Lapo da Castiglionchio il Giovane

Firenze? 1405–Venezia 1438

Presentazione

La morte prematura del giovane Lapo intorno ai trentadue anni interruppe quella che sembrava essere una promettente carriera di umanista. Pur avendo composto solo due opere originali, il De curiae commodis et incommodis e la Comparatio inter rem militarem et studia litterarum, abbondante e di qualità risultò essere la messe di traduzioni dal greco che egli produsse e che gli diede fama già presso i contemporanei.

Il De curiae commodis et incommodis è tramandato da 6 codici, tra cui un autografo (→ 5), e fu edito solo ai primi del ’900 da Richard Scholz (cfr. Scholz 1914: 108-53), poi una seconda volta da Eugenio Garin, questa volta sulla base del codice autografo (vd. Lapo 1952), e una terza, con un censimento completo dei codici, dal Celenza (1999: 102-227). La Comparatio inter rem militarem et studia litterarum, tradita da 3 manoscritti, è tuttora inedita.

L’epistolario invece deve con ogni probabilità la sua fortuna all’autore stesso che, come afferma Luiso, lo raccolse e lo ordinò, fino all’anno che precedette la morte (1437): Luiso ne offrì un’edizione parziale di sole 35 lettere sulla base dei quattro codici a lui noti (Luiso 1899), ignorando il manoscritto della Biblioteca Comunale di Como (4 4 6), che contiene – in copia d’altra mano – il maggior numero di lettere dell’umanista ma che fu ritrovato solo in tempi più recenti da Elide Rotondi, che ne offrì un’edizione nella sua inedita tesi di laurea (Rotondi 1970-1971).

Ampia e destinata a maggior fortuna, come già sottolineato, fu l’attività di traduttore di autori greci, tra cui Plutarco, Luciano, Giuseppe Flavio, Senofonte e altri (vd. Luiso 1899: 260-97; per l’elenco dei manoscritti che conservano le traduzioni da Plutarco si veda Pade 1998).

Sconosciute sono la consistenza e la sorte della sua biblioteca. Viene più volte ricordato il passo della biografia dell’umanista redatta da Vespasiano da Bisticci, in cui si afferma che egli « Fu di laudabili costumi et fece assai, trovandosi povero di sustance e sanza libri. I libri ch’egli ebe bisognò che se gli iscrivessi di sua mano, che ne vidi più volumi in greco et in latino che fece assai » (citato da Gualdo Rosa 2008: 509). Ai codici che Lapo si copiò di proprio pugno dobbiamo però aggiungere quelli che sappiamo gli furono procurati da suoi corrispondenti (ad esempio il Patrizi). La presenza della sua scrittura in codici appartenuti al Filelfo, inoltre, lascia credere che egli dovette servirsi, almeno in epoca giovanile, della biblioteca del maestro.



Bibliografia
Celenza 1999 = Christopher S. C., Renaissance Humanism and the Papal Curia: Lapo da Castiglionchio the Younger’s ‘De curiae commodis’, Ann Arbor, The Univ. of Michigan Press.
Gualdo Rosa 2008 = Lucia G.R., Lapo da Castiglionchio il giovane e la Curia al tempo di Eugenio IV: un rapporto difficile, in Scritti per Isa. Raccolta di studi offerti a Isa Lori Sanfilippo, Roma, Ist. Storico Italiano per il Medio Evo, pp. 505-21.
Lapo 1952 = L. da Castiglionchio, ‘De curiae commodis’, in Prosatori latini del Quattrocento, a cura di Eugenio Garin, Milano-Napoli, Ricciardi, pp. 170-211.
Luiso 1899 = Francesco Paolo L., Studi sull’epistolario e le traduzioni di Lapo da Castiglionchio juniore, in «Studi italiani di filologia classica », vii, pp. 205-97.
Pade 1998 = Marianne P., A Checklist of the Manuscripts of the Fifteenth Century Latin Translations of Plutarch’s ‘Lives’, in L’eredità culturale di Plutarco dall’antichità al Rinascimento. Atti del vii Convegno plutarcheo, Milano-Gargnano, 28-30 maggio 1997, Napoli, D’Auria, pp. 251-87.
Rotondi 1970-1971 = Elide R., Lapo da Castiglionchio e il suo epistolario, Tesi di Laura, Università di Firenze, Facoltà di Magistero, a.a. 1970-1971, relatore Riccardo Fubini.
Scholz 1914 = Richard S., Eine humanistische Schilderung der Kurie aus dem Jahre 1438, in «Quellen und Forschungen aus italienischen Archiven and Bibliotheken», xvii, pp. 108-53.

Nota paleografica

I due codici su cui poggia la conoscenza della mano latina di L. da C. (Riccardiano 142 e Magliabechiano XXIII 126, tavv. 2 e 3) risalgono agli ultimi anni della sua vita, se non agli ultimi mesi, né molto più antica sembra la porzione latina dell’epigramma bilingue scritto sulla carta di guardia di un codice greco di Demostene appartenuto al Corbinelli (Laurenziano Plut. 59 8, tav. 1). Le circostanze cronologiche non sono secondarie nel giudizio sulla scrittura di L., ove si consideri la straordinaria somiglianza della sua mano con quella del Filelfo, di cui fu allievo e familiaris a Bologna, Firenze e Siena tra il 1428 e il 1436. Una somiglianza che non si misura soltanto nell’adozione del più tipico, ma anche meno sofisticato dei “marcatori” filelfiani (la maiuscola F col secondo tratto eseguito con un occhiello nella parte centrale; per es. alle cc. 1r o 42r del Magliabechiano XXIII 126), ma soprattutto nel tessuto e nell’andamento complessivo della scrittura. Quella di L. è infatti una corsiva modificata “all’antica” che ha poco a che fare con quanto si sperimenta a Firenze negli anni ’20 o ’30 (si pensi ai tentativi di Giovanni Aretino, Niccoli, Traversari) e molto invece con l’esperienza di quei copisti settentrionali, soprattutto veneti, che sono stati a Costantinopoli e sanno scrivere in greco e latino (per primo Guarino, ma poi anche Filelfo), la cui antiqua dal caratteristico andamento inclinato, scritta con penna a punta fine, con f e s ben prolungate sotto il rigo di scrittura, sembra nascere nel solco della tradizione, anche coltissima, delle corsive adattate al libro dell’ultimo Trecento. Il procedimento con il quale queste scritture bastarde si trasformano “all’antica” non è diverso, se si guarda solo alle lettere diacritiche (&, d e s finale diritte, g in due sezioni distinte), da quello che conduce dalla littera textualis all’antiqua formata fiorentina, ma è molto più libero e tutt’altro che univoco negli esiti: sia perché le varianti diacritiche continuano a combinarsi in proporzioni variabili con le forme “tradizionali” (nel caso di L. persistono d con asta inclinata e s finale maiuscola, sempre in un tempo, dall’alto, e sviluppata quasi sotto il rigo, a semplificata, h col secondo tratto prolungato verso il basso), sia perché l’intima plasticità delle bastarde consente tracciati molto rapidi o più meditati, senza che l’immagine complessiva della scrittura ne risulti alterata. Ciò che è evidente se si confrontano le due righe latine della tav. 1 – quasi senza legature fra le lettere (fanno eccezione la legatura di sistema st e l’ultima parola foret, scritta quando ormai l’attenzione è caduta) o fra i tratti delle lettere (ma si noti in Macedum nella m iniziale il primo tratto unito al secondo tramite un occhiello, da confrontare con quanto avviene nelle righe in greco) – e la più rapida scrittura delle tavv. 2 e 3. In tutto ciò l’esperienza grafica di L. è molto vicina a quella di Guarino e dei suoi tanti allievi reali o presunti, di Aurispa, Biondo Flavio o dello stesso Filelfo, con cui in particolare sembra condividere il gusto per una scrittura regolare anche nelle fasi più concitate di revisione del testo e sovrabbondante di curve eseguite con ogni cura; una scrittura a suo modo barocca, ricca di accessori e ornamenti, influenzata dalla minuscola greca e dalla quale, in contesti bilingui, non risulta a prima vista distinguibile tanto è naturale il passaggio dall’uno all’altro registro (tav. 4). Si noti in particolare il prolungamento dell’ultimo tratto orizzontale di e, r, t e anche di a (se in fine di parola e soprattutto a fine riga) corredato di un piccolo bottone finale, come si vede, in identica posizione, anche nel greco (tav. 1 r. 4: foret, tav. 2 r. 1: efferente, r. 2: potuit; tav. 4 r. 20: sua); lo stesso prolungamento orizzontale è applicato da L. (come fa anche Ciriaco) all’ultimo tratto di m e n (vari esempi nel Magliabechiano XXIII 126), mentre il piccolo ingrossamento (ottenuto facendo pressione sulla penna) può corredare anche il titulus (tav. 2 ultima r.: in agrum). Lo spazio interlineare risulta (come nel greco) particolarmente affollato, non solo per il normale incastro di aste superiori e inferiori, ma anche per lo spostamento verso il basso di lettere o parti di esse normalmente appoggiate sul rigo di scrittura (&, s maiuscola), per il persistere dei tipici prolungamenti “gotici” del secondo tratto dih (talora dell’ultimo di m e n) o della seconda di due i consecutive e infine per via di enfatici segni abbreviativi e diacritici. A proposito di questi ultimi e della dialettica tra mano greca e latina, si devono segnalare: il punto geminato, ovvero il trema, usato da L. per distinguere i (tav. 1 r. 3: isset, poi corretto in esset; tav. 2 r. 8: in omnibus, r. 17: circuens, r. 21: omni) insieme al normale segno obliquo (che ha la stessa estensione dell’accento acuto greco; cfr. tav. 4); la lettera θ (maiuscola o minuscola) come segno di richiamo per correzioni e integrazioni, con altri contrassegni di chiara derivazione greca; l’uso di µ al posto di m in sequenze scritte rapidamente (Magliabechiano XXIII 126, c. 55r); la presenza nei colofoni di parti scritte in greco (specie nelle formule di datazione). Altra particolarità di L. è l’uso di un accento acuto seguito da punto per distinguere le preposizioni a ed e.

Censimento

  1. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Urb. Gr. 45
  2. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Urb. Gr. 131
  3. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. 58 19
  4. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. 59 8
  5. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magl. XXIII 126
  6. Firenze, Biblioteca Riccardiana, 142
  7. Milano, Biblioteca Ambrosiana, E 8 sup.
  8. Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, Lat. 52 (alfa O 7 9)
  1. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 84
  2. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 3381
  3. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Conv. Soppr., 179
  4. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Conv. Soppr., 207
  5. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. 81 20

Fonte: Il Quattrocento - Tomo I (2013)

Data ultima modifica: 30 novembre 2025 | Cita questa scheda