Marino, Giovan Battista

Napoli 1569–1625

Presentazione

Il nesso, puntuale, tra larghezza e organicità della tradizione materiale ed efficacia della percezione critica trova nel caso del Marino una dimostrazione molto nitida. Per il poeta maggiore della stagione barocca, e uno dei più prolifici, il regesto degli autografi noti è complessivamente esile e, in dati relativi, carente soprattutto per la sezione in versi. È noto che il manoscritto dell’Adone, servito da base per la princeps, venne richiesto da Luigi XIII per la sua biblioteca (ma non risulta, ad oggi, nei fondi parigini) e tuttavia da una gestazione durata un trentennio, e che si intende architettonicamente complessa, non rimangono strati intermedi di lavorazione e neppure lacerti estravaganti che siano di mano dell’autore (il ms. It. 1516 della Bibliothèque nationale, prezioso frammento del poema all’altezza del 1616-’17, è una copia calligrafica). Di tutte le altre opere maggiori gli autografi non sono pervenuti, anche se dovettero essere oggetto di ripetute richieste al poeta: così per l’autografo della Sampogna ad un certo punto acquistato da Santi Magnanini (Marino 1966: 262), così per quello della Galeria. Fuori da questi primi fermenti di collezionismo da parte di amici e ammiratori, il Marino mantenne un riserbo completo sulla propria officina, esercitando sui propri scartafacci la stessa gelosa segretezza usata per proteggere i taccuini, il celebre « zibaldone » nel quale, sin dalla giovinezza, usava annotare excerpta delle sue letture.

Tutte queste carte, compresi i molti abbozzi di opere progettate e annunciate sin dal 1614 (Russo 2005a), rimasero costantemente nei bauli mariniani fino in punto di morte (marzo 1625), quando il Marino decise di far bruciare i suoi manoscritti, a stare al racconto reso da Girolamo Preti (Baiacca 1625). Impossibile dire quanto sia effettivamente andato perso in quella distruzione, certo sopravvissero alcuni manoscritti di opere edite negli anni subito seguenti: la Sferza (Parigi 1625), il canto vii della Gerusalemme distrutta (Venezia 1626) e soprattutto la Strage de gl’Innocenti, edita ripetutamente nel 1632-’33. Ancora, a margine dell’edizione parigina di una lettera burlesca Al padre Naso (il cui autografo è stato ritrovato di recente, ed. in Fulco 2001: 131-43), si annunciava la disponibilità del manoscritto della Cuccagna, un poema burlesco che risaliva alla giovinezza napoletana. Quell’edizione non vide la luce ma una striscia di prove mariniane era dunque rimasta in possesso di « nobile persona » vicina al Marino, più probabilmente in copia che non in redazioni autografe.

L’inventario delle carte redatto in morte del poeta registrava « una cascia vecchia piena di scritture» e « uno fascetto di scritture a mano » (Fulco 2001: 90), resti di un cantiere poetico che aveva nutrito molti progetti: dopo un contenzioso giuridico tra Giovan Battista Manso, Francesco Chiaro e il Collegio dei Nobili di Napoli, i manoscritti rimasti a Napoli o almeno una loro porzione preziosa (« quattro manoscritti in folio ») passarono verso metà secolo a Lorenzo Crasso: vi si leggevano altri canti della Gerusalemme distrutta oltre quello andato a stampa. I codici erano ancora in possesso degli eredi del Crasso quando, nel 1794, furono raggiunti da una rovinosa eruzione del Vesuvio.

Perduto questo bacino primario, e ora irreperibile una raccolta di liriche autografe nota a metà ’800 (Borzelli 1927: 254 n.), gli autografi pervenuti sono singole cellule, sparse su fondi bibliotecari diversi, e in genere nate per via di corrispondenza, di rime inviate ad amici o protettori. Lo scarsissimo numero di versi autografi a fronte del doppio passaggio di Rime i-ii (1602) e di Lira iii (1614) va inteso come prodotto di una serie di fattori concomitanti (e da considerare attivi sull’intero opus mariniano): il segreto vigilato sulle proprie carte; un’alta percentuale di perdita nel passaggio in tipografia (e l’unico autografo ampio pervenutoci riguarda la Sferza, non andata a stampa in vita dell’autore); la scarsa attenzione alla conservazione dei manoscritti mariniani a partire dal secondo Seicento, complice e vigente la condanna caduta sulla poesia e sull’uomo.

Un discorso a parte va fatto per le lettere e per la biblioteca. Nel giro di tre anni, tra 1627 e 1629, apparvero tre edizioni, due veneziane e una torinese, ottenute grazie ad un assemblaggio delle lettere dei corrispondenti: neppure uno di quegli autografi, come annotava Giorgio Fulco, è giunto fino a noi. Sono piuttosto emerse tessere singole in archivi privati o in pubbliche biblioteche, lasciando tuttavia larghissime aree di vuoto in quello che, nella realtà, fu l’epistolario del Marino: mancano corrispondenti del calibro di Chiabrera, Lope de Vega e Poussin, e sono poco rappresentate aree come Napoli e Roma (e relativi ambienti cardinalizi), con le quali lo scambio fu certamente fittissimo (« due mazzi di lettere missive scritte da diversi a detto Cavaliero » erano menzionati nell’inventario citato, Fulco 2001: 114). Ancora: il manoscritto di due lettere a Ludovico Carracci è allo stato irreperibile (Raccolta 1773), mentre per una lettera a Guido Coccapani (Torino, 28 ottobre 1613) Nicolini segnalava la possibile presenza dell’autografo agli inizi del Novecento all’interno dell’archivio privato Fontanelli, entro il quale era confluito parte dell’archivio Coccapani (Nuova raccolta 1844). La necessità di una recensio coordinata e a più vertici, da condurre in Italia e Francia soprattutto, non cancella l’impressione che molto di questo materiale sia andato distrutto. Una perdita quasi completa, con una sola eccezione davvero sorprendente (Carminati 2008), deve al momento registrarsi anche per la sontuosa biblioteca che Marino mise insieme soprattutto negli anni francesi, larga di titoli e preziosa per legature, una raccolta che si impegnò strenuamente a riportare in Italia. I libri confluirono, insieme a quelli del Manso, nella biblioteca del Collegio dei Nobili di Napoli, e furono poi svenduti alla fine del Settecento (ne sopravvive un catalogo manoscritto, datato 1761; Fulco 2001: 93): un percorso che lascia almeno sperare la ricomparsa di qualche tessera sul mercato antiquario.

Bibliografia
BAIACCA 1625 = Giovan Battista B., Vita del Cavalier Marino, Venezia, Sarzina.
BORZELLI 1927 = Id., Storia della vita e delle opere di Giovan Battista Marino, Napoli, Tip. degli Artigianelli.
CARMINATI 2008 = Clizia C., Giovan Battista Marino tra Inqui- sizione e censura, Roma-Padova, Antenore.
FULCO 2001 = Id., La « meravigliosa» passione. Studi sul Barocco tra letteratura e arte, Roma, Salerno Editrice.
MARINO 1966 = Id., Lettere, a cura di Marziano Guglielminetti, Torino, Einaudi.
Nuova raccolta 1844 = Nuova raccolta di lettere sulla pittura, scultu- ra ed architettura, scritte dai piú celebri personaggi dei secoli XV a XIX, con note e illustrazioni di Michelangelo Gualandi, in aggiunta a quelle date in luce da mons. Bottari e dal Ticozzi, Bologna, s.e., pp. 34-38.
Raccolta 1773 = Raccolta di lettere sulla pittura, scultura ed architet- tura, Roma, Pagliarini, vol. VII pp. 14-16.
RUSSO 2005a = Emilio R., Studi su Tasso e Marino, Roma- Padova, Antenore.

Nota paleografica

L’italica della seconda metà del XVI secolo scritta dal M. è, come per altri letterati, uno strumento di studio e un mezzo per la comunicazione. È questa, probabilmente, la ragione per cui in essa mancano del tutto quelle testatine al termine delle aste alte sul rigo, frutto tipico del gusto del tempo per il ridondante e l’eccesso. Queste peraltro, qualora fossero esistite, si sarebbero inserite in un insieme che della italica di seconda maniera serba molto, a partire dalla tagliatura al termine dell’asta della p; per passare poi alla e in due tratti, il secondo dei quali ridotto a una semplice linea ondulata sviluppata quasi in senso verticale; alla f che a volte chiude l’occhiello inferiore e altre volte rimane come una semplice linea con concavità a destra; alla g con occhiello inferiore largo. Ancora tipico della scrittura usuale del tempo è il ductus continuo nella costruzione della catena grafica, con una penna che stenta a sollevarsi dal foglio anche al termine della parola. Tra i principali frutti di tale attitudine è la fitta presenza di legature (sempre interessante, e con tutta evidenza frutto di un insegnamento diffuso, quella conclusa dal basso tra la c e la successiva h, cfr. che, 1 r. 5) e una discreta ricchezza di lettere occhiellate (ovviamente quelle che consentono legamento anteriore: b, d, l, ecc.). È tra questi stretti occhielli, complice uno strumento scrittorio con temperatura morbida, che si insinua l’inchiostro, occludendoli e incrementando nel lettore l’impressione di una scrittura inclinata a destra. Sempre alla velocità e alla libertà di movimento della mano debbono essere imputate quelle e con vago disegno “all’italica” – retaggio, si direbbe, di educazione giovanile, visto che poi sono destinate a sparire – tracciate in un tempo solo, con legamento destrogiro dal basso ( prenda, 1 r. 8). Con il trascorrere del tempo e l’avanzare dell’età, la scrittura del M. sembra perdere lucidità, diminuire di modulo e incrementare di velocità, giungendo fino a dissolvere la favorevole immagine di una scrittura nitida e ariosa quale si era conquistata nelle prove più giovanili (cfr. tav. 4). Fra le lettere di qualche rilevanza, merita una segnalazione l’occasionale z in foggia di 3 alta sul rigo, associata al più tradizionale disegno; la presenza delle due forme per la d e della r dal disegno tondo. Completo il panorama dei segni paragrafematici: la virgola, il punto e virgola e il punto nella graduazione delle pause, il punto interrogativo, le parentesi, l’accento per la o disgiuntiva, per i monosillabi e parole ossitone, l’apostrofo per l’aferesi, l’apocope e l’elisione.

Censimento

  1. Bologna, Archivio di Stato, Fondo Malvezzi Campeggi III, Lettere 33/555
  2. Bologna, Archivio di Stato, Fondo Malvezzi Campeggi III, Lettere 35/557
  3. Bologna, Archivio di Stato, Fondo Malvezzi Campeggi III, Lettere 38/560
  4. Bologna, Archivio di Stato, Fondo Malvezzi Campeggi III, Lettere 41/563
  5. Bologna, Archivio di Stato, Fondo Malvezzi Campeggi III, Lettere 43/565
  6. Bologna, Biblioteca Universitaria, 2322
  7. Cava dei Tirreni, Biblioteca del Monumento Nazionale della Badia, 48 pp. n.n.
  8. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Autografi Patetta, Marino Giovan Battista
  9. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 6470
  10. Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, Cl. II 357, sez. III
  11. Firenze, Archivio di Stato, Strozzi Uguccioni 240
  12. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Ashb. 1807
  13. Forlì, Biblioteca Comunale «Aurelio Saffi», Raccolte Piancastelli, Sez. Autografi secc. XII-XVIII, 35, Marino Giovan Battista
  14. Isola Bella, Archivio Borromeo, Acquisizioni Diverse, M, Marino Giovanni Battista
  15. London, The British Library, Harley 7014
  16. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 671
  17. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 735-736
  18. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 977
  19. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 984
  20. Milano, Biblioteca Trivulziana, Fondo Belgioioso 272 1
  21. Milano, Biblioteca Trivulziana, Fondo Belgioioso 273
  22. Modena, Archivio di Stato, Archivio per materie, Letterati 34
  23. Montpellier, Bibliothèque de la Faculté de Médecine, H 269
  24. Napoli, Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III», Vind. Lat. 10151
  25. Napoli, Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III», XIII C 82
  26. Padova, Biblioteca del Seminario, 680
  27. Paris, Bibliothèque nationale de France, Département de la musique, L.A.S., Giovan Battista Marino
  28. Paris, Bibliothèque nationale de France, It. 2035
  29. Parma, Biblioteca Palatina, 299
  30. Roma, Archivio Crescenzi Serlupi, senza segnatura
  31. Roma, Archivio Storico Capitolino, Archivio Orsini 113 IV 492
  32. Roma, Archivio Storico Capitolino, Archivio Orsini 118 II 287
  33. Torino, Archivio di Stato, Storia Real Casa Storie particolari III 15/6
  34. Torino, Biblioteca Reale, Varia 287
  35. Torino, Biblioteca Reale, Varia 288
  36. Torino, Biblioteca Reale, Varia 298
  37. Torino, Biblioteche Civiche, Fondo Cossilla 28 5, num. 23
  1. Lyon, Bibliothèque municipale, rés. 31666

Fonte: Il Cinquecento - Tomo I (2009)

Data ultima modifica: 29 novembre 2025 | Cita questa scheda