Porcelio (Giannantonio Pandoni)

Napoli 1405 ca.–Roma 1486 ca.

Presentazione

La vasta produzione del Pandoni ci è pervenuta quasi interamente in forma manoscritta, spesso in codici pregevoli per scrittura e fattura, destinati ad essere dono ed omaggio al principe, al signore, al patrono di turno. Non disponendo di notizie sulla storia della biblioteca del Pandoni, ed essendo i manoscritti autografi relativamente scarsi, si propone qui un breve excursus sulla tradizione manoscritta delle opere dell’umanista, ancora poco esplorata, che aiuti a contestualizzare nel modo più appropriato le testimonianze autografe superstiti. Il De Talento è tràdito dai mss. Philadelphia, University Library, Edgar Fahs Smith Collection, Lat. 46, datato 1460 (Kristeller: v 373), e Venezia, BNM, Marc. Lat. XII 151 (4650), cc. 140r-151v (Kristeller: ii 259), e fu stampato a Roma, forse da E. Silber, in un incunabolo senza note tipografiche di cui sopravvivono solo quattro esemplari (ISTC ip00936500); l’opera fu composta durante il soggiorno a Milano, tra il 1456 e l’aprile 1459 (Helmrath 2007: 83-84, 94). In una cinquecentina (Porcelio 1539) si legge la raccolta di dodici elegie, De amore Iovis in Isottam, composte per Isotta degli Atti da Sassoferrato, databile intorno al 1450 (Coppini 2009: 290-91) o al più tardi tra il 1454 ed il 1455, raccolta tràdita dal ms. Vat. Lat. 1672, cc. 1r-26v (Nogara 1912: 156-57, → 5). Nei Rerum Italicarum Scriptores furono pubblicati i Commentarii de gestis Scipionis (Jacobi) Piccinini (vd. Porcelio 1731: 69-154 e Porcelio 1751: 1-66, sui quali cfr. Picotti 1955: 179-201 e Ianziti 1992: 1054-56). Copie dell’opera si leggono nei mss. Barcellona, Biblioteca Central, 986, datato 1452 (vd. Kristeller iv: 490); Città del Vaticano, BAV, Vat. Lat. 2956 (→ 9); Crema, Biblioteca Comunale, 343; Milano, BAm, Sussidio L 69 (cfr. Castiglioni 1956: 133-44).

Nella biografia del Pandoni di Frittelli si leggono ampie porzioni di un poemetto epico, di circa 139 esametri, intitolato Bellum Thebanorum cum Telebois (Frittelli 1900: 93-103). L’opera, la cui prima redazione è databile intorno al 1432, subì una serie di riutilizzi, dal momento che fu indirizzata a Leonello d’Este nel 1450, e quindi a Francesco Sforza intorno al 1456, e ancora nel 1456 inviata ad Alfonso con la richiesta di poter fare ritorno a Napoli (Cappelli 1997: 99-100, 107-8). Il Bellum è tramandato dai seguenti mss.: Firenze, BNCF, C S J IX 10 (240), cc. 18r-21v; Milano, Biblioteca Trivulziana, 804 (Santoro 1957: 447); Venezia, BNM, Lat. X 85 (3363) (Picotti 1955: 179-203); Firenze, BNCF, Nuove Accessioni, 445 (Kristeller: i 172); Napoli, BNN, V F 26, cc. 196r-199r; Firenze, BRic, 346, cc. 55r-58v; Città del Vaticano, BAV, Ottob. Lat. 1153, cc. 93r-95r e Vat. Lat. 8914, 147r-150v. Ancora Frittelli pubblicò un cospicuo numero di carmi del Pandoni attingendoli per lo più dai codici Città del Vaticano, BAV, Urb. Lat. 708, e Firenze, BNCF, C S J IX 10 (240). Il poemetto Admirabile convivium ad divinam Leonoram Ferdinandi regisfiliam a divo Petro Cardinali scribitur (1473) è stato pubblicato secondo la redazione del ms. Città del Vaticano, BAV, Urb. Lat. 707, cc. 1v-14v (→ 3, cfr. Corvisieri 1877-1878: 629-87, che per mero scambio pubblica a nome di Emilio Boccabella il poema del Pandoni, attribuendo altresì al Pandoni un’operetta del Boccabella); ma esso si legge anche nel ms. BAV, Vat. Lat. 2856, cc. 27v-36v (→ 6). Il Triumphus Alfonsi Regis, composto tra il 1443 ed il 1445, fu edito, non senza mende, da Nociti (1895); il testo è tradito dai mss. Napoli, BNN, V E 58, cc. 86v-102r; Napoli, BNN, V F 26, cc. 180r-195v; Firenze, BNCF, C S J IX 10 (240), cc. 17r-35r; Paris, BnF, Nouv. Acq. Lat., 650, cc. 67r-82r; Madrid, BN, 7199 (Usoz 17-7), cc. 3r- 23v. A questi testimoni va aggiunta una porzione ora perduta del ms. Napoli, BGir, Fondo Gervasio, Pil. XXVI, num. XXVI = S 58 357, ora M S 28 4 38 (Mandarini 1897: 182-83; López de Toro 1964).

In tempi più recenti sono stati pubblicati alcuni carmi singoli, o piccole sillogi di carmi inediti (Laurenza 1906; Antologia poetica 1975: 46-55; Cappelletto 1997; Coppini 1985; Curlo 1987: xcii-xciii; Schmarsow 1886: 75-76; Londei 1989: 116-17; Garbini 1991: 158-59; Pandoni 2004; Iacono 2010: 201-9).

Gran parte della produzione del Pandoni resta, però, a tutt’oggi inedita. Il poema Feltria, composto dal Pandoni tra il 1460-1461 ed il 1475 per celebrare le imprese di Federico da Montefeltro, è tràdito dai mss.: Città del Vaticano, BAV, Urb. Lat. 373, cc. 1r-11r; Urb. Lat. 709, cc. 1r-53r (vd. Stornajolo 1902-1921: ii 232-33) e Urb. Lat. 710 (Stornajolo 1902-1921: ii 233-34). Il poemetto De proelio apud Troiam Apuliaeurbem confecto a divo Ferdinando rege Siciliae, composto tra il 1465 ed il 1466 per Ferrante d’Aragona (Tateo 1990: 223-26; Ferraù 2001: 91; Iacono 2011: 268-90), si legge in Città del Vaticano, BAV, Ottob. Lat. 1999, cc. 1r-23r, e Vat. Lat. 2856, cc. 1r-20v. Il poemetto intitolato Bos prodigiosus, indirizzato a Martino V, si legge in Firenze, BNCF, C S J IX 10, cc. 22v-26r. La silloge poetica De felicitate temporum divi Pii II pontificis maximi (Avesani 1968: 39; Cappelletto 1997: 250-55) è tràdita da Città del Vaticano, BAV, Reg. Lat. 1991, e Vat. Lat. 1670 (→ 2 e 4). Sei libri di Laureae si leggono in Firenze, BNCF, C S J IX 10, cc. 55r-140r. Una raccolta di carmi dedicata a Pietro Riario si legge nel codice BAV, Vat. Lat. 2856, cc. 53r-77v (→ 6). Una lunga Satyra apologetica indirizzata al cardinale Giuliano Cesarini si legge in Firenze, BNCF, C S J IX 10, cc. 28v-38r. Un De praestantia linguae Latinae indirizzato a Sigismondo Malatesta (Ferri 1920: 45- 61), si legge in Cambridge, University Library, Add. 6188, cc. 49r-54v (Kristeller iv: 10). Una Vita militaris Iacobi Piccinini, poemetto che riassume le imprese del Piccinino fino al 1453 (Cessi 1915; Ferenti 2005: 39), si legge in Chiari (Brescia), Biblioteca Morcelliana, 4, cc. 89r-99r (IMBI: xiv 142-43).



Bibliografia
Antologia poetica 1975 = Antologia poetica di umanisti meridionali, a cura di Antonio Altamura, Francesco Sbordone e Emilia Servidio, Napoli, Sen.
Avesani 1968 = Rino A., Epaeneticorum ad Pium II Pont. Max. libri v, in Enea Silvio Piccolomini, Papa Pio II. Atti del Convegno per il v centenario della morte e altri scritti, a cura di Domenico Maffei, Siena, Accademia Senese degli Intronati, pp. 15-97.
Cappelletto 1997 = Rita C., Per l’edizione di un’elegia del Porcelio, in Filologia umanistica. Per Gianvito Resta, a cura di Vincenzo Fera e Giacomo Ferraú, Padova, Antenore, vol. i pp. 241-66.
Cappelli 1997 = Guido Maria C., Briciole poetiche tra Napoli e Maiorca: sette poesie inedite del sec. XV, in «Faventia», xix, 1 pp. 89-108.
Castiglioni 1956 = Carlo C., L’umanista Porcellio e il suo codice Ambrosiano, in Studi storici in memoria di Mons. Angelo Mercati, Milano, Giuffrè, pp. 133-44.
Cessi 1915 = Roberto C., Su la ‘Vita militaris Iacobi Piccinini’ di Porcelio Pandoni, in «Archivio muratoriano», xv, pp. 254-58.
Coppini 1985 = Donatella C., La polemica Porcelio-Panormita, in appendice a Un’eclisse, una duchessa, due poeti, in Tradizione classica e letteratura umanistica. Per Alessandro Perosa, a cura di Roberto Cardini, Eugenio Garin, Lucia Cesarini Martinelli, Giovanni Pascucci, Roma, Bulzoni, vol. i pp. 355-73.
Coppini 2009 = Ead., Basinio da Parma e l’elegia epistolare, in Il rinnovamento umanistico della poesia. L’epigrama e l’elegia, a cura di Roberto Cardini e D.C., Firenze, Polistampa, pp. 281-302.
Corvisieri 1877-1878 = Giuseppe C., Il trionfo romano di Eleonora d’Aragona, in «Archivio Storico della Società Romana di Storia Patria», i, pp. 475-91, e x, pp. 629-87.
Curlo 1987 = Iacobi Curuli Epitoma Donati in Terentium, ed. critica a cura di Giuseppe Germano, Napoli, Loffredo.
Ferenti 2005 = Serena F., La sfortuna di Jacopo Piccinino. Storia dei Bracceschi in Italia (1423-1465), Firenze, Olschki.
Ferraú 2001 = Giacomo F., Il tessitore di Antequera. Storiografia umanistica meridionale, Roma, Ist. Storico Italiano per il Medio Evo.
Ferri 1920 = Ferruccio F., Una contesa di tre umanisti: Basinio, Porcelio e Seneca. Contributo alla storia degli studi greci nel Quattrocento in Italia, Pavia, Tip. Succ. Fratelli Fusi.
Frittelli 1900 = Ugo F., Giannantonio de’ Pandoni detto il Porcellio, Firenze, Paravia.
Garbini 1991 = Paolo G., Poeti e astrologi tra Callisto III e Pio II: un nuovo carme di Lodrisio Crivelli, in «Studi umanistici», ii, pp. 151-70.
Helmrath 2007 = Johannes H., Bildfunktionen der antiken Kaisermünze in der Renaissance oder die Entstehung der Numismatik aus der Faszination der Serie, in Zentren und Wirkungsräume der Antikerezeption. Zur Bedeutung von Raum und Kommunikation für die neuzeitliche Transformation der griechisch-römischen Antike, hrsg. von Kathrin Schade, Detlef Rößler, Alfred Schäfer, Münster, Scriptorium, pp. 77-97.
Iacono 2010 = Antonietta I., La dedica ad Antonello Petrucci del ‘De proelio apud Troiam’ di Porcelio de’ Pandoni, in «Vichiana», ii, pp. 185-209.
Iacono 2011 = Ead., Epica e strategie celebrative nel ‘De proelio apud Troiam’ di Porcelio de’ Pandoni, in La battaglia nel Rinascimento meridionale, a cura di Giancarlo Abbamonte, Roma, Viella, pp. 268-90.
Ianziti 1992 = Antonio I., I commentarii: appunti per la storia di un genere storiografico quattrocentesco, in «Archivio storico italiano», cl, pp. 1029-63.
Laurenza 1906 = Vincenzo L., Poeti e oratori del Quattrocento in una elegia inedita del Porcellio, in «Atti della Regia Accademia di Archeologia, Lettere e Belle Arti di Napoli», xxiv, 2 pp. 215-26.
Londei 1989 = Enrico L., Lo stemma sul portale di ingresso e la facciata ad ali del palazzo ducale di Urbino, in «Xenia», xviii, pp. 93-114 (Appendici a cura di Sandro Boldrini, pp. 114-17).
López de Toro 1964 = José L. de T., Aparece el Manuscrito Integro del ‘Triumphus’ de Porcellio, in Saggi e ricerche in memoria di Ettore Li Gotti, Palermo, Centro di studi filologici e linguistici siciliani, vol. ii pp. 5-12.
Mandarini 1897 = Enrico M., I codici manoscritti della Biblioteca Oratoriana di Napoli, Napoli-Roma, Festa.
Nociti 1895 = Vincenzo N., Il trionfo di Alfonso I d’Aragona cantato da Porcellio, Rossano, Tip. di Angelo Palazzi.
Picotti 1955 = Giovanni Battista P., Dei ‘Commentari del secondo anno’ di Porcellio Pandoni e di un codice marciano che li contiene, in Id., Ricerche umanistiche, Firenze, La Nuova Italia (già in «Archivio muratoriano», vi 1908, pp. 211-305).
Porcelio 1539 = P. Giannantonio Pandoni, De amore Iovis in Isottam, in Trium poetarum elegantissimorum Porcelli, Basinii et Trebani Opuscula, nunc primum diligentia eruditissimi viri Christophori Preudhomme Barroducani in lucem edita, Pari­siis, apud Simonem Colinaeum.
Porcelio 1731 = Commentaria comitis Jacobi Piccinini vocati Scipionis Aemiliani edita per P. Porcelium et missa Alphonso Regi Aragonum, in Rerum italicarum scriptores, collegit Ludovicus Antonius Muratorius, Mediolani, ex Typographia Societatis Palatinae in Regia Curia, vol. xx.
Porcelio 1751 = Commentaria secundi anni de gestis Scipionis Picinini […] in Annibalem Sfortiam ad Serenissimum Principem Franciscum Foscari, in Rerum italicarum scriptores, collegit Ludovicus Antonius Muratorius, Mediolani, ex Typographia Societatis Palatinae in Regia Curia, vol. xxv to. 1 coll. 1-66.
Porcelio 2004 = P. Giannantonio Pandoni, Il ‘De vita servanda a regum liberis’, a cura di Guido Maria Cappelli, in «Letteratura italiana antica », v, pp. 211-26.
Santoro 1957 = Caterina S., Di un codice di Porcelio in Trivulziana, in «Archivio storico lombardo», s. viii, vii, p. 447.
Schmarsow 1886 = August S., Melozzo da Forlí, Berlin-Stuttgart, W. Spemann.
Tateo 1990 = Francesco T ., La rievocazione di Troia nella provincia napoletana, in Id., I miti della storiografia umanistica, Roma, Bulzoni, pp. 223-56.

Nota paleografica

Il Vat. Lat. 2856 è documento importante per la conoscenza della mano del P., anzi per il suo stesso riconoscimento, che viene garantito dalla dialettica tra il testo e le numerose aggiunte e correzioni marginali, non classificabili in altro modo che come d’autore. Il ms. si presenta con i caratteri della copia in pulito eseguita in un’educata corsiva “all’antica” e condotta in continuità di lavoro (salvo cioè minimi e fisiologici intervalli) secondo un progetto che prevede anche rubriche e iniziali in colore o forse decorate (si vedano alla tav. 2 gli spazi riservati); ciò che lo fa ritenere esemplare destinato a qualche corrispondente o mecenate, poi degradato a copia di servizio per insoddisfazione dell’autore-copista. La scrittura del testo è perfettamente in linea con gli esiti corsivi attestati in ambienti umanistici all’altezza degli anni ’70-’80, che il P. interpreta con diligenza e con una disciplina che sembra porsi come obiettivo l’assenza di ogni personalismo. Sul piano morfologico (senza che in ciò si configuri uno speciale comportamento del P.) si possono segnalare: l’uso pressoché regolare in fine di parola della variante maiuscola di s (che in qualche caso si trova anche all’interno di parola: tav. 1 r. 4: hostili, r. 8: elapsus); l’alternanza tra due varianti di r, quella che si definisce tonda (usata dove la scrittura si fa più veloce, perché serve per i collegamenti con la lettera che precede o segue; si vedano i numerosi casi della tav. 2), e una variante in due tempi, col primo tratto dotato di un enfatico serif, la cui frequenza è più alta dove l’andamento della scrittura è più posato (la variante è normalmente isolata o collegata alla sola lettera anteriore; tav. 1 r. 3: egressi e numerosi altri ess.); la lettera e nella forma ridotta, ormai priva dell’ultimo tratto orizzontale, attraverso il quale per secoli si è realizzato il collegamento con la lettera successiva (e infatti qui e non lega). Riguardo al modo in cui gli elementi della scrittura si ordinano nella catena grafica, si può osservare come il P. esprima un tracciato piuttosto spigoloso e con lettere serrate le une alle altre e talora assimilate, caratteristiche che dipendono dal modo con cui si fanno iniziare e terminare i tratti verticali brevi (soprattutto, ma non solo, di i, m, n, u), ovvero con movimento obliquo e ascendente che rappresenta l’eredità più feconda della tradizione scrittoria medievale (e che è ancora oggi al fondamento della nostra corsiva, grazie alla sistematizzazione operata dai calligrafi del Cinquecento). L’alfabeto maiuscolo, di buona anche se non eccelsa qualità, comprende qualche allografo (tav. 1 rr. 6 e 7: E), almeno un intarsio erudito (E in forma di epsilon; cfr. tav. 4 vv. 3 e 14), tutt’altro che inconsueto a questa altezza cronologica, e una curiosa variante di M che nasce dall’incastro di due sezioni di etimo diverso, la prima capitale, la seconda “gotica” (tav. 3 rr. 3 e 6). Le correzioni e le aggiunte marginali si presentano con caratteristiche molto diverse, dovute in parte, e come è normale, a una minore attenzione agli aspetti esecutivi e in parte al fatto che tali interventi sembrano realizzati in momenti anche lontani (l’incerto allineamento e il tracciato sincopato del titolo nel margine sup. della tav. 2 e delle ultime due righe della tav. 4 lasciano immaginare un P. vecchio o in difficoltà); tuttavia la gradazione è tale da assicurare che la mano sia effettivamente la stessa (si confronti l’aggiunta marginale della tav. 1 prima con la scrittura del testo, poi coi due versi integrati della tav. 3 e questi con le ultime due righe della tav. 4). Può essere interessante osservare come in fase elaborativa, insieme ad ogni diligenza stilistica, venga meno il modello nitidamente umanistico usato per la trascrizione del testo e riaffiorino alcuni elementi “gotici” che si possono far risalire all’educazione di base del P.: nella tav. 4, d onciale, con asta inclinata (laudant, divino) e la nota tachigrafica per la congiunzione (laudant et, contro la legatura & usata nel testo, anche se in modo non esclusivo, ad es. alla r. 10). Gli stessi affioramenti si registrano nei numerosi interventi compiuti dal P. entro il testo e sui margini del ms. di Berlino, progettato con tutti i caratteri del codice di dedica (affidato a un professionista, trascritto in littera antiqua a penna sottile, con frontespizio e iniziali a “bianchi girari”), ma rimasto nelle mani del P. (tav. 5 r. 1 dell’aggiunta marginale: adulator, dicit, et aures; r. 20 del testo, riscritta dal P., ducem; tav. 8 r. 1 dell’aggiunta: describere suadet). Anche qui il lavoro del P. sul testo si è realizzato in più fasi e con intenzioni nel tempo diverse. Il verso Tunc ego te divum dicam de sanguine natum (tav. 6 r. 23, ma lo stesso vale per i due aggiunti nel margine inferiore) è scritto dal P. in una littera antiqua che vuole confondersi con quella del copista, nell’evidente tentativo di salvare il progetto iniziale, che risulta invece definitivamente abbandonato al livello rappresentato dalle integrazioni della tav. 7.

Censimento

  1. Berlin, Staatsbibliothek, Qu. Lat. 390
  2. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Reg. Lat. 1991
  3. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Urb. Lat. 707
  4. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 1670
  5. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 1672
  6. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 2856
  7. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 2857
  8. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 2859
  9. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 2956
  10. Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, Lat. X 85 (3363)
  1. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 3226

Fonte: Il Quattrocento - Tomo I (2013)

Data ultima modifica: 8 dicembre 2025 | Cita questa scheda