Landino, Cristoforo
Firenze 1425–Borgo alla Collina [Arezzo] 1498
Presentazione
Sin dai fondamentali studi di Roberto Cardini (1973 e in Landino 1974) e di Arthur Field (1986, 1988), l’interesse della ricerca per Cristoforo Landino ha per lo più privilegiato il suo ruolo di lettore e commentatore dei classici presso lo Studio Fiorentino, lasciando sullo sfondo la ricostruzione della biblioteca landiniana, sulla quale non esiste ancora alcun contributo specifico: è significativo che una parte consistente delle notizie sugli autografi del Landino si ricavi da ricerche finora inedite.1 Gli autografi qui censiti, la cui datazione è certa o ipotizzabile con qualche sicurezza, coprono circa un quarantennio, dal 1443 – a cui segue però un silenzio di circa vent’anni – fino a circa il 1486.
Fra le testimonianze cronologicamente più alte della scrittura landiniana si può annoverare l’ampio commento alle Satire di Giovenale e di Persio che compare nei margini della seconda sezione di Firenze, BRic, 619 (→ 18), vergata dal copista fiorentino Giovanni Lachi e datata 4 gennaio 1461 s.f., cioè 1462 (cfr. Miriello 1997: 32 num. 47): è possibile che il commento sia da ricondurre al corso sui due poeti tenuto dal Landino nell’anno 1461-1462. A prima del 1462 risale probabilmente anche il ms. Firenze, BRic, 138 (→ 9), contenente nella sua prima unità codicologica una traduzione latina anonima di brani estratti dai libri i-v della Bibliotheca Historica di Diodoro Siculo, diversa da quella di Poggio e forse da attribuire al Landino stesso, e un’epitome, non identificata, delle Historiae liviane: il manoscritto è privo di data, ma sappiamo che il Landino utilizzò una citazione dalla Bibliotheca Historica secondo la lezione di questo manoscritto nella prolusione al corso su Virgilio, tenuto tra il 1462 e il 1463 (Field 1986: 28-29 n. 47). Interamente autografo è anche il codice delle Epistulae ad familiares di Cicerone (Firenze, BRic, 501: → 16), sottoscritto dal Landino; è probabile che l’allestimento del manoscritto, privo di data, sia da mettere in relazione con il corso sulle regole dello stile epistolare tenuto dall’umanista nell’anno accademico 1465-1466 (Cardini 1973: 187; Miriello 1997: 66). Correzioni e integrazioni autografe presenta invece Firenze, BRic, 417 (→ 15), copia di servizio del De anima (ante 1471), parzialmente autografa, contenente una primitiva redazione del libro primo e parte del libro secondo (Cardini 1973: 79 n. 19; Field 1986: 16 n. 1, 22-23; Field 1988: 238-39 n. 30). Inoltre, prima del 1474 (ma probabilmente entro la fine del 1472), il Landino corresse di suo pugno l’Urbinate Lat. 508 (→ 2), copia di dedica per Federico di Montefeltro delle Disputationes Camaldulenses (Lohe in Landino 1980: ix-xiii). Da ricordare è anche il Vat. Lat. 3366 (→ 4), un elegante codice della Xandra nella redazione definitiva in tre libri, con una lettera di dedica e alcune correzioni dell’autore. Il codice fu fatto confezionare per Bernardo Bembo certamente dopo il 1475, anno a cui risale l’inizio del sodalizio del patrizio veneziano con il Landino; del Bembo è lo stemma che campeggia nel margine inferiore di c. 1r e alla sua mano si devono anche le note marginali e la trascrizione in inchiostro verde, a c. 12v, dell’epitafio di Leonardo Bruni che si legge nella basilica fiorentina di Santa Croce. Dopo essere appartenuto al Bembo, il codice passò, come numerosissimi altri e importanti codici bembini, nella collezione di Fulvio Orsini per giungere poi alla Vaticana (Perosa in Landino 1939: xxv-xxvi; Giannetto 1985: 335-36). Altro manoscritto della Xandra con correzioni e interventi di mano del Landino è il Vat. Lat. 9237 (→ 5; cfr. Perosa in Landino 1939: xxvi-xxvii), ma della storia di questo codice poco o nulla si sa.
In alcuni recentissimi lavori di Antonino Antonazzo vengono segnalate tre autorevoli testimonianze di correzioni autografe del Landino rinvenute in codici di dedica. La prima è rappresentata dagli estesi interventi sui due tomi del volgarizzamento di Plinio dedicato a re Ferrante d’Aragona (El Escorial, Real Biblioteca de San Lorenzo, h I 2-3; → 6; cfr. Antonazzo 2010-2011a, già Antonazzo 2012); i due volumi, messi in salvo da Alfonso II, scamparono al saccheggio della biblioteca napoletana perpetrato dal re di Francia Carlo VIII; trasferiti prima a Ischia e poi a Ferrara, furono inviati a Ferdinando duca di Calabria, divenuto viceré di Valencia nel 1524, per poi passare, dopo la sua morte, al monastero di San Miguel de los Reyes; dopo essere appartenuti al re Filippo II, i due codici giunsero infine alla Biblioteca del Monasterio di San Lorenzo de El Escorial (Antonazzo 2010-2011a: 347-48, già Antonazzo 2012: 43). Le altre due testimonianze si segnalano principalmente per l’identificazione della mano greca del Landino, intervenuto di suo pugno a colmare finestre lasciate vuote e a inserire sezioni di greco: il primo codice è il Vat. Urb. Lat. 357 (→ 1), manoscritto di dedica a Guidubaldo di Montefeltro del commento landiniano a Orazio, databile entro l’estate del 1482 (Antonazzo 2010-2011b: 450 e n. 3, 455-59); l’altro è il Vat. Urb. Lat. 1370 (→ 3), celebre codice del De anima dedicato a Ercole I d’Este nell’autunno del 1471 (Antonazzo 2010-2011b: 448-50, 458-59), già noto agli studiosi per essere stato il modello dell’edizione del Paoli e del Gentile (Christofori Landini De nobilitate animi, a cura di Alessandro Paoli e Giovanni Gentile, in « Annali delle università toscane », xxxiv 1915, pp. 1-50, xxxv 1916, pp. 1-138, e xxxvi 1917, pp. 1-96).
Le testimonianze epistolari autografe del Landino sono rappresentate da tre lettere indirizzate a Lorenzo de’ Medici, due del 1464 e una del 1476, conservate presso l’Archivio di Stato di Firenze (→ 7-8) e a Forlì (→ 20): la lettera forlivese è la stessa di cui esiste un facsimile in pergamena nella filza 61, num. 102 del fondo Mediceo avanti il Principato dell’Archivio di Stato di Firenze e che era già stata pubblicata dal Bandini (1748-1751: i 109-10) a partire da una copia. È da notare tuttavia che la sede originaria della missiva non è la filza 61, num. 102 dove oggi si trova il facsimile, bensì l’attuale filza 136, c. 133 della prima serie delle Carte Strozziane nel medesimo archivio, dove la lettera risultava irreperibile già nel 1884, quando fu stampato l’inventario del fondo. L’epistola era infatti già uscita dall’Italia e passata per la collezione di Benjamin Fillon (asta parigina del 15 luglio del 1878); in seguito ricomparve nella raccolta Azzolini, da dove giunse poi nelle mani di Carlo Piancastelli (per tutto questo vd. Perosa 1953: 318-19 [286-88 nella rist.]; ma vd. anche Perosa 1940b: 239-41 [302-4 nella rist.]). Perduta è invece la lettera del Landino che originariamente si trovava nella posizione ora occupata dal facsimile nella filza 61, num. 102 del Mediceo avanti il Principato. Neppure si trova un’altra, che porta la segnatura 20, num. 700 nell’indice B del fondo, ma il suo contenuto è facilmente ricostruibile dall’inventario: nella lettera, scritta da Firenze il 18 ottobre di un anno imprecisato, il Landino esorta Lorenzo a tenersi al riparo da ogni pericolo e ad avere a cuore la propria conservazione fisica. È possibile che si tratti di un riferimento all’epidemia di peste del 1478, anno a cui il Perosa (1953: 319 [288 nella rist.]) propone di datare l’epistola.
A queste testimonianze epistolari si potrà aggiungere la ricevuta autografa di 100 fiorini d’oro pagati al Landino da Ludovico il Moro come compenso per il volgarizzamento della Sforziade di Giovanni Simonetta. Il biglietto, datato 9 gennaio 1485 s.f. (cioè 1486), faceva parte della collezione privata di Tammaro De Marinis (Kristeller: ii 519) e si accompagnava a due lettere non autografe indirizzate dal Landino all’oratore fiorentino a Milano Francesco Gaddi, rispettivamente il 14 novembre e il 10 dicembre 1485, con le quali si sollecitava il pagamento del compenso da parte del duca. La ricevuta autografa del Landino fu pubblicata dal De Marinis e da Alessandro Perosa, i quali ne fornirono una riproduzione fotografica (De Marinis-Perosa 1970: 37 e tav. 8). L’originale risulta attualmente irreperibile (Kristeller: v 460 e 622).
Per quanto riguarda i postillati, da ricordare sono certamente le note landiniane in Firenze, BRic, 592 (→ P 4), contenente le Epistulae e l’Ars poetica di Orazio, forse da collegare al corso sull’Ars tenuto dal Landino nell’anno accademico 1464-1465. Il codice apparteneva comunque al Landino già da un ventennio, essendogli stato ceduto dal suo tutore Francesco di Altobianco Alberti il 6 agosto del 1443 (Cardini in Landino 1974: i 197; Bausi 1998: 307; Black 2001: 417 n. 132): la nota di possesso apposta dal Landino a suggello del dono è probabilmente l’attestazione più antica della sua scrittura. Saltuarie postille landiniane si trovano pure nella seconda sezione di Firenze, BRic, 138 (→ P 2), che tramanda il De magistratibus sacerdotiisque Romanorum di Andrea Fiocchi.
Abbiamo inoltre notizia di due codici che, sebbene privi di postille, passarono per le mano del Landino. Il 9 aprile 1486 il Landino sottoscrisse, insieme con il Ficino, un’attestazione congiunta di autenticità sul celebre Codex Pisanus o Florentinus delle Pandette di Giustiniano, oggi Firenze, BML, Pandette, s.n. (Viti 1984: 184-85 num. 154; Baldi 2010: 129). Inoltre, come ricorda il Poliziano in un famoso passo dei Miscellanea (i 77) in cui egli affronta il problema della grafia Vergilius, il Landino poté leggere un vetusto codice del commento virgiliano di Donato, identificato già dal Sabbadini (1967: i 169 e ii 220) con Firenze, BML, Plut. 45 15, del sec. IX, portato in Italia dalla Francia da Jean Jouffroy, e dal quale il Landino trasse gli estratti pubblicati nelle sue edizioni virgiliane del 1487 e 1489 (Rizzo 1973: 129).
Non si riferiscono probabilmente a un codice, ma a un esemplare della stampa di Michele Manzolo con i commenti dello pseudo Acrone e di Porfirione (ISTC ih00451000), i volumina oraziani che il Landino, nella prefazione del commento a Orazio (1482), afferma di possedere da non molto tempo (Cardini in Landino 1974: ii 257; per il testo landiniano vd. Landino 1974: i 199).
Ai manoscritti finora menzionati, i cui dati si recuperano dalla bibliografia esistente, si devono aggiungere alcuni codici riccardiani (→ 10-14, 17 e P 3, 5-7), che mi ha segnalato Teresa De Robertis: in essi la studiosa ha riconosciuto come certa o probabile (a seconda dei casi) la presenza di autografia landiniana, che una mia verifica ha successivamente confermato. Pare opportuno richiamare l’attenzione in particolare sui mss. Firenze, BRic, 151 e 154 (→ 13 e 14), gemelli per contenuto, scrittura e caratteristiche codicologiche, che erano stati in passato attribuiti alla mano di Bartolomeo Fonzio (vd. Caroti-Zamponi 1974: 129-30 per il definitivo accantonamento dell’ipotesi di autografia fonziana); riguardo al secondo, contenente estratti di carattere medico-scientifico in gran parte desunti dalla Naturalis Historia di Plinio, già noto era il fatto che il codice fosse tra i libri del Landino (Miriello 1997: 66, nella scheda relativa a Firenze, BRic. 501), ma non che fosse interamente autografo. Anche il ms. Firenze, BRic, 599 (→ P 5), contenente il De lingua latina di Varrone, era attribuito alla biblioteca del Landino (Miriello, ibid.), ma non era stata riconosciuta la presenza di postille landiniane; a me sembra inoltre che si possa attribuire al Landino, insieme con i marginalia, anche la tavola alfabetica nelle carte di guardia. Non è invece autografa la lettera di dedica a Bernardo Bembo nel foglio di guardia dell’incunabolo del Commento dantesco Paris, BnF, Rés. Y d 17, come fa rilevare Antonazzo 2010-2011b: 451 n. 2 (contra Procaccioli in Landino 2001: i tav. 23).
Possono infine aggiungersi alcuni pezzi ora perduti, ma la cui autografia landiniana poggia su basi abbastanza sicure: l’archetypum, assai probabilmente autografo, sul quale Pietro Cennini emendò, sul finire della primavera del 1474, il codice di lusso delle Camaldulenses, ora Firenze, BML, Plut. 53 28 (Cardini 1973: 89, 152; Cardini in Landino 1974: i 59; Lohe in Landino 1980: xiv e xxiii). Il copista e correttore del De vera nobilitate Roma, BAccL, 433, doveva rifarsi anch’egli a un esemplare di servizio, quasi certamente autografo, sul quale il Landino continuò a introdurre correzioni e varianti anche dopo il termine del processo di copia (Liaci in Landino 1970: 8-10). Era forse autografo anche l’antigrafo dell’incunabolo del commento a Orazio, stampato a Firenze da Antonio Miscomini il 5 agosto 1482 (ISTC ih00447000): come dichiara il Landino stesso all’inizio del proemio al commento virgiliano, tale codice fu scritto currenti calamo, contemporaneamente al processo di stampa e senza una definitiva revisione da parte dell’autore (Landino 1974: 195-96). Infine, secondo quanto scrive Perosa (rispettivamente in Landino 1939: xliv e in Perosa 1940a: 130 [21 nella rist.]), un esemplare autografo della Xandra doveva essere a monte dei codici di Lucca, BS, 1460, e di Firenze, BML, Plut. 33 25, quest’ultimo dedicato a Piero de’ Medici.
Bibliografia
Antonazzo 2010-2011a = Antonino A., I codici di dedica del volgarizzamento pliniano di Cristoforo Landino: una revisione autografa, in «Studi medievali e umanistici», viii-ix [ma 2013], pp. 343-65.
Antonazzo 2010-2011b = Id., Per Cristoforo Landino, in «Studi medievali e umanistici», viii-ix [ma 2013], pp. 447-59.
Antonazzo 2012 = Id., Il volgarizzamento pliniano di Cristoforo Landino, Tesi di dottorato in Filologia antica e moderna, xxv ciclo, Messina, Università degli Studi di Messina, 2012.
Baldi 2010 = Davide B., Il “codex Florentinus” del Digesto e il «Fondo Pandette» della Biblioteca Laurenziana (con un’appendice di documenti inediti), in «Segno e testo», viii, pp. 99-186.
Bandini 1748-1751 = Angelo Maria B., Specimen literaturae Florentinae saec. XV, Florentiae, Sumptibus Iosephi Rigacci, 2 voll.
Bausi 1998 = Francesco B., Landino, Cristoforo, in Enciclopedia Oraziana, a cura di Scevola Mariotti, Roma, Ist. della Enciclopedia Italiana, vol. iii pp. 306-9.
Black 2001 = Robert B., Humanism and Education in Medieval and Renaissance Italy. Tradition and Innovation in Latin Schools from the Twelfth to the Fifteenth Century, Cambridge, Cambridge Univ. Press.
Cardini 1973 = Roberto C., La critica del Landino, Firenze, Sansoni.
Caroti-Zamponi 1974 = Stefano C.-Stefano Z., Lo scrittoio di Bartolomeo Fonzio umanista fiorentino, con una nota di Emanuele Casamassima, Milano, Il Polifilo.
De Marinis-Perosa 1970 = Tammaro De M.-Alessandro P., Nuovi documenti per la storia del Rinascimento, Firenze, Olschki.
Field 1986 = Arthur F., Cristoforo Landino’s First Lectures on Dante, in «Renaissance Quarterly», xxxix, pp. 16-48.
Field 1988 = Id., The Origins of the Platonic Academy of Florence, Princeton, Princeton Univ. Press.
Giannetto 1985 = Nella G., Bernardo Bembo. Umanista e politico veneziano, Firenze, Olschki.
Landino 1939 = Christophori Landini Carmina omnia. Ex codicibus manuscriptis primum edidit Alexander Perosa, Firenze, Olschki.
Landino 1970 = Id., De vera nobilitate, a cura di Maria Teresa Liaci, Firenze, Olschki.
Landino 1974 = Id., Scritti critici e teorici, ed., intr. e commento a cura di Roberto Cardini, Roma, Bulzoni, 2 voll.
Landino 1980 = Id., Disputationes Camaldulenses, a cura di Peter Lohe, Firenze, Sansoni.
Landino 2001 = Id., Comento sopra la ‘Comedia’, a cura di Paolo Procaccioli, Roma, Salerno Editrice, 4 voll.
Miriello 1997 = Rosanna M., [Schede sui mss.], in I manoscritti datati della Biblioteca Riccardiana di Firenze, vol. i. Mss. 1-1000, a cura di Teresa De Robertis e R.M., Firenze, Sismel-Edizioni del Galluzzo, pp. 32, 47, 65-66, 177.
Perosa 1940a = Alessandro P., Critica congetturale e testi umanistici (1), in «Annali della R. Scuola Normale Superiore di Pisa», s. ii, ix, pp. 120-34 [poi in Perosa 2000, pp. 9-27].
Perosa 1940b = Id., Una fonte secentesca dello ‘Specimen’ del Bandini in un codice della Biblioteca Marucelliana, in «La Bibliofilia», xlii, pp. 229-56 [poi in Perosa 2000, pp. 289-320].
Perosa 1953 = Id., Archivalia, in «Rinascimento», s. ii, iv, pp. 315-19 [poi in Perosa 2000, pp. 283-88].
Perosa 2000 = Id., Studi di filologia umanistica, vol. ii. Umanesimo italiano, a cura di Paolo Viti, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, pp. 9-27.
Rizzo 1973 = Silvia R., Il lessico filologico degli umanisti, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura.
Sabbadini 1967 = R. Sabbadini, Le scoperte dei codici Latini e Greci ne’ secoli XIV e XV, rist. con nuove aggiunte e correzioni dell’autore, a cura di Eugenio Garin, Firenze, Sansoni, 2 voll. (rist. an. Firenze, Le Lettere, 1996).
Viti 1984 = Paolo V., [Scheda sul ms. Firenze, BML, Pandette, Cass. I], in Marsilio Ficino e il ritorno di Platone. Mostra di manoscritti, stampe e documenti, [Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana-Ist. Nazionale di Studi sul Rinascimento], 17 maggio-16 giugno 1984, catalogo a cura di Sebastiano Gentile, Sandra Niccoli, P.V ., Firenze, Le Lettere, pp. 184-85.
1. Per la segnalazione di nuovi codici e di importanti contributi bibliografici sono grato a Teresa De Robertis, Daniela Gionta, Vincenzo Fera e Sebastiano Gentile.
Nota paleografica
Vale a descrivere la situazione grafica entro la quale si colloca L. quanto già detto a proposito di Fonzio (vd. sopra, pp. 187-88), più giovane di una ventina d’anni, ma alla cui mano sono stati attribuiti alcuni codici poi ricondotti a L. Ciò è avvenuto non solo per vicinanza d’ambiente e di intereressi, ma anche per alcune obiettive analogie nella tipologia materiale degli autografi e per una certa somiglianza di scrittura. E in effetti, così come alcuni codici, anzi quaderni di lavoro di L., hanno molto in comune con quelli di Fonzio quanto a caratteri estrinseci e intrinseci, anche la scrittura di L. è, come per Fonzio e per ogni uomo di cultura della Firenze del secondo Quattrocento, una corsiva “all’antica”. Sul piano grafico però la vicinanza tra i due finisce qui. Perché la mano di L., sia nella variante più calligrafica (tav. 3) sia in quella più rapida e trascurata degli autografi di lavoro (tav. 1), pur dello stesso genere di quella di F. e per un buon tratto sincronica ad essa, ha caratteri suoi peculiari e più arcaici. Sul piano morfologico è da segnalare come L. usi con rigorosa costanza, in fine di parola, la variante minuscola o diritta di s, come era normale nella prima metà del secolo per chi voleva scrivere “all’antica”, mentre già all’altezza degli anni ’60 (a cui risalgono i primi autografi di L., con la sola eccezione della brevissima nota del 1443 nel ms. Riccardiano 592, → P 4) è ormai preferita la variante maiuscola, non più avvertita come scoria medievale e pienamente accolta nel paradigma umanistico. Non solo per questo dettaglio sembra davvero che L. continui a scrivere, ben dentro la seconda metà del secolo, come ha imparato a fare negli anni della sua formazione: significativi in questo senso sono anche l’uso della legatura & come uscita verbale (tav. 1 r. 5: indiget; tav. 2 r. 4: peniteret) e la forma di g con coda dallo sviluppo molto contenuto. Per il resto la sua scrittura si caratterizza per un marcato contrasto tra corpi e aste e, negli esiti più corsivi, per un allineamento tutt’altro che impeccabile. Come dati utilizzabili per il riconoscimento della mano di L. si possono segnalare: la legatura & con la sezione inferiore eseguita ad angolo; la lettera h decisamente prolungata sotto il rigo nella sua porzione finale (da cui talora si sviluppano collegamenti con la lettera successiva, vd. tav. 2 r. 7: habitus e per analogia r. 8: sed ); il segno abbreviativo in forma di 3 molto semplificato, ridotto a un tratto discendente che conserva appena un accenno dell’originale andamento (tav. 1 r. 3: cuiusque; tav. 2 r. 9: virumque ipsum); e infine, in contrasto col normale andamento delle aste, inclinate a destra, la d col tratto verticale orientato verso sinistra (tav. 1 r. 1: deos, r. 4 digerere; tav. 2 r. 4: denegata; tav. 3 r. 3: dixi). In ragione di ciò la lettera ha un carattere ambiguo, non pienamente “all’antica”; in più di un caso, inoltre, si può notare come corpo e asta risultino disarticolati (tav. 2 r. 13: salutandi, r. 17: de).
Censimento
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Urb. Lat. 357
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Urb. Lat. 508
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Urb. Lat. 1370
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 3366
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 9237
- El Escorial, Real Biblioteca del Monasterio, h I 2-3
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato 21, num. 16 (olim 21 num. 15)
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato, 12, num. 426 (olim 22, num. 433)
- Firenze, Biblioteca Riccardiana, 138 (olim M I 11)
- Firenze, Biblioteca Riccardiana, 140 (olim M I 28)
- Firenze, Biblioteca Riccardiana, 141 (olim L III 29)
- Firenze, Biblioteca Riccardiana, 143 (olim M II 4)
- Firenze, Biblioteca Riccardiana, 151 (olim N II 7)
- Firenze, Biblioteca Riccardiana, 154 (olim N II 6)
- Firenze, Biblioteca Riccardiana, 417 (olim K IV 24)
- Firenze, Biblioteca Riccardiana, 501 (olim M III 27)
- Firenze, Biblioteca Riccardiana, 606 (olim L IV 28)
- Firenze, Biblioteca Riccardiana, 619
- Firenze, Collezione Tammaro De Marinis, senza segnatura
- Forlì, Biblioteca Comunale «Aurelio Saffi», Raccolte Piancastelli, Sez. Autografi secc. XII-XVIII, s.n. (ma 1238) (olim Firenze, ASFi, Carte Strozziane, CXXXVI, c. 133)
- Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Pandette, Cass. I
- Firenze, Biblioteca Riccardiana, 138 (olim M I 11)
- Firenze, Biblioteca Riccardiana, 559 (olim M II 14)
- Firenze, Biblioteca Riccardiana, 592 (olim L IV 30)
- Firenze, Biblioteca Riccardiana, 599 (olim N III 12)
- Firenze, Biblioteca Riccardiana, 604
- Firenze, Biblioteca Riccardiana, 760 (olim M I 15)
Fonte: Il Quattrocento - Tomo I (2013)
Data ultima modifica: 11 gennaio 2026 | Cita questa scheda