Dovizi da Bibbiena, Bernardo
Bibbiena [Arezzo] 1470–Roma 1520
Presentazione
Le scritture autografe di Bibbiena rispecchiano alla perfezione il profilo professionale di uomo di Stato «che vive e opera a tutto servizio della famiglia principe fiorentina dei Medici» (Dionisotti 1980: 157).* Si tratta, nella sostanza, dei soli frammenti superstiti della corrispondenza diplomatica intrattenuta a partire dall’ultimo decennio del ’400, prima come segretario e mandatario di Lorenzo il Magnifico, di Piero il Fatuo e del cardinal Giovanni, futuro papa Leone X; poi, dal 1513, al seguito di quest’ultimo, nelle vesti di tesoriere pontificio e cardinale diacono di Santa Maria in Portico (Patrizi 1992). Null’altro, se si esclude il prologo di commedia conservato nel Mediceo avanti il Principato 19, num. 103 (sulla cui effettiva autografia, però, cfr. infra e → Dubbi 3), resta a testimoniare un percorso che fu anche quello di letterato e oratore brillante, intimo di Bembo, voce non secondaria nel dibattito attorno alla questione della lingua (cfr. sullo specifico Gualdo-Gualdo 2002), nonché arguto protagonista del Cortegiano di Castiglione. È, del resto, la stessa tradizione delle opere, segnata dall’uscita a stampa postuma della Calandra e dall’assenza di un qualunque disegno autoriale in merito alla raccolta delle tessere sparse dell’epistolario, a confermare la particolarità di un percorso creativo compresso, da un lato, dal crescente peso politico-istituzionale di una carriera ecclesiastica di vertice e, dall’altro, da un’impostazione del curriculum letterario ancora orientata in una prospettiva pre-tipografica. Ne consegue che l’immagine di Bibbiena restituita dai documenti autografi è soprattutto quella dell’epistolografo in possesso di una straordinaria confidenza col mezzo della prosa cancelleresca, tra pieno dominio del formulario e capacità di vivificare l’ordito stilistico col dosaggio sapiente dei discorsi riportati e degli excursus comico-novellistici.
In termini generali, per ciò che concerne il corpus delle lettere originali sin qui raccolto, si osserva un cambiamento piuttosto netto nel rapporto di scrittura in concomitanza con lo scatto gerarchico connesso alla salita al soglio pontificio di Leone X. La pratica dell’autografia integrale viene di fatto abbandonata a favore di quella parziale, di norma limitata alla sola sottoscrizione della missiva ma, all’occorrenza, estendibile in funzione espressiva al poscritto nei casi in cui le circostanze inducano a ridurre la distanza nei confronti del destinatario (come nella lettera del settembre 1513, ora alla Piancastelli di Forlí, con la quale il neoeletto cardinale comunica la notizia della nomina all’amico Castiglione: → 39 e tav. 3).
Dopo i primi scavi settecenteschi proposti in Bandini 1758, resta incompiuto il censimento delle carte bibbienesche tentato da un allievo di Ernesto Monaci, Giulio Grimaldi: la monografia che ne doveva scaturire non vide mai la luce a causa della tragica scomparsa dello studioso nel 1910. I materiali raccolti da Grimaldi, depositati presso la Biblioteca Federiciana di Fano (sez. VII, Manoscritti Grimaldi), sono con ogni probabilità alla base delle successive ricerche di Giuseppe Lorenzo Moncallero, che, dopo il volume monografico del 1953, approda, nel giro di 12 anni, all’edizione in due tomi dell’epistolario (Moncallero 1953 e Bibbiena 1955-1965; per la delicata questione dei debiti non dichiarati nei confronti del lavoro di Grimaldi mi permetto di rinviare a Marini 2018: 205-6). La silloge cosí confezionata da Moncallero continua a rappresentare la base di partenza per ogni indagine sulla corrispondenza di Bibbiena, nonostante le critiche espresse da piú parti per la debolezza complessiva dell’elaborato sotto il profilo ecdotico e a proposito delle significative lacune di una recensio in larga parte carente anche per ciò che concerne i fondi in apparenza piú frequentati dallo studioso (una rassegna di tali giudizi in Marini 2016: 247-48 e Marini 2018: 201-2, cui vanno aggiunte le osservazioni di Pierre Jodogne in Guicciardini 1993: 70). Su questa linea anche il saggio di Marzia Minutelli (2000), che per profondità e acume della ricerca di prima mano costituisce il piú importante contributo agli studi sul carteggio mantovano di Bibbiena dopo le indagini pionieristiche di Alessandro Luzio e Rodolfo Renier (Luzio-Renier 1893 e 2005).
Il censimento qui proposto a partire dallo spoglio dei repertori in uso e dalla revisione del già noto non ha ambizioni di esaustività. Obiettivo, del resto, difficilmente perseguibile a fronte di una corrispondenza diplomatica di cosí vasta portata, condotta per di piú sia in prima persona che per conto terzi (si veda, ad es., la lettera di Giuliano de’ Medici a Isabella d’Este del 31 agosto 1512, di mano di Bibbiena: → 49a). Si è potuta, tuttavia, condurre a termine l’esplorazione integrale di alcuni giacimenti di fatto mai sondati nel corso degli studi su Bibbiena, come i volumi delle minute dei brevi di Leone X presenti nell’Archivio Segreto Vaticano (→ 2-4) o il Carteggio Sforzesco dell’Archivio di Stato di Milano (→ 56-57, tav. 4). Restano, per contro, da illuminare altri potenziali collettori, quali, ad es., i carteggi dei fratelli Lorenzo e Tommaso Campeggi e dei Bentivoglio presso l’Archivio di Stato di Bologna, oppure le serie delle Carte Strozziane dell’Archivio di Stato di Firenze ancora prive di un inventario analitico.
Di seguito alcune considerazioni mirate su materiali manoscritti di varia natura di cui non era possibile dare notizia nell’elenco sintetico degli autografi.
In via preliminare, è opportuno specificare che nessuna scrittura autografa di B. si conserva tra le carte dell’Archivio della Fabbrica di San Pietro: né nel Libro di mons.or Rev.mo messer Bernardo da Bibiena Car.le di S.ta Maria in Portico, entrata e uscita de tutti li dinari se exigeranno per la fabrica di S.to Petro di Roma per il giubileo et indulgentie si concedarano per il S.mo N.ro S. Leone papa X, Arm. II G 99 I (su cui cfr. Sella 2002 e Shearman 2003: 185, 205, 271); né nel Libro dei conti (1514-1524), Arm. XXIV F 2 (cfr. Sella 2002: 503 n. 3, 507-8).
A vari documenti è stata erroneamente attribuita, con formule piú o meno esplicite, una patente di originalità o di autografia. Le istruzioni di Leone X per Lorenzo Campeggi, nunzio presso Massimiliano I d’Asburgo (14 settembre 1513), conservate in Archivio Segreto Vaticano, Arm. XXXI 46, cc. 380r-387r, in una «copia firmata dal Bibbiena» (Gualdo-Gualdo 2002: 21 n. 49); la minuta della lettera che si trova nel Mediceo avanti il Principato dell’Archivio di Stato di Firenze (68, num. 633), descritta come «di mano di Bernardo di Bibbiena […] a Maximiliano, per la recuperatione delle robe degli Antinori, s.l., s.d.» in Archivio mediceo 1957: 120; la lettera scritta da Roma l’8 novembre 1513 conservata presso l’Archivio di Stato di Milano nel fondo Autografi, Dignitari ecclesiastici, Appendice, 35 (nel cui inventario è datata per errore 9 novembre 1504), che è invece una copia coeva; la lettera del 31 ottobre 1506 a Cecchetto Tosinghi, firmata da un «Ser Giovanni de bibiena » ma attribuita a Bernardo Dovizi, che è inclusa nell’Autografoteca Bastogi della Biblioteca Labronica di Livorno (l’attribuzione si legge sul catalogo on line dell’Autografoteca); la lettera a Baldassarre Sauli, datata Roma, 4 dicembre 1516, che si legge in un copialettere conservato presso l’Archivio di Stato di Reggio Emilia (Archivio del Comune, Carteggi, Registri dei decreti e delle lettere, aa. 1512-1517, c. 54v): nemmeno la firma della lettera è autografa, come sostiene invece Moncallero in Bibbiena 1955-1965: ii 19 n. 1. Da rilevare anche i casi di alcune lettere la cui paternità bibbienesca è stata erroneamente proposta senza che, tuttavia, si avanzassero riferimenti diretti alla questione dell’autografia: la lettera s.d. inclusa nel Mediceo avanti il Principato (18, num. 304) attribuita a B. in Archivio Mediceo 1951: 321, ma firmata, in realtà, dal fratello «P(iero) bib(biena)»; la scrittura s.d. e priva di destinatario archiviata nel Mediceo avanti il Principato (21, num. 490) e attribuita a B. in Archivio Mediceo 1951: 18; la lettera datata Vigevano, 23 aprile s.a., dello stesso Mediceo avanti il Principato (72, num. 116): di B. secondo Archivio mediceo 1957: 179, mentre si tratta di una missiva di Luca del Vantaggio a B. Diretta a B. (e non di B., come riportato in Verdi 1905: xi num. 5) anche la lettera scritta in nome del cardinale Giulio de’ Medici datata 15 marzo s.a. che si trova nella serie dei Copialettere di Goro Gheri custodita nell’Archivio di Stato di Firenze (4, cc. 316v-317r). Per importanza meriterebbe una trattazione a parte il caso del prologo di commedia conservato nel Mediceo avanti il Principato (119, num. 103: → Dubbi 3): dal momento in cui viene pubblicato come «scartafaccio autografo» (Del Lungo 1875: 348), la questione della mano non viene di fatto piú messa in discussione. A fronte di un intervento di restauro che oggi rende in piú punti difficile la lettura del testo, non sembra tuttavia possibile confermarne l’autografia, che invece potrebbe essere valutata per alcune delle correzioni aggiunte in interlinea. Ne conseguirebbe, evidentemente, una prova significativa a favore dell’idiografia del documento.
Tra gli autografi irreperibili segnalo la lettera a Lorenzo de’ Medici datata Chinon, 26 ottobre 1518 (Bibbiena 1955-1965: ii num. 250). La missiva, catalogata in Autographes 1878: 161 e rivenduta a un’asta Hoepli nel 1933 (Incunabuli 1933: 5-6 num. 6, tav. iii, da cui proviene la riproduzione della firma di B. riportata in Fortuna-Lunghetti 1977: 200), viene pubblicata pochi anni dopo da Alfredo Baccelli che afferma di averla acquisita nella propria «collezione di autografi» (Baccelli 1939: 40-41, cit. in Moncallero 1953: 200-1 e n. 29). I sondaggi sin qui tentati non hanno purtroppo permesso di far luce sui destini di questa raccolta privata.
Da registrare, infine, l’attestazione di scritture potenzialmente autografe ad oggi irreperibili. Queste le piú rilevanti: i 7 motu proprio di Leone X controfirmati da B. (tutti datati Roma, 1° dicembre 1514, tranne uno del 22 settembre 1514) che Amati 1866: 217-19 sostiene di aver ricavato dall’Archivio Segreto Vaticano (cfr. in proposito Shearman 2003: 1490): vano sin qui ogni tentativo di rintracciarli in Vaticano, mentre ne ho individuato delle copie coeve presso l’Archivio di Stato di Roma, Camerale I 859, cc. 10r-13r; la lettera alla comunità di Corinaldo stretta nell’assedio di Francesco Maria della Rovere, scritta da Pesaro in data 17 giugno 1517: Bandini 1758: 35 n. b la ricava da Cimarelli 1642: 70, secondo il quale «anch’essa con le altre nel suo originale si trova» (Dario Cingolani mi conferma la presenza di una lacuna nella documentazione corinaldese relativa al periodo giugno-agosto 1517); la lettera a Ennio Filonardi (Roma, 12 gennaio 1515) e la lettera a Raimondo de Cardona (Roma, 1° giugno 1515), rispettivamente localizzate da Moncallero nelle filze 69 e 117 del Mediceo avanti il Principato (Bibbiena 1955-1965: ii num. 187, 194): in entrambi i casi ha dato esito negativo lo spoglio integrale delle filze indicate; le due lettere al fratello Piero Dovizi («dal Poggio», 20 maggio 1491; «dalla Badia di S. Benedetto», 1° settembre 1494) che in base all’ottocentesco Indice delle notizie storiche, scientifiche, letterarie estratte dall’Archivio Mediceo (inventario di sala manoscritto V/363, cc. 303v-305r) dovrebbero trovarsi rispettivamente alle cc. 81 e 172 (cartulazione antica a lapis) della filza 124 del Mediceo avanti il Principato: entrambe le cc. risultano oggi mancanti; il doc. un tempo inserito nella raccolta degli Autografi Tordi, già mancante nel 1933 quando la collezione venne acquisita dalla Biblioteca Nazionale di Firenze (cfr. inventario di sala num. 71) e poi censito come «missing» da Kristeller: v 601; il biglietto con cui B. dà notizia della morte di Luigi XII a Isabella d’Este (Luzio 1906: 168 e n. 1; Minutelli 2000: 177 n. 23), da lei menzionato nella lettera al marito Francesco II Gonzaga spedita da Roma il 10 gennaio 1515: il doc. non risulta ad oggi allegato alla missiva di Isabella (Archivio di Stato di Mantova, Archivio Gonzaga, 2121, II 1, c. 103); la lettera del 1516 alla cognata Ludovica Dovizi compresa nella silloge del ms. H 272 della Bibliothèque de la Faculté de Médicine di Montpellier, cc. 20-21, ma già segnalata come mancante a seguito di un riscontro del 1845 (la preziosa raccolta è catalogata in Kristeller: iii 211); la lettera alla sorella Tita Dovizi Poltri datata Roma, 11 o, piú probabilmente, 2 ottobre 1513: secondo Bandini 1758: 16 n. a (citato da Moncallero in Bibbiena 1955-1965: ii 14 n. 3), la lettera, datata 11 ottobre, è posseduta dal vescovo di San Miniato Domenico Poltri (esito negativo hanno dato i tentativi di reperirla sia nell’Archivio diocesano di San Miniato che presso gli eredi dei Poltri); una copia settecentesca di questa missiva, datata 2 ottobre, si trova tuttavia nel ms. 515 della Biblioteca Rilliana di Poppi (cfr. Tellini 1976: 403). Persa anche la lettera ai Signori di Pratovecchio datata Roma, 2 ottobre 1513, pubblicata in Bandini 1758: 17 (da cui Bibbiena 1955-1965: i 520 e ii num. 170). Irreperibile, infine, il decreto di nomina di Aldighieri Biliotti luogotenente di Todi, che, stando a quanto scrive Alessandro Ferrajoli a inizio ’900, dovrebbe trovarsi presso l’Archivio vescovile della città umbra (Ferrajoli 1984: 213 n. 1).
Il censimento delle carte di B. ha condotto in itinere a significative acquisizioni collaterali di materiali epistolari non autografi (originali idiografi e, soprattutto, copie coeve integrali o parziali inserite nella corrispondenza di altri protagonisti del carteggio diplomatico) che non compaiono nell’edizione di Moncallero. Non è questa la sede per un elenco completo. A mero titolo esemplificativo segnalo le due lettere di raccomandazione a Francesco II Gonzaga e a Isabella d’Este che B. spedisce da Bologna il 17 dicembre 1515. Gli originali idiografi di queste missive, conservati presso l’Archivio di Stato di Mantova (Archivio Gonzaga, 1148, cc. 106-107, 110-111), sono censiti nel database Herla project (C-6723, C-6724). Gli estremi della lettera a Isabella, citata a suo tempo negli studi di Luzio e Renier (su cui cfr. Minutelli 2000: 177 n. 23), risultano già nel riscontro dei doc. proposto in Luzio-Renier 2005: 370 doc. 596.
A bozze già ultimate, Marcello Simonetta ha individuato presso l’Archivio dei Buononimi di San Martino a Firenze (Gianf. 2 2 0 1) una lettera di B. a Jacopo Gianfigliazzi (Roma, 20 novembre 1514) con la sola sottoscrizione autografa.
Bibliografia
Amati 1866 = Girolamo A., Notizie di manoscritti dell’Archivio Segreto Vaticano, in «Archivio storico italiano», s. iii, to. iii, p.te i pp. 166-236.
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Archivio Mediceo 1957 = Archivio di Stato di Firenze. Archivio Mediceo avanti il Principato. Inventario, Roma, Ministero dell’Interno-Pubblicazioni degli Archivi di Stato, vol. iii.
Autographes 1878 = Inventaire des autographes et des documents historiques composant la collection de M. Benjamin Fillon. Séries v à viii: Navigateurs - Savants - Écrivains - Artistes dramatiques, [catalogue rédigé par Benjamin Fillon et Etienne Charavay,] Paris-Londres, Charavay frères-Frederic Naylor.
Baccelli 1939 = Alfredo B., Porpore, allori e camicie rosse, Milano-Genova-Roma-Napoli, Società Anonima Editrice Dante Alighieri.
Bandini 1758 = Angelo Maria B., Il Bibbiena o sia il ministro di Stato delineato nella vita del cardinale Bernardo Dovizi da Bibbiena, Livorno, Antonio Santini e Compagni.
Bibbiena 1955-1965 = Epistolario di Bernardo Dovizi da Bibbiena, vol. i. 1490-1513; vol. ii. 1513-1520, a cura di Giuseppe Lorenzo Moncallero, Firenze, Olschki, 2 voll.
Cimarelli 1642 = Vincenzo Maria C., Istorie dello Stato d’Urbino da’ Senoni detta Umbria senonia […], Brescia, eredi di Bartolomeo Fontana, lib. iii.
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Dionisotti 1980 = Carlo D., Ricordo del Bibbiena [1971], in Id., Machiavellerie, Torino, Einaudi, pp. 155-72.
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Fortuna-Lunghetti 1977 = Autografi dell’Archivio Mediceo avanti il Principato, a cura di Alberto Maria Fortuna e Cristina Lunghetti, Firenze, Mori.
Gualdo-Gualdo 2002 = Germano G.-Riccardo G., L’introduzione del volgare nella documentazione pontificia tra Leone X e Giulio III (1513-1555), Roma, Roma nel Rinascimento.
Guicciardini 1993 = Francesco G., Le lettere, a cura di Pierre Jodogne, Roma, Istituto storico italiano per l’età moderna e contemporanea, vol. v.
Incunabuli 1933 = Incunabuli, manoscritti, autografi, libri illustrati dal secolo XVI al XIX: vendita all’asta in Roma (27 aprile 1933), Milano, Hoepli.
Luzio 1906 = Alessandro L., Isabella d’Este ne’ primordi del papato di Leone X e il suo viaggio a Roma nel 1514-1515, in «Archivio storico lombardo», s. iv, vi, pp. 99-180 e 454-89.
Luzio-Renier 1893 = Alessandro L.-Rodolfo R., Mantova e Urbino. Isabella d’Este ed Elisabetta Gonzaga nelle relazioni famigliari e nelle vicende politiche, Torino-Roma, L. Roux e C.
Luzio-Renier 2005 = Iid., La coltura e le relazioni letterarie di Isabella d’Este, a cura di Simone Albonico, intr. di Giovanni Agosti, Milano, Sylvestre Bonnard [rist. dell’ed. 1899-1903 con aggiornamento].
Marini 2016 = Paolo M., «Come a ragazo suo ». Primi sondaggi per Bibbiena corrispondente della corte milanese, in Dentro il Cinquecento. Per Danilo Romei, Manziana, Vecchiarelli, pp. 247-64.
Marini 2018 = Id., L’epistolario del Bibbiena. Appunti sul censimento delle carte autografe a mezzo secolo dall’edizione Moncallero, in Epistolari italiani e latini dal Due al Seicento: modelli, questioni ecdotiche, edizioni, cantieri aperti. Atti del xvi Convegno di Letteratura italiana «Gennaro Barbarisi», Gargnano del Garda, 29 settembre-1° ottobre 2014, a cura di Claudia Berra, Paolo Borsa, Michele Comelli, Stefano Martinelli Tempesta, Milano, Università degli Studi di Milano, pp. 201-34.
Minutelli 2000 = Marzia M., Quattordici lettere inedite dal carteggio del Bibbiena con i Marchesi di Mantova, in «Nuova rivista di letteratura italiana», iii, 1 pp. 171-202.
Moncallero 1953 = Giuseppe Lorenzo M., Il cardinale Bernardo Dovizi da Bibbiena umanista e diplomatico (1470-1520). Uomini e avvenimenti del Rinascimento alla luce di documenti inediti, Firenze, Olschki.
Patrizi 1992 = Giorgio P., Dovizi Bernardo, detto il Bibbiena, in DBI, vol. xli pp. 593-600.
Sella 2002 = Pacifico S., Il cardinale Bibbiena e la Fabbrica di San Pietro: ‘Libro dell’entrata ed uscita’, in Revirescunt chartae codices documenta textus. Miscellanea in honorem Fr. Caesaris Cenci OFM, curantibus Alvaro Cacciotti et P.S., Roma, Pontificium Athenaeum Antonianum-Edizioni Antonianum, pp. 503-53.
Shearman 2003 = John S., Raphael in Early Modern Sources (1483-1602), New Haven-London, Yale Univ. Press, 2 voll.
Tellini 1976 = Gino T., Tre corrispondenti di Francesco Redi (lettere inedite di G. Montanari, F. D’Andrea, P. Boccone), in «Filologia e Critica», i, pp. 401-53.
Verdi 1905 = Adolfo V., Gli ultimi anni di Lorenzo de’ Medici duca d’Urbino (1515-1519), Este, Pietrogrande [i ed. 1888].
* Sono profondamente grato ad Andrea Canova, Carlo Alberto Girotto, Orsola Gori, Stephen Parkin, Pier Paolo Piergentili e Marcello Simonetta per la segnalazione e il riscontro di numerosi documenti. Un ringraziamento anche ad Antonella Imolesi per le riproduzioni degli autografi della Raccolta Piancastelli di Forlí.
Nota paleografica
Figlio di notaio, B. si trasferí a Firenze troppo giovane per immaginare un suo apprendistato grafico compiuto nell’ambito domestico e volto alla prosecuzione dell’occupazione paterna. Del resto, «non abbiamo documenti che testimoniano le modalità dell’educazione umanistica» (Patrizi 1992: 594), sicché tutto ciò che si potrà dire a tale proposito dovrà essere ricavato da quanto da lui scritto di persona. Il che non è poi molto, considerando anche, come nota Marini, il «cambiamento piuttosto netto nel rapporto di scrittura» che si osserva con la promozione, avvenuta nel 1513, al cardinalato. Da quel momento, infatti, «la pratica dell’autografia integrale viene di fatto abbandonata» e la fitta corrispondenza epistolare, l’unica tipologia i testi per i quali vi sia presenza di materiali, annovera l’intervento di mano propria di B. nella sola parte corroborativa, con la sottoscrizione, a cui, raramente, fa seguito qualche poscritto o qualche integrazione. Poiché sembra necessario escludere dal novero delle testimonianze autografe il frammento di prologo di commedia conservato nell’Archivio di Stato di Firenze (→ Autografi di dubbia attribuzione, 3), ha ben ragione Marini a osservare che «le scritture autografe di B. rispecchiano alla perfezione il profilo professionale di uomo di Stato», limitandosi ai «soli frammenti superstiti della corrispondenza diplomatica». Se si considera infine che mancano prove autografe per il primo decennio del Cinquecento, in concomitanza con una già registrata penuria di documentazione tra il 1504 e il 1511 (Patrizi 1992: 595), si ottiene un quadro alquanto povero della produzione scritta di proprio pugno da B., parziale nelle sue manifestazioni e cronologicamente ristretta al nono decennio del Quattrocento e al periodo tra il 1509 e la data della sua morte. Pur con tali limitazioni, la scrittura di cui B. si mostra abile esecutore mantiene caratteristiche costanti nel tempo e solo si registra, per l’ultimo periodo, un netto incremento della velocità (e dunque della corsività) associato a un progressivo ingrandimento del modulo delle lettere. Al pari di altri letterati coetanei come, per es. Mario Equicola, Giulio Camillo e Angelo Colocci, il modello grafico appreso è rivelatore della fase di transizione tra le ultime manifestazioni della prassi scrittoria di impronta umanistica e i prodromi dell’italica, il tutto però reso, sin dalle sue prime occorrenze datate al 1490, in forme prive di manifesta calligraficità. Il livello usuale della scrittura di B. bene si manifesta nel paragone tra lettere che per destinazione e contenuti si vorrebbero iscritte nel novero dell’epistolografia d’apparato (come potrebbe essere la lunga lettera del 15 ‹ottobre› 1499, → 16 a Piero de’ Medici) e lettere a destinazione piú modesta, ma di pari e anzi maggiore compostezza grafica (→ 23 a Giovanni de’ Pittori), se non anche a esempi dichiaratamente frusti, come la lettera scritta «in furia et non rivista» nella notte («ad hore iiij di nocte») del 15 settembre 1512 e diretta a Giulio de’ Medici (→ 14): a parte modeste differenze imputabili soprattutto alla maggiore modellizzazione del testo, l’impianto di questa scrittura, mero “strumento” di lavoro, rimane in definitiva invariato. Connotato saliente è, lo si accennava, la corsività, rivelata dalla pronunciata inclinazione a destra e espressa, com’è comune per l’epoca, mediante congiunzioni dal basso eseguite spesso, com’è tipico nel sistema italico, per levata di penna. Gli esiti di siffatta tendenza risultano meno appariscenti nei primi tempi, quando il sistema moderno fa capolino piuttosto nella elevatura dei traversi ascendenti chiusi a volta da un modesto indugiare della penna. Col tempo la presenza di pronunciati tratti di congiunzione, levati con moto destrogiro, si fa piú marcata. Il fenomeno è evidente soprattutto in presenza di segnale abbreviativo che diventa esso stesso elemento strutturale (abusato) dei grafemi: co(n), p(er), q(u-) (anche in termini composti), i(n); ma anche con lettera (soprattutto s in discesa dall’alto con e, o accanto ai piú tradizionali con p, s e t). Alcuni elementi si presentano come caratteristiche di lunga durata, nella scrittura di B., come la z alta, geometrica e di elegante esecuzione; l’oscillazione tra d con traverso dritto o inclinato; la congiunzione te tale da rendere le due lettere simili a k; un legamento ct a ponte ondulato e, soprattutto, un legamento et velocissimo e connotativo che, assente nelle prime testimonianze, diverrà in seguito presenza costante. Appartiene all’ultimo decennio del Quattrocento l’abitudine di segnare gli accenti nelle forme verbali e in alcune parole tronche (piú raramente nella distinzione delle congiunzioni), come anche a questo periodo un’accurata punteggiatura destinata a rarefarsi col tempo. Merita infine di essere segnalato il segno ondulato col quale l’autore della Calandra conclude molte sue comunicazioni e che, per essere presente nelle parti cifrate di alcune missive, potrebbe avere, oltre al valore simbolico, un significato verbale.
Bibliografia
Patrizi 1992 = Giorgio P., Dovizi Bernardo, detto il Bibbiena, in DBI, vol. xli pp. 593-600.
Censimento
- Berlin, Staatsbibliothek, Autographen Sammlung, Bernardo Dovizi da Bibbiena
- Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, Armadio XL 2, cc. 70r (num. 129) e 282r (num. 528)
- Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, Armadio XL 3, cc. 47r-48r (num. 79), 49r (num. 81), 74r (num. 118)
- Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, Armadio XL 4, c. 21r (num. 26-27)
- Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, Segreteria di Stato, Lettere di Particolari 153, cc. 4r-307v
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Archivio Salviati 58, c. 34r
- Fano, Archivio di Stato di Pesaro, Sezione di Fano, Antico Archivio Comunale, II, Carteggio cardinali, 2 1, docc. 1-4
- Firenze, Archivio Guicciardini, Carte di Francesco Guicciardini XXIII 124
- Firenze, Archivio di Stato, Acquisti e doni, 356, cc. 1, 2-2 bis
- Firenze, Archivio di Stato, Archivio Guicciardini Corsi Salviati, R/10 57, ins. 1, num. 12, doc. 14, c. 131
- Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane I 5, num. 1, 2, 7, 8, 12, 14, 16, 18, 20, 23-30 bis, 32, 33, 35, 48-54, 70-84
- Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane I 5, num. 46
- Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane I 6, cc. 5-18, 20-30, 33-36, 38-41, 44-50, 52-53, 55, 57-59, 61-63, 76, 91, 109, 115-116, 130-132, 136, 145-146, 148 bis, 151-156, 158-160, 162, 164-166, 170-172, 172ter, 174-176, 181, 190, 192
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- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 10, num. 621, 622
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 18, num. 123, 124, 135, 268, 269, 271, 272, 280-286, 288-291, 293-295, 298-301, 303, 305-311, 313, 316, 320, 322, 325, 327, 330-332, 335-337, 341, 347, 348, 351-353, 355, 358, 361
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 18, num. 372
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 49, num. 243, 247, 249, 250, 253, 259, 262, 263
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 55, num. 136
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 66, num. 299
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 68, num. 363
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 72, num. 4, 7, 14, 57, 77, 84, 85, 91, 102, 105
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 76, num. 124, 141, 152, 156, 196, 198, 199, 298, 372, 394
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 78, num. 111
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 98, num. 158
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 103, num. 104, 105, 134
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 105, num. 23, 24, 191, 193, 209
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 117, num. 10, 12, 125, 201, 215
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 119, num. 103
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 124, num. 205
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 137, num. 709, 711, 717
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 142, num. 4, 5, 88, 99, 106, 162
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 144, num. 2, 72, 202, 207, 216, 228, 232
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 145, num. 2, 3, 7, 10, 11, 16, 33, 36, 53, 80, 90, 102, 112, 124, 133, 143, 166, 208, 212, 253
- Firenze, Archivio di Stato, Signori, Dieci di Balia, Otto di Pratica, Legazioni e Commissarie, Missive e Responsive, 15, c. 132
- Firenze, Archivio di Stato, Signori, Dieci di Balia, Otto di Pratica, Legazioni e Commissarie, Missive e Responsive, 66, cc. 178-185, 204, 205
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- Forlì, Biblioteca Comunale «Aurelio Saffi», Raccolte Piancastelli, Sez. Autografi secc. XII-XVIII, 20, Dovizi, Bernardo
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- Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 862, cc. 219, 228-229, 239-240, 361-362, 365-366
- Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 863, cc. 153, 366-369
- Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 864, cc. 30-31, 124-125, 455-456, 467-468, 470-471, 473-474, 480
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- Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1106 c. 149
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- Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1107, cc. 53-55, 60, 65-68
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- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 119, num. 103
Fonte: Il Cinquecento - Tomo III (2022)
Data ultima modifica: 30 dicembre 2025 | Cita questa scheda