Cambini, Andrea di Antonio
Firenze 1445–1528
Presentazione
Il corpus letterario di Andrea di Antonio Cambini comprende innanzitutto due trattati storici: il Della origine de’ Turchi et Imperio delli Ottomani, edito per la prima volta a Firenze per le cure di Bernardo Giunti nel 1529 e più volte passato sotto i torchi, e l’inedito Della progenie del Regno de’ Franchi e vita de’ loro Re. Ai trattati si affiancano numerosi volgarizzamenti inediti di testi latini antichi e moderni: il De amicitia e il De senectute di Cicerone, la Vita di Attico di Cornelio Nepote, il Cicero novus di Leonardo Bruni, le Disputationes Camaldulenses di Cristoforo Landino (la traduzione cambiniana risulta ad oggi perduta), e le Historiarum ab inclinatione Romanorum imperii decades di Biondo Flavio. Esiste poi un anonimo volgarizzamento dell’Epistolarum familiarium liber i di Marsilio Ficino, la paternità del quale, attribuita a Cambini, è sub iudice (cfr. Guerrieri 2008; Guerrieri 2012).
Le indagini condotte sulla tradizione manoscritta delle opere di Cambini hanno avuto come esito l’individuazione di tre testimoni autografi che trasmettono la traduzione delle Decades di Biondo (→ 12, 15, 16). Nel 1968 Riccardo Fubini ha riproposto all’attenzione degli studiosi la versione cambiniana delle Decades, segnalandone due testimoni, il ms. Firenze, BML, Ashb. 541, autografo di Cambini (→ 12), e il ms. Firenze, BNCF, II III 59 (da ora in poi F), allestito nella prima metà del Cinquecento (Fubini 1968: 554-55, 557). F riveste notevole importanza nella tradizione del testo dell’umanista forlivese, in quanto tramanda non soltanto la traduzione di Decades, ii 8-10, iii 1-10 e iv 1, con cui si arresta la narrazione delle Decades anticamente a stampa (Biondo 1483; Biondo 1484; Biondo 1531, reimpresso nel 1559), ma anche alcune addizioni, o, per dirla con le parole di Cambini, alcuni « libri adgiunti » (un libro di raccordo incastonato fra ii e iii decade, il iv 1 in una differente e più ampia forma redazionale e l’intero libro iv 2), assenti nelle antiche stampe sopracitate (vd. Guerrieri 2006-2007: xxxi-xli). Nel proemio che precede la iv decade Cambini si attribuisce la paternità di tali addizioni (c. 284v). Fubini ha ipotizzato che Cambini abbia avuto accesso al materiale inedito predisposto da Gaspare Biondo in vista di una edizione (mai realizzata) delle paterne Decades, e che si sia attribuito abusivamente « non solo le parti aggiunte, ma ignaro del testo vulgato, anche il libro xxxi [cioè il iv 1] con cui terminano le edizioni a stampa » (Fubini 1968: 554-55). Allo stato attuale delle ricerche, non sono a mio parere emersi elementi che consentano di definire con un certo margine di sicurezza la paternità del libro di raccordo e del iv 2 (il libro iv 2 di Biondo, non compreso nelle antiche stampe e il cui contenuto differisce dal iv 2 in volgare di Cambini, è edito in Biondo 1927: 3-28). Un nuovo, importante, dettaglio è stato invece acquisito a proposito del iv 1, in seguito all’individuazione degli altri due testimoni autografi del volgarizzamento, i mss. 89 41 e 89 42 della Biblioteca Capitolare di Toledo, latori dei tre libri aggiunti (→ 15 e 16). A differenza di quanto ipotizzato da Fubini, al quale i manoscritti toledani non erano noti, Cambini è invece ben consapevole del punto in cui termina il testo latino vulgato, come dimostra una sua annotazione marginale vergata a c. 209v del ms. Toledano 89 41, in corrispondenza della frase con la quale si chiudono le antiche edizioni a stampa delle Decades: « Fine de· libro xi et della Storia di messer B» (dove con « libro xi » Cambini si riferisce all’undicesimo libro della terza decade, cioè al primo della quarta; la c. 209v è riprodotta in Guerrieri 2006-2007: tav. vii). Alcuni nodi potranno forse essere sciolti allorché le Decades saranno criticamente pubblicate nell’Edizione nazionale delle opere di Biondo Flavio promossa dall’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo.
Quanto alla provenienza, i due mss. toledani recano entrambi sulla carta di guardia anteriore un unico elemento indiziario, ovvero la nota di possesso del cardinale Francesco Saverio de Zelada (Roma, 1717-1801), appassionato collezionista di monete, sigilli, cere anatomiche, ecc., e bibliofilo raffinato. I due codici, insieme con la parte più pregevole della Biblioteca Zeladiana, furono concitatamente spediti da Roma a Toledo fra il 1798 e il 1799, mentre le truppe napoleoniche invadevano l’Urbe (si veda Guerrieri 2006-2007: 352-61). Il terzo codice autografo, è il già citato ms. Ashb. 541, appartenuto alla Biblioteca Pucci (Catalogo Pucci: num. 146), della quale seguì le sorti. Venduta dalle sorelle ed eredi del marchese Giuseppe Pucci a Guglielmo Libri nel dicembre del 1840, la Biblioteca Pucci fu trasportata a Parigi, dove risiedeva Libri, nel gennaio del 1843. Nel 1847, Libri vendette a sua volta la propria biblioteca a Lord Bertram IV Ashburnham, il quale ne dispose il trasferimento a Ashburnham Place, dove al codice fu data la segnatura « 541 » (Manuscripts [1853]: num. 541). Un anno dopo la morte di Lord Ashburnham (22 giugno 1878), anche quella vastissima biblioteca fu messa in vendita: si aprirono quindi complesse trattative che interessarono in un primo momento il Governo inglese e quello francese; grazie all’intermediazione di Pasquale Villari fu coinvolto anche il Governo italiano che, nel 1884, comprò il Fondo Libri, rimpatriato nel dicembre dello stesso anno e annesso alla Biblioteca Medicea Laurenziana. Nell’inventario del Fondo Libri stilato per conto del Governo italiano, il manoscritto è catalogato con il numero « 473 »; le succinte notizie che lo descrivono, sono quelle presenti nel catalogo Pucci, riprese da Libri, tradotte in francese per conto di Lord Ashburnham e, in fine, nuovamente tradotte in italiano: « 541. 473. Storia volgarizzata di Flavio Biondo. cod. cart. in folio del XVI sec. » (Relazione 1884: 30).
Tre, dunque, i testimoni autografi fino ad ora rintracciati della non trascurabile produzione stricto sensu letteraria di Cambini, che coltivò l’interesse per la storia « dalla prima […] adolescentia » fino agli ultimi anni di vita, leggendo ogni « scrittore così di annali come di storie, latino e vulcare, eloquente o barbaro » (citazioni tratte dal proemio del cambiniano Della progenie del Regno de’ Franchi e vita de’ loro Re, edito in Guerrieri 2012: app. ii rr. 34-36). Cambini, giova ricordarlo, non fu tuttavia un letterato di professione ma un factotum dei Medici, e spese gli anni centrali (almeno) della sua esistenza prima come agente diplomatico di Lorenzo di Piero de’ Medici, poi come abile ed energico amministratore del cardinale Giovanni de’ Medici. Stralci di questa intensa e avventurosa fase della vita di Cambini affiorano dalle 83 lettere, inedite e autografe, che ho fino ad ora individuato (→ 1-11 e 13-14). Sebbene talvolta si aprano a suggestivi squarci narrativi (vd. Guerrieri 2008: 391), tali lettere testimoniano la produzione documentaria di Cambini: talora riguardano la sfera domestica di Casa Medici, talora sono invece assimilabili a veri e propri dispacci militari contenenti dettagliatissimi resoconti di tipo politico e diplomatico. Sono conservate a Firenze in parte nel Fondo Mediceo avanti il Principato dell’Archivio di Stato (segnalate sinteticamente in Kristeller: i 70), in parte fra le Carte Michelozzi del Fondo Ginori-Conti della Biblioteca Nazionale Centrale (segnalate sinteticamente in Kristeller: ii 515, v 600; Fubini 1968: 554; Hankins 2004: 262). La formazione, organizzazione e trasmissione del Fondo Mediceo avanti il Principato è stata oggetto delle ricerche di Raffaella Maria Zaccaria, al cui saggio si rimanda (Zaccaria 2003). Le vicende delle Carte Michelozzi successive alla morte di Niccolò Michelozzi (1526) sono ancora in parte da chiarire; furono fortuitamente ritrovate nelle soffitte di Palazzo Gaddi nel 1747 da Rosso Antonio Martini, che provvide a riorganizzarle e a trasmetterle al figlio, al quale rimasero fino al 1800, anno in cui passarono ad altre famiglie lontane eredi dei Martini (Arrighi-Klein 1996: 1391-95, con ulteriori dettagli); furono poi « soggette a indegne dispersioni e speculazioni » (Viti 2003: 195 e n. 41). Una parte di esse, acquistata poco prima della Seconda Guerra Mondiale dal principe Piero Ginori Conti (1865-1939), fu in seguito donata dai suoi eredi alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (Martelli 1965: 13 n. 41; Conti 2001).
Infine, sono stati rintracciati due incunabuli recanti l’ex libris autografo di Cambini. Il « no 26 » che egli antepose alla nota di possesso dell’edizione delle Epistole di Plinio il Giovane (→ P 1), è l’unico altro elemento noto sulla biblioteca del nostro autore.
Dal dossier è stato escluso il materiale autografo cambiniano di natura meramente pratica e privata: si tratta delle denuncie fiscali presentate dai « Figluoli et redi d’Antonio di Canbino di Francesco Canbini » nel 1469 (Firenze, ASFi, Catasto 925, I parte ii, cc. 389r-391v: Portate-Campioni del Catasto dei cittadini, S. Giovanni, Drago), e da Andrea di Antonio nel 1480 (Firenze, ASFi, Catasto 1018, parte i, c. 42r-v: Portate-Campioni del Catasto dei cittadini; San Giovanni, Drago; la c. 42r è riprodotta in Guerrieri 2008: tav. i) e nel 1498 (Firenze, ASFi, Decima Repubblicana 29, cc. 111r-112v: S. Giovanni, Drago; un particolare di c. 111r è riprodotto in Guerrieri 2008: tav. ix).
Bibliografia
Arrighi-Klein 1996 = Vanna A.-Francesca K., Segretari e archivi segreti in età laurenziana. Formazione e vicende delle Carte Gaddi-Michelozzi, in La Toscana al tempo di Lorenzo il Magnifico. Politica economia cultura arte. Atti del Convegno promosso dalle Università di Firenze, Pisa e Siena, 5-8 novembre 1992, Pisa, Pacini, vol. iii pp. 1381-95.
Biondo 1483 = Blondi Flavii Historiarum ab inclinatione Romanorum imperii decades, Venetiis per Octavianum Scotum Modoetiensem [istc ib00698000].
Biondo 1484 = Eiusdem Historiarum ab inclinatione Romanorum imperii decades, Venetiis per Thomam de Blavis [istc ib00699000].
Biondo 1531 = Eiusdem Historiarum ab inclinatione Romanorum libri xxxi, Basileae ex Officina Frobeniana.
Biondo 1927 = Scritti inediti e rari di Biondo Flavio, con introduzione di Bartolomeo Nogara, Roma, Tip. Poliglotta Vaticana.
Catalogo Pucci = Catalogo dei Mssi della Libreria Pucci: ms. Firenze, BML, Ufficio Mss. ii 29 [del medesimo catalogo esiste in BML un’altra copia, collocata A-44].
Conti 2001 = Fulvio C., Ginori Conti, Piero, in DBI, vol. lv pp. 43-45.
Fubini 1968 = Riccardo F., Biondo Flavio, in DBI, vol. x pp. 536-59.
Guerrieri 2006-2007 = Elisabetta G., I «libri adgiunti» di Andrea Cambini alle ‘Storie’ di Biondo Flavio. Edizione critica e commento, Tesi di dottorato, tutor Concetta Bianca, Università degli Studi di Firenze.
Guerrieri 2008 = Ead., Fra storia e letteratura: Andrea di Antonio Cambini, in «Medioevo e Rinascimento», xxii, pp. 375-420.
Guerrieri 2012 = Ead., La storia come vocazione: Andrea di Antonio Cambini, in «Medioevo e Rinascimento», xxvi, pp. 85-109.
Hankins 2004 = James H., The Myth of the Platonic Academy of Florence, in Id., Humanism and Platonism in the Italian Renaissance, vol. ii. Platonism, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, pp. 219-72 [già apparso in «Renaissance Quarterly», xliv 1991, pp. 429-75].
Manuscripts [1853] = Catalogue of the Manuscripts at Ashburnham Place. Part the First, Comprising a Collection Formed by Professor Libri, London, C.F. Hodgson.
Martelli 1965 = Mario M., Studi laurenziani, Firenze, Olschki.
Relazione 1884 = Relazione alla Camera dei Deputati e Disegno di Legge per l’acquisto di codici appartenenti alla Biblioteca Ashburnham descritti nell’annesso Catalogo, Roma, Tip. della Camera dei Deputati.
Viti 2003 = Paolo V., L’Archivio Mediceo avanti il Principato e la cultura umanistica, in I Medici in rete. Ricerca e progettualità scientifica a proposito dell’archivio Mediceo avanti il Principato. Atti del Convegno di Firenze, 18-19 settembre 2000, a cura di Irene Cotta e Francesca Klein, Firenze, Olschki, pp. 185-231.
Zaccaria 2003 = Raffaella Maria Z., Il Mediceo avanti il Principato: trasmissione e organizzazione archivistica, in I Medici in rete. Ricerca e progettualità scientifica a proposito dell’archivio Mediceo avanti il Principato. Atti del Convegno di Firenze, 18-19 settembre 2000, a cura di Irene Cotta e Francesca Klein, Firenze, Olschki, pp. 59-81.
Nota paleografica
La mano del C. è documentata in un consistente gruppo di missive originali – tutte in volgare – indirizzate fra il 1474 e il 1494 a vari membri della famiglia Medici o a loro familiares, primo fra tutti Niccolò Michelozzi, segretario personale di Lorenzo il Magnifico, e in tre mss. (→12, 15 e 16) latori di alcuni segmenti autografi del volgarizzamento delle Historiarum ab inclinatione Romanorum imperii decades di Biondo Flavio, a cui C. lavorò per circa un decennio, fino al 1491; a questi materiali si aggiungono alcune denunce fiscali, la più antica del 1469, l’ultima del 1498. Rimane al momento sconosciuta la mano di C. negli ultimi trent’anni di vita, anche se sono forse da attribuire ad un periodo tardo alcuni interventi dall’andamento assai incerto negli autografi delle traduzioni da Biondo (si veda ad es. il titolo del ms. di Toledo 89 41, tav. 2). L’attività grafica del C., anche per la natura delle testimonianze (tutte legate alle urgenze dei suoi incarichi o a fasi di elaborazione testuale), si svolge all’insegna di una corsività molto spinta, a tratti radicale, ma non per questo priva di una propria riconoscibile eleganza. Nella sua scrittura, che negli anni documentati registra solo minimi aggiustamenti, si può riconoscere una matrice mercantesca, coerente con le origini famigliari e col registro linguistico, blandamente mitigata in senso umanistico. Alla tradizione mercantesca, nello stadio a cui era giunto nella seconda metà del Quattrocento, è da ricondurre la trama generale della scrittura, intessuta di varianti di lettera estremamente semplificate e assimilate, funzionali alle legature, attraverso le quali C. costruisce un tracciato che quasi non conosce interruzioni all’interno delle parole, anzi delle più complesse unità semantiche. Si osservino in particolare c e t in un solo tratto di penna (non sempre immediatamente distinguibili), l’analoga forma di e in posizione però solo finale (nella parola e è sempre in due tratti), il costante ed esclusivo uso di r nella forma che si definisce tonda, la lettera g sempre in un tratto e quasi distesa in orizzontale (con la cosiddetta coda ridotta e dislocata quasi a destra della prima sezione, spesso aperta; ad es. tav. 1 r. 2: in lingua, r. 5: con ongni generatione, ecc.) e una variante del tutto peculiare di o, usata solo a inizio di parola, sovramodulata, sinistrogira e dotata di un prolungamento che, passando sotto il corpo della lettera, permette la legatura con quanto segue (tav. 1 r. 6: oprimere; tav. 4 r. 4: oferire, che ò gi[à], r. 6: ocupatione). Sono coerenti con la mercantesca (anche se non esclusive di questa tradizione) le due varianti “medievali” di d, in uno o due tempi, e anche l’allografo di f usato all’inizio di parola, col primo tratto discendente ricurvo (tav. 1 r. 2: fiorentina, r. 13: fusse; tav. 2 r. 4: facta; tav. 4: r. 4: facultà) talvolta in un solo tratto di penna (tav. 3 r. 7: fede; tav. 4 r. 5: fortuna). Il sistema delle legature del C. contempla anche un gran numero di collegamenti dal basso con lettere alte (b, h, l), tutte però realizzate rigorosamente senza occhielli (ad es. tav. 1 r. 5: el quale). Vero e proprio marcatore mercantesco è la forma semplificata di h, col primo tratto che, discendendo, non tocca la linea scrittura, e col secondo tratto prolungato in una coda da cui può nascere una legatura con la lettera seguente (ad es. tav. 1 r. 8: e’ Visigothi); e si segnala come dettaglio utile all’identificazione della mano del C. la particolare morfologia del sintagma ch(e), talora in un tempo (ad es. tav. 3 r. 6: che n’arei). Su questa trama, come è inevitabile per l’ambiente in cui il C. si muove, si innestano i ricordati blandi correttivi umanistici, che consistono: nell’adozione della legatura & per la congiunzione; nell’uso di qualche maiuscola e perfino di qualche isolata variante “antica” (tav. 4 r. 1: nella parola Magnifico si notino l’iniziale e la morfologia di g) in contesti di maggior formalità, ad es. nelle soprascritte delle lettere, nelle formule di saluto e negli indirizzi vergati sul verso; nella decisa inclinazione del tracciato verso destra (atteggiamento tipico delle corsive “all’antica” e sconosciuto alla mercantesca che, sia nelle versioni più calligrafiche sia in quelle più dimesse, è scrittura rigorosamente diritta). Si osservi infine che, a partire dagli anni ’80, C. comincia a far terminare i tratti discendenti sotto il rigo delle lettere f, p, q, s con un leggero ritorno di penna verso sinistra (non così negli ess. degli anni ’70), secondo i dettami della migliore cancelleresca italica.
Censimento
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 5, num. 816
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 7, num. 407
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 15, num. 70
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 18, num. 101, 102
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 22, num. 443
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 26, num. 343
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 32, num. 518
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 39, num. 465, 493, 506, 519
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 40, num. 244
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 73, num. 120, 176
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 76, num. 113, 116, 271, 277
- Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Ashb. 541
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Ginori Conti 29 22
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Ginori Conti 29 60
- Toledo, Archivo y Biblioteca Capitulares, 89 41
- Toledo, Archivo y Biblioteca Capitulares, 89 42
- Firenze, Biblioteca Riccardiana, Ed. rare 351
- Firenze, Biblioteca Riccardiana, Ed. rare 372
Fonte: Il Quattrocento - Tomo I (2013)
Data ultima modifica: 15 gennaio 2026 | Cita questa scheda