Alberico da Rosciate

Bergamo sec. XIII ex.–1360

Presentazione

Il giurista Alberico da Rosciate nacque alla fine del XIII secolo; studiò a Padova, sotto la guida di Oldrado da Ponte e Riccardo Malombra, poi a Bologna. A Bergamo nel 1331 e nel 1333 collaborò alle riforme statutarie in direzione favorevole ai Visconti. Successivamente fu protagonista tra Bergamo ed Avignone di importanti missioni diplomatiche. Infatti, dopo che la sua città si era schierata con l’imperatore Ludovico il Bavaro e che papa Giovanni XXII aveva fulminato Bergamo con l’interdetto, nel 1335 Alberico si recò come ambasciatore della sua città ad Avignone da papa Benedetto XII, successore di Giovanni XXII: ottenne così una revoca, temporanea però, dell’interdetto. Ancora nel 1337-1338 fu ad Avignone per tentare di dirimere i dissidi tra sede pontificia e Visconti. Coronò con un successo un’altra missione, per incarico di Giovanni e Luchino Visconti, tra il 1340 e il 1341 presso il papa. Per lungo tempo si credette, complice un’epigrafe sepolcrale, che Alberico morisse nel 1354. Ma due suoi testamenti, del febbraio 1358 e del settembre 1360, escludono con evidenza questo dato; proprio poco dopo aver licenziato quest’ultimo atto Alberico morì. Dunque con ogni probabilità Alberico stesso compose i distici leonini destinati alla propria tomba mentre era in vita, nel 1354 appunto (Cremaschi 1956; Billanovich 1960; Prosdocimi 1960).

Benché si dedicasse all’attività pratica dell’avvocatura più che all’insegnamento, di lui restano alcuni ampi commenti al Digesto e al Codice giustinianeo; di grande importanza il suo Opus statutorum, composto allo scopo di ordinare l’ampia materia della legislazione statutaria. Ma l’opera giuridica più interessante è il Dictionarium iuris, un lessico, disposto in ordine alfabetico, del diritto sia civile sia canonico (Savigny 1857: 625-29; Schulte 1877: 245-46; Prosdocimi 1956; Storti Storchi 1979; 1984; 1985: 26-29). Nelle sue opere giuridiche Alberico frequentemente ricorre all’autorità di Dante e manifesta di conoscere non solo la Commedia ma anche la Monarchia (Nardi 1947; Cheneval 1995: 104-7). Concepiti al servizio della produzione giuridica sono pure due brevissimi trattatelli, il De accentibus e il De orthographia.

Alberico da Rosciate compose nel quarto decennio del secolo XIV un commento all’intera Commedia, che gli diede fama anche al di fuori degli studi giuridici (Rocca 1891: 163-66; Fiammazzo 1895; Petoletti 1995; 1998; 2001; Bellomo 2004: 53-60; Petoletti 2011). Questo lavoro nel progetto originario è una libera traduzione dell’esegesi di Iacomo della Lana. Ma Alberico, come già avvertirono alcuni eruditi del passato, non fu semplice traduttore del commento laneo: è infatti possibile individuare due redazioni del suo lavoro sulla Commedia; in una prima fase egli si limitò a volgere in latino le parole del Lana ora in modo pedissequo ora riassumendo la spiegazione. I suoi interventi autonomi, a prescindere dagli adattamenti più formali che sostanziali rispetto al testo del Lana, si limitarono praticamente ad alcune citazioni dalle opere giuridiche a lui familiari; ma già in questa prima versione egli arricchì l’esegesi dantesca per l’Inferno con riprese dal commento latino di Graziolo Bambaglioli, per il Purgatorio con citazioni dall’Anonimo Latino. In un secondo momento decise di ritornare sul proprio lavoro, per migliorarlo dal punto di vista lessicale e sintattico, e arricchirlo di nuovi particolari, che il giurista poteva ricavare dalle sue personali letture. Soprattutto lo scopo di questa seconda fase redazionale è, almeno per il commento all’Inferno, e, in maniera però meno evidente, al Paradiso, quello di corredare tutte le terzine del sacro poema di una spiegazione, a volte decisamente letterale; così si può leggere una parafrasi costante, a volte pedissequa traduzione, del testo dantesco.

Nel testamento del 6 giugno 1345 Alberico da Rosciate allegò l’elenco dei libri da lui posseduti (Bergamo, Archivio di Stato, Notarile, Gerardo Sojario fu Guglielmo, 9 [1343-1347], 6 giugno 1345: nel volume delle imbreviature del notaio relativo al periodo 1344 fino al 16 gennaio 1346, alle pp. 312-17). Dispose che i suoi volumi, di cui rilevò il non eccessivo valore, ma l’utilità e in alcuni casi la rarità, alla sua morte rimanessero in comune possesso dei suoi figli per la loro istruzione: «Item vetuit alienari libros suos infrascriptos, quia, licet non sint multum preciosi, sunt tamen utiles et multi ex eis singulares et qui non communiter habentur; et ideo voluit in communi remanere ipsorum filiorum et posterum suorum ut eis uti et in eis legere possint ad eorum instructionem» (Cremaschi 1956: 97). Nella sua biblioteca, piuttosto ricca, predominano i testi di diritto o comunque correlati all’attività giuridica (Cremaschi 1956: 40-59 e 93-102; Billanovich 1960: 254; Billanovich 1984: 26-27; Ricabim 2011: 5 num. 11). Una sezione è destinata ai cosiddetti «libri extraordinarii», quelli cioè considerati estranei al canone consueto per un giurista; nessuna rarità emerge tra i classici: Virgilio, Stazio, Boezio, Macrobio e soprattutto Seneca, tragedie comprese, sono per l’epoca autori normali e comuni. Nel testamento del 1345 sono elencate due opere di autori bergamaschi contemporanei al giurista che giova ricordare: l’Inventarium universi orbis di Bartolomeo da Osa, un’enciclopedia scritta dal segretario del cardinale Guglielmo Longhi, che per noi è perduta, e il commento ai Disticha Catonis di frate Gisalberto da Bergamo, che dedicò la sua fatica allo stesso Alberico. Entrambi i testi sono citati nella spiegazione a Dante (Petoletti 1995: 215-16; Petoletti 1998: 71-74). Mancano invece, secondo un costume normale nel secolo XIV per i testamenti di giuristi, volumi in volgare, in primis la Commedia dantesca, che sicuramente Alberico dovette possedere (Billanovich 1960: 254-55). Nessuno dei numerosi volumi del giurista è stato finora identificato (una nuova edizione dell’inventario, dopo quella pur meritoria del Cremaschi, sarebbe auspicabile). Sporadiche menzioni di libri, ma non la lista completa, sono presenti negli altri suoi testamenti (8 giugno 1347; 26 marzo 1350; 28 febbraio 1358, su cui Cremaschi 1956: 66-93; Ricabim 2011: 6 num. 12-13). Una notevole opportunità di riconoscere i libri del giurista bergamasco, in assenza di altri elementi esterni, come note di possesso, è offerta dai sicuri autografi. Oltre all’abbozzo del suo ultimo testamento, redatto poco prima della morte (Bergamo, Archivio di Stato, Notarile, Gerardo Sojario fu Guglielmo, 13 [1359-1360], 8 settembre 1360), resta la splendida e complessa testimonianza del ms. Bergamo, Biblioteca Civica «Angelo Mai», MAB 57, ove sono state raccolte molte carte sparse relative alle missioni diplomatiche viscontee di Alberico ad Avignone nel 1337-1338 e 1340-1341 (significativo il titolo complessivo, non autografo, a c. 27v, che giova riferire: «Scripture facte per venerabilem et egregium virum dominum Albericum de Roxiate, quando missus fuit per magnificum dominum Azonem Vicecomitem ad dominum papam pro ambaxatore cum aliis venerabilibus ambaxatoribus illuc missis pro impetratione reconciliationis prefati magnifici domini Azonis et aliorum Vicecomitum et terrarum suarum cum Ecclesia a qua delirasse dicebantur ob favorem prebitum a Bavaro qui papam deposuit et alium papam Petrum de Corbario constituit»). Questo importante testimone dell’attività diplomatica di Alberico e degli usi del tempo, pur essendo stato variamente citato soprattutto dagli storici del diritto, meriterebbe una completa e attenta descrizione interna, con edizione delle sezioni non ancora pubblicate (Capasso 1908): la corsiva utilizzata da Alberico nelle parti autografe, di non agevole lettura e fortemente abbreviata, costituisce un ostacolo, ma la messe di informazioni che si potrebbero ricavare da un più serrato studio di questo piccolo monumento delle relazioni tra i Visconti e il papato nel secondo quarto del Trecento, compenserebbe ampiamente la fatica (vd., per il momento, Guerini 1970-1971: 89-187). Qui per altro a c. vi (= 8) si legge un discorso tenuto dallo stesso Alberico in presenza del papa. Secondo la testimonianza di Agostino Salvioni un altro esemplare, attualmente irreperibile, di questa sorta di diario d’ambasceria si conservava «pure negli archivj del Pio Luogo della Misericordia» di Bergamo (Salvioni 1842: 30 n. 1).



Bibliografia
Bellomo 2004 = Saverio B., Dizionario dei commentatori danteschi. L’esegesi della ‘Commedia’ da Iacopo Alighieri a Nidobeato, Firenze, Olschki.
Billanovich 1960 = Giuseppe B., Epitafio, libri e amici di Alberico da Rosciate, in «Italia medioevale e umanistica», iii, pp. 251-61.
Billanovich 1984 = Id., Cultura bergamasca nel Trecento, in Statuti rurali e statuti di valle. La provincia di Bergamo nei secc. XIII-XVIII. Atti del Convegno di Bergamo, 5 marzo 1983, a cura di Mariarosa Cortesi, Bergamo, Provincia di Bergamo, pp. 21-41.
Capasso 1908 = Carlo C., La signoria viscontea e la lotta politico-religiosa con il papato nella prima metà del secolo XIV, in «Bollettino della società pavese di storia patria», viii, pp. 265-317 e 408-54.
Cheneval 1995 = François C., Die Rezeption der ‘Monarchia’ Dantes bis zur Editio Princeps im Jahre 1559. Metamorphosen eines philosophischen Werkes. Mit einer kritischen Edition von Guido Vernanis ‘Tractatus de potestate summi pontificis’, München, Fink.
Cremaschi 1956 = Giovanni C., Contributo alla biografia di Alberico da Rosciate, in «Bergomum», l, pp. 2-102.
Fiammazzo 1895 = Antonio F., Il commento dantesco di Alberico da Rosciate con proemio e fine di quello del Bambaglioli, Bergamo, Ist. Italiano d’Arti Grafiche.
Guerini 1970-1971 = Roberto G., Alberico da Rosciate e la cultura del ’300 a Bergamo, Tesi di laurea, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, rel. Giuseppe Billanovich.
Nardi 1947 = Bruno N., Note alla ‘Monarchia’. I. La ‘Monarchia’ e Alberico da Rosciate, in «Studi danteschi», xxvi, pp. 97-107.
Petoletti 1995 = Marco P., «Ad utilitatem volentium studere in ipsa Comedia»: il commento dantesco di Alberico da Rosciate, in «Italia medioevale e umanistica», xxxviii, pp. 141-216.
Petoletti 1998 = Id., Alberico da Rosciate lettore della Commedia, in Maestri e traduttori bergamaschi fra Medioevo e Rinascimento, a cura di Claudia Villa e Francesco Lo Monaco, Bergamo, Civica Biblioteca «Angelo Mai», pp. 51-71.
Petoletti 2001 = Id., Tra le carte dell’Ambrosiana: Vincenzio Borghini, Pietro Mazzucchelli e gli antichi commenti a Dante, in «Rendiconti dell’Ist. Lombardo di Scienze e Lettere. Classe di Lettere e Scienze Morali e Storiche», cxxxvi, pp. 163-78.
Petoletti 2011 = Id., Alberico da Rosciate, in Censimento Commenti 2011, I pp. 10-18.
Prosdocimi 1956 = Luigi P., Alberico da Rosciate e la giurisprudenza italiana del sec. XIV, in «Rivista di storia del diritto italiano», xxix, pp. 67-74.
Prosdocimi 1960 = Id., Alberico da Rosciate, in DBI, vol. i pp. 656-57.
Ricabim 2011 = Ricabim. Repertorio di inventari e cataloghi di biblioteche medievali, vol. ii to. 1. Italia. Lombardia, a cura di Giovanni Fiesoli, Firenze, Sismel-Edizioni del Galluzzo.
Rocca 1891 = Luigi R., Di alcuni commenti della ‘Divina Commedia’ composti nei primi vent’anni dopo la morte di Dante, Firenze, Sansoni.
Salvioni 1842 = Agostino S., Intorno ad Alberico da Rosciate ed alle sue opere, con alcune notizie relative a Dante, Bergamo, Crescini.
Savigny 1857 = Friedrich Carl von S., Storia del diritto romano nel Medioevo, Torino, Gianini e Fiore, vol. ii.
Schulte 1877 = Johann Friedrich von S., Die Geschichte der Quellen und Literatur des canonischen Rechts, Stuttgart, Enke, vol. ii.
Storti Storchi 1979 = Claudia S. S., Prassi, dottrina ed esperienza legislativa nell’‘Opus statutorum’ di Alberico da Rosciate, in Confluence des droits savants et des pratiques juridiques. Actes du Colloque de Montpellier, 12-14 décembre 1977, Milano, Giuffrè, pp. 435-89.
Storti Storchi 1984 = Ead., Statuti Viscontei a Bergamo, in Statuti rurali e statuti di valle. La provincia di Bergamo nei secc. XIII- XVIII. Atti del Convegno di Bergamo, 5 marzo 1983, a cura di Mariarosa Cortesi, Bergamo, Provincia di Bergamo, pp. 51-92.
Storti Storchi 1985 = Ead., Aspetti della condizione giuridica dello straniero negli statuti lombardi dei secoli XIV-XV, in «Archivio Storico Lombardo», s. xi, cxi, pp. 9-66.

Nota paleografica

La scrittura di A da R. è una gotica corsiva dal tratto nervoso, leggermente inclinata a destra, che ricorda quella reperibile sui margini di molti codici giuridici trecenteschi per la stesura delle additiones. Non si notano sostanziali mutamenti nel ductus tra le carte autografe che consegnano gli appunti delle ambascerie avignonesi in occasione delle missioni diplomatiche tra 1337 e 1341 e l’abbozzo di testamento, conservato tra gli atti del notaio Gerardo Sojario, che rogò e scrisse le disposizioni di ultima volontà di A., benché questa testimonianza estrema della scrittura del giurista bergamasco sia stata vergata in limine vitae: in quest’ultimo caso si nota un certo affaticamento nei tratti. In entrambe le prove autografe di A. è da notare una tendenza alla rapidità della scrittura che si esplica nell’uso abbondante di abbreviature, specie per troncamento. Si rileva, tra le caratteristiche peculiari nel ductus delle singole lettere, l’uso della d di tipo onciale accanto alla d “cancelleresca”, la presenza della r rotonda anche non di seguito a curve, il raddoppiamento delle maiuscole (limitatamente agli appunti diplomatici). Per il resto la sua corsiva non offre altre caratteristiche di rilievo. A., che a servizio dell’attività giuridica compose un De orthographia, presenta un’ortografia piuttosto buona, appena segnata da qualche raddoppiamento e scempiamento abusivo delle consonanti secondo una tendenza normale negli scriventi di area settentrionale.

Censimento

  1. Bergamo, Archivio di Stato, Notarile, Gerardo Sojario fu Guglielmo, 13 (1359-1360), 8 settembre 1360
  2. Bergamo, Biblioteca Civica «Angelo Mai», MAB 57 (psi 7 11)

Fonte: Le Origini e il Trecento - Tomo I (2013)

Data ultima modifica: 27 ottobre 2025 | Cita questa scheda