Sarpi, Paolo

Venezia 1552–Venezia 1623

Presentazione

Anche se la complessa personalità di Paolo Sarpi, nonostante l’accresciuto fervore di studi e le acquisizioni di opere del tutto ignorate o credute perdute, continua ancor oggi a rimanere sfuggente e contraddittoria, il filo rosso del suo percorso intellettuale è tracciato dal progressivo coinvolgimento nella contemporanea attualità religiosa e politica.

La prima cesura nell’esistenza del frate veneziano coincide con l’investitura ufficiale a «teologo e canonista» della Repubblica il 28 gennaio 1606, allo scoppio della lacerante controversia veneto-pontificia. Al di qua di quel crinale i Pensieri naturali, metafisici e matematici, affiancati dai Pensieri medico-morali e probabilmente piú tardi, almeno per la trascrizione, dai Pensieri sulla religione, dimostrano la convergenza degli interessi sulle ricerche scientifiche e filosofiche e la coerenza di annotazioni teoriche, distaccate e frammentarie, che, se non sono vergate dal servita, sono intervallate da integrazioni, chiose e correzioni autografe (→ 55, 63). Dopo questo snodo le indagini minuziose negli archivi statali, sorrette dal fermo rigore dei propri convincimenti, si allargano ad altri spazi di competenza, accreditando la storia, frutto dell’agire umano, come vivo strumento di analisi e di giudizio. Del resto, che la questione dell’Interdetto abbia agito da catalizzatrice nell’esperienza di Sarpi ce lo rammentano l’incremento del ricorso alla scrittura dopo l’entrata nella vita pubblica e la conseguente volontà di manifestare idee altrimenti confinate in una dimensione privata (Micanzio 2011: 1306).

Dal 1609-1610, quando riesce a conferire alla sua carica la fisionomia di quella di un funzionario statale chiamato a rispondere a richieste e quesiti del governo e, nel contempo, conclude o progetta le grandi narrazioni storiche, Sarpi procede contemporaneamente e parallelamente su due piani, uno personale e uno ufficiale, con intenti diversi proporzionati agli ingegni e alle tendenze degli interlocutori (Sarpi 1961: 107), intenti destinati a riverberarsi sul lascito cartaceo: da un lato, lo sforzo di promuovere moderne riforme nello Stato marciano per consolidarne l’autorità secolare; dall’altro, la condivisione di considerazioni piú radicali in scritti concepiti fuori dal ruolo istituzionale.

Alla sua morte il materiale custodito nel convento veneziano di S. Maria dei Servi fu dislocato nel Palazzo Ducale. Il Collegio della Serenissima il 7 febbraio 1623 incaricò il savio Girolamo Lando di inventariare e ordinare tutte le scritture, sia quelle già depositate negli archivi della Serenissima sia quelle spettanti al pubblico, presenti nella cella di Sarpi, avvalendosi di Agostino Dolce, segretario del Senato e fidatissimo amico del servita. Quasi subito, però, il 24 marzo, la deliberazione si restrinse ai soli scritti recuperati delegando alla decennale esperienza di fra Marco Fanzano l’impegnativo compito di trascrivere «in buona forma» in lussuosi codici pergamenacei le minute dei consulti, di «difficilissima intelligenzia» per le «molte corezioni e rimesse, la maggior parte di mano di esso padre maestro» (Pin 1986a). Alla fine, il 13 febbraio 1628, i manoscritti furono rubricati nell’Inventario de’ consulti del già maestro Paolo servita e in due fascicoletti di indici di questi 41 libri (i codici legati sono oggi conservati in ASVe, Consultori in iure 6) e catalogati nell’Inventario delle scritture trovate nella morte del già padre maestro Paolo servita teologo e consultore della Serenissima Republica (ASVe, Consultori in iure 27/a), ascrivibile a Dolce, che registra libri e sommari, trattati e consulti, in numero di 91 (Pin 1978: 326-27 e 332-62). Di sicuro, però, nella libreria non erano custodite scritture potenzialmente compromettenti, come l’Istoria del concilio tridentino o le sillogi dei Pensieri medico-morali e dei Pensieri sulla religione, o lasciate incompiute, come il Trattato delle materie beneficiarie, rimasto nelle mani fidate del confratello e discepolo Fulgenzio Micanzio, e probabilmente non da solo (Foscarini 1752: 309-10; Pin 1999: 611).

Nei secoli i codici, smembrati e agglutinati in piú maniere e profondamente manomessi per varie avversità, subirono perdite e smarrimenti causati dall’intercettazione del collezionismo privato – spesso velato dalla massima discrezione – e dai casuali destini, come il disastroso incendio che nel 1769 devastò la biblioteca dei Servi a Venezia, distruggendo, oltre alle carte e agli scartafacci sarpiani rimasti nel convento, i cinque tomi che il priore provinciale Giuseppe Giacinto Bergantini nel 1740 aveva fatto raccogliere. Sia qui sufficiente accennare, tra gli scritti dispersi e ritrovati, all’«abbozzatura» autografa del trattato Della potestà de’ prencipi (Sarpi 2006a), rammentato da Micanzio nella Vita del padre Paolo (Micanzio 2011: 1356), e – tra quelli irrimediabilmente perduti – alle Schedae sarpiane, ricche di studi scientifici autografi, e agli originali dei pensieri (Pin 1999: 603).

Di riflesso, con una situazione insolita fra i principali autori del passato, l’imponente ed eterogeneo corpus manoscritto si biforca per strade piú o meno accertabili, non di rado occasione di falsi o di incerte paternità: a una trasmissione pubblica delle carte che collimano con le posizioni sostenute dalla Repubblica, collocate negli armadi della Secreta, corrisponde un percorso carsico, accidentato e oscuro, dei componimenti strettamente personali, tenuti lontani da sguardi indiscreti.

Pubblici per eccellenza si configurano i consulti e le narrazioni storiche “ufficiali”. I consulti, sotto forma definitiva (presentati, cioè, a una magistratura statale), di minuta o di abbozzo e, quindi, con differenze formali e contenutistiche di rilievo, olografi in tutto o parzialmente o trascritti dai copisti di cui Sarpi si serví, ma con assestamenti autografi, rientrano nelle carte inventariate soprattutto, anche se non solo, nel primo blocco dell’Inventario di Dolce. Prevalenti sono le minute che il servita cominciò a ordinare nella propria biblioteca dopo la conclusione dell’Interdetto, quando, ridefiniti i compiti, capí che i pareri potevano consolidare la giurisprudenza e la politica veneta, estendendo la ricognizione agli originali dei giuristi e dei teologi intervenuti a sostegno di Venezia e ai consulti del tempo della contesa recuperati (per le raccolte maggiori → 11, 14, 34, 35, 37, 59, 63).

Certamente di lavori stesi in osservanza di una richiesta governativa si può parlare per i libelli attinenti all’Interdetto. Anzi, smussati nei toni rispetto ai consulti, il Trattato dell’Interdetto, l’Apologia per le oppositioni fatte […] alli trattati et risolutioni di Giovanni Gersone sopra la validità delle scommuniche e le Considerazioni sopra le censure della Santità di papa Paulo V rappresentano le uniche stampe completamente rispettose della trafila prevista dalle norme veneziane. Tuttavia restano esigui e labili segni della diffusione manoscritta: solamente delle Considerazioni è stata rintracciata una prima redazione olografa (Pin 1997: 1386; Pin 2006a: 327), archiviata con il titolo di segreteria di Sopra le leggi della Republica (→ 43), mentre è andata persa la minuta autografa del Trattato dell’Interdetto, lasciata nel convento dei Servi (Griselini 1761: 58).

Piú tormentata è la tradizione testuale dell’Istoria dell’Interdetto, che uscí postuma e con indicazioni tipografiche tutt’altro che sicure (Garcia 2002; Infelise 2006: 522 n.). Cominciata per trasmettere notizie di prima mano allo storico parigino Jacques-Auguste de Thou, è però riconducibile a un ambito pubblico, in quanto appoggiata in qualche maniera a una commissione ufficiosa di Leonardo Donà, come prova la registrazione nell’Inventario di Dolce. Probabilmente conclusa a fine aprile 1610, secondo quanto Sarpi scrive a de Thou (Sarpi 1931: i 120), la relazione fu bloccata dal veto del Senato e verisimilmente ne fu proibita la spedizione in Francia, che avvenne dopo la morte dello studioso gallicano. A giudizio unanime il manoscritto originale è identificato con il marciano It. VII 190 (8685) (→ 58) trascritto dall’amanuense indicato come B (Pin in Sarpi 2001: i 145-46) nelle prime 39 carte – databili, quindi, tra 1608 e 1609 – e poi da Marco Fanzano e ricontrollato dall’autore in numerosi punti. Se altri lacerti autografi sono in ASVe, Consultori in iure 6 (→ 13), singolare è la presenza nella libreria privata del doge di un codice affollato di righe e ristretto in poco piú di una trentina di fogli, con ogni probabilità apprestato per un piú agevole invio, rinvenuto da Corrado Pin nella Biblioteca del Museo Correr di Venezia (→ 54). Vergato da Fanzano con pochi interventi di altro pugno, è copiato o dettato dal codice marciano e attesta una fase redazionale non definitiva, visto che l’originale contiene varianti posteriori e lo corregge talora. La stesura, come accade sempre nell’officina sarpiana, è attorniata da una meticolosa raccolta di documentazione in appunti e schede, di cui il manufatto piú importante è il Sommario de’ trattati e cose occorse l’anno 1606 (→ 30).

Vivente Sarpi, sono pubblicati a Venezia l’Aggionta e il Supplimento, apparsi anonimi e senza note tipografiche come appendici dell’Historia degli Uscochi dell’arcivescovo di Zara Minuccio Minucci, il cui materiale preparatorio è allogato nella filza 453 dei Consultori in iure (→ 39) come Sommario dell’Aggionta et Supplimento all’Historia d’Uscochi (denominazione d’autore) organizzato nell’insieme dal 1613 al 1616 (Cozzi in Sarpi 1965: 468-73). Sulla questione uscocca fra Paolo si impegnò in una ricerca sistematica di materiale utile, variamente strutturato nella ricorrente mobilità dei testi. Per esempio, con la vigilanza dell’autore fu redatta gran parte dei materiali ora nella filza 26 del fondo Consultori in iure (→ 32), sorta di schedario di quasi 300 carte sugli avvenimenti dal 1616 al 1620, ma con escursioni cronologiche fino al 1604 e alla fine del Cinquecento, incrementato di pari passo con la stesura del Trattato.

Nella ricca filza 18 (→ 25), tra una serie di documenti inediti, nelle cc. 1-19 (numerazione antica) del quinto fascicolo sono raccolti i Fragmenti di scritture in materia d’i despareri occorsi ultimamente con gli Austriaci, lacerto mutilo di un elaborato piú ampio che rappresenta una parziale minuta sia del Supplimento che del Trattato con cancellature e riscritture autografe, databile tra l’estate-autunno 1616 e la tarda estate del 1617 (Da Pozzo 1965: 566-71; Vianello in Sarpi 2019: 10-20). Ne costituisce presumibilmente il completamento un «abbocio» di mano di fra Fanzano con correzioni e rifacimenti d’autore, contenuto nella filza 110 del medesimo fondo (→ 33), lavoro incompiuto di cui diversi passi finirono nelle due stampe dell’Aggionta e del Supplimento (Pin 1978: 357; Vianello in Sarpi 2019: 21-28). Come comprovano i rimandi e le corrispondenze testuali, Sarpi con ogni probabilità cominciò a comporre una storia strutturalmente unitaria dei recenti sviluppi, i cui brani furono successivamente spostati e rielaborati secondo la diversa finalità attribuita alle opere.

Anche per il manoscritto originale del Trattato di pace et accommodamento (Sarpi 1965; Sarpi 2019), conservato nella filza 453 dei Consultori in iure (→ 39), siamo in presenza di un idiografo di fra Marco Fanzano, sul quale l’autore agí diffusamente con emendamenti, aggiunte e rimaneggiamenti di porzioni testuali talora cospicue, sfruttando l’intero spazio concesso dall’interlinea e dai margini. Sarpi recuperò la parte non edita dei Fragmenti nell’autunno 1619, allorché sembrò ancora realizzabile un nuovo assetto dell’Europa. Spenta l’illusione tra il luglio e il novembre 1620, il Trattato fu abbandonato, come si deduce tra l’altro dai nodi sintattici irrisolti, dai dati lasciati in sospeso e dalle ravvicinate ridondanze testuali, e, in ogni caso, non ottenne mai l’autorizzazione alla stampa.

Alla sfera privata e clandestina, per ovvi motivi connessi al contenuto, appartiene l’Istoria del concilio tridentino, di cui il marciano It. V 25 (5942) conserva la stesura originale (→ 56). Anche in questo caso è riconoscibile la grafia del fedele amanuense Marco Fanzano, a cui si deve il titolo «Historia del Concilio Tridentino scritta da Pietro Soave Polano». Sarpi ha rifinito il testo con ripetute postille e incrementi autografi, mentre sparuti interventi sono attribuibili a una terza mano, quella di Fulgenzio Micanzio (Gambarin in Sarpi 1935; Cozzi in Sarpi 1969); perciò il codice marciano è allo stato attuale l’unico manufatto riconducibile alla volontà dell’autore (Da Pozzo 1976a: 88-92). In gruppi di fogli intervallati sono rintracciabili dei segni numerici attestanti la copiatura, che corrispondono ai 14 fascicoli inviati a Londra a George Abbot, arcivescovo di Canterbury, tra giugno e settembre 1618 con una complessa trafila segreta di trasmissione (Yates 1944; Cozzi 1956; Da Pozzo 2006). Trasformandosi in opera pubblica, l’Istoria apparve nell’aprile 1619 per i tipi dello stampatore reale Bill a cura di Marco Antonio De Dominis, ex arcivescovo di Spalato, transfuga dopo la conversione all’anglicanesimo, che non si peritò di intorbidare la princeps con inserimenti e soppressioni arbitrarie (Da Pozzo 1976b: 334- 37; Vivanti in Sarpi 2011). Tralasciando in questa sede il rapporto dell’edizione londinese con quella ginevrina di Aubert pubblicizzata come «riveduta e corretta dall’autore» (Vivanti in Sarpi 2000: xxxix n. 3) e la discussione su quale si accosti di piú all’originale, non va accantonata l’ipotesi che la copia trascritta dal marciano per la traslazione verso l’Inghilterra, avvenuta plausibilmente sotto la supervisione di fra Paolo, possa attestare un’ulteriore fase redazionale.

Dai manoscritti postillati si ricavano, però, indizi sull’allestimento del cantiere. Un proposito non necessariamente seguito da un avvio documenta il marciano It. V 115 (5829) (→ 57), che serba una copia dell’Istoria del concilio di Trento del segretario del Consiglio dei Dieci, Antonio Milledonne, parte di pugno di Antonio Bonfini e parte dell’amanuense B – presenze che fanno presupporre una datazione tra il 1608 e il 1609 –, con annotazioni di Fanzano e con aggiunte autografe di Sarpi posteriori al febbraio 1609. Nella filza 8 dei Consultori in iure sul verso della c. 118 (→ 15), che sul recto presenta un consulto databile tra ottobre e dicembre 1611, si legge un brano scritto da Fanzano con in fondo una nota di mano di Sarpi che rimanda a una delle pagine relative alla dieta di Ratisbona (1541) nel primo libro dell’Istoria, a testimoniare un inizio di composizione probabilmente situabile nell’autunno 1611 (Pin 1978: 342-43 n. 68).

Non è disponibile, invece, documentazione autografa su una delle piú brillanti fatiche storiografiche, il Trattato delle materie beneficiarie, di cui rimane un manoscritto dell’ASVe, Consultori in iure 26 bis, interamente scritto da Marco Fanzano, a cui Fulgenzio Micanzio ritenne di dover apportare delle integrazioni e correzioni, in alcuni casi sicuramente arbitrarie. Tra le varie copie pervenuteci, per la sua provenienza dalla ristretta cerchia sarpiana, è giudicato il testimone piú attendibile (Gambarin in Sarpi 1958: 307-11; Cozzi in Sarpi 1969: 240-44 e 1301-6) di un trattato che, progettato come privato negli anni 1608-1610, inquadra la materia nella storia della progressiva mondanizzazione della Chiesa travalicando lo specifico caso veneziano, proprio mentre Sarpi tenta di metter mano a una riforma beneficiaria nella Repubblica, febbrilmente discussa nel carteggio con Jacques Leschassier, avvocato del Parlamento di Parigi.

In uno stile spontaneo (Sarpi 1931: i 36) getta luce sul pensiero intimo il versante epistolare, ricco di oltre trecento lettere pervenuteci, all’incirca per un quinto autografe, pressoché totalmente posteriori all’impegno civile: nel regesto a quelle ai gallicani (Sarpi 1961) si aggiungono quelle ai protestanti (Sarpi 1931), all’ambasciatore Antonio Foscarini (Sarpi 1863; Savio 1937), al residente veneziano a Roma Simone Contarini (Sarpi 1892), all’ambasciatore inglese Dudley Carleton (Sarpi 1968: 643-719; Sarpi 1969: 652-57), almeno le 45 missive inviate da Micanzio a William Cavendish prima della morte di fra Paolo (Micanzio 1987) e le poche inedite finora reperite (Sarpi 2017). Il corpus rimasto del «piú bell’epistolario vivente del secolo XVII» (Asor Rosa 1997: 354) è considerevole, a riprova di un’applicazione alla corrispondenza costante, settimanale e normalmente in prima persona. Ma appare pur sempre parziale, in quanto nelle intenzioni del servita i contatti dovevano rimanere rigorosamente privati tanto da raccomandare ai propri interlocutori di distruggere le lettere, talvolta cifrate, con una preoccupazione per la segretezza che in prima persona si premurava di rispettare. Autografe sono in particolare quelle ad Alvise Lollino (→ 1, 3, 60, 66), a Galileo Galilei (→ 4), a Francesco Castrino (→ 7, 15), a Jacques-Auguste de Thou (→ 8), a Simone Contarini (→ 60), a Francesco Priuli (→ 60, 61), a Dudley Carleton (→ 6), mentre per altri carteggi, come quelli di notevole interesse con i ferventi gallicani Leschassier e Gillot, scomparsi gli originali, ci sono giunte le copie che ne apprestarono i corrispondenti.



Bibliografia
Asor Rosa 1997 = Alberto A.R., Genus italicum. Saggi sulla identità letteraria italiana nel corso del tempo, Torino, Einaudi.
Cozzi 1956 = Gaetano C., Paolo Sarpi, l’anglicanesimo e la ‘Historia del Concilio tridentino’, in «Rivista storica italiana», lxviii, pp. 559-619.
Da Pozzo 1965 = Giovanni D.P., Venezia e il problema degli Uscocchi: una nuova opera sarpiana, in «Giornale storico della letteratura italiana», cxlii, pp. 557-80.
Da Pozzo 1976a = Id., Ipotesi e certezza nella trasmissione di un testo sarpiano (La copia per la prima edizione della ‘Istoria del Concilio’), in «Studi e problemi di critica testuale», xii, pp. 79-101.
Da Pozzo 1976b = Id., Vicende editoriali e forza del testo (un esempio sarpiano), in «Belfagor», xxxi, pp. 327-39.
Da Pozzo 2006 = Id., Il problema filologico del testo sarpiano dell’ ‘Istoria del concilio tridentino’, in Ripensando 2006: 111-35.
Foscarini 1752 = Marco F., Della letteratura veneziana, Padova, Stamperia del Seminario, vol. i.
Garcia 2002 = Stéphane G., Ginevra, fulcro della diffusione dell’opera di fra Paolo Sarpi nella prima metà del XVII secolo, in «Rivista storica italiana», cxiv, pp. 1003-18.
Griselini 1761 = Francesco G., Memorie anedote spettanti alla vita ed agli studii del sommo filosofo e giureconsulto F. Paolo servita, Helmstat [ma Venezia], Jacopo Mulleri.
Infelise 2006 = Mario I., Ricerche sulla fortuna editoriale di Paolo Sarpi (1619-1799), in Ripensando 2006: 519-46.
Micanzio 1987 = Fulgenzio M., Lettere a William Cavendish, nella versione inglese di Thomas Hobbes, a cura di Roberto Ferrini, Roma, Marianum.
Micanzio 2011 = Id., Vita del padre Paolo, in Sarpi 2011: 1291- 433.
Pin 1978 = Corrado P., Le scritture pubbliche trovate alla morte di Fra Paolo Sarpi nel convento dei Servi, in «Memorie dell’Accademia delle scienze di Torino», s. v, ii, pp. 311-79.
Pin 1986a = Id., I consulti di fra Paolo Sarpi e la deliberazione del Senato del 24 marzo 1623, in Sarpi 1986: 187-97.
Pin 1997 = Id., Correzioni e aggiunte. Aggiornamento bibliografico, in Paolo Sarpi, Opere, a cura di Gaetano e Luisa Cozzi, Milano- Napoli, Ricciardi, 2a ed., pp. 1367-96.
Pin 1999 = Id., «Natum ad encyclopaediam»: osservazioni sul Sarpi scienziato e filosofo dopo l’edizione integrale dei ‘Pensieri’, in «Rivista storica italiana», cxi, pp. 582-612.
Pin 2006a = Id., Manoscritti sarpiani: autografi, idiografi e apografi, in Ripensando 2006: 323-42.
Ripensando 2006 = Ripensando Paolo Sarpi. Atti del Convegno internazionale nel 450° anniversario della nascita di Paolo Sarpi, Venezia, 17-19 ottobre 2002, a cura di Corrado Pin, Venezia, Ateneo Veneto.
Sarpi 1863 = Paolo S., Lettere, raccolte e annotate da Filippo Luigi Polidori, Firenze, Barbèra, 2 voll.
Sarpi 1892 = Id., Lettere inedite a Simone Contarini, ambasciatore veneto in Roma, a cura di Carlo Castellani, Venezia, Stab. Tip. Fratelli Visentini.
Sarpi 1931 = Id., Lettere ai Protestanti, a cura di Manlio Duilio Busnelli, Bari, Laterza, 2 voll.
Sarpi 1935 = Id., Istoria del Concilio tridentino, a cura di Giovanni Gambarin, Bari, Laterza, 3 voll.
Sarpi 1958 = Id., Scritti giurisdizionalistici, a cura di Giovanni Gambarin, Bari, Laterza.
Sarpi 1961 = Id., Lettere ai Gallicani, ed. critica a cura di Boris Ulianich, Wiesbaden, Steiner.
Sarpi 1965 = Id., La Repubblica di Venezia, la casa d’Austria e gli Uscocchi, a cura di Gaetano e Luisa Cozzi, Bari, Laterza.
Sarpi 1968 = Id., Scritti scelti, a cura di Giovanni Da Pozzo, Torino, Utet.
Sarpi 1969 = Id., Opere, a cura di Gaetano e Luisa Cozzi, Milano-Napoli, Ricciardi.
Sarpi 1986 = Fra Paolo Sarpi dei Servi di Maria. Atti del Convegno di Venezia, 28-30 ottobre 1983, a cura di Pacifico Branchesi e Corrado Pin, Venezia, Comune di Venezia.
Sarpi 2000 = Id., Opere, a cura di Corrado Vivanti, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.
Sarpi 2001 = Id., Consulti, vol. i. (1606-1609), a cura di Corrado Pin, Pisa-Roma, Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali, 2 to.
Sarpi 2006a = Id., Della potestà de’ prencipi, a cura di Nina Cannizzaro, Venezia, Marsilio.
Sarpi 2011 = Id., Istoria del concilio tridentino, a cura di Corrado Vivanti, Torino, Einaudi, 2 voll.
Sarpi 2017 = Id., Lettres italiennes, édition critique de Marie Viallon, Paris, Classiques Garnier.
Sarpi 2019 = Id., Trattato di pace et accomodamento, a cura di Valerio Vianello, Lecce, Argo.
Savio 1937 = Pietro S., Per l’epistolario di Paolo Sarpi, in «Aevum», xi, pp. 13-74 e 275-322.
Yates 1944 = Frances A. Y., Paolo Sarpi’s ‘History of the Council of Trent’, in «The Journal of the Warburg and Courtauld Institutes», vii, pp. 123-43.

(1) Per non allungare eccessivamente il regesto, con l’eccezione di pochi casi di autografi apparsi di rilievo, l’elenco è limitato ai manoscritti rintracciabili nella serie dei Consultori in iure dell’Archivio di Stato di Venezia o in altre biblioteche, escludendo le minute per incombenze burocratiche. Delle scritture destinate a qualche magistratura e presenti nell’Archivio di Stato di Venezia si riporta per brevità un elenco dei codici (Pin 1978: 368-69): Cancelleria Inferiori, Doge, Monasteri, 2, 3; Capi del Consiglio dei Dieci, Notatorio, 17; Capi del Consiglio dei Dieci, Pievano di S. Giuliano, Collegio, Deliberazioni, Possessi ecclesiastici, 1-4; Collegio, Esposizioni, Roma, 12, 15; Collegio, Notatorio, 211, 213, 220, 227, 229, 233, 235; Consiglio dei Dieci, Roma, parti, 1610-1617, 1618-1624; Materie Miste Notabili, 26; Miscellanea, Atti diversi manoscritti, 74; Pien Collegio, Mandati di retenzione di frati e preti, 1619-1626; Provveditori alla Camera dei confini, 1, 15, 68, 81, 86-88, 119, 120, 139, 172, 199, 200, 219, 237; Sant’Uffizio, 156; Senato, Comunicate del Consiglio dei Dieci al Senato, 7; Senato, Deliberazioni, Mar, 198, 212, 216, 220, 222, 223, 225, 228, 231, 236, 238; Senato, Deliberazioni, Possessi ecclesiastici, 9-10 (1610-1615), 11 (1616-1619), 12 (1620- 1623); Senato, Deliberazioni, Roma ordinaria, 36-38, 40, 42-44; Senato, Deliberazioni, Terra, 211, 214, 219, 220, 223-225, 227-230, 234, 241, 242, 245-248, 250; Senato, Dispacci, Bergamo e Bergamasco, 10; Senato, Dispacci, Udine e Friuli, 11; Senato, Secreta, Deliberazioni, 86, 87, 89, 92, 94, 96, 98-101, 104-110, 114-117.

Nota paleografica

Nell’impossibilità di attribuire una cronologia ordinata alla cospicua mole degli scritti vergati di persona da S. e nei vincoli imposti da una sopravvissuta (anche alla prudenza dell’autore) corrispondenza epistolare cronologicamente limitata (quella del 17 aprile 1599 sembra essere la lettera piú antica → 66), ci si atterrà, in questa sede, a suggerire alcuni aspetti peculiari nella corsiva usuale del frate servita utili, forse, a favorire il riconoscimento dell’autografia. Due contingenze limitano però queste osservazioni: la circostanza che esse sono redatte sulla base dei pochi autografi qui riprodotti, tutti circoscritti al periodo tra l’assunzione dell’incarico di consultore della Repubblica e i primi anni del secondo decennio del Seicento, e il fatto che queste testimonianze sono riferibili tutte a minute, annotazioni e appunti (secondo una prassi letteraria che prevedeva l’intervento di segretari per la redazione a buono degli scritti), rappresentando cosí il solo profilo personale e libero della scrittura di S. Nella sua ormai modernissima scrittura, tutta fondata sulla velocità e dunque sull’ininterrotto fluire della penna, appaiono di singolare esecuzione la g, con l’occhiello inferiore stretto e quasi orizzontale; m e n disposte a scalare, con l’ultimo minimo di ridotte dimensioni; p con l’asta piú alta del corpo della lettera: q tracciata con un solo tratto di penna, a partire dall’occhiello, e con il discendente che volta a destra e sovente, in risalita, attua legamento con la lettera successiva; s, infine, che quando è nella variante lunga, produce un occhiello nella parte sotto la linea di scrittura.

Censimento

  1. Bassano del Grappa, Biblioteca comunale, Epistolario Gamba, I E 2, c. 20
  2. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 11270, cc. 384r-392r
  3. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Autografi Gonnelli 36, c. 28
  4. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Fondo galileiano 88, cc. 43 e 103
  5. London, British Museum, Burney Collection, 365, c. 283
  6. London, National Archives, Public Record Office, State Papers, Foreign: Venice 99 10, cc. 172r-173r, 291r, 324r, 12 c. 285r, 14 cc. 197, 260r, 16 cc. 13r, 120r, 155r, 176r, 180r-182r, 256r, 19 cc. 6, 154r, 190, 233r, 234r, 241r, 243r, 245r
  7. Paris, Bibliothèque nationale de France, Collection Dupuy 111, cc. 7-25, 41, 44-45
  8. Paris, Bibliothèque nationale de France, Collection Dupuy 838, cc. 91r-96v
  9. Venezia, Archivio di Stato, Capi del Consiglio dei Dieci, Lettere di ambasciatori, Francia, 1561-1700, cc. 230-31, 232-38
  10. Venezia, Archivio di Stato, Collegio, Esposizioni, Roma, 12, cc. 479, 481r, 567
  11. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 2
  12. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 5
  13. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 6
  14. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 7
  15. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 8
  16. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 9
  17. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 10
  18. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 11
  19. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 12
  20. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 13
  21. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 14
  22. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 15
  23. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 16
  24. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 17
  25. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 18
  26. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 19
  27. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 20
  28. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 21
  29. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 22
  30. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 23
  31. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 25
  32. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 26
  33. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 110
  34. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 132
  35. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 136
  36. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 394
  37. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 438, cc. 287-339
  38. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 441
  39. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 453
  40. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 454
  41. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 455
  42. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 465
  43. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 492
  44. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 573
  45. Venezia, Archivio di Stato, Senato, Deliberazioni, Roma ordinaria, 28
  46. Venezia, Archivio di Stato, Senato, Deliberazioni, Roma ordinaria, 30
  47. Venezia, Archivio di Stato, Senato, Deliberazioni, Roma ordinaria, 39
  48. Venezia, Archivio di Stato, Senato, Deliberazioni, Roma ordinaria, 41
  49. Venezia, Archivio di Stato, Senato, Dispacci, Napoli, 26, c. n.n.
  50. Venezia, Archivio di Stato, Senato, Secreta, Deliberazioni, 95
  51. Venezia, Biblioteca Civica del Museo Correr, Cicogna 2745
  52. Venezia, Biblioteca Civica del Museo Correr, Correr 46, cc. 1-20
  53. Venezia, Biblioteca Civica del Museo Correr, Donà dalle Rose, 131 25, cc. 229r-243r
  54. Venezia, Biblioteca Civica del Museo Correr, Donà dalle Rose, 487 6, 8
  55. Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, It. II 129 (4914)
  56. Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, It. V 25 (5942)
  57. Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, It. V 115 (5829)
  58. Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, It. VII 190 (8685)
  59. Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, It. VII 1953 (9620)
  60. Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, It. VII 2097 (6507)
  61. Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, It. X 400 (10124), c. 41
  62. Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, It. XI 174 (6517)
  63. Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, It. XI 176 (6519)
  64. Venezia, Biblioteca Querini Stampalia, IX 16 370
  65. Venezia, Biblioteca Querini Stampalia, IX 17 371, cc. n.n.
  66. Wien, Österreichische Nationalbibliothek, Autograph. 3 92 1 Han., c. 1r.
  1. Venezia, Archivio di Stato, Consultori in iure 444

Fonte: Il Cinquecento - Tomo III (2022)

Data ultima modifica: 30 dicembre 2025 | Cita questa scheda