Salviati, Lionardo
Firenze 1539–Firenze 1589
Presentazione
Gli autografi superstiti di Salviati che è stato possibile individuare appartengono a due tipi testuali: lettere e, in misura notevolmente inferiore, rime e trattati; una minima correzione autografa a un sonetto a stampa – ripetuta identica su almeno tredici delle quindici copie reperite (→ P 1-13; non la reca solo l’esemplare conservato a Roma, BNCR, 34 8 B 19 3, mentre non ho potuto verificare l’esemplare di Parigi, BnF, FB-20100), segno di un intervento effettuato verosimilmente in tipografia contestualmente alla stampa o subito dopo – rappresenta l’unica postilla a me nota (per un postillato idiografo degli Avvertimenti cfr. oltre); i manoscritti appartenuti a Salviati che ho rinvenuto (Parma, BPal, Pal. 24 e Pal. 76) non presentano postille (sul primo cfr. Cursi 2007: 226-27).
Per quanto numerose, c’è da credere che ci siano giunte in modo regolare solo le lettere indirizzate a destinatari che disponevano di propri uffici preposti alla conservazione sistematica del materiale documentario. Il gruppo piú consistente è costituito dalle missive medicee, oggi conservate all’Archivio di Stato di Firenze, inviate al duca Cosimo I (→ 8), al granduca Francesco I (→ 9-10, 12-35) e alla sua seconda moglie Bianca Cappello (→ 37), ai funzionari granducali Antonio Serguidi (→ 11) e Belisario Vinta (→ 29, 31), all’ambiguo Geremia da Udine, emissario-spia alla corte papale (→ 21). Meno numeroso ma comunque nutrito il gruppo delle lettere concernenti l’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano, al quale Salviati fu ammesso il 12 agosto 1569 (Brown 1957; Brown 1974: 133), oggi all’Archivio di Stato di Pisa (→ 54-57): per i Cavalieri Salviati esercitò il ruolo di ricevitore a Roma dal luglio al dicembre 1572 e poi nuovamente nel triennio 1578-1581, e quello di commissario a Firenze dal 2 marzo 1574 al 12 luglio 1575 (Brown 1974: risp. 136-37, 154 e 143-44). A distanza segue il gruppo delle missive estensi, inviate ad Alfonso II duca di Ferrara, Modena e Reggio, al cardinale Luigi, all’ambasciatore a Firenze Ercole Cortile, al consigliere di stato Giovanni Battista Laderchi, e oggi conservate all’Archivio di Stato di Modena, città nella quale già nel 1598 fu trasferita la documentazione relativa alla signoria estense (→ 50). Infine, fu solo occasionale la corrispondenza con i Farnese, i Gonzaga e i della Rovere, limitata a tre lettere, indirizzate rispettivamente a Ottavio, duca di Parma e Piacenza (→ 51), a Guglielmo, duca di Mantova (→ 48), e a Francesco Maria, duca di Urbino (→ 7).
Inoltre, pare che l’attività di raccolta documentaria dell’erudito Carlo di Tommaso Strozzi abbia assicurato la conservazione di tre lettere: certo di quella a Giovambattista Adriani (→ 5), attinente all’ufficio di Consolo dell’Accademia fiorentina che Salviati ricoprí per un anno dal 26 marzo 1566, e della seconda missiva a Varchi (→ 6), entrambe finite tra le Carte strozziane oggi all’Archivio di Stato di Firenze; dell’una Strozzi poté facilmente entrare in possesso in quanto Consolo dell’Accademia nel 1627, dell’altra in quanto attivissimo raccoglitore di documenti e manoscritti, come dimostra il fatto che il nucleo piú consistente delle lettere a Varchi, oggi tra gli Autografi Palatini della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, transitò per la sua biblioteca (vd. Siekiera 2009: 337; Lettere 2012: 15-16). La prima missiva a Varchi (→ 4) è legata alla seconda da contiguità cronologica e tematica (alla concessione in uso della villa fiorentina della Topaia e della biblioteca di Varchi segue, a distanza di una ventina di giorni, la difesa di Salviati dall’accusa di essersi impadronito di alcuni libri, cfr. Brown 1974: 44-46), tanto da renderne poco plausibile una conservazione disgiunta, almeno all’inizio; l’attuale collocazione tra la documentazione piú antica dell’Accademia della Crusca si deve forse allo stesso Strozzi, che della Crusca fu Arciconsolo nel 1655. La conservazione delle restanti lettere, indirizzate a privati (Vincenzio Borghini → 39, Giambattista Strozzi il Giovane → 42, Lorenzo Giacomini Tebalducci Malespini → 43, Piero Vettori → 45-47, Aldo Manuzio il Giovane → 49), è tutto sommato casuale, e va supposto che la dispersione sia stata cospicua.
Dalla fine del 1577 al marzo 1584 (Brown 1974: 153, 186) Salviati fu al servizio di Giacomo Boncompagni, figlio legittimato di papa Gregorio XIII, generale di Santa Chiesa, castellano di Sant’Angelo, duca di Sora (dal 1579), marchese di Vignola (dal 1577) e di Casale Maggiore (dal 1578): della corrispondenza che dovette intercorrere tra i due non resta traccia negli archivi della famiglia Boncompagni, oggi smembrati tra Archivio Segreto e Biblioteca Apostolica Vaticana e Archivio Storico del Comune di Vignola (Archivio Boncompagni 2008: xviii-xix, xlix-l); in particolare, diversamente da quanto affermato da Brown (1974: 271), non contengono lettere di Salviati gli otto volumi di carteggio relativi agli anni 1576-1583 attualmente conservati alla Biblioteca Apostolica Vaticana sotto le segnature Bonc. D 32-39. Non sono poi riuscita a reperire le tre lettere a Battista Guarini, due delle quali (Firenze, 26 aprile 1586 e 14 giugno 1586) stampate nell’epistolario del ferrarese (Guarini 1596: 34-36, 158-59; la prima, ma con la data del 26 febbraio 1586, è anche in Zucchi 1606: 266; Salviati 1873: 176-78; Salviati 1875: 88-89 num. 60), e la terza (Firenze, 8 ottobre 1586) in Salviati 1875: 90-93 num. 62. Infine, non sembrano essere conservate minute delle epistole dedicatorie a stampa, né delle tre lettere a Camillo Pellegrino e delle due a Giovan Battista Attendolo a proposito della disputa su Tasso (datate Firenze, 2 gennaio e 22 febbraio 1585 s.f., 19 aprile 1586 – due lettere con la stessa data –, 14 giugno 1586) stampate in Salviati 1588, nella sezione finale non paginata Lettere e risposte di diversi in questa materia (da cui dipendono Salviati 1873: 151-61, e Salviati 1875: 80-88 num. 55-59).
Alla morte di Salviati le carte, i manoscritti e i libri in suo possesso furono sostanzialmente dispersi: il suo testamento (ASFi, Notarile moderno, Protocolli 1140-1149, Francesco Parenti, 1149, c. 63, 3 marzo 1588 s.f.) li destinava tutti ad Alfonso II, sia quelli affidati a Ferrara all’amico Giovanni Filippo Magnanini, sia quelli portati con sé a Firenze, al convento degli Angeli, dove morí l’11 luglio 1589; nelle collezioni della Biblioteca Ariostea di Ferrara, dove sarebbero dovuti confluire, non ho però identificato nessuno dei volumi già di Salviati citati nell’inventario riferito sommariamente da Girolamo Giglioli, ambasciatore estense a Firenze, in una lettera ad Alfonso del 15 luglio 1589 (Santi 1892: 24-25). L’interesse dell’ambasciatore estense sembra essersi concentato sul solo manoscritto della Poetica, da Salviati però destinato a Bastiano de’ Rossi perché ne curasse la pubblicazione: dalle ricostruzioni di Follini 1810 e Santi 1892 si evince che, dopo essere stato mandato in visione a Ferrara nel gennaio 1591, il codice nel marzo di quello stesso anno tornò a Firenze, nella disponibilità dell’Inferrigno, per approdare poi al fondo magliabechiano (→ 36). Dubito che alle collezioni estensi siano mai arrivati non solo i volumi lasciati a Firenze – forse perché, insieme alle carte e a «un volume di lettere» di cui parla Giglioli (in Santi 1892: 25), reputati di scarso interesse –, ma neppure quelli lasciati a Ferrara: la famiglia Magnanini tenne presso di sé i Proverbi toscani (→ 1) fin dopo il 1612, quando Ottavio, figlio di Giovanni Filippo, copiò in coda alle serie alfabetiche nuovi proverbi tratti dalla prima edizione del Vocabolario degli Accademici della Crusca (D’Eugenio 2014: 509-12); la presenza della mano di Ottavio (nato nel 1574) anche sul codice del Pastor fido (→ 2, cfr. Selmi 2009: 243 num. 4) indica che neppure questo venne consegnato ad Alfonso. I volumi affidati al Magnanini approdarono comunque, in seguito e almeno in parte, alla Biblioteca Ariostea; ai due manoscritti citati va aggiunta la stampa della Seconda orazione di don Garzia con le postille di Corbinelli, recapitata a Salviati forse dallo stesso anonimo sodale che la contropostillò (Brown 1971: 84-85 n. 22), a cui è legata la minuta della risposta a Corbinelli (→ 3), della quale non è noto l’originale, se pure fu mai spedito: stampa e minuta restarono verosimilmente a Salviati fino a che non le consegnò a Magnanini.
Altre vicende di conservazione ci hanno assicurato la raccolta oggi affidata alla segnatura Banco Rari 60 della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (→ 38). Si tratta di 36 sonetti di Salviati (di cui due in duplice copia, per un totale di 38 pezzi), 34 dei quali autografi e due (piú le redazioni definitive dei sonetti presenti due volte) della cosiddetta mano A (cfr. oltre), e 29 sonetti di Varchi, due dei quali autografi, due della mano A e i 25 restanti copiati da Salviati. La loro particolarità risiede nel fatto che si tratta di copie in pulito su bifolii sciolti – o, in tre casi, su una singola carta –, piegati in otto (due volte in quattro) e realmente spediti o consegnati al destinatario, come rivela il nome apposto su ciascuno entro uno dei riquadri formati dalle piegature. All’interno della raccolta si distinguono un primo gruppo di cinque sonetti (di cui due in duplice redazione) di Salviati inviati a Varchi come omaggio o forse per proporne l’inclusione in una silloge dedicata a Cosimo I in occasione della sua guarigione da una malattia (ottobre 1563), e un secondo gruppo di sonetti di corrispondenza, con la proposta dell’uno e la risposta per le rime dell’altro. A loro volta i sonetti di corrispondenza sono articolati in scambi distinti, originati da occasioni diverse: sette scambi con un sonetto per parte (ma in due casi, ciascuno su una singola carta, manca quello di Varchi, che probabilmente era scritto sulla carta ora mancante al bifolio), tra i quali due stampati in coda l’uno alla seconda e l’altro alla terza Orazione per Garzia de’ Medici (Salviati 1563a; 1563b: 19) e uno relativo alla malattia di Cosimo (Varchi 1821: 28-29), piú un corposissimo scambio con 24 sonetti per parte contro Iacopo Corbinelli. Alle 24 proposte di Varchi (già note perché fatte copiare da Salviati, insieme ad una venticinquesima, nel ms. Firenze, BNCF, Magl. VII 306, → 40, da cui le trasse Lorenzoni 1905) si accoppiano le 24 risposte di Salviati, fino ad oggi ignote: lo scambio, databile al marzo 1563, trae origine dalle note di Corbinelli alla seconda Orazione per Garzia de’ Medici (→ 3; per la ricostruzione della vicenda vd. da ultimo Cella 2016: 48-50), e si protrae tra aspre polemiche contro l’esule, encomi per la casa regnante e vicendevoli lodi. I sonetti raccolti nel Banco Rari 60 sembrano redatti in un arco temporale limitato, circoscrivibile tra la tarda estate 1562 e il luglio-agosto 1564 (la descrizione completa e l’edizione in Cella 2016). L’intero fascicolo proviene dalla biblioteca Rinuccini (Fava 1939: 93 n. 1), e risale quindi alle carte di Varchi acquisite, alla sua morte, da Vincenzio Borghini, passate prima dell’agosto 1604 a Baccio Valori, quindi a Carlo Rinuccini e infine, dopo essere state acquistate dal governo toscano nel 1850, approdate alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (Passerini 1850: 207, 213-14; Ferrone 1997: 132-33; Scapecchi 2002: xxvi-xxviii); inoltre, da un appunto dello stesso Varchi pare che egli avesse intenzione di pubblicare i propri sonetti a Salviati «con i Corbinelli del Salviati stesso» (Varchi 1841: xxxiii, cit. anche da Ferrone 1997: 134), cioè proprio con le risposte note soltanto – almeno allo stato attuale degli studi – grazie alla testimonianza del Banco Rari 60.
Sono attualmente irreperibili tre lettere indirizzate a Sperone Speroni (Firenze, 25 giugno e 26 novembre 1583, 24 agosto 1585, edite in Speroni 1740: v 373-74, 377-78, da cui dipendono Salviati 1873: 146-51, e Salviati 1875: 78 num. 53, 2-3 num. 2 – con la data erronea del 1553 –, 78-80 num. 54), che secondo gli inventari antichi erano conservate presso la Biblioteca Capitolare di Padova, Carte speroniane XI 2 (Bellinati 1989: 345-46).
Prima degli studi di Peter Brown (1962, 1974) non è raro che i cataloghi delle biblioteche e gli inventari d’archivio registrino come autografi i manoscritti interamente latori di opere di Salviati (quelli cioè che non le attestano insieme a opere altrui) e le lettere a suo nome; in particolare, era attribuita a Salviati la mano di un suo copista abituale, chiamata mano A da Brown. L’identificazione della mano A con Fabrizio di Cesare Caramelli, avanzata da Brown (1962: 145) sulla base del fatto che nel testamento Salviati lo chiami «dilectissimus cancellarius» (Firenze, ASFi, Notarile moderno, Protocolli, Francesco Parenti, 1186/10, c. 63), è stata accettata da tutti gli studi successivi. Recentemente, D’Eugenio 2014 ha individuato nel ms. dei Proverbi toscani (→ 1) la mano di un secondo copista, indicata come mano alfa per le indubbie somiglianze che mostra con la mano A (cfr. la ripr. della c. 67 in D’Eugenio 2014: 499).
Quindi, verificati tanto i codici e i postillati segnalati in passato come autografi quanto i manoscritti di Salviati ad oggi noti seppur mai segnalati come autografi, posso escludere l’autografia dei seguenti pezzi:
1) Ferrara, BAr, L 2 4 37. • Esemplare Degli avvertimenti della lingua sopra ’l ‘Decamerone’ volume primo, Venezia, Guerra, 1584, con postille marginali apposte, per la gran parte in grafia posata, in vista di una seconda edizione mai realizzata; di S. secondo Gargiulo 2009: 24-25, sono invece da attribuire alla mano A, e quindi certamente allestite sotto la supervisione dell’autore.
2) Firenze, ASFi, Carte Strozziane, I 137, cc. 134r-136v (= 135r-137v dell’antica cartulazione a penna). • Lettera a Piero Martelli (Firenze, 24 febbraio 1564 s.f.), edita in Salviati 1873: 126-31 (con erronea indicazione del numero di filza 139), da cui dipende Salviati 1875: 9-12 num. 5.
3) Firenze, BNCF, II IV 415 (olim Magl. XXVIII 6). • Cod. latore di almeno due copie del Discorso sulla ginnastica degli antichi, la seconda delle quali (da cc. 11r in poi) è autografa per IMBI: xi 49, ma di mano sconosciuta per Brown 1962: 142-43.
4) Firenze, BNCF, II IV 557 (olim Magl. VII 466), cc. 42r-43r. • Lettera a Giovan Battista Attendolo (Firenze, 8 novembre 1586) segnalata da Parodi 1969: 161.
5) Firenze, BNCF, Magl. VI 63. • Lettera a Francesco Panigarola (Firenze, 7 gennaio 1584 s.f.), segnalata da Parodi 1969: 161.
6) Firenze, BNCF, Magl. VII 307. • Testimone della lettera dedicatoria a Francesco I de’ Medici (12 dicembre 1564) e Della Poetica lezzion prima, orazione tenuta all’Accademia Fiorentina nel dicembre 1564 durante il consolato di Baccio Valori (Brown 1974: 87-88); definito autografo da una nota primonovecentesca a c. 1, per Brown (1962: 141; 1974: 264) è di mano sconosciuta.
7) Firenze, BNCF, Magl. VII 1196 (olim Strozzi 799). • Copia de Il primo libro dell’opere burlesche di M. Francesco Berni, di M. Gio. della Casa, del Varchi, del Mauro, di M. Bino, del Molza, del Dolce, & del Firenzuola, Firenze, Bernardo Giunta, 1548; definito autografo da una nota primonovecentesca in un foglietto allegato al codice, pare invece da attribuire alla mano A (cc. 1-151, 188r-247r) e a un’altra mano sconosciuta (cc. 152-187). È forse di S. la cartulazione da 1 a 238 (= cc. 8-243) nell’angolo superiore esterno del recto, con un tratto orizzontale sottoscritto (come in 38, cfr. Cella 2016: 53).
8) Firenze, BRic, 2197. • Quaderno di spogli funzionale agli Avvertimenti poi riutilizzato dagli accademici della Crusca (Stanchina 2009: 167): segnalato come autografo da Melli 1961 (e attribuito a Bastiano de’ Rossi da Folena 2002: 62), è da assegnare alla mano A per Brown (1962: 142; 1974: 268-69; ripr. di alcune cc. in Stanchina 2009: 170-73).
9) Milano, ASMi, Autografi, 154 52. • Richiesta, senza luogo e senza data, per lo stato di Milano del privilegio di stampa per il Decameron «purgato […] et riformato» e copia del privilegio rilasciato dal duca di Parma e Piacenza Ottavio Farnese (Parma, 6 marzo 1582): paiono della mano A (la segnalazione in Parodi 1969: 161 n. 61).
10) Napoli, BNN, XIII AA 76, cc. 17r-20r. • Due lettere a Camillo Pellegrino (Firenze, 2 gennaio 1585, 19 aprile 1586: ma con la data errata del 1588), segnalate da Parodi 1969: 162.
11) Napoli, BNN, XIII D 52.• Testimone delle Rime con correzioni autografe secondo Manzoni (in Salviati 1871: x) e Brown (1969: 541, 543), che invece paiono da attribuire alla stessa mano A che copia il testo (Brown 1962: 144).
12) Napoli, BNN, XIV D 2, cc. 3v-5r. • Due lettere a Camillo Pellegrino (Firenze, 2 gennaio 1585, 19 aprile 1586: ma con la data errata del 1588), segnalata da Parodi 1969: 162.
13) Pesaro, BOl, 338 II, cc. 380-381. • Lettera a un destinatario sconosciuto perché l’indirizzo è illeggibile (Roma, dicembre 1578), segnalata da Parodi 1969: 161.
14) Pisa, ASPi, Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano, Lettere diverse al Consiglio 906, cc. 229r, 383r, 418r, 447r, 625r, 716r. • 6 lettere (Firenze, 26 giugno 1574-12 marzo 1574 s.f.) firmate «Lionardo Salviati» e cosottoscritte da Andrea Buontalenti (a cui verosimilmente si devono sia i testi sia le firme imitative), suo collaboratore durante l’ufficio di commissario a Firenze per l’Ordine di Santo Stefano.
15) Wien, ÖN, 40 39 1. • Lettera a Lodovico Capponi (Firenze, 31 maggio 1566): né la lettera né la firma «Lionardo Salviati» sono autografe.
Bibliografia
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Lorenzoni 1905 = Antonio L., Un coro di male lingue: sonetti inediti del Lasca, Varchi, ecc. contro Iacopo Corbinelli, Firenze, Libreria Editrice Fiorentina.
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Passerini 1850 = Luigi P., Notizie sui manoscritti rinucciniani acquistati dal Governo toscano e nuovamente distribuiti tra gli archivi e le biblioteche di Firenze, in «Archivio storico italiano. Appendice», viii, pp. 207-15.
Salviati 1563a = Seconda orazione di Lionardo Salviati nella morte dello illustrissimo S. Don Garzia de’ Medici, Firenze, Giunti (1562 s.f.).
Salviati 1563b = Terza orazione di Lionardo Salviati nella morte dello illustrissimo S. Don Garzia de’ Medici, Firenze, Giunti.
Salviati 1588 = Lo ’nfarinato secondo, ovvero dello ’nfarinato accademico della Crusca risposta al libro intitolato Replica di Camillo Pellegrino ec., Firenze, Padovani.
Salviati 1871 = Rime del Cav. Leonardo Salviati, secondo la lezione originale confrontata con due codici, a cura di Luigi Manzoni, Bologna, Romagnoli.
Salviati 1873 = Prose inedite del Cav. Leonardo Salviati, a cura di Luigi Manzoni, Bologna, Romagnoli.
Salviati 1875 = Lettere edite e inedite del cav. Lionardo Salviati, a cura di Pietro Ferrato, Padova, s.e.
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Scapecchi 2002 = Piero S., La Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e la raccolta libraria di don Vincenzio Borghini, in Vincenzio Borghini. Filologia e invenzione nella Firenze di Cosimo I. Catalogo della Mostra di Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, 21 marzo-20 aprile 2002, a cura di Gino Belloni e Riccardo Drusi, Firenze, Olschki, pp. xxv-xxviii.
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Varchi 1821 = Sonetti di messer Benedetto Varchi per la infermità e guarigione di Cosimo I dei Medici, [a cura di Domenico Moreni,] Firenze, Magheri.
Varchi 1841 = Lezioni sul Dante e prose varie di Benedetto Varchi, a cura di Giuseppe Aiazzi e Lelio Arbib, Firenze, Società editrice delle Storie del Nardi e del Varchi, vol. i.
Zucchi 1606 = Bartolomeo Z., L’idea del segretario. Parte seconda, Venezia, Compagnia Minima, 3a ed.
* Ringrazio sentitamente Attilio Bartoli Langeli, Elisabetta Benucci (Archivio dell’Accademia della Crusca, Firenze), Monica Berté, Mirna Bonazza (Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara), Michele Colombo, Debora Dameri (Archivio Storico del Comune di Vignola, Modena), Francesca Geymonat, Alessandro Orfano, Stefano Santagata e Arnaldo Soldani dell’aiuto prestatomi per reperire e identificare alcuni degli autografi di Salviati.
Nota paleografica
«La grafia esibisce una notevole regolarità e si caratterizza per una forte inclinazione delle lettere verso destra e per una marcata contrapposizione tra il corpo delle lettere, appoggiato sul rigo di scrittura, e i tratti verticali ascendenti e discendenti, chiaramente enfatizzati. Oltre all’andamento complessivo della scrittura, alcuni elementi legati alla morfologia delle lettere appaiono talmente originali da rendere la mano di S. inconfondibile: il ritocco dell’apice delle aste di l, h, b, squadrato, quasi di forma triangolare, la t che attacca con un ampio movimento nella parte superiore dell’interlinea; la p, col tratto discendente che presenta in chiusura un elemento di stacco prolungato verso l’alto a destra; la legatura di ti, simile a un 3, che ritorna costante nella sua firma, sempre riconoscibilissima» (Stanchina 2009: 162 n. 18). Poche osservazioni possono aggiungersi alla puntuale descrizione formulata da Giulia Stanchina. Una è di carattere generale: per la quasi totalità dei letterati cinquecenteschi censiti mancano documenti autografi che attestino fasi primitive della loro scrittura. Cosí è per S. il cui piú antico autografo datato conservatosi sembra essere la lettera a Varchi del 4 marzo 1563 (→ 4; un possibile precedente in → 38): una scrittura, dunque, prossima al sonetto qui riprodotto (tav. 2), riconducibile a quel medesimo anno, quando S. è un ventiquattrenne ormai avviato alla carriera letteraria. Da quel momento e per i successivi ventitré anni la grafia del letterato è ben documentata per testi accurati (missive, sonetti corresponsivi) e in altri aventi caratteri piú dimessi e di minuta (tra questi la «sezione della partitura» del Pastor Fido: → 2). Gli ultimi anni si qualificano per un generale regresso della prassi autografica che, nelle epistole, è relegata alla sola sottoscrizione. Il modello grafico che S. seppe scrivere è certamente assegnabile a quella fase di evoluzione manieristica della corsiva tipica dell’italica della seconda metà del secolo, come dimostra l’accentuata inclinazione, l’ampiezza delle volte sotto la linea di scrittura in lettere come f, s, q o anche al di sopra (b, h, l) dove la consueta terminazione a goccia, lo rilevava la Stanchina, è elaborata in modo del tutto personale. Alcuni grafemi meritano attenzione: la i prolungata in posizione finale di parola e la d con traverso che compie un largo giro schiacciato verso il basso; mentre altri sono rivelatori di una originalità non comune: il traverso della p che supera in altezza il corpo della lettera. Nelle prove piú corsive e usuali (→ 54 la lettera del 23 luglio 1574, qui tav. 4, o il già citato → 2), laddove il modulo tendenzialmente si riduce e la cura della forma cede il posto alla rapidità del tratto, l’h perde la parte inferiore del traverso; l’infelice e rettifica il corpo, acquistando un aspetto ancora meno aggraziato; la a si apre a destra assumendo un aspetto peculiare.
Bibliografia
Stanchina 2009 = Giulia S., Nella fabbrica del primo ‘Vocabolario’ della Crusca: Salviati e il Quaderno Riccardiano, in «Studi di lessicografia italiana», xxvi, pp. 157-202.
Censimento
- Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, Cl. I 394, pp. 7, 15, 67, 115, 156, 169, 189, 205, 217, 219, 256, 268, 278
- Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, Cl. I H, cc. 105r-106v
- Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, M 343 2
- Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane, I 19, c. 34r
- Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane, I 137, cc. 133r-134r = cc. 132r-133r, e c. 134v = 133v
- Firenze, Archivio di Stato, Ducato di Urbino, I 244, c. 782
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 509, cc. 83-84
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 559, c. 352
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 722, c. 96r
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 723, c. 111r
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 726, c. 75r
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 728, cc. 58 e 63r, 101r
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 729, c. 328r = c. 324r
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 731, c. 79r
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 734, c. 67
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 738, cc. 246r, 307r
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 740, cc. 78, 214r
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 742, cc. 96r, 219
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 743, c. 49r
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 744, cc. 27r, 46r, 129r, 130r e 148v
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 745, cc. 107, 147r
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 746, cc. 63r, 135r
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 751, cc. 37r, 338r
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 752, c. 1r
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 753, c. 396r
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 755, cc. 441, 442r e 457v
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 756, c. 644r = 664r
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 757, cc. 35r, 45r, 413r
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 762, cc. 368r, 525
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 765, cc. 179r, 357 e 362v, 381r e 400v, 472, 475r-476v e 520r-521v
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 766, c. 239
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 780, c. 348r = 349r
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 784, cc. 14 e 17r, 502r
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 790, c. 89
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Autografi Palatini VII 83
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Banco Rari 60
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Filze Rinuccini 23 3, c. 83v
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, II II 11 (olim Magl. VII 87)
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magl. VII 306
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magl. VII 715 (olim Gaddi 804)
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magl. VIII 1399 (olim Strozzi 973), cc. 123-124
- Firenze, Biblioteca Riccardiana, 2438 II, num. 191-192
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- Firenze, Biblioteca dell’Accademia della Crusca, Carte di Accademici e Studiosi, Segni, Alessandro (1633-1697), 110 9 1
- London, The British Library, Add. 10272, c. 130
- London, The British Library, BL, Add. 10278, cc. 45-46
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- Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, 1112, cc. 489-489 bis
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- Modena, Archivio di Stato, Archivio per materie, Letterati, 58, Salviati, Lionardo
- Parma, Archivio di Stato, Epistolario scelto, 14 int. 48, cc. 1r-2r
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- Pisa, Archivio di Stato, Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano 904, Lettere originali al Consiglio
- Pisa, Archivio di Stato, Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano 905, Lettere originali al Consiglio
- Pisa, Archivio di Stato, Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano 906, Lettere originali al Consiglio
- Pisa, Archivio di Stato, Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano 908, Lettere originali al Consiglio
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, R.G. Lett. it., IV 925 int. 5
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Stampati Ferrajoli, IV 8894 int. 15
- Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, M 90 3
- Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, M 343 3
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- Livorno, Biblioteca Comunale Labronica «Francesco Domenico Guerrazzi», Autografoteca Bastogi 094 O 0112
- Milano, Biblioteca Ambrosiana, S C F VI 30/3
- Perugia, Biblioteca Comunale Augusta, I L 1344/12
- Roma, Biblioteca Angelica, o 3 18 14
- Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, 57 H 10
- Torino, Università degli Studi, Biblioteca «Norberto Bobbio», A* Fondo Patetta, Cinq. 179
- Torino, Università degli Studi, Biblioteca «Norberto Bobbio», A* Fondo Patetta, Cinq. 182
- Verona, Biblioteca Civica, 500 Cinq. D 0594
Fonte: Il Cinquecento - Tomo III (2022)
Data ultima modifica: 30 dicembre 2025 | Cita questa scheda