Vittorino de' Rambaldoni da Feltre

Feltre [Belluno] 1378 ca.–Mantova 1446

Presentazione

La proverbiale laconicità grafica di Vittorino da Feltre fa sì che il manipolo di reperti riconducibili alla sua mano non si condensi in più di sette lettere. Sei di esse furono indirizzate da Borgoforte, presumibilmente nello stesso anno, il 1439: cinque, in latino, alla marchesa Paola Malatesta (2 e 3 febbraio, 21 e 25 marzo, e una priva di data), una in volgare, non datata, all’amico Niccolò della Pusterla (→ 2). Le prime cinque furono rinvenute a fine Ottocento (Luzio 1888), la sesta fu pubblicata ai primi del Novecento (Torelli 1911: 217-18). La settima lettera, inviata alla marchesa Paola Malatesta il 4 maggio 1441 dai Bagni di Aqui, dove Vittorino si era recato per curare la cagionevole salute del rampollo Alessandro Gonzaga (→ 1), venne scovata e pubblicata molto più tardi (Chambers 1989): come notato nella perizia paleografica di Teresa De Robertis, essa risulta autografa soltanto nelle ultime due righe, dovendosi il resto a una diversa mano. Mancano all’appello altre due lettere, una ad Ambrogio Traversari (Mittarelli 1779: 1027-28) e l’altra ad Andrea Correr (Bertalot 1908: 39-40; Kristeller: ii 410; Bellodi 1973), note solo in copia. Le lettere furono edite tutte, ad eccezione di quella scoperta dal Chambers, sia da Cimarosti (1947: 47-53) sia da Garin (1958: 313-17). A questo gruppetto andrà forse aggiunta una nona lettera, copiata nel codice Vat. Lat. 2951 e indirizzata «patritio viro Andreae» (forse il medesimo Correr), la cui autenticità rimane sub iudice a causa di alcuni elementi problematici presenti nel testo (Kristeller: ii 315; Bellodi 1973: 340-41; Chambers 1989: 219 n. 1, che però non la considera autentica).

La situazione non migliora spostandosi sul versante della biblioteca di Vittorino «illuminata, com’è noto, assai più che dagli scritti del maestro e dalle tracce dirette del suo magistero, dalle testimonianze dei suoi discepoli» (Bandini 2010: 441; e cfr. Cortesi 2010). è noto come Vittorino si adoperasse attivamente per acquisire e in qualche caso anche per far miniare codici per i Gonzaga (L’Occaso 2005: 51-53); ancor più nota è l’organizzazione da parte sua di un vero e proprio scriptorium domestico, funzionale alle attività didattiche, dove operavano copisti soprattutto greci: a più riprese, anche in tempi recenti, sono stati identificati codici greci e latini che furono confezionati nell’ambito della Ca’ Zoiosa e che da Mantova esularono al seguito di allievi poi divenuti a loro volta maestri (Mostra 1966; Cortesi 1980; Cortesi 1981; Cortesi 1997; Cortesi 2000; Wilson 2000; Speranzi 2005; Eleuteri 2006; Martìnez Manzano 2006; Cortesi 2010). E tuttavia allo stato attuale è emersa una sola sottoscrizione che riveli la presenza della mano latina di Vittorino: si tratta della nota donationis autografa, ma non datata, apposta a c. 2v del Laurenziano Plut. 55 21 contenente il i libro degli Apomnemoneumata di Senofonte (Pesenti 1924: 5; Martinelli Tempesta 2003: 107-8; Speranzi 2005: 434; Bandini 2008: 93-94; Bandini 2010: 445-47; Speranzi 2010: 241; → P 1); mi pare invece che si possa escludere l’autografia nella sottoscrizione greca di Francesco Barbaro al ms. Paris, BnF, Suppl. Gr. 1285 (latore della Retorica di Aristotele), sotto la quale l’Omont (1901: 136-38; vd. anche Cortesi 1980: 98) ancora leggeva una precedente nota di appartenza al Filelfo e a Vittorino: «Ἡ βίβλος αὕτη τοῦ Φιλέλφου ἐστίν, μᾶλλον δὲ τοῦ Οὐικτορίνου Φελτρίου ἀνδρὸς καλοῦ κἀγαθοῦ».



Bibliografia
Bandini 2008 = Michele B., Senofonte alla scuola di Guarino, in Filologia, papirologia, storia dei testi. [Atti delle] Giornate di studio in onore di Antonio Carlini, Udine, 9-10 dicembre 2005, Pisa-Roma, Serra, pp. 83-109.
Bandini 2010 = Id., La ‘Ciropedia’ tra Guarino e Vittorino. Note su alcuni codici, in The Legacy of Bernard de Montfaucon. Three Hundred Years of Studies on Greek Handwriting. Proceedings of the Seventh International Colloquium of Greek Palaeography, Madrid-Salamanca, 15-20 September 2008, ed. by Antonio Bravo García and Inmaculada Pérez Martín, Turnhout, Brepols, pp. 437-48 e 871-76 (tavv. 1-6).
Bellodi 1973 = Alberta B., Per l’epistolario di Vittorino da Feltre, in «Italia medioevale e umanistica», xvi, pp. 338-45.
Bertalot 1908 = Ludwig B., Eine humanistische Anthologie, Berlin, Paul (poi in Id., Studien zum italienischen und deutschen Humanismus, hrsg. von Paul Oscar Kristeller, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1975, pp. 32-33).
Chambers 1989 = David Sanderson C., An Unknown Letter by Vittorino da Feltre, in «Journal of the Warburg and Courtauld Institutes», lii, pp. 219-21 e tav. 41.
Cortesi 1980 = Mariarosa C., Libri e vicende di Vittorino da Feltre, in «Italia medioevale e umanistica», xxiii, pp. 78-114.
Cortesi 1981 = Ead., Alla scuola di Gian Pietro d’Avenza in Lucca, in «Quellen und Forschungen aus italienischen Archiven und Bibliotheken», lxi, pp. 109-67.
Cortesi 1997 = Ead., Plutarco alla scuola di Vittorino da Feltre, in Filologia umanistica. Per Gianvito Resta, a cura di Vincenzo Fera e Giacomo Ferraú, Padova, Antenore, vol. i pp. 429-51.
Cortesi 2000 = Ead., Libri greci letti e scritti alla scuola di Vittorino da Feltre: fra mito e realtà, in I manoscritti greci tra riflessione e dibattito. Atti del v Colloquio internazionale di paleografia greca, Cremona, 4-10 ottobre 1998, a cura di Giancarlo Prato, Firenze, Gonnelli, vol. ii pp. 401-16.
Cortesi 2010 = Ead., Libri di lettura e libri di grammatica alla scuola di Vittorino da Feltre, in Libri di scuola e pratiche didattiche. Dall’antichità al Rinascimento. Atti del Convegno internazionale di Cassino, 7-10 maggio 2008, a cura di Oronzo Pecere e Lucio Del Corso, Cassino, Edizioni dell’Università di Cas­sino, pp. 607-35.
Eleuteri 2006 = Paolo E., Libri greci a Venezia nel primo Umanesimo, in I luoghi dello scrivere da Francesco Petrarca agli albori dell’età moderna. Atti del Convegno internazionale dell’Associazione italiana dei paleografi e dei diplomatisti, Arezzo, 8-11 ottobre 2003, a cura di Caterina Tristano, Marta Calleri e Leonardo Magionami, Spoleto, Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo, pp. 69-84.
Garin 1958 = Eugenio G., Il pensiero pedagogico dell’Umanesimo, Firenze, Edizioni Giuntine-Sansoni, 1958, pp. 313-17.
L’Occaso 2005 = Stefano L ’O., Fonti archivistiche per le arti a Mantova tra Medioevo e Rinascimento (1382-1459), Mantova, Arcari.
Luzio 1888 = Alessandro L., Cinque lettere di Vittorino da Feltre, in «Archivio veneto», xxxvi, pp. 329-41.
Martinelli Tempesta 2003 = Stefano M.T ., Verso una nuova edizione del Panegirico di Isocrate, in aa.VV ., Studi sulla tradizione del testo di Isocrate, Firenze, Olschki, pp. 91-150.
Martínez Manzano 2006 = Teresa M.M., Un códice de Niccolò Niccoli en Salamanca, in «Studi medievali e umanistici», iv, pp. 233-51.
Mittarelli 1779 = Iohannes Baptista M., Bibliotheca codicum manuscriptorum monasterii s. Michaelis Venetiarum prope Murianum, Venetiis, ex Typographia Fentiana.
Mostra 1966 = Mostra dei codici gonzagheschi. La biblioteca dei Gonzaga da Luigi I ad Isabella. [Catalogo della Mostra di Mantova], Biblioteca Comunale, 18 settembre-10 ottobre, a cura di Ubaldo Meroni, Mantova, Ente Provinciale Turismo.
Omont 1901 = Henri O., Un nouveau manuscrit de la ‘Rhétorique’ d’Aristote et la bibliothèque grecque de Francesco Filelfo, in «La Bibliofilia», ii, pp. 136-40.
Pesenti 1924 = Giovanni P., Vittorino da Feltre e gli inizi della scuola di greco in Italia, in «Athenaeum», n.s., iii, pp. 1-16.
Speranzi 2005 = David S., Codici greci appartenuti a Francesco Filelfo nella biblioteca di Ianos Laskaris, in «Segno e testo», iii, pp. 467-96.
Speranzi 2010 = Id., La biblioteca dei Medici. Appunti sulla storia della formazione del fondo greco della libreria medicea privata, in Principi e signori. Le Biblioteche nella seconda metà del Quattrocento. Atti del Convegno di Urbino, 5 giugno 2008, a cura di Guido Arbizzoni, Concetta Bianca e Marcella Peruzzi, Urbino, Accademia Raffaello, pp. 217-64.
Torelli 1911 = Pietro T ., Antonio Nerli e Bonamente Aliprandi cronisti mantovani, in «Archivio storico lombardo», xxxviii, pp. 209-30.
Wilson 2000 = Nigel G.W ., Da Bisanzio all’Italia. Gli studi greci nell’Umanesimo italiano, Alessandria, Edizioni dell’Orso.

Nota paleografica

Dall’esiguo drappello delle brevi lettere autografe (tutte degli ultimi anni della sua vita) e dall’ancor più breve nota che accompagna il dono del Senofonte Laurenziano Plut. 55 21, V. da F. emerge come uno scriptor di modestissime doti. E se forse è eccessivo classificare la sua scrittura come elementare, è innegabile che il livello qualitativo sia molto basso, tanto più se si considera che V. era un maestro e che l’institutio grafica era una componente irrinunciabile della pedagogia umanistica. Sintomatica è l’adozione, in contesti per definizione deputati alla corsività, di una scrittura sostanzialmente libraria, pur se tracciata con penna a punta fine: forse perché consapevole dei propri limiti, V. si controlla scrivendo le lettere ben staccate le une dalle altre e, prima ancora, separando i tratti interni alle lettere, senza però riuscire a evitare che l’allineamento risulti assai precario e il modulo talora disomogeneo. Senza che questa situazione di fondo cambi, si deve notare una differenza di registro tra latino e volgare, giocata sostanzialmente sulla morfologia della lettera d. Mentre nelle lettere latine (tavv. 1 e 2) e nella nota del ms. Laurenziano è presente la variante “umanistica” di d, con asta diritta (cui coerentemente si associa s minuscola in fine di parola, ma non la legatura & per la congiunzione, che rimane espressa a piene lettere o nella forma tachigrafica 7), nella lettera volgare a Niccolò della Pusterla (tavv. 2-3) V. usa la variante “gotica” di d, con asta inclinata e con occhiello appena accennato. Al sostrato gotico vanno ricondotte, sempre nella lettera volgare, la rastrematura della lettera f (r. 5: far) e le varie attestazioni di ch in legatura. Nella lettera del 1441 a Paola Malatesta (tav. 4) sono di mano di V. solo le due righe finali del testo (Guilielmus… ceperas); il resto, compresa la firma, è di mano di uno scriba più esperto e di chiara impronta guariniana.

Fonte: Il Quattrocento - Tomo I (2013)

Data ultima modifica: 19 dicembre 2025 | Cita questa scheda