Berni, Francesco

Lamporecchio [Pistoia] 1497/1498–Firenze 1535

Presentazione

La tradizione delle opere letterarie di Francesco Berni si presenta ricca di stampe e povera di manoscritti. Anzi la più gran parte delle cose bernesche è trasmessa esclusivamente da stampe. È il caso del Dialogo contra i poeti, stampato anonimo e senza note tipografiche probabilmente a Roma nel 1526 nell’officina di Francesco Minitio Calvo. Sicuramente del Calvo è l’edizione del Capitolo del gioco della primiera col comento di messer Pietropaulo da San Chirico (il colofone recita: «Stampata in Roma nell’anno mdxxvi per F. Minitio Calvo»). Due o tre stampe si contendono la prima uscita del rifacimento dell’Orlando innamorato; qui citiamo soltanto la princeps più probabile: Orlando innamorato composto già dal signor Matteo Maria Bojardo di Scandiano et rifatto tutto di nuovo da m. Francesco Berni, Stampato in Milano, nelle case di Andrea Calvo, MDXXXXII. I versi latini ci giungono in una miscellanea: Carmina quinque Hetruscorum poetarum nunc primum in lucem edita, Florentiae, apud Iuntas, MDLXII.

Più complicata è la situazione delle Rime. In realtà anche per esse la ricostituzione del testo dipende per intero dalla tradizione a stampa, ma sopravvivono pur sempre testimonianze manoscritte, anche se, a ben guardare, l’unico codice contenente una piccola silloge bernesca che si possa ascrivere agli stessi anni di vita dell’autore è il ms. It. IX 369 (7203) della Biblioteca Marciana di Venezia (Rime di diversi autori): essendo quasi tutto di mano di Marin Sanudo, deve essere anteriore al 1535 (anno della sua morte). È forse discutibile l’utilità ecdotica; è certa la non autografia (cfr. Chiòrboli in Berni 1934: 384; Longhi in Berni 2001: 664-65).

Di mano del Berni ci è pervenuto un modesto numero di lettere. Fra queste è necessario distinguere le lettere familiari dalle lettere d’ufficio, scritte in nome di Giovan Matteo Giberti (1495-1543), prima datario pontificio e poi vescovo di Verona, del quale il Berni fu per alcuni anni segretario (→ 2-4). Nelle due categorie, infatti, la tipologia della scrittura mostra caratteri divergenti. Le lettere d’ufficio presentano – com’è naturale – una grafia più stilizzata, una cancelleresca di modulo abbastanza piccolo, poco caratterizzata. Le lettere familiari offrono un quadro un po’ più movimentato; vi sono esemplari (indirizzati a persone di riguardo, come Maria Caterina Cybo, duchessa di Camerino: → 5) che non differiscono gran che dalle lettere d’ufficio, se non per una corsività un po’ più accentuata, e vi sono esemplari (connotati da maggiore familiarità e confidenza) in cui la scrittura si fa decisamente più fluida, corsiva, compendiosa, arrotondata, accentuando i legamenti e in genere crescendo di modulo. Non si riscontra nessuna apprezzabile evoluzione. I testimoni, del resto, sono confinati in una escursione cronologica appena decennale.

Costituisce un caso a sé il destino del piccolo corpus epistolare, sei lettere a Venceslao Boiano, conservato in passato nel Museo Archeologico di Cividale del Friuli (Archivio Capitolare, Fondo Boiani, FB P02 06; già fasc. II, a. 1807) e ora irreperibile.1

Delle lettere d’ufficio non è mai stata compiuta una recensio. Ai num. 2-5 e 7 (primo doc.) diamo a guisa d’esempio l’indicazione di una piccola serie e di un pezzo isolato.



Bibliografia
Berni 1833 = [Francesco B.,] Ventisei lettere famigliari edite e inedite di Francesco Berni: per nozze Adriano Del Zotto-Elisabetta Tiepolo, [a cura di Bartolomeo Gamba], Venezia, Tip. di Alvisopoli.
Berni 1885 = Id., Rime, poesie latine e lettere edite e inedite ordinate e annotate per cura di Antonio Virgili, aggiuntovi la Catrina, il Dialogo contra i poeti e il Commento al Capitolo della Primiera, Firenze, Successori Le Monnier.
Berni 1934 = Id., Poesie e prose, criticamente curate da Ezio Chiòrboli con intr., nota, lessico e indici, Genève-Firenze, Olschki.
Berni 1999 = Francesco Berni, scelta e intr. di Raffaele Nigro, Roma, Ist. Poligrafico e Zecca dello Stato.
Berni 2001 = Id., Rime, a cura di Silvia Longhi, in Poeti del Cinquecento, to. i. Poeti lirici, burleschi, satirici e didascalici, a cura di Guglielmo Gorni, Massimo Danzi e Silvia Longhi, Milano-Napoli, Ricciardi, pp. 631-67.
Suttina 1905 = Luigi S., Per l’epistolario di Francesco Berni, in «Memorie storiche cividalesi. Bullettino del R. Museo di Cividale», i, 2 pp. 41-50.

1. Nella busta soltanto l’annotazione a lapis «lettere Berni si trovano nella bacheca […] Sala Biblioteca»; da notizie raccolte in loco si è appurato quanto segue: nella sede primitiva del Museo le lettere del Berni erano esposte in una bacheca della sala che fungeva anche da direzione; già prima dell’ultimo trasloco quella bacheca era stata rimossa; non si sa che cosa ne sia stato del contenuto, probabilmente disperso in una collocazione incongrua. Si riportano qui le indicazioni dell’ed. a cura di Chiòrboli (Berni 1934): 1) da Verona, 15 maggio 1530 (Berni 1833: 62-63; Berni 1885: 289-91; Suttina 1905; Berni 1934: 322; Berni 1999: 478-79); 2) da Verona, 6 giugno 1530 (Berni 1833: 64-67; Berni 1885: 291-93; Suttina 1905; Berni 1934: 323-24; Berni 1999: 479-80); 3) da Verona, 14 agosto 1530 (Berni 1833: 68-70; Berni 1885: 293-95; Suttina 1905; Berni 1934: 324-25; Berni 1999: 480-81); 4) da Verona, 16 settembre 1530 (Berni 1833: 71-74; Berni 1885: 295-97; Suttina 1905; Berni 1934: 325-26; Berni 1999: 481-82); 5) s.l., ottobre 1531 (Berni 1833: 75-76; Berni 1885: 298-99; Suttina 1905; Berni 1934: 327-28; Berni 1999: 483-84); 6) da Verona, 5 luglio 1532 (Berni 1833: 77-78; Berni 1885: 299-300; Suttina 1905; Berni 1934: 328-29; Berni 1999: 484-85).

Nota paleografica

Alla descrizione fornita da Danilo Romei, che coglie nelle prove autografe del B. due diversi atteggiamenti a seconda che egli agisca nelle vesti di segretario (e dunque indirizzi ex officio epistole rivolte ai corrispondenti del vescovo Giberti e a nome di costui), oppure corrisponda privatamente, occorre aggiungere solo poche altre osservazioni di carattere più squisitamente tecnico. Giusto il rilievo che pone la divergenza tra i due atteggiamenti nella maggiore “stilizzazione” osservabile nel primo àmbito di corrispondenza e, invece, in «una corsività un po’ più accentuata» nel secondo, si può rilevare che il modello grafico, l’italica scritta dal B., è di modulo medio-piccolo, regolare nell’impaginazione e nell’allineamento, costante nel disegno delle lettere e nel tratteggio e solo la maggiore cura nell’esecuzione conferisce alle pagine scritte nella funzione di segretario un aspetto di armoniosa regolarità. Per il resto, come osserva Romei, domina la costanza. Tra gli elementi grafici caratteristici merita un posto di rilievo il grafema ch che, eseguito sempre disarticolato, mostra l’h nell’esecuzione veloce e sinuosa dell’italica (quando non anche ridotta a un puro tratto verticale) dalla cui base parte il consueto segno abbreviativo avvolgente dell’intero gruppo. Il dato di rilievo è, oltre alla costante separazione tra le due lettere, l’adozione della variante grafica per h che altrove è invece sempre di disegno tradizionale e regolare. Anche il compendio q(ue)/q(ua), espresso per il tramite di un alto tratto di collegamento con la lettera che segue, appare di uso individuale. Si segnalano ancora la d tracciata con asta inclinata (taglio), la z eseguita assai alta, con un ampio arco in alto e una più modesta volta sul rigo; la e ridotta a due minuti tratti incidenti e non collegati; la r in forma di v; la G in forma di sei (che però è fenomeno ricorrente nelle scritture coeve), il costante legamento alto tra il segno abbreviativo per la nasale, tracciato orizzontale, e la t; i segni abbreviativi comunemente verticalizzati. Si noti poi l’uso delle maiuscole per i nomi propri e di un parco sistema interpuntivo, limitato alla virgola, al punto e virgola (per le pause maggiori) e nel quale, però, è frequente l’apostrofo.

Censimento

  1. Firenze, Archivio Capitolare, H 129 (Scritture varie), cc. 19-20
  2. Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane I 152, num. 153, c. 244
  3. Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane I 153
  4. Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane I 154
  5. Firenze, Archivio di Stato, Ducato d’Urbino I Div. C 15, cc. 28-29 e n.n. [esterni]
  6. Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, Autografoteca Campori, Francesco Berni (olim 45 29)
  7. Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, Archivio di Santa Maria in Aquiro (Arciconfraternita di Santa Maria degli Orfani)
  8. Udine, Biblioteca Arcivescovile e Bartoliniana, s.s.

Fonte: Il Cinquecento - Tomo II (2013)

Data ultima modifica: 8 gennaio 2026 | Cita questa scheda