Pontano, Giovanni
Cerreto di Spoleto [Perugia] 1429–Napoli 1503
Presentazione
Pontano ha lasciato una vastissima produzione sia in prosa che in versi. Purtroppo, soltanto poche delle sue opere furono “pubblicate” personalmente dall’umanista; alcune (come le Commentationes incentum Ptolemaei sententiis: vd. tav. 2) furono da lui diffuse in edizioni manoscritte, altre in edizioni a stampa, come avvenne nel caso del De aspiratione (Napoli, M. Moravo, 1481: cfr. Germano 1985: 17-18, 33-41 e Germano 2005: 275-83), dei trattati De fortitudine e De Principe (ivi, id., 1490: cfr. Monti Sabia 1962- 1963; Cappelli 1993; Cappelli 2003: 99-106), del De obedientia (ivi, id., 1490) dei due dialoghi Charon e Antonius (ivi, id., 1491) ed infine dei cinque brevi libri sull’uso del denaro (De liberalitate, De beneficentia, De magnificentia, De splendore, De conviventia), editi nel 1498 (Napoli, G. Tresser de Hoestet-M. da Amsterdam: cfr. Monti Sabia 1997 e Tateo 1999: 35-37). Alla morte del Pontano, tutto il resto della sua produzione, assieme alla biblioteca e ad un certo numero di documenti privati, confluì nell’eredità delle due figlie superstiti del poeta: Aurelia ed Eugenia Pontano. In seguito, Pietro Summonte riuscì a recuperare la maggior parte degli inediti e a pubblicarli, tra il 1505 ed il 1512, con il concorso dell’Accademia pontaniana (sul destino degli autografi del Pontano vd. Monti Sabia-Monti 2010). Summonte ebbe più volte a dichiarare di aver depositato tutti gli «archetypi» (cioè i manoscritti da lui utilizzati come esemplari di stampa per le sue edizioni) presso la Biblioteca del Convento di San Domenico Maggiore di Napoli, obbedendo così alle decisioni prese di concerto con gli altri accademici napoletani (cfr. Rinaldi 2001: 345, e Pontano 1512: c. z4r). In realtà – ammesso che tali autografi siano stati effettivamente depositati tutti nella «Libraria» di San Domenico – essi non dovettero restarvi a lungo: come si evince da una lettera summontiana al Colocci (riedita in Rinaldi 2001: 344-46), alcuni di questi codici furono trattenuti e poi donati ad illustri personaggi dal Summonte stesso (come avvenne per il manoscritto del De rebus coelestibus destinato, per l’appunto, al Colocci, vd. Bernardi 2008: 70-72); altri passarono nelle raccolte private di antichi sodali del Pontano (come Jacopo Sannazaro, cfr. Vecce 1998: 17-22) o nelle biblioteche di accademici pontaniani della seconda generazione (come Marc’Antonio Epicuro, Bernardino e Coriolano Martirano, Berardino Rota, vd. Cappelletto 1988: 19-23; Vecce 2000: 301-10); altri ancora, infine, entrarono nelle collezioni di dotti bibliofili stranieri i quali, venuti a Napoli, li acquistarono sul mercato librario cittadino, come avvenne nel caso di Giovanni Sambuco (Soldati 1902: xxi-xxviii) o di Johann Albrecht Widmanstetter (Rinaldi 2003a: 297-98). Ed è attraverso queste trafile (in parte ancora da ricostruire) che molti degli autografi e dei postillati pontaniani sono confluiti nei fondi manoscritti di alcune tra le maggiori biblioteche europee, come la Vaticana, la Österreichische Nationalbibliothek di Vienna, la Bayerische Staatsbibliothek di Monaco, dove tuttora si conservano.
Il Pontano ha poi lasciato una imponente produzione epistolare fatta non solo di missive private, ma soprattutto di dispacci, diplomi, istruzioni, lettere vergate, dettate o semplicemente sottoscritte – assolvendo, così, la funzione della recognitio – nell’esercizio dei suoi compiti diplomatici ed amministrativi. A partire dagli studi degli eruditi dei secoli scorsi il numero di tali documenti è andato continuamente aumentando; un utile regesto delle lettere a stampa dal 1500 fino al 1994 è stato edito dalla Doglio (1995); fra i contributi posteriori: Rinaldi 1999, Germano 2005: 57-92, De Nichilo 2005, Figliuolo 2004, Figliuolo 2008, Figliuolo 2009: 11-12 e, soprattutto, Figliuolo 2012 (edizione di 603 lettere, datate fra il 2 novembre 1474 ed il 20 gennaio 1495) e c’è da aspettarsi che nuovo materiale emergerà ancora dallo spoglio dei fondi archivistici. Data la mole di questa parte della documentazione – si tratta di «migliaia di lettere (per non parlare dei diplomi)» (Senatore 2008: 70) – in questa sede si è scelto di segnalare soltanto quegli autografi che è stato possibile esaminare autopticamente o sulla base di riproduzioni e di perizie paleografiche fornite dagli editori dei documenti in questione. Naturalmente, pur trattandosi di materiali che non possiedono un effettivo carattere privato (come sottolinea Senatore 2008: 69-70), essi mantengono, tuttavia, un interesse non marginale per lo studio della grafia del Pontano.
Come si è detto, anche una parte della biblioteca privata del Pontano (quella toccata in eredità alla figlia Eugenia) fu donata alla biblioteca di San Domenico Maggiore di Napoli, alla quale pare che l’umanista fosse legato da una lunga consuetudine di studi, come ci attestano i suoi antichi e moderni biografi (vd. Monti Sabia 1998: 76). La consegna dei volumi avvenne il 4 giugno del 1505; l’originale dell’atto di donazione è andato distrutto a sèguito dei danni subiti dall’Archivio di Stato di Napoli durante il secondo conflitto mondiale; ne esistono, tuttavia, diverse trascrizioni e una recente edizione critica (Rinaldi 2007-2008a). Nel documento figura un elenco di libri appartenuti al Pontano che comprende 36 codici pergamenacei, 10 codici cartacei e 5 stampe. Di questi, ad oggi è stato possibile identificare 16 manoscritti, grazie alla presenza della nota di donazione che Eugenia fece apporre sulle carte iniziali di tutti questi volumi: «Eugenia Joannis Pontani filia, ex mera eius liberalitate, hunc librum Biblyothecae Beati Dominici in clarissimi patris memoriam dicandum curauit» (l’annotazione, spesso rifilata o dealbata, nella sua forma integrale oggi si può leggere soltanto nei mss. Napoli, BNN, VI C 21, c. 2r, e VI C 23, c. 1r; ripr. in Rinaldi 2007-2008a: tavv. xxiii-xxiv). Tutti i volumi recanti la nota di donazione di Eugenia in genere presentano nuclei, più o meno ampi, di postille autografe del Pontano; solo pochi di essi, tuttavia, sono stati studiati (per la bibliografia su tali postillati: Rinaldi 2007- 2008a: 176-83 e De Nichilo 2009). In ogni caso, è verosimile che i codici ereditati da Eugenia costituissero soltanto una parte dei libri appartenuti al Pontano, come sembra indicare la circostanza per cui nell’atto di donazione Eugenia figura come heres pro medietate (‘erede per metà’) dei beni paterni, l’altra metà dei quali – tra cui un certo numero di libri – potrebbe essere toccata alla sorella Aurelia. Ciò parrebbe confermato dal fatto che si conosce effettivamente un discreto numero di codici i quali, pur non facendo parte del lascito testamentario di Eugenia, sono di sicura provenienza pontaniana, in quanto presentano un ex libris o delle sottoscrizioni autografe dell’umanista (censimento e descrizione in Rinaldi 2007-2008a: 184-91).
Bibliografia
Bernardi 2008 = Marco B., Angelo Colocci, la biblioteca e il “milieu” napoletano: nuovi interventi, qualche precisazione e un frammento inedito, in «Roma nel Rinascimento», [xxiv], pp. 59-78.
Cappelletto 1988 = Rita C., La “Lectura Plauti” del Pontano, con edizione delle postille del cod. Vindob. Lat. 3168 e osservazioni sull’ “Itala recensio”, Urbino, QuattroVenti.
Cappelli 1993 = Guido Maria C., Per l’edizione critica del ‘De Principe’ di Giovanni Pontano, Napoli, Esi.
Cappelli 2003 = Id., Nota al testo, in Giovanni Pontano, De principe, a cura di G.M.C., Roma, Salerno Editrice, pp. 99-106.
De Nichilo 2005 = Mauro De N., Dal carteggio del Pontano. Due lettere di Alamanno Rinuccini, in Forme e contesti. Studi in onore di Vitilio Masiello, a cura di Francesco Tateo e Raffaele Cavalluzzi, Roma-Bari, Laterza, pp. 39-68.
De Nichilo 2009 = Id., Per la biblioteca del Pontano in Biblioteche nel Regno fra Tre e Cinquecento, a cura di Claudia Corfiati e M. de N., Lecce, Pensa Multimedia, pp. 152-69.
Doglio 1995 = Maria Luisa D., Il «Dichiarar per lettera» del Pontano, in Miscellanea di studi critici in onore di Pompeo Giannantonio, vol. ii to. 1. Letteratura meridionale, num. mon. di «Critica letteraria», 88-89, pp. 5-32.
Figliuolo 2004 = Bruno F., Un documento e tre lettere inedite di Giovanni Pontano, in Atti della Giornata di studi per il Cinquecentenario della morte di Giovanni Pontano, Napoli, 7 maggio 2004, a cura di Antonio Garzya, Napoli, Accademia Pontaniana, pp. 45-52.
Figliuolo 2008 = Id., (Pen)ultime lettere di Giovanni Pontano, in «Suave mari magno… ». Studi offerti dai colleghi udinesi a Ernesto Berti, a cura di Claudio Griggio e Fabio Vendruscolo, Udine, Forum, pp. 77-83.
Figliuolo 2009 = Id., Nuovi documenti sulla datazione del ‘De hortis Hesperidum’ di Giovanni Pontano, in «Studi rinascimentali», vii, pp. 11-15.
Figliuolo 2012 = Id., Corrispondenza di Giovanni Pontano segretario dei dinasti aragonesi di Napoli (2 novembre 1474-20 gennaio 1495), Salerno, Laveglia & Carlone.
Germano 1985 = Giuseppe G., Per l’edizione critica del ‘De aspiratione’ di Giovanni Pontano, Napoli, Ist. Nazionale di Studi sul Rinascimento Meridionale.
Germano 2005 = Id., Il ‘De aspiratione’ di Giovanni Pontano e la cultura del suo tempo, con un’antologia di brani scelti dal De aspiratione in ed. critica corredata di intr., traduzione e commento, Napoli, Loffredo.
Monti Sabia 1962-1963 = Liliana M.S., Un ritrovato epigramma del Pontano e l’ “editio princeps” del ‘De fortitudine’-‘De principe’, in «Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Napoli», x, pp. 235-46 (poi in Monti Sabia-Monti 2010: ii 1059-71).
Monti Sabia 1997 = Ead., Un nuovo codice pontaniano: il Vat. Lat. 14675, in Filologia umanistica. Per Gianvito Resta, a cura di Vincenzo Fera e Giacomo Ferraú, Padova, Antenore, vol. ii pp. 1339-58 (poi in Monti Sabia-Monti 2010: ii 1095-114).
Monti Sabia 1998 = Ead., Un profilo moderno e due ‘Vitae’ antiche di Giovanni Pontano, Napoli, Accademia Pontaniana (poi in Monti Sabia-Monti 2010: i 1-31).
Monti Sabia-Monti 2010 = Ead.-Salvatore M., Studi su Giovanni Pontano, a cura di Giuseppe Germano, Messina, Centro interdipartimentale di studi umanistici, 2 voll.
Pontano 1512 = Ioannes Iovianus P., De rebus coelestibus libri xiv, Neapoli, ex officina Sigismundi Mayr.
Rinaldi 1999 = Michele R., Un’inedita lettera del Pontano a Filippo Strozzi “il vecchio”, in «Atti dell’Accademia Pontaniana», xlviii, pp. 419-29.
Rinaldi 2001 = Id., Per gli studi astrologici del Pontano: un autografo inedito e quattro frammenti di traduzione dal greco nel codice ambrosiano G 109 inf., ff. 30r-32v, in «Atti dell’Accademia Pontaniana», l, pp. 335-78.
Rinaldi 2003a = Id., Pontano e le tradizioni astrologiche latine medievali: le postille dell’umanista nel codice Clm 234 della Bayerische Staatsbibliothek di Monaco e nel Barberiniano Latino 172 della Biblioteca Apostolica Vaticana, in «Atti dell’Accademia Pontaniana», lii, pp. 295-324.
Rinaldi 2007-2008a = Id., Per un nuovo inventario della biblioteca di Giovanni Pontano, in «Studi medievali e umanistici», v-vi, pp. 163-97.
Senatore 2008 = Francesco S., Filologia e buon senso nelle edizioni di corrispondenze diplomatiche italiane quattrocentesche, in «Bullettino dell’Ist. Storico Italiano per il Medio Evo», cx, 2 pp. 61-95.
Soldati 1902 = Benedetto S., Introduzione bibliografica a Ioannis Ioviani Pontani Carmina, Firenze, G. Barbéra, vol. i pp. ix-xcix.
Tateo 1999 = Francesco T., Introduzione a Giovanni Pontano, I libri delle virtú sociali, a cura di F.T ., Roma, Bulzoni, pp. 9-38 (2a ed.).
Vecce 1998 = Carlo V., Gli Zibaldoni di Iacopo Sannazaro, Messina, Centro interdipartimentale di studi umanistici-Sicania.
Vecce 2000 = Id., ‘In Actii Sinceri bibliotheca’: appunti sui libri del Sannazaro, in Studi vari di lingua e letteratura italiana. In onore di Giuseppe Velli, Milano, Cisalpino, vol. ii pp. 301-10.
Nota paleografica
La scrittura del P., pur nella varietà degli esiti e degli ambiti in cui essa si esprime, conosce due forme di stilizzazione principali: la libraria (riservata alla trascrizione dei classici, alla scrittura di glossa, e alla copia in pulito delle proprie composizioni: vd. tavv. 2, 6 e 7) e la corsiva, assai frequente nelle missive e nei documenti di carattere diplomatico, nonché nei mss. che ci tramandano le prime fasi di stesura delle opere dell’umanista (tavv. 1, 3, 4, 5). Si tratta, comunque, di una scrittura che, nonostante le naturali differenze del ductus, mantiene nel complesso alcuni tratti caratteristici; solo il modulo delle lettere, con il passare degli anni, tende ad aumentare, così come si accentua l’inclinazione delle aste verso destra negli esiti corsivi più maturi. Tipiche, in generale, della scrittura di P. sono le forme della p, con l’asta che assomiglia a una sorta di 7 (come nel publicarum dell’Urb. Lat. 1393: tav. 2 r. 6); della a scritta come una piccola c schiacciata e chiusa da un trattino obliquo; della h con l’ultimo tratto sovente incurvato a sinistra; della y che scende sotto il rigo nella medesima direzione; della x in cui il tratto sinistro si prolunga al di sotto del rigo; ancora usuale è l’alternanza fra la d ad asta dritta (largamente maggioritaria) e la cosiddetta d onciale, frequente specie negli autografi più corsivi (si veda qui il videatur di tav. 1 r. 18, con il caratteristico nesso de). Nel tracciato delle maiuscole si distingue la F, il cui trattino superiore s’inarca a ricciolo (come nel Finit del Properzio berlinese, riprodotto in Ullman 1973: tav. 23 r. 7); la V dotata di eleganti “bottoni” (ivi r. 6); la M larga e puntuta (tav. 3 rr. 22 e 29); la I che talvolta presenta un trattino alla metà dell’asta (vd. Cappelletto 1988: tav. xi 1 r. 5); la E ora capitale, ora onciale, ora semplicemente ricalcata sulla forma della minuscola, mentre talvolta la stessa lettera assume addirittura la foggia di una grande epsilon (come avviene nella nota di possesso vergata dal P. in calce al Monacense Lat. 822, riprodotta in Ullman 1973: tav. 21). Altre particolarità grafiche sono quella di indicare i vocativi mediante una o sovrascritta; di contrassegnare la i con segno diacritico (apice o puntino); di marcare la fine di un paragrafo o di una sezione di testo con due o tre puntini e uno svolazzo a destra (tav. 4 r. 19); di alternare l’uso delle maiuscole e delle minuscole nel corpo della stessa parola (tav. 2 r. 6) e di giustificare il rigo allungando notevolmente il tratto finale di una singola lettera (per una trattazione più dettagliata di questi aspetti della scrittura pontaniana: Cappelletto 1988: 29-43; Rinaldi 2002: 118-28). Per quanto riguarda specificamente la scrittura libraria, soprattutto nei prodotti più antichi, essa mostra la tendenza a staccare le singole lettere, oppure a raggrupparle secondo precisi nessi, in particolare: prolungando orizzontalmente i tagli superiori della e e della t (vd. deterrere della tav. 2 r. 7) ovvero saldando i tratti curvi di m, n, i ed u; saltuario, invece, negli autografi più posati, l’uso di legamenti come ct o st. Di grande bellezza sono le copie di autori classici eseguite dal P. intorno ai trent’anni, come il Properzio berlinese o il Tacito di Leida (entrambi del 1460); in tali manufatti si notano alcuni tratti assai originali: come l’uso di una r con l’asta che scende sotto il rigo, o della e minuscola “crestata”, scritta in tre tempi, mediante due curve sovrapposte e un alto taglio obliquo (si veda il merendo riprodotto in Ullman 1973: tav. 23 r. 4; o il magnopere ivi, tav. 13 r. 5 del testo di Svetonio). Tali particolarità sono state talvolta ricondotte all’intento di imitare la scrittura beneventana (Ullman 1973: 421; Bischoff 1992: 213-14) oppure all’influenza di un filone della corsiva quattrocentesca, inaugurato da Guarino Veronese – e ispirato ai modelli più antichi della carolina di IX secolo – che rappresenterebbe una sorta di “reazione” all’antiqua formata d’irradiazione fiorentina (Casamassina 1974: xx-xxi); si tenga presente, tuttavia, che un tipo di scrittura umanistica caratterizzato da f, r e s che scendono sotto il rigo e da un certo numero di legamenti (per tratti orizzontali), è senza dubbio già caratteristico del Panormita (la cui scrittura presenta, infatti, diverse analogie con quella del P.) e sembra trovare applicazione anche in alcuni documenti prodotti dalla cancelleria aragonese alla fine del secolo XV (Rinaldi 2002: 120 n.). Come si è detto, gli stessi tratti assai calligrafici caratterizzano anche la trascrizione in pulito di alcune opere del P., come la lettera di dedica del primo libro delle Commentationes in Ptolemaeum del ms. BAV, Urb. Lat. 1393 (1477 ca.: vd. tav. 2); e ritornano anche nella scrittura di glossa, come, ad es., nelle annotazioni al Quintiliano vindobonense 30 (ripr. in Rinaldi 2006b: 420-21; vd. qui tavv. 6 e 7). Un maggior grado di corsività si nota invece negli autografi più tardi, come quello dei Meteora (del 1490: tavv. 3 e 4) o del De sermone (1501-1502 ca.: vd. qui tav. 5) e, in generale, nei documenti vergati dall’umanista nell’ambito della sua attività diplomatica, come la lettera a Filippo Strozzi del 1464 (Rinaldi 1999, con ripr.), o il tardo documento redatto a nome degli Eletti della città di Napoli nel maggio del 1503 (Monti Sabia 1980, con ripr.). Un breve cenno merita anche la scrittura greca dell’umanista, che è stata individuata in tempi piuttosto recenti a partire dagli studi di Harlfinger (1971: 269-81, 415 e tav. 23): i tratti più caratteristici di questa scrittura sono l’alpha che è quasi sempre di forma latina (tavv. 6 e 7), il tau che quando lega assume la forma di una zeta latina; la zeta che appare simile ad un 3 (cfr. Eleuteri-Canart 1991: 125). L’effettiva appartenenza di tali particolarità grafiche alla scrittura greca del P. è confermata – oltre che dalle annotazioni del Quintiliano di Vienna – da varie integrazioni o annotazioni in greco che figurano in alcuni codici delle Commentationes in Ptolemaeum (BAV, Vat. Lat., 5984, 56r, marg. des.; Venezia, BNM, Lat. viii 66, r. 16).
Bibliografia
Bischoff 1992 = Bernhard B., Paleografia latina, Antichità e Medioevo, ed. ital. a cura di Gilda P. Mantovani e Stefano Zamponi, Padova, Antenore.
Cappelletto 1988 = Rita C., La “Lectura Plauti” del Pontano, con edizione delle postille del cod. Vindob. Lat. 3168 e osservazioni sull’ “Itala recensio”, Urbino, QuattroVenti.
Casamassima 1974 = Emanuele C., Literulae Latinae. Nota paleografica, in Stefano Caroti-Stefano Zamponi, Lo scrittoio di Bartolomeo Fonzio, umanista fiorentino, Milano, Il Polifilo, pp. ix-xxxiii.
Eleuteri-Canart 1991 = Paolo E.-Paul C., Scrittura greca nell’Umanesimo italiano, Milano, Il Polifilo.
Germano 2005 = Giuseppe G., Il ‘De aspiratione’ di Giovanni Pontano e la cultura del suo tempo, con un’antologia di brani scelti dal De aspiratione in ed. critica corredata di intr., traduzione e commento, Napoli, Loffredo.
Harlfinger 1971 = Dieter H., Die Textgeschichte der pseudo-aristotelischen Schrift ‘Περὶ ἀτόµων γραµµῶν’. Ein kodikologisch-kulturgeschichtlicher Beitrag zur Klärung der Überlieferungsverhältnisse im Corpus Aristotelicum, Amsterdam, N. Mielke.
Monti Sabia 1980 = Liliana M.S., L’estremo autografo di Giovanni Pontano, in «Italia medioevale e umanistica», xxiii, pp. 293-314 (poi in Monti Sabia-Monti 2010: i 139-57).
Monti Sabia-Monti 2010 = Ead.-Salvatore M., Studi su Giovanni Pontano, a cura di Giuseppe Germano, Messina, Centro interdipartimentale di studi umanistici, 2 voll.
Rinaldi 1999 = Michele R., Un’inedita lettera del Pontano a Filippo Strozzi “il vecchio”, in «Atti dell’Accademia Pontaniana», xlviii, pp. 419-29.
Rinaldi 2002 = Id., «Sic itur ad astra». Giovanni Pontano e la sua opera astrologica nel quadro della tradizione manoscritta della ‘Mathesis’ di Giulio Firmico Materno, Napoli, Loffredo.
Rinaldi 2006b = Id., Recensione a Germano 2005, in «Studi medievali e umanistici», iv, pp. 407-29.
Ullman 1973 = Berthold Louis U., Studies in the Italian Renaissance, 2a ed. with additions and corrections, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura.
Censimento
- Berlin, Staatsbibliothek, Lat. Fol. 500
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 338
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Reg. Lat. 1527
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Urb. Lat. 1393
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Urb. Lat. 1401
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 2837
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 2838
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 2839
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 2840
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 2841
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 2842
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 2843
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 5984
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 14675
- Cortona, Biblioteca Comunale e dell’Accademia Etrusca, 84
- Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane, III 133
- Isola Bella, Archivio Borromeo, Autografi, P 13
- Leiden, Bibliotheek Der Rijksuniversiteit, Perizonius XVIII Q 21
- London, The British Library, Add. 12027
- London, The British Library, Add. 28628
- London, The British Library, Burney 343
- Madrid, Biblioteca Nacional, 12664 (Aa 318)
- Milano, Biblioteca Ambrosiana, G 109 inf.
- Milano, Biblioteca Ambrosiana, O 74 sup.
- Napoli, Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III», IV F 37
- Napoli, Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III», V A 17
- Napoli, Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III», V B 42
- Napoli, Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III», XIV G 119
- Napoli, Biblioteca Oratoriana dei Girolamini, C F 1-11
- Napoli, Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria, Fondo Cuomo 1 6 45
- Oxford, Bodleian Library, Don. C. 42
- Paris, Bibliothèque nationale de France, Nouv. Acq. Lat. 1520
- Ravenna, Biblioteca Classense, 277
- Roma, Biblioteca Casanatense, 53
- Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, 1287 (olim 43 F 2)
- Torino, Biblioteca Nazionale Universitaria, 931 (olim F V 31)
- Torino, Biblioteca Nazionale Universitaria, I III 8
- Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, Lat. VIII 66 (3437)
- Wien, Österreichische Nationalbibliothek, 3168
- Wien, Österreichische Nationalbibliothek, 3413
- Wien, Österreichische Nationalbibliothek, 9977
- Wolfenbüttel, Herzog August Bibliothek, Aug. Fol. 82 6
- Berlin, Staatsbibliothek, Hamilton 471
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Gr. 541
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 143
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 144
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 146
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 172
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 3225
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 13679
- Madrid, Biblioteca Nacional, 10017
- München, Bayerische Staatsbibliothek, Lat. 234
- München, Bayerische Staatsbibliothek, Lat. 802
- München, Bayerische Staatsbibliothek, Lat. 822
- Napoli, Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III», III D 30
- Napoli, Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III», IV C 20
- Napoli, Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III», IV F 37
- Napoli, Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III», VI C 21
- Napoli, Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III», VI C 23
- Napoli, Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III», ex Vindob. Lat. 33
- Paris, Bibliothèque nationale de France, Gr. 1814
- Roma, Biblioteca Casanatense, 188
- Valencia, Biblioteca Universitaria, 725 (791)
- Wien, Österreichische Nationalbibliothek, 30
- Wien, Österreichische Nationalbibliothek, Phil. Gr. 66
- Wien, Österreichische Nationalbibliothek, Phil. Gr. 75
- Wien, Österreichische Nationalbibliothek, Phil. Gr. 134
- Wien, Österreichische Nationalbibliothek, Phil. Gr. 152
- Wien, Österreichische Nationalbibliothek, Phil. Gr. 231
- Wien, Österreichische Nationalbibliothek, Theol. Gr. 188
Fonte: Il Quattrocento - Tomo I (2013)
Data ultima modifica: 8 dicembre 2025 | Cita questa scheda