Scala, Bartolomeo
Colle Val d’Elsa [Siena] 1430–Firenze 1497
Presentazione
Bartolomeo Scala, homo novus della Repubblica fiorentina, partendo da origini modeste divenne una delle figure di primo piano nel panorama politico della Firenze del secondo Quattrocento (Garfagnini 2009). La sua attività è innanzitutto quella dell’uomo di stato, segretario di Pierfrancesco de’ Medici, poi, nel 1459, cancelliere della Parte Guelfa e infine, dal 1465 alla morte, primo cancelliere della Repubblica fiorentina. Si conserva, soprattutto nell’Archivio di Stato di Firenze, una gran mole di testimonianze di questa sua lunga attività pubblica: denunce dei redditi, libri di conti, lettere, minute, registri, copie notarili, orazioni, rapporti di ambasciate, in parte autografi (soprattutto le minute), in parte opera di segretari o collaboratori, più o meno fittamente annotati dallo Scala, in parte copie definitive redatte da copisti o calligrafi. È stato segnalato come la presenza in calce ai documenti, nelle formule di corroborazione, del nome di Bartolomeo Scala non implichi talvolta nemmeno l’autografia della firma (Brown 1979 e Connell 2011).1 Accanto a questa produzione per così dire pubblica, resta un corpus di 226 lettere “private”, solo alcune delle quali conservate in forma autografa, disperse in diversi manoscritti. Per queste disponiamo di un’edizione della fine del sec. XX (Scala 1997). Bartolomeo Scala, umanista e letterato, oltre che uomo di legge e statista, è autore anche di opere letterarie, che spaziano dalla biografia (Vita Vitaliani Borrhomaei) alla filosofia, alla produzione encomiastica (della quale è esemplare testimone la silloge delle Collectiones Cosmianae, raccolta di versi e scritti vari in onore di Cosimo, di numerosi autori, assemblata ed organizzata da Scala per Lorenzo de’ Medici: vd. Brown 1961), religiosa (per la quale si veda Bausi 2005), storica (Historia Florentinorum, cfr. Rubinstein 1964), includendo varie composizioni poetiche latine (egloga Eritus, Nencia) e in volgare, e diversi componimenti letterari, anche in testimonianza autografa, ora disponibili tutti in un’accurata edizione moderna (Scala 1997).
Gli studi sull’attività all’interno della Cancelleria fiorentina hanno messo in rilievo come Scala, nell’ambito della sua attività riformatrice dell’organizzazione degli uffici, ebbe particolare attenzione per la scrittura. Più volte nelle sue direttive sottolinea la necessità di scritture chiare e ordinate, e di compilazioni che anche graficamente rispondessero ai criteri di razionalità e coerenza che egli andava imponendo (Brown 1979). Nonostante questo, Scala non sembra essere stato un copista di libri, nemmeno per sé medesimo. Riprodusse, nell’ambito dei suoi studi umanistici e delle sue composizioni letterarie, lo stesso metodo perseguito nell’attività professionale: il ricorso a segretari e collaboratori sotto stretta supervisione. Le scritture dei copisti di Scala sono state riconosciute e in parte identificate: spesso si tratta degli stessi segretari che lavorano al suo fianco nella cancelleria; tra essi va ricordato almeno il nome di Luca Fabiani, che tanta parte ebbe anche nello scrittoio di Marsilio Ficino (è lui lo scriba D secondo Brown in Scala 1997; cfr. anche Brown 2010). Non meno illustri appaiono i copisti di altri codici di presentazione delle sue opere: Pagano Raudense, copista del manoscritto della Vita Vitaliani Borrhomeaei (Firenze, BML, Plut. 68 27), Antonio Sinibaldi, copista del manoscritto degli Apologi centum (ivi, Plut. 54 3), e infine Giovanmarco Cinico, copista del manoscritto dell’Epistola de sectis philosophorum e del Ducendane sit uxor sapienti (Firenze, BML, 76 55: → 10), che reca annotazioni autografe.
Non sono noti manoscritti interamente vergati da Scala: anche nel codice che sembra condurci più prossimi allo scrittorio del cancelliere, ossia lo zibaldone di uso personale conservato nell’Archivio Campori della Biblioteca Estense di Modena (→ 22), vediamo la sua scrittura alternarsi a quella dei suoi collaboratori, affiancarsi e a volte sovrapporsi ad essa. Possiamo distinguere tra gli autografi di Bartolomeo le prove in cui la circostanza e il contesto impongono un maggior dominio grafico e controllo dell’esecuzione, e gli scritti invece di uso privato o personale, minute vergate velocemente o bozze ricche di correzioni.
Nel primo gruppo vanno inclusi ad esempio gli interventi presenti nel ms. Laurenziano Plut. 54 10 (→ 8), copia di dedica a Lorenzo de’ Medici delle citate Collectiones Cosmianae, assemblata da Scala nel 1464 (Garfagnini 2004). Qui Bartolomeo scrive, nel verso della prima guardia, membranacea, la dedica a Lorenzo de’ Medici, mentre a c. 104r copia la lettera di dedica del proprio opuscolo, e infine inserisce due componimenti encomiastici per Cosimo alle cc. 152v e 164v. Il volume si presenta come un manoscritto membranaceo di dedica, vergato tutto in una chiara littera antiqua di tipologia corsiva, con caratteristica decorazione a bianchi girari e spazio lasciato bianco sul margine inferiore della prima carta per accogliere lo stemma. Entro un contesto così equilibrato, gli interventi autografi di Scala appaiono non compresi nel piano originale del codice, come emerge da un’attenta analisi dei contesti in cui compaiono. Il manoscritto si apre con una bella iniziale a bianchi girari ad introdurre la prefazione dello Scala alla raccolta: ma la lettera autografa di dedica a Lorenzo de’ Medici non è pienamente inclusa nella raccolta, e risulta apposta veloci calmo sul verso della guardia anteriore, a ridosso del margine superiore del foglio, senza decorazione, anzi, con una correzione in interlinea. Ancora, l’altra lettera al medesimo dedicatario, trascritta da Scala a c. 104r, è inserita in una carta occupata, nelle prime due righe, dalla fine del testo precedente. Il testo successivo della raccolta inizia nel verso della carta, sempre vergato dal medesimo copista e aperto da un’elegante e semplice iniziale maggiore in azzurro, compresa entro lo specchio rigato e preceduta da una rubrica in rosso pallido. Sul recto, invece, troviamo la lettera dedicatoria autografa dello Scala, preceduta da una rubrica in rosso cupo di sua mano, fortemente abbreviata e mal inserita nello specchio rigato, cui segue il testo, senz’alcuna decorazione, con l’iniziale a inchiostro esterna allo specchio scritto; anche qui non mancano le correzioni (un’inserzione interlineare e alcune parole depennate), che mal si accordano con il tenore della restante parte del codice, controllatissimo ed elegante, al punto da far pensare ad un inserimento in una carta forse in origine lasciata quasi totalmente bianca (ce ne sono diverse, nella raccolta). Infine, i componimenti trascritti da Scala nella seconda parte del manoscritto si presentano in un caso (c. 152v) sotto forma di quattro versi inseriti alla fine di una pagina già scritta, nell’altro (c. 163v) occupano una delle carte dell’ultimo fascicolo che presentano diverse anomalie rispetto al resto del codice (per esempio nella decorazione). Insomma, questi interventi autografi di testi di una certa rilevanza (i versi aggiunti riguardano Cosimo come Pater patriae), ma non compresi originariamente, possono indurre a ipotizzare una ridefinizione del progetto iniziale, o comunque segnano una seconda tappa nell’elaborazione delle Collectiones Cosmianae, rappresentata in fieri nel manoscritto laurenziano.
Nel secondo gruppo, quello delle scritture personali, vanno incluse tutte le minute di lettere e le bozze delle opere originali, ad esempio la trascrizione dell’egloga Eritus nel ms. Firenze, BML, Ashb. 1703 (→ 6). Sempre in quest’ambito vanno considerati gli interventi di correzione e le varianti apposte dallo Scala alle trascrizioni condotte dai suoi segretari.
Scala fu soprattutto committente e acquirente di libri, come dimostra – se pur solo per gli anni 1459-1463 – il registro delle entrate ed uscite di Bernardo di Stoldo Rinieri conservato nell’Archivio di Stato di Firenze (Conv. Soppr. 95 212, cc. 29r-143r: libro rosso A). Gli item relativi agli acquisti di libri (pubblicati da Brown-de la Mare 1976) testimoniano un interesse notevole da parte di Scala verso volumi che in parte avrebbe dovuto già possedere per necessità di studio (mi riferisco almeno al Digesto), ma che probabilmente solo in quegli anni, corrispondenti al suo incarico privato presso Pierfrancesco de’ Medici, poté permettersi di acquistare. L’identificazione fisica dei manoscritti resta difficoltosa per il genere di registrazione, che riporta con esattezza solo le cifre pagate e i destinatari, tuttavia si possono contare circa una trentina di codici, acquistati o commissionati da Scala nell’arco di tre anni e mezzo, che lo vedono in relazione con i più noti librai, copisti e miniatori dell’epoca. Al di là delle considerazioni relative al prezzo dei libri, sappiamo con certezza che Scala in quegli anni si procurò un Digesto, Omero in greco, Livio, Marziale, Cicerone (orazioni ed epistole), Lattanzio e Boccaccio. La sua biblioteca doveva rispecchiare i suoi interessi nel campo del diritto, ma anche della retorica, della filosofia, della poesia greca e latina, della storia. Altre notizie sono ricavabili dagli accenni ad acquisti o scambi rintracciabili nella corrispondenza (sappiamo che ebbe in prestito da Filelfo – al tempo del soggiorno milanese – le Storie di Diodoro Siculo e un Tolomeo dei Borromeo: cfr. Brown 1979) e dai riferimenti presenti nelle sue composizioni, ma, dopo i tentativi di Brown e de la Mare di riconoscere i libri nominati nel sopracitato documento, non sono stati condotti studi specifici per ricostruire la biblioteca dell’umanista. Non sono noti manoscritti con esplicite note di possesso o segni di riconoscimento, a parte gli interventi a margine dei volumi da lui stesso commissionati.
Il corpus delle testimonianze autografe è stato ricostruito su base paleografica dalla Brown, la studiosa che massimamente si è dedicata alla figura di Bartolomeo Scala. Le sottoscrizioni talora presenti al termine delle composizioni poetiche sono da riferirsi alla data di composizione e ricorrono anche in manoscritti vergati dai collaboratori dello Scala o da suoi amici.
Bibliografia
Bausi 2005 = Francesco B., Niccolò Machiavelli e Bartolomeo Scala: due schede, in «Interpres», xxiv, pp. 272-79.
Brown 1961 = Alison B., The Humanist Portrait of Cosimo de’ Medici, Pater Patriae, in «Journal of the Warburg and Courtauld Institutes», 24, pp. 186-221.
Brown 1979 = Ead., Bartolomeo Scala, 1430-1497, Chancellor of Florence. The Humanist as Bureaucrat, Princeton, Princeton Univ. Press, 1979 (ed. it.: Bartolomeo Scala (1430-1497), cancelliere di Firenze: l’umanista nello Stato, trad. di Lovanio Rossi e Franca Salvetti Cossi, Firenze, Le Monnier, 1990).
Brown 2010 = Ead., The Return of Lucretius to Renaissance Florence, Cambridge (Mass.)-London, Harvard Univ. Press.
Brown-de La Mare 1976 = Alison B.-Albinia Catherine de la M., Bartolomeo Scala’s Dealings with Booksellers, Scribes and Illuminators: 1459-63, in «Journal of the Warburg and Courtauld Institutes», 39, pp. 237-45.
Connel 2011 = William J. C., New Light on Machiavelli’s Letter to Vettori, 10 december 1513, in Europa e Italia. Studi in onore di Giorgio Chittolini, Firenze, Florence Univ. Press, pp. 93-127.
Garfagnini 2004 = Gian Carlo G., Bartolomeo Scala e la difesa dello stato “nuovo”, in Humanistica. Per Cesare Vasoli, a cura di Fabrizio Meroi ed Elisabetta Scapparone, Firenze, Olschki, pp. 71-86.
Garfagnini 2009 = Id., Tra politica, clientele e senso dello stato: Bartolomeo Scala, in «Annali del Dipartimento di Filosofia», n.s., 15, pp. 109-30 (rivista on line).
Rubinstein 1964 = Nicolai R., Bartolomeo Scala’s ‘Historia Florentinorum’, in Studi di bibliografia e di storia in onore di Tammaro de Marinis, Verona, Valdonega, vol. iv pp. 49-59.
Scala 1997 = Bartolomeo S., Humanistic and Political Writings, ed. by Alison Brown, Tempe, Medieval & Renaissance Texts & Studies.
1. Molte minute di lettere presentate alla Signoria per l’approvazione sono conservate in ASFi, Minutari 7-17, cosí come copie di lettere inviate in ASFi, Missive 45, Cons. Prat. 57-59 e Manoscritti 59. Non sempre è agevole distinguere se la minuta sia opera di Scala o di uno dei suoi assistenti (Brown 1979).
Nota paleografica
Per gli oltre trent’anni in cui ricoprì la carica di Cancelliere della Repubblica di Firenze, l’attività quotidiana di B.S. fu la scrittura: il più delle volte delegata, potendo e dovendo disporre per necessità dell’ufficio di numerosi e illustri collaboratori, ma ovviamente anche scrittura autografa, che riconosciamo soprattutto nelle minute della corrispondenza ufficiale, nell’epistolario privato e nelle carte che documentano il suo lavoro di letterato. Data la natura degli incarichi di S. ci aspetteremmo una mano non solo di grandi capacità, ma anche con una spiccata e ben riconoscibile personalità grafica (il primo cancelliere – basti pensare a Salutati – è un maestro di stile scrittorio non meno che di dettato). Invece la scrittura di S. è una normale corsiva colta, ovviamente “all’antica” visto l’ambiente in cui si muove e l’età in cui scrive, non diversa nella sostanza grafica da quella di tanti fiorentini della sua e della successiva generazione (Landino, Fonzio, il primo Poliziano), mai calligrafica e anzi decisamente sobria (per la calligrafia, se necessaria, c’è il personale di cancelleria e ci sono, per i libri, i copisti di professione). La miglior dimostrazione di questa sobrietà e di una cifra stilistica che conosce solo minime differenze tra situazioni di alta ufficialità e dimensione privata e di studio può essere data dal confronto tra la lettera a Lorenzo il Magnifico, scritta sulla carta di guardia del codice di dedica delle Collectiones Cosmianae (tav. 1), e la bozza di lavoro dell’egloga Eritus (tav. 3): c’è, come è quasi fisiologico perfino all’interno di uno stesso documento, una diversa velocità di tracciato, misurabile non tanto nel modo in cui sono realizzati i singoli segni, quanto nella maggiore o minore densità dei gruppi di lettere legate, ma se si guarda alle figurae litterarum siamo su un piano di assoluta parità. E la stessa indifferenza grafica si riscontra tra latino e volgare, come si può verificare passando in rassegna le lettere conservate nel fondo Mediceo avanti il Principato (→ 3: tutte volgari tranne 22 num. 334, 33 num. 693, 34 num. 420). Fra i tratti caratteristici della mano di S., utili a distinguere la sua tra le molte somiglianti, si segnalano: la forma ambigua della lettera d con l’asta mai perfettamente diritta e che termina prima di incontrare il rigo di scrittura e senza empattement, cosicché a seconda della minore o maggiore inclinazione vale come variante umanistica o “gotica”; una z in forma di 3, insolitamente sovramodulata (talvolta in legatura con lettera successiva), che si sviluppa per un’altezza pari alla somma delle aste superiori e inferiori (per ovvie ragioni la variante è diffusa soprattutto in contesti volgari, ma si veda la tav. 5 r. 7: Azoni ); il notevole sviluppo del segno abbreviativo in forma di 3 che segue q o p (per -que e sed ), di altezza pari al tratto discendente (tav. 3 r. 17: quecumque). Come uso specifico del volgare segnalo la rinuncia all’uso della congiunzione & (nel fondo Mediceo avanti il Principato la sola eccezione si registra in 34 num. 131).
Censimento
- Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, Autografi Patetta, 1455 2
- Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane, I 136
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato, 2 num. 464 e 477, 4 num. 377-378, 5 num. 752, 17 num. 415, 22 num. 334, 28 num. 442 e 536, 29 num. 653, 757 e 804, 32 num. 445 e 455, 33 num. 98, 555, 629 e 693, 34 num. 131, 170, 408, 410, 412, 414-415, 418, 420, 523 e 592, 35 num. 710, 37 num. 538 e alleg., 633, 39 num. 44, 80 num. 78, 93 num. 259, 98 num. 281, 137 num. 94, 107 e 283
- Firenze, Archivio di Stato, Repubblica, Dieci di Balía, Responsive, num. 25
- Firenze, Archivio di Stato, Signori, Carteggi, Minutari, 16
- Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Ashb. 1703
- Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. 54 3
- Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. 54 10
- Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. 68 26
- Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. 76 55
- Firenze, Biblioteca Moreniana, Bigazzi 302
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Ginori Conti, 29 64
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, II V 20
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magl. VI 166
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magl. VIII 1439
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Pal. 1091
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Panciatichi 126
- Forlì, Biblioteca Comunale «Aurelio Saffi», Raccolte Piancastelli, Sez. Autografi secc. XII-XVIII, 1977
- Isola Bella, Archivio Borromeo, Autografi S 6
- London, The British Library, Add. 16163
- Milano, Archivio di Stato, Fondo Sforzesco, Potenze Estere, Firenze 275, 279, 293
- Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, Autografoteca Campori, Appendice 235 (gamma P 2 5)
- Paris, Bibliothèque nationale de France, Nouv. Acq. Lat. 1520
- Roma, Biblioteca Nazionale Centrale «Vittorio Emanuele II», Autografi, 118 25
- Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, Autografi Porri 1 25
- Torino, Biblioteche Civiche, Raccolta autografi 34
- Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, Lat. XIV 238 (4633)
Fonte: Il Quattrocento - Tomo I (2013)
Data ultima modifica: 11 gennaio 2026 | Cita questa scheda