Campanella, Tommaso

Stilo 1568–Parigi 1639

Presentazione

Il 21 febbraio 1627, dal carcere del Sant’Uffizio romano, dove era stato trasferito l’anno precedente dopo i lunghi anni di detenzione nei castelli napoletani, Campanella scrive un memoriale al cardinale Francesco Barberini, nel quale, ancora una volta, intende fronteggiare le false accuse di cui si sente oggetto e superare la sorda, tenace ostilità nei confronti della sua persona e dei suoi libri. Fin dall’esordio, non nasconde il doloroso stupore per la propria condizione, sottolineando il penoso contrasto fra gli ultimi otto anni in Castel Nuovo, quando aveva conquistato la stima di chi gli era stato nemico, e l’attuale situazione in cui, nel cuore stesso della cristianità, è fatto oggetto di rinnovati « sospetti, gelosie, diffidenze, persecuzioni » (Campanella 2000: 87). Campanella prova sgomento soprattutto per l’accanimento contro i propri libri, che gli avversari vorrebbero sottoporre a una minuziosa revisione: proposta ingiustificata e assurda, « da far cadere la penna di mano a tutti ingegni cristiani, e d’armar le lingue d’eretici, e fugar le scienze da Italia, et inducer a disperazione ogni spirito virtuoso » (ivi: 89). Si tratta di libri letti pubblicamente in Castel Nuovo, alcuni già noti ai censori; libri divulgati e assai richiesti, che costituiscono il principale motivo di orgoglio della sua vita, la sua sola possibilità di comunicare la propria verità e il proprio pensiero.

L’affermazione della vasta diffusione manoscritta dei suoi testi, di cui ribadisce la piena conformità alla dottrina cristiana – « li copiatori e librari li vendeno a gran prezzo in Roma e a Napoli e Padova, e nissun comparve a dir che ci erano eresie, e chi comparse restò scornato » (ibid.) –, è accompagnata da cenni sulle disavventure di vario tipo che si erano abbattute su di essi. Come egli ricorda in molte altre occasioni, i libri da lui composti avevano dovuto fronteggiare molteplici difficoltà: il sequestro di tutti i manoscritti di cui era stato vittima in giovinezza a Bologna (1592) ad opera di emissari dell’Inquisizione, quando, partito da Firenze, si stava recando a Padova; le ripetute perquisizioni delle celle delle prigioni napoletane, con la conseguente perdita non più risarcita di testi quali la Metafisica italiana o i quattro libri Astronomicorum; il rischio che le proprie opere venissero plagiate o utilizzate in modo scorretto proprio da parte di coloro, come Gaspare Schoppe e Gabriel Naudé, ai quali le aveva affidate fiduciosamente per farle approdare alle stampe; le ricorrenti accuse contro la dottrina del senso delle cose, la cui piena compatibilità con l’ortodossia viene perorata in una Defensio fitta di rinvii alla tradizione patristica e scolastica; l’istituzione di veri e propri processi, come quello del 1627- 1628, nel quale una commissione inquisitoriale era stata chiamata a pronunciarsi su un elenco di numerose proposizioni ricavate dall’Atheismus triumphatus, che avevano suscitato sospetti di varia natura, e soprattutto di simpatie pelagiane.

Traversie e ostacoli avevano riguardato anche le stampe. Dopo l’edizione (Napoli 1591) della giovanile Philosophia sensibus demonstrata (coinvolta ben presto nella condanna delle dottrine telesiane), non era approdato ad alcun risultato l’impegno da parte dello Schoppe di procurare la stampa dei testi a lui affidati dall’autore. Un significativo gruppo di opere campanelliane aveva invece visto la luce a Francoforte (1617-1623), grazie alle cure del sassone Tobias Adami, che aveva ricevuto i manoscritti dallo stesso autore, nel corso di un soggiorno a Napoli (1612-1613) e in tempi successivi, mentre i soli due testi pubblicati in Italia a molti anni di distanza dalla giovanile Philosophia – l’Atheismus triumphatus (Roma 1631) e la Monarchia Messiae (Iesi 1633) – vengono ben presto ritirati dalla circolazione, e solo nel corso degli ultimi anni parigini Campanella potrà seguire di persona la stampa di alcune fra le più rilevanti delle proprie opere, che vedranno la luce fra il 1636 e il 1638, precedute dall’edizione a Lione, nel 1635, della Medicina.

Della vastissima e multiforme produzione di Campanella – ampie sezioni della quale, rimaste inedite alla morte dell’autore, furono pubblicate in tempi successivi –, esiste un’altrettanto ampia diffusione manoscritta, affidata nella maggior parte dei casi a trascrizioni di amanuensi. Come si appura, ad esempio, dal carteggio di Schoppe con il medico Fabri, a Roma era attivo un vero e proprio laboratorio di scrivani di professione, delegati ad allestire su richiesta copie di opere campanelliane (Amabile 1887: ii docc. 109, 121). Purtroppo, dei testi più famosi non ci è pervenuto alcun esemplare autografo: le 18 copie manoscritte conosciute della Città del Sole (Campanella 1997a: 73-91; Guerrini 2000) o le 21 (parziali o integrali) del Del senso delle cose e della magia italiano (Campanella 2007: xxx- xxxiv) non presentano traccia di interventi autografi. Particolarmente rigogliosa la circolazione dei testi politici – dalla Monarchia di Spagna agli Aforismi politici ai Discorsi ai principi d’Italia –, e in genere, secondo una consuetudine che si ripropone di frequente, godettero di un’ampia diffusione manoscritta le opere che non approdarono alle stampe durante la vita dell’autore, comprese le originarie redazioni italiane di quelle che videro la luce in traduzione latina. È il caso della Città del Sole e del Senso delle cose, ai quali si può aggiungere la Monarchia del Messia, della cui redazione italiana, rimasta inedita fino ad anni recenti (Campanella 1995), esistono decine di apografi, mentre un solo codice – ma con il pregio dell’autografia – risulta depositario della versione latina. Oltre a questo, fra gli autografi latini ci è pervenuto anche quello della già ricordata Defensio del De sensu rerum. Quanto alle opere italiane, uno solo l’autografo integrale giunto fino a noi, ma si tratta senza dubbio del caso più straordinario: l’originaria stesura dell’Ateismo trionfato, di recente rintracciata ed edita in due volumi (Campanella 2004), il secondo dei quali riproduce il ms. Barb. Lat. 4458, che ci è pervenuto proprio in virtù di uno di quei sequestri in carcere di cui si diceva.

La scrittura campanelliana è inoltre ben presente in numerose lettere, conservate in archivi e biblioteche di Città del Vaticano, Firenze, Roma, Napoli, Parigi. Nel 1927 Vincenzo Spampanato dava alle stampe il corpus delle lettere, che si era venuto costituendo soprattutto nel corso del secolo XIX e che annoverava – pur con qualche omissione ed errore – 121 testi. In tempi successivi, nuovi rinvenimenti hanno arricchito notevolmente l’epistolario, e le lettere sparse, non comprese nell’edzione Spampanato, hanno conosciuto una prima raccolta (Campanella 2000), in vista di una prossima nuova edizione, che arricchirà l’epistolario edito nel 1927 di una cinquantina di lettere, comprendendo le dedicatorie di opere a stampa, gli opuscoli epistolari, gli invii di propri testi, i frammenti presenti in documenti di altri autori (Campanella i.c.s.). In via approssimativa, si può affermare che circa la metà delle lettere risulta integralmente di mano di Campanella, e numerose altre, dettate a compagni o segretari, recano almeno la sottoscrizione di suo pugno. Il panorama offerto dall’insieme dell’epistolario è quanto mai vario e interessante, comprendendo lettere a principi e sovrani, a partire dalle due giovanili indirizzate al granduca Ferdinando I de’ Medici a quelle a Filippo III di Spagna, all’imperatore Rodolfo II, a Luigi XIII di Francia, per giungere a quella (1637) a Enrichetta Maria di Borbone, andata sposa a Carlo I d’Inghilterra; a papi e cardinali, a protettori e amici (da Federico Cesi al medico Marco Aurelio Severino, da Gaspare Schoppe a Giovanni Fabri, dal gran conestabile Filippo Colonna a mons. Ingoli, al cancelliere di Francia Pierre Séguier); a uomini di scienza e di lettere, Galileo, Cassiano Dal Pozzo, Pierre Gassendi, Marin Mersenne, Nicolas-Claude Fabri de Peiresc, al quale furono inviate 14 lettere, le ultime 3 delle quali, del 1636, conobbero una sorte avventurosa (Firpo 1948, 1956; Ernst-Canone 1994). Con le lettere possiamo ricordare 2 documenti difensivi integralmente autografi, redatti nel 1620 in vista dell’auspicata liberazione dai castelli napoletani (Capialbi 1845; Firpo 1998: 277-313), mentre altre 2 autodifese, risalenti ai primi tempi del processo napoletano, ci sono pervenute in trascrizione con significative tracce d’autore (Amabile 1882: iii 478-98, docc. 401a-b; Firpo 1998: 116-212).

Dalla mappa che si è sinteticamente delineata risulta che in redazione integralmente autografa ci sono pervenuti, oltre a numerose lettere e a 2 documenti difensivi, un paio di testi latini (Monarchia Messiae, Defensio) e l’Ateismo italiano. Ma nelle copie di molte altre opere è presente la mano di Campanella, che interviene a emendare, ritoccare, integrare le trascrizioni che egli ha occasione di rileggere. La tipologia di questi interventi è molto varia, e va da ampie, significative aggiunte a lievi tracce, che in ogni caso contribuiscono a conferire autorevolezza alle copie. Un caso anomalo è rappresentato da un manoscritto della Monarchia di Spagna, in cui gli interventi dell’autore mirano a correggere gli errori più grossolani di una copia scorretta e deteriore (Campanella 1997b: 609-10). Nelle indicazioni che seguono si intende offrire una ricognizione dei manoscritti campanelliani autografi e con tracce autoriali a tutt’oggi noti, nella consapevolezza che si tratta comunque di un regesto parziale che ulteriori ricerche e controlli permetteranno certamente di ampliare e precisare.

Oltre che su copie manoscritte, Campanella appone postille, volte a integrare o emendare taluni punti, anche su propri testi a stampa. Negli anni ’70 del secolo scorso veniva segnalato un esemplare della Monarchia Messiae conservato a Mosca e dedicato a Jean-Emmanuel de Rieux, marchese d’Assérac, nel quale è presente una significativa aggiunta d’autore (Gorfunkel’ 1971; De Mattei 1974). Un caso del tutto peculiare è poi costituito dalle emendazioni apportate su una copia a stampa dell’editio princeps della Scelta di alcune poesie filosofiche, curata sempre da Tobias Adami (1622), oggi conservata nella Biblioteca Oratoriana di Napoli, nella quale un malaugurato restauro ha cancellato la maggior parte degli interventi dell’autore, come rileva con giusto sdegno Luigi Firpo (Amabile 1881; Campanella 1980: xi). La mano di Campanella è poi presente nelle dediche apposte su copie di opere inviate ad amici e benefattori, come l’Atheismus triumphatus (Roma 1631), donato a Gabriel Naudé; lo stesso testo, nell’edizione di Parigi 1636, è offerto a Jean-Emmanuel de Rieux; il De sensu rerum (ivi, 1636), a Nicolas-Claude Fabri de Peiresc; sempre il De sensu rerum e la Philosophia realis (ivi, 1637), donati ai confratelli e studenti del convento domenicano di Saint-Jacques (Marra 1952; Lerner 1995: 156-57, docc. 10-13 e relative tavole). Ricordiamo infine che in anni recenti sono stati segnalati esemplari di cinquecentine di vari autori – teologi, filosofi, giuristi, grammatici – provenienti dal fondo del convento domenicano di Nicastro e attualmente conservate nella Casa del Libro Antico della Biblioteca di Lamezia Terme, con marginalia che in alcuni casi si possono ricondurre alle letture del giovane Campanella il quale, fra il 1587 e il 1589, trascorse anni di studio in quel convento (De Vinci 2002, 2008): segnalazione di notevole interesse, che risulta tuttavia bisognosa di ulteriori accertamenti.

L’amore di Campanella per le proprie opere manoscritte e la preoccupazione per la loro sorte sono costantemente al centro del suo pensiero. Già nell’originaria lettera proemiale dell’Ateismo trionfato egli esortava Gaspare Schoppe ad averne cura, e in tempi successivi gli rinnovava l’accorato invito a darle alle stampe, supplicandolo di non appropriarsene, approfittando della sua infelice condizione di prigioniero, come già alcuni avevano fatto, commettendo in tal modo un delitto imperdonabile e un furto più grave di quello delle fortune e degli onori, in quanto venivano a lui sottratti i figli dell’anima: « Hoc enim furtum est deterius quam rapina fortunarum et honoris et quodcunque aliud facinus, quoniam non corporis, sed animae filii subripiuntur » (Campanella 1927: 111).



Bibliografia
Amabile 1881 = Luigi a., Il codice delle lettere del Campanella nella Biblioteca Nazionale e il libro delle poesie dello Squilla nella Biblioteca de’ PP. Gerolamini in Napoli, Napoli, Tip. Gennaro De Angelis.
Amabile 1882 = Id., Fra Tommaso Campanella, la sua congiura, i suoi processi e la sua pazzia, Napoli, Morano, 3 voll. (rist. an. con nuovi documenti, Torino, Aragno, 2006).
Amabile 1887 = Id., Fra tommaso Campanella ne’ castelli di Napoli, in Roma e in Parigi, Napoli, Morano, 2 voll. (rist. an. con nuovi documenti, Torino, Aragno, 2006).
Campanella 1927 = Tommaso C., Lettere, a cura di Vincenzo Spampanato, Bari, laterza.
Campanella 1980 = Id., Scelta di alcune poesie filosofiche, rist. an. dell’editio princeps del 1622, a cura di Luigi Firpo, Napoli, Prismi.
Campanella 1995 = Id., Monarchia del Messia, a cura di Vittorio Frajese, Roma, Edizioni di storia e letteratura.
Campanella 1997a = Id., La città del sole, a cura di Luigi Firpo, nuova ed. a cura di Germana Ernst e Laura Salvetti Firpo, Roma-Bari, Laterza.
Campanella 1997b = Id., Monarchie d’Espagne et monarchie de France (testi it. con trad. francese a fronte), éd. Germana Ernst, trad. Serge Fialdbaum et Nathalie Fabry, Paris, Presses universitaires de France.
Campanella 2000 = Id., Lettere 1595-1638, a cura di Germana Ernst, Pisa-Roma, Istituti editoriali e poligrafici internazionali.
Campanella 2004 = Id., L’ateismo trionfato, a cura di Germana Ernst, Pisa, Edizioni della Normale, 2 voll.
Campanella 2007 = Id., Del senso delle cose e della magia, a cura di Germana Ernst, Roma-Bari, Laterza.
Campanella i.c.s. = Id., Lettere, a cura di Luigi Firpo e Germana Ernst, Firenze, Olschki.
Capialbi 1845 = Vito C., Documenti inediti circa la voluta congiura di f. Tommaso Campanella, Napoli, Porcelli.
De Mattei 1974 = Rodolfo De M., La ‘monarchia messiae’ e una postilla autografa del Campanella, in «Atti della Accademia Nazionale dei Lincei», CCCLXXI, Rendiconti, Classe di scienze morali, storiche e filologiche, s. VIII, XXIX, pp. 3-15 + 2 tavv.
De Vinci 2002 = Antonella De V., Fra le letture del giovane Tommaso Campanella, Vibo Valentia-Milano, Qualecultura-Jaca book.
De Vinci 2008 = Ead., Postille del giovane Campanella in volumi della casa del libro antico di Lamezia Terme, in Laboratorio Campanella 2008, pp. 39-63.
Ernst-Canone 1994 = Germana E.-Eugenio C., Una lettera ritrovata: Campanella a Peiresc, 19 giugno 1636, in «Rivista di storia della filosofia», XLIX, pp. 353-66.
Firpo 1948 = Luigi F., Cinque lettere inedite di Tommaso Campanella, in «La rassegna d’Italia », III, pp. 270-97.
Firpo 1956 = Id., Appunti campanelliani, XXV. Storia di un furto, in «Giornale critico della filosofia italiana », XXXV, pp. 541-49.
Firpo 1998 = Id., I processi di Tommaso Campanella, a cura di Eugenio Canone, Roma, Salerno editrice.
Guerrini 2000 = Luigi G., Nuovi manoscritti di scritture politiche campanelliane, in «Bruniana & Campanelliana», VI, pp. 547-52.
Lerner 1995 = Michel-Pierre L., Tommaso Campanella en France au XVIIe siècle, Napoli, Bibliopolis.
Marra 1952 = Dora M., Conversazioni con Benedetto Croce su alcuni libri della sua biblioteca, Milano, Hoepli.

Nota paleografica

Nervosa, veloce, poco rispettosa dell’allineamento, di modulo talvolta minuto e di tratteggio personale è l’usuale di base italica scritta da T. C. per la maggior parte della sua esistenza. La velocità, frutto maturo della cosiddetta “bastarda italica”, è uno dei connotati salienti di questa scrittura spoglia della minima cura per ogni preziosismo grafico. La complessiva impressione di disordine che essa ispira (già con la tav. 2) è l’effetto del continuo mutamento dell’angolo di orientamento delle lettere e del disinteresse per un’impaginazione ordinata, quasi che l’urgenza di fissare il pensiero prevalesse anche sul principio di leggibilità. Da un certo momento in poi, la scrittura del C. assume un andamento più incerto e tremolante, come si può vedere nelle più tarde addizioni autografe alla copia romana dei Medicinalium libri (cfr. tav. 3), ma nei primi tempi essa conserva maggiore ariosità e regolarità, com’è testimoniato nella lettera al granduca di Toscana, scritta in età giovanile. Qui la scrittura si mantiene più aderente al modello italico appreso, da cui proviene, per es., la e al termine di parola con l’occhiello ridotto ad un unico taglio di penna, i legamenti ch effettuati dal basso, la g dall’occhiello inferiore ampio e cospicuamente reclinato a sinistra, le s e le f occhiellate. Poche le caratteristiche distintive: tra queste l’impiego regolare ed esclusivo della d tonda, la compresenza della r tonda (rara) e della r tradizionale eseguita però in modo semplificato con l’eliminazione dell’elemento di uscita orizzontale, la presenza accanto alla z nella versione tradizionale di una in forma di 3 appoggiata sul rigo (abondanza, 5 r. 4), il legamento st realizzato dal basso (questo e sestesso, 2 rr. 15 e 17, connotato presente in altre scritture, parimenti veloci, della seconda metà del sec. XVI). Nelle parti in latino merita menzione il compendio per r(um) (cfr. rer(um), 4 r. 3) e il segno abbreviativo per q(ue) tracciato come una linea ondulata, il più delle volte verticale. Per quanto concerne l’apparato paragrafematico si osserva l’uso della virgola per la pausa breve, del punto seguito da maiuscola per quella finale di periodo, dell’apostrofo per indicare elisione, dell’accento per certe forme verbali e per le parole ossitone e monosillabiche, della doppia lineetta per l’a capo.

Censimento

  1. Cambridge (U.S.A.), Houghton Library, Autograph file C
  2. Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, Borghese I 383-385
  3. Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, Misc. Arm. III 39
  4. Città del Vaticano, Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede, Sant’Offizio, Stanza storica, LL 3 c
  5. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Arch. Barb. appendice KK II 27
  6. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 1189
  7. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 1918
  8. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 2037
  9. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 2048
  10. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 2951
  11. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 4458
  12. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 4602
  13. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 5336
  14. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 6265
  15. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 6465
  16. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Patetta 163
  17. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Reg. Lat. 443
  18. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Reg. Lat. 1447
  19. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 7069
  20. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 840
  21. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 843
  22. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Galileiani 90
  23. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Galileiani 91
  24. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Galileiani 92
  25. Isola Bella, Archivio Borromeo, Acquisizioni Diverse, C, Campanella Tommaso
  26. London, The British Library, Harley 4468
  27. Madrid, Biblioteca Nacional, 2161
  28. Modena, Archivio di Stato, Archivio per materie, Letterati 13
  29. Napoli, Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III», XI AA 27
  30. Napoli, Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III», XI AA 32
  31. Napoli, Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III», XII D 62
  32. Napoli, Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III», XIII D 81
  33. Napoli, Biblioteca Oratoriana dei Girolamini, 28 3 12
  34. Oxford, Bodleian Library, Ashm. 176, art. II
  35. Paris, Bibliothèque Mazarine, Lat. 1077-78
  36. Paris, Bibliothèque Mazarine, Lat. 1079
  37. Paris, Bibliothèque Sainte-Geneviève, 3343
  38. Paris, Bibliothèque nationale de France, Fr. 9540, num. 151-62
  39. Paris, Bibliothèque nationale de France, Fr. 15916
  40. Paris, Bibliothèque nationale de France, It. 106
  41. Paris, Bibliothèque nationale de France, Lat. 675
  42. Paris, Bibliothèque nationale de France, Nouv. Acq. Fr. 3283
  43. Paris, Bibliothèque nationale de France, Nouv. Acq. Fr. 6205
  44. Paris, Bibliothèque nationale de France, Nouv. Acq. Fr. 6210
  45. Paris, Bibliothèque nationale de France, Nouv. Acq. Lat. 1637
  46. Roma, Archivio della S. Congregazione de Propaganda Fide, serie SOGC, vol. 394
  47. Roma, Biblioteca Lancisiana, Severino 11
  48. Roma, Biblioteca Nazionale Centrale «Vittorio Emanuele II», S. Pantaleo 82
  49. Roma, Biblioteca della Fondazione Caetani, Archivio Caetani, Fondo generale, 31 marzo 1621, num. 1862
  50. Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, Archivio Dal Pozzo, vol. XII-10
  51. Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, Archivio della Pia Casa degli Orfani di S. Maria in Aquiro, to. 423
  52. Santa Sabina di Roma, Archivum Generale Ordinis Praedicatorum, XIV 285d
  53. Santa Sabina di Roma, Archivum Generale Ordinis Praedicatorum, XIV 285e
  54. Subiaco, Biblioteca del Monumento Nazionale di Santa Scolastica, Archivio Colonna III BB 93 45
  55. Vibo Valentia, Biblioteca Capialbi, 19, Processi 276
  1. Moskva, Rossijskaja Gosudarstvennaja Biblioteka, VII B 51/S
  2. Napoli, Biblioteca Oratoriana dei Girolamini, CF 3 18
  3. Napoli, Fondazione «Biblioteca Benedetto Croce», [Segnatura non presente]
  4. Paris, Bibliothèque Mazarine, Rés. 12668
  5. Paris, Bibliothèque Sainte-Geneviève, D 4° 1642 Inv. 1821 FA
  6. Paris, Bibliothèque de l’Arsenal, 4 S 367
  7. Paris, Bibliothèque de l’Arsenal, Fol. S

Fonte: Il Cinquecento - Tomo I (2009)

Data ultima modifica: 15 gennaio 2026 | Cita questa scheda