Crinito (Pietro Del Riccio Baldi), Pietro

Firenze 1474–1507

Presentazione

Dell’umanista fiorentino Pietro di Bartolomeo di Antonio Del Riccio Baldi, meglio noto come Pietro Crinito, allievo di Angelo Poliziano ed autore del De honesta disciplina, del De poetis latinis e dei Poemata (quest’ultima opera uscita postuma) mancano testimonianze autografe relative alla produzione letteraria. Probabilmente per il De honesta disciplina e il De poetis latinis, opere elaborate sotto forma di schede autonome, nella struttura tipica delle adnotationes e delle lucubrationes tardo-quattrocentesche (pubblicate nel 1504 e nel 1505, dopo un lavoro che abbracciò un arco temporale ampio, iniziato almeno fin dal 1495, come testimonia lo stesso umanista in alcune sottoscrizioni autografe), Crinito si servì di fogli o fascicoli sciolti in modo da poter integrare agevolmente le notizie con l’aggiunta di nuovi testi; verosimilmente questo tipo di materiale di lavoro, accresciutosi nel corso del tempo, e forse mai dotato di una legatura stabile, fu inviato in tipografia dove, una volta utilizzato, andò disperso. La stessa sorte toccò alle lettere del Crinito, conservate solo dalle edizioni a stampa.

Gli autografi del Crinito sono copie di autori latini e volgari che furono realizzate dall’umanista tra il 1486 al 1500 per studio personale e che entrarono a far parte della sua collezione libraria. In assenza di inventari e di disposizioni testamentarie riguardanti la sua biblioteca, è stato necessario avviare la ricerca dei libri appartenuti all’umanista a partire dalle edizioni di due sue opere, il De honesta disciplina e i Poematum libri (Crinito 1955 e Crinito 2002), dallo spoglio della bibliografia su Angelo Poliziano e sul circolo laurenziano cui Crinito fu legato, ed infine dal vaglio dei cataloghi a stampa e digitali dei manoscritti e degli incunaboli delle principali biblioteche di conservazione in Europa e in America. Il censimento ha permesso di reperire trentasei esemplari tra manoscritti e stampati, di cui trentaquattro sono quelli effettivamente appartenuti all’umanista (non fecero parte della collezione libraria i mss. Città del Vaticano, BAV, Barb. Lat. 2028, e Firenze, BML, San Marco 554: → 1 e P 6).

L’incremento più significativo – non solo dal punto di vista numerico, ma soprattutto per l’inestimabile valore dei volumi – del patrimonio bibliografico del Crinito avvenne in seguito all’acquisizione di parte della biblioteca di Angelo Poliziano dopo la morte di quest’ultimo avvenuta il 28 settembre del 1494; manca purtroppo ogni riferimento esplicito, nell’opera di Crinito o nei suoi volumi, al momento e alle modalità dell’acquisizione dei libri di Poliziano. Il Poliziano non aveva lasciato disposizioni testamentarie; i libri dopo la sua scomparsa furono in parte dispersi o trafugati ed in parte confiscati (Maïer 1965: 5-10): la dispersione della biblioteca è testimoniata da alcune note all’interno di manoscritti della Biblioteca di San Marco (si vedano ad esempio i mss. Firenze, BML, Plut. 35 29, e San Marco 303, volumi recuperati in data 19 gennaio 1497 a compenso dei codici di San Marco che erano in possesso del Poliziano e che si perdettero dopo la sua morte) e da testimonianze del Crinito, di Aldo Manuzio e di Pier Vettori. Famose sono le due missive ad Alessandro Sarti, pubblicate per la prima volta nell’editio princeps degli Opera omnia del Poliziano del 1498 (Epistulae, xii 21 e 22), in cui il Crinito lamenta la dispersione dei volumi e soprattutto i tentativi di plagio delle opere dell’umanista.

Ad eccezione di due incunaboli (gli attuali Firenze, BNCF, Banco Rari 97, e München, BSt, 2 Inc. c. a. 467), il materiale di Poliziano passato al Crinito si presentava nella forma di quaderni e fogli sciolti, per lo più autografi, contenenti appunti relativi agli anni dell’insegnamento universitario, estratti da vari autori ed appunti di studio. Il Crinito si preoccupò di riordinare tutto il materiale che era riuscito a procurarsi, come dimostrano le tavole del contenuto apposte all’inizio degli zibaldoni e la numerazione di sua mano; il riordino del materiale polizianeo avvenne sulla base dell’argomento o, più banalmente, sulla base del formato dei fogli, talora rispettando la facies originale (→ P 24), talora sconvolgendo l’ordine dei fogli, talora cercando di riordinare i fogli senza successo (come nel caso della iii sezione dell’autografo num. 9), talora spostando, in base all’argomento, alcuni autografi di Poliziano all’interno di materiale di sua mano (si veda la v sezione dell’autografo num. 7). Il Crinito senza dubbio entrò in possesso anche di altri fogli e volumi del maestro oggi perduti, come dimostrano gli apografi desunti da materiale polizianeo esemplati negli anni 1495-1496; si vedano ad esempio la copia del De re coquinaria di Apicio che, come afferma lo stesso Crinito, fu esemplata nel marzo 1495 « ab exemplari Angeli Politiani præceptoris, quem ipse diligentissime emendaverat cum codice alio Nicolai Perotti, tum et aliis » (München, BSt, Lat. 756, c. 50r, → 10), o la copia del novembre 1496 delle In Adnotationes Beroaldi e di alcuni appunti di mano di Poliziano datati 1489 (iv sezione dell’autografo num. 8).

Contemporaneamente all’utilizzo, allo studio e al riordino del materiale di Poliziano – che influenzò l’umanista anche dal punto di vista grafico (dopo tali acquisizioni, il Crinito introdusse nella sua grafia alcuni elementi tipici della scrittura del maestro, come la g di tradizione antiquaria e le abbreviazioni di origine insulare per est ed enim) – Crinito si dedicò anche al riordino dei propri materiali autografi, come dimostrano le tavole del contenuto apposte all’inizio dei suoi zibaldoni (→ 2 e 7).

Quello che stupisce del materiale proveniente dallo scrittoio del Crinito è lo scarso utilizzo dei testi per la stesura delle sue lucubrationes, almeno a giudicare dai segni di lettura; l’unica eccezione è l’incunabolo, proveniente dalla biblioteca del Poliziano, con il De legibus e il De natura deorum di Cicerone, ricco di interventi marginali del Crinito (→ P 21): quasi tutti i notabilia trovano riscontro nel De honesta disciplina, così come le correzioni ai trattati ciceroniani di mano del Poliziano, che aveva collazionato alcuni testi all’interno del suo volume a stampa con un manoscritto di San Marco (l’attuale BML, San Marco 257). I volumi del Crinito non presentano mai tracce di note di studio o di collazione; le uniche varianti, di collazione, presenti nei manoscritti di sua mano sono quelle copiate dai suoi antigrafi; tutti gli interventi sono limitati alla trascrizione di termini rari desunti dal testo, all’annotazione di nomi di personaggi, di luoghi, di eventi, di proverbia. Sicuramente Crinito si servì, per la stesura delle sue opere, di biblioteche fiorentine come quella di San Marco, da cui ottenne anche in prestito dei volumi, quella di San Salvatore a Settimo e quella della Badia Fiorentina, come è attestato da alcune sottoscrizioni e da alcuni capitoli del De honesta disciplina.

I manoscritti e i postillati dell’umanista presentano, nella maggior parte dei casi, la nota di possesso nella forma Petri Criniti et amicorum, talora nella variante che permette di datare l’ingresso nella collezione libraria (ante 1496) Petri Criniti Proculi et amicorum, formula arricchita dell’appellativo Proculus abbandonato dal 1496; alcuni manoscritti e postillati, privi di tale nota, sono stati attribuiti alla biblioteca dell’umanista attraverso il confronto paleografico.

Crinito non lasciò eredi: dopo la sua scomparsa, i suoi volumi passarono a Benedetto Varchi (forse attraverso il cenacolo degli Orti Oricellari, cui il Varchi appartenne) e a Pier Vettori; i volumi appartenuti alla biblioteca del Crinito sono oggi dispersi principalmente tra Firenze e Monaco di Baviera.



Bibliografia
Crinito 1955 = Pietro C., De honesta disciplina, a cura di Carlo Angeleri, Roma, Bocca.
Crinito 2002 = Das Poëmata des Petrus Crinitus und ihre Horazimitation, Einleitung, Text, Übersetzung und Kom­ mentar von Anna Mastrogianni, Münster, Lit.
Maïer 1965 = Ida M., Les manuscrits d’Ange Politien, Genève, Droz.

Nota paleografica

Gli autografi di C. risalgono al quindicennio che va dal 1486 al 1500, quando l’umanista ha tra i dodici e i ventisei anni. Si tratta di una fase della vita, tra scuola e prima maturità, decisiva nella formazione della personalità grafica di chiunque e, di solito, quella in assoluto meno documentata (ma si veda in questo volume il caso, per altro molto diverso, di Tommaso Baldinotti). C. appartiene alla generazione che si forma alla scrittura nell’ultima età laurenziana, in un periodo in cui, a Firenze come altrove, quella manoscritta ormai non è più la sola possibile forma di libro e le corsive (le uniche litterae manuales destinate a convivere con la stampa) si fanno molto meno disciplinate e più personali, soprattutto nelle mani di chi della scrittura non fa una professione. Questa situazione è testimoniata in modo paradigmatico da quanto rimane della biblioteca del C., in cui il numero degli stampati supera quello dei libri “in penna” (le edizioni a stampa sono 23, alcune riunite sotto un’unica coperta) e in cui questi ultimi hanno caratteri materiali e grafici del tutto peculiari. La gran parte dei manoscritti appartenuti al C. non sono infatti veri e propri libri (intendendo per libro il risultato di un progetto riconoscibile e lineare), ma zibaldoni allestiti per uso personale, insiemi fattizi di materiali eterogenei, non necessariamente solo autografi (emblematico è il caso di due sezioni di mano del Poliziano inglobate nel Monacense 748); sono carte di lavoro, quaderni di studio concepiti come unità autonome e volutamente instabili, dinamiche (i fascicoli, finché rimangono sciolti, possono essere accresciuti, scomposti e ricomposti oppure ordinati in modi diversi) e infine stabilizzati in una successione definitiva sulla base dei criteri più diversi (l’argomento, la lingua, il formato, più raramente la cronologia) e a quel punto provvisti di una cartulazione generale e corredati di indici, lemmari, titoli correnti. In coerenza con tutto ciò la scrittura di C. è una corsiva all’antica perfettamente aderente alla linea fiorentina di fine secolo, ma in cui gli aspetti funzionali prevalgono a tal punto su quelli formali da rendere quella linea quasi impercettibile. Nell’autografo più antico (Riccardiano 2621, cc. 2-39, tav. 1), la giovane età di C. e la natura scolastica dell’esercizio non bastano a spiegare l’allestimento negligente e il carattere indisciplinato della sua corsiva, mal allineata e incerta nel ductus delle lettere più complesse (emblematico è il caso di g, con la coda eseguita nei modi più diversi). Piuttosto si manifesta già a questa data (1486-1487) quanto si può a ragione considerare un carattere innato e permanente della mano di C.: un’inesorabile propensione per esecuzioni rapide, quasi ossessive, in cui pur di non staccare la penna dal foglio si producono catene di lettere gravemente deformate (al limite della leggibilità) e collegamenti ardimentosi realizzati anche attraverso i segni abbreviativi (ad es. tav. 1 r. 1: non; tav. 2 r. 17: quam consilium; tav. 3 r. 4: impugnantur; tav. 5 r. 4: vocandus; tav. 6 r. 1: corpore, r. 3: fluctus navibus, praebuerat); il tutto condito da energici prolungamenti dei tratti a fine parola che contribuiscono ad accentuare l’aspetto intricato delle pagine di C., l’oscurità della sua scrittura, a buon titolo definita « abominable » da E.K. Rand. Qualche trascrizione più diligente e a momenti perfino calligrafica (tav. 3) è tentata da C. negli anni passati alla scuola di Ugolino Verino (Riccardiano 915, cc. 37-208, tav. 2, e Riccardiano 2621, cc. 44-231, 1488-1491) e in un codice copiato da un esemplare della biblioteca di S. Marco (Laurenziano 90 sup. 8, Sidonio Apollinare, 1491 ca.). A partire da questi ess. C. fa proprie alcune delle varianti “antiquarie” tipiche delle migliori corsive umanistiche di fine secolo: a capitale, con o senza tratto mediano (tav. 3 r. 11: arduum), e a onciale e di modulo grande (tav. 7 r. 11: disticha) usate in funzione di minuscola; c sovramodulata che ingloba la lettera successiva (tav. 3 r. 16: cumque); e in forma di epsilon (tav. 5 r. 11a: habet); q e t capitali usate come minuscole (tav. 3 r. 1: tum, r. 3: quae). In scrittura più nitida tendono ad essere compilate, per evidenti ragioni, le tavole che corredano gli stampati (tav. 5) o gli zibaldoni (non così però nella tav. 7). Come per molti suoi contemporanei, anche per C. è stato decisivo l’incontro col Poliziano, frequentato per breve tempo allo Studio (1490-1494) e ben più a lungo grazie alla mediazione dei materiali autografi di cui entrò in possesso nei primi mesi del 1495. A partire da quella data fanno il loro ingresso nella corsiva di C. prima le abbreviazione “insulari” per est e enim, poi dal 1496 la famosa g maiuscola polizianea (tav. 6 r. 9: gula, r. 10: sui est). Devono essere considerati elementi identificativi della mano di C.: l’uso di φ al posto di ph (tav. 7 r. 8: Maφei Vegii); d capitale in un tempo, usata come maiuscola (tav. 7 r. 16: de poetica) talora in legatura con la lettera seguente; le particolari legature realizzate a partire da h e la morfologia del segno per -rum (tav. 7 r. 10: distichorum); la variante semplificata di & (quasi in forma dialpha; tav. 5 r. 3b: & Domitianum); e con cauda particolarmente enfatica per ae (tav. 7 r. 2: Uraniae).

Censimento

  1. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 2028
  2. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. 34 50
  3. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. 39 40
  4. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. 90 sup. 8
  5. Firenze, Biblioteca Riccardiana, 915
  6. Firenze, Biblioteca Riccardiana, 2621
  7. München, Bayerische Staatsbibliothek, Lat. 748
  8. München, Bayerische Staatsbibliothek, Lat. 754
  9. München, Bayerische Staatsbibliothek, Lat. 755
  10. München, Bayerische Staatsbibliothek, Lat. 756
  1. Cambridge (U.S.A.), Houghton Library, Inc. 1473
  2. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 3368
  3. Firenze, Biblioteca Marucelliana, C 346
  4. Firenze, Biblioteca Marucelliana, R A 447
  5. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. 90 inf. 17
  6. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, San Marco 554
  7. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, A 3 21
  8. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Banco Rari 97
  9. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, C 4 35
  10. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, E 2 12
  11. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, K 6 77
  12. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magl. VII 1087
  13. Firenze, Biblioteca Riccardiana, 121
  14. Firenze, Biblioteca Riccardiana, 382
  15. Firenze, Biblioteca Riccardiana, 786
  16. Firenze, Biblioteca Riccardiana, Ed. Rare 72
  17. Firenze, Biblioteca Riccardiana, Ed. Rare 296
  18. Firenze, Biblioteca Riccardiana, Ed. Rare 538
  19. Firenze, Biblioteca Riccardiana, Ed. Rare 568
  20. Firenze, Biblioteca Riccardiana, Ed. Rare 581
  21. München, Bayerische Staatsbibliothek, 2 Inc. c. a. 467
  22. München, Bayerische Staatsbibliothek, Gr. 182
  23. München, Bayerische Staatsbibliothek, Lat. 766
  24. München, Bayerische Staatsbibliothek, Lat. 798
  25. München, Bayerische Staatsbibliothek, Lat. 807
  26. Oxford, Bodleian Library, Bywater M 6 7

Fonte: Il Quattrocento - Tomo I (2013)

Data ultima modifica: 28 novembre 2025 | Cita questa scheda