Villani, Filippo
Firenze 1325 ca.–1405 ca.
Presentazione
Figlio di Matteo, nacque a Firenze intorno al 1325 (Calò 1904: 11; propende per il 1330-1335 solo Massèra 1903: 299), «in Vinea Sancti Proculi», come afferma lui stesso nella vita di Torrigiano de’ Rustichelli del De origine civitatis Florentie (Villani 1997: 132). Studiò giurisprudenza e nel 1358 figura quale “dominus” presso lo Studio fiorentino (Gherardi 1881: 288-89), ove nel 1361 ottenne la cattedra di diritto civile (Marchesini 1895: 278). Sposò Salvestra di Bartolo della Castellina, da cui ebbe una figlia (Corazzini 1889). Iscritto nella matricola dell’arte di Calimala, tra febbraio e maggio del 1375 si trovò a Genova per curare gli affari delle compagnie fiorentine. Fu quindi cancelliere del comune di Perugia dal 1376 al 1381, anno in cui i Priori nominarono tre cittadini per valutarne l’operato (Marchesi 1842; Calò 1904: 275-81). Villani è ricordato quale «honorabilis cancellarius Perusinus» nella lettera di Salutati a Domenico Bandini del luglio 1377 (Salutati 1891-1911: i 262). Relativamente a questa esperienza politica, nel De origine civitatis Florentie et de eiusdem famosis civibus si segnalano le lodi per Roberto dei Bardi, cancelliere dell’università di Perugia (Villani 1997: 111-13; Tanzini 2000: 151).
Ritornato a Firenze, si dedicò stabilmente alle lettere e intrattenne legami di amicizia e comunanza culturale con Coluccio Salutati, Tedaldo della Casa (Mattesini 1960: 265) e il musicista Francesco Landini. Dal 2 luglio 1392 il Comune lo incaricò di leggere Dante nello Studio, dal 21 agosto gli affidò anche la cattedra di lettura in volgare della retorica di Cicerone (Spagnesi 1979: 9-10, 44, 56, 145-46, 148). Non dovette comunque cessare del tutto l’attività di giurista, visto che negli atti degli ufficiali dello Studio è sempre ricordato in qualità di «dominus» e che alcuni suoi consilia datati agli ultimi anni del Trecento sono sopravvissuti tra i documenti dell’Archivio di stato di Firenze (Spagnesi 1979: 56). L’insegnamento dantesco fu mantenuto fino al 1405, presumibilmente anno anche della morte di Villani (alcune allusioni satiriche in testi di Stefano Finiguerri la farebbero spostare al 1407-1409 secondo Lanza 1989: 224-25 e 294-95; su tali satire cfr. anche Spagnesi 1979: 81). Venne sepolto nella chiesa della SS. Annunziata (Bellomo in Villani 1989: 8).
Con l’eccezione degli affari curati a Genova e del cancellierato perugino, l’esistenza di Villani trascorse dunque nello studio e negli impegni di scrittura e docenza. Lui stesso amò dipingersi dedito all’otium literatum (Baron 1970: 118, 344-45 e 350), e si definì «solitarius» nell’epistola Mos pueris inviata al Salutati per sottoporgli la lettura del De origine civitatis Florentie (Ullman 1955; Villani 1997: 170-71). Iniziata dopo il ritorno a Firenze, questa opera venne compiuta in prima redazione nel 1382-1383, mentre una seconda, dedicata al cardinale Filippo d’Alençon, fu ultimata nel 1396 (Basile 1971: 199-203; Villani 1997: 223-25 e 337-39); da questa fase redazionale Antonio Manetti trasse un volgarizzamento (Tanturli 1973). La collezione di illustri biografie muove dalla consapevolezza dell’«abyssus tenebrarum» dell’età di mezzo e celebra Firenze e i suoi scrittori come patria della rinascita culturale (Aurigemma 1976: 7-46). Spiccano in questo contesto le vite di Dante e Petrarca (Madrignani 1963: 29-32; Tanturli 1992-1993: 150-55 e 159-60; Tanzini 2000: 145-49), ma Villani è attento anche alle arti figurative, come testimoniano le celebri biografie di Cimabue e, soprattutto, di Giotto (Baxandall 1994: 108-20). Anteriore al 1391 è la Giunta, condotta fino al 1364, alle Croniche dello zio Giovanni e del padre Matteo (Baron 1970: 343; Villani M. 1995).
Anche l’impegno esegetico nei confronti di Dante pare precedere il De origine civitatis Florentie: qui infatti si allude a un commento al poema dato come già compiuto (Villani 1997: 65). Completato comunque il De origine Villani tornò a occuparsi della Commedia, lavorando a una Expositio seu comentum super ‘Comedia’ Dantis Allegherii di cui resta solo la lunga esegesi al primo canto (Aurigemma 1976: 46-60): in essa però più volte si fa riferimento a chiose relative ad altri canti, per cui pare ipotizzabile almeno un commento all’intero Inferno (Bellomo in Villani 1989: 9, 141 e 195; Paolazzi 2005: 600). Ma l’espressione «in cantu xxx secunde ubi, in comento quod edidi super ipsum» attesta l’esistenza di un commento, perduto, per lo meno anche al canto xxx del Purgatorio (Bellomo in Villani 1989: 9, 20 e 97). L’Expositio è dedicata a un personaggio nascosto dietro le sigle M.M.F.L. (da identificare in Francesco Landini o Luigi Marsili: Bellomo 2004: 387) e segna l’approdo ultimo dell’esegesi trecentesca, di cui Villani conosce bene gli antecedenti, Boccaccio e Guido da Pisa su tutti. La sua lettura si segnala per una spiccata tensione allegorica e per la ripresa di nodi problematici, quale la notizia, già di Giovanni Villani e poi del Boccaccio, circa l’incipit latino del poema (Paolazzi 1989: 231).
Notevole anche la citazione per intero – e la diretta attribuzione a Dante – dell’epistola a Cangrande (Mazzoni 1955: 171-73, 198; Basile 1971: 205-10 e 223; Paolazzi 1989: 11 e 229; Bellomo in Villani 1989: 17 e 19-20). L’impegno esegetico si lega a stretto giro con la cura filologica profusa su BML, Plut. 26 sin. 1 e con la nomina a lettore di Dante presso lo Studio dal 1392: «considerantes quantum lectura Dantis est proficua populo florentino, cum ipso homines erudiantur, et ad capesciendas virtutes et vitia detestanda et summum bonum […] et actendentes ad famam celeberrimam insignis viri et Cicieronis alumni domini Filippi Mathei de Villanis, cronicorum seu annalium profundissimi rimatoris […] eligerunt, nominaverunt etc. eundem dominum Filippum de Villanis in doctorem et magistrum et ad capthedram et sedem ipsius lecture in florentino Studio» (Spagnesi 1979: 145; per le notifiche dei successivi pagamenti: 203, 216-17, 223, 238, 247, 262, 266). Anche Tedaldo della Casa sul Laurenziano Plut. 26 sin. 1, c. 201r, ricorda che Villani «in firenze in publiche scuole molti anni gloriosamente» spiegò Dante e che «sue expositionj a molti sono comunicate». Proprio Tedaldo, cui ancora in vita Villani aveva già donato alcuni suoi libri (Casnati 1988: 725), ereditò parte della sua biblioteca (Mattesini 1960: 298-99, 309-10). In particolare dopo la morte del Villani il Laurenziano Plut. 26 sin. 1 passò al frate, che lo affidò alla biblioteca del convento francescano di Santa Croce, come il bibliotecario fra Sebastiano Bucelli († 1466) annota su un pezzo di pergamena ora incollato a c. 215r. Questa cerchia di studiosi, tutti legati al Salutati, intervenne a vario titolo sul codice: Villani copiò il testo dantesco, lo corredò con varianti derivanti da collazione (forse addirittura tratte anche da un codice legato a Jacopo Alighieri, come lui stesso sostiene nell’Expositio: Villani 1989: 87), segnò rare chiose in interlinea e a margine, tra cui due note a c. 12v (fine di Inferno, vi) e 22v (fine di Inferno, xi) poi filtrate nel ms. Napoli, BNN, XIII C 3 (Seriacopi 2001: 117); Tedaldo della Casa pose in una textualis assai malferma e in inchiostro rosso rubriche, incipit ed explicit, titoli correnti, argomenti per i canti i-vii e ix e le note alle cc. 5r, 172v, 200v; Sebastiano Bucelli segnò altri interventi.
Il legame con il Salutati è testimoniato da una sola lettera, quella di invio del De origine (Salutati 1891-1911: ii 47-48), ma lo scambio epistolare dovette verosimilmente essere più fitto. Dalla corrispondenza del cancelliere fiorentino emerge per esempio una missiva, del luglio 1377, a Domenico Bandini, in cui si allude a una richiesta relativa a un codice di Quintiliano da lui avanzata presso il Villani, definito «frater meus» (Salutati 1891-1911: i 262; Tanturli 2008a: 44). Una nota apposta da Sebastiano Bucelli ancora sul Dante Laurenziano Plut. 26 sin. 1 ricorda d’altronde Villani come «cancelliere del comune di Perugia piu et piu anni sicome appare in molte sue epistole scritte a diverse persone» (c. 201r; cfr. Tanturli 2008b: 77). Tra queste ultime, va annoverato anche Franco Sacchetti, che inviò a Villani il suo sonetto num. 280 Pace non truovo, e non ho da far guerra (Sacchetti 1990: 435-36).
Bibliografia
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Madrignani 1963 = Carlo Alberto M., Di alcune biografie umanistiche di Dante e Petrarca, in «Belfagor», xviii, pp. 29-48.
Marchesi 1842 = Raffaele M., Intorno allo storico Filippo Villani eletto segretario del Comune di Perugia, Perugia, Tip. Santucci.
Marchesini 1895 = Umberto M., Filippo Villani pubblico lettore della ‘Divina Commedia’ in Firenze, in «Archivio storico italiano», s. v, xvi, pp. 273-79.
Massèra 1903 = Aldo Francesco M., Le piú antiche biografie del Boccaccio, in «Zeitschrift für Romanische Philologie», xxvii, pp. 298-338.
Mattesini 1960 = Francesco M., La biblioteca francescana di S. Croce e Fra Tedaldo Della Casa, in «Studi francescani», lvii, pp. 254-316.
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Sacchetti 1990 = Franco S., Il libro delle Rime, a cura di Franca Brambilla Ageno, Firenze, Olschki.
Salutati 1891-1911 = Coluccio S., Epistolario, a cura di Francesco Novati, Roma, Forzani e C., 4 voll.
Salutati 2008 = Coluccio Salutati e l’invenzione dell’Umanesimo. [Catalogo della Mostra], Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, 2 novembre 2008-30 giugno 2009, a cura di Teresa De Robertis, Giuliano Tanturli, Stefano Zamponi, Firenze, Mandragora.
Seriacopi 2001 = Massimo S., Due chiose inedite di Filippo Villani alla ‘Commedía’, in «L’Alighieri», n.s., xlii, pp. 115-17.
Spagnesi 1979 = Enrico S., Utiliter edoceri. Atti inediti degli ufficiali dello studio fiorentino (1391-96), Milano, Giuffrè.
Tanturli 1973 = Giuliano T., Il ‘De’ viri inlustri di Firenze’ e il ‘De origine civitatis Florentie et eiusdem famosis civibus’ di Filippo Villani, in «Studi medievali», s. iii, xiv, pp. 833-81.
Tanturli 1992-1993 = Id., Il Petrarca e Firenze: due definizioni della poesia, in «Quaderni petrarcheschi», ix-x, pp. 141-63.
Tanturli 2008a = Id., Coluccio Salutati e i letterati del suo tempo, in Salutati 2008, pp. 41-47.
Tanturli 2008b = Id., [Scheda sul ms. Firenze, BML, Plut. 26 sin 1] in Salutati 2008, pp. 75-78.
Tanzini 2000 = Lorenzo T., Le due redazioni del ‘Liber de origine civitatis Florentie et de eiusdem famosis civibus’. Osservazioni sulla recente edizione, in «Archivio Storico Italiano», clviii, 1 pp. 141-59.
Ullman 1955 = Berthold Louis U., Filippo Villani’s Copy of his History of Florence, in Studies in the Italian Renaissance, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, pp. 241-47.
Villani 1989 = Filippo V., Expositio seu comentum super ‘Comedia’ Dantis Allegherii, a cura di Saverio Bellomo, Firenze, Le Lettere.
Villani 1997 = Philippi Villani De origine civitatis Florentie et de eiusdem famosis civibus, edidit Giuliano Tanturli, Padova, Editrice Antenore.
Nota paleografica
La scrittura di F.V. è documentata da autografi datati o databili dall’ultimo quarto del XIV sec. La libraria è testimoniata da BML, Ashb. 839 e da BML, Plut. 26 sin. 1, entrambi manufatti di fine Trecento. Si presenta come una textualis semplificata, di modulo grande, dal tracciato piuttosto omogeneo, con poche grazie (per esempio h, i ed l possono presentare filetti agli apici, e a fine parola o a fine rigo prolunga il tratto superiore in orizzontale). D è di tipo onciale, con il tratto verticale che si ripiega verso sinistra; h raramente scende sotto al rigo, g è aperta, r si ferma al rigo di scrittura, è dritta o per lo più rotonda (tracciata come un 2): dopo linea curva (b, d, g, p), dopo altre lettere (a, e, f, i, t), a inizio di parola. S è lunga e talora lega con la lettera successiva, z è a forma di 3 (rarissima ç cedigliata, che figura occasionalmente anche per c dolce). A inizio di parola v è solitamente acuta. Sul Plut. 26 sin. 1 V. introduce la novità delle iniziali di terzina, esterne al testo, raddoppiate in rosso. Le iniziali di cantica sono filigranate e bipartite in rosso e azzurro. I versi danteschi copiati sull’Ashb. 839 sono chiusi quasi sempre da un puntino. Su i figura spesso il segno diacritico (trattino obliquo verso sinistra), non solo in presenza di lettere che possono generare fraintendimenti (come m, n, u). Sulla terza persona sing. del verbo essere e dei perfetti è segnato l’accento (raramente per altre parole: là, città, ecc.). Si notano varie grafie latineggianti: la conservazione dei prefissi ab, ad, ex, ob, sub; la presenza dei nessi cti, ps, pt, ti; le forme non assimilate (ad noi, adpresta, adviso). Le stesse caratteristiche, solo con un andamento più corsiveggiante, sono presenti anche nella semitestuale di BML, Ashb. 942.
La scrittura documentaria è testimoniata da lettere e atti datati 1375-1378. È uniforme, non presenta sbalzi di modulo, reca anch’essa le iniziali di paragrafo esterne al testo, le rare correzioni sono eseguite con un tratto orizzontale. È una scrittura posata, con pochi svolazzi (per es. m finale), f, s non raddoppiano e scendono sotto il rigo, come h (che talora prolunga verso destra l’ultimo tratto), e finale lega con l’iniziale successiva e se a fine riga si allunga a coprire lo spazio bianco. D è a due pance, chiusa, r è in due tratti e non scende sotto al rigo. I finale può scendere sotto al rigo, mentre quando è iniziale presenta le due estremità che scendono ripiegate verso l’esterno. Acute a inizio parola u e v (quest’ultima talora anche in corpo di parola). A maiuscola è priva di traversa, s iniziale con le due estremità che si richiudono, formando così un cerchio; caratteristico il segno tachigrafico, raramente usato per la congiunzione (altrimenti scrive sia et che e): un ricciolo che poi scende diagonalmente verso destra, prima che la linea verticale scenda a sua volta in diagonale verso sinistra. Rispetto alla scrittura testuale, ove per altro è raro, il trattino d’abbreviazione è più lungo e arcuato. Le annotazioni su BML, Ashb. 942 e sul registro di Perugia sono introdotte da un segno di paragrafo tondeggiante. Anche i testi documentari presentano tratti ortografici latineggianti («non obstante», «adversari», «advocato»).
Censimento
- Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane, I 136
- Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Ashb. 839
- Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Ashb. 942
- Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. 26 sin. 1
- Perugia, Archivio di Stato, Offici, 2
- Sevilla, Biblioteca Capitular y Colombina, 7 5 27
Fonte: Le Origini e il Trecento - Tomo I (2013)
Data ultima modifica: 22 dicembre 2025 | Cita questa scheda