Becchi, Gentile

Urbino 1430–Arezzo 1497

Presentazione

A fronte di una compagine di testi, sia in prosa che in poesia, per nulla disprezzabile, scarsa è stata l’attenzione che la critica ha riservato a Gentile Becchi. La maggior parte della sua produzione, come chiarisce proprio uno sguardo al regesto degli autografi, attende ancora uno studio organico e complessivo che possa mettere nella giusta luce il ruolo, tutt’altro che secondario, rivestito dal vescovo d’Arezzo nel panorama politico-letterario del secondo Quattrocento. In qualità di precettore di Lorenzo e Giuliano de’ Medici, Gentile entrò a far parte dell’entourage di via Larga fin dal 1454 (Marcelli 2012a: 55, 67-68 e bibliografia ivi citata) per restarvi, di fatto senza soluzione di continuità, sino al fatidico 1494, anno in cui i Medici furono cacciati da Firenze e Becchi si ritirò nella diocesi aretina dove spese gli ultimi anni della sua vita (Grayson 1965; Fubini 1996; Marcelli 2012a: 67-93). La maggior parte della sua produzione letteraria ed epistolare è legata in modo evidente alla politica e al mecenatismo medicei, ad eccezione della principale raccolta poetica latina, il Libellus, che contiene settanta carmina dedicati al cardinale Jacopo Ammannati Piccolomini (Grayson 1973; Marcelli 2012a: 67-199), di cui però non ci sono pervenuti autografi (nella sua interezza esso è tràdito da un unico ms.: Oxford, Bodleian Library, Lat. Misc. e 81: cfr. Grayson 1973: 287-88; Marcelli 2012a: 16-18, 25-27).

Restando nell’àmbito poetico ma venendo alle testimonianze autografe, un corpus di 26 epigrammi ci è tramandato in testimonianza unica dal ms. Firenze, BNCF, Magl. VII 1025 (→ 51, tavv. 7-8). Sebbene la scarsa – a tratti nulla – diffusione in termini di copie manoscritte sia una costante della produzione di Becchi, nel caso di questi epigrammi il motivo è senza dubbio da attribuire alla natura della compagine che, nata in prima battuta come trascrizione in pulito con numerazione in sequenza dei componimenti allo scopo di formare un corpus poetico organico dal punto di vista metrico (si tratta di soli distici elegiaci) e collocabile all’incirca in un arco temporale che va dalla metà degli anni Cinquanta al 1464, ben presto essa conobbe un progressivo scadimento, per cui si trasformò in un fascicolo di lavoro, come si può evincere dalla situazione testuale giunta fino a noi, che a tratti si presenta talmente magmatica da rendere estremamente arduo il compito dell’editore, soprattutto laddove si debba individuare la volontà ultima dell’autore. Infatti, accanto a normali correzioni inter scribendum o frutto di successivi ripensamenti, e all’eliminazione di interi versi, sono frequenti i casi in cui Becchi ha lasciato aperta la scelta tra due varianti alternative che, quindi, coesistono. Inoltre, due degli epigrammi sono stati prima trascritti all’interno della sequenza dei ventisei complessivi, ai num. 9 e 24, e successivamente sono stati cassati dallo stesso Becchi. Infine, un ulteriore indizio del fatto che questa raccoltina a un certo punto fu abbandonata come progetto poetico, e finì per diventare una sorta di serbatoio a cui Gentile attinse materiali da destinare altrove, è costituito dall’inserimento dell’epigramma 23 al num. 11 del Libellus – non senza essere stato prima sottoposto a una radicale riscrittura – e dell’epigramma 10 al num. 25 (Marcelli 2012a: 35-37, 55-56).

Della produzione poetica latina di Becchi fanno parte anche nove carmina varia (1-3: epistole metriche a Nicodemo Tranchedini; 4: De laudibus Cosmi; 5: Gratiae pro anno aureo; 6: Ad Magnificum Cosmam; 7: In Sistum pontificem; 8: In casu 1478 die 26 aprilis in votis Laurentii de Medicis psalmus; 9: epitaffio per Antonio Squarcialupi), ovvero tutte le poesie ad oggi note, non confluite in raccolte organiche, bensì tràdite in forma estravagante e, prevalentemente, a testimonianza unica (Marcelli 2012a: 40-54, 200- 48). Di queste, solamente le num. 4, 5 e 6 sono veicolate anche dai codici autografi (ms. Basel, Ub, F IX 2: → 1, tav. 1, e Firenze, BNCF, Magl. VII 1039, → 52). Questi tre componimenti furono ospitati nella celebre antologia delle Collectiones Cosmianae, allestita da Bartolomeo Scala in onore del pater patriaefiorentino (ms. Firenze, BML, Plut. 54 10: vd. Rao 1992; Teca digitale: ad signaturam; Caglioti 2000: adindicem; Marcelli 2012a: 8-9, 212-35 e, infine, in questo stesso vol., la scheda Bartolomeo Scala, pp. 381-91, → 8) e, a testimonianza del rilievo culturale conferito alla produzione poetica di Becchi all’interno di tale raccolta, non si dovrà dimenticare che i carmina 4 e 5 occupano rispettivamente il primo e il secondo posto nella sezione poetica del codice, trascritti subito dopo un breve carme inaugurale dello Scala (Ad poetas ut canant Cosmum).

Accanto alle Collectiones Cosmianae si colloca la realizzazione di un altro progetto, una sorta di pendantdocumentario della raccolta letteraria laurenziana, ovvero il Libro paonazzo (Firenze, ASFi, Mediceo avanti il Principato 163: → 46, tav. 4) datato 1° gennaio 1465 (s.f. 1464), un volume cartaceo con legatura in piena pelle originale e contenente dettagliati resoconti delle donazioni fatte in suffragio dell’anima di Cosimo de’ Medici a chiese, monasteri, conventi e ordini religiosi fiorentini e toscani, oltre all’elenco delle somme devolute in beneficenza a varie istituzioni. Seguono, suddivise in due sezioni, le copie delle lettere ricevute dal figlio Piero rispettivamente dal papa e dai cardinali, e dai più importanti rappresentanti del potere politico europeo, nonché da ambasciatori, funzionari e privati cittadini, a vario titolo legati alla casa Medici (cc. 14r-41v). Il libro si conclude con l’inventario dei beni preziosi, libri compresi, fatto stilare da Piero dopo la morte del padre. Ma l’aspetto più importante relativo a questo registro mediceo è che l’allestimento fu demandato interamente al Becchi, che vi figura come unico copista. Sebbene il libro rivestisse una notevole importanza per Piero (« questo dicono la rilegatura in cuoio nero stampato, il fermaglio di chiusura con imprese medicee […], la grafia umanistica ricercata, priva di incertezze, e quindi ricopiata da altri testi o scritture preparatorie »: Ciappelli 2003: 160), tuttavia non si può fare a meno di rilevare che la posizione del Becchi, pur di primo piano tra i letterati medicei – come dimostra la presenza dei suoi carmina nelle Collectiones Cosmianae –, fosse innegabilmente in subordine rispetto a quella dello Scala, responsabile di un progetto di ben altro respiro culturale.

All’attività letteraria “militante” sono legati il salmo Misericordias domini in aeternum cantabo (l’viii dei Carmina varia: Marcelli 2012a: 241-46) e la Florentina synodus, entrambi scritti nei drammatici mesi che seguirono la congiura dei Pazzi (26 aprile 1478). Mentre del primo si conosce un unico codice non autografo (Firenze, BNCF, II VIII 28: vd. Tavernati 1985: 267, 271; Bertolini 1988: 480-97; Marcelli 2012a: 11), della seconda esistono tre manoscritti, di cui due si devono alla mano dell’autore (Firenze, ASFi, Miscellanea Repubblicana, VII 234: → 47, e vd. tavv. 5-6; Firenze, ASFi, Carte Strozziane, Appendice 3: → 3), e un’edizione a stampa, uscita dalla tipografia di Niccolò di Lorenzo della Magna molto probabilmente nella tarda estate del 1478 (ISTC if00207300), di cui resta un solo esemplare conservato presso la Biblioteca Estense di Modena. Dopo secoli in cui la Florentina synodus è rimasta pressoché ignorata dagli studiosi, adesso è leggibile in edizione critica con traduzione e commento (Poliziano-Becchi 2012).

La sezione più numerosa degli autografi di Gentile è costituita dalle epistole, tramandate da due principali collettori, l’Archivio Mediceo avanti il Principato (Zaccaria 2003) e le Carte Michelozzi confluite nel fondo Ginori-Conti della Nazionale fiorentina (Martelli 1965: 14 e n. 45; Arrighi-Klein 1996; Teca BNCF: ad vocem). L’impressionante mole di circa 450 lettere copre l’arco cronologico compreso tra il 1454 e il 1494, durante il quale Becchi svolse per la famiglia Medici – soprattutto per Lorenzo e per il figlio primogenito di lui, Piero – gli incarichi più diversi e delicati, da quello di precettore, di segretario personale ed emissario politico, mediatore di controversie economico-amministrative dopo la sua nomina a vescovo di Arezzo, a quello, infine, di ambasciatore presso il re di Francia. Salvo un piccolo manipolo di lettere in latino – sei fra le autografe, più una d’altra mano compresa nell’epistolario di Girolamo Aliotti (Arezzo, BCiv, 400, c. 304v, cfr. Aliotti 1769: ii 402-3) – le restanti sono in volgare, e le loro peculiarità linguistiche, stilistiche e retoriche ne fanno uno degli esempi più interessanti di tutto il panorama letterario del Quattrocento, non solo fiorentino. Salvo sporadiche eccezioni – la più importante delle quali è costituita dalla pubblicazione delle 26 lettere della legazione in Francia (1493-1494) in Canestrini-Desjardins 1859-1875 – l’intero epistolario giace a tutt’oggi inedito, mentre sarebbe assai auspicabile poter disporre di un’edizione critica affidabile e corredata di commento; ciò non solo per il rilievo delle informazioni storiche e politico-diplomatiche in esso contenute, ma soprattutto allo scopo di conferire il dovuto rilievo alle doti letterarie di Becchi, che spiccano per la complessità retorica del dettato – ricco di anafore, giochi di parole, accumulazioni, conio di neologismi o ricostruzioni allusive, modi di dire che hanno il sapore delle cose di tutti i giorni, ma anche intessuto di citazioni bibliche, e vòlto a suscitare lo straniamento intellettuale del lettore –, nonché per il carattere fortemente enigmatico e allusivo della lingua, al punto che sovente il risultato finale è identico a quello della vera e propria scrittura “in cifra”.

A margine dell’attività diplomatica, sia ufficiale che ufficiosa, Becchi compose quattro orazioni latine, di cui due per il re di Francia Carlo VIII (Canestrini-Desjardins 1859-1875: i 335-37; Marcelli 2012b: num. 6.1 e 6.2), una pronunciata al cospetto di Innocenzo VIII, l’unica di cui possediamo l’autografo (ASFi, Mediceo avanti il Principato 147, num. 31, → 45; Canestrini-Desjardins 1859-1875: i 205-14; Marcelli 2012b: num. 6.3) e, infine, quella per Alessandro VI, che ottenne una discreta fama, tanto da essere stata, oltre alla Florentina synodus, l’unica opera data alle stampe vivente l’autore e che ebbe, quindi, una notevole diffusione (Florentinorum oratio coram summo pontifice Alexandro VI ac eius sacro Senatu, Romae, Eucharius Silber, post 28 novembre 1492: ISTC ib00291600; altra edizione coeva: Romae, Stephan Plannck, post 28 novembre 1492: ISTC ib00291650; vd. Marcelli 2012b: num. 6.4).

Infine, tra gli autografi becchiani si registra un folto gruppo di scritture per delega (Miglio 2008: 133): prevalentemente appannaggio di personaggi femminili che non avevano una sufficiente padronanza dell’arte scrittoria, questo fenomeno, almeno nel caso di Becchi, interessa anche la sua attività di segretario personale di Giuliano e Lorenzo de’ Medici. La scelta di dare spazio a queste testimonianze va ricondotta a due ordini di ragioni: innanzitutto, sebbene marcate da un’autorialità parziale, esse costituiscono nondimeno una testimonianza delle abitudini grafiche di Becchi; in secondo luogo, non va dimenticato che risulta comunque arduo stabilire fino a che punto Becchi sia stato un mero amanuense sotto dettatura oppure, cosa che ritengo più probabile specie nei casi in cui il delegante era culturalmente meno avvertito, abbia avuto un ruolo rilevante nella stesura del testo, sebbene non si possa stabilire il grado di autorialità, e fermo restando il valore letterariamente modesto delle epistole in oggetto, specie di quelle inviate dalle donne di casa Medici, per lo più finalizzate a comunicare informazioni di carattere personale e legate alla quotidianità familiare.



Bibliografia
Aliotti 1769 = Hieronymi A. Arretini ordinis sancti Benedicti […], Epistolae et Opuscula, notis et illustrationibus illustrata ab Gabrielis Maria Scarmalius, Arretii, Typis Michelis Bellotti, 2 voll.
Arrighi-Klein 1996 = Vanna A.-Francesca K., Segretari e archivi segreti in età laurenziana. Formazione e vicende delle Carte Gaddi-Michelozzi, in La Toscana al tempo di Lorenzo il Magnifico. Politica economia cultura arte. [Atti del] Convegno di Studi promosso dalle Università di Firenze, Pisa e Siena, 5-8 novembre 1992, Pisa, Pacini, vol. iii pp. 1381-95.
Bertolini 1988 = Lucia B., Censimento dei manoscritti della ‘Sfera’ del Dati. I manoscritti della Biblioteca Nazionale Centrale e dell’Archivio di Stato di Firenze, in «Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa. Classe di Lettere e Filosofia», s. iii, xviii, pp. 417-588.
Caglioti 2000 = Francesco C., Donatello e i Medici. Storia del ‘David’ e della ‘Giuditta’, Firenze, Olschki, 2 voll.
Canestrini-Desjardins 1859-1875 = Giuseppe C.-Abel D., Négociations diplomatiques de la France avec la Toscane, Paris, Imprimerie imperiale, 5 voll.
Ciappelli 2003 = Giovanni C., I libri di ricordi dei Medici, in I Medici in rete. Ricerca e progettualità scientifica a proposito dell’archivio “Mediceo avanti il Principato”. Atti del Convegno di Firenze, 18-19 settembre 2000, a cura di Irene Cotta e Francesca Klein, Firenze, Olschki, pp. 153-69.
Fubini 1996 = Riccardo F., Gentile Becchi tra servizio mediceo e aspirazioni cardinalizie, e una sua intervista bilingue a papa Paolo II (1 marzo 1471), in Id., Quattrocento fiorentino. Politica diplomazia e cultura, Pisa, Pacini, pp. 333-54.
Grayson 1965 = Cecil G., Becchi, Gentile, in DBI, vol. vii pp. 491-93.
Grayson 1973 = Id., Poesie latine di Gentile Becchi in un codice Bodleiano, in Studi offerti a Roberto Ridolfi, a cura di Berta Maracchi Bigiarelli e Dennis E. Rhodes, Firenze, Olschki, pp. 285-304.
Marcelli 2012a = Nicoletta M., I carmina di Gentile Becchi. Edizione critica, traduzione e commento, Tesi di dottorato in Storia e Tradizione dei Testi nel Medioevo e nel Rinascimen­to, Università di Firenze, Tutor prof.ssa Carla Molinari, Coor­dinatore prof. Giuliano Tanturli.
Marcelli 2012b = Nicoletta M., Gentiles Becchi ep., in Calma. Compendium Auctorum Latinorum Medii Aevi (500-1500), conditum a Claudio Leonardi et Michael Lapidge, curantibus Michael Lapidge et Francesco Santi, Firenze, Sismel-Edizioni del Galluzzo, vol. iv to. 2, pp. 148-50.
Martelli 1965 = Mario M., Studi laurenziani, Firenze, Olschki.
Miglio 2008 = Luisa M., «Perché ho charestia di chi scriva». Delegati di scrittura in ambiente mediceo, in Ead., Governare l’alfabeto. Donne, scrittura e libri nel Medioevo, premessa di Armando Petrucci, Roma, Viella, pp. 133-62.
Poliziano-Becchi 2012 = Angelo P.-Gentile B., La congiura della verità, introduzione e commento a cura di Marcello Simonetta, traduzione di Gerardo Fortunato, Napoli, La scuola di Pitagora.
Rao 1992 = Ida Giovanna R., [Scheda sul ms. Firenze, BML, 5410], in All’ombra del lauro. Documenti librari della cultura in età laurenziana. Catalogo della Mostra, Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, 4 maggio-30 giu­gno 1992, a cura di Anna Lenzuni, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, pp. 61-62.
Tavernati 1985 = Andrea T ., Appunti sulla diffusione quattrocentesca de ‘Il Driadeo’ di Luca Pulci, in «La Bibliofilia», lxxxvii, pp. 267-79.
Teca BNCF = Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Teca BNCF-Manoscritti (repertorio on line consultabile sul sito della BNCF).
Teca digitale = Biblioteca Medicea Laurenziana, Teca digitale (repertorio online consultabile sul sito della BML).
Zaccaria 2003 = Raffaella Maria Z., Il “Mediceo avanti il Principato”: trasmissione e organizzazione archivistica, in I Medici in rete. Ricerca e progettualità scientifica a proposito dell’archivio “Mediceo avanti il Principato”. Atti del Convegno di Firenze, 18-19 settembre 2000, a cura di Irene Cotta e Francesca Klein, Firenze, Olschki, pp. 233-48.

Nota paleografica

Tutta l’esperienza grafica di B., per i quarant’anni documentati dai numerosissimi autografi, si svolge all’insegna della corsività, con una sola e quanto mai significativa eccezione nella testimonianza più antica. In una lettera in latino del giugno 1454 indirizzata a Cosimo de’ Medici, quando da poco ha preso servizio come precettore del giovanissimo nipote Lorenzo, B. dà notizie dell’allievo scrivendo in una manierata littera antiqua e firmandosi « servulus Gentilis de Urbino pedagogus ». In un contesto epistolare, quella dell’antiqua (che, in ambienti di cultura umanistica, è la scrittura di massima formalità e prima di tutto riservata ai libri) è una scelta decisamente inconsueta e in netto contrasto con la vera vocazione grafica del B., ma in cui è evidente l’intenzione di presentarsi in modo appropriato al tanto influente patrono, mettendo in mostra il campionario (di cui è parte la scrittura) delle proprie virtù pedagogiche. Nelle altre circa 450 lettere, quasi tutte in volgare, B. usa una corsiva mai completamente adeguata al canone umanistico, neppure negli ess. più formali (tav. 2). Il suo standard medio è piuttosto quello della lettera a Piero di Lorenzo del gennaio 1495 [s.f. 1494] (tav. 3): una corsiva di grande efficacia sul piano dinamico, come dimostrano le lunghe catene di lettere realizzate senza alzare la penna dal foglio (che di solito coincidono con un’intera parola, anche lunga, e talora comprendono più parole, per es. r. 8: « non lopotetrovare senon »), ma non sempre perspicua; anche perché collegamenti di tale estensione sono insieme causa e conseguenza di un processo di assimilazione morfologica tra le lettere, che tendono ad essere scritte, per ragioni di economia, secondo un medesimo schema (rr. 3-4 « chi prima manca prima si lamenta. Noi in primis non siamo qua in conditione che possiamo fare alcuno malo o buono tractamento »). In questo e in altri particolari la corsiva di B. rivela un indubbio sostrato mercantesco, che le abitudini umanistiche non sono riuscite del tutto a soffocare e che emerge nelle situazioni di scrittura più rapida, ove è minore l’attenzione per l’esecuzione, per lo stile. A quella tradizione si deve far risalire la legatura ch + segno abbreviativo per che dal ductus ormai quasi incomprensibile (rr. 1, 4, 7, 9, ecc.; mentre è più vicina al consueto stilema mercantesco alla tav. 2 rr. 2, 3, 4, ecc.), la legatura ch con h col primo tratto ridotto (r. 17: chorte) e altri sintagmi fortemente semplificati (per es. gl: tav. 3 terz’ultima riga: Et s’egli); ma soprattutto dalla scrittura mercantesca è mutuato il particolare andamento delle legature, realizzate nella parte superiore del tracciato e non lungo la linea di scrittura. E si notino come aspetti caratteristici della mano del B. i segni abbreviativi decisamente ampi, gli attacchi ribattuti delle aste superiori (ottenuti con un breve movimento ascendente, grazie al quale B. realizza anche legature, non però ad occhiello; tav. 4 r. 5: « Dilecte fili salutem. […] Intelleximus », r. 12: « si mortalitatis »). Un livello quasi analogo di corsività, ma in contesto latino, è testimoniato nell’autografo della Florentina synodus, 1478 ca. (tavv. 5 e 6), in cui si può osservare come il ricordato modesto adeguamento alla tradizione umanistica si esprima nella presenza di s minuscola in fine di parola, anche se alternata alla variante maiuscola, nell’uso regolare di d con l’asta diritta, nella forma di g, nella presenza di qualche variante “antiquaria” come q maiuscola in funzione di minuscola (tav. 5 r. 5: quis) ed e in forma di epsilon (tav. 6 r. 24; vd. anche, con funzione di maiuscola, tav. 1 rr. 13 e 18, tav. 2 rr. 11 e 13); ma si noti il persistere, tanto più significativo in un testo latino, dello stereotipo mercantesco ch (tav. 5 r. 14: fulchrus), e il suo analogo th (tav. 6 r. 7: cathredali [sic]). Decisamente più “all’antica” sono gli epigrammi del Magl. VII 1025 (tavv. 7-8) e il carme latino per Cosimo dei Medici nel ms. di Basilea (tav. 1) copiati a pulito in una scrittura con corpi e aste ben differenziati, con s (specie se in fine di parola) e f decisamente inclinate e in cui si nota una forte riduzione delle abbreviazioni: il tessuto generale rimane però francamente corsivo (soprattutto nelle tavv. 7 e 8), come testimoniano anche le legature costruite a partire da h, così tipiche della mano del B. (tav. 7 r. 8: hec mihi, tav. 8 r. 10: nephas). Sul piano dello stile, la prova di maggior impegno calligrafico e più riuscita del B. è senza dubbio l’orazione latina a Innocenzo VIII (ASFi, Mediceo avanti il Principato, 147, num. 31, → 45).

Censimento

  1. Basel, Universitätsbibliothek, F IX 2
  2. Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane, Appendice 3
  3. Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane, I 3
  4. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 7, num. 399
  5. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 9, num. 381
  6. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 10, num. 598
  7. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 14, num. 52, 248, 332, 381, 398, 434, 455-456, 458-459, 461-465, 522
  8. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 16, num. 134, 153, 191, 194, 361
  9. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 17, num. 111, 337, 385, 557, 636
  10. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 18, num. 70, 115, 119, 142, 225, 229, 368-371, 374, 376-380, 388
  11. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 19, num. 181 e 187
  12. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 20, num. 238, 339, 479, 580, 645
  13. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 21, num. 135, 378, 428, 430-431, 436, 532
  14. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 22, num. 383, 385, 434, 507
  15. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 23, num. 123
  16. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 24, num. 219
  17. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 26, num. 296, 356, 376-377, 381-382, 386, 391-392, 394, 397, 410, 413, 453, 510, 518
  18. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 27, num. 90, 303
  19. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 29, num. 73, 123, 140, 624, 790
  20. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 30, num. 65, 192, 385, 1043
  21. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 31, num. 7 e 361
  22. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 32, num. 135, 229, 454, 524
  23. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 33, num. 24, 260, 617, 624
  24. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 34, num. 93 e 545
  25. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 35, num. 122, 824 e 850
  26. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 36, num. 228, 284, 362, 424, 437
  27. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 38, num. 289, 477, 489
  28. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 39, num. 180 e 475
  29. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 40, num. 233
  30. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 47, num. 471
  31. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 49, num. 359
  32. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 51, num. 224
  33. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 60, num. 399
  34. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 61, num. 9-24, 26-44
  35. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 72, num. 48-49, 157-158, 165
  36. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 73, num. 259, 333, 489, 493
  37. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 75, num. 9, 94-96, 98-105, 107-131, 134, 136, 139, 141-146, 148-153, 155-160
  38. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 80, num. 109
  39. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 85, num. 95 e 110
  40. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 96, num. 48, 53, 194 e 437
  41. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 98, num. 296-300 e 430
  42. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 106, num. 22, 31 e 38
  43. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 124, num. 41, 182, 186, 193, 195-196, 203-204, 208-209, 214
  44. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 137, num. 101, 195, 461, 465-468, 472, 476-481, 552, 884-900, 901-903, 905
  45. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 163
  46. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato, 147, num. 31
  47. Firenze, Archivio di Stato, Miscellanea Repubblicana, VII 234
  48. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Ginori Conti, 29 19
  49. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Ginori Conti, 29 20
  50. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Ginori Conti, 29 81
  51. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magl. VII 1025
  52. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magl. VII 1039
  53. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magl., VII 1195
  54. Milano, Archivio di Stato, Archivio Sforzesco, Carteggio, Potenze Estere, Firenze, 277

Fonte: Il Quattrocento - Tomo I (2013)

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