Corbinelli, Jacopo

Firenze 1535–Parigi 1590 ca.

Presentazione

La biografia culturale di Jacopo Corbinelli è caratterizzata, oltre che dal lungo esilio in Francia, iniziato dopo l’abbandono di Firenze e dell’Italia, da un’incessante attività filologica e linguistica testimoniata dalle lettere inviate tra il 1565 e il 1587 a Gian Vincenzo Pinelli (Crescini 1892; Calderini de Marchi 1914; Bianchi 1982; Gazzotti 1982), da brevi commenti e appunti per lo più consegnati ai margini dei manoscritti e delle stampe da lui posseduti (Gazzotti 1991, 1996), nonché dalle edizioni da lui curate (nel 1568, a Lione, apparve l’Ethica ridotta in compendio di ser Brunetto Latini, mentre dopo il suo trasferimento a Parigi alla corte di Caterina de’ Medici uscirono le seguenti edizioni: G. Boccaccio, Corbaccio, 1569; F. Guicciardini, Ricordi, 1576; Dante, De vulgari eloquentia, 1577; M. Salomonio, De Principatu libri sex, e P. del Rosso, La fisica, 1578; Giusto de’ Conti, La bella mano, 1590). L’impegno profuso da Corbinelli, tanto sul piano degli studi umanistici dei classici greci e latini, quanto sul versante del commento – anche linguistico – ai testi volgari, non si realizzò quasi mai nella forma organica del trattato e ancora più raramente percorse la strada della pubblicazione, eccezion fatta per gli apparati paratestuali che corredano le sue edizioni (Quaquarelli 1991; Gazzotti 2001; Carta 2002).

Il carteggio con Pinelli resta dunque il documento più significativo per illustrare la sua biografia (per la quale si vedano almeno Calderini de Marchi 1914 e i più recenti contributi di Benzoni 1983; Pozzi 1992; Plaisance 2004) e la sua attività di studio (Jori 2004; Bianchi 2008b). Le lettere forniscono dettagliate informazioni su libri e personaggi della cultura francese e italiana della seconda metà del ’500 – con riferimenti, tra gli altri, a Lodovico Castelvetro, Gian Michele Bruto, Donato Giannotti, Henri de Mesmes, Claude Dupuy –, non trascurando di riportare giudizi su fatti della storia di Francia. Attraverso i contatti epistolari con letterati italiani, Corbinelli mantenne costante l’attenzione sugli studi compiuti in Italia sia sul versante classico sia su quello volgare; in più occasioni, infatti, ricevette dall’Italia libri e manoscritti, o richiese di essere informato sulle reazioni suscitate, soprattutto in ambiente fiorentino, dalle edizioni del Corbaccio e del De vulgari eloquentia. Tuttavia, per tratteggiare il suo profilo culturale, importanza non minore rivestono gli autografi e ancor più i numerosi postillati che, via via, emergono dai fondi di biblioteche italiane, europee e americane (Gazzotti 1994, 2001; Balsamo 1998; Corsaro 2002; Ariosto 2006: lxviii-lxxii).

La riscoperta dei libri posseduti dal Corbinelli ha permesso non solo di ricostruire un nucleo significativo della sua biblioteca, certamente molto più ampia del centinaio di volumi finora conosciuti, ma anche di portare alla luce un gran numero di note autografe che corredano stampe e manoscritti; in molti casi esse integrano e ampliano le informazioni fornite dalle lettere a Pinelli e consentono di avere una visione più precisa degli interessi e del metodo di lavoro dell’erudito fiorentino. Gli autografi, ad esclusione delle lettere, testimoniano più il suo impegno come ricercatore di testi rari ed estravaganti che non la volontà di dare veste definitiva agli studi critici o all’impegno letterario: le poche opere riconducibili a lui sono infatti tramandate in copie per lo più non autografe o solo parzialmente autografe (ad es.: Il Gemmario, Milano, Biblioteca Ambrosiana). I postillati, caratterizzati dalla presenza costante della nota di possesso autografa, recano di norma anche un significativo numero di notazioni marginali (commento al testo, osservazioni stilistiche, individuazione di fonti, commento linguistico, varianti), mentre più raramente gli interventi sono raccolti su interfolii, o su carte poste all’inizio o alla fine del volume (spogli linguistici, osservazioni stilistiche, note di collazione). Per le modalità di annotazione si rimanda a Gazzotti 1994; Corsaro 2002: 161-62.

Dal punto di vista del contenuto, le postille di commento linguistico, talvolta particolarmente ampie e copiose, fanno ricorso agli strumenti della comparazione tra lingue romanze e della derivazione etimologica, alla registrazione di lemmi ed espressioni significative o proverbiali, all’elenco di fonti e loci paralleli e alla compilazione di spogli linguistici nella prospettiva di preparare un dizionario dell’italiano antico (in particolare: I. Chiari, Canticum canticorum; V. Buonanni, Discorso sopra la prima cantica; H. Estienne, Traicté de la conformité; Giusto de’ Conti, La bella mano). A questa tipologia di note si accompagna quella del commento stilistico che può essere svolto attraverso il confronto con altri autori. Emblematico per la varietà degli interventi manoscritti è il postillato del Morgante maggiore di Pulci nell’ed. Venezia 1546 conservato alla Bibliothèque de l’Arsenal: sulle carte di questo esemplare si trovano infatti costanti rinvii ad autori volgari con i quali si istituiscono confronti, giudizi stilistici sul Pulci, elenchi di locuzioni linguisticamente rilevanti – talvolta accompagnate dalla traduzione in francese –, un glossario corredato da puntuali rimandi numerici e da note esplicative; il volume registra anche varianti testuali talora contraddistinte da simboli particolari.

Altri importanti postillati sono caratterizzati, invece, dalla presenza di note di collazione e di varianti ricavate da manoscritti, talora trascritte secondo una precisa logica sugli interfolii, e dall’integrazione, in alcuni esemplari incompleti, di passi mancanti nel testo (Apollonio Discolo, Lucrezio, Plauto, Tibullo). In alcuni casi, infine, le postille stese dal Corbinelli nei margini di opere di carattere politico (in particolare: Machiavelli, Discorsi; Lottini, Avvedimenti civili) sembrano rimandare anche alla sua attività di lettore del re: le puntuali osservazioni riferite a personaggi francesi e a fatti della situazione politica contemporanea, la proposta di traduzione in francese di lemmi e brevi espressioni, i frequenti confronti con Guicciardini, Plutarco, Sallustio, Tacito concorrono a presentare una lettura attualizzata del testo.

Un’ultima osservazione merita il caso particolare costituito da alcuni manoscritti, autografi o parzialmente autografi, corredati da note dello stesso Corbinelli, che interviene con integrazioni e correzioni al testo, varianti testuali e commenti di carattere stilistico (La fisica di Paolo del Rosso, le Rime di Giovanni Della Casa, le Rime di G.B. Strozzi: vd. rispettivamente num. 3, 12, 17) o con osservazioni su fatti storici (Raccolta di scritture sulla storia di Francia: num. 13).

Il contributo fornito da tutte queste annotazioni è fondamentale per definire il profilo di Corbinelli quale precursore nel campo degli studi linguistici e letterari, con evidenti posizioni critiche nei confronti della “cultura ufficiale” fiorentina (Simoncelli 1984 e 1990; Cherchi 1985; Tavoni 1991; Gazzotti 1996), e per fare luce sulla sua biblioteca, grazie ai molteplici rinvii, contenuti nelle note, relativi a testi, autori, edizioni da lui posseduti o consultati. I libri del Corbinelli, alla sua morte, passarono probabilmente al figlio Raffaello, per poi seguire le strade tortuose e non sempre chiare della dispersione (Gazzotti 1994); è tuttavia possibile individuare alcuni nuclei significativi dei volumi da lui posseduti in diverse biblioteche italiane e straniere, prima fra tutte la Bibliothèque nationale de France (4 mss., 47 stampati). Significativi sono anche i nuclei conservati in altre biblioteche parigine: Sainte Geneviève, Arsenal, Mazarine (in quest’ultima biblioteca il piccolo gruppo di libri del Corbinelli è costituito da un manoscritto e da 2 stampe, mentre un’edizione degli Opuscoli di Plutarco nella traduzione del Ridolfi [Parigi 1546] risulta dispersa dal 1931 e la stampa di una raccolta di Rime antiche, [s.n.t.], manca dal maggio 1945); un altro volume posseduto dal Corbinelli è stato poi recentemente individuato da chi scrive nei fondi della Bibliothèque Interuniversitaire de la Sorbonne. Altre recenti scoperte riguardano volumi postillati dal Corbinelli conservati alla Beinecke Library dell’Università di Yale (Svetonio), oltre che a Parigi, alla Bibliothèque de l’Arsenal (Pulci), presso la Bibliothèque nationale (Petrarca, Ryff ) e la Bibliothèque Sainte Geneviève (Persio).

Quanto ai fondi delle biblioteche italiane, va notato che all’Ambrosiana di Milano si trova un gruppo di libri e manoscritti del Corbinelli confluiti nella biblioteca del Pinelli (per i manoscritti di Cicerone: Gazzotti 2007); in merito agli autografi di Corbinelli, una ricerca sistematica tra le carte Pinelli ne porterebbe quasi sicuramente alla luce altri: la natura fortemente eterogenea dei manoscritti pinelliani, costituiti spesso da molti fascicoli di provenienza diversa organizzati intorno ad alcuni nuclei tematici, lascia supporre che al loro interno si possano trovare altri scritti di Corbinelli, autografi o in copie da lui controllate e annotate (D’Alessandro 2008; Gazzotti 2008), o altri fascicoli spediti al Pinelli dalla Francia (come i commenti petrarcheschi di Castelvetro, in 3 copie, di cui una trascritta da Corbinelli: Criscione 1992). La Trivulziana conserva invece alcune stampe di opere volgari, giunte nella biblioteca milanese probabilmente tra il 1805 e il 1806, dopo essere state acquistate da Gian Giacomo Trivulzio dalla Biblioteca di Santa Giustina di Padova (Tissoni 1958-1959; Cantoni Alzati 1982). Dalla dispersione della Biblioteca Melziana di Milano provengono, poi, alcuni volumi ora conservati presso la Houghton Library della Harvard University di Cambridge (Catalogo Floncel 1784: i 223; Motta 1904: 355). Merita infine menzione il significativo nucleo dei 4 manoscritti Chigiani della Biblioteca Vaticana, di cui 2 – di mano del Boccaccio – tramandano importanti testi danteschi e della tradizione italiana delle origini, arricchiti da note, anche di carattere variantistico, apposte dal Corbinelli (De Robertis 1974: 7-72; Benzoni 1983: 757; Pulsoni 2007).

Agli esemplari noti va aggiunta la segnalazione di alcuni altri volumi postillati dal Corbinelli che non sono ancora stati rintracciati. Tra questi una traduzione italiana de La vie des plus célèbres poètes provençaux di J. de Nostredame (Balsamo 1992: 79); il volume delle Istorie pistolesi (Firenze, Giunti, 1578), un tempo nella biblioteca Panciatichi di Firenze (Barbi 1927: lxxii), oltre ad un esemplare dell’Opera di Cipriano (Roma 1563), collazionato forse a Roma nel 1567 con vari manoscritti (Calderini de Marchi 1914: 37; Benzoni 1983: 752); una stampa del Roman de la Rose (Paris, Galliot du Pré, 1529; Boinet 1921: 213), e una copia dell’Aquila volante (Venezia, Pietro Quarenghi, 1506; Romanzi di cavalleria. Poemi epici. Tassiana, catalogo 5, Lugano, Bredford libri rari, num. 30). Un manoscritto con lettere a Giusto Lipsio, segnalato in Kristeller: iv 362, è conservato a Leida, Biblioteek der Rijsks universiteit, Lips, 4. Risulta infine essere ancora oggetto di discussione la presunta autografia corbinelliana delle postille al codice Mannelli (Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, XLII 1), che tramanda il testo del Decameron e del Corbaccio (Carrai 2002; Gazzotti 2008: 103-9).


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Nota paleografica

La scrittura di J. C., qui documentata con certezza per gli anni dalla metà al settimo decennio del secolo, manifesta – tanto nelle sue realizzazioni più calligrafiche (cfr. tavv. 2 e 4a: si noti qui, per inciso, che tra le due carte esistono delle divergenze di attuazione forse giustificabili con una maggiore scioltezza acquistata col progredire del lavoro di copiatura), quanto nelle comunicazioni epistolari dirette ad amici o confidenti (tavv. 1 e 4b) e nelle annotazioni personali (tavv. 3, 6a e 6b), categorie queste ultime destituite di solennità e quindi redatte in scrittura usuale – di avere bene assimilato la lezione del Cresci con la svolta calligrafica e manierata da questi imposta all’italica. Se l’inclinazione a destra e il rapporto proporzionale tra aste alte e corpi e, per questi, tra larghezza e altezza, sono ancora quelli propri di quest’ultima scrittura, al nuovo gusto convengono le testatine per le aste alte sul rigo, la g dotata di occhiello inferiore molto grande, le decise tagliature al termine delle aste sotto il rigo (meno presenti, è ovvio, nelle realizzazioni più rapide). Tutto interno alla moderna interpretazione è poi il tracciato continuo dei grafemi, con la penna che tende a non sollevarsi dal foglio, indifferente anche al parziale stravolgimento dei segni determinato da esasperati legamenti, al limite della fusione, tra parti costitutive di lettere diverse (per es. em e en: contemplando e movimenti, 2 r. 6; in, 2 r. 10), nonché la pagina ariosa, con la scrittura distesa sul rigo e con notevole interlinea. Attuati con precisione manualistica sono i legamenti st nella sua triplice esecuzione (stelle, 2 r. 5; stagioni, 2 r. 7; mistioni, 2 r. 9), e l’accostamento della f geminata con la seconda munita di concavità contraria rispetto alla prima (affettato, 5c r. 5). Notevoli sono i disegni della z: strettamente dipendenti dal prototipo sono quello corto, trattenuto sul rigo (alzar, 2 r. 3), e quello con ampia voluta innalzata al di sopra (Anzi, 4a r. 3) o al di sotto del rigo (spezavansi, 2 r. 14); appartenente a un’interpretazione più corrente appare quello che ostenta entrambe le volute (senz’haver, 4a r. 3). Se è consonante alla norma l’apertura della o, specie quando in legamento posteriore (scuote, 4a r. 10), connotato di peculiarità riveste la medesima lettera quando in fine di parola è dotata di occhiello acuto e, per conseguenza, aperto (questo, 2 r. 13). Nella meno controllata scrittura usuale affiorano poi grafemi non strettamente pertinenti all’italica, sebbene documentati nel panorama grafico coevo (come, per es., ch(e) effettuato con legamento dal basso e stravolgimento dell’h, cfr. 4b r. 7), o propri di grafie veloci, come gli occhielli di p e f e alcuni legamenti inconsueti (p(ro)p(ri)a, 5c r. 3; po(m)pa, 5c r. 8), ma nell’insieme l’ordito della scrittura non appare stravolto, tranne in circostanze particolari come quella documentata con la tav. 1. Ulteriore dimostrazione delle indubbie doti grafiche del C. si coglie nell’elegante minuscola greca da lui scritta con alfa alla latina e nella quale colpisce il geometrico legamento tau-sigma. Analogamente ad altri scriventi educati in senso calligrafico alla tarda italica, il sistema paragrafematico dispiegato dal C. è ricco e attuale: nei suoi scritti si trova la virgola, il punto e virgola e il punto (pause brevi, medie e forti), mentre una maggiore oscillazione si rileva negli esempi riprodotti nell’adozione dei due punti sia per la pausa media sia per quella più intensa, il punto interrogativo e le parentesi. L’apostrofo segnala aferesi, apocope ed elisione, l’accento sottolinea talune forme verbali e le parole monosillabiche.

Censimento

  1. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Chig. L IV 133
  2. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Filze Rinuccini 19
  3. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Pal. 349
  4. Forlì, Biblioteca Comunale «Aurelio Saffi», Raccolte Piancastelli, Sez. Autografi secc. XII-XVIII, 17, Corbinelli Jacopo
  5. Milano, Biblioteca Ambrosiana, B 9 inf.
  6. Milano, Biblioteca Ambrosiana, D 465 inf.
  7. Milano, Biblioteca Ambrosiana, I 204 inf.
  8. Milano, Biblioteca Ambrosiana, Q 118 sup.
  9. Milano, Biblioteca Ambrosiana, S 78 sup.
  10. Milano, Biblioteca Ambrosiana, S 85 sup.
  11. Milano, Biblioteca Ambrosiana, T 167 sup.
  12. Montpellier, Bibliothèque de la Faculté de Médecine, H 354
  13. Paris, Bibliothèque Mazarine, 2079
  14. Paris, Bibliothèque nationale de France, Dupuy 712
  15. Paris, Bibliothèque nationale de France, Fr. 6631
  16. Paris, Bibliothèque nationale de France, Fr. 15905
  17. Paris, Bibliothèque nationale de France, It. 1534
  1. Bern, Stadt und Universitätsbibliothek, Bong. VI 136A
  2. Bologna, Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio, A 32
  3. Bourges, Médiathèque. Bibliothèque patrimoniale des Quatre Piliers, Fond Patrimonial-Livres anciens D 999 in4
  4. Cambridge, University Library, Inc. 5 B 7 19 [1913]
  5. Cambridge (U.S.A.), Houghton Library, *FC 5. B6624. 5331
  6. Cambridge (U.S.A.), Houghton Library, *IC 5. Ar434. 516o.1556b
  7. Cambridge (U.S.A.), Houghton Library, *IC. P447C. 1582a
  8. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Chig. L V 176
  9. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Chig. L VI 213
  10. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Chig. M VI 126
  11. Dresden, Sächsische Landesbibliothek- Staats- und Universitätsbibliothek, S.B. 698
  12. Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, M. Est. 343 2
  13. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Pal. (11) C 10 3 6
  14. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Pal. E 6 2 19
  15. Genova, Biblioteca «Durazzo Giustiniani», A VI 8
  16. Grenoble, Bibliothèque civique, 580
  17. Grenoble, Bibliothèque civique, O 4761
  18. London, The British Library, 16 D XIV
  19. London, The British Library, Harley 2466
  20. London, The British Library, I B 21297
  21. Manchester, The John Rylands Library, 17710
  22. Mannheim, Universitätsbibliothek Sch, 072/212
  23. Milano, Biblioteca Ambrosiana, C 96 sup.
  24. Milano, Biblioteca Ambrosiana, F 75 sup.
  25. Milano, Biblioteca Ambrosiana, H 114 sup.
  26. Milano, Biblioteca Ambrosiana, T 24 sup.
  27. Milano, Biblioteca Trivulziana, D 488
  28. Milano, Biblioteca Trivulziana, E 26
  29. Milano, Biblioteca Trivulziana, F 19
  30. Milano, Biblioteca Trivulziana, F 25
  31. Milano, Biblioteca Trivulziana, G 19
  32. Milano, Biblioteca Trivulziana, L 1268
  33. Milano, Biblioteca Trivulziana, M 194
  34. New Haven, Beinecke Library, 1979 440
  35. New Haven, Beinecke Library, 2001 105
  36. Oxford, Bodleian Library, Linc. 8° D 242
  37. Paris, Bibliothèque Interuniversitaire Centrale de la Sorbonne, R XVI B 63, 1
  38. Paris, Bibliothèque Interuniversitaire Centrale de la Sorbonne, R XVI B 63, 2
  39. Paris, Bibliothèque Sainte-Geneviève, 4 X 323(2) inv. 163 Rés
  40. Paris, Bibliothèque Sainte-Geneviève, 8 R 932 inv. 3605 Rés
  41. Paris, Bibliothèque Sainte-Geneviève, 8 V 1017 inv. 3383
  42. Paris, Bibliothèque Sainte-Geneviève, 8 Y 538 inv. 1666 Rés
  43. Paris, Bibliothèque Sainte-Geneviève, 8 ZZ 93 inv. 1409 Rés
  44. Paris, Bibliothèque Sainte-Geneviève, 3383
  45. Paris, Bibliothèque de l’Arsenal, Ars. 4 BL 2558
  46. Paris, Bibliothèque nationale de France, *E 853
  47. Paris, Bibliothèque nationale de France, *Rés. E 247
  48. Paris, Bibliothèque nationale de France, It. 287
  49. Paris, Bibliothèque nationale de France, It. 536 (Ancien fonds 77643)
  50. Paris, Bibliothèque nationale de France, It. 1034
  51. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. A 6260
  52. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. A 6482
  53. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. D 636
  54. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. D 659
  55. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. D 661
  56. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. D 11733
  57. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. G 354
  58. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. H 989 (1)
  59. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. H 989 (2)
  60. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. J 13457
  61. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. Lb29 37
  62. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. R 39
  63. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. R 1554
  64. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. X 23
  65. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. X 253
  66. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. X 1756
  67. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. X 1764
  68. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. X 1910-1911 bis
  69. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. X 2150
  70. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. Y2 797
  71. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. Yb. 312
  72. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. Yb. 705
  73. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. Yd. 224
  74. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. Yd. 320
  75. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. Yd. 681
  76. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. Yd. 733
  77. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. Z 280
  78. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. Z 722
  79. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. Z 1076
  80. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. g. Yc. 480
  81. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. m. Yc. 376
  82. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. m. Yc. 549
  83. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. p. M 269-271
  84. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. p. Yc. 233
  85. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. p. Yc. 282
  86. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. p. Yc. 342
  87. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. p. Yc. 372
  88. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. p. Yc. 393
  89. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. p. Yc. 476
  90. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. p. Yc. 918
  91. Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. p. Yc. 945
  92. Paris, Bibliothèque nationale de France, Yc. 7276
  93. Paris, Bibliothèque nationale de France, Yc. 7433
  94. Paris, Bibliothèque nationale de France, Z 13559
  95. Paris, Bibliothèque nationale de France, Z 59482
  96. Riehen (Svizzera), Herr Willy & Frau Christine Senn-Duerck, 16 112
  97. Stockholm, Kungliga Biblioteket, A 222
  98. Toulouse, Bibliothèque Municipale-Bibliothèque d’Étude et du Patrimoine, Rés. C XVI 221
  99. Toulouse, Bibliothèque Municipale-Bibliothèque d’Étude et du Patrimoine, Rés. D XVI 677, Fonds ancien, 2

Fonte: Il Cinquecento - Tomo I (2009)

Data ultima modifica: 14 gennaio 2026 | Cita questa scheda