Bologni, Girolamo
Treviso 1454–1517
Presentazione
Le raccolte autografe di Girolamo Bologni, « fecondissimo patriarca della cultura umanistica trevigiana tra XV e XVI secolo » (Pastore Stocchi 1980: 27), risultano, a paragone di analoghe situazioni periferiche (Serena 1912: 149-219), piuttosto generose. La loro distribuzione per quanto attiene tanto alla tipologia quanto alla cronologia si rivela decisamente asimmetrica riservando scritture di carattere quasi esclusivamente letterario-erudito e pendendo nettamente verso l’ultimo quarto di vita dell’umanista. La sfasatura potrebbe legarsi, almeno in parte, proprio alle vicende biografiche del Bologni, impegnato in gioventù prima quale segretario dell’arcivescovo di Spalato Lorenzo Zane, poi quale cancelliere del Podestà di Belluno, il tutto senza abbandonare le incombenze della professione notarile, a cui dovette cedere per far fronte alle crescenti esigenze familiari (tre dei suoi quattro fratelli, Taddeo, Giovanni e Bernardino, mancarono nei primi anni ’70 del Quattrocento). Gli impegni professionali resero probabilmente difficile un esercizio poetico continuativo ed ostacolarono la stesura di opere erudite.
Al primo periodo della vita dell’umanista risale la sottoscrizione autografa a un codice di Valerio Flacco donatogli dal cardinale Jacopo Ammannati, che costituisce la più antica testimonianza datata della sua scrittura (Pellegrini 2008: 127, → P 4). A Treviso il Bologni avviò una serie di collaborazioni editoriali con i prototipografi locali curando, tra il 1477 e il 1480, le edizioni di Plinio, Tortelli, Eusebio di Cesarea, Cesare, e forse anche Boccaccio (Rhodes 1983: passim; Trovato 1993: 109-10); collaborazioni che proseguirono negli anni seguenti, come testimonia un contratto d’affitto di terreni stipulato il 18 agosto 1489 con lo stampatore Giovanni Rosso e parzialmente vergato dalla mano stessa del Bologni (→ 5). Tutti successivi i restanti materiali autografi, grossi zibaldoni conservati presso la Biblioteca Capitolare di Treviso (→ 6), dove pervennero per via ereditaria (D’Alessi in Bologni 1995: xxvii-xxviii), e soprattutto presso la Biblioteca del Museo Civico Correr (→ 7-15), acquistati dall’erudito Emanuele Antonio Cicogna (Pellegrini in Bologni 2010: ad indicem). Si tratta da un lato di annotazioni grammaticali, metriche ed erudite, convogliate spesso in una serie di opere di tenore scolastico, senza vere e proprie ambizioni filologiche; dall’altro di una serie cospicua di carmi amorosi e d’occasione, mai approdati a stampa vivente l’autore (Pellegrini in Bologni 2010: 60).
Tra le testimonianze più antiche di questa seconda fase va forse annoverato il ms. II 36 della Biblioteca Capitolare di Treviso (→ 6), che conserva, fra l’altro, i libri vii, viii e ix della raccolta di carmi denominata Promiscua, redatta al ritmo di un libro all’anno a partire dal 1496-1497: la trascrizione non è autografa ma evidenzia marginalia di mano del Bologni; il ix libro dunque, se la trascrizione e la postillatura furono prossime alla stesura, potrebbe ricondurre approssimativamente al 1505. La silloge è trasmessa, in forma più completa, anche nei più tardi autografi di Padova, Biblioteca del Seminario, 19, e Venezia, BCor, Cicogna 2664 e 2665 (→ 4, 11 e 12). Alla donna amata dal poeta è intitolata invece la raccolta dei Candidae libri tres, conservata nei già menzionati codici di Padova e della Capitolare di Treviso. Su questa congerie poetica il Bologni operò più tardi una selezione, gli Electorum libri, condensati, in duplice copia, nei mss. autografi Cicogna 2665 e 2666 (→ 12 e 13).
Tardi sono anche i testimoni delle sue opere erudite: la raccolta epigrafica, commentata, in due libri dell’Antiquarium, perduto l’autografo (D’Alessi in Bologni 1995: xix), si conserva nelle trascrizioni del figlio Giulio Bologni con postille marginali di Girolamo (il citato codice II 36 della Capitolare di Treviso, terminato nel 1507, e il ms. Cicogna 2667, verosimilmente più tardo: → 6 e 14). L’Antiquarium si impianta sulle testimonianze epigrafiche raccolte nel ms. Cicogna 2393 (→ 7), che evidenzia additamenta databili almeno al 1508. Di qualche anno posteriori dovrebbero essere le Observationes grammaticales, interamente autografe e dedicate ai figli Giulio e Ottavio Restituto: nella premessa il Bologni affida a Giulio, nato nel 1489, l’educazione del più giovane Ottavio (1503), che, stante il tenore dell’opera, non poté iniziare prima dell’ingresso fra i cosiddetti Latinantes (solitamente intorno ai dieci anni di età). A ridosso del 1515 cade la stesura dell’Orthographia, conservata in più redazioni nell’autografo ms. Cicogna 2663, e approdata all’ultima stesura certo dopo il 1515 nel ms. Cicogna 2838 (→ 10 e 15, e cfr. Pellegrini in Bologni 2010: passim). Solo genericamente collocabili sono la biografia, in prosa e versi, di s. Girolamo e i poemetti Scander e Mediolanum, entrambi presso la Biblioteca Nazionale Marciana, Lat. X 270 (3333) e Lat. XII 22 (3905) (→ 16 e 17). Dovrebbe precedere di poco la morte (1517) la stesura di un foglietto volante accluso nel ms. Cicogna 2664 (→ 11), dove è annotato un elenco di volumi, verosimilmente facenti parte della biblioteca del Bologni (vd. infra, e Pellegrini 2008).
Accanto a questi materiali si colloca un manipolo di lettere in buona parte autografe. Vale la pena di segnalare quella indirizzata ad Aldo Manuzio datata Treviso, 15 marzo 1503 (Milano, Biblioteca Ambrosiana, E 36 inf., c. 25r: → 3), e soprattutto quelle rilegate nel citato ms. Cicogna 2666 (→ 13), tra le quali spicca la lettera datata Treviso, 13 aprile 1510, che ha per oggetto le fortificazioni cittadine fatte erigere in quegli anni da fra Giocondo da Verona su incarico della Serenissima.
Un capitolo a se stante, e ben esiguo, è costituito dalla scrittura greca del Bologni. Brevi inserti in greco fanno capolino soprattutto là dove si rendeva necessario fornire la ragione etimologica di alcune grafie discusse nelle opere grammaticali o lessicali. In qualche caso è possibile rintracciare porzioni di testo più estese, come nella scheda relativa al lemma Homonea, tanto da far pensare che il Bologni non avesse difficoltà nella scrittura o quanto meno nella trascrizione di passi greci (Tomè 2011: 152-53), mentre resta in dubbio quale fosse il suo effettivo grado di comprensione della lingua (Pellegrini in Bologni 2010: 52-53).
Benché sia stato rintracciato un elenco autografo di volumi che appartennero con ogni probabilità alla biblioteca del Bologni, solo un paio di voci della lista hanno trovato identificazione certa; si tratta del sontuoso Livio Bodleiano, i e iii decade (ora smembrato nei due Canoniciani latini 298-299, con sottoscrizione datata al 1505: → P 1) e di un Macrobio ora alla Biblioteca del Seminario di Padova (→ P 2), donatogli il 21 maggio 1482 dall’amico Taddeo dalle Caselle (Pellegrini 2008: 128-29). Probabile l’identificazione del « Plinio » accoppiato a un « Augustin de civi(ta)te dei » in « for(m)a granda » (Pellegrini 2008: 153) con un esemplare dell’edizione di Treviso, M. Manzolo, 1479 (ISTC ip00791000), su cui risulta il Bologni avesse apposto una lunga nota nel 1514 e che verosimilmente postillò. La notizia fu resa pubblica dal Serena (Serena 1912: 173-74) e raccolta dai successivi biografi (Ceserani 1969: 329, da cui credo derivi il Pecoraro 1987: 173 n. 11), ma la fonte prima è la Vita del Bologni dell’erudito trevisano Vittore Scotti (sec. XVIII), che, oltre alla biografia dell’umanista, aveva approntato una raccolta delle sue opere in vista di una futura edizione a stampa. All’atto della stesura della Vita l’esemplare si trovava ancora in mano a Felice Antonio Bologni, discendente del poeta (Treviso, Biblioteca Comunale, 962/I, f. 7v): « adhuc enim a Felice Antonio servatur Plinius. Tarvisinae editionis, cum notis marginalibus manu Hieronymi exaratis, in cuius calce conspiciuntur haec: “Anno 1514. Iuvenilis audaciae praecipiti furore compulsus, ego Hieronymus Bononius notariolus indoctus, ineruditus, inelegans, nescio quot literulis fretus, ea temptare non formidavi quae nunc, aetate provecta, viribus meis haudquaquam paria esse cognoscens, quoties in memoria redeunt (prae pudore vix fateri possum) erubesco. Tum in verbis tum in sententiis multa errata commisi, quodque arrogantissimum fuit, nugellas meas gerris siculis vaniores, ne paucis innotescerent, calcographa editione promulgare sum ausus, quod in Tortellio, Plinio, Terentio, Eusebio De praeparatione Evangelica, Caesaris demum Commentariispassim legitur. Temeritati meae quaeso, lector, ignosce, nam si iuvenilis audacia severioris animadversionis censuram expostulat, senilis profecto meus hic pudor ac verecundia veniae mitioris indulgentiam promeret” ». La nota costituiva dunque un bilancio e un’ammenda della attività editoriale, giovanile e temeraria, del Bologni, che elencava scrupolosamente gli autori per i quali aveva prestato la propria consulenza ai tipografi locali (per l’intera vicenda vd. Pellegrini 2008: 126-27; Pellegrini in Bologni 2010: 32).
Esclusi dall’elenco sono gli Opuscula di s. Agostino della Biblioteca Angelica di Roma (incunabolo 101: → P 3), ottenuti in dono da Isacco Ebreo il 4 maggio 1496 (Pellegrini 2008: 147; Manieri 2011: 84, 89), che si affiancano al Valerio Flacco citato in apertura.
Bibliografia
Bologni 1995 = Hieronymi Bononii Antiquarii libri duo, a cura di Fabio D’Alessi, Venezia, Ist. Veneto di Scienze, Lettere ed Arti.
Bologni 2010 = Girolamo B., Orthographia, a cura di Paolo Pellegrini, Messina, Cisu.
Ceserani 1969 = Remo C., Bologni, Girolamo, in DBI, vol. ix pp. 327-31.
Manieri 2011 = Cecilia M., Note di possesso manoscritte negli incunaboli angelicani, in «Scripta», iv, pp. 79-89.
Pastore Stocchi 1980 = Manlio P. S., La caduta di Rodi (1522) e il sacco di Roma in un’elegia di Aurelio Casellio, in Ventitré aneddoti raccolti nell’Istituto di Filologia e Letteratura italiana dell’Università di Padova, a cura di Ginetta Auzzas e M.P.S., Vicenza, Neri Pozza, pp. 27-32.
Pecoraro 1987 = Marco P., Contributi biografici ed accenni letterari in due testamenti inediti di Girolamo Bologni, in Studi in onore di Vittorio Zaccaria, a cura di M.P., Milano, Unicopli, pp. 169-88.
Pellegrini 2008 = Paolo P., Livio e la biblioteca di Girolamo Bologni. Libri e Umanesimo a Treviso nei secoli XV e XVI, in «Studi medievali e umanistici», voll. v-vi, pp. 125-62.
Rhodes 1983 = Dennis E.R., La stampa a Treviso nel secolo XV, Treviso, Biblioteca Comunale.
Serena 1912 = Augusto S., La cultura umanistica a Treviso nel secolo XV, in «Miscellanea di storia veneta», s. iii, iii, pp. 1-396.
Tomè 2011 = Paola T ., Le latinizzazioni dal greco a Treviso sullo scorcio del secolo decimoquinto: tra memoria manoscritta e novità della stampa (con trascrizione dei documenti editoriali annessi), in «Atti dell’Ist. Veneto di Scienze, Lettere ed Arti», clxix, pp. 143-249.
Trovato 1993 = Paolo T ., Con ogni diligenza corretto. La stampa e le revisioni editoriali dei testi letterari italiani, 1470-1570, Bologna, Il Mulino.
Nota paleografica
Di B. abbiamo autografi soltanto per l’ultimo quindicennio di vita, con due eccezioni: il ricordo del dono datato 1475 che si legge nel ms. di Valerio Flacco avuto dal cardinale Giacomo Ammannati (tav. 1) e il contratto stipulato nel 1489 col tipografo Giovanni Rosso (tav. 2). Per educazione e professione (B. è stato notaio e cancelliere, nonché segretario di un alto prelato), ma anche perché a cavallo dei due secoli è così che si scrive in ambienti colti, B. si serve di una cancelleresca “all’antica”, declinata in due varianti. Nella tav. 2 la mano di B. è la tipica scrittura notarile veneta dell’ultimo Quattrocento: fitta di legature, coi tratti brevi delle lettere molto ravvicinati e assimilati (si noti in particolare la forma decisamente schematica di a, in taluni casi ridotta a due soli tratti verticali e non molto diversa, nel risultato complessivo, da n: « sia solamente per li do anni », tav. 2 r. 3) e con aste molto sviluppate, che da una parte esasperano la generale e caratteristica inclinazione del tracciato e dall’altra, interrompendo il ritmo della scrittura, aiutano l’occhio nel riconoscimento globale delle parole. Una scrittura non priva di eleganza, in cui sono presenti, con più discrezione di quanto non succeda in un contesto letterario, lettere maiuscole nella forma ma minuscole nella funzione e qualche occorrenza di c che include la vocale successiva (r. 8: caso); buone nelle proporzioni e nel disegno le maiuscole. Negli ess. posteriori di un quindicina d’anni (tav. 3, 4b, 5 e 7) la scrittura di B., senza che ciò pregiudichi la rapidità di esecuzione, è meno compressa (non così però nella tav. 4a) e con lettere meno esasperatamente assimilate, mentre rimane la caratteristica inclinazione; i tratti discendenti sotto il rigo delle lettere p, q e in qualche caso s terminano con un leggero ritorno della penna verso sinistra (come sarà tipico dell’italica formalizzata nei trattati di scrittura del Cinquecento); e ricompare la variante di d con asta inclinata (tav. 5 r. 10). Escluderei che questo diverso assetto grafico sia da connettere alla natura dei testi; mi sembra invece che sia mutata la stagione. Tra le peculiarità della scrittura del B. a questo stadio segnalo la forma spigolosa di s maiuscola, soprattutto ma non solo a fine parola (particolarmente evidente alla tav. 5 r. 14: Vergilius, r. 24: doctissimus), la lettera r eseguita in un tempo e molto aperta (tav. 5 r. 1: scribi, r. 6: proximior). E si noti anche l’uso di una particolare forma di s, intermedia tra la minuscola e la maiuscola (r. 18: sicut surrogarunt).
Censimento
- Bassano del Grappa, Biblioteca del Museo Civico, 1360 (1506)
- Cambridge (U.S.A.), Houghton Library, Lat. 332
- Milano, Biblioteca Ambrosiana, E 36 inf.
- Padova, Biblioteca del Seminario, 19
- Treviso, Archivio di Stato, Notarile, 395
- Treviso, Biblioteca Capitolare, II 36
- Venezia, Biblioteca Civica del Museo Correr, Cicogna 2393
- Venezia, Biblioteca Civica del Museo Correr, Cicogna 2661
- Venezia, Biblioteca Civica del Museo Correr, Cicogna 2662
- Venezia, Biblioteca Civica del Museo Correr, Cicogna 2663
- Venezia, Biblioteca Civica del Museo Correr, Cicogna 2664
- Venezia, Biblioteca Civica del Museo Correr, Cicogna 2665
- Venezia, Biblioteca Civica del Museo Correr, Cicogna 2666
- Venezia, Biblioteca Civica del Museo Correr, Cicogna 2667
- Venezia, Biblioteca Civica del Museo Correr, Cicogna 2838
- Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, Lat. X 270 (3333)
- Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, Lat. XII 22 (3905)
- Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, Lat. XII 207 (4407)
- Oxford, Bodleian Library, Lat. Class. 299
- Padova, Biblioteca del Seminario, L 2 8 210
- Roma, Biblioteca Angelica, Inc. 101
- Venezia, Biblioteca Civica del Museo Correr, Cicogna 912 [849]
Fonte: Il Quattrocento - Tomo I (2013)
Data ultima modifica: 15 gennaio 2026 | Cita questa scheda