Guarini, Battista
Ferrara 1538–Venezia 1612
Presentazione
Proveniente da un’illustre famiglia di umanisti, letterati e professori dello Studio ferrarese, che ha il suo capostipite in Guarino Veronese, la biblioteca ereditata da Battista doveva contare numerosi e preziosi manoscritti antichi e stampe. Gli studi più recenti hanno cercato di ricostruire l’entità e la consistenza del patrimonio librario della famiglia, a partire dai rari esemplari di opere classiche introdotte a Ferrara e alla corte di Leonello d’Este dall’avo Guarino: da Plutarco a Isocrate, da Terenzio a Plinio, da Strabone a Celso (Tissoni Benvenuti 1991: 71-79). All’epoca di Battista Guarini senior, figlio del Veronese e suo prosecutore nell’opera di educazione classica nello Studio e nella Corte estensi, la biblioteca dovette ulteriormente arricchirsi di codici e incunaboli se Giano Lascaris, in visita a Ferrara nel 1490, la ricordava con meraviglia come una delle più interessanti del tempo (Piacente 1987). Il manoscritto Collection Dupuy 651, cc. 254-255, della Bibliothèque nationale di Parigi, conserva un regesto di 54 titoli, edito da Henri Omont in « Revue des bibliothèques », ii 1892, pp. 78-81, che lo aveva attribuito alla biblioteca di Guarino, ma che dagli ultimi studi è stato riconosciuto come relativo ai codici e al fondo librario di Battista (con i Problemata di Aristotele, i codici di Catullo e i commenti a Virgilio di Donato e di Servio, l’Agesilao di Senofonte, Cesare, Cicerone, Giovenale, Cassio Dione, ecc.): un elenco stilato presumibilmente dopo la sua morte (Bertoni 1903:147-52 e Appendice; Pistilli 2003: 343).
Da Alfonso, figlio di Battista, avo del Guarini, inizia quella infausta sequela di contenziosi familiari che porteranno alla dispersione dei beni del casato e dello stimato patrimonio librario; fra questi le liti giudiziarie che contrapposero, negli anni finali della vita, l’autore del Pastor Fido al figlio Alessandro per la gestione della dote della moglie Virginia Palmiroli, nipote del cardinale Giulio Canani. Dal resoconto della Vita del cavalier Battista Guarini, scritta dal pronipote Alessandro III, cui verrà trasmessa solo una parte esigua delle carte dell’antenato, veniamo a conoscenza di una minuta del testamento, redatta da Battista con l’intermediazione di un certo avvocato Francesco Nigrelli, che ne denuncerà poi la scomparsa al figlio Guarino (Guarini 1722: 183-85; Zeno 1803: i 451). In assenza di precise volontà paterne, i figli si divideranno l’eredità. Il pronipote del Guarini riferisce che alla sua morte Alessandro junior, « presso cui restarono i libri e i manoscritti non solamente del padre, ma di tutti gli antenati », lasciò « erede la moglie », la quale, passando « a seconde disuguali nozze », si liberò dell’intera biblioteca, « per lo più consistente in libri latini e greci », venduta « a prezzo vile ». Dallo scempio del patrimonio familiare conseguì anche la perdita di buona parte degli inediti guariniani.
La devoluzione della Signoria ferrarese allo Stato pontificio e l’ampia tela delle relazioni intrecciate dal Guarini con amici e protettori dopo la rottura con Alfonso II d’Este, in vista di una qualche dignitosa collocazione professionale, ingarbugliò ulteriormente la storia dei manoscritti delle sue ultime opere, favorendone la dispersione. Fra queste, a partire da Marc’Antonio Guarini, i biografi concordemente ricordano i tre trattati della Ragion di Stato, del Favorito Cortigiano, del Dell’Onore. Di quest’ultimo si conserva un frammento, relativo ai primi cinque capitoli del iii libro, nel codice II 116 della Biblioteca Ariostea (ora edito in Selmi 2001: 277-93), un antigrafo in bella copia trascritto presumibilmente da un calligrafo di corte. Il codice, di 66 carte, raccolto da Alessandro Guarini junior, comprende anche sue Considerazioni autografe sul primo e secondo libro dell’onore, un Compendio dei due libri primo e secondo del cav. Guarino dell’onore e una Minuta degli errori di penna corsi nel copiare, entrambi autografi di Alessandro (un’altra copia si legge sempre in BAr, I 156; Antonelli 1884: i 72-73). Mentre la possibilità d’identificazione del codice 1601 della Bibliothèque nationale di Parigi, in cui si conserva un Trattato breve della Ragion di Stato (Rossi 1886: 157; Avellini 1995: 92) con l’opera guariniana perduta, ci sembra, per ragioni interne al testo, assai improbabile. Alla morte dell’autore, diverse carte relative alle lettere e alle rime circolavano nelle mani del curatore Agostino Michiel (Zeno 1803: i 454-55) e dell’editore Giovan Battista Ciotti, oltre che dell’amico Gregorio de’ Monti, che predispose la stampa postuma dell’Idropica (Gamba 1839: 541; Avellini 1995: 90-102; Molinari 2008). Nell’Avvertenza ai lettori dell’edizione veneziana delle Rime (1598), il Ciotti ricorda « un gran personaggio », presumibilmente il duca di Mantova, Vincenzo Gonzaga, dal quale auspicava di poter ottenere l’autografo, poi disperso, delle Rime (« Ond’io fui costretto a mutar pensiero, e darmi tutto a veder com’io potessi averne l’originale tratto dal proprio autore, che stava appresso gran personaggio »: Vassalli 1988: 231).
Per la trasmissione degli autografi dei madrigali guariniani, storia filologicamente assai complessa anche per lo stato di disordine delle attribuzioni verificatosi fra il Tasso e il Guarini, si ricorda almeno il manoscritto Mus. F 1358 della Biblioteca Estense di Modena; un manoscritto salvato a quel naufragio dei beni musicali relativi al Concerto e ai Balletti delle Dame della “musica segreta”, gelosamente custodita e sottratta al gran pubblico dal duca Alfonso; materiali che, dopo la sua morte, vennero trasferiti, nel gennaio del 1601, da Ferrara a Modena (Durante-Martellotti 1997: 96). Il codice estense è una raccolta di 36 madrigali a cinque voci, intonati da musici attivi alla corte ferrarese; dei testi poetici, ben 26 si rivelano con certezza come guariniani (ivi: 105), mentre uno, Amorosa Fenice, si ascrive al Tasso. Il carattere “riservato” di tale raccolta, non destinata alla stampa ma al repertorio esclusivo del duca e delle cantatrici estensi, si evince dall’eccezionale ampiezza e dalla qualità lussuosa, con legatura in pergamena e fregi miniati. Un tramite alla circolazione della madrigalistica “segreta” dovettero essere anche l’influente benedettino Angelo Grillo, in visita a Ferrara per la liberazione del Tasso, e Jaches de Wert che, allontanato dai domini ferraresi nel 1589, portò presumibilmente a Mantova parte di quell’ingente corpus di madrigali estensi destinati all’uso dei musici della corte mantovana (Rossi 1886; Durante-Martellotti 1997: 118-19). Della silloge di canzoni guariniane, che il Ciotti si riprometteva di pubblicare in un secondo tempo, l’unica sopravvissuta sembra essere, allo stato attuale delle ricerche, quella dei Baci soavi e chiari, messa in musica nel 1581, la cui paternità risulta testimoniata, oltre che nella Scielta di rime […] Parte prima [e parte seconda], Ferrara, Baldini, 1582, del Tasso, stampa curata dal Guarini, soprattutto dal manoscritto di Rime varie, num. 1072, XII 3, cc. 54r-56v, della Biblioteca Universitaria di Bologna (Vassalli 1997: 11).
Più contraddittorie si presentano le notizie relative al ruolo assunto dal pronipote Alessandro III nella trasmissione settecentesca di autografi del Guarini, da porsi in relazione anche al progetto editoriale di pubblicazione degli Opera Omniaguariniana, che il Tumermani allestì con la direzione e il contributo di Zeno, Barotti e Muratori. Dalla descrizione del manoscritto inviata da Jacobo Facciolati al Tiepolo e da una lettera di Alessandro III allo stesso, da Padova, 28 maggio 1740 (Guarini 1722: 188-89), siamo a conoscenza che il gentiluomo ferrarese fece dono alla Marciana del prezioso autografo del Pastor Fido, attraverso la mediazione di monsignor Filippo del Torre, vescovo d’Adria (Barotti 1739: i 80-81; Molinari 1985: 161-65). Di mano di Alessandro III è la trascrizione del Discorso sopra le cose di Polonia (Antonelli 1884: 239), come si ricava da una lettera del Tumermani, del 27 novembre 1736, al Muratori (Biblioteca Estense, Archivio Muratoriano 85 75: fascicolo Tumarmanj Alberto). Il manoscritto ferrarese I 496, pervenuto poi nelle mani di Don Gaspare Morgagni che « lo vendette alla Libreria di Ferrara per Talleri 25 » (memoria unita in foglio incollato dopo la c. 1v, in BAr I 496), comprende, oltre al Discorso, quel prezioso corpus di copia-lettere « tratte dagli originali » (di 128 carte, non compreso l’Indice) che Zeno, Muratori e Barotti avevano raccolto per dare alla luce nel terzo volume dell’edizione veronese delle opere guariniane. Fu un’ingente operazione di riordino che, per circostanze ancora oscure, non approdò ai torchi (Rossi 1886: 8; Avellini-Pullega 1975: 170-71; Avellini 1995: 99-102; Da Rif 2008; Molinari 2008). Molti degli autografi di tale corpus epistolare sono stati poi individuati dal censimento di Avellini-Pullega nell’imponente raccolta di lettere dell’Archivio di Stato di Modena. Di rilievo per gli autografi delle lettere si rivela pure il manoscritto I 156 della Biblioteca Ariostea (Avellini-Pullega 1975: 176-77) e la raccolta epistolare conservata nell’Archivio di Stato di Mantova. Il citato codice Zeno (BAr I 496) mostra di dipendere anche da precedenti antologie di lettere inedite conservate presso l’Estense e nel codice laurenziano Ashb. 1343 (Avellini-Pullega 1975; Avellini 1995: 49). Al frammentario susseguirsi di edizioni parziali delle lettere (con complesse questioni di autenticità, a tutt’oggi da dirimere) in rari opuscoli otto-primonovecenteschi (Campori 1877) – fra cui si ricorda almeno il corposo intervento di raccolta epistolare del Rossi per la sua monografia guariniana del 1886 e la pubblicazione del carteggio con il Bulgarini in Corso 1950-1951 – si aggiunge ora il fortunato ritrovamento di 13 lettere autografe del Guarini, provenienti dall’Archivio della famiglia Bentivoglio (Fabris 1997). Nell’inventario dell’archivista settecentesco, che ebbe in gestione il fondo e provvide a selezionare nel vasto corpus di lettere, comprensivo di vari carteggi (fra cui quelli di Ercole Bentivoglio, Guidobaldo Bonarelli e Ottavio Magnanini), gli esemplari epistolari di Battista e del figlio Alessandro raccolti in un’unica cartella, i testimoni autografi del Guarini raggiungevano il numero di 30 lettere.
Non va, infine, tralasciato il cod. 1313, cc. 114r-195v, della Biblioteca Angelica di Roma: una miscellanea che contiene, oltre a due lettere di Torquato Tasso e ad alcune carte sarpiane, le Censure e gli Avvertimenti di lingua che il Guarini abbozzò nei confronti della Vita di Francesco Maria I, duca di Urbino, scritta dal letterato veneziano Giovan Battista Leoni. Il manoscritto reca sull’intestazione della prima carta la seguente dicitura, di mano coeva all’autore: Questo scritto è non solo opera, ma carattere del cavalier Guarini il famoso. Se le Censure sono presumibilmente un antigrafo predisposto per la circolazione, gli Avvertimenti risultano autografi del Guarini (Rossi 1886: 138-40; Russo 2005: 72).
Antonelli 1884 = Giuseppe A., Indice dei Manoscritti della Civica Biblioteca di Ferrara, in Ferrara, Antonio Taddei e figli.
Avellini 1982 = Luisa A., Tra «Umoristi» e «Gelati»: l’Accademia romana e la cultura emiliana del primo e pieno Seicento, con Appendice di lettere, in «Studi secenteschi», xxiii, pp. 109-36.
Avellini 1995 = Ead., Lettere sotto capi divise: il caso tipografico di Battista Guarini, in «Schede umanistiche», n.s., i, pp. 45-102.
Avellini 2008 = Ead., Proposte per un’articolazione editoriale delle ‘Lettere’ del Guarini, in Rime e Lettere di Battista Guarini. Atti del Convegno di Padova, 5-6 dicembre 2003, a cura di Bianca Maria Da Rif, Alessandria, Edizioni dell’Orso, pp. 345-58.
Avellini-Pullega 1975 = Luisa A.-Paolo P., Note per un’edizione critica dell’epistolario di Battista Guarini, in «Lettere italiane», xxvii, 2 pp. 170-84.
Barotti 1739 = Giovan Andrea B., Difesa degli scrittori ferraresi, in Esami di varj autori sopra il libro intitolato l’‘Eloquenza italiana’ di monsignor Giusto Fontanini, Roveredo, Simone Occhi, pp. 59-104.
Bertoni 1903 = Giulio B., La biblioteca estense e la coltura ferrarese ai tempi del duca Ercole I (1471-1505), Torino, Loescher.
Campori 1877 = Giuseppe C., Lettere di scrittori italiani del sec. XVI, in Scelta di curiosità letterarie inedite o rare dal sec. XIII al XIX, disp. clvii, Bologna, Romagnoli.
Corso 1950-1951 = Cosimo C., Carteggio inedito fra Battista Guarini e Belisario Bulgarini, in «Bollettino senese di storia patria», s. iii, lvii 1950-1951, pp. 55-106.
Da Rif 2008 = Bianca Maria Da R., Fra certezze e contraddizioni: intorno a un manoscritto guariniano, in Rime e Lettere di Battista Guarini. Atti del Convegno di Padova, 5-6 dicembre 2003, a cura di Bianca Maria Da Rif, Alessandria, Edizioni dell’Orso, pp. 409-40.
De Crollis 1819 = Domenico De C., Trattato della politica libertà del Cavalier Battista Guarini, in «Giornale Arcadico di scienze, lettere ed arti», i, pp. 271-87.
Durante-Martellotti 1997 = Elio D.-Anna M., Il cavalier Guarini e il Concerto delle Dame, in Guarini, la musica e i musicisti, a cura di Angelo Pompilio, Lucca, Libreria Musicale Italiana, pp. 91-138.
Fabris 1997 = Dinko F., Lettere di Battista e Alessandro Guarini nell’Archivio Bentivoglio di Ferrara, in Guarini, la musica e i musicisti, a cura di Angelo Pompilio, Lucca, Libreria Musicale Italiana, pp. 77-90.
Ferrato 1878 = Pietro F., Lettere inedite di G.B. Guarini e T. Tasso, tratte dagli autografi esistenti nell’Archivio di Stato di Mantova. Curiosità storiche mantovane, disp. viii, Mantova, Segna.
Fulco 1997 = Giorgio F., Marino, Flavio e il Parnaso barocco nella corrispondenza del Rugginoso, in «Feconde venner le carte». Studi in onore di Ottavio Besomi, a cura di Tatiana Crivelli, Bellinzona, Casagrande, pp. 298-331.
Gamba 1839 = Bartolommeo G., Serie dei testi di lingua e di altre opere importanti nella italiana letteratura scritte dal secolo XIV al XIX, Venezia, co’ tipi del Gondoliere.
Guarini 1722 = Alessandro III G., Vita del cavalier Battista Guarini, Autore del ‘Pastor Fido’, scritta dal Sig. Alessandro Guarini, suo pronipote, al Sig. Dott. Lodovico Antonio Muratori, in «Supplementi al Giornale de’ Letterati d’Italia», ii, Venezia, Hertz.
Guarini 1971 = Battista G., Opere, a cura di Marziano Guglielminetti, Torino, Utet.
Lettere inedite 1843 = Lettere inedite del cavalier Giambattista Guarini, a cura di Lionello Poletti, Ferrara, Taddei.
Molinari 1985 = Carla M., Per il ‘Pastor Fido’ di Battista Guarini, in «Studi di filologia italiana», xliii, pp. 161-238.
Molinari 1998 = Ead., La parte del Guarini nel commento al ‘Pastor Fido’, in «Schifanoia», 15-16, pp. 141-50.
Molinari 2008 = Ead., A proposito di una futura edizione delle ‘Lettere’ di Battista Guarini, in Rime e Lettere di Battista Guarini. Atti del Convegno di Padova, 5-6 dicembre 2003, a cura di Bianca Maria Da Rif, Alessandria, Edizioni dell’Orso, pp. 359-96.
Morelli 1776 = I codici manoscritti volgari della Libreria Naniana riferiti da don Jacopo Morelli. S’aggiungono alcune operette inedite da essi tratte, in Venezia, Stamperia di Antonio Zatta.
Motta 1997 = Uberto M., Antonio Querenghi (1546-1633). Un letterato padovano nella Roma del tardo Rinascimento, Milano, Vita e Pensiero.
Piacente 1987 = Luigi P., Dinastie di maestri: Battista Guarini succede a suo padre, in «Invigilata Lucernis», ix, pp. 143-62.
Pistilli 2003 = Gino P., Guarini Battista, in DBI, lx, pp. 339-45.
Poma 1994 = Luigi P., La formazione della stampa B1 della ‘Liberata’, in «Studi di filologia italiana», lii, pp. 141-88.
Rossi 1886 = Vittorio R., Battista Guarini e ‘Il Pastor Fido’. Studio biografico-critico con documenti inediti, Torino, Loescher.
Russo 1979 = Piera R., L’Accademia degli Umoristi. Fondazione, strutture e leggi: il primo decennio di attività, in «Esperienze letterarie», iv, 4 pp. 47-61.
Russo 2005 = Emilio R., Studi su Tasso e Marino, Roma-Padova, Antenore.
Selmi 2001 = Elisabetta S., “Classici e Moderni” nell’officina del ‘Pastor Fido’, Alessandria, Edizioni dell’Orso, pp. 231-93.
Tissoni Benvenuti 1991 = Antonia T. B., Guarino, i suoi libri e le letture della corte estense, in Le Muse e il Principe. Arte di corte nel Rinascimento padano. Catalogo della mostra di Milano, 20 settembre-1° dicembre 1991, a cura di Alessandro Mottola Molfino e Mauro Natale, Modena, Panini, ii pp. 63-79.
Vassalli 1988 = Antonio V., Sull’edizione delle ‘Rime’ di B. Guarini, in Forme e vicende. Per Giovanni Pozzi, a cura di Ottavio Besomi, Giulia Giannella, Alessandro Martini, Guido Pedrojetta, Padova, Antenore, pp. 225-38.
Vassalli 1997 = Id., Appunti per una storia della scrittura guariniana: le rime a stampa prima del 1598, in Guarini, la musica e i musicisti, a cura di Angelo Pompilio, Lucca, Libreria Musicale Italiana, pp. 3-12.
Zeno 1803 = Apostolo Z., Biblioteca dell’Eloquenza Italiana di Monsignor Giusto Fontanini Arcivescovo d’Ancira con le Annotazioni del Signor A. Z., vol. i, Parma, per li fratelli Gozzi.
Nota paleografica
B. G. padroneggia con disinvoltura, sia a livello di usuale (qui rappresentata dalla tav. 6), sia a quello di scrittura formale e d’apparato (bene visibile dalle tavv. 3 e 4), la cancelleresca italica quale fu formalizzata dai modelli di Giovan Francesco Cresci. La mano si muove rapida nel tracciare parole in legatura continua e tanto elevata è ormai l’attitudine alla connessione, che questa avviene anche con cadenze insolite (per es. tra il punto diacritico della i e la lettera successiva: chiperò, 5 r. 12), o tra l’apostrofo e la lettera seguente. Più consuete, ma non meno significative, le legature eseguite col tratto di uscita della e e quelle di o con la lettera a destra (infededi; hofattolap(rese)nte, 1 rr. 5-6). Al corredo della tarda italica appartengono la doppia f con la seconda eseguita concava a destra, la g con occhiello inferiore ampio e assai spostato verso sinistra, la p eseguita con un solo tratto di penna e dunque con raddoppiamento dell’asta, la c in legamento dal basso con h nella parola che, la z alta e arrotondata (ma quando si accostano due z la prima rimane corta sul rigo). Ancora pienamente centrati con quel sistema della seconda metà del XVI secolo sono l’apparato delle maiuscole; le frequenti varianti omofone (f con o senza occhielli, d dritta e tonda, ss legate o dall’alto o dal basso) e i groppi e tiri di penna con cui G. conclude sottoscrizioni o partizioni significative di testi. In questo panorama grafico omogeneo, non scalfito in modo significativo né dalle variazioni di modulo, né dall’esecuzione semplificata – ma congruente – della scrittura più usuale, risalta l’imitazione del carattere romano tondo (ovvero, in termini paleografici, dell’antiqua) quale si coglie alla tav. 2 r. 3: poche lettere che testimoniano però dell’originaria destinazione quale copia a buono di quella redazione del Pastor fido, poi degradata a copia di lavoro, e della capacità di G. di realizzare scritture d’apparato di consistente impegno formale. Ricca e usata, in genere, con proprietà moderne la punteggiatura. G. impiega: la virgola, il punto e virgola (o i due punti) e il punto fermo rispettivamente per le pause brevi, medie e forti; l’apostrofo per indicare l’elisione; l’accento per alcune forme verbali e per la preposizione a; il punto interrogativo e quello esclamativo.
Censimento
- Bologna, Archivio di Stato, Archivio Malvezzi Campeggi III 36/558 e 37/559
- Ferrara, Archivio di Stato, Archivio Bentivoglio 378 2
- Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, Cl. I 156, num. 1, 3, 4, 7, 8, 9, 13, 215, 216
- Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, Cl. I 252
- Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, Cl. I H
- Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, Raccolta Cittadella, 1476, Guarini Giov. Battista
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 835
- Firenze, Biblioteca Moreniana, Autografi Frullani, 928
- Forlì, Biblioteca Comunale «Aurelio Saffi», Raccolte Piancastelli, Sez. Autografi secc. XII-XVIII, 28, Guarini Battista
- Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga E II 8
- Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga E XXXI 3 (1254, 1256-1258)
- Modena, Archivio di Stato, Archivio per materie, Letterati 29
- Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, It. 834 (alfa G 1 16)
- New York, Pierpont Morgan Library, MA 1346 117-118
- Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, C II 25
- Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, It. II 83 (4840)
- Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, It. IX 172 (6093)
- Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, It. Z 65
- Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, Fondo Campori 627 (gamma H 2 18)
- Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, 9 C 130
Fonte: Il Cinquecento - Tomo I (2009)
Data ultima modifica: 15 gennaio 2026 | Cita questa scheda