Bonincontri, Lorenzo
San Miniato [Pisa] 1410–Roma? 1491 ca.
Presentazione
La produzione del Bonincontri risente degli influssi culturali dei vari centri della penisola con i quali venne in contatto durante la sua lunga vita. Bandito dalla sua città nel 1432, fino al 1450 condusse vita errabonda, militando, come soldato di ventura, sotto vari condottieri (Grayson 1971: 209). Dall’inizio degli anni Cinquanta fino al 1475 visse a Napoli, dove strinse rapporti di amicizia con il Panormita ed il Pontano e dove, tra l’altro, svolse l’incarico di precettore di Don Errico d’Aragona, figlio naturale del re Ferrante (sul periodo napoletano: Rinaldi 2004a). Rientrato a Firenze nell’autunno del 1475, vi si trattenne per circa un triennio, tenendo pubbliche letture sul testo di Manilio (Verde 1974; Field 1996). Dopo una breve parentesi presso Costanzo Sforza, signore di Pesaro (che seguì in varie imprese militari in qualità di astrologo personale: Grayson 1971: 209), a partire dal 1483 Lorenzo si stabilì a Roma, dove insegnò nello Studio cittadino, sotto la protezione di Sisto IV e del cardinale Raffaele Riario (sul periodo romano: Tournoy-Thoen 1972; Giorgetti 2002).
L’opera del Bonincontri si articola in due settori principali: l’indagine e la compilazione storiografica (Bollea 1911; Ferraù 2001; D’Angelo 2003) e una vasta produzione astrologica sia in prosa sia in versi. Quest’ultima annovera, in primo luogo, due ampi poemi didascalici dallo stesso titolo (De rebus naturalibuset divinis ad Laurentium Medicem e De rebus naturalibus et divinis ad Ferdinandium Aragonium) che però sono ben diversi per fonti e contenuto, e che costituiscono dei veri e propri incunaboli di questo genere di composizioni, destinato ad una larga fortuna nel Quattrocento (edizione critica: Bonincontri 1999; concordanza in Heilen 2000; su entrambe: Rinaldi 2004b). Il Bonincontri scrisse, inoltre, un gran numero di trattati, vaticini, tavole astronomiche (Soldati 1906: 105-53; Thorndike 1934: 405-12; Landucci Ruffo 1965: 171-94) e soprattutto il primo commento al poema di Manilio, stampato a Roma nel 1484 e destinato a larga fortuna (Feraboli 1992, Maranini 1994, Hübner 2010). Inedite restano altre importanti Expositiones bonincontriane, come quella della Sphaera del Sacrobosco e del Centiloquium pseudo-tolemaico (Rinaldi 1999: 141-48). Da ricordare, infine, anche un tardo poema sul calendario cristiano, i Fastorum siue Dierum solemnium Christianae religionis libri iiii.
Fino a pochi anni fa sulla scrittura di Lorenzo Bonincontri regnava una notevole incertezza e discordanza di opinioni; è merito di Heilen (in Bonincontri 1999: 20-47) l’aver reimpostato la questione su basi più solide e documentate, vale a dire sul fondamento di una approfondita analisi paleografica dell’unico documento certo, a tutt’oggi noto, della scrittura del Samminiatese: una lettera autografa del 5 ottobre 1466, indirizzata a Piero de’ Medici e conservata presso l’Archivio di Stato di Firenze (Mediceo avanti il Principato, 73 num. 328, → 3 e tav. 1a-b). Il raffronto tra le caratteristiche grafiche di questa lettera e quelle di altri codici contenenti opere di Bonincontri (come il BAV, Vat. Lat. 3379 ed il Paris, BnF, Lat. 8342: → 2 e 5) ha permesso allo stesso Heilen di individuare un primo nucleo di documenti attribuibili, con un buon margine di sicurezza, alla mano del Samminiatese. Lo studioso è poi tornato brevemente sulla questione (vd. Heilen 2011: 301 e nn. 36 e 38) anche per correggere alcune erronee attribuzioni di postillati tuttora correnti nella bibliografia bonincontriana. Lo stesso studioso (Heilen in Bonincontri 1999: 203 n. 489) ha indicato alcune annotazioni autografe in un esemplare a stampa del commento bonincontriano a Manilio conservato a Firenze (BNCF, Inc. B 3 11, → 4), ed ha attribuito, invece, a una diversa mano altre postille presenti nello stesso esemplare (postille già segnalate da Soldati 1906: 151 n. 2, il quale, tuttavia, era incline a considerarle autografe). Ancora Heilen (in Bonincontri 1999: 191-95) ha riconosciuto la mano di Bonincontri in alcune correzioni e aggiunte che figurano in un altro, importante testimone manoscritto del commento a Manilio (BAV, Ottob. Lat. 1706, → 1), codice nel quale lo studioso ha riconosciuto il probabile esemplare di stampa. Se si prescinde dalle varianti apposte da Bonincontri su queste copie di opere proprie, l’unico suo postillato attualmente noto è il ms. 931 della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino (→ P 1), che contiene il commento di Pontano sul Centiloquio di Tolomeo (segnalato da Rinaldi 2004a: 241-43).
Bibliografia
Bollea 1911 = Luigi Cesare B., Per l’edizione delle opere storiche di L. Bonincontri, in «Archivio muratoriano», x, pp. 580-88.
Bonincontri 1999 = Laurentii Bonincontrii miniatensis De rebus naturalibus et divinis. Zwei Lehrgedichte an Lorenzo de’ Medici und Ferdinand von Aragonien, Einleitung und kritische Edition von Stephan Heilen, Stuttgart-Leipzig, Teubner.
D’Angelo 2003 = Edoardo D’A., Nuova mappatura della tradizione manoscritta delle opere storiografiche di Lorenzo Bonincontri, in Id., Storiografi e cronologi del Mezzogiorno Normanno-Svevo, Napoli, Liguori, pp. 185-94.
Feraboli 1992 = Simonetta F., Da un’edizione umanistica di Manilio, in «Maia», xliv, pp. 165-69.
Ferraú 2001 = Giacomo F., Tradizioni regnicole e ipotesi baronali: Lorenzo Bonincontri, in Id., Il tessitore di Antequera. Storiografia umanistica meridionale, Roma, Ist. Storico Italiano per il Medio Evo, pp. 131-74.
Field 1996 = Arthur F., Lorenzo Buonincontri and the First Public Lectures on Manilius (Florence, ca. 1475-78), in «Rinascimento», s. ii, xxxvi, pp. 207-25.
Giorgetti 2002 = Leonardo G., Da Giorgio Trapezunzio a Luca Gaurico intorno a Tolomeo, in «Roma nel Rinascimento», [xviii], pp. 201-11.
Grayson 1971 = Cecil G., Bonincontri, Lorenzo, in DBI, vol. xii pp. 209-11.
Heilen 2000 = Stephan H., Concordantia in Laurentii Bonincontri Miniatensis Carmina de rebus naturalibus et diuinis, Hildesheim-Zürich-New York, Olms-Weidmann.
Heilen 2011 = Id., Lorenzo Bonincontri’s Reception of Manilius’ ‘Chapter on Comets’ (‘Astr.’ 1.809-926), in Forgotten Stars: Rediscovering Manilius’ ‘Astronomica’, ed. by Steven J. Green and Katharina Volk, Oxford, Oxford Univ. Press, pp. 278-310.
Hübner 2010 = Wolfgang H., Manilius, ‘Astronomica’, in Die Rezeption der antike Literatur. Kulturhistorisches Werklexikon, hrsg. von Christine Walde im Verbindung mit Brigitte Egger, Stuttgart-Weimar, Metzler, coll. 509-18.
Landucci Ruffo 1965 = Patrizia L.R., Lorenzo Bonincontri e alcuni suoi scritti ignorati, in «Rinascimento», s. ii, v, pp. 171-94.
Maranini 1994 = Anna M., Filologia fantastica. Manilio e i suoi ‘Astronomica’, Bologna, Il Mulino, pp. 181-84.
Rinaldi 1999 = Michele R., Pontano, Trapezunzio ed il “Graecus Interpres” del ‘Centiloquio’ pseudo-tolemaico, in «Atti dell’Accademia Pontaniana», n.s., xlviii, pp. 125-71.
Rinaldi 2004a = Id., Un sodalizio poetico-astrologico nella Napoli del Quattrocento: Lorenzo Bonincontri e Giovanni Pontano, in «MHNH. Revista Internacional de Investigación sobre Magia y Astrología Antiguas», iv, pp. 221-44.
Rinaldi 2004b = Id., Recensione a Bonincontri 1999, in «MHNH. Revista Internacional de Investigación sobre Magia y Astrología Antiguas», iv, pp. 297-308.
Soldati 1906 = Benedetto S., La Poesia astrologica nel ’400, Firenze, Sansoni, 1906 [rist. an. Firenze, Le Lettere, 1986, con una Presentazione di Cesare Vasoli].
Thorndike 1934 = Lynn T., A History of Magic and Experimental Science, New York, Columbia Univ. Press, vol. iv.
Tournoy-Thoen 1972 = Godelieve T.-T., La laurea poetica del 1484 all’Accademia romana, in «Bulletin de l’Institut Historique Belge de Rome», xlii, pp. 211-35.
Verde 1974 = Armando F. V., Giovanni Argiropulo e Lorenzo Buonincontri professori nello studio fiorentino, in «Rinascimento», s. ii, xiv, pp. 279-87.
Nota paleografica
Tutti gli autografi del B. si caratterizzano per l’uso di una scrittura corsiva di assoluta sobrietà, con poche concessioni estetiche e che tuttavia, in gradazioni diverse, risulta funzionale sia per trascrizioni più impegnate, destinate a una pubblica circolazione, sia per libri di studio e di lavoro, nonché per lettere e semplici appunti. Anche nelle situazioni più formali (la lettera a Piero dei Medici del 1466 o le prime carte del ms. Parigino Lat. 8342), l’innegabile matrice corsiva della scrittura del B. si rivela nell’uso di varianti di lettera per lo più eseguite in un tempo o fortemente semplificate, nella presenza di numerose legature, nella generale inclinazione del tracciato e in particolare di f e s, il cui primo tratto scende al di sotto della riga di scrittura, nel caratteristico prolungamento dei tratti orizzontali (compreso il segno abbreviativo) in fine di parola. Pur essendosi mosso, a Firenze e a Napoli, in ambienti di raffinata e aggiornata cultura grafica umanistica e pur dimostrando di conoscere alcune regole dello scrivere “all’antica”, B. rimane sostanzialmente ai margini di quella esperienza, legato invece a modelli tradizionali, della prima metà del secolo, quando si è formato alla scrittura. Così se da una parte possiamo verificare l’uso di alcuni marcatori umanistici (s regolarmente minuscola in fine di parola; & legatura per la congiunzione, ma non in via esclusiva), dall’altra si deve registrare come la lettera d rimanga ostinatamente quella della tradizione moderna o gotica (pur se leggermente ruotata per farla assomigliare alla variante minuscola), talvolta eseguita in nesso di curve; come le lettere distintive non solo non compongano un alfabeto coerentemente capitale, ma – se capitali – siano eseguite con assoluta noncuranza delle proporzioni e prive di “grazie”; come il dittongo sia reso ancora nella forma di e caudata (ę) con la quale è stato reintrodotto, all’inizio del Quattrocento, nell’ortografia latina (ben presto soppiantato dalla forma a piene lettere o dal nesso æ); come il segno abbreviativo sovramodulato a forma di 3, indicante il troncamento e usato con grande frequenza dal B., sia anch’esso in linea con abitudini della prima metà del secolo.
Censimento
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Ottob. Lat. 1706
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 3379
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato, 73 num. 328 (olim 365)
- Paris, Bibliothèque nationale de France, Lat. 8342
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Inc. B 3 11
- Torino, Biblioteca Nazionale Universitaria, 931 (olim F V 31)
Fonte: Il Quattrocento - Tomo I (2013)
Data ultima modifica: 15 gennaio 2026 | Cita questa scheda