Franco, Niccolò
Benevento 1515–Roma 1570
Presentazione
L’officina aretiniana costituì senza dubbio per il Franco un’esperienza cruciale che, pur senza cedere troppo alle illazioni, avrebbe potuto forse avere esiti diversi da quelli di una rumorosa e insanabile rottura. Il provinciale beneventano, giunto sulla scena lagunare nel giugno del 1536, mostrò una singolare perspicacia nell’inserirsi dapprima nel nuovo mondo della tipografia, poi nel collocarsi in casa dell’Aretino proprio a ridosso della pubblicazione del primo libro di lettere (gennaio 1538), nuova felice formula editoriale nata per scalzare la consolidata e ormai esautorata epistola tardo-umanistica (Resta 1989: 68-71). La critica letteraria più recente, meno incline a posizioni partigiane, non ha escluso un eventuale contributo di Franco al libro dell’Aretino (Procaccioli 1996), tenendo conto che di lì a pochi mesi il Franco stesso ebbe l’ardire di esibire sulla piazza veneziana la propria raccolta di lettere, le Pistole vulgari (Gardane, novembre 1538, ma con una seconda emissione nell’aprile successivo: Boccia 2005). Propaggine di questo primo prodotto è da ritenersi l’epistolario, ancora inedito ma di cui chi scrive ha in corso l’edizione critica, custodito presso la Biblioteca Vaticana: il Quarto libro delle lettere di Nicolò Franco, secondo l’opportuna precisazione di Doni 1551 (c. 98r), considerando la tripartizione del tomo edito. Si deve ad Enrico Sicardi (Sicardi 1894, 1895) la prima notizia del codice vaticano, allorché lo studioso chiudeva la diatriba circa la data di nascita del Franco proprio sulla scorta delle informazioni desunte dalla corrispondenza inedita. Diversamente dalle monologanti Pistole, che non celano d’altronde i segni di una ben studiata operazione editoriale, l’epistolario si configura invece come una sistematica corrispondenza dialogica, ma ancor più come una sorta di work in progress, quasi la registrazione diaristica degli avvenimenti che seguirono nel ventennio successivo all’esperienza veneziana. Pur impegnato su altri versanti ed in continua peregrinatio lungo la penisola, Franco non smise mai di dedicarsi al nuovo genere letterario, come testimonia la missiva a Marcello Vivaldo (tav. 2), ingaggiato perché « si mettessero in bello […] le risposte già fatte […] a un mondo di lettere che mi si scrivono » (Vat. Lat. 5642, c. 555v), e che a quell’altezza cronologica (febbraio 1559) è forse la spia di un’operatività, o meglio di una volontà di revisione del copialettere finalizzata verosimilmente alla pubblicazione. D’altra parte le missive abbondano di interventi correttori, talvolta con una vera e propria riscrittura del testo. L’epistolario, al pari del suo autore, non ebbe, però, vita facile. Nell’unico costituto finora noto, relativo alla prima carcerazione del Franco (luglio 1558-febbraio 1559), significativo è il rinvio a « un volume di lettere […] mie et responsive alle mie dal 39 sino al 58 » (Pignatti 1998: 158) che gli fu sequestrato e che egli riottenne solo per i buoni uffici del duca di Paliano, Giovanni Carafa. La raccolta registra questo gap di circa sette mesi, per arrestarsi poi definitivamente nel luglio successivo. Coinvolto nel clima di ritorsioni scoppiato contro i Carafa, Franco subì la rigida repressione di Paolo IV, pagandone il fio con una seconda carcerazione (luglio 1568-marzo 1570) e poi con la forca a Castel Sant’Angelo. A tal proposito risulta interessante la dicitura « Di Castello » apposta sulla prima carta non numerata del codice, che, per quanto simile alla scrittura di Nicolò, tuttavia se ne discosta soprattutto nella resa della lettera s che assume già la forma della moderna corsiva, mentre nel codice è sistematico l’uso della forma libraria (o rotonda). Sotto il pontificato di Paolo V (1605-1621) la Biblioteca Vaticana fu ingrandita con nuove acquisizioni, tra cui si annovera il gruppo di manoscritti Vat. Lat. 5592-5702, trasportati nel 1614 da Castel Sant’Angelo e recanti alcuni proprio la dicitura sopra menzionata (Bignami Odier 1973: 100-1). L’ordine papale indirizzato a Baldassare Ansidei, custode della libreria Vaticana e dell’archivio di Castello, ne disponeva la collocazione parte nella Biblioteca e parte nell’Archivio (Fabre 1893: 6 n. 4). Questo spiegherebbe anche l’attuale presenza nell’Archivio Segreto dei costituti del secondo processo al Franco, recanti le sottoscrizioni autografe ai verbali degli interrogatori (tavv. 4b-d), nonché una Denuntiatio Nicolai Franchi contro Gerolamo Santacroce e Orazio Muti, datata 1° ottobre 1568 (tav. 3), e una Literae cuiusdam manu poeti [sic] Nicolai Franchi scripta sine subscritione et suprascriptione, stilata a Roma e assegnabile alla terza fase del tridentino (1562-’63). Ora, se la Denuntiatio è finalizzata all’incriminazione di due personaggi in odore di eresia, poco o nulla di significativo si ricava dalla Literae, non solo in quanto priva di intestazione e datazione, ma anche poco rilevante ai fini della corrispondenza. A conclusione, occorre aggiungere che nulla resta di un tomo, costituito da alcune delle Pistole vulgari, segnalato dall’IMBI (1890) presso la Biblioteca Comunale di Piazza Armerina (En), probabilmente andato perduto, secondo il responsabile della struttura, a causa delle vicende belliche del secolo scorso che hanno decimato il patrimonio librario della città. Stando all’elenco dello scrupoloso compilatore del volume degli Inventari, che ne ha riportato anche destinatari e datazioni, talune errate, il ms. conteneva le seguenti Pistole: dalla viii alla xl senza soluzione di continuità, e poi clvi, cxxxiii, xlix, ccxxxvi, ccxxxvii, ccxxxviii, cclxix e cclxxxix. Un altro autografo è stato indicato nella raccolta Piancastelli della Biblioteca Comunale di Forlì (Kristeller 1967; Sez. Autografi secc. XII-XVIII, 23, ad vocem): trattasi di un sarcastico sonetto caudato indirizzato all’Aretino in occasione del ferimento col pugnale ad opera del Bolognese ardito, Achille Della Volta. Per quanto di indubbia scrittura cinquecentesca, è da escludere che Franco possa aver vergato la carta, paleograficamente dissimile dalle testimonianze vaticane, come pure può escludersi la paternità del beneventano, non solo perché il sonetto è assente dalla ben più nota raccolta di Rime contro Pietro Aretino (1541, e riedite con aggiunte nel 1548), ma ancor più per l’inconciliabilità cronologica dei fatti, risalenti, come è noto, al luglio del 1525. Pure non autografi sono da considerarsi i due componimenti della Biblioteca Comunale di Palermo, La vita di Cristo, in terzine, e il sonetto Unica mia speranza, unica lux, conservati in un codice miscellaneo (2 Qq D 18, cc. 18-21 e 82), ascritti con non pochi dubbi al Franco e resi noti in Simiani 1897.
Bibliografia
Bignami Odier 1973 = Jeanne B. O., La Bibliothèque Vaticane de Sixte IV à Pie XI. Recherches sur l’histoire des collections de manuscrits avec la collaboration de J. Ruysschaert, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana.
Boccia 2005 = Carmine B., Il ‘Quarto libro delle lettere’ di Nicolò Franco: l’epistolario inedito nel ms. Vaticano Latino 5642. Nuovi
contributi ai casi di un peregrino ingegno, in «Critica letteraria», xxxiii, 126 pp. 3-46.
Boccia 2006 = Id., L’epistolario inedito di Nicolò Franco: la produzione in versi e l’autografia, in «Critica letteraria», xxxiv, 130 pp. 43-72.
De’ Angelis 1979 = Francesca Romana De’ A., Epistolario di Niccolò Franco. Codice Vaticano Latino 5642, in «FM - Annali dell’Istituto di filologia moderna dell’Università di Roma», 1, pp. 81-113.
Doni 1551 = Anton Francesco D., La Seconda Libraria, Venezia, F. Marcolini.
Fabre 1893 = Paul F., Notes sur les Archives du Château Saint-Ange, in Mélanges d’archéologie et d’histoire, xiiie année, Rome, Imprimerie de la Paix-P. Cuggiani, pp. 3-19.
Mercati 1955 = Angelo M., I Costituti di Niccolò Franco (1568-1570) dinanzi l’Inquisizione di Roma esistenti nell’Archivio segreto Vaticano, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana.
Pignatti 1998 = Franco P., Niccolò Franco a Roma 1558-1570, in «Archivio della Società romana di storia patria», cxxi, pp. 119-66.
Procaccioli 1996 = Paolo P., Cosí lavoravano per Aretino. Franco, Dolce e la correzione di ‘Lettere’, in «Filologia e Critica»,
xxi, pp. 264-80.
Resta 1989 = Gianvito R., Per l’edizione dei carteggi degli scrittori, in Metodologia ecdotica dei carteggi. Atti del Convegno internazionale di Roma, 23-25 ottobre 1980, a cura di Elio D’Auria, Firenze, Le Monnier, pp. 68-80.
Sicardi 1894 = Enrico S., L’anno della nascita di Nicolò Franco, in «Giornale storico della letteratura italiana», xxiv, pp.
399-404.
Sicardi 1895 = Id., Ancora dell’anno della nascita di Nicolò Franco, in «Giornale storico della letteratura italiana», xxv, pp. 170-72.
Simiani 1894 = Carlo S., Nicolò Franco. La vita e le opere, Torino-Roma, Le Roux e C.
Simiani 1897 = Id., Due componimenti inediti di Niccolò Franco, in «Giornale storico della letteratura italiana», xxx, pp. 264-70.
Nota paleografica
N. F. scrive una veloce italica di prima maniera di modulo piccolo e inclinata a destra. La scrittura, dal tratteggio spesso pesante, varia, negli esempi qui proposti, da esecuzioni più ariose ed eleganti (buona parte della raccolta epistolare tràdita dal ms. Vat. Lat. 5642, tutto di sua mano tranne alle cc. 551r-552r) ad altre spiccatamente corsive in cui il modulo si riduce ulteriormente. Notevole, pur nel rispetto dell’originaria matrice italica, la ricchezza di varianti grafiche. Tre i tipi di d: con asta dritta, ma consistente piegatura in alto verso destra; con asta ricurva che torna nella sua terminazione superiore verso destra per scendere poi verso il rigo di scrittura (per le due interpretazioni cfr. Iddio e dovunque, 1 rr. 2 e 11); ancora con asta piegata e prolungata verso sinistra (la più rara, cfr. Andato, 3 r. 14). Numerosi i duplici disegni di lettere: così h (uno in due tratti e due tempi con asta integra e il secondo semplificato, eseguito sinuoso e in un solo tempo con perdita della parte terminale sul rigo dell’asta, disegno, quest’ultimo, prevalente nella scrittura di F.); z con l’elemento di base poggiato sul rigo, oppure discendente al di sotto di esso; G in un tempo solo a foggia di 6 (Giugno, 1 ultima riga), oppure di fattura più calligrafica (Giugno, 3 r. 7); Et in legamento che può essere realizzato sia con la tipica E dell’italica modellata sull’epsilon greca e assai orientata a destra (1 r. 10), sia, con vezzo arcaizzante ma con disegno semplificato, come & (2 r. 3). Significative nella scrittura del F. sono la o eseguita con arco inferiore acuto – un atteggiamento più raro da cogliere nella produzione degli anni Quaranta (la prima o di hono|rando, 1 r. 12), ma evidente in quelle dell’ultimo periodo di vita (agosto, 3 r. 11, e persino nell’ultima sottoscrizione prima della morte) – e il falso legamento a ponte con t (costante, è chiaro, quando è la s a precedere: vostri, 1 r. 4; questo, 1 r. 6) usato anche per esprimere l’assenza della nasale (lungame(n)te, 1 r. 7). A certe varianti è riservata la posizione iniziale, come per la r tonda e per la u acuta; ovvero quella finale, come per la j. Nelle pagine piú veloci (per es., la Denunciatio, autografa tranne per l’ultima riga) si individuano con facilità legamenti portati a termine dal basso e sinistrogiri (osservabili talvolta anche nelle parti testuali piú posate), cosí quelli di d con lettera seguente (disse, 3 r. 11; del, 3 r. 20), gli (egli, 3 r. 14), le e li (le quali, 3 r. 1), ll(belliss(im)o, 3 r. 8), nonché, abbastanza significativa, tt (dette, 3 r. 28; ottobre, 3 r. 29); da tale comportamento derivano, ovviamente, anche gli occhielli di d e l talora presenti (di Mardones, 3 r. 17; qual, 3 r. 22). In modo simile ad altre veloci grafie del tempo, sono osservabili legamenti posteriori di h nella sua manifestazione piú veloce e semplificata (che hò, 3 r. 10) e di s (tornasse, 3 r. 5; poste, 3 r. 8). Semplificato anche l’apparato interpuntivo, limitato alla virgola e al punto seguito da maiuscola. Con l’apostrofo vengono indicate elisione e apocope, con l’accento alcune forme verbali. [A. C.]
Censimento
- Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, Misc. Arm. IX, to. 55
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 5642
Fonte: Il Cinquecento - Tomo I (2009)
Data ultima modifica: 14 gennaio 2026 | Cita questa scheda