Ubaldo di Bastiano da Gubbio

fine XIII/inizio XIV sec.–post 1327

Presentazione

Di Ubaldo di Bastiano da Gubbio possediamo notizie scarne e frammentarie. Il più antico documento in cui è nominato, del giugno 1326, è oggi irreperibile: si tratta di una denuncia per un furto mentre era studente in Bologna (Livi 1923: 232; Bertin 2007a: 105). Il nome «d(ominus) Ubaldus q(uondam) Bastiani de Eugubio» è inoltre presente sul lato interno della copertina del primo fascicolo, non segnato, del ms. Bologna, ASBo, Comune, Curia del Podestà, Giudici ad maleficia, Accusationes, 48/b (anno 1326), verosimilmente una minuta per i funzionari della Curia podestarile bolognese.Il resto della documentazione nota è costituito da una serie di atti napoletani contenuti nei distrutti Registri angioini, leggibili ancora in regesto e confortati in parte da documenti fiorentini esistenti. Queste scritture segnalano la presenza a Firenze dal 19 ottobre al 28 dicembre 1327 di un giudice Humbaldus Bastiani de Eugubio tra i collaboratori di Carlo Duca di Calabria, in qualità di ufficiale sopra l’estimo (Bevere 1908-1911; Rossi 1999: 284-85; Bertin 2007a: 104-6). È possibile ricavare altre notizie dalla sua unica opera, il Teleutelogio, un dialogo tra l’autore e la morte, misto di versi e prosa (composto tra il 1326 e il 1327 secondo Zingarelli 1899 ed edito criticamente da Donnini in Ubaldo da Gubbio 1983): per esempio la giovane età dell’autore al momento della composizione del prosimetro (Teleutelogio, ii 5 45-47), dato che ben collima con lo status di studente nel 1326. Ubaldo dichiara inoltre di essere stato allievo del canonista bolognese Giovanni d’Andrea (Teleutelogio, iii 6 62) e di Dante (ivi, iii 3 70-74). Quest’ultima notizia diede tra Otto e Novecento una discreta notorietà allo scritto di Ubaldo, suscitando pure un certo dibattito tra gli studiosi intorno al possibile magistero dantesco – da intendersi probabilmente in maniera figurata – e non solo (Mazzatinti 1881: 265; Novati 1899a; Novati 1899b; Torraca 1924: 54-57; Bartoli Langeli 1978). Interessante anche, come si apprende dal testo, la precoce conoscenza della Monarchia dantesca, ripresa in maniera tutt’altro che benevola nell’ultima parte del Teleutelogio (Coglievina 1989: 59-64; Bertin 2007a: 108-19).

Il dialogo di Ubaldo è testimoniato da due codici: il manoscritto Firenze, BML, Plut. 13 16 (sec. XV ex.) e l’autorevole trecentesco Venezia, BNM, Lat. VI 167 (3489). Proprio quest’ultimo manoscritto, di confezione fiorentina, è con ogni probabilità la copia di dedica: l’epistola a Francesco Silvestri da Cingoli (vescovo di Firenze tra il 1323 e il 1341 e rappresentato in trono nella miniatura di c. 1r), copiata da una mano diversa da quella che ha vergato il resto del codice, dovrebbe essere autografa (Rossi 1999: 285; ringrazio Gabriella Pomaro, cui devo alcune preziose considerazioni sul codice marciano). Manca una prova del tutto dirimente, ma l’ipotesi trova un fondamento in dati esterni e interni al manoscritto: l’effettiva appartenenza del codice al presule dedicatario (il manoscritto rimase a Firenze almeno fino al 1342, prima di giungere a Bologna presso il collegio gregoriano, com’è attestato per l’anno 1371: Pomaro 1994: 59); la distinzione tra mano del testo (da ricondurre probabilmente all’esperto copista del Dante Parmense 3285, attestato in altri codici e documenti d’archivio fiorentini censiti da Pomaro 2007; cfr. Boschi Rotiroti 2004: 84, 92; più prudente nell’identificazione Bertelli 2011: 76) e quella della lettera introduttiva, che opera una serie di lievi interventi correttorî; l’esiguo numero di errori di sostanza, omissioni o fraintendimenti, che non alterano il senso complessivo del testo e che avrebbero potuto sfuggire a una revisione cursoria dell’autore (Bertin 2007b).

Sono noti due soli episodi di fortuna dell’opera di Ubaldo, dovuti entrambi all’attività del pisano Niccolò di Lapo Lanfreducci (vd. in questo vol. la relativa scheda Niccolò Lanfreducci, pp. 215-24), che citò il Teleutelogio nella sua ancora inedita Disputatio nonché in una postilla autografa al Seneca Ambr. E 146 sup., c. 213v (Petoletti 2007: 144-49).



Bibliografia
Bartoli Langeli 1978 = Attilio B. L., Ubaldo di Bastiano (o Sebastiano) da Gubbio, in Enciclopedia dantesca, Roma, Ist. della Enciclopedia Italiana, vol. v pp. 775-76.
Bertelli 2011 = Sandro B., La tradizione della ‘Commedia’ dai manoscritti al testo, vol. i. I codici trecenteschi (entro l’antica vulgata) conservati a Firenze, Firenze, Olschki.
Bertin 2007a = Emiliano B., Primi appunti su Ubaldo di Bastiano da Gubbio, lettore e censore della ‘Monarchia’, in «L’Alighieri», n.s., xxx, pp. 103-19.
Bertin 2007b = Id., Nuovi argomenti per l’idiografia di un testimone del ‘Teleutelogio’ di Ubaldo di Bastiano da Gubbio, in «Filologia italiana», iv, pp. 79-87.
Bevere 1908-1911= Riccardo B., La signoria di Firenze tenuta da Carlo figlio di re Roberto negli anni 1326 e 1327 (documenti Angioini dell’Archivio di Napoli), in «Archivio Storico per le Province Napoletane», xxxiii 1908, pp. 439-65, 639-62; xxxiv 1909, pp. 3-18, 197-221, 403-31, 599-639; xxxv 1910, pp. 3-46, 205-72, 425-58, 607-36; xxvi 1911, pp. 3-34, 254-85, 407-33.
Boschi Rotiroti 2004 = Marisa B.R., Codicologia trecentesca della ‘Commedia’. Entro e oltre l’antica vulgata, Roma, Viella.
Coglievina 1989 = Leonella C., La leggenda sui passi dell’esule, in Dante e le città dell’esilio. Atti del Convegno internazionale [di Ravenna, 11-13 settembre 1987, a cura di Guido Di Pino], Ravenna, Longo, pp. 47-74.
Livi 1923 = Giovanni L., Della priorità e dell’antica preminenza bolognese nel culto di Dante, in «Il Giornale dantesco», xxvi, pp. 227-38.
Mazzatinti 1881 = Giuseppe M., Il ‘Teleutelogio’ di Ubaldo di Sebastiano da Gubbio. Opera inedita del secolo XIV, in «Archivio Storico Italiano», s. iv, vii, pp. 263-76.
Novati 1899a = Francesco N., Fu Dante maestro d’Ubaldo da Gubbio? Lettera al prof. Michele Scherillo, in «La Biblioteca delle Scuole Italiane», viii, pp. 197-200.
Novati 1899b = Id., Se Dante abbia mai pubblicamente insegnato, in Id., Indagini e postille dantesche, Bologna, Zanichelli, pp. 7-35.
Petoletti 2007 = Marco P., Una storia nascosta: il Seneca Ambrosiano E 146 sup., in Nuove ricerche su codici in scrittura latina dell’Ambrosiana. Atti del Convegno di Milano, 6-7 ottobre 2005, a cura di Mirella Ferrari e Marco Navoni, Milano, Vita e Pensiero, pp. 141-52.
Pomaro 1994 = Gabriella P., Frammenti di un discorso dantesco, Nonantola-Modena, Comune di Nonantola-Mucchi.
Pomaro 2007 = Ead., Ricerche d’archivio per il “copista di Parm” e la mano principale del Cento. (In margine ai ‘Frammenti di un discorso dantesco’), in Nuove prospettive sulla tradizione della ‘Commedia’. Una guida filologico-linguistica al poema dantesco, a cura di Paolo Trovato, Firenze, Cesati, pp. 243-79.
Rossi 1999 = Aldo R., Ubaldo di Sebastiano da Gubbio, in Id., Da Dante a Leonardo. Un percorso di originali, Firenze, Sismel-Edizioni del Galluzzo, pp. 283-86.
Torraca 1924 = Francesco T., Dante maestro di scuola?, in «Atti R. Accademia Archeologia, Lettere e Belle Arti», n.s., ix, pp. 49-73.
Ubaldo da Gubbio 1983 = U. da G., Teleutelogio, a cura di Mauro Donnini, Perugia-Firenze, Regione dell’Umbria-La Nuova Italia.
Zingarelli 1899 = Nicola Z., La data del ‘Teleutelogio’ (per la biografia di Dante), in «Studi di letteratura italiana», i, pp. 180-93.

Nota paleografica

Le diciannove linee di scrittura attribuibile alla mano di U. sono saldamente inscrivibili in una bastarda su base cancelleresca, tipologia grafica ben riscontrabile nei documenti coevi, nonché, declinata in varietà diverse, in numerosi codici di testi volgari del primo Trecento. Posto che non solo manchiamo di certezza assoluta sulla paternità ubaldiana della mano, ma pure di una sua evoluzione diacronica, si registrano gli elementi più significativi di tale scrittura sull’unico esemplare al momento disponibile: a è generalmente rotonda, in un solo caso tratteggiata in due piani; b, l e h vengono eseguiti con lo svolazzo nell’interrigo superiore a chiudersi in un occhiello e, limitatamente a h, si riscontra un ampio fronzolo della gamba inferiore sotto la base di scrittura; c va spesso a legarsi nel secondo tratto con la lettera successiva; d è rotonda con il classico occhiello nell’interlinea superiore; f e s scendono normalmente sotto il rigo (ma s a fine parola, e in un caso a inizio di questa, si rileva in forma rotonda), con aste dalla forma a fuso; più sottili di queste le gambe di q e p, mentre m a fine parola tende a prolungare in maniera decisa l’ultimo tratto in un ampio svolazzo nell’interlinea inferiore; l’occhiello dalla gamba di g si chiude in posizione piuttosto alta, spesso sul primo tratto della stessa lettera; u iniziale, infine, appare in forma acuta con il primo tratto più prolungato o addirittura ornato da uno svolazzo.

Censimento

  1. Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, Lat. VI 167 (3489)

Fonte: Le Origini e il Trecento - Tomo I (2013)

Data ultima modifica: 22 dicembre 2025 | Cita questa scheda