Brocardo, Antonio
Venezia inizio XVI sec.–1531
Presentazione
A parte l’invecchiato e non sempre impeccabile Vitaliani 1902, continua a mancare un soddisfacente studio complessivo dedicato a Brocardo, e i controlli eseguiti sui cataloghi dei manoscritti e sulla scarna bibliografia non consentono di individuare altri autografi oltre a quelli già noti. Può darsi che la scarsità di testimonianze emerse corrisponda a un dato di fatto, soprattutto se si tien conto della morte prematura, caduta tra il 27 e il 28 agosto 1531, e della damnatio memoriae intervenuta a séguito di un non ben chiarito contrasto con Bembo e Aretino (Saletti 1996 e Romei 2005); al momento del decesso Brocardo doveva avere 27 o 28 anni (se si accetta con Cian 1903: 437 di collocarne la nascita tra il 1503 e il 1504, indicazione tuttavia non recepita da Mutini 1972).
Di una lettera relativa alla morte del Pomponazzi spedita al padre da Bologna il 20 maggio 1525 resta memoria solo grazie al Sanudo, che la incorporò nei propri Diarii (Cian 1887: 29-31; Sanudo 1893: 387-88); le tre lettere alla cortigiana Marietta Mirtilla risalenti ai primi mesi del 1531 si conoscono invece da sillogi a stampa apparse postume a partire dal 1543 (Salza 1913: 54 n. 2), così come è postuma (1538) la stampa che raccoglie gran parte delle rime brocardiane (vd. Gorni in Poeti 2001: i 241-42); altre poesie si trovano in una raccolta collettiva successiva (vd. Bartolomeo 2001: 71), mentre una rara testimonianza a stampa per la rima Hor che nell’oceano il sol s’asconde è stata segnalata da Comboni (1996). Sempre dopo la morte del Brocardo fu diffuso probabilmente anche il Nuovo modo de intendere la lingua zerga, la cui stampa nota più antica risale al 1545 (ma è improbabile che si tratti della princeps): dopo il saggio d’edizione di Cappello 1957, sull’argomento è intervenuta Franca Brambilla Ageno (1958), che ha rinsaldato con ulteriori argomenti la proposta di attribuire il Nuovo modo al Brocardo, e ha contestualmente confutato l’ipotesi d’autografia emessa da Rodolfo Renier in merito al codice γ X 2 5 della Biblioteca Estense e Universitaria di Modena, che contiene una copia di quest’opera e poco più di trenta poesie con correzioni e cancellature (Renier 1903: 15-20).
Solo di una lettera – indirizzata il 20 luglio 1530 allo Speroni e poi confluita nell’edizione settecentesca delle sue opere (Speroni 1740: v 327-28) – si conosce invece l’originale (→ 1), rammentato già da Cian 1903: 439 n. 4 (segnalazione che sembra essere passata inosservata in tutta la bibliografia successiva). Il pezzo era ancora in Italia, tra le carte dello Speroni, all’epoca della stampa settecentesca testé ricordata («Queste pure [lettere] sono tratte dagli originali degli autori, che restarono tra le scritture dello Speroni»: Speroni 1740: v 327 n. 25), e fu acquisito dal British Museum nel 1861 (Catalogue 1877: 35-37, donde è possibile che abbia tratto la sua indicazione il Cian).
Noto almeno da metà Seicento ma per lungo tempo irreperibile (Belloni 1980: 45 n. 5) è il secondo addendo della scheda, un esemplare postillato dei Rerum Vulgarium Fragmenta e dei Trionfi (Venezia, Gabriele di Piero, 1473: → P 1), indicato da Corrado Bologna (1986: 639-40) e studiato quasi contemporaneamente da Giuseppe Frasso (1987): sull’incunabolo il Brocardo ha apposto la propria nota di possesso (c. 8v), steso parecchie postille e trascritto (in latino) molte osservazioni addebitabili a Trifon Gabriele, elemento del massimo interesse stante il fatto che del commento petrarchesco del Gabriele quasi nulla è rimasto. Resta ancora da individuare accuratamente quel che si deve al Brocardo, operazione auspicabile anche per meglio chiarire i contorni del suo tirocinio petrarchesco, ma certo non facilitata dalla complessa stratificazione delle postille e dalla diversità e varietà delle mani che sono intervenute sull’incunabolo (Frasso 1987: 162). L’esame autoptico conferma ad ogni modo che gli interventi del Brocardo sono assai numerosi (se ne trovano quasi a ogni carta lungo il testo dei RVF, mentre diminuiscono sensibilmente per il testo dei Trionfi), e vanno certo collocati in momenti distinti, data la diversità grafica anche notevole che è dato cogliere nella compagine. Ferma restando la necessità di una scrupolosa istruttoria, sembrano da distinguere – in accordo con Frasso – almeno tre strati di pertinenza del Brocardo: quello delle postille in latino attribuibili al magistero del Gabriele, vergate con una grafia minuta e ordinata, e i due delle notazioni in latino e in volgare del Brocardo stesso, vergate con modulo più ampio e molto corsiveggiante ora con un inchiostro attualmente giallastro ora con un inchiostro nero sbiadito. All’ultima serie sembra appartenere un’annotazione di c. 182v parzialmente trascritta da Frasso 1987: 186 n. 103, e interessante per la datazione delle postille: «Hora 3 noctis 1526 die 23 | Julij Lepidina imp(er)a(n)te et expecta(n)te. I(n) am | plexus † u † suos | ea foelici nocte | ire d(e)beba(m); ivi | et non inveni: | heu dolor dolor! ».1
Bibliografia
Bartolomeo 2001 = Beatrice B., Notizie su sonetto e canzone nelle ‘Rime diverse di molti eccellentissimi auttori nuovamente raccolte’. Libro primo (Venezia, Gabriel Giolito de’ Ferrari, 1545), in «I piú vaghi e i piú soavi fiori». Studi sulle antologie di lirica del Cinquecento, a cura di Monica Bianco ed Elena Strada, Alessandria, Edizioni dell’Orso, pp. 43-76.
Belloni 1980 = Gino B., Un eretico nella Venezia del Bembo: Alessandro Vellutello, in «Giornale storico della letteratura italiana», clvii, pp. 43-74.
Bologna 1986 = Corrado B., Tradizione testuale e fortuna dei classici italiani, in Letteratura italiana, dir. Alberto Asor Rosa, vol. vi. Teatro, musica, tradizione dei classici, Torino, Einaudi, pp. 445-928.
Brambilla Ageno 1958 = Franca B.A., A proposito del ‘Nuovo modo de intendere la lingua zerga’, in «Giornale storico della letteratura italiana», cxlv, pp. 370-91, poi in Ead., Studi lessicali, a cura di Paolo Bongrani, Franca Magnani e Domizia Trolli, Bologna, Clueb, 2000, pp. 497-524.
Cappello 1957 = Teresa C., Saggio di un’edizione critica del ‘Nuovo modo de intendere la lingua zerga’, in «Studi di filologia italiana», xv, pp. 303-99.
Catalogue 1877 = Catalogue of Additions to the Manuscripts in the British Museum. 1861-1875, London, The Trustees of the British Museum (rist. fotolitografica 1967).
Cian 1887 = Vittorio C., Nuovi documenti su Pietro Pomponazzi. Opuscolo per Nozze Renier-Campostrini, Venezia, Tip. Visentini.
Cian 1903 = Id., Recensione a Vitaliani 1902, in «Giornale storico della letteratura italiana», xli, pp. 437-40.
Comboni 1996 = Andrea C., Notizia di una rarità bibliografica, in Operosa parva per Gianni Antonini. Studi raccolti da Domenico De Robertis e Franco Gavazzeni, Verona, Valdonega, pp. 181-88.
Frasso 1987 = Giuseppe F., Francesco Petrarca, Trifon Gabriele, Antonio Brocardo. Appunti sull’incunabolo Vaticano Rossiano 710, in «Studi petrarcheschi», n.s., iv, pp. 159-89.
Mutini 1972 = Claudio M., Brocardo, Antonio, in DBI, vol. xiv pp. 383-84.
Poeti 2001 = Poeti del Cinquecento, a cura di Guglielmo Gorni, Massimo Danzi, Silvia Longhi, Milano-Napoli, Ricciardi, 3 to.
Renier 1903 = Rodolfo R., Cenni sull’uso dell’antico gergo furbesco nella letteratura italiana, in Miscellanea di studi critici in onore di Arturo Graf, Bergamo, Ist. italiano d’arti grafiche (poi in Id., Svaghi critici, Bari, Laterza, 1910, pp. 1-30).
Rime venete 1994 = Contro le puttane. Rime venete del XVI secolo, a cura di Marisa Milani, Bassano del Grappa, Ghedina & Tassotti.
Romei 2005 = Danilo R., Pietro Aretino tra Bembo e Brocardo (e Bernardo Tasso), in Studi sul Rinascimento italiano - Italian Renaissance Studies. In memoria di Giovanni Aquilecchia, a cura di Angelo Romano e Paolo Procaccioli, Manziana, Vecchiarelli, pp. 143-61.
Saletti 1996 = Caterina S., Un sodalizio poetico: Bernardo Tasso e Antonio Brocardo, in Per Cesare Bozzetti. Studi di letteratura e filologia italiana, a cura di Simone Albonico, Andrea Comboni, Giorgio Panizza, Claudio Vela, Milano, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, pp. 409-24.
Salza 1913 = Abdelkader S., Madonna Gasparina Stampa secondo nuove indagini, in «Giornale storico della letteratura italiana», lxii, pp. 1-101.
Sanudo 1893 = Marin S., I Diarii, Venezia, Regia Deputazione Veneta di Storia Patria, to. xxxviii.
Speroni 1740 = [Sperone S.,] Opere di m. Sperone Speroni degli Alvarotti tratte da’ mss. originali, [a cura di Marco Forcellini e Natale Dalle Laste], Venezia, Domenico Occhi, 5 voll.
Vitaliani 1902 = Domenico V., Antonio Brocardo, una vittima del bembismo, Lonigo, Tip. Papolo & Granconato.
1. Trascrivo in maniera conservativa, aggiungendo soltanto la punteggiatura dove mi sembra necessario. È lecito sospettare – ma bisognerebbe procedere a piú sistematici controlli – che la Lepidina nominata nella nota sia una delle cortigiane amate e frequentate dal Brocardo (per la frequentazione con Marietta Mirtilla vd. ad es. Salza 1913: 52-62). Inservibile per svolgere verifiche è il prezioso Catalogo di tutte le principal et piú honorate Cortigiane di Venetia, di troppo successivo (dovrebbe risalire agli anni 1558-1560) e pubblicato con commento in Rime venete 1994: 102.
Nota paleografica
È veramente modesto il lascito autografo di A.B. per poter procedere oltre una secca descrizione di alcuni aspetti della scrittura sopravvissuta. Cosí, se l’epistola a Sperone Speroni (tavv. 1 e 2) documenta una consueta corsiva di base italica e di rapida esecuzione, la scrittura delle postille si rivela, mercé il modulo ridotto e il contesto librario, una piú meditata versione del medesimo modello. Nella prima la rapidità del tratto si condensa in occhielli rimasti aperti (per es. tav. 1 q e g: cfr. r. 6: quello; r. 17: deggio), o drammaticamente rettificati (cosí la e), in esecuzioni disarticolate che finiscono per trasformarsi in cifra stilistica significativa (ancora g con occhielli separati: ivi, r. 16: voglio), in legamenti inconsueti e, per il tempo, ambigui (come il traverso della d col segno abbreviativo: ivi, r. 10: delli per il tempo omografo di certe esecuzioni, parimenti rapide, del digramma ch). Nella seconda, certo non piú rallentata, ma appunto piú contenuta, emerge con maggiore nitore il panorama italico con il suo bagaglio di varianti (due, come al solito, le d, due le s) e col suo apporto di tratti incipitari (come al solito riservati alla prima porzione degli occhielli). In entrambi i contesti permangono forme identificative come, oltre alle menzionate g, la e a epsilon praticamente sdraiata sul rigo (cfr. tav. 1 r. 6: egli e tav. 2 penultima r.: quand’ella), la z alta e arrotondata (anche quando in coppia), una E maiuscola con tratto mediano prominente a sinistra (tav. 1 r. 8: Egli). Irregolare nell’uso delle maiuscole, che non paiono seguire una regola compositiva certa, B. è anche assai parco, negli ess. noti, quanto a punteggiatura (si trova il punto, con funzione di pausa; l’apostrofo; l’accento per alcune forme verbali, ma senza una precisa costanza).
Censimento
- London, The British Library, Add. 24214, cc. 12-13
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Stamp. Ross. 710
Fonte: Il Cinquecento - Tomo II (2013)
Data ultima modifica: 8 gennaio 2026 | Cita questa scheda