Boccalini, Traiano
Loreto 1556–Venezia 29 novembre 1613
Presentazione
Dopo gli anni d’infanzia trascorsi nella natia Loreto, cominciò per Boccalini una vita di frequenti spostamenti dettati dal percorso di formazione e dagli impegni professionali.* Al periodo universitario perugino, 1578-1582 (sul quale si veda Marconi 1998), fece seguito un soggiorno a Padova nei primi anni Ottanta e quindi il matrimonio nel 1584 in quella Roma dove iniziò la sua attività lavorativa come scrittore di brevi papali: il Lauretano eleggerà la città eterna a patria ideale della sua carriera professionale, al punto da acquisire una sorta di cittadinanza adottiva, da cui il Romano che accompagna il suo nome in molti manoscritti e in molte stampe delle sue opere. Ma il servizio presso il marchese Spinola prima, che lo condusse a Genova all’inizio degli anni Novanta, e il ruolo di governatore di piccoli centri dello stato pontificio, esercitato dal 1592 al 1598 (Trevi umbra, Tolentino, Brisighella, Benevento) e poi dal 1603 al 1611 (Comacchio, Bagnacavallo, Argenta, Matelica, Sassoferrato), lo spinsero lontano, in viaggio per l’Italia, permettendogli di vivere a Roma solo nel periodo in cui rivestí il ruolo di giudice del Campidoglio (probabilmente tra il 1598 e il 1603), integrando l’esiguo stipendio con i proventi di lezioni private (come quelle di geografia impartite al futuro nunzio e poi cardinale Guido Bentivoglio: per queste e le seguenti notizie biografiche vd. Firpo 1969). Una vita raminga che finirà per concludersi ancora una volta lontano, in una sorta di nuova patria ideale, eletta quale sede per il compimento della sua identità di scrittore: la Venezia nella quale Boccalini spese gli ultimi due anni della sua esistenza e dove stampò quei Ragguagli di Parnaso che lo avrebbero reso celebre prima della morte avvenuta a soli 57 anni nel novembre del 1613.
Il destino delle carte dello scrittore è legato proprio alla sua movimentata biografia. Se le lettere superstiti hanno percorso la strada loro assegnata – talvolta restando nella città dell’originale destinazione, talvolta seguendo poi le carte del destinatario o di coloro che vennero in possesso dei cimeli (→ 2, 9-10, 12-23, 27) – i documenti piú strettamente legati a precise circostanze biografiche sono ancora nei luoghi ove furono redatti (l’iscrizione universitaria perugina: → 25, il contratto del matrimonio a Roma: → 26). Non hanno dato esito invece alcuni sondaggi effettuati sia presso l’Archivio Segreto Vaticano, sia presso l’Archivio di Stato di Roma volti alla ricerca delle carte di lavoro di Boccalini: nella prima istituzione potrebbero essere confluiti i documenti relativi alla gestione amministrativa dei centri a lui affidati, nella seconda gli atti e le relazioni stese come giudice capitolino.
Piú complesso il destino delle carte legate alle opere letterarie del Lauretano. Restano una serie di testi minori, come le traduzioni dell’Eunuco di Terenzio (→ 1) e dei primi sette paragrafi del i libro degli Annali di Tacito (→ 3), il Dialogo sopra l’Interim fatto da Carlo V (→ 8). Restano soprattutto i veri e propri cantieri delle due grandiose cattedrali intellettuali alle quali Boccalini lavorò tutta la vita. Il primo è costituito dal manoscritto 274 della Biblioteca Universitaria di Padova (→ 24), una raccolta di 12 fascicoli dove sono confluiti piú di cento Ragguagli in fasi redazionali che vanno dalla scrittura quasi definitiva attestata nella princeps, a stesure di cui possediamo versioni successive (talora mutate per quelle che sembrano ragioni di autocensura), fino a semplici abbozzi, note, spunti e persino elenchi di parole-chiave che avrebbero ispirato altri Avisi parnassiani. Ma nel manoscritto patavino è conservata anche la minuta di una lettera, i titoli dei capitoli di un trattato politico mai scritto, alcune prove di osservazioni a Tacito e due indici dei Comentarii allo storico latino. Preso in consegna dai bibliotecari del convento di San Giorgio Maggiore a Venezia, dove Boccalini fu sepolto per interessamento dell’amico Angelo Grillo (Grillo 1616: 197), il reperto finí alla Biblioteca Universitaria di Padova al termine delle vicissitudini legate alle spoliazioni napoleoniche degli istituti religiosi. Un altro, minore lacerto del cantiere dell’opera piú famosa è costituito da un codice fiorentino (→ 11) latore di Ragguagli, iii 80 e della prima parte di i 41, qui inclusi in una miscellanea di testi comico-satirici.
Del grandioso cantiere dei Comentarii ci restano innanzi tutto i Reginensi-Latini della Biblioteca Apostolica Vaticana (→ 4-7), integralmente autografi, latori del commento ad Annales, ii-vi e xi-xii in una fase redazionale molto avanzata: probabilmente rimasero a Roma al momento della partenza di Boccalini per Venezia (Grassi 2010: 64) e furono recuperati dal figlio Rodolfo. Nelle mani di costui, e soprattutto in quelle del fratello Aurelio, gli autografi dei Comentarii divennero oggetto di speculazioni e di trattative che destarono lo sdegno del mondo intellettuale italiano intorno alla metà del XVII secolo, come attestato da diversi testimoni (« un tanto tesoro, custodito da pochi, Dio non voglia, rubato da molti »: Santacroce 1653: 220; e cfr. Brusoni 1660: 31-33 e 61) e che originarono le avventurose traversie di questi codici. Un estratto dei Reginensi è oggi conservato in un ciclopico manoscritto dei Frari di Venezia (→ 28), di 1589 carte, per lo piú copia, ma con alcune inzeppature autografe, nello specifico relative al commento ad Annales, ii 77-88, iii 1-23, e a Historiae, i. Sempre al cantiere dei Comentarii afferisce il codice del Seminario Patriarcale della città lagunare (→ Dubbi 6), un apografo del commento ai libri iii-vi degli Annales con correzioni interlineari che coincidono con quelle della stampa del 1677 (Cosmopoli, Giovan Battista della Piazza). Rimanda ancora al lavoro su Tacito un foglietto volante conservato alla Palatina di Parma (→ Dubbi 5), di incerta attribuzione. Alla luce del gran numero di codici latori di opere boccaliniane e della storia particolare che hanno subito le carte dello scrittore, è doveroso presentare questo repertorio come una prima indagine sull’argomento ed esprimere l’auspicio che altri autografi del Lauretano vengano individuati tra manoscritti noti o meno noti.
Discorso a parte quello relativo ai postillati. È merito di Chiara Pietrucci l’aver riconosciuto l’autografia di una ricca serie di correzioni al testo che si possono incontrare in numerosi esemplari della princeps delle due Centurie dei Ragguagli diffuse nelle biblioteche italiane e straniere. Si tratta di una serie di emendamenti eseguiti a penna, spesso sulle medesime porzioni di testo, con lo stesso movimento del calamo, con identici cancellans/cancellandum, che documentano la presenza di Boccalini in tipografia, premuroso e sollecito nel ricontrollare i fogli freschi di impressione e nel cercare, con segni il meno possibile invasivi o vistosi, di tutelare il lettore da una errata comprensione della propria opera. Emendamenti che evidentemente si pongono anche come ultima volontà d’autore ai fini dell’allestimento di una nuova edizione critica dei Ragguagli. Pietrucci ha illustrato la propria scoperta e le linee della propria indagine nel convegno boccaliniano di Macerata-Loreto del 2013 (i cui atti sono stati editi all’inizio del 2015: cfr. Pietrucci 2015a) per poi fornire un elenco dettagliato di tali interventi (e delle copie interessate) in un contributo apparso di lí a poco (vd. Pietrucci 2013). Sempre nell’ambito dei postillati, si segnalano due casi particolari: il primo è costituito dall’unica occorrenza boccaliniana di una pratica assai diffusa, quella della dedica del volume, qui apposta su un esemplare della princeps della seconda Centuria donata al medico Giovanni Benedetti (→ P 28), copia conservata nella Biblioteca Classense di Ravenna (individuata da Firpo 1952). Inusuale invece è la traccia autografa lasciata da Boccalini su un vero e proprio cimelio librario quale l’aldina delle Chose volgari (Venezia, Manuzio, 1501), una delle copie stampate su pergamena, e per giunta appartenuta a Bembo. Sul foglio di guardia di tale volume, oggi conservato alla John Rylands Library di Manchester, Boccalini rilasciò una vera e propria dichiarazione di furto: « Ego Traianus Boccalinus furatus sum inter copiosissimam ipsius Bembi librorum faraginem » (→ P 17).
Infine, è capitato a chi scrive queste righe di rinvenire in due manoscritti dell’Archivio Storico del Comune di Genova alcuni commenti marginali sicuramente riconducibili alla mano di Boccalini che svolgono brevi ma significative riflessioni in merito ai Commentari dell’azioni del regno di Francia concernenti la religione ed altri accidenti cominciando dall’anno 1556 sino a 1571 di Monsignor di Terracina (→ P 14) e sulla Relazione del clarissimo messer Giovan Michele cavaliere ritornato ambasciatore da Enrico terzo re di Francia (→ P 15). Ma si tratta appena di un minimo specimen di quella che si può immaginare essere stata l’attività di lettura e di relativa apposizione di note marginali di uno scrittore che dimostra una notevole preparazione in merito alla storiografia e alla letteratura del XVI secolo e che, per alcuni autori in particolare (e penso alle varie edizioni del suo fondamentale Tacito, ma anche ai trattati dell’ammirato Paruta, alla storiografia cinquecentesca consultata di frequente, agli amati burleschi come il Caporali o il Lando), dovette avere delle copie di lavoro ferme sul suo scrittoio durante i lunghi anni di elaborazione dei suoi due grandi cantieri letterari. I due codici citati, che probabilmente Boccalini stesso vendette al nobile genovese Giulio Pallavicino (vd. Malavasi 2017), ebbero la buona sorte di salvarsi da quella malaugurata dispersione della biblioteca boccaliniana che è sufficiente a spiegare la rarità di postille di lettura e di studio del Lauretano. Appunto l’auspicio che ha in parte ispirato e che conclude questa nota introduttiva è che le indicazioni offerte da questo primo regesto incoraggino le indagini di qualche volenteroso pioniere il quale, scoprendo di avere tra le mani uno di questi possibili postillati del Lauretano, disporrebbe anche della chiave privilegiata per interpretare il dialogo tra Boccalini e alcuni dei suoi autori prediletti.
Qualche nota anche per la sezione dei deperdita, cominciando dal gemello scomparso del codice di Padova. Al Convento di San Giorgio Maggiore arrivarono infatti due volumi manoscritti, come attestato da uno degli ultimi bibliotecari dell’istituto, quel padre Andrea Ganassoni il quale, rispondendo a una richiesta di notizie rivoltagli da Mazzuchelli, descrisse sommariamente i due manufatti (Mazzuchelli 1762: 1378-79 e 1382). Del tomo perduto sappiamo che constava di 336 cc., che conservava 148 Ragguagli e che cominciava con il ragguaglio ii 12. Fu visto ancora nel 1806 dall’erudito veneziano Giovanni Rossi, che in quell’anno fu incaricato di catalogare il posseduto della biblioteca del convento in vista della sua spoliazione, il quale cosí lo descrive insieme al compagno: «Boccalini Trajano Centurie diverse di Parnaso. Volumi due in 7° cart. Comincia il primo: Ieri a caso s’incontrò nella Serenissima Filosofia; mancano alcune carte in fine. Com. il secondo Il Principe in tanto è buono; e termina far credere alle brigate che non vi si corre pericolo. Sono autografi» (Rossi 1806: 3r). Dovette seguire il gemello fino al Deposito di Sant’Anna a Padova, dove furono raccolti i libri sequestrati alle biblioteche dei monasteri soppressi e da dove però, come risultò da indagini immediatamente successive all’epoca napoleonica, furono sottratti una gran quantità di volumi (vd. La Cute 1929). Cfr. anche Firpo 1943: 191-92; Firpo in Boccalini 1948: iii 550-51.
Irreperibili anche i vari documenti autografi che facevano parte della collezione dei Borghese (confluita nella Biblioteca Vaticana): la loro esistenza ci è attestata dall’abate Francesco Parisi, bibliotecario della famiglia, il quale intorno agli Ottanta del XVIII secolo si interessò alla figura del Lauretano. Parisi dichiara che nella biblioteca dei Borghese poteva consultare diversi testi autografi dello scrittore marchigiano, come – presumibilmente – la lettera al cardinal Bonifacio Caetani (Bagnacavallo, 17 novembre 1607) e al cardinal Scipione Caffarelli-Borghese (s.l., 25 novembre 1607) delle quali riprodusse il testo nelle sue Istruzioni per la gioventú impegnata nelle segreterie (Parisi 1781: ii 260-62; 17852: iv 162-63; 18043: iv 178-79). Ma si tratterebbe solo di uno specimen di quelle «molte sue lettere originali inedite scritte dal 1594 sino al 1608 da me vedute » (Parisi XVIII sec.: 4r). Nella sua Biografia o notizie sulla vita e le opere di Traiano Boccalini (Città del Vaticano, ASV, Fondo Borghese, IV 215, cc. 1-29, edita da Firpo 1960) Parisi si riferisce in maniera specifica a: una lettera al Sannesio, da Tolentino, dell’8 agosto 1594; a destinatario ignoto, da Bagnacavallo, 20 maggio 1606; al cardinale Borghese, da Argenta, 6 settembre 1608 (Parisi la introduce dichiarando di volerla riprodurre ma il discorso è interrotto dalla perdita delle cc. del ms.); al cardinal Borghese, da Matelica, del giugno 1609 (che compare in copia come premessa agli Avvisi de’ menanti: ivi, Fondo Borghese, IV 23, c. 3); al cardinal Borghese, da Venezia, 15 dicembre 1612 (della quale Parisi riproduce anche il testo); cfr. Firpo 1944: 16-17, 32-33; Firpo 1960; Firpo in Boccalini 1948: 553, 566.
Risulta al momento irreperibile anche un Tacito postillato, probabilmente una delle copie di lavoro per la stesura dei Comentarii, del quale parla Aurelio in una lettera (non datata) a Carlo II di Spagna (BNCF, Carteggi vari, 466 num. 42, c. 2): il volume sarebbe stato donato dallo stesso scrittore ai Farnese di Latera. Ma il rimanente della biblioteca privata di Boccalini, lasciato a Roma, pervenne, dopo la morte di Rodolfo, nelle mani della figlia Caterina, che allestí una trattativa con il granduca di Toscana Ferdinando II per la vendita del lascito paterno, con gran scorno del fratello Aurelio, che si vedeva escluso dagli accordi e privato di un possibile guadagno (la notizia si ricava da un’epistola che costui inviò al nunzio papale in Toscana Alfonso Giglioli nel giugno del 1630 oggi conservata tra le Carte Strozziane della Biblioteca Nazionale di Firenze: Lettere di vari al nunzio Alfonso Giglioli, gennaio-giugno 1630, Fondo antico num. 813, cc. 135-136): anche di questi materiali non è stato possibile ritrovare le tracce (vd. Carte strozziane 1891: 201 e Pietrucci 2015b: 6). Alcuni volumi dovettero giungere nella celebre collezione di Monsignor Camillo Massimi, secondo la testimonianza del Bellori («Monsignor Camillo Massimi Chierico di Camera et Patriarca di Gerusalemme. Palazzo alle Quattro Fontane. […] Tra manoscritti molto numero di Arabici e di Coptici, ed alcuni originali del Petrarca, e del Sannazaro; ma principalmente del Cardinale Belarmino, di Santa Teresa e di San Carlo, con altri libri impressi ed annotati dal Baronio, dal Bembo, dal Boccalini»: Bellori 1664: 33). Ma la collezione di monsignor Massimi andò all’asta subito dopo la morte dell’indebitatissimo proprietario (vd. Palazzo Massimo 1997) e la caccia all’attuale collocazione di questi reperti rimane quindi aperta.
È certamente questa la sede opportuna per alcune precisazioni in merito a indicazioni che provengono da precedenti contributi o repertori. Kristeller (iii 306) segnala un pezzo «concerning T. B.» in Paris, BnF, Collection Custodia, 1548, c. 1: ma si tratta solo di un appunto di Pietro Custodi relativo alle vicende del postillato di Manchester (→ P 17). Sempre Kristeller (v 545) segnala dei pezzi relativi a B. all’Archivio di Stato di Firenze, sulla base dell’Indice dell’Archivio Mediceo (ms. 363, sub voce Boccalini): si tratta in realtà di tre lettere di mano rispettivamente della figlia Caterina Boccalini (ora Mediceo del Principato, 3808), del figlio Aurelio (ora Mediceo del Principato, 5275) e di Giovanni Delfino (Mediceo del Principato, 5512) nelle quali si accenna alle vicende delle carte dello scrittore (su questi documenti rimando a Guasti 1858 e Carte strozziane 1891: 201). Non risulta alcuna lettera di B. nel ms. Austin, Univ. of Texas, Ranuzzi Collection, Phill. 12806 (cfr. Kristeller: v 207). Infine, a parere di chi scrive, non presentano tracce di autografia i seguenti codici dei Comentarii: Imola, Biblioteca Comunale, ms. 71 (olim 152-153); Roma, Fondazione Caetani, Busta 1, n. 55, Misc. 1108/576 (cfr. Ripari 2017).
Bibliografia
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Carte strozziane 1891 = Le carte strozziane del Regio archivio di Stato in Firenze: inventario, a cura di Gaetano Milanesi, Firenze, Tipografia galileiana, vol. ii.
Firpo 1943 = Luigi F., La terza “centuria” inedita dei ‘Ragguagli di Parnaso’ di T. Boccalini, in «Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa. Lettere, storia e filosofia», s. ii, xii, pp. 178-201.
Firpo 1944 = Id., Lettere di Traiano Boccalini, in «Giornale storico della letteratura italiana», cxxii, pp. 11-34.
Firpo 1952 = Id., Aggiunte al carteggio di Traiano Boccalini, in «Giornale storico della letteratura italiana», cxxix, pp. 493-96.
Firpo 1960 = Id., Un’inedita biografia settecentesca del Boccalini, in «Giornale storico della letteratura italiana », cxxxvii, pp. 228-38.
Firpo 1969 = Id., Boccalini, Traiano, in DBI, vol. xi pp. 10-19.
Grassi 2010 = Liliana G., Una nuova interpretazione autobiografica dell’ ‘Orestilla’ di Girolamo Brusoni, in «Studi secenteschi», li, pp. 37-106.
Grillo 1616 = Angelo G., Lettere, Venezia, Evangelista Deuchino, vol. iii.
Guasti 1858 = Cesare G., Lettera della figlia di Traiano Boccalini al granduca Ferdinando II, in «Giornale storico degli archivi toscani», ii, pp. 69-70.
La Cute 1929 = Pietro L.C., Le vicende delle biblioteche monastiche veneziane dopo la soppressione napoleonica, in «Rivista mensile della città di Venezia», viii, pp. 597-646.
Malavasi 2017 = Massimiliano M., Due manoscritti postillati dal Boccalini conservati nell’Archivio Storico del Comune di Genova, in «L’Ellisse», xi, pp. 89-116.
Marconi 1998 = Laura M., Traiano Boccalini studente a Perugia (1578-1582). Documenti inediti sulla sua permanenza e laurea nello “Studium” perugino, in «Il pensiero politico», xxxi, pp. 73-87.
Mazzuchelli 1762 = Giammaria M., Gli scrittori d’Italia cioè notizie storiche e critiche intorno alle vite e agli scritti dei letterati italiani, Brescia, Bossini, vol. ii parte iii.
Palazzo Massimo 1997 = Da Palazzo Massimo all’Angelica: manoscritti e libri a stampa di un’antica famiglia romana, a cura di Nicoletta Muratore, Roma, Palombi.
Parisi XVIII sec. = Francesco P., Biografia o notizie sulla vita e le opere di Traiano Boccalini, Archivio Segreto Vaticano, Fondo Borghese, IV 215, cc. 1-29.
Pietrucci 2013 = Chiara P., Correzioni autografe nei ‘Ragguagli’ di Traiano Boccalini, in «Filologia e Critica», xxxviii, pp. 291-301.
Pietrucci 2015a = Ead., Per una nuova edizione dei ‘Ragguagli di Parnaso’, in Traiano Boccalini 2015: 143-57.
Pietrucci 2015b = Ead., I ‘Ragguagli di Parnaso’ di Traiano Boccalini. Edizione critica e commento. Tesi di dottorato, Università degli Studi di Macerata, Dipartimento di Studi Umanistici, xxvi ciclo, 2012-2015.
Ripari 2017 = Edoardo R., Per un’edizione critica di Traiano Boccalini: ‘Considerazioni sopra la Vita di Agricola’, in L’italianistica oggi: ricerca e didattica. Atti del xix Congresso dell’ADI-Associazione degli Italianisti, Roma, Università «La Sapienza» e Tor Vergata, 9-12 settembre 2015, a cura di Beatrice Alfonzetti et alii, Roma, Adi, pp. 13 (pubblicazione on line).
Rossi 1806 = Giovanni R., Catalogo de’ manuscritti riputati piú pregievoli della Biblioteca di S. Giorgio Maggiore, Venezia, Archivio di Stato, Direzione dipartimentale del demanio e diritti uniti, Atti 380, II 2/15.
Santacroce 1653 = Antonio S., La secretaria di Apollo, Venezia, Storti.
* Questo contributo è il frutto di una stretta collaborazione tra i due autori. Si specifica tuttavia che a Massimiliano Malavasi vanno attribuiti la scheda introduttiva e il catalogo dei manoscritti, a Chiara Pietrucci l’elenco dei postillati.
Nota paleografica
L’italica di modello cresciano che B. maneggia con la cura e precisione di un calligrafo (cosa del resto non sorprendente per un funzionario della cancelleria pontificia) è una scrittura fluida, rispettosa della norma che sovrintende al modello e dunque munita di intrinseca corsività e anzi, verrebbe da dire, una scrittura in cui tutto il sistema risulta funzionale e subalterno agli interessi della continuità del tratteggio. Si spiegano cosí i corpi di quelle lettere munite di occhiello rimasti, laddove necessario, aperti (a, o, ecc.); la variante disarticolata della e quando in legatura anteriore con t e d (la lettera si trasforma in due tratti e rinuncia all’occhiello); la i ridotta a un’ombra discriminata dal solo puntino diacritico. In tale contesto hanno rilievo di peculiarità la moderna p il cui secondo tratto, invece di chiudere sull’asta, si apre in basso con una volta a destra; la t col primo elemento che si innalza nell’interlinea e non esita, quando occorra, a proseguire nel tratto orizzontale della lettera (cfr. tav. 1 r. 12: poeti); la sinuosa h in guisa di «serpentesco 4» (cosí Malavasi); la u iniziale nel disegno che verrà poi assunto come norma nella cancelleresca detta inglese del XIX secolo. Fra le maiuscole merita speciale menzione l’originale D la cui foggia è simile a una b minuscola se non fosse per il vistoso ritorno a sinistra del tratto di chiusura (non visibile negli esempi riprodotti) e la R anch’essa modernissima con traverso raddoppiato. Questo panorama scrittorio è presente sin dalla sottoscrizione al contratto matrimoniale con Ersilia Ghislieri del 1584, l’esempio piú antico della mano di B. che sia stato possibile raggiungere, mentre risulta che egli avesse una «grafia giovanile, in parte difforme da quella piú matura» (Malavasi nella descrizione di → 1).
Censimento
- Bologna, Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio, A 2175, cc. 149-211
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 6458 (olim LXXIV 4), c. 81r
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Boncompagni, K 14
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Chig. O II 15 bis, cc. 1r-8v
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Reg. Lat. 1531 (olim 2064)
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Reg. Lat. 1691 (olim 2066)
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Reg. Lat. 1721 (olim 2062)
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Reg. Lat. 1722 (olim 2063)
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 6160
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 6160, cc. 307-315
- Firenze, Archivio di Stato, Archivio di Urbino, Classe I Div. G 129, c. 1195r
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- Forlì, Biblioteca Comunale «Aurelio Saffi», Autografi Piancastelli, Sez. Autografi secc. XII-XVIII, 10, Boccalini, Traiano
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- Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, E XLV 3, 1536
- Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, E XLV 3, 1544
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- Milano, Biblioteca Ambrosiana, G 158 inf., c. 199
- Milano, Biblioteca Ambrosiana, G 161 inf., c. 301
- Modena, Archivio di Stato, Archivio per materie, letterati, 10, fasc. Boccalini, Traiano
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- Venezia, Archivio di Stato, Consiglio dei Dieci, Miscellanea Codici, 104
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- Bologna, Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio, 8 GG III 12
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- Durham, Duke University Libraries, Utopia B 664 RA v. 1 c. 1-3
- Durham, Duke University Libraries, Utopia B 664 RA v. 1 c. 2
- Faenza, Biblioteca Manfrediana, 2 4 81
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- Genova, Archivio Storico del Comune di Genova, ms. 391
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- London, The British Library, 715 d 6
- Manchester, The John Rylands Library, Aldine Collection 20957
- München, Bayerische Staatsbibliothek, 830 452
- Napoli, Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III», Raccolta Villani C 0325 1
- Napoli, Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III», Raccolta Villani C 0325 2
- Novara, Biblioteca Comunale, Negroni VI I 36
- Padova, Biblioteca Universitaria, 52 c 62
- Padova, Biblioteca del Seminario Vescovile, 600 Rossa FF 5 6 1
- Padova, Collezione privata, [Segnatura non presente]
- Paris, Bibliothèque de l’Arsenal, 4 BL 4635 1-2
- Perugia, Biblioteca Comunale Augusta, I I 4753
- Pesaro, Biblioteca Oliveriana, B 17 12 4
- Ravenna, Biblioteca Classense, 32 8 L
- Roma, Biblioteca Angelica, OO 8 13
- Roma, Biblioteca Universitaria Alessandrina, N g 30
- Spoleto, Biblioteca Carducci, FAX VII F 382 383 1
- Torino, Biblioteca Nazionale Universitaria, Firpo 8901/2
- Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, Ital. VI 309 (5988)
- Wien, Österreichische Nationalbibliothek, [Segnatura non presente]
Fonte: Il Cinquecento - Tomo III (2022)
Data ultima modifica: 30 dicembre 2025 | Cita questa scheda