Albertano da Brescia

Brescia ca. inizi del sec. XIII–post 1251

Presentazione

Le scarne notizie biografiche relative ad Albertano da Brescia non forniscono elementi utili per ricostruire la sua formazione giuridica. Sembra che, dopo un apprendistato locale, si sia perfezionato presso l’Università di Bologna tra il 1215-1220, per poi stabilirsi nella nativa Brescia, presso la porta di S. Agata, come ribadiscono pure talune rubriche all’interno della sua articolata tradizione manoscritta (Cecchini 1911-1912: 1431-44, 1455-95; Finoli 1963: 990-94; Powell 1992: 6-7). La sua attività principale fu quella di causidicus, una qualifica diffusa nelle fonti bresciane come sinonimo di iudex avvezzo alla pratica dei consilia giuridici, secondo una peculiare prerogativa che garantiva il perseguimento di carriere rappresentative, tra cui le magistrature itineranti di podestà e capitano del popolo (Merati 2002: 306-7).

Grazie agli Annales Ianuenses del notaio genovese Bartolomeo Scriba è testimoniata nel 1243 la sua funzione di assessor, cioè di consulente giuridico, del bresciano Emanuele Maggi – padre del potente vescovo di Brescia Berardo Maggi (1275-1308) –, che all’epoca ricopriva il ruolo di podestà della pars Ecclesiae nella città ligure. In quel contesto Albertano proclamò il primo dei suoi celebri sermones «inter causidicos Ianuenses et quosdam notarios, super confirmatione vitae illorum» (Villa 1969: 28; Powell 1992: 3; Albertano 1994; Gavinelli 2012: 137). Gli altri tre, di carattere ancora più meditativo, l’ultimo dei quali datato al 1250, sono forse stati pronunciati presso la corporazione dei causidici di stanza nel convento francescano di S. Giorgio Martire di Brescia. Di ampia circolazione manoscritta e a stampa, come tutta la produzione di Albertano, risultano connotati da una indubbia spiritualità francescana adatta a favorire il clima di pacificazione sociale tra le opposte fazioni politiche della città (Albertano 1955; Villa 1969: 28-29; Powell 1992: 6).

Nella personalità di Albertano la tensione morale, espressa attraverso la produzione letteraria e l’impegno negli studi, fu strettamente complementare all’azione politica. Dopo avere prestato giuramento nel 1226 nella lega lombarda in funzione antimperiale, nel 1238 gli fu affidata la difesa del castello vescovile di Gavardo, un avamposto verso lo sbocco in pianura dei passi alpini da cui discendevano le truppe ostili dell’imperatore Federico II e, come egli stesso racconta nel Liber de amore et dilectione Dei, durante il mese di agosto fu fatto prigioniero e incarcerato nella filoimperiale Cremona, dove appunto compose il citato Liber de amore dedicato al figlio Vincenzo (Guerrini 1960; Villa 1969: 28; Powell 1992: 2-3). Al 1245 e al 1246 risalgono gli altri suoi due trattati: il De arte loquendi et tacendi, il fortunatissimo manuale di retorica dedicato al figlio Stefano (Villa 1969: 28; Navone 1994; Albertano 1998), quindi il Liber consolationis et consilii. Quest’ultimo, con dedica al figlio Giovanni, medico, quasi in analogia tra la sua cura dei corpi e la salvaguardia dello spirito, ponendosi nel solco della boeziana Consolatio philosophiae, e attraverso la forma dialogica tra Melibeo e la moglie, dal nome evocativo di Prudentia, intendeva fornire rimedi contro il degrado sociale e i diffusi impulsi di vendetta (Villa 1969: 28; Powell 1992: 74-89; Artifoni 2004).

Dagli inizi del secolo XIII, grazie al consolidamento delle istituzioni comunali, il pubblico di destinazione cui puntavano anche i nuovi esperti delle artes dictandi per diffondere una mirata trattatistica didascalica impostata ciceronianamente sul civis christianus, era infatti costituito dagli esponenti della nuova classe dirigente. Questi si trovavano pertanto ad assumere gli artifici della retorica propagandistica mutuando tecniche di comunicazione che, fino a quel momento, erano rimaste appannaggio prioritario della predicazione, in particolare degli Ordini mendicanti (Artifoni 1994: 161-62, 165; Artifoni 2004). Da lì discende anche l’opzione stilistica operata da Albertano per un latino umile, meglio adeguato a facilitare la divulgazione dei suoi scritti, proseguita nei secoli successivi attraverso una consistente quantità di codici, di stampati, e di numerosi volgarizzamenti trasposti nelle varie lingue europee (Powell 1992: 5-6, 121-27; Graham 1996; Villa 1996; Graham 2000a e 2000b). Di lui sembrano perdersi le tracce dopo il 1251 e nemmeno è verificabile la sua morte nel 1270 (Guerrini 1960).

Un vigoroso impulso allo studio della figura letteraria di Albertano, evidenziando anche misconosciuti tratti di preumanesimo, fu determinato da Leighton Durham Reynolds. In previsione della sua edizione critica delle Epistolae ad Lucilium di Seneca si accostò infatti all’esemplare carolingio Brescia, Biblioteca Civica Queriniana, B II 6, contraddistinto da un peculiare apparato di postille marginali, accompagnate da maniculae e da circa 320 caratteristici disegni mnemotecnici a soggetto zoomorfo, antropomorfo o architettonico. Le caratteristiche paleografiche e la ricchezza delle citazioni lo indussero pertanto ad attribuirle alla mano della personalità più ragguardevole del panorama bresciano (Reynolds 1965: 100). Le circa 1200 annotazioni, oltre ai notabilia marginali, riguardano in prevalenza sentenze morali o personaggi storici o mitologici, corredati dai rispettivi riferimenti autoriali, mentre sono rari gli interventi congetturali sul testo. La verifica della quasi perfetta coincidenza tra le postille marginali e le citazioni degli autori nelle opere di Albertano, salvo minimi aggiustamenti lessicali, ha quindi definitivamente comprovato la paternità e l’autografia di questi appunti di lettura che costituiscono una sorta di laboratorio, stratificato nel tempo, preliminare alla stesura delle sue opere (Villa 1969: 28-34; Toselli 2003: 120-28). Poiché le citazioni tratte dalle Ad Lucilium sono già abbondanti nel Liber de amore et dilectione Dei, composto appunto durante il 1238, è plausibile ipotizzare che buona parte del corpus delle postille, dove non appaiono stacchi grafici evidenti ma variazioni del colore dell’inchiostro, possa essere stato realizzato prima di quella data (Villa 1969: 35). Oltre al peculiare interesse per Seneca (estraneo ai percorsi scolastici almeno fino al maturo secolo XIII, quando fu inserito nei programmi dell’Università di Parigi), il suo arsenale di fonti si rivolge per diretta competenza ai testi giuridici, al repertorio biblico e patristico, alla produzione ciceroniana (De divinatione e De officiis), riportata in auge dagli orientamenti dei dictatores, quindi ai testi di autori più scolastici come le Satire di Persio e Giovenale, le Epistole e i Sermoni di Orazio (ma non le Odi), le Metamorfosi e i Fasti di Ovidio, l’immancabile Virgilio, fino a comprendere anche Publilio Siro e i Distica Catonis (Villa 1972: 27-28, 36- 38; Nuccio 2005: 21-23; Gavinelli 2012: 139). Del tutto inaspettato appare invece il ricorso a Marziale (con versi tratti dai libri ii, vi e xiv), a quest’altezza cronologica scarsamente diffuso in Italia settentrionale, e qui abbinato anche al suo imitatore medievale Martialis cocus, dietro cui è adombrato Goffredo, priore di Winchester tra 1082 e 1107 (Villa 1969: 36-38; Petoletti 2013).

Marziale non è invece incluso nell’apparato di postille della stessa tipologia con cui Albertano arricchì, senza sottoscriversi, un altro monumentale prodotto carolingio, il De civitate Dei di sant’Agostino, completo di tutti i xxii libri, copiato nell’ultimo terzo del secolo IX presso la Cattedrale bresciana; nella cui Biblioteca Capitolare quindi lo scrittore ebbe agio di leggere e annotare i due codici che, con il restante patrimonio, solo con le soppressioni napoleoniche del 1797 furono trasferiti alla Biblioteca Queriniana (Gavinelli 2003: 14-15, 26-27). Le postille e disegni mnemotecnici, molto più rari, si limitano ai primi libri e al libro xviii con i Dicta Sybillae (Villa 1969: 37-38; Toselli 2003: 128; Gavinelli 2012: 139-40). Allo stato attuale non si conoscono altri autografi di Albertano, nonostante l’esplorazione della tradizione manoscritta delle sue opere e l’indagine archivistica a Brescia e a Genova (Villa 1969: 36).

Il suo tratto grafico non è invece riconoscibile tra le postille di almeno tre mani dei secoli XII e XIII che, senza disegni mnemotecnici, chiosano il manoscritto Brescia, Museo Diocesano, Sezione codici miniati, Ms. Cap. 81, proveniente come gli altri due dalla Biblioteca capitolare bresciana e contenente il Liber de vita Christiana di Bonizone di Sutri copiato a Brescia verso la metà del secolo XII (Bonfadini 2002: 37-39; Gavinelli, 2007a: 55). Anche la breve annotazione marginale inserita su c. 4r, accompagnata da un rozzo disegno, per quanto riconducibile allo stesso bacino grafico, non fornisce elementi probanti per affermare l’autografia (Villa 1972: 78, tav. vi 2). Non appare autografa nemmeno la raccolta dei trattati di Albertano tràdita dal ms. Pavia, Biblioteca Universitaria, Aldini 235, peraltro databile al secolo XIII-XIV, come invece indicato dal repertorio dei Bénédictins du Bouveret (Bénédictins 1965: num. 372; Navone 1994: 918 lo data alla fine del Duecento).



Bibliografia
Albertano 1955 = Albertani Brixiensis, Sermones quattuor, a cura di Marta Ferrari, Lonato, Fondazione Ugo da Como.
Albertano 1994 = Id., Sermo Januensis, edito da Luigi Fè d’Ostiani, con intr., traduzione ed annotazioni di Oscar Nuccio, Brescia, Industrie Grafiche Bresciane.
Albertano 1998 = Id., Liber de doctrina dicendi et tacendi: la parola del cittadino nell’Italia del Duecento, edito da Paola Navone, Firenze, Sismel-Edizioni del Galluzzo.
Artifoni 1994 = Enrico A., Retorica e organizzazione del linguaggio politico nel Duecento italiano, in Le Forme della propaganda politica nel Due e nel Trecento. Relazioni tenute al Convegno internazionale organizzato dal Comitato di studi storici di Trieste, dall’École Française de Rome e dal Dipartimento di storia dell’Università degli studi di Trieste, Trieste, 2-5 marzo 1993, a cura di Paolo Cammarosano, Rome, École Française de Rome, pp. 157-82.
Artifoni 2004 = Id., Prudenza del consigliare. L’educazione del cittadino nel ‘Liber consolationis et consilii’ di Albertano da Brescia (1246), in “Consilium”. Teorie e pratiche del consigliare nella cultura medievale, a cura di Carla Casagrande, Chiara Crisciani e Silvana Vecchio, Firenze, Sismel-Edizioni del Galluzzo, pp. 195-216.
Bénédictins 1965 = Bénédictins du Bouveret, Colophons de manuscrits occidentaux des origines au XVIe siècle, Fribourg, Éditions universitaires, vol. i.
Bonfadini 2002 = Paola B., Antichi colori. Catalogo della Sezione Codici Miniati del Museo Diocesano di Brescia, Brescia, Museo Diocesano.
Cecchini 1911-1912 = Aldo C., Un giudice del secolo decimoterzo: Albertano da Brescia, in «Atti dell’Ist. veneto di scienze, lettere ed arti», lxxi, 2 pp. 1423-95.
Finoli 1963 = Anna Maria F., La cultura a Brescia nel Medioevo, in Storia di Brescia 1963, pp. 971-97.
Gavinelli 2003 = Simona G., Tra i codici della Biblioteca Civica Queriniana: un percorso di lettura, in Libri e lettori a Brescia tra Medioevo ed età moderna. Atti della giornata di studi, Brescia, Università Cattolica, 16 maggio 2002, a cura di Valentina Grohovaz, Brescia, Grafo, pp. 9-38.
Gavinelli 2007a = Ead., Cultura scritta a Brescia in età romanica, in Società bresciana e sviluppi del romanico (XI-XIII secolo). Atti del Convegno di Brescia, Università Cattolica, 9-10 maggio 2002, a cura di Giancarlo Andenna e Marco Rossi, Milano, Vita e Pensiero, pp. 31-83.
Gavinelli 2012 = Ead., Cultura scritta all’epoca di Berardo Maggi, in Berardo Maggi. Un principe della Chiesa al crepuscolo del Medioevo, a cura di Gabriele Archetti, Brescia, Fondazione Civiltà Bresciana, pp. 133-204.
Graham 1996 = Angus G., Who Read Albertanus. Insight from the Manuscript Transmission, in Albertano da Brescia. Alle origini del Razionalismo economico, dell’Umanesimo civile, della Grande Europa, a cura di Franco Spinelli, Brescia, Grafo, pp. 69-82.
Graham 2000a = Id., Albertanus of Brescia: A Preliminary Census of Vernacular Manuscripts, in «Studi medievali», s. iii, xli, 2 pp. 891-924.
Graham 2000b = Id., Albertanus of Brescia: A Supplementary Census of Latin Manuscripts, in «Studi medievali», s. iii, xli, 1 pp. 429-45.
Guerrini 1960 = Paolo G., Albertano da Brescia, in DBI, vol. i p. 669.
Merati 2002 = Patrizia M., Il mestiere di notaio a Brescia nel secolo XIII, in «Mélanges de l’École Française de Rome. Moyen Âge», cxiv, pp. 303-58.
Navone 1994 = Paola N., La ‘Doctrina loquendi et tacendi’ di Albertano da Brescia. Censimento dei manoscritti, in «Studi medievali», s. iii, xxxv, 2 pp. 895-930.
Nuccio 2005 = Oscar N., Epistemologia dell’“azione umana” e razionalismo economico nel Duecento italiano. Il caso Albertano da Brescia, Cantalupa (Torino), Effatà.
Petoletti 2013 = Marco P., Gli epigrammi di Marziale prima dell’Umanesimo: manoscritti, fortuna, tradizione, in Storia della scrittura e altre storie. Atti del Convegno di Roma, 28-29 ottobre 2010, i.c.s.
Powell 1992 = James M. P., Albertanus of Brescia: The Pursuit of Happiness in the Early Thirteenth Century, Philadelphia, Univ. of Pennsylvania Press.
Reynolds 1965 = Leighton Durham R., The Medieval Tradition of Seneca’s ‘Letters’, Oxford, Oxford Univ. Press.
Toselli 2003 = Laura T., Cinque secoli di lettori nelle postille al Seneca Queriniano, in Libri e lettori a Brescia tra Medioevo ed età moderna. Atti della giornata di studi, Brescia, Università Cattolica, 16 maggio 2002, a cura di Valentina Grohovaz, Brescia, Grafo, pp. 105-32.
Villa 1969 = Claudia V., La Tradizione delle ‘Ad Lucilium’ e la cultura a Brescia dall’età carolingia ad Albertano, in «Italia medioevale e umanistica», xii, pp. 9-51.
Villa 1972 = Ead., Due antiche biblioteche bresciane. I cataloghi della Cattedrale e di S. Giovanni de Foris, in «Italia medioevale e umanistica», xv, pp. 63-97.
Villa 1996 = Ead., Progetti letterari e ricezione europea di Albertano da Brescia, in Albertano da Brescia. Alle origini del Razionalismo economico, dell’Umanesimo civile, della Grande Europa, a cura di Franco Spinelli, Brescia, Grafo, pp. 57-67.

Nota paleografica

Nonostante la formazione di carattere giuridico la scrittura di A. prospettata dalle postille di lettura sui due manoscritti queriniani si inserisce nel solco della textualis libraria di tradizione scolastica, scostandosi quindi dai più prevedibili moduli corsivi di tipo professionale. I disegni mnemotecnici si accompagnano infatti a una notularis di modulo minuto connotata da lettere ben separate e rispondente alle peculiarità grafiche della prima metà del sec. XIII. Sul piano morfologico si rileva a di tipo onciale, come d, quindi in prevalenza con l’asta curva; g con entrambi gli occhielli chiusi, r diritta tranne nel nesso rum, s in prevalenza dritta, ma talora maiuscola in fine di parola; v talvolta acuta all’inizio di parola; gli apici delle aste ascendenti presentano spesso ispessimenti triangolari, le maiuscole, in molti casi, esibiscono aste di raddoppiamento mentre i nessi si riducono al solo incontro di st. Il sistema abbreviativo, oltre al titulus soprascritto per le abbreviazioni di troncamento o di contrazione, mantiene il ricorso frequente alle letterine soprascritte. Anche l’ortografia si tipizza nelle caratteristiche italo-settentrionali, con scempiamenti, scambi e assimilazioni consonantiche e palatalizzazioni.

Censimento

  1. Brescia, Biblioteca Civica Queriniana, B II 6
  2. Brescia, Biblioteca Civica Queriniana, G III 3

Fonte: Le Origini e il Trecento - Tomo I (2013)

Data ultima modifica: 27 ottobre 2025 | Cita questa scheda