Baldinotti, Tommaso

Pistoia 1451–1511

Presentazione

Personaggio di rilievo all’interno della più ristretta cerchia laurenziana, Tommaso Baldinotti è noto soprattutto come precoce e prolifico produttore di libri manoscritti, con il primo manufatto datato, un Seneca tragico, al 1464, quando lo scriba aveva all’incirca tredici anni (Firenze, BML, Acquisti e doni 76: →16 e tav. 1). Il novero dei codici riconducibili alla mano di Tommaso si è notevolmente accresciuto nell’ultimo trentennio: su un primo elenco di 38 prodotto dalla de la Mare (1985: 539) con l’aiuto del principale specialista del Baldinotti, Armando Petrucci, cospicue aggiunte sono state operate da Teresa De Robertis (1997), che considera con maggiore attenzione il versante volgare e gli autori contemporanei al pistoiese (Naldo Naldi), pur senza redigere un vero elenco. Nello stesso anno, l’importante contributo di Badioli-Dami reimpostò la ricerca storico-biografica sul pistoiese (fino allora perlopiù a carattere municipale: Baldinotti 1702, Chiti 1898) e offrì un elenco di 45 codici attribuiti alla sua mano; un ulteriore manoscritto è stato assegnato al Baldinotti da Albanese nel 1999; la presente scheda ne annovera 59, compresi tre forteguerriani di dubbia attribuzione ma esclusi i manoscritti di carattere documentario. A fronte di tale abbondanza, può sorprendere la complessiva penuria di documenti epistolari, complice la perdita dei materiali anteriori al 1531 che erano conservati nell’archivio della pieve di S. Maria a Ripalta nel pistoiese, di cui Tommaso era rettore. Un’eccezione è costituita dalle 11 lettere che il Baldinotti vergò quale segretario di Agnolo della Stufa fra 1474 e 1479, oggi all’Archivio di Stato di Firenze (→11-15).

In questa sede, tuttavia, interessa primariamente il Baldinotti autore in proprio di testi volgari, e in particolare di un corpus lirico di ragguardevoli proporzioni, la cui riscoperta è merito soprattutto di Antonio Lanza; alla già ampia selezione che delle rime del pistoiese compare in due suoi saggi (Lanza 1976 e 1986) lo studioso ha fatto seguire l’edizione antologica delle Rime volgari (Baldinotti 1992), preceduta da un altro articolo preparatorio (Lanza 1982). Da tali studi emerge una cultura poetica, se non sempre originale, certo vasta e diversificata, ma soprattutto una vivace tendenza alla strutturazione delle liriche in macrotesti di notevole complessità, come rivelano alcune edizioni curate da collaboratori e allievi dello stesso Lanza: è il caso del Petretum, composto in sette libri di ben 464 testi in totale (414 sonetti, 28 sestine, 11 ternari, 6 ballate, 4 madrigali e un quaternario: edito da Esposito 2000 sulla base dell’autografo pistoiese, →50) o del Liber Pamphilianus, una raccolta di 257 rime volgari di linguaggio aulico e stampo cortese, edita da Moxedano Lanza nel 2001. La produzione poetica del Baldinotti, avviata in giovanissima età, copre quasi l’intera esistenza dell’autore, se si tiene presente che il sonetto Pisa è tornata sottoil buon Marzocco (Pistoia, Biblioteca Forteguerriana, A 61, c. 175r) si riferisce alla riconquista fiorentina di Pisa, avvenuta nel 1509, solo due anni prima della morte dello scrittore.

Alla letteratura volgare, autentica costante della sua opera, il Baldinotti si dedica più assiduamente dopo l’allontanamento da Firenze, conseguente al coinvolgimento di suoi familiari in una congiura antilaurenziana: alla luce di un riesame dell’evidenza documentaria, tuttavia, perde consistenza il presunto complotto del padre Baldinotto (1485), in favore di una congiura ordita dal cugino Piero, poi giustiziato, nel 1478 (vd. Badioli-Dami 1997: 63-78). Le prime prove del Baldinotti poeta volgare sono contenute nel Pal. 236 della BNCF →32 e cfr. Badioli-Dami 1997: 126), mentre una vera editio delle proprie raccolte volgari, sorvegliata se non interamente eseguita dall’autore, è intrapresa nei Forteguerriani A 58, A 59, A 60, A 61: tuttavia, salvo il secondo della serie, di certa attribuzione alla mano di Tommaso (→50), sull’autografia degli altri tre permangono i dubbi espressi di recente da Stefano Zamponi (in Manoscritti 1998: 94-95), né desterebbe particolare stupore la partecipazione a simili operazioni di uno scriba esperto come il fratello maggiore Antonio, o dei figli o nipoti (fino a Baldinotto, 1488-1564, la cui firma di possesso si ritrova in gran parte dei codici della biblioteca di famiglia; simili collaborazioni familiari sono annoverate tra i fenomeni tipici dell’epoca dalla de la Mare 1985: 446).

Anche sul piano filologico, la produzione poetica in volgare riveste un particolare interesse, in quanto il Baldinotti scriba vi assume necessariamente il ruolo di raccoglitore ed editore di testi fra loro eterogenei, secondo un disegno ispirato sì dalla committenza, ma indubbiamente espressione di una particolare cultura poetica che lo spinge a mediare fra il proprio gusto e le aspettative della cerchia di lettori ai quali il manufatto è indirizzato. Grazie alla vastità della produzione grafica superstite di Baldinotti, questo genere di attività è documentato, sul versante volgare, tanto per testi propri quanto per quelli altrui, quali la Commedia, la cui editio baldinottiana è stata studiata in tempi recentissimi (Bertelli 2011, che la ricostruisce da due frammenti oggi a Parma e Treviso: → 49 e 61) e la Raccolta aragonese, che Tommaso trascrisse almeno due volte, in modo dimesso nel Laurenziano Plut. 41 34 (→ 19) e, nella configurazione definita “primogenita” da De Robertis D. 1970, nel ms. 3 della Società Dantesca, già collezione Ginori Conti (con lo stemma dei Medici e degli Aragona, → 35; il ms. è edito in facsimile con corredo di saggi in Manoscritto n. 3 1997).

Un’importante distinzione va tracciata fra i codici di committenza, dei quali il Baldinotti curava spesso in proprio anche la decorazione, e quelli trascritti a uso personale o di parenti e amici. Nei primi, il Baldinotti si distingue non solo per l’impiego della « varietà forse più elegante (e minuta) di corsiva all’antica fiorentina, ad un livello stilistico paragonabile (fatte salve tutte le distinzioni e pur nell’assenza di ogni curiosità antiquaria) a quello del Sanvito » (De Robertis 1997: xx), ma anche per un’attentissima mise en page, che si caratterizza per una grafia ariosa e snella inserita in uno specchio di scrittura che lascia ampi margini. Ma esistono altri manoscritti, cartacei, allestiti per uso personale e familiare, in cui il ductus di Tommaso appare spigoloso e il tratteggio ibridato con forme della mercantesca: tali sono i codici da lui sottoscritti, quali il Cicerone di Cambridge datato 1471 (→ 6, tav. 3), senza che ciò comporti l’abbandono di abitudini improntate al gusto dell’antico, come i richiami di fascicolo verticali o l’uso delle lettere capitali per le prime righe del testo (ad es. nel Laurenziano Redi 75: → 23). Manufatti di datazione più bassa, quali il Parmense 1336, che tramanda i sonetti giocosi di Matteo Franco e Luigi Pulci (→ 48), mostrano poi un’esecuzione più ricca di legamenti e con maggiore tasso di corsività.

Se la cronologia dei manoscritti cartacei non datati rimane assai incerta (al riconoscimento delle filigrane, pur poco probante, osta la predilezione del Baldinotti per formati medio-piccoli, con la piegatura e rifilatura dei fogli che ne rende spesso impossibile, o almeno non decisiva, l’identificazione), i manufatti membranacei rinviano, per la maggior parte, alla committenza medicea (non però il solo Magnifico, ma anche Lorenzo di Pierfrancesco: cfr. Badioli-Dami 1997: 105-13). Pertanto, se alcuni manufatti “alle armi Medici” non recano i gigli di Valois secondo il privilegio concesso nel 1465 a Piero di Cosimo (Rocculi 2007), non per questo occorre pensare a una data anteriore, quanto a una committenza del ramo collaterale. Nel caso della Pharsalia laurenziana (Plut. 91 sup. 32: → 22) una datazione successiva può trovare conferma in un altro codice di Lucano oggi in Iowa, sottoscritto da Tommaso e datato gennaio 1466 (→ 36); in quest’ultimo manufatto, di assai più dimessa fattura, le varie note interlineari e marginali di parafrasi o commento potrebbero rinviare a un tirocinio sul testo compiuto per eseguire la bella copia oggi in Laurenziana.

Che il presente elenco sia destinato ad accrescersi ulteriormente, lo fa supporre fra l’altro l’ancora difficile riconoscimento della sua multiplex manus: emblematico il caso del Laurenziano Plut. 90 sup. 138 (→ 21), che De Robertis (1997: xxi) attribuisce al Baldinotti solo per il primo quaderno (contenente l’Epistola Aenee Silvii poete laureati sive Pii pape secundi | De Amoris Remedio, cc. 1r-3v). La sottoscrizione di Tommaso (« To(m)mas de Baldinoctis| peregit Romae », c. 52v) appare tuttavia al termine della seconda parte, contenente altre epistole di Pio ii in ulteriori otto fascicoli, conclusa da un sermunculus recitato da Antonio Ippoliti di Pistoia per la sua laurea nel 1469. Quest’ultimo terminus post quem è perfettamente compatibile con la collocazione del manoscritto a Roma durante il biennio in cui il Baldinotti era nel seguito del cardinale Niccolò Forteguerri, alle dipendenze di Antonio da Forlí (1470-1472: cfr. Badioli-Dami 1997: 94-97): il ductus della seconda parte del codice Laurenziano, certo atipico per Tommaso, è però assai simile a quello di un altro prodotto di quel periodo, il già citato Cicerone di Cambridge, sottoscritto dal Baldinotti e datato 1471. Evidentemente, a Roma Tommaso venne a contatto con modelli grafici e abitudini scrittorie diversi da quelli su cui si era formato a Firenze, e la sua ancor giovanissima età lo rendeva immediatamente ricettivo alle novità, specie se veicolate da ambienti di prestigio quali la Curia.

L ’elenco qui offerto, infine, conferma come buona parte della biblioteca privata di Tommaso sia approdata alla Forteguerriana di Pistoia e alla Corsiniana di Roma (Badioli-Dami 1997: 90, 165-71; De Robertis 1997: xxi e n. 9), principalmente attraverso il citato nipote Baldinotto, cui l’assegnarono le ultime volontà del pistoiese e la cui firma di possesso è visibile in molti esemplari. A sua volta, già nel 1531 Baldinotto « aveva dato disposizione affinché fosse creata con i suoi libri una biblioteca nel […] convento dei Servi », che poi non venne realizzata (Badioli-Dami 1997: 167). Del resto, l’avidità del Baldinotti lettore di testi altrui è certificata da vari passi delle sue rime, in cui cita autori anche non toscani quali Matteo Maria Boiardo e Panfilo Sasso (ivi, 169-70). Al di fuori dei principali nuclei di dispersione della biblioteca del Baldinotti, qui sommariamente ripercorsi, è facile prevedere che ulteriori ricerche possano in futuro ampliare il già cospicuo novero dei codici attribuibili alla sua mano, o dei volumi appartenenti al privato patrimonio librario dello scrittore.



Bibliografia
Albanese 1999 = Gabriella A., Un nuovo codice di Tommaso Baldinotti: Ricc. 2670, in «Interpres», xviii, pp. 244-58.
Badioli-Dami 1997 = Lorella B.-Federica D., Per una nuova biografia di Tommaso Baldinotti, in «Interpres», xvi, pp. 60-183.
Baldinotti 1702 = Fabio B., Saggio delle rime toscane di messer Tommaso Baldinotti. Estratto dai manuscritti del detto autore, Pisa, Bindi.
Baldinotti 1992 = Tommaso B., Rime volgari, a cura di Antonio Lanza, Anzio, De Rubeis.
Bertelli 2011 = Sandro B., «Fragmenta ne pereant». Recupero e restauro della ‘Commedia’ autografa di Tommaso Baldinotti, in «Versants. Rivista svizzera delle letterature romanze», 28, 2 pp. 147-88.
Chiti 1898 = Alfredo C., Tommaso Baldinotti poeta pistoiese. Notizia della vita e delle Rime, Pistoia, Niccolai.
de la Mare 1985 = Albinia Catherine de la M., New Research on Humanistic Scribes, in Miniatura fiorentina del Rinascimento, 1440-1525: un primo censimento, a cura di Annarosa Garzelli, Firenze, La Nuova Italia-Giunta Regionale Toscana, vol. i pp. 395-600.
De Robertis D. 1970 = Domenico De R., La raccolta aragonese primogenita, in Id., Editi e rari. Studi sulla tradizione letteraria italiana fra Tre e Cinquecento, Milano, Feltrinelli, pp. 50-65.
De Robertis 1997 = Teresa De R., Il copista, in Manoscritto n. 3 1997: xix-xxiv.
Esposito 2000 = Sara E., Il canzoniere ‘Petreto’ (Forteguerriano A 59) di Tommaso Baldinotti, in «Letteratura italiana antica», i, pp. 315-418.
Lanza 1976 = Antonio L., Un poeta pistoiese del tardo Quattrocento: Tommaso Baldinotti, in «Filologia e critica», i, pp. 115-37.
Lanza 1982 = Id., Un grafomane del tardo Quattrocento, in «La rassegna della letteratura italiana», lxxxvi, pp. 447-74.
Lanza 1986 = Id., Ancora per Tommaso Baldinotti, in «La rassegna della letteratura italiana», xc, pp. 71-92.
Manoscritti 1998 = I manoscritti medievali della provincia di Pistoia, a cura di Giovanna Murano, Giancarlo Savino, Stefano Zamponi, Firenze, Regione Toscana - Sismel-Edizioni del Galluzzo.
Manoscritto n. 3 1997 = Società Dantesca Italiana, Manoscritto n. 3, Firenze, Edimond.
Moxedano Lanza 2001 = Mirella M. L., Il ‘Liber Pamphilianus’ di Tommaso Baldinotti, in «Letteratura italiana antica», ii, pp. 359-414.
Rocculi 2007 = Gianfranco R., I Medici di Marignano. Origini e variazioni nell’evoluzione dello stemma, pubblicazione on line.

Nota paleografica

Tutta la lunga carriera di B., fin dal primo codice copiato nel 1464 a tredici anni (→ 17, tav. 1), è contrassegnata dall’uso di una scrittura di matrice corsiva. L ’unica eccezione, garantita da una sottoscrizione, è costituita dal De regimine principum di Oxford, del 1470 (→ 46, tav. 2), in cui B. utilizza la littera antiqua, ovvero la scrittura “al tratto”, per eccellenza destinata al libro, di lontana ispirazione poggiana e ormai strumento di una produzione seriale grazie a cui Firenze domina il mercato del libro umanistico. Visto che B. non tornerà piú a percorrere quella strada, dobbiamo ritenere che l’esperimento si compí con scarsa soddisfazione del giovane copista. E in effetti la scrittura appare irrigidita dal rigoroso “staccato” e dall’uso di una penna a punta larga, singolarmente compressa, con lettere prive di quella naturale e regolarissima eleganza che sono la cifra della mano corsiva del B., ciò che la rende cosí riconoscibile pur senza tratti particolarmente originali.

La stagione grafica nella quale si forma B. è contraddistinta, a Firenze e nei centri che da essa dipendono, da un significativo cambiamento rispetto alla prima metà del secolo, che coincide con l’affermazione della dignità anche commerciale e professionale della scrittura corsiva adeguata al canone umanistico. La corsiva “all’antica”, confinata fino alla metà del secolo entro un orizzonte tutto privato, usata per libri di studio (quasi sempre cartacei), per copie di servizio o preliminari ad edizioni definitive (quasi sempre membranacee), diventa ora strumento alternativo alla littera antiqua, specie per i libri di poesia e per i formati minori. E quasi nello stesso momento diventa scrittura di notai, entra negli uffici e nelle cancellerie, se non scalzando del tutto le corsive di impianto tradizionale (o, se si preferisce, gotico), almeno limitandone il primato. Il larghissimo e duraturo successo della corsiva “all’antica” è decretato dalla sua duttilità: dal suo essere insieme scrittura adatta alle esigenze della vita pratica e, con pochi accorgimenti ed un minimo di disciplina formale, strumento di copia piú che dignitoso, perfino in mano a un dilettante. L ’intrinseca plasticità della corsiva “all’antica” è dimostrata dal fatto che non è riscontrabile se non una differenza di grado, quasi solo di velocità di scrittura, tra gli autografi documentari di B. (la dozzina di lettere scritte per Agnolo della Stufa fra 1474 e 1478, → 11-15, le due scritte al fratello nel 1473, → 33, e quella del 1477 a Jacobo Cimetta, → 45) e le coeve realizzazioni librarie.

Diversamente dai letterati compresi in questo volume, B. fu a suo modo un copista di professione, anche se non è facile valutare la natura degli incarichi che lo portarono a collaborare con alcuni autori della cerchia medicea o a partecipare ad alcune importanti commissioni (se in amicizia o a prezzo, per obblighi mondani o di consorteria). B fu scriptor precoce e industrioso: il suo catalogo comprende una cinquantina di codici, di cui soltanto otto firmati (→ 1, 6, 17, 23, 36, 46, 52), trascritti nell’arco di mezzo secolo, dal 1464 fino quasi alla morte. Tre di questi otto mss. si collocano in una zona molto alta della biografia di B., quasi al confine dell’infanzia. Nel 1464, come si è detto, un B. tredicenne copia le tragedie di Seneca (tav. 1) corredate da scolii geometrici, come voleva la tradizione trecentesca (e come forse erano nell’antigrafo) o figurati: un lavoro diligente e pulito, che rivela una mano disciplinata e promettente. L ’anno dopo è la volta di Lucano (→ 36) e di Lattanzio (→ 52), quest’ultimo in forme molto progredite e con maggior disinvoltura rispetto al codice di Seneca. È forse a partire da questi primi lavori poco piú che scolastici che prende forma il progetto di una biblioteca personale, nella quale dovevano trovar posto almeno i tre ricordati lavori giovanili, i mss. che sono distinti dallo stemma di famiglia o dalla nota ex libris del nipote Baldinotto (→ 24, 28, 32, 43, 47, 50, 52-55, 59-60) e gli autografi della sua sterminata produzione poetica latina e volgare, fra cui i tre tardi mss. pistoiesi, qui prudenzialmente indicati come dubbi, ma a mio parere autografi baldinottiani del tutto sicuri. Fino al 1472 il B. sembra alla ricerca della propria dimensione grafica: i codici copiati fino a questa data sono il risultato di esplorazioni e di esperimenti compiuti da un giovane copista interessato o a costruirsi un repertorio variato di scritture o a trovare la scrittura e lo stile ideali. Questi tentativi comprendono, oltre la sua “naturale” ed elegante corsiva umanistica (la scrittura della sua vita) e la già ricordata (e mai piú ripresa) littera antiqua del codice di Oxford (tav. 2), una barocca e altrettanto isolata corsiva infarcita di svolazzi, cosí lontana dall’equilibrata sensibilità di B. (alle cc. 5r-52r del Laurenziano 90 sup. 138, → 21), una rapida, minuta scrittura di glossa con varianti di tradizione gotica (nei margini del Lucano di Ithaca, → 37) e una soluzione che possiamo dire di compromesso o intermedia tra corsiva e littera antiqua, attestata nel Cicerone di Cambridge (→ 6, tav. 3), scritta con penna a punta media (che non è la preferita di B.), in cui le lettere sono fondamentalmente corsive ma i tratti discendenti di f e s sono tenuti, seppur con fatica, sopra la riga di scrittura (e si presentano leggermente rastremati), cosí come è molto contenuto lo sviluppo delle aste superiori, con conseguente riduzione dello spazio tra le righe. Questa soluzione intermedia con f e s “brevi” riaffiora nella carta iniziale del ms. Parma, BPal 1336 (→ 48), del 1480-1485 ca., un codice in cui la mano di B. è peraltro attestata in gradazioni molto diverse, anche francamente corsive (e talora con varianti rare di tradizione “gotica”: d con asta inclinata, f e s appuntite, come nella scrittura notarile, g e z corsive, l’abbreviazione che col titulus che nasce dal prolungamento di h).

Ma a parte questi esperimenti del tutto comprensibili a inizio carriera e qualche successiva minima deviazione, la scrittura d’elezione del B., per cui ebbe qualche fama tra i suoi contemporanei e che gli procurò commesse di tutto rispetto, è una soltanto: l’elegante, affusolata, diritta corsiva “all’antica” qui esemplificata dal Laurenziano Plut. 54 9 databile al 1474-1475 (tav. 4), dal codice di rime del Pulci e di Matteo Franco (tav. 5) e dal Petrarca Egerton 1148, entrambi del 1480 ca. (tav. 6). Fino al chiudersi del secolo (quando B. cambierà maniera) i caratteri di questa scrittura sono: a corsiva appuntita nella parte superiore; g con le due sezioni perfettamente allineate e ben distanziate; r aperta e, se in uscita di parola, con prolungamento verso l’alto come, succede all’ultimo tratto di e in identica posizione; l praticamente ridotta al solo tratto verticale; s minuscola nettamente preferita alla variante maiuscola (fatto tutt’altro che scontato in quest’epoca), che risulta attestata quasi soltanto in fine di parola (e dunque in contesto latino); le aste superiori di b, d, l, h sempre ritoccate all’attacco con un trattino obliquo o a semiluna (oppure tracciate con un movimento della penna che crea l’accessorio iniziale); le aste inferiori sempre concluse da un piccolo bottone creato dalla pressione della penna. E si aggiungano: il notevolissimo divario tra corpi e aste; il disegno perfettamente rotondo di o e della sezione superiore di g; l’altissima qualità delle capitali, eseguite con piena consapevolezza dei rapporti di spessore tra i tratti, ma senza voler riprodurre una scrittura realmente epigrafica (si noterà tuttavia lo straordinario esercizio di calligrafia costituito dalla pagina iniziale del Forteguerriano A 59, tav. 7, tutta scritta in capitali alternate rosse e blu). Va detto però che a rendere cosí eleganti i libri del B. e la sua opera tanto ricercata, specie per allestire libri di poesia (il caso piú illustre è quello della commessa medicea per la raccolta di rime antiche per Alfonso d’Aragona, → 35) non è solo la qualità della scrittura, che riesce a non conoscere differenze tra pergamena e carta, o la regolarità della mano, che difficilmente registra cedimenti, anche in lunghe trascrizioni. Ci sono anche formati e schemi di impaginazione che hanno poca materia di confronto tra gli innumerevoli libri del Quattrocento italiano. Per i suoi libri piú eleganti B. (si veda ad es. la tav. 6) sceglie formati oblunghi (in piú di un caso larghezza e altezza stanno in un rapporto quasi di 2 a 1), con la scrittura che si dispone su schemi ancora piú allungati (le proporzioni possono arrivare in questo caso a 3 a 1), come per sottolineare e accentuare la verticalità dell’insieme (e in linea con le caratteristiche della scrittura): cosicché, aperto davanti al lettore, il libro si presenta come una superficie quasi quadrata, con il testo in due strette colonne affiancate, circondate da margini ampi. Negli ultimi dieci anni di vita (ad es. → 16 e 30 con i tre mss. Forteguerriani) il modo di scrivere di B. cambia, e non di poco (tav. 8): la penna ha una punta un po’ piú larga, che produce un certo effetto di chiaroscuro; il tracciato si fa piú inclinato; le linee di scrittura si avvicinano senza che diminuisca il divario tra corpi e aste (ciò che determina un notevole affollamento dello spazio interlineare, con tratti discendenti che si intrecciano con le aste del rigo sottostante e coi segni abbreviativi); il tratto finale di z si prolunga sotto il rigo e include, come succede anche per c, la lettera successiva (tav. 8 rr. 1 e 22); f e s assumono un andamento molto piú sinuoso; le legature ct e st (ivi r. 10) si fanno piú larghe e assumono un caratteristico andamento acuto (la lezione è quella del Sanvito, di cui B. deve aver visto qualcosa, come sembra dire il Laurenziano Redi 75, → 23); i ritocchi alla testa o al piede delle aste superiori e inferiori diventano molto piú enfatici. Si riconosceranno in tutto ciò le caratteristiche della cancelleresca italica, che B. non fece in tempo a vedere trasferita nei caratteri di stampa o ricondotta a principi razionali nei trattati di scrittura.

Censimento

  1. Austin, University of Texas, Harry Ransom Humanities Center, Phillipps 12636
  2. Baltimore, Walters Art Gallery, W 364
  3. Berlin, Staatsbibliothek, Lat. fol. 374
  4. Bologna, Biblioteca Universitaria, 629
  5. Bologna, Biblioteca Universitaria, 877
  6. Cambridge, Fitzwilliam Museum, McClean 157
  7. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 15
  8. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 3912
  9. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Chig. M IV 79
  10. Dublin, Chester Beatty Collection, W 124
  11. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 30, num. 896 e 907
  12. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 32, num. 412
  13. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 33, num. 128, 274, 590, 597, 804, 842
  14. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 34, num. 492
  15. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 48, num. 3
  16. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Acquisti e doni, 35
  17. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Acquisti e doni, 76
  18. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. 34 52
  19. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. 41 34
  20. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. 54 9
  21. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. 90 sup. 138
  22. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. 91 sup. 32
  23. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Redi 75
  24. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Strozzi 94
  25. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magl. VII 25
  26. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magl. VII 1095
  27. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magl. VII 1135
  28. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magl. VII 1148
  29. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magl. XXIV 163
  30. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magl. XXXV 202
  31. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Nuove Accessioni 1470 (Codice Dolci)
  32. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Pal. 236
  33. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Rossi Cassigoli, V 6 num. 33 e 45
  34. Firenze, Biblioteca Riccardiana, 2670
  35. Firenze, Società Dantesca Italiana, 3 (olim Ginori Conti)
  36. Iowa, University Library, 6
  37. Ithaca (NY), Cornell University Library, Rare B F 44
  38. Leiden, Bibliotheek Der Rijksuniversiteit, BPL 160 A
  39. London, The British Library, Add. 6056
  40. London, The British Library, Egerton 1148
  41. London, The British Library, Lansdowne 842
  42. Milano, Biblioteca Ambrosiana, A 271 inf.
  43. Napoli, Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria, XXIV D 19
  44. New Haven, Beinecke Library, Marston 129
  45. Oxford, Bodleian Library, Canon. It. 19, num. 39
  46. Oxford, Bodleian Library, Canon. Pal. Lat. 129
  47. Paris, Bibliothèque nationale de France, Lat. 7820
  48. Parma, Biblioteca Palatina, 1336
  49. Parma, Biblioteca Palatina, 1438
  50. Pistoia, Biblioteca Forteguerriana, A 58
  51. Pistoia, Biblioteca Forteguerriana, A 59
  52. Pistoia, Biblioteca Forteguerriana, A 60
  53. Pistoia, Biblioteca Forteguerriana, A 61
  54. Princeton, University Library, 129
  55. Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, 41 G 20 (7)
  56. Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, 43 A 6 (1306)
  57. Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, 43 E 22 (579)
  58. Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, 43 E 34 (578)
  59. Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, 44 B 27 (1858)
  60. Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, 44 E 28 (613)
  61. Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, 45 C 17 (582)
  62. Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, 45 C 18 (583)
  63. Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, 45 E 4 (604)
  64. Toledo, Archivo y Biblioteca Capitulares, 102 20
  65. Treviso, Biblioteca Comunale, 1576

Fonte: Il Quattrocento - Tomo I (2013)

Data ultima modifica: 15 gennaio 2026 | Cita questa scheda