Venier, Domenico
Venezia 1517–1582
Presentazione
Allo stato attuale delle ricerche gli autografi di Domenico Venier non risultano particolarmente numerosi, anche se la loro varietà li rende comunque significativi per illustrare la personalità del veneziano. Il documento certo più importante è il ms. It. IX 589 (9765) della Biblioteca Marciana di Venezia, riscoperto da Armando Balduino negli anni Settanta (Balduino 1976). Il manoscritto è quasi interamente autografo (una seconda mano, calligrafica – evidentemente un copista – esempla 14 testi tutti corretti, quando non rielaborati, dal Venier), e fu utilizzato a partire dal 1550 per circa un decennio. Nato come raccolta di testi recenti, ma considerati “definitivi”, il manoscritto si trasformò progressivamente in un “codice degli abbozzi”, attestando la genesi, talora tormentata, dei componimenti e conservando numerosi testi incompleti o a livello di frammento. Il quaderno raccoglie 127 rime (3 in doppia redazione), 20 soltanto delle quali ebbero una diffusione a stampa (Bianco-Baldassarri 2004). Le liriche del Venier ebbero quindi per lo più circolazione limitata, e moltissime sono giunte in attestazione unica (Bianco 2000). La scelta del veneziano di non pubblicare le sue rime in volume, l’abitudine di diffondere i propri testi solo all’interno di una cerchia eletta di amici, che condividessero ideali di vita oltre che di poesia, è caratteristica che accomuna molti dei poeti che gli si raccolsero intorno: le rime di Girolamo Molin, Giacomo Zane e Girolamo Fenarolo vennero edite solo postume su iniziativa degli amici (il Venier in primis). Tale scelta portava a restringere il gruppo dei destinatari dei testi a quello degli interlocutori, reali o ideali, e a far sì che il manoscritto, preferibilmente portatore di varianti sottoposte alla discrezione di quei lettori, costituisse un veicolo d’eccezione, tanto più prezioso in un’epoca (e in un luogo) di rapida espansione del libro a stampa (Bianco 2008). Testimonianza di questa pratica si trova negli zibaldoni di Celio Magno. Innanzitutto nel ms. Marciano It. IX 159 (6867), dove alle cc. 5v-6r si legge lo scambio di sonetti tra i due amici sul ritratto di una gentildonna: Quanto può l’arte il mostra a chi nol crede (proposta di Domenico) e Dentro il tuo cor più viva e bella siede (risposta di Celio in nome del ritratto). Nelle due carte – di dimensioni minori rispetto a quelle che precedono e seguono e piegate in quattro, segno evidente di un invio – la mano del Venier corregge la prima parte del dittico, trascritta da un copista, ed esempla completamente la seconda, mentre il Magno si limita a scrivere su entrambi i sonetti le didascalie (Bianco 2000, 2008). Nel ms. It. IX 172 (6093), zibaldone che pur non conservando testi del Magno raccoglie carte che egli possedette (Erspamer 1989), si recupera il sonetto venieresco Qui sono in parte ove non luce il sole, non altrimenti attestato (Bianco 2008). Di notevole interesse, per meglio capire i modelli, spesso tutt’altro che banali, sottesi alla poesia del Venier, nonché il gusto raffinato e spiccatamente antiquario con il quale si avvicinava alla lirica romanza più antica, sono le sue carte di studio. Alla c. 34r-v del ms. Marciano It. IX 589 il veneziano trascrisse una serie di estratti dalle rime di Guittone d’Arezzo. Un’analisi approfondita degli excerpta, tratti dai primi 20 sonetti del cosiddetto “canzoniere” del poeta aretino (Guittone 1994), ha portato alla conclusione che – dati l’ordine dei sonetti, il testo offerto, la lingua non pisanizzata e con tracce orientali leggermente più accentuate – la carta del Marciano risulta, per i testi che riporta, stretto collaterale del ms. Laurenziano Redi 9 (Bianco 2008). Documento importante per più aspetti – sia perché attesta l’esistenza di un’opera perduta di Girolamo Ruscelli sia come testimonianza del forte vincolo di amicizia che legava il Venier ai suoi sodali – è la fede di stampa della Vita di Pietro Aretino, datata 21 agosto 1556. La biografia doveva, con ogni probabilità, fungere da replica al Teremoto, libello violentemente maledico che il Doni aveva diffuso nel marzo. L’Aretino, che preferiva affidare a terzi questo tipo di incombenze, scelse il Ruscelli, da anni suo fidato collaboratore, per la stesura della Vita; il Venier, suo amico dalla prima giovinezza, spese il suo prestigio sociale per avvalorarla (Procaccioli 2004). Nell’ottobre l’Aretino moriva: l’epitaffio scolpito sulla sua tomba fu composto dal Venier (Bianco 2005). Nella stessa chiesa di San Luca, giusto sotto l’avello in cui riposava il « Flagello dei principi », dieci anni dopo sarebbe stato sepolto il Ruscelli: ritrovare i tre amici spiritualmente vicini in un sepolcro, oggi scomparso ma pensato quale emblema perenne di unità, dà un’idea precisa della personalità del Venier, e in particolare di quel culto per gli affetti amicali che caratterizzò tutta la sua vita. In contatto con numerosi letterati, intellettuali, filosofi, musici, ma costretto per la maggior parte del tempo in casa dalle precarie condizioni di salute, il Venier dovette tessere nel corso della sua non breve esistenza un epistolario di notevoli dimensioni. Lo testimoniano le numerose lettere a lui dirette o nelle quali è citato, ringraziato, salutato da personaggi come Pietro Aretino, Dionigi Atanagi, Pietro Bembo, Diomede Borghesi, Annibal Caro, Luca Contile, Bernardino Daniello, Lodovico Dolce, Niccolò e Veronica Franco, Giovan Battista Giraldi, Giuliano Goselini, Pietro Gradenigo, Luigi Groto, Giovanni Guidiccioni, Giacomo Marmitta, Girolamo Molin, Girolamo Muzio, Girolamo Parabosco, Sperone Speroni, Bernardo e Torquato Tasso. Di tutte le missive che certamente scrisse, escluse le quattro autografe (tre a Aldo Manuzio jr. [Pastorello 1957, 1960] e una ad Alvise Mocenigo), ne rimangono una a Pietro Aretino del 5 marzo 1551 (Lettere a Aretino 2004: 359) e due a Francesco Melchiori (la prima del 22 marzo 1553 pubblicata in Scelta 1595: 454, la seconda del 7 luglio 1553 – ora edita in Grohovaz 1993: 276 – conservata in copia nei mss. Donà delle Rose 447 e Cicogna 3000/I della Biblioteca del Museo Correr di Venezia). Se la gran parte delle lettere andò probabilmente perduta, molto forse si cela, ancora irreperto, nelle carte inedite dei suoi amici e corrispondenti.
BALDUINO 1976 = Armando B., Petrarchismo veneto e tradizione manoscritta, in Petrarca, Venezia e il Veneto, a cura di Giorgio Padoan, Firenze, Olschki, pp. 253-58.
BIANCO 2000 = Monica B., Le ‘Rime’ di Domenico Venier (edizione critica), Tesi di dottorato in Filologia ed ermeneutica italiana, supervisore Armando Balduino, Università degli Studi di Padova.
BIANCO 2005 = Ead., Domenico Venier e l’epitaffio di Pietro Aretino, in «Quaderni veneti », 41, pp. 109-16.
BIANCO 2008 = Ead., Quarantena guittoniana in un autografo di Domenico Venier, in «Medioevo romanzo», xxxii, pp. 85-115.
BIANCO-BALDASSARRI 2004 = Monica B.-Guido B., Officina padovana, in Petrarca in Barocco. Cantieri petrarchistici. Due seminari romani, a cura di Amedeo Quondam, Roma, Bulzoni, pp. 327-44.
ERSPAMER 1989 = Id., Lo scrittoio di Celio Magno, in Il libro di poesia dal copista al tipografo. Atti del Convegno di Ferrara, 29-31 maggio 1987, a cura di Marco Santagata e Amedeo Quondam, Ferrara-Modena, Ist. di studi sul Rinascimento-Panini, pp. 243-50.
GRENDLER 1983 = Paul F. G., L’Inquisizione romana e l’editoria a Venezia 1540-1605, Roma, Il Veltro.
GROHOVAZ 1993 = Valentina G., Francesco Melchiori e Lodovico Castelvetro: frammenti di un dibattito cinquecentesco a proposito di ‘Rerum vulgarium fragmenta’ CCCLXI, in « Studi petrarcheschi», x, pp. 251-80.
GUITTONE 1994 = Guittone d’Arezzo, Canzoniere. I sonetti d’amore del codice Laurenziano, a cura di Lino Leonardi, Torino, Einaudi.
Lettere a Aretino 2004 = Lettere scritte a Pietro Aretino, a cura di Paolo Procaccioli, Roma, Salerno Editrice, vol. ii.
MILANI 1993 = Marisa M., Di un omaggio pavano a Domenico Venier, in «Quaderni veneti », 18, pp. 179-86.
PASTORELLO 1957 = Ester P., Epistolario manuziano, Firenze, Olschki.
PROCACCIOLI 2004 = Paolo P., Girolamo Ruscelli. Un viterbese alla corte di Pietro Aretino, in Medioevo viterbese, a cura di Alfio Cortonesi e Paola Mascioli, Viterbo, Sette Città, pp. 269- 83.
Scelta 1595 = Scelta di lettere di diversi eccellentissimi scrittori, disposta da Bartolomeo Zucchi, Venezia, Compagnia Minima, vol. III.
Nota paleografica
D. V. scrive i pochi autografi noti in una grafia personale in cui il modello italico viene piegato e stravolto per ottemperare alle esigenze della velocità. Incostante nel modulo, spesso incurante dell’allineamento, priva di contrasto, la scrittura del V. mostra, anche negli esempi che nascono come copie a buono (cfr. tav. 1), un pronunciato disinteresse non solo per la resa calligrafica, ma anche per un più modesto obiettivo di leggibilità. Sono frequenti le legature eseguite dal basso, a volte anche con raddoppiamento dei tratti (per es. di c con h, oppure al in al suo mortal, 1 r. 8), estese a vocaboli interi (ma, in genere, non a più parole, che appaiono, al contrario, sempre ben separate). Fra le lettere notabili, si menziona la e con l’occhiello sostituito da un tratto di penna rettificato e orizzontale (spesso in legamento con la lettera che segue), z che si innalza e si abbassa sopra e sotto il rigo (usanze, 1 r. 16), l’abbreviazione per ch(e) scritta in un tempo solo con l’h che non arriva a toccare il rigo di scrittura e piega a sinistra per tracciare il segno abbreviativo. Effetto della velocità sono poi gli occhielli di lettere come a, o, g, q, che sovente non si chiudono. Scarsa l’interpunzione (si osserva l’uso della virgola e del punto e virgola), compare l’accento sulla voce verbale è e con l’apostrofo vengono indicate aferesi ed elisione.
Censimento
- Milano, Biblioteca Ambrosiana, E 31 inf.
- Milano, Biblioteca Ambrosiana, E 34 inf.
- Venezia, Archivio di Stato, Riformatori dello Studio di Padova 284
- Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, It. IX 159 (6867)
- Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, It. IX 172 (6093)
- Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, It. IX 589 (9765)
Fonte: Il Cinquecento - Tomo I (2009)
Data ultima modifica: 28 novembre 2025 | Cita questa scheda