Buonarroti, Michelangelo

Caprese 1475–Roma 1564

Presentazione

Si può dire che il grande valore della scrittura michelangiolesca, oltre che della sua produzione figurativa, fosse avvertito dai contemporanei fin da quando l’artista era ancora in vita, con tentativi documentati, da parte di Giulio III e del duca Cosimo I, di incoraggiare alcuni inventari. Di fatto alla morte di Michelangelo, mentre il patrimonio figurativo cominciava a subire le prime grandi dispersioni per evidenti ragioni commerciali, la grande maggioranza delle sue carte pervenne nell’insieme al nipote Leonardo, erede dell’intero patrimonio privato, e grazie a questa circostanza si è potuto conservare in modo relativamente compatto fino ad oggi. Risale al 1858 il lascito alla città di Firenze, da parte di Cosimo Buonarroti, ultimo discendente del ramo principale, del patrimonio archivistico ancora di proprietà della famiglia. Attualmente l’Archivio Buonarroti è custodito presso il Museo Casa Buonarroti in via Ghibellina a Firenze, ordinato secondo la sistemazione data sul finire dell’Ottocento da Alessandro Gherardi, il cui regesto è consultabile nello stesso luogo. Contiene, accanto alla quasi totalità dei ricordi, note amministrative, note artistiche e lettere, una rilevante quantità di materiali poetici autografi, la cui sopravvivenza è forse in relazione all’esigua (se non minima) loro diffusione a stampa (elemento, questo, generalmente in contrasto con la pratica del tempo). I ricordi e le note (riprodotti nella pregevole edizione di Paola Barocchi: Buonarroti 1970), contenuti nei primi volumi, sono caratterizzati dalla loro natura occasionale (fogli sparsi di diverse dimensioni), e comprendono inoltre diverse tipologie: fogli contenenti appunti di data e argomento diverso, scritture autografe su fogli ove sono annotazioni di altri, ecc. I voll. iv e v contengono una vasta raccolta di minute epistolari, rispettivamente ai familiari e a corrispondenti vari. Il vol. xiii consiste invece di una fondamentale collezione di autografi poetici, esito di un assemblaggio tardo ottocentesco di fogli sparsi, la cui origine e i cui rapporti non sono più ricostruibili. Le poesie ivi contenute, a parte le due ultime sezioni per lo più di mano di Luigi del Riccio, sono autografi in pulito che testimoniano pezzi completi ma anche redazioni con varianti e frammenti, da situare cronologicamente prima dell’ultimo lungo soggiorno romano iniziato nel 1534. Si nota, per una parte di essi, l’intervento di Luigi del Riccio, che numerò a penna « i componimenti per la morte di Cecchino Bracci, nipote dello stesso Riccio, nel 1544, nonché […] quelli destinati alla stampa progettata nel 1545-46, qui in numero di 65 » (Buonarroti 1960: 486-87). Ha poi grande importanza, sotto il profilo filologico, il codice XIV, miscellaneo cartaceo in 4° di 141 carte, assemblato da Filippo Buonarroti con numerazione progressiva, la cui prima sezione (siglata convenzionalmente R), vergata da un copista calligrafo impiegato da Luigi del Riccio, contiene la nota serie di 72 poesie che testimonia la fase principale di allestimento della raccolta selettiva organizzata da Michelangelo, Riccio e Giannotti nel 1546. Tale quaderno apografo contiene, infatti, correzioni autografe apposte con regolarità a vari componimenti.

Non pervenne mai a Firenze, invece, il Vat. Lat. 3211, cartaceo in folio piccolo, che, dato il suo pregio intrinseco, fu acquisito dopo la morte dell’artista dal canonico di San Giovanni in Laterano Fulvio Orsini, bibliofilo e collezionista. Contiene 103 carte numerate, con un’intera serie di poesie autografe, alcune delle quali unite a schizzi e disegni, nonché diverse scritture in prosa. Riporta inoltre (nella sezione iniziale) una serie numerata di poesie apografe, coeva a quella del succitato codice R dell’Archivio Buonarroti num. XIV, con correzioni autografe importanti per la ricostruzione del corpus poetico. L’assetto attuale del codice vaticano non è attribuibile a Michelangelo: « l’ensemble est composé de feuilles volantes, qui ont été rassemblées artificiellement, souvent au préjudice des fragments qui pourraint aujourd’hui nous intéresser. Ces feuilles sont écrites dans tous les sens, parfois en caractères assez serrés, plus souvent encore de cette grande écriture si connue de Michel-Ange » (de Nolhac 1887: 331). In particolare, gli autografi (sigla convenzionale V) occupano le cc. xxiiv e sgg., e includono poesie in bella copia o in abbozzo, minute di lettere, schizzi a piombo o a inchiostro, ricette contro le malattie degli occhi.

Assieme alla dispersione di disegni e materiali figurativi, anche una parte delle carte autografe di Michelangelo cominciò a circolare dalla fine del Settecento. « È noto come Filippo Buonarroti vendesse a J.B. Vicar due grosse cartelle di disegni durante il soggiorno di questi a Firenze (1786-1793); ed è probabile che a quei disegni fossero aggiunti manoscritti di altra natura » (Buonarroti 1970: xxii). La dispersione proseguì nell’Ottocento, in primo luogo per ragioni di spartizioni ereditarie della famiglia, e se ne giovò soprattutto la collezione del British Museum. La British Library attualmente conserva la maggiore quantità di carte michelangiolesche fuori da Firenze, ove spiccano le minute, le note e i ricordi dei mss. Add. 23140, Add. 23141, Add. 23142, Add. 23209. In particolare il ms. Add. 23208 contiene 9 documenti autografi, fra cui ricordi e lettere intorno alla tomba di Giulio II, e la bella copia di una lettera a «Ser Giovan Francesco» Fattucci, non datata né firmata, riguardo alla medesima tomba, il cui secondo foglio riporta in alto due endecasillabi scritti a matita.

La scrittura in margine a disegni e schizzi è d’altronde una tipologia di grande importanza nel caso di Michelangelo, che implica svariate modalità di rapporto tra lo scritto e l’immagine (casuale o intenzionale, coevo o distante, ecc.). Le verifiche più varie sono possibili a partire dalla collezione dei disegni del Museo Buonarroti, ma anche in tutte le numerose sedi archivistiche e bibliotecarie che hanno avuto la ventura di ricevere, nei secoli, e ora ospitano lacerti minori di questo immenso patrimonio. Valga la menzione dei disegni del Louvre, fra i quali (Dep. des Arts Graphiques, Inv. R.F. 4112v) la famosa Madonna con Bambino con a fianco i versi di Tu ha’ ’l viso più dolce che la sapa; oppure gli studi anatomici del Teylers Museum di Haarlem (A 39 r-v) che recano tre versi di Michelangelo (Buonarroti 1960: num. 131), esempio singolare ove a un’immagine di discussa paternità si affianca uno scritto sicuramente autografo; oppure il caso (San Marino, California, Fondazione Huntington) del madrigale (Buonarroti 1960: num. 146) con varianti in margine, scritto a penna sul recto di un foglio sul quale sono presenti anche due disegni in lapis nero. Quanto ai materiali poetici ed epistolari, spicca il caso della Fondation Martin Bodmer di Cologny, che conserva un plico autografo di Michelangelo contenente una lettera indirizzata a Vittoria Colonna, preceduta dal sonetto Per esser manco almen signiora indegno (Buonarroti 1960: num. 159, conosciuti attraverso altri testimoni), acquisto di Martin Bodmer nel 1963 con provenienza dall’Archivio Silvestri di Bergamo (si veda Residori 2006: 100-3). Le dislocazioni ora ricordate mostrano, d’altronde, la continua circolazione privata di carte autografe michelangiolesche, da sempre oggetto di una dispersione di tipo “collezionistico”, tanto che il presente regesto deve in ogni caso tenere conto dell’oggettiva incompletezza delle segnalazioni. Valga come esempio il caso degli inediti, in parte autografi, trascritti nel rarissimo opuscolo di Daelli 1865, e allora segnalati nell’archivio privato milanese di Achille Migliavacca; oppure la segnalazione di Kristeller: ii 519, relativa a frammenti e scritture varie autografe dell’Archivio privato Ginori Conti di Firenze, tuttora irreperibili; e ancora i ricordi e le scritture di ubicazione ignota indicizzati in Buonarroti 1970: 501.

Il patrimonio ora descritto, grazie alla sua entità, ha permesso agli studiosi esplorazioni approfondite sull’evoluzione della scrittura michelangiolesca durante il lunghissimo tragitto biografico che va dalla formazione giovanile quattrocentesca fino alla tarda vecchiaia, in pieno Cinquecento. Rinviando per i dettagli soprattutto a Bardeschi Ciulich 1989 e Bardeschi Ciulich-Ragionieri 2002, si dirà in generale che quella scrittura si caratterizza, rispetto alle fattispecie predominanti dell’epoca, per l’assenza di fondamenti umanistici. Ignorante quasi del tutto di lettere latine, ma attento e appassionato lettore di poesia volgare, Michelangelo non usò quasi mai la h etimologica all’inizio e all’interno della parola, così come la forma et per la congiunzione e la x etimologica (di contro, però, all’uso quasi costante di -tiper -zie della forma dissimilata -ct per la doppia t). Inoltre, non si curò mai di aggiornare la sua scrittura alle innovazioni di punteggiatura progressivamente impostesi nel corso del Cinquecento, ignorando così l’uso di accenti e apostrofi, e mantenendo la tendenza a unire più parole in un solo corpo. A fronte di questi fenomeni più o meno costanti, la sua scrittura subì in ogni caso l’effetto di meccanismi evolutivi, nella ricerca di una normativa personale sempre più rispondente a necessità pratiche e in qualche caso attenta a echi e discussioni di ambienti colti. Intorno agli anni 1527-1528 (epoca dei progetti per la Libreria Medicea) si rileva il progressivo abbandono della h diacritica superflua (chome, francescho), assente a partire dal 1530. In particolare, è in quel periodo che viene meno la pratica delle consonanti scempie in forme foneticamente doppie (vego, quatro, e anche l’uso di z scempia per zz). In seguito, soprattutto alla metà degli anni ’40, allorché Michelangelo ebbe a lavorare a stretto contatto con Luigi del Riccio e Donato Giannotti a una importante selezione di sue poesie, si nota la consapevolezza di non dominare completamente gli strumenti di una scrittura poetica aggiornata, di conserva con la pratica di affidarsi a collaboratori per revisioni linguistiche. Resta, tuttavia, l’impressione generale di un approccio culturalmente connotato, laddove ad esempio la Bardeschi Ciulich rileva alcune costanti nell’uso delle h diacritiche, a fronte della tipica instabilità che caratterizza per questo aspetto le scritture coeve connotate da una ancora maggiore precarietà e, a differenza di quella di Michelangelo, interamente considerabili come non-letterate.



Bibliografia
Bardeschi Ciulich 1989 = Costanza ed evoluzione nella scrittura di Michelangelo, in Catalogo della mostra di Firenze, 27 giu.-30 ott. 1989, a cura di Lucilla B. C., Firenze, Cantini.
Bardeschi Ciulich-Ragionieri 2002 = Michelangelo. Grafia e biografia. Disegni e autografi del maestro, a cura di Lucilla B. C. e Pina R., Firenze, Mandragora.
Buonarroti 1960 = Michelangelo B., Rime, a cura di Enzo Noè Girardi, Bari, Laterza.
Buonarroti 1970 = I Ricordi di Michelangelo, a cura di Lucilla Bardeschi Ciulich e Paola Barocchi, Firenze, Sansoni.
De Nolhac 1887 = Pierre De N., La bibliothèque de Fulvio Orsini. Contributions à l'histoire des collections d’Italie et à l’étude de la Renaissance, Paris, F. Vieweg.
Residori 2006 = Matteo R., Michelange, in La Renaissance italienne. Peintres et poètes dans les collections genevoises, sous la direction de Michel Jeanneret et Mauro Natale, Milan-Genève, Skira, pp. 100-3.

Nota paleografica

Come ha chiarito Armando Petrucci, M. B. apprese a scrivere, in coerenza con la formazione da artista e l’epoca del discepolato, in « una artificiosa mercantesca » per poi passare, con scelta significativa, a « un’italica toscana tonda, grossa e non priva di eleganza, che usò per il resto della sua vita ».1 A siffatta distinzione di tipologie si collega l’individuazione di numerose particolarità grafiche e ortografiche utili sia per identificarne gli scritti, sia per una loro scansione cronologica. Bardeschi Ciulich2 ha quindi distinto una primitiva fase caratterizzata dalla presenza di j lunga in fine di parola, da z in foggia di 3 e da s in due tempi con il primo, l’asta, verticale e prolungata sotto il rigo; peculiarità tutte destinate a sparire, o a ridursi, entro i primi anni del nuovo secolo. Nella corrispondenza col padre e col fratello (dic. 1506-dic. 1507) è documentata « in modo esauriente una seconda fase della scrittura giovanile » nella quale già si trovano connotati distintivi: « in ch la callungata al di sotto del rigo (a differenza della precedente grafia con h allungata), il caratteristico taglio della q al di sotto del rigo, il contenuto svolazzo della g ».3 Tutti aspetti che si combinano con usi ortografici particolari, poi abbandonati, a preludio di una terza fase sviluppatasi durante gli anni ’40, nella quale viene raggiunto il definitivo assestamento ortografico. In effetti, se si guarda ai più antichi autografi, si possono riconoscere taluni connotati tipici del modo mercantesco, probabilmente usuale in casa Buonarroti. Tra i principali si annovera il legare delle lettere con asta alta per un movimento sinistrogiro della penna che però, nell’interpretazione di B., ha raramente quale esito la formazione di un occhiello: la linea di collegamento, funzionale alla legatura, rimane di norma a sinistra dell’asta ascendente del successivo segno alfabetico, producendo un effetto di raddoppiamento dei tratti. Così è per il legamento ch, attributo specifico della mercantesca, eseguito dal basso, a partire cioè dal corpo della c e senza sollevare lo strumento scrittorio dal rigo; così, di nuovo, è per la d, che solo occasionalmente mostra il disegno occhiellato più consueto, e per la l. È un’intepretazione dai rari, ma ponderabili riscontri in altri scriventi del tempo. Sempre ai primi tempi spettano la a con occhiello staccato dalla schiena della lettera, la e dall’occhiello alto e il tratto orizzontale a volte prolungato a sinistra, la g con occhiello inferiore ampio e aperto. In tale tessuto emergono talune componenti del sistema grafico italico quali l’andamento slanciato della scrittura, in contrasto con la specifica tendenza alla rotondità della mercantesca, la riduzione nel numero delle legature, la presenza, seppure rara, di legamenti tipici (per es. sp). Se questa è la mano giovanile, l’attribuzione agli ultimi anni del secolo XV o ai primissimi del successivo del sonetto alla tav. 1 appare certamente congruente. Già qui è però possibile constatare un’evoluzione rispetto alle precedenti più dimesse prove: la scrittura ha acquistato rotondità, il legamento ch è stato sciolto, la d è effettuata in tre distinti tratti di penna, uno dei quali necessario per la chiusura dell’occhiello, la f e la s presentano una cospicua curva superiore, la r ha una curiosa forma aperta (Christo, r. 2). Nell’insieme sembra una pagina disegnata più che scritta, in uno sforzo consapevole di conferire calligraficità alla propria scrittura, secondo un atteggiamento che apparterrà anche al B. maturo. Il trapasso alla nuova tipologia grafica si coglie bene nel sonetto qui elencato al num. 73, dove pure la temperatura larga del calamo e un certo disordine ne offuscano la naturale chiarezza. Quest’ultima emergerà in seguito dominante, in una costante tensione che per l’italica fa pensare a rigidità e mancanza di autonomia, mentre sappiamo per altra via che il B. era capace di scritture più “pratiche”, veloci, inclinate a destra, con d tonda, legate e incerte nell’allineamento (cfr. la

Censimento

  1. Arezzo, Archivio Vasariano, 12 (46)
  2. Cambridge (Mass.), Private Collection, Private Collection (olim, Paris, Collection É. Wauters)
  3. Chicago, Collection R.W. Barrett, [Segnatura non presente]
  4. Chicago, The Newberry Library, Case Wing ZW 535 B 943
  5. Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, Segreteria di Stato, Principi, c. 484
  6. Città del Vaticano, Archivio della Fabbrica di San Pietro, I piano, I 107
  7. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Autografi Ferrajoli, Raccolta I XIX
  8. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Chig. H II 22
  9. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 3211 sez. II
  10. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 14153
  11. Cologny (Genève), Fondation Martin Bodmer, [Segnatura non presente]
  12. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 6 A
  13. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 10 Ar
  14. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 11 A
  15. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 13 A
  16. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 14 A
  17. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 15 A
  18. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 16 A
  19. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 17 A
  20. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 19 A
  21. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 21 A
  22. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 23 A
  23. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 27 A
  24. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 30 Fr
  25. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 31 A
  26. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 32 Ar
  27. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 34 A
  28. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 42 Fv
  29. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 44 A
  30. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 50 A
  31. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 51 A
  32. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 53 A
  33. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 56 Fv
  34. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 59 Ar
  35. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 63 Fv
  36. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 64 A
  37. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 66 A
  38. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 67 A
  39. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 68 A
  40. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 69 Ar
  41. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 73 Fv
  42. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 74 A
  43. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 75 A
  44. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 76 Ar
  45. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 77 A
  46. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 78 A
  47. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 79 Av
  48. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 80 A
  49. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 81 A
  50. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 88 Ar
  51. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 89 A
  52. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 110 Av
  53. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 112 Ar
  54. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 113 A
  55. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 114 Av
  56. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 117 A
  57. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 118 A
  58. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, 120 A
  59. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, Archivio I
  60. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, Archivio II-III
  61. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, Archivio IV
  62. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, Archivio IX 483
  63. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, Archivio V
  64. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, Archivio VI
  65. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, Archivio VII 205
  66. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, Archivio VIII 283 e 329
  67. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, Archivio X 578v, 612, 613, 646
  68. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, Archivio XI 731
  69. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, Archivio XII 47
  70. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, Archivio XIII
  71. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, Archivio XIV sez. I
  72. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, Archivio XVIII-XIX
  73. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, Archivio XXV 18
  74. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, Archivio XXXVI
  75. Firenze, Archivio Ginori Conti, [Segnatura non presente]
  76. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 68, 302
  77. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 137, 1024 e 1028
  78. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 483 bis
  79. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 484
  80. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato, 482
  81. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Autografi Palatini Varchi I 37-38
  82. Firenze, Museo degli Uffizi, 621 Er, 14412 Fr
  83. Firenze, Raccolta Privata Mariquita Richards, [Segnatura non presente]
  84. Haarlem, Teylers Museum, Drawings Inv. A 39
  85. Hamburg, Kunsthalle, Inv. num. 21094r
  86. Lille, Musée Wicar, n. PL 905
  87. London, Coll. Anthony Seilern, [Segnatura non presente]
  88. London, Coll. M. Breslauer, [Segnatura non presente]
  89. London, The British Library, 1859-5-14-818r
  90. London, The British Library, 1859-5-14-823v
  91. London, The British Library, 1859-5-14-824r
  92. London, The British Library, 1859-5-14-824v
  93. London, The British Library, 1859-6-25-543r
  94. London, The British Library, 1859-6-25-554r-v
  95. London, The British Library, 1859-6-25-560/2
  96. London, The British Library, 1859-6-25-564v.
  97. London, The British Library, 1887-5-2-117v
  98. London, The British Library, 1895-9-15-496r-v
  99. London, The British Library, 1895-9-15-502, Malcom 65
  100. London, The British Library, 1895-9-15-503, Malcom 34 (olim Racc. Ottley e Lawrence)
  101. London, The British Library, 1895-9-15-517r
  102. London, The British Library, 1946-7-13-33
  103. London, The British Library, Add. 12105
  104. London, The British Library, Add. 21520-21907, sez. 8
  105. London, The British Library, Add. 22731
  106. London, The British Library, Add. 23139
  107. London, The British Library, Add. 23140
  108. London, The British Library, Add. 23141
  109. London, The British Library, Add. 23142
  110. London, The British Library, Add. 23208
  111. London, The British Library, Add. 23209
  112. London, The British Library, Add. 39672
  113. London, The British Library, Egerton 1977
  114. Milano, Biblioteca Ambrosiana, S.P. II 264 (47)
  115. Milano, Raccolta Borromeo, [Segnatura non presente]
  116. Milano, Raccolta Hoepli, [Segnatura non presente]
  117. Milano, Raccolta Treccani, [Segnatura non presente]
  118. Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, Autografoteca Campori, Buonarroti Michelangelo
  119. New York, Pierpont Morgan Library, Azzolini Coll.
  120. Oxford, Ashmolean Museum, Parker 42r
  121. Oxford, Ashmolean Museum, Parker 293v
  122. Oxford, Ashmolean Museum, Parker 301r
  123. Oxford, Ashmolean Museum, Parker 311r
  124. Oxford, Ashmolean Museum, Parker 312
  125. Oxford, Ashmolean Museum, Parker 317v
  126. Oxford, Ashmolean Museum, Parker 323v
  127. Oxford, Ashmolean Museum, Parker 326v
  128. Oxford, Ashmolean Museum, Parker 341r
  129. Oxford, Ashmolean Museum, Parker 344
  130. Oxford, Ashmolean Museum, Parker 345r
  131. Oxford, Ashmolean Museum, Parker 378
  132. Oxford, Christ Church, Inv. 0094r
  133. Paris, Bibliothèque nationale de France, It. 1687
  134. Paris, Bibliothèque nationale de France, Nouv. Acq. Fr. 5165 (olim racc. Ashburnham)
  135. Paris, Musée du Louvre, Inv. 685r
  136. Paris, Musée du Louvre, Inv. 688v
  137. Paris, Musée du Louvre, Inv. 709v
  138. Paris, Musée du Louvre, Inv. 714r
  139. Paris, Musée du Louvre, Inv. 726v
  140. Paris, Musée du Louvre, R.F. 1068v
  141. Paris, Musée du Louvre, R.F. 4112r-v
  142. San Marino (California), Fondazione Huntington, [Segnatura non presente]
  143. Venezia, Galleria dell’Accademia, Inv. 177r
  144. Vicenza, Biblioteca Civica Bertoliana, Fondo Gonzati, Sez. Autografi G 5 1 4 (26)
  145. Wien, Albertina, Sc. R. 168 inv. N. 133
  146. Windsor Castle, Royal Library, Inv. 12765r
  147. Windsor Castle, Royal Library, Inv. 12772v
  148. Windsor Castle, Royal Library, num. 32
  1. London, The British Library, C 28 a 10

Fonte: Il Cinquecento - Tomo I (2009)

Data ultima modifica: 15 gennaio 2026 | Cita questa scheda