Orbicciani, Bonagiunta

Lucca [?] ante 1242–post 1257

Presentazione

Probabilmente da identificarsi col notaio Bonagiunta, figlio di Perfetto Orbicciani (e non di Riccomo, cfr. infra), il poeta lucchese dovette forse essere più anziano di Guittone («converrebbe pensare ad un Guittone nato intorno al 1225 (-1230?) piuttosto che intorno al 1235»: Antonelli 2004: 118 n. 16; «al più tardi nel 1224»: Menichetti in Bonagiunta 2012: xix) se già nel 1242 pare attivo a Lucca nella sua funzione di notaio. Si devono al Luiso (1927) e al Guidi (1929) gli unici accertamenti documentari esistenti secondo i quali parrebbe possibile determinare positivamente l’identità e la cronologia del poeta. Francesco Paolo Luiso riuscì infatti a isolare l’attività di un notaio Bonagiunta in una discreta massa di omonimi, in particolare un mercante coetaneo del poeta: «vive a Lucca un Bonagiunta figlio di Riccomo Orbicciani, mercante che sopravvisse sino al 1316 (Dante invece è testimonio della morte di Bonagiunta prima del 1300)» (Luiso 1927: 48), un altro Bonagiunta Orbicciani morto prima del 1247 e un terzo, vivente sempre a Lucca, che morì fra 1361 e 1367. Occorre però precisare che il discrimine fra il rimatore e il coevo mercante di panni (e di fatto anche gli altri omonimi: «ben nove […] si chiamarono nello stesso modo a Lucca nella seconda metà di quel secolo»: Marti 1984: 181) venne dal Luiso stabilito sulla base dell’affermazione che il poeta Bonagiunta fosse stato notaio, stante l’appellativo “ser” compreso nelle rubriche dei manoscritti. Così anche il giudizio di Contini: «Bonagiunta Orbicciani da Lucca (Orbicciano è una frazione di Camaiore) è chiamato “ser” dai Vaticani 3793 e 3214 […] non sembra dunque si possa dubitare della sua qualità di notaio» (Contini in Poeti 1960: i 257).

Infine, in un saggio decisivo per la cronologia di Bonagiunta, Pietro Guidi ampliò i dati forniti da Luiso. Quest’ultimo, come riporta lo stesso Guidi, aveva infatti affermato che «dei sette “documenti”, dal 1250 al 1298, apparentemente a lui attribuibili, con certezza gli se ne può riferire uno soltanto» (Guidi 1929: 31). Lo storico Guidi confermò tale prospettiva, ma aggiunse all’unico documento certo per il Luiso numerose altre testimonianze «11 nuovi documenti sicuri ci parlano ora del famoso rimatore, dal 15 novembre 1242 al 15 novembre 1257, e vengono in buon punto ad accrescere luce all’unico fin qui accertato del 12 dicembre 1250, col quale del resto ben si armonizzano. Abbiamo dunque un guadagno […] di 15 anni per la cronologia del poeta» (Guidi 1929: 39). Fra i documenti citati, si distinguono in particolare: Archivio Arcivescovile di Lucca, † S 77, del 15 novembre 1242, ove il notaio Bonagiunta interviene in qualità di testimone: «Actum in suprascripto loco, coram Bonaiuncta filio Perfecti Urbiciani notario et Lammarello qd. Ubaldi testibus». Da qui, utile per ipotizzarne la data di nascita, si può evincere che a Lucca, in casa del notaio Armaleone, nel 1242 Bonagiunta Orbicciani ha l’età sufficiente per comparire già nelle proprie funzioni di notaio (dal rogito di Armaleone il notaio Bambellus trarrà poi copia nel documento ora Archivio Arcivescovile di Lucca, † I 15).

Nella primavera dell’anno successivo lo stesso Bonagiunta interviene in un lodo pronunziato da Gerardo qd. Carincione e Giovanni qd. Stefano, arbitri eletti da Iacopo qd. Preitello speziale e Gerardino qd. Buccerio per una lite che ebbero fra loro, contestata appunto il 29 maggio 1243: «Latum est hoc arbitrium, seu laudamentum Luce, in domo mea Armaleonis notarii, coram Bonaiuncta notario, filio Perfecti Urbicciani et Bencasano de Maschiano qd. Talliantis, testibus rogatis, suprascripto anno» (qui per la prima volta riprodotto integralmente: tav. 1). Da sottolineare come il notaio operi sempre a fianco del notaio Armaleone e spesso nella curia dei treguani. Che anzi egli fosse scriba pubblico dei treguani, ossia della speciale magistratura pisana e lucchese composta da tre consoli che giudicava le controversie tra ecclesiastici e secolari, lo si evince con chiarezza dal documento dell’Archivio Arcivescovile di Lucca, AH 46, datato Lucca, 22 febbraio 1257: «[Signum tabellionis Bonaiuncta Urbicciani imperialis aule iudex et notarius, et dicte curie scriba publicus, predictis interfui et hec publice, de mandato suprascriptorum consulum, scripsi et publicavi». Inoltre occorre ricordare che la sentenza copiata dal notaio Blanco del fu Opizo (Lucca, ASLc, Diplomatico, S. Maria Corteorlandini, 15 dicembre 1250), fu trascritta «delibro insolutorum Bonaiuncte Urbicciani notarii, sua parabola et licentia» (Luiso 1927: 50-51). In altri documenti il notaio Bonagiunta appone signum e nome; si tratta di sentenze consolari, non materialmente vergate, ma da lui sottoscritte: Lucca, Archivio Storico Diocesano, Archivio Capitolare, Diplomatico P 22 e 22a, e P 26, entrambe del 15 novembre 1257 (→ 2-3, cfr. Guidi 1929: 38); Lucca, Archivio Storico Diocesano, Archivio dei Cappellani Beneficiati della Cattedrale, N 164, del 27 ottobre 1257 (cfr. Guidi 1929: 37-38). Come scrive Pietro Guidi, «non è improbabile che gli Archivi di Lucca diano al paziente e tenace esploratore anche altre risposte» (Guidi 1929: 40). In conclusione si può dunque affermare che il poeta – da non confondersi «con quel “ser Bonagiunta monaco della Badia di Firenze”, del quale si leggono rime nel codice Vaticano lat. 3214 e al quale forse Guittone indirizzò la sua ix lettera» (Marti 1984: 118) – fu nella sua città notaio, ma anche giudice oltre che scriba nella curia dei treguani.

Il canzoniere di Bonagiunta comprende 39 componimenti: 12 canzoni, 20 sonetti (di cui uno dubbio), 2 discordi e 5 ballate, nessuno giunto in forma autografa: per la consistenza del corpus e le rime di incerta attribuzione si veda la recente edizione a cura di Aldo Menichetti (Bonagiunta 2012), che mette a frutto una serie di studi preparatorii (vd. Menichetti 1978a, 1978b, 1988a, 1998b, 2002a, 2002b, 2008, 2011) e soppianta definitivamente la vecchia edizione Parducci (1905). I dati d’archivio, come ebbe già a sottolineare Contini (e cfr. anche Menichetti 1977) «non sono una mera curiosità archivistica, poiché, mentre nella considerazione comune Bonagiunta passa per un guittoniano (grazie certo alla consecuzione dei capiscuola nell’episodio del Purgatorio, all’ordine dei canzonieri antichi, al fatto della sua corrispondenza col Guinizzelli e forse col Cavalcanti), egli viene a risultare più anziano di Guittone» (Contini in Poeti 1960: i 257). A partire dall’indagine qui presentata sulle carte autografe tale importante giudizio sarà da confermare, giusta anche l’acquisita retrodatazione dell’attività di Guido Guinizzelli, anzi per certi versi risulterà sorprendente considerare la sovrapposizione delle linee biografiche del lucchese con esponenti della Scuola federiciana (cfr. qui Mazzeo di Ricco). È del resto fatto ormai acquisito alla critica la completa e speciale padronanza di Bonagiunta di registri stilistici, forme e persino il travaso di interi luoghi testuali della poesia della Scuola, principalmente del Notaro (Antonelli in Giacomo da Lentini 2008: 126: sino all’accusa di plagio, se in effetti proprio a lui si riferì Chiaro Davanzati nel sonetto Di penne di paone), di Rinaldo d’Aquino e, in particolare, di Giacomino Pugliese (Brunetti in Giacomino Pugliese 2008: 567, 593, 624, 626, ecc.). «Naturalmente l’attività di Bonagiunta può essersi protratta ben avanti nella seconda metà del secolo, come indica il suo carteggio con Gonella e forse Bonodico e specialmente col Guinizzelli […] ed eventualmente col Cavalcanti. Portarne addietro gli inizi non significa affatto allontanarlo dagli stilnovisti: significa, anzi sottraendo l’iniziativa del suo poetare […] a Guittone, farne più agevolmente un ponte fra Sicilia e Dolce Stile fiorentino» (Contini in Poeti 1960: i 258; cfr. Menichetti in Bonagiunta 2012: xxi-xxvi). Del resto non è forse un caso se Dante, fra tanti poeti anche maggiori del lucchese, in Purgatorio (xxiv 55-57) decise di spiegare lo Stilnovo proprio attraverso la voce di Bonagiunta, restituendocene non solo un cammeo perfetto (da leggersi naturalmente assieme al pungente tratteggio di De vulgari eloquentia, i 131), ma tracciando anche nella poesia delle Origini una gerarchia storiografica significativa quanto precisa.



Bibliografia
Antonelli 2004 = Roberto A., Dal Notaro al Guinizzelli, in Da Guido Guinizzelli a Dante. Nuove prospettive sulla lirica del Duecento. Atti del Convegno di Padova-Monselice, 10-12 maggio 2002, a cura di Furio Brugnolo e Gianfelice Peron, Padova, Il Poligrafo, pp. 107-47.
Bonagiunta 2012 = B. Orbicciani da Lucca, Rime, ed. critica e commento a cura di Aldo Menichetti, Firenze, Edizioni del Galluzzo per la Fondazione «Ezio Franceschini».
Giacomino Pugliese 2008 = G.P., Poesie, ed. critica e commento a cura di Giuseppina Brunetti, in I poeti della Scuola siciliana, vol. ii. Poeti della corte di Federico II, ed. critica con commento diretta da Costanzo Di Girolamo, Milano, Mondadori, pp. 557-642.
Giacomo da Lentini 2008 = G. da L., Poesie, ed. critica con commento a cura di Roberto Antonelli, in I Poeti della scuola siciliana, Milano, Mondadori, vol. i.
Guidi 1929 = Pietro G., Ancora per la biografia di Bonagiunta Orbicciani da Lucca, in «Bollettino storico lucchese», i pp. 31-40.
Luiso 1927 = Francesco Paolo L., Per la biografia di Bonagiunta Orbicciani da Lucca - Omonimie disturbatrici, in «Archivio Storico Italiano», s. viii, viii, pp. 37-59.
Marti 1984 = Mario M., Orbicciani, Bonagiunta, in Enciclopedia Dantesca, Roma, Ist. della Enciclopedia italiana, vol. iv pp. 181-82.
Menichetti 1977 = Aldo M., Su Bonagiunta ed altri lucchesi, in Studi filologici, letterari e storici in memoria di Guido Favati, Padova, Antenore, pp. 449-56.
Menichetti 1978a, = Id., La canzone dell’onore di Bonagiunta da Lucca, in «Études de Lettres», s. iv, ii-iii, pp. 1-17.
Menichetti 1978b = Id., Riletture di testi antichi. i. Neri de’ Visdomini. 2. Bonagiunta e Dante, in «Medioevo romanzo», v, pp. 347-61.
Menichetti 1988a = Id., Una canzone di Bonagiunta: ‘Quando apar l’aulente fiore’, in Forme e Vicende. Per Giovanni Pozzi, a cura di Ottavio Besomi, Padova, Antenore, pp. 23-36.
Menichetti 1998b = Id., La canzone della gioia d’amore di Bonagiunta da Lucca, in Echi di memoria. Scritti di varia filologia, critica e linguistica in ricordo di Giorgio Chiarini, Firenze, Alinea, pp. 125-38.
Menichetti 2002a = Id., Due canzoni di Bonagiunta: ‘Uno giorno aventuroso’ e ‘Avegna che partensa’, in «Cultura neolatina», lxii, pp. 77-108.
Menichetti 2002b = Id., Sull’attribuzione a Bonagiunta di ‘In quanto la natura’, in Intorno a Guido Guinizzelli. Atti della giornata di studio organizzata dal «Romanische Seminar» dell’Università di Zurigo, Zürich, 16 giugno 2000, Alessandria, Edizioni dell’Orso, pp. 85-98.
Menichetti 2008 = Id., Un sonetto a ser Bonagiunta, in «Studi di filologia italiana», lxvi, pp. 5-11.
Menichetti 2011 = Id., Bonagiunta e lo Stilnovo, in «Testo», 61-62, pp. 61-62 e 191-99.
Parducci 1905 = Amos P., I rimatori lucchesi del secolo XIII, Bergamo, Ist. italiano d’arti grafiche.
Poeti 1960 = Poeti del Duecento, a cura di Gianfranco Contini, Milano-Napoli, Ricciardi, 2 voll.

Nota paleografica

I due documenti qui riprodotti dell’attività notarile di B. da L. denotano notevoli capacità grafiche e presentano un livello esecutivo molto diverso tra loro: il primo (tav. 1) è vergato in una cancelleresca formale e posata, eseguita con penna a punta mozza, caratterizzata da un equilibrato rapporto tra il corpo delle lettere e le aste ascendenti e discendenti. La a alterna la forma minuscola chiusa e quella di modello testuale, spesso dotata di un lungo apice obliquo d’attacco, che giunge a sfiorare il rigo di base di scrittura; la b, l’h e la l presentano asta diritta e tratto di testa che si distende orizzontalmente, talvolta piegando leggermente in fondo verso il basso; la d, eseguita in due tempi con movimento della penna sinistrogiro, presenta l’occhiello compresso lateralmente e il tratto obliquo diviso in due elementi, il primo dei quali di spessore minimo; la f e la s discendono al di sotto del rigo di base di scrittura con asta diritta o leggermente sinuosa, quasi sempre dotata di un tratto finale di completamento che risale verso l’alto o curva decisamente a destra, fino a formare un occhiello; la g è di piccole dimensioni, a forma di 8, con occhiello inferiore chiuso, molto schiacciato; lai è spesso dotata di apice, spostato verso destra rispetto al corpo della lettera; la p e la q hanno l’asta verticale che diminuisce progressivamente il suo spessore ed è dotata di un sottile elemento di completamento che risale verso l’alto; la s in posizione finale di parola è tonda, come nella testuale; la nota tironiana per et è eseguita in due tempi, con elemento di testa di massimo spessore e tratto finale obliquo che discende appena al di sotto del rigo di base di scrittura; i tituli abbreviativi sono a forma di arco retroverso volto verso l’alto. Si noti che le aste alte della prima riga della sottoscrizione (tav. 3a), così come quelle della prima riga di scrittura, sono fortemente allungate e talvolta forcellate, secondo un tipico artificio cancelleresco. Il secondo documento (tav. 2) mostra l’uso di una cancelleresca dall’andamento spiccatamente corsivo, spontanea e tondeggiante, dal tracciato moderatamente contrastato, eseguita con una penna a punta diritta. La a è quasi sempre di forma minuscola chiusa, con occhiello di dimensioni molto ridotte; la b, l’h e la l presentano il tratto ricurvo di testa piuttosto pronunciato, che talvolta disegna un vero e proprio occhiello; la d è quasi sempre a doppio occhiello, eseguita in un solo tempo con movimento della penna sinistrogiro; la f e la s alternano la forma diritta, con tratto finale rivolto verso l’alto, e quella raddoppiata; la g mostra occhiello inferiore piccolo e chiuso o ampio e aperto; la i è quasi sempre priva d’apice; la m in posizione finale di parola prolunga fortemente l’ultimo tratto verso sinistra, con andamento parallelo al rigo di base di scrittura; lap ha quasi sempre asta raddoppiata; la r diritta in qualche caso presenta il primo tratto che si allunga al di sotto del rigo; la s in posizione finale di parola è eseguita corsivamente a sigma; i tituli abbreviativi sono a forma di arco, piuttosto estesi in larghezza e ricurvi verso il basso. Nonostante la corsività dell’esecuzione, per la sottoscrizione (e anche, in misura minore, per la riga iniziale), B. non rinuncia agli artifici cancellereschi già segnalati per l’altro documento, concedendosi anzi qualche licenza in più nel tracciato calligrafico e ridondante dei tituli abbreviativi posti al di sopra del suo nome (tav. 3b), ad attestare ulteriormente la sua natura di scrivente avveduto ed abile.

Fonte: Le Origini e il Trecento - Tomo I (2013)

Data ultima modifica: 19 dicembre 2025 | Cita questa scheda