo precedente delle Opere curate da Giovanni Palamede Carpani (Cellini 1806-1811), che per primo, grazie alle trascrizioni fornitegli da Francesco Fontani (cfr. ivi, vol. II pp. 439-40 n. 1), attinge a piene mani al prezioso corpus dei Riccardiani provenienti dalla biblioteca di Anton Maria Salvini (→ 33-39). È proprio Tassi, nelle vesti di bibliotecario palatino, a seguire di persona il passaggio dei materiali celliniani provenienti dall’Archivio dei Buonomini di San Martino alla costituenda cassetta Cellini degli Autografi Palatini (lo attesta una nota di suo pugno del 28 luglio 1828 conservata nella medesima cassetta e pubblicata in Cellini 1901a: 426-27 n. 2). La storia di queste carte (→ 30), provenienti dall’archivio privato di Cellini e approdate alla pia istituzione fiorentina nel 1655 a seguito di vicende ereditarie legate alle volontà del nipote Iacopo Maccanti, è ben nota agli studi (di recente è stata illustrata in Gallucci 2003: 14-15 e da Diletta Gamberini in Cellini 2014: xciv). La pubblicazione da parte di Tassi di documenti ricondotti all’Archivio dei Buonomini ma non presenti fra gli Autografi Palatini (Cellini 1829: III 180-82 num. 129, 224-25 num. 144, 327 n. 1) e la testimonianza di Gaetano Milanesi che descrive una visita effettuata «per cortesia di quegli onorevoli signori, nei primi del 1856» (a quasi un trentennio, dunque, dal versamento del 1828; cfr. Cellini 1857: xxxix), hanno indotto a un supplemento di indagine, purtroppo non risolutivo. Come indicato a p. 81 dell’inventario dattiloscritto del fondo, completato nel 1997 da Silvia Cioni e ora disponibile nella sala di consultazione, risulta effettivamente mancante presso i Buonomini la filza XXXVII della serie delle eredità che conteneva la “buca” 92 con le carte Cellini-Maccanti: non mi è stato, tuttavia, possibile individuare l’attuale collocazione di materiali esclusi dal prelievo del 1828, fra i quali è lecito pensare che si trovino altri documenti di rilievo con scritture potenzialmente autografe.

Per incisività dell’indagine di prima mano merita i gradi di corrispettivo novecentesco della raccolta di Tassi l’impressionante lavoro di spoglio documentario condotto da Piero Calamandrei, i cui risultati escono postumi in forma di inventario-regesto per le cure di Carlo Cordié e con la partecipazione attiva di Ada Cocci Calamandrei, Tristano Codignola e Elio Conti (Calamandrei 1971: 177-386). Già in un saggio del 1931 il giurista fiorentino si dichiara intento a ricostruire «sulla scorta di una abbondante documentazione in parte inedita, le vicende giudiziarie del Cellini, che può esser preso come un esempio rappresentativo dell’uomo litigioso e manesco, convinto che tutti intorno a lui voglion fargli torto, e disposto, quando i giudici non gli danno ragione, a farsi ragione da sé» (ivi, p. 39). L’interesse per il caso-Cellini lo porta negli anni ad archiviare piú di 700 trascrizioni, cosa che induce Cordié a «pensare che il Calamandrei volesse pubblicare tutti i documenti relativi all’esistenza del Cellini e dei suoi familiari» (ivi, p. xxxvi), secondo l’auspicio espresso già a inizio secolo da Orazio Bacci (in Cellini 1901a: 426: «sarebbe desiderabile che si pubblicasse un prospetto cronologico e per provenienze di tutti i documenti concernenti il Cellini»). Inutile insistere sul valore di un simile corpus di testimonianze relative a materiali in buona parte ancora inediti, del quale, proprio per questo, sorprende oggi constatare la sparizione, a dispetto di chi, come Cordié, si augurava un collocamento «a disposizione degli studiosi in una biblioteca pubblica, col consenso della famiglia» (Calamandrei 1971: xxxvi; la destinazione immaginata da Cordié era la Biblioteca Riccardiana). Chi scrive deve a Silvia Calamandrei l’informazione che le ultime notizie disponibili in proposito emergono dalla corrispondenza tra lo stesso Cordié, Franco Calamandrei e Federico Codignola: nel 1975 le carte passano a quest’ultimo e vengono riposte nella segreteria de La Nuova Italia, dove se ne perdono le tracce (ha dato esito negativo anche il controllo condotto fra le carte della casa editrice ora conservate presso il Centro Archivistico della Scuola Normale Superiore di Pisa). In attesa di approfondire la questione, lo spoglio della documentazione registrata nell’inventario-regesto di Cordié si è limitato a ciò che piú probabilmente poteva contenere scritture autografe, suppliche al duca e alle varie magistrature in primis (non consultabili – per l’entità dei danni riportati nell’alluvione del 1966 – le filze di ASFi, Camera e auditore fiscale 768 e Magistrato supremo 1139; persa la successiva 1140). Quello della supplica è il genere di composizione epistolare in cui Cellini – forse facendo di necessità virtú – si dimostra maggiormente versato. Spesso prive di data, ma quasi sempre databili a partire dai rescritti (numerosi quelli vergati da Lelio Torelli, nei panni di segretario ducale), le suppliche celliniane sono di frequente contrassegnate da una sottoscrizione autografa nel vertice in alto a sinistra della carta. Gesto di autoaffermazione dello scrivente che sembra cosí voler precedere l’inserimento della formula di archiviazione in uso nella pratica di cancelleria.

Di seguito alcune annotazioni puntuali sui manoscritti non autografi e su quelli risultati irreperibili. Tra i documenti cui, in forma piú o meno esplicita, è stata erroneamente assegnata la qualifica di autografi si segnalano i seguenti:

1. la supplica a Cosimo I de’ Medici priva di data ma con rescritto di Torelli del 5 settembre 1562 conservata presso l’Archivio di Stato di Firenze, Otto di Guardia e Balia del Principato 2241, 180: menzionata come inedita in Cellini 1901a: 428, viene poi pubblicata come autografa da Biagi 1911: [9], il quale dichiara di averne ricevuta copia da Gaetano Milanesi;

2. il manoscritto Magl. XVII V 29 della Biblioteca Nazionale di Firenze, testimone di rilievo della Vita di C., ma non autografo come invece riportato in Kristeller: I 119;

3. il sonetto Quand’esce il sol dall’orizonte fuore conservato presso la stessa Biblioteca Nazionale, Filze Rinuccini 20, ins. 1, c. 107v (su cui cfr. Cellini 2014: CII) che in Mabellini 1892: 320 viene indicato come «di mano di Cellini»;

4. il ms. Ricc. 2787 della Biblioteca Riccardiana di Firenze, libro di conti e ricordi di C. relativi agli anni 1545-1560 (su cui si vedano: Cellini 1806-1811: passim; Cellini 1829: III passim; Cellini 1852: 565-69 doc. lxIv; Kristeller: I 183; Calamandrei 1971: passim; Benvenuto Cellini 1984: 89 e passim; Pope-Hennessy 1985: passim; Bartoletti 2009: 148);

5. la nota in calce a un disegno di un busto di un Farnese (al tempo nella collezione Marquis de Chennevières) la cui attribuzione alla mano di C. è sostenuta da Plon 1883: 369-70 e n. 5, tav. lxxvi (non autografa, a sua volta, la scrittura che Plon riproduce in facsimile come termine di paragone a sostegno della sua proposta);

6. la supplica senza data a Cosimo I de’ Medici (dove, tuttavia, si fa riferimento a una precedente supplica dell’ottobre 1564) con la richiesta del saldo dei pagamenti per il Perseo conservata nelle Raccolte Piancastelli, Sez. Autografi secc. XII-XVIII, 14, Cellini, Benvenuto, della Biblioteca Comunale Saffi di Forlí (Kristeller: I 233; a questo documento potrebbe riferirsi Vanbianchi 1901: 186, quando parla di materiali autografi celliniani nella collezione di Luigi Azzolini, confluita in buona parte in quella di Piancastelli; cfr. a riguardo Imolesi Pozzi 2010: 689).

Tra gli autografi irreperibili vanno elencate alcune testimonianze di grande rilievo.

1. In primo luogo il prezioso schizzo del sigillo dell’Accademia del Disegno seguito da uno scritto autografo di C. (1563 ca.) appartenuto a Piero Calamandrei (che lo pubblica sul «Corriere della Sera» del 9 agosto 1938; poi riportato in Cellini 1955: 47, tav. 72A e Winner 1968: 293). A dispetto delle voci bibliografiche in cui, con l’eccezione di Pope-Hennessy 1985: 311 n. 18, tav. 144 («Formerly Archivio Calamandrei, Florence») e Cordellier 2004: 104 n. 11 («Florence, anciennement Archivio Calamandrei»), si continua negli anni ad assegnarlo all’archivio fiorentino di Calamandrei (Kemp 1974: 222; Barbaglia in Cellini 1981: 84, 85, 99-100 num. 71; Meller 1994: 9, 15 n. 2, tav. 1; Bohde 2003: 120-21; Collareta 2003: 165-66, fig. 1; Flemming 2003: 60, fig. 1; Gallucci 2003: 162 n. 66; Vezzosi 2015: 180), è verosimile che il documento sia rimasto a Firenze per lo meno fino al momento in cui Cordié licenzia alle stampe la silloge Calamandrei 1971 (cfr. in partic. pp. 132-34 e tavv. xIv-xv): nel 1986 è censito nella collezione di Giannalisa Feltrinelli in deposito presso la Morgan Library di New York (Kristeller: v 346); se ne perdono definitivamente le tracce dal 3 dicembre 1997, giorno in cui viene battuto a un’asta londinese di Christie’s (Feltrinelli 1997: 56-57 lot 148).

2. Indicata come mancante dalle Carte Strozziane (I 133, c. 71) già dalla prima metà del XIX sec. la lettera a Vincenzio Borghini scritta «di casa» il 13 aprile 1564: al suo posto nella filza un facsimile donato all’Archivio Mediceo da Giuseppe Molini, che vede il documento in vendita a Parigi nel 1846. Prima di essere sottratta, la lettera era stata comunque pubblicata da Tassi in Cellini 1829: III 356-57 num. xvI (sulla sorte di questa importante missiva si torna in Cellini 1852: 511 num. xIv e n. 4; Cellini 1857: 309 n. 1; Plon 1883: 103-4 e n. 1; Guasti 1884: 548;Cellini 1890b: 618-19 n. 3; Cellini 1901b: 608-9 n. 3; Vincenzio Borghini 2002: 370 n. 14).

3. Parimenti ignoto il destino della lettera autografa a Giovanni Gaddi datata Roma, 15 luglio 1526: la rara testimonianza della mano giovanile di C. apparteneva alla Ian Woodner Collection di New York, dispersa dopo la morte del proprietario, a partire dal 1990 (Woodner Collection 1971: num. 15; Pope-Hennessy 1985: 30, 298 n. 26, tavv.15 e 16; Kristeller: v 353).

Di seguito, invece, l’elenco dei documenti potenzialmente autografi che risultano ad oggi irreperibili.

1. Due lettere a Benedetto Varchi, una spedita da Roma il 9 settembre 1536 (Raccolta 1754: 11-12; Cellini 1829: III 311-14 num. I; Cellini 1857: 267-70 num. I; Plon 1883: 331-32), una datata Firenze, 28 giugno 1546 (Varchi 1549: 152- 54: dove il mese indicato è quello di gennaio, poi corretto in giugno da Tassi; Raccolta 1754: 13-15; Cellini 1829: III 316-20 num. III; Cellini 1857: 272-75 num. vI). Francesco Tassi ripropone i testi pubblicati nella silloge di Giovanni Bottari dichiarando però di averli sottoposti al confronto con gli originali autografi, cui rinvia in maniera piuttosto sommaria nel solo caso della missiva del 1536 localizzata «nel Carteggio Universale di Cosimo Primo, esistente nell’Archivio Mediceo» (Cellini 1829: III 314 n. 2). Nella sezione di Lettere e suppliche della sua edizione dei Trattati, Gaetano Milanesi osserva che la lettera del 1536 «era nel Carteggio universale di Cosimo Primo, esistente nell’Archivio Mediceo; ma da piú tempo è passata, con molti altri autografi, nella R. Biblioteca Palatina»; a proposito della lettera del 1546, invece, Milanesi critica apertamente Tassi che «dice di averla conferita con l’autografo, ma non dice dove questo sia» (Cellini 1857: 270 n. 1, 275). Le ricerche sin qui condotte, col supporto generoso di specialisti della materia varchiana (Vanni Bramanti, Dario Brancato, Salvatore Lo Re), non hanno permesso di recuperare i due documenti, che non risultano né presso la Biblioteca Laurenziana né presso la Biblioteca Nazionale di Firenze: nello specifico è anzi opportuno chiarire che verosimilmente non facevano parte dell’antico ms. Strozziano 481, silloge contenente lettere di diversi a Varchi smembrata e ricollocata nella serie degli Autografi Palatini. Lo prova una nota del bibliotecario palatino Giuseppe Molini che, nel dicembre 1832, proprio a riguardo del destino dello Strozziano, dichiara di aver prelevato «le due lettere di Benvenuto Cellini» per trasportarle «al loro luogo nella Cassetta contenente le Carte del Cellini» (cfr. camicia di Autografi Palatini, Varchi 1 Indice). Dunque il manoscritto conteneva soltanto due lettere di C., quelle datate Firenze 22 maggio 1559 e 22 maggio 1563, tutt’ora presenti fra gli Autografi Palatini (Cellini I 1 e 9: → 30) e di recente ripubblicate da Bramanti in Lettere 2012: 372-73, 417-18. Vano il tentativo di individuare le lettere perse fra le carte del Mediceo del Principato: sono state spogliate senza successo le filze 644, 653, 656, 658.

2. La lettera al maggiordomo ducale Pierfrancesco Riccio datata Firenze, 4 ottobre 1545: Milanesi la pubblica dall’originale che si troverebbe in una filza del Mediceo del Principato intitolata «Vari fogli riguardanti Cosimo I, le sue corrispondenze segrete, ed altri fogli relativi alla sua propria persona, molto importanti, n° XXXVII, n° 4» (Cellini 1857: 271-72 num. iv), coordinate che non è stato possibile ricondurre agli estremi archivistici attualmente in uso (senza successo il tentativo di recuperare la lettera tramite lo spoglio delle filze 613, 1169, 1170A, 1171).

3. La lettera a Cosimo I de’ Medici scritta da Firenze il 20 maggio 1548, che Tassi pubblica in Cellini 1829: III 320-25 num. iv: il documento era custodito presso l’Archivio di Stato di Firenze nell’attuale filza 387 del Mediceo del Principato, c. 469 (cart. ant.), dove era ancora presente all’altezza degli Spogli di Gaetano Milanesi (ASFi, Manoscritti, 811, p. 126; non risulta, ovviamente, in Carteggio universale 2013a).

4. Due suppliche a Cosimo I che Tassi pubblica come appartenenti alla propria collezione privata: la prima datata 22 giugno 1563 (ma con rescritto di Torelli del 13 giugno 1563; Cellini 1829: III 122-23 num. 85; Cellini 1890b: 570-71 doc. xvIII; Cellini 1901b: 556-57 doc. xxxIv); la seconda priva di data ma assegnata al 1564 da Tassi (Cellini 1829: III 128 num. 90; Cellini 1890b: 571 doc. xIx; Cellini 1901b: 557 doc. xxxv).

5. La lettera senza data a Filippo d’Anterigoli, anch’essa transitata per la collezione privata di Tassi (che la pubblica in Cellini 1829: III 363 num. xIx, dopo averne inserito il facsimile in Cellini 1829: I, poi riprodotto in Allodoli 1930: 56): nel 1963 Ettore Camesasca la pubblica nuovamente segnalandone, senza ulteriori specifiche, la ricomparsa sul mercato antiquario fiorentino (Camesasca 1963: 40, tav. xvIb).

6. Due scritture contabili datate 8 marzo 1566 e 1° giugno 1570 che Tassi preleva dalle Regie rendite dell’Archivio Mediceo (Cellini 1829: III 151 num. 108, 179-80 num. 128). Già dalla seconda metà del sec. XIX questa serie archivistica non è piú presente con tale denominazione fra le carte dell’Archivio di Stato di Firenze, dove è stata ricollocata all’interno di altri fondi (sul merito rinvio a Contini-Martelli 1991): un tentativo di rintracciare i due documenti ha condotto allo spoglio, purtroppo infruttuoso, delle filze 575 e 642 della Depositeria generale (Parte antica).

7. Resta senza riscontro la segnalazione di Kristeller: II 528 circa la presenza di corrispondenza epistolare di C. e altri letterati (Poliziano, Lorenzo de’ Medici, Torquato Tasso) nella Raccolta Papadopoli, acquisita e donata allo Stato italiano nel 1942 dal conte Guglielmo Galletti e in seguito divisa fra gli Archivi di Stato di Milano e di Venezia (Capograssi 1954: 56). A quanto si desume dalla registrazione, Kristeller non vede direttamente i documenti ma ricava i dati da una scarna pubblicazione uscita nelle Nuove accessioni delle «Notizie degli Archivi di Stato» (Dono Papadopoli 1943), specificando che «most of the more important mss. went to the Archivio di Stato in Milan, others were scattered, and some were lost during the last war». Ad oggi questi autografi non risultano né tra le carte del fondo Galletti dell’Archivio di Stato di Milano (benché la registrazione di Dono Papadopoli 1943 sia riproposta ancora in Cereghini 2000: xxiii), né nella serie dei manoscritti Papadopoli conservata presso l’Archivio di Stato di Venezia, né fra le carte della famiglia Arrivabene Valenti Gonzaga, erede dei Papadopoli.

8. Allo stesso modo priva di riscontro la notizia riportata nel repertorio di Carlo Vanbianchi circa la presenza di materiali celliniani nella raccolta milanese del cav. Ercole Gnecchi (Vanbianchi 1901: 43; esito negativo hanno dato i sondaggi effettuati presso gli eredi: Francesco Gnecchi Ruscone mi conferma la dispersione della collezione di autografi dopo la morte del cav. Ercole, avvenuta nel 1919; esito parimenti negativo anche dalla verifica condotta presso la Biblioteca della Società Italiana di Numismatica).

Non è stato, infine, possibile prendere visione dei materiali celliniani conservati a San Pietroburgo presso l’Institut Istorii Akademii Nauk 22-26/76 (Katuškina 1972: num. 58; Kristeller: v 171). Stando alle notizie pervenutemi dagli archivisti dell’Institut si tratterebbe di quattro documenti: un diploma di Francesco I che conferma il diritto di C. a beni acquisiti in Francia (copia autenticata del 1556); testimonianze sul caso giudiziario di C. riguardo il possesso di una tenuta (1566); estratti dal regolamento della corte ducale di Firenze a proposito di una causa di C. contro G. Carnesecchi (1567, 1570); bozza di una querela degli eredi di C. (1591).



Bibliografia
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Bartoletti 2009 = Guglielmo B., I manoscritti Riccardiani provenienti dalla libreria di Anton Maria Salvini, in «Atti e memorie dell’Accademia toscana di Scienze e Lettere “La Colombaria”», n.s., lx, pp. 119-49.
Benvenuto Cellini 1984 = Benvenuto Cellini. Opere non esposte e documenti notarili, a cura di Dario Trento, Firenze, S.P.E.S.
Benvenuto Cellini 2003 = Benvenuto Cellini. Kunst und Kunsttheorie im 16. Jahrhundert, hrsg. von Alessandro Nova und Anna Schreurs, Köln-Weimar-Wien, Böhlau.
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Calamandrei 1971 = Piero C., Scritti e inediti celliniani, a cura di Carlo Cordié, Firenze, La Nuova Italia.
Camesasca 1963 = Ettore C., Due lettere del Cellini, in «Il Vasari», xxi, pp. 39-40.
Capograssi1954 = Antonio C., Manoscritti della Biblioteca Papadopoli donati all’Archivio di Stato di Venezia, in «Notizie degli Archivi di Stato», xiv, 2 pp. 53-66.
Carteggio universale 2013a = Carteggio universale di Cosimo de’ Medici. Archivio di Stato di Firenze. Inventario III (1544-1549). Mediceo del Principato. Filze 373-391A, a cura di Anna Bellinazzi, Claudio Lamioni, Marcella Morviducci, Pisa-Firenze, Pacini-Giunta Regionale Toscana.
Cellini 1806-1811 = Benvenuto C., Opere, a cura di Giovanni Palamede Carpani, Milano, Società Tipografica de’ Classici Italiani, 3 voll.
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Cellini 1852 = La Vita di Benvenuto Cellini scritta da lui medesimo, restituita esattamente alla lezione originale con osservazioni filologiche e brevi note dichiarative ad uso dei non toscani, per cura di Brunone Bianchi, con vari documenti in fine concernenti la vita e le opere dell’autore, Firenze, Le Monnier.
Cellini 1857 = I trattati dell’oreficeria e della scultura di Benvenuto Cellini, nuovamente messi alle stampe secondo la originale dettatura del codice marciano per cura di Carlo Milanesi, Firenze, Le Monnier.
Cellini 1890b = La vita di Benvenuto Cellini scritta da lui medesimo, nuovamente riscontrata sul codice laurenziano, con note e illustrazioni di Gaetano Guasti, Firenze, Barbèra.
Cellini 1901a = Benvenuto C., Vita, testo critico con intr. e note storiche per cura di Orazio Bacci, Firenze, Sansoni.
Cellini 1901b = La vita di Benvenuto Cellini seguita dai trattati dell’oreficeria e della scultura, e dagli scritti sull’arte, prefazione e note di Arturo Jahn Rusconi e Antonio Valeri, Roma, Società Editrice Nazionale.
Cellini 1955 = Tutta l’opera del Cellini, a cura di Ettore Camesasca, Milano, Rizzoli.
Cellini 1981 = L’opera completa del Cellini, presentazione di Charles Avery, apparati critici e filologici di Susanna Barbaglia, Milano, Rizzoli.
Cellini 2014 = Benvenuto C., Rime, ed. critica e commento a cura di Diletta Gamberini, Firenze, Società Editrice Fiorentina.
Cereghini 2000 = Bernadette C., Il dono Galletti: la fonte, in Il Fondo Galletti, manoscritti e autografi dell’Archivio di Stato di Milano. Catalogo della Mostra di Milano, 18 maggio-28 luglio 2000, Milano, Archivio di Stato, pp. xxI-xxIII.
Collareta 2003 = Marco C., Benvenuto Cellini ed il destino dell’oreficeria, in Benvenuto Cellini 2003: 161-69.
Contini-Martelli 1991 = Alessandra C.-Francesco M., Le vicende dell’Archivio delle Regie rendite nel Settecento, in Dagli archivi all’Archivio. Appunti di storia degli archivi fiorentini, a cura di Carlo Vivoli, Firenze, Archivio di Stato di Firenze-Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica, pp. 83-106.
Cordellier 2004 = Dominique C., Trois dessins de Benvenuto Cellini, in «Revue de l’art», 143, pp. 101-5.
Dono Papadopoli 1943 = Il dono della Raccolta «Papadopoli», in «Notizie degli Archivi di Stato», III, 1 pp. 39-40.
Feltrinelli 1997 = The Giannalisa Feltrinelli Library. Part two. Italian Renaissance Manuscripts and Autograph Letters. Auction Wednesday, / December 1997, London, Christie’s.
Flemming 2003 = Victoria von F., Gezähmte Phantasie. Cellinis Entwürfe für das Akademie-Siegel, in Benvenuto Cellini 2003: 59-98.
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Katuškina 1972 = Lidija G. K., Ot Dante do Tasso. Katalog pisem i sočinenij ital’janskich gumanistov v sobranii LOII SSSR, Leningrad, Nauka.
Kemp 1974 = Wolfgang K., Beiträge zur Geschichte des Begriffs zwischen 1547 und 1607, in «Marburger Jahrbuch für Kunstwissenschaft», 19, pp. 219-40.
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Pope-Hennessy 1985 = John Wyndham P.-H., Cellini, London, MacMillan.
Raccolta 1754 = Raccolta di lettere sulla pittura scultura ed architettura scritte da’ piú celebri professori che in dette arti fiorirono dal secolo XV al XVII, Roma, Barbiellini, to. I.
Shearman 2003 = John S., Raphael in Early Modern Sources (148/-1602), New Haven-London, Yale Univ. Press, 2 voll.
Vanbianchi 1901 = Carlo V., Raccolte e raccoglitori di autografi in Italia, Milano, Hoepli.
Varchi 1549 = Due lezzioni di m. Benedetto V., nella prima delle quali si dichiara un sonetto di m. Michelagnolo Buonarroti. Nella seconda si disputa quale sia piu nobile arte la scultura, o la pittura, con una lettera d’esso Michelagnolo, & piu altri eccellentiss. pittori, et scultori, sopra la quistione sopradetta, Firenze, Lorenzo Torrentino.
Vezzosi 2015 = Alessandro V., Il sigillo accademico da Leonardo a Benvenuto Cellini, in Accademia della arti del disegno. Studi, fonti e interpretazioni di 450 anni di storia, a cura di Bert W. Meijer e Luigi Zangheri, Firenze, Olschki, to. I pp. 175-83.
Vincenzio Borghini 2002 = Vincenzio Borghini. Filologia e invenzione nella Firenze di Cosimo I. Catalogo della Mostra di Firenze, 21 marzo-20 aprile 2002, ideazione e cura del catalogo Gino Belloni e Riccardo Drusi, mostra a cura di Artemisia Calcagni Abrami e Piero Scapecchi, Firenze, Olschki.
Waldman 2004 = Louis A. W., Baccio Bandinelli and Art at the Medici Court. A Corpus of Early Modern Sources, Philadelphia, American Philosophical Society.
Winner 1968 = Matthias W., Federskizzen von Benvenuto Cellini, in «Zeitschrift für Kunstgeschichte», 31, pp. 293-304.
Woodner Collection 1971 = Woodner Collection 1. A Selection of Old Master Drawings before 1700. [Catalogue of the] Exhibition «William H. Schab Gallery Inc.», New York, 15th October-26th November 1971, Los Angeles County Museum, 17th December-28th February 1972, Indianapolis Museum of Art, 13th March-2nd May 1972, New York, The William H. Schab Gallery.

* Sono profondamente grato a Vanni Bramanti, Dario Brancato, Silvia Calamandrei, Diletta Gamberini, Carlo Alberto Girotto, Salvatore Lo Re, Francesco Martelli, Marcello Simonetta.

Nota paleografica

Nella prolissa attività di scrittura di C. si registra un solo esempio datato agli anni Venti (e precisamente al 2 giugno 1526, C. ventiseienne → 32; una seconda lettera di quell’anno, posteriore di due settimane, risulta oggi irreperibile, cfr. p. 167) e nessuno per gli anni Trenta, mentre dal decennio successivo (cioè dall’annotazione apposta al disegno di un satiro oggi a Washington e attribuibile al 1542/1543 → 47) e fino all’anno che precede la sua morte non v’è penuria di documentazione autografa. Anzi, come bene osserva Marini, «colpisce la mole di scritture autografe», anche se a colpire di piú è la loro varietà: conti, corrispondenza di vario tipo, suppliche, scritti di natura tecnica, componimenti letterari, trattati, ecc. La lacuna che affligge i primi anni impedisce di cogliere le fasi di formazione grafica di C. la quale certamente si svolse in ambito volgare e probabilmente domestico (non fu mai padrone di una sintassi e di un’ortografia corretta), giacché il padre Giovanni aveva «qualche cognitione della medicina e delle lectere latine» (Bacci in Cellini 1901a: 24). Nulla egli rivela a questo proposito nella Vita, dove invece riferisce dell’istruzione nelle «lettere latine» del fratello Cecchino, perché il padre desiderava fare del figlio minore un «gran letterato legista», riservando per lui la carriera di «gran sonatore et musico» (ivi: 21). Ma che C. avesse presto imparato presto a scrivere si ricava dalla sua medesima testimonianza: fuggito a Pisa nel 1517, ebbe un moto di tenerezza per cui «ricordatomi del dolore che poteva haver di me il mio buon padre, gli scrissi» (ivi: 22). Del resto è ancora la Vita a confermare la precocità degli scriventi che lavoravano nell’ambiente di artigiani/artisti di buon livello quale fu quello in cui nacque e poi operò C.: nella prima carta del ms. Palatino, autografo parziale della Vita (→ 28), egli ricorda come avesse «cominciato a scrivere di mia mano questa mia vita […] ma considerando che io perdevo troppo tempo et parendomi una smisurata vanità, mi capitò inanzi un figliuolo di Michele di Goro dalla pieve a Groppine, fanciullino di età di anni xIIII, in circa, et era ammalatuccio io lo cominciai a fare scrivere, et in mentre che io lavorano gli dittavo la vita mia». La testimonianza piú antica di autografia mostra come, nel primo decennio del XVI secolo, l’italica fosse ormai divenuta patrimonio comune anche degli ambienti artistici: nella generazione precedente, Buonarroti aveva appreso a scrivere in mercantesca. Dal modello cancelleresco, ma soprattutto dal disegno delle lettere presente in quella prima missiva, C. non si allontanerà piú, anche se rivelerà, nel corso del tempo, dapprima una migliore padronanza della penna, che gli consentirà di scrivere pagine formalmente attraenti (come la relazione di stima del 1568, cfr. tav. 1), e poi, negli ultimi anni di vita, una maggiore incertezza, quando il tratto si farà esitante e la scrittura stessa piú angolosa. Aspetti durevoli nella scrittura di C. sono la g di mediocre realizzazione (qualche miglioramento nel corso del tempo), con occhiello superiore sovente isolato e quello inferiore piccolo (tav. 4 r. 3: g[liel]e diate e, per saltare all’altro capo cronologico tav. 1 r. 2: Luigi); la d con maldestro accostamento dell’asta in netto peggioramento con l’avanzare dell’età (tav. 4 r. 2: di richordarvi, e tav. 1 r. 1: dí 16 di); la e spesso con occhiello irregolare (tav. 4 r. 2: siate chontento, e tav. 1 r. 2: come avendo), ma quando in sillaba libera non raramente con tratto di uscita a destra (tav. 3 r. 4: presuntione); la q con poderosa volta dell’asta a sinistra; i legamenti posteriori di h (tav. 4 r. 1: richordarvi). Sembrano fenomeni legati piuttosto alla prima fase di vita il moto di attacco delle aste ascendenti (tav. 4 r. 1: di), poi trasformatosi in una piú regolare volta, e gli analoghi cominciamenti di a, c e dell’occhiello della d. Progredendo nel tempo questa scrittura si compatta lateralmente pur mantenendo sempre un equilibrato distanziamento delle parole e introducendo uno specifico legamento et che, non sempre perfettamente eseguito, rimarrà tratto costante (si veda la bella lettera a Cosimo de’ Medici → 14 r. 4, nonché negli esempi qui riprodotti tav. 1 r. 3); la z assume una duplice esecuzione: al disegno con il terzo elemento ondulato, ma orizzontale, se ne aggiunge una piú simile al modello mercantesco (tav. 4 r. 3: g[liel]e diate e, per saltare all’altro capo cronologico tav. 1 r. 2: Luigi). Ciò che piú colpisce nel modo di scrivere di C. è però la capacità di trovare soluzioni di straordinaria eleganza nell’apparato maiuscolo. Si guardi la R in tav. 4 ultima riga Restate; la A in (tav. 1 r. 1), ma soprattutto il monogramma cesellato nella soprascritta di → 14 e si comprenderà come qui, meglio che altrove, sapesse esprimersi l’estro dell’artista. Del resto, proprio la scrittura maiuscola, la capitale di modello epigrafico antiquario, è probabilmente la migliore manifestazione grafica uscita dalle sue mani: la si legga, nella sua magnificenza, nel balteo con la sua firma, unico vestimento del Perseo. Questa scrittura fu certamente oggetto di attento studio da parte di C., fatto del resto congruo col periodo e con la sua professione, come testimoniano le scritte incise sulle medaglie e le monete frutto della sua oreficeria, nelle quali il trattamento della T rivela l’attenzione per i particolari propri dell’epigrafia classica; o dai riferimenti che qua e là si leggono nella Vita, come quando racconta della lapide con su il nome intagliato «di bellissime lettere antiche» che aveva fatto fare per il fratello ucciso da un’archibugiata (Bacci in Cellini 1901a: 104); o esprime un giudizio lusinghiero sulla bella scrittura di Luigi Pulci (ivi: 65). Ma che in generale il pluriomicida artista fosse uomo attento ai fatti grafici e sensibile agli effetti taumaturgici dello scrivere è certificato, ancora una volta, dall’autobiografia. Prigioniero in Castel Sant’Angelo, si fa portare la Bibbia volgare e le cronache di Villani e qui, racconta, «cominciai a schrivere il meglio che io potevo in su certe carte che avanzavano innel libro della Bibbia, e riprendevo gli spiriti mia dello intelletto isdegniati di non voler piú istare in vita» (ivi: 226).



Bibliografia
Cellini 1901a = Benvenuto C., Vita, testo critico con intr. e note storiche per cura di Orazio Bacci, Firenze, Sansoni.

Censimento

  1. Berlin, Kupferstichkabinett, 17 407
  2. Chicago, The Newberry Library, Vault Case MS 5A 56
  3. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Archivio Salviati 58, cc. 270-271
  4. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 6523, cc. 21-22
  5. Cologny (Genève), Fondation Martin Bodmer, C-12 1
  6. Firenze, Archivio dell’Opera di Santa Maria del Fiore, III 1 1, Suppliche, rescritti e ordini del governo, 64
  7. Firenze, Archivio di Stato, Archivio Guidi, 528, 1548, 1554-1559
  8. Firenze, Archivio di Stato, Camera e auditore fiscale 767, 171
  9. Firenze, Archivio di Stato, Camera e auditore fiscale 811, 101
  10. Firenze, Archivio di Stato, Carte Accolti 7 12
  11. Firenze, Archivio di Stato, Carteggio d’Artisti 1 11
  12. Firenze, Archivio di Stato, Decima granducale 871 223
  13. Firenze, Archivio di Stato, Magistrato supremo 1141 12
  14. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 390A, cc. 1009 e 1012
  15. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 484, cc. 161 e 182
  16. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 488, cc. 251-252
  17. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 495A, cc. 988 e 993
  18. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 497A, cc. 1065 e 1090
  19. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 502, cc. 173-174
  20. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 607, c. 524
  21. Firenze, Archivio di Stato, Mercanzia 7488, 101
  22. Firenze, Archivio di Stato, Miscellanea Medicea 513 36. cc. 9-10; cc. 11-12
  23. Firenze, Archivio di Stato, Monte Comune o delle Graticole I 333, c. 152
  24. Firenze, Archivio di Stato, Otto di Guardia e Balia del Principato 2232. 302; 552
  25. Firenze, Archivio di Stato, Otto di Guardia e Balia del Principato 2239 419
  26. Firenze, Archivio di Stato, Soprassindaci, Sindaci e Ufficio delle Revisioni e Sindacati 1 14, cc. 50, 59, 75v, 76r, 84v, 95v.
  27. Firenze, Archivio di Stato, Soprassindaci, Sindaci e Ufficio delle Revisioni e Sindacati 13 48
  28. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Mediceo Palatino 2342
  29. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Autografi Gonnelli 7 11, num. 2
  30. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Autografi Palatini, Cellini I 1-63
  31. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Banco Rari 58, cc. n.n.
  32. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Carteggi vari 503 35
  33. Firenze, Biblioteca Riccardiana, 2353
  34. Firenze, Biblioteca Riccardiana, 2728
  35. Firenze, Biblioteca Riccardiana, 2788
  36. Firenze, Biblioteca Riccardiana, 2789
  37. Firenze, Biblioteca Riccardiana, 2790
  38. Firenze, Biblioteca Riccardiana, 2791
  39. Firenze, Biblioteca Riccardiana, 3617(3082)
  40. London, British Museum, 1860 6 16 18
  41. London, The British Library, Add. 23139, cc. 12 e 14
  42. New York, Pierpont Morgan Library, MA 973
  43. Paris, Institut Néerlandais, Fondation Custodia, 1978-A 75
  44. Paris, Musée du Louvre, Cabinet des Dessins, Inv. 2740
  45. Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, It. IV 44 (5134)
  46. Volterra, Archivio Storico Comunale, Collezione di autografi, s.s.
  47. Washington, National Gallery of Art, s.s.
  1. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Banco Rari 58, cc. n.n.

Fonte: Il Cinquecento - Tomo III (2022)

Data ultima modifica: 30 dicembre 2025 | Cita questa scheda