Camillo, Giulio

Portogruaro? 1480 ca.–Milano 1544

Presentazione

Fino a qualche decennio fa l’interesse per l’opera di Giulio Camillo si è concentrato soprattutto sui suoi scritti di mnemotecnica e su quelli in cui trova espressione più articolata la componente filosofico-sapienziale della sua cultura. Questa linea di ricerca ha privilegiato l’approfondimento del celebre e controverso progetto del Theatro della sapientia, una sorta di “macchina” della memoria alla quale Camillo dedicò gran parte della sua vita, almeno a partire dagli anni Venti (Yates 1972; Rossi 1983; Bolzoni 1984, 1991, 1992; Bologna 1988, 1991, 1992). Un altro filone di studi assai produttivo è stato quello relativo al coinvolgimento di Camillo in dottrine esoteriche quali l’alchimia e la cabala (Bolzoni 1985; Vasoli 1993), oltre che l’indagine della sua posizione eterodossa in campo religioso (Vasoli 1974, 1975, 1988). Si sono insomma privilegiati gli aspetti dell’opera camilliana di maggiore impatto anche per l’influsso che hanno avuto in campi diversi da quello letterario, e in particolare in quello artistico (Olivato 1979; Vasoli 1984; Bolzoni 1987; Carpo 1993; Bologna 2002). Questa impostazione degli studi ha però messo in secondo piano l’importanza del Camillo umanista, notevole in particolare per l’attività di commento ai classici antichi e moderni, su tutti Virgilio e Petrarca, e di riflessione teorica sulla retorica e sulla poetica. La sua personalissima interpretazione del principio classicistico dell’imitatio si presenta in effetti come un contributo importante e originale nell’ambito del dibattito non solo italiano, ma europeo (Bolzoni 1984, 1992; Tateo 1987). La lettura dei suoi scritti teorici, d’altra parte, dimostra la grande familiarità di Giulio Camillo con i classici latini e volgari, che gli deriva da quella che egli stesso definisce l’« anatomia » dei testi esemplari, alla ricerca delle strutture universali del dire che possano essere proficuamente riutilizzate dai moderni in un processo che associa l’imitatio all’aemulatio, come la sua stessa produzione poetica, per quanto limitata, dimostra (Zaja 1994, 1995; Cingolani 2000, 2007). Questa componente della cultura camilliana si connette saldamente all’attività didattica, pubblica e privata, che per il friulano rappresentò senza dubbio la principale fonte di sostentamento nel corso della sua esistenza (Stabile 1974).

Nessuno dei suoi scritti venne pubblicato prima della morte. Molti furono inclusi nelle numerose edizioni postume delle sue opere, altri circolarono soltanto tra allievi, collaboratori e amici, fra i quali vanno ricordati almeno Alessandro Citolini e Bernardino Partenio. A questo secondo tipo di trasmissione è riconducibile anche gran parte di ciò che è rimasto del suo importante commento al Petrarca volgare. Fatta eccezione per una Espositione ai primi due sonetti del Canzoniere, andata a stampa nel 1560, ma anch’essa precedentemente diffusa in forma manoscritta (Grohovaz 2003), e per alcuni Avvertimenti pubblicati da Lodovico Dolce in appendice a un Petrarca del 1554 per i tipi del Giolito, ciò che ci è rimasto sono sei esemplari aldini dei RVF e dei Triumphi, impreziositi da un ricco apparato di chiose manoscritte (Badalin 1987; Grohovaz 1987; Belloni 1992; Bologna 1993; Zaja 1997). Purtroppo nessuno di questi postillati conserva materiali autografi. La paternità camilliana delle chiose nel loro complesso è però sicura, come dimostra fra l’altro il confronto con la Sposizione di Lodovico Castelvetro (Trovato 1999), che fu probabilmente in possesso proprio di un Petrarca aldino del 1514 arricchito da chiose del friulano (Frasso 1991) e di una redazione manoscritta dell’Espositione diversa da quella approdata alla stampa (Grohovaz 1993, 2003). La lettura camilliana del Petrarca è originale da un lato per la prevalenza dell’interesse retorico su quello biografico-romanzesco imposto dal Vellutello (Zaja 2002), dall’altro per la ricchezza di fonti antiche e moderne che il commentatore riesce a mettere in campo, fra le quali spiccano senza dubbio le numerose citazioni di liriche provenzali, in gran parte ricavate dal codice Phillipps 1910 della Staatsbibliothek di Berlino, siglato N2, copiato dallo stesso Camillo (Bologna 1989). Fra gli altri pochi autografi di Camillo, merita di essere segnalata, perché finora non presa in esame dagli studiosi, la lettera a Nicolas le Breton del 18 maggio del 1536 (vd. num. 3), notevole sul piano documentario: se ne ricavano infatti informazioni nuove e importanti sulla presenza del friulano a Roma presso Paolo III per curare gli interessi di due personaggi, Pompilio e Ascanio, che si rivelano essere suoi figli, e per i quali Camillo richiede al pontefice benefici in terra di Francia.



Bibliografia
Badalin 1987 = Tiziana B., Appunti sulle chiose attribuite al Bembo (Padova, Biblioteca del Museo Civico, C.P. 1156), in «Studi petrarcheschi», n.s., IV, pp. 325-37.
Belloni 1992 = Gino B., Scuola del Delminio, in Laura tra Petrarca e il Bembo. Studi sul commento umanistico-rinascimentale al 'Canzoniere', Padova, Antenore, pp. 146-66.
Bologna 1988 = Corrado B., Immagini della memoria. Variazioni intorno al ‘Theatro’ di G. Camillo e al ‘romanzo’ di C. E. Gadda, in «Strumenti Critici», n.s., III, 1 pp. 19-68.
Bologna 1989 = Id., Giulio Camillo. Il Canzoniere provenzale N2 e un inedito commento al Petrarca, in Miscellanea di studi in onore di Aurelio Roncaglia a cinquant'anni dalla sua laurea, Modena, Mucchi, vol I, pp. 187-211.
Bologna 1991 = Id., Il ‘Theatro’ segreto di Giulio Camillo: l'‘Urtext’ ritrovato, in «Venezia Cinquecento», I, 2, pp. 217-71.
Bologna 1992 = Id., Esercizi di memoria. Dal ‘Theatro della sapientia’ di Giulio Camillo agli 'Esercizi spirituali’ di Ignazio di Loyola, in La cultura della memoria, a cura di Lina Bolzoni e Pietro Corsi, Bologna, Il mulino, pp. 169-221.
Bologna 1993 = Id., Tradizione e fortuna dei classici italiani, Torino, Einaudi, vol. I, passim.
Bologna 2002 = Id., Le retour de diex anciens: Giulio Camillo et Fontainebleau, in «Italique», 5, pp. 109-38.
Bolzoni 1984 = Lina B., Il teatro della memoria. Studi su Giulio Camillo, Padova, Liviana.
Bolzoni 1985 = Ead., Eloquenza e alchimia in Giulio Camillo: nuovi appunti, in «Quaderni utinensi», 5-6, pp. 43-60.
Bolzoni 1987 = Ead., Variazioni tardocinquecentesche sull'«ut pictura poësis»: la ‘topica’ del Camillo, il Verdizzotti e l’Accademia Veneziana, in Scritti in onore di Eugenio Garin, Pisa, Scuola Normale Superiore, pp. 85-115.
Bolzoni 1991 = Ead., Lo spettacolo della memoria. Intr. a Giulio Camillo, l’idea del Theatro, Palermo, Sellerio, pp. 7-34.
Bolzoni 1992 = Ead., Erasmo e Camillo: il dibattito sull'imitazione, in «Filologia antica e moderna», IV, pp. 69-113.
Carpo 1993 = Mario C., Metodo e ordini nella teroia architettoncia dei primi moderni: Alberti, Raffaello, Serlio e Camillo, Genève, Droz.
Cingolani 2000 = Gabriele C., Le ‘rime’ di Giulio Camillo: la tradizione a stampa, in «Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Macerata», XXXIII, pp. 183-203.
Cingolani 2007 = Id., Su uno scambio di sonetti fra Giulio Camillo e Veroncia Gambara, in Il petrarchismo: un modello di poesia per l'Europa, a cura di Floriana Calitti e Roberto Gigliucci, Roma, Bulzoni, pp. 349-64.
Frasso 1991 = Giuseppe F., Per Lodovico Castelvetro, in «Aevum», LXV, pp. 453-78.
Grohovaz 1987 = Valentina G., Prime note sul commento al Petrarca attribuito a Giulio Camillo Delminio, in «Studi petrarcheschi», n.s., IV, pp. 339-47.
Grohovaz 1993 = Ead., A proposito di alcuni frammenti manoscritti di opere di Giulio Camillo Delminio e Lodovico Castelvetro, in «Aevum», LXVII, pp. 519-32.
Grohovaz 2003 = Ead., l’ ‘Espositione sopra ’l primo et secondo sonetto del Petrarca’ di Giulio Camillo Delminio, in «Studi petrarcheschi», n.s., XVI, pp. 197-244.
Olivato 1979 = Loredana O., Dal teatro della memoria al grande teatro dell'architettura: Giulio Camillo e Sebastiano Serlio, in «Bollettino del Centro internazionale di studi di architettura “Andrea Palladio” », XXI, pp. 233-52.
Rossi 1983 = Paolo R., Clavis universalis. Arti della memoria e logica combinatoria da Lullo a Leibniz, Bologna, Il mulino, pp. 118-22.
Stabile 1974 = Giorgio S., Camillo, Giulio, detto Delminio, “voce” del DBI, XVII, pp. 218-30.
Tateo 1987 = Francesco T., Il ciceronianismo di Giulio Camillo Delminio, in Filologia e forme letterarie. Studi offerti a Francesco della Corte, Urbino, Università degli Studi, pp. 529-42.
Trovato 1999 = Paolo T., Il frammento di Chicago ed altre schede su Ludovico Castelvetro e Petrarca, in Vetustatis indagator. Scritti offerti a Filippo di Benedetto, a cura di Vincenzo Fera e Augusto Guida, Messina, Centro interdipartimentale di studi umanistici, pp. 253-76.
Vasoli 1974 = Cesare V., Il “luterano” Giovanni Battista Pallavicini e due orazioni di Giulio Camillo Delminio, in «Nuova rivista storica», LVIII, pp. 64-70.
Vasoli 1975 = Id., Noterelle intorno a Giulio Camillo Delminio, in «Rinascimento», XV, pp. 293-309.
Vasoli 1984 = Id., Le teorie del Delminio e del Patrizi e i trattatisti d'arte fra ’500 e ’600, in Cultura e società nel Rinascimento tra Riforma e Manieriasmo, a cura di Vittore Branca e Carlo Ossola, Firenze, Olschki, pp. 249-70.
Vasoli 1988 = Id., Su alcuni scritti "religiosi" di Giulio Camillo, in Id., Filosofia e religione nella cultura del Rinascimento, Napoli, Guida, pp. 279-321.
Vasoli 1993 = Id., Giulio Camillo Delminio et l‘'art transmutatoire’, in Alchimie et philosophie à la Renaissance. Actes du colloque international de Tours, 4-7 décembre 1991, réunis sous la direction de Jean-Claude Margolin et Sylvain Matton, Paris, Vrin, pp. 193-204.
Yates 1972 = Francin A. Y., l’Arte della memoria, Trad. it., Torino, Einaudi, pp. 121-59.
Zaja 1994 = Paolo Z., Struttura retorica e “sapienza riposta” in due sonetti di Giulio Camillo, in «Rinascimento», XXXIV, pp. 259-91.
Zaja 1995 = Id., «Oscuri velami» in alcuni sonetti di Giulio Camillo, in «Lettere italiane», XLVII, pp. 10-46.
Zaja 1997 = Id., Nell’officina di Giulio Camillo. Esegesi petrarchesca e memoria dei modelli classici e volgari, in «Quaderni veneti», 24, pp. 81-105.
Zaja 2002 = Id., Per una sistemazione retorica del commento al ‘Canzoniere’: appunti intorno alle postille inedite di Giulio Camillo, in Il commento e i suoi dintorni, a cura di Bianca Maria da Rif, con una nota di Guido Capovilla, Milano,Guerini e associati, pp. 105-28.

Nota paleografica

Quella che si legge per mano di G. C. è una scrittura di modulo piccolo, tondeggiante nel disegno delle lettere e regolare. In essa si intravede una formazione avvenuta ancora entro il XV secolo e nella quale si mescolano caratteri eterogenei. Se all’umanistica corsiva rinviano la costanza del tratto e l’asciuttezza dei grafemi privi di aggiunte ornamentali (persino f e s sono appena prolungate sotto il rigo), connotati evidenti soprattutto nelle scritture di maggiore impegno formale (così le tavv. 4 e 6), al polo dell’italica rinvia la più gran parte dei disegni delle lettere: h priva di parte dell’asta verticale; g con occhiello inferiore schiacciato e assai inclinato che lega, col suo tratto di uscita, con la lettera successiva ( ge, gl, gr, ecc., il tutto senza che vi sia una regola inderogabile, ma con grande autonomia e libertà); il legamento sp; t con il taglio eseguito solo a sinistra (throno, 4 r. 18). Anche negli occhielli, eseguiti partendo con un piccolo tratto orizzontale (testa, nella terminologia del tempo), si rivela il considerevole influsso esercitato dall’italica che appare essere ancora notevole nell’apparato delle maiuscole tutte, o quasi, conformate al gusto moderno (particolarmente interessante, perché svela una matrice raffinata e colta, è la R con la gamba molto prolungata che si legge in 2 r. 2). A guardar bene, tuttavia, si possono scorgere anche aspetti che appartengono al distante mondo delle scritture mercantesche. Tali sono, per es., la z in guisa di 3 che contende il campo alla forma italica dotata di ampie volute sia sopra sia sotto il rigo (i due modelli in Strozzi e senza, 2 risp. rr. 11 e 6; è possibile, vista la frequenza con cui compare la forma a 3 in occorrenza geminata, che questa sia stata conservata dallo scrivente proprio come variante specializzata, sebbene non manchino casi di impiego singolo); ch in legamento dall’alto; la A in forma di alfa (Ascanio, 2 penultima riga). Sono segnali che si infittiscono, per es. negli Adversaria, dove compaiono anche s finali in forma di 6 (conformis, attractus, 6 rr. 13 e 14) e la a è tracciata in un tempo solo a partire dall’occhiello con andamento destrogiro (ab ea, 6 r. 21). In questo contesto possono trovare migliore spiegazione, in quanto anch’essi caratteri derivati da un modello grafico più umile, i vistosi prolungamenti della schiena della a che si leggono per es. nella tav. 2. Del tutto originale è il sistema interpuntivo adottato dal C. Esso non si limita a porre il segnale di punteggiatura (virgola, punto e virgola, punto, punto interrogativo), ma lo dispone al centro di un vistoso spazio lasciato privo di scrittura: lo stacco del bianco del foglio contribuisce così a porre in evidenza la pausa imposta alla lettura. Rari, e tuttavia presenti, gli accenti impiegati per alcune forme verbali e per alcuni monosillabi.

Censimento

  1. Berlin, Staatsbibliothek, Phillipps 1910
  2. Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane I 137
  3. Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane V 1207, num. 229
  4. Modena, Archivio di Stato, Archivio per materie, Letterati 24
  5. Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, Lat. XIII 111 (4039)

Fonte: Il Cinquecento - Tomo I (2009)

Data ultima modifica: 15 gennaio 2026 | Cita questa scheda