Cavalcanti, Bartolomeo
Firenze 1503–Padova 1562
Presentazione
Noto soprattutto per la Retorica, un compendio della disciplina classica scritto in italiano su commissione del cardinale Ippolito d’Este, Bartolomeo (Baccio) Cavalcanti era stimato dai suoi contemporanei anche per le numerose orazioni, per le traduzioni da Polibio e per i trattati politici. Di tutta questa attività letteraria però, benché vi siano molti manoscritti datati, indice della diffusione delle sue opere, non sono rimasti autografi e dunque, allo stato attuale delle conoscenze, gli scritti noti di mano del Cavalcanti sono di natura epistolare, ad eccezione di uno. Compreso entro trentacinque anni (1526-1561), il suo epistolario è particolarmente corposo e consta di circa 300 pezzi, 193 dei quali autografi. I tre quarti dell’intero elenco sono conservati presso gli Archivi di Stato di Firenze e Parma e la British Library di Londra (in quest’ultima ci sono missive inviate soprattutto a Piero Vettori); altri notevoli giacimenti di lettere autografe si trovano alla Biblioteca Estense e Universitaria di Modena e all’Archivio di Stato di Napoli, dove però un incendio ha distrutto parte delle missive del fiorentino ivi conservate (Romier 1913-1914; Pacifici 1920; François 1951; Roaf in Cavalcanti 1967). La notevole dispersione del materiale autografo risente presumibilmente dell’agitata vicenda biografica dell’autore: fautore dell’ultima repubblica fiorentina tra il 1527 e il 1530 ed esule volontario nel 1537, Cavalcanti ebbe infatti una vita errabonda, soggiornando a Ferrara, Parma, Siena, Roma e Padova. Inoltre, impegnato per tutta la vita in un’intensa attività diplomatica per conto non solo dei suoi compagni d’esilio, ma anche di alcune delle più potenti famiglie italiane (Este e Farnese), Baccio fu costretto a spostarsi continuamente e a recarsi di frequente in Francia e a Venezia.
I primi scavi archivistici di una certa consistenza sui materiali del Cavalcanti si devono a Giuseppe Campori (in Cavalcanti 1868) e ad Amadio Ronchini (in Cavalcanti 1869), i quali hanno lavorato sui fondi conservati a Modena e Parma (→ 20-22 e 29-30). Pochi anni dopo altri studiosi, pur non interessati specificatamente al fiorentino, hanno portato alla luce singoli autografi (Montluc 1870-1872: iv 13-14; Ferrai 1882; Guasti 1884; Renier 1888). A segnare tuttavia una svolta nel ritrovamento degli scritti del Cavalcanti è stata senza dubbio Christina Roaf (1958, 1959, e in Cavalcanti 1967) che, con l’obiettivo di pubblicare l’epistolario completo dell’esule, ha realizzato la prima e ad oggi unica indagine sistematica degli scritti di mano del fiorentino, integrando i primi lavori di Campori e Ronchini con le lettere ritrovate a Forlì, Londra e Napoli (→ 15, 17-19 e 23-27). Di recente, poi, è stato rinvenuto presso l’Archivio Borromeo l’autografo di una missiva del Cavalcanti al Machiavelli che si credeva ormai disperso (→ 16). Infine, nel corso del presente censimento, è stato recuperato un autografo inedito e mai catalogato: si tratta di una lettera al Gonfaloniere di Giustizia della Repubblica fiorentina scritta nell’aprile 1528, conservata nel fondo Signori Responsive dell’Archivio di Stato di Firenze (→ 12).
A costituire l’ingente corpus di autografi del Cavalcanti sono lettere di varia natura, da quelle personali e letterarie (comprese tra il 1538 e il 1548) a quelle scritte nell’ambito della sua attività politico-diplomatica. Fra quest’ultime si segnalano soprattutto le due lettere di mano del Cavalcanti e firmate dal comandante francese Blaise de Montluc (→ 2 e vd. Montluc 1870-1872: iv 13-14; Cavalcanti 1967: 206-9 e 219-20): rappresentano infatti una significativa testimonianza del ruolo attivo di segretario svolto dal fiorentino a Siena tra il 1552 e il 1555 (a tal proposito si vedano anche le missive, di cui però non si conservano gli autografi, pubblicate in fondo ai suoi Trattati o vero discorsi sopra gli ottimi reggimenti delle repubbliche antiche e moderne: vd. Cavalcanti 2007: 219-31). All’interno di questo ampio epistolario meritano qualche osservazione i dodici abbozzi di lettere scritti dal Cavalcanti da Lione tra il marzo e l’ottobre del 1537 e conservati presso l’Archivio di Stato di Firenze (→ 3 e vd. Guasti 1884; Cavalcanti 1967). Queste missive, tutte senza firma e spesso prive di indirizzo, si caratterizzano, a differenze delle altre, per la mancanza di cura calligrafica e per le frequenti correzioni e aggiunte (tav. 2). Ma il copialettere è rilevante soprattutto per la presenza in esso dell’unico manoscritto parzialmente autografo che non appartiene al genere epistolare, ovvero il Discorso dato al Reverendissimo Tornon per conferirlo con sua maestà (Guasti 1884; Cavalcanti 1967). Di questo testo, che costituiva l’ultimo atto della missione che il Cavalcanti svolse in Francia nel 1537 per conto dei repubblicani antimedicei e dei cardinali Salviati, Ridolfi e Gaddi, solo il titolo e la data sono di mano del fiorentino.
Bibliografia
Cavalcanti 1868 = [Bartolomeo C.,] Diciotto lettere inedite di Bartolomeo Cavalcanti, con un’appendice di documenti relativi al medesimo, a cura di Giuseppe Campori, in «Atti e Memorie delle RR. Deputazioni di Storia patria per le provincie Modenesi e Parmensi», iv, pp. 137-70 (e anche in estratto: Modena, Carlo Vincenti).
Cavalcanti 1869 = [Id.,] Lettere di Bartolomeo Cavalcanti: tratte dagli originali che si conservano nell’Archivio Governativo di Parma, a cura di Amadio Ronchini, Bologna, Romagnoli.
Cavalcanti 1967 = Id., Lettere edite e inedite, a cura di Christina Roaf, Bologna, Commissione per i testi di lingua.
Cavalcanti 2007 = Id., Trattati o vero discorsi sopra gli ottimi reggimenti delle repubbliche antiche e moderne, a cura di Enrica Fabbri, Milano, Angeli.
Ferrai 1882 = Luigi Alberto F., Cosimo I de’ Medici duca di Firenze, Bologna, Zanichelli.
François 1951 = Michel F., Le Cardinal François de Tournon. Homme d’État, Diplomate, Mécène et Humaniste (1489-1562), Paris, De Boccard.
Guasti 1884 = Cesare G., Le Carte Strozziane del Regio Archivio di Stato in Firenze. Inventario. Serie prima, Firenze, Tip. Galileiana di M. Cellini e C., vol. i.
Montluc 1870-1872 = Blaise de M., Commentaires et lettres de Blaise de Montluc maréchal de France, par Alphonse de Rublé, Paris, Renouard, voll. iv e v.
Pacifici 1920 = Vincenzo P., Ippolito II d’Este, Tivoli, Società tiburtina di storia e d’arte.
Renier 1888 = Rodolfo R., Lettere di due fuoriusciti fiorentini del secolo XVI, in «Giornale ligustico», xv, pp. 194-202.
Roaf 1958 = Christina R., L’elocuzione nella ‘Retorica’ di Bartolomeo Cavalcanti, in La critica stilistica e il barocco letterario. Atti del secondo congresso internazionale di studi italiani, Venezia, 26-30 settembre 1956, a cura della Associazione Internazionale per gli Studi di Lingua e Letteratura Italiana, Firenze, Le Monnier, pp. 316-19.
Roaf 1959 = Ead., A Sixteenth-Century Anonimo, in «Italian Studies», xiv, pp. 49-74.
Romier 1913-1914 = Lucien R., Les origines politiques des guerres de religion, Paris, Perrin et C.ie., 2 voll.
Nota paleografica
Confinate a quel che resta del suo epistolario, le pagine autografe di C. occupano un arco cronologico piuttosto ampio, dalla fine degli anni ’20 all’inizio del sesto decennio del XVI secolo, coprendo quasi totalmente la vita del fiorentino. Pur mostrando una generale tendenza ad assestare il modulo della scrittura verso misure medio-piccole, i testi vergati da C. documentano lineamenti di sostanziale uniformita`. Nel loro insieme, infatti, tutte le missive conservano un impianto solidamente italico e mantengono una certa regolarita` nell’impaginazione. Poco sviluppata appare invece la punteggiatura, con la virgola e il punto e virgola a segnare le pause minori e il punto seguito da maiuscola per le maggiori; usati l’apostrofo per l’elisione e l’accento per alcune forme verbali e le parole ossitone. Nel complesso il ductus corsivo risulta prevalere, come dimostrano la frequenza di legami plurimi estesi talvolta all’intero vocabolo e la linea di congiunzione, bassa sul rigo, che lega il secondo tratto di h, p e s con la lettera seguente (tav. 5 r. 3: qualche; r. 18: hore; r. 3: p(er)sona e solo). Numerosi sono inoltre i tratti della scrittura di C. che appaiono durevoli nel tempo: la b tonda e con il tratto di attacco che parte dall’asta; la d di tipo tondo e con l’asta fortemente reclinata; la g con occhiello inferiore ampio e sbilanciato verso sinistra; l’h ridotta a semplice asta ondulata; la p con un tratto destrogiro, basso sul rigo, come abbreviazione di per; il caratteristico grafema per esprimere ch(e) con le due lettere non legate e l’h che viene stravolta allungandosi verso sinistra fino a circondare completamente la c; la legatura et (sporadicamente sostituita da &); i legamenti sp e st (tav. 1 r. 5: strada e spogliata; tav. 5 r. 7: espedire; tav. 6 r. 4: sostenne; tav. 7 r. 21: presto). Più di rado, ma anch’esse costanti nel tempo, appaiono invece la l con levata di stacco sul rigo ad angolo retto tale da conferirle l’apparenza di una maiuscola (tav. 1 r. 5: l’imputino; tav. 5 r. 10: la disposition; tav. 6 r. 5: l’impeto); la s e la f lunga con l’asta prolungata verso il basso; la s geminata con la prima lunga e la seconda corta (tav. 1 r. 1: osservan[dissi]mi; tav. 5 r. 5: essendo; tav. 6 rr. 6 e 11: cominciossi e massimamente). Nonostante questi numerosi tratti durevoli, la scrittura del C. non deve però apparire sorda a innovazioni. Infatti, alcune delle caratteristiche degli anni ’20 e ’30 scompaiono successivamente: così ad es. la c allungata fin sotto al rigo; la e finale ridotta a poco più di un tratto sormontato da biffatura; la j in fine di parola; la q con l’asta reclinata verso destra; la r tonda (tav. 1 r. 1: hore e arrivato) che nel tempo passa ad un’esecuzione che talvolta prelude al disegno aggiornato e semplificato della lettera (tav. 7 rr. 3 e 6: provvederebbe e maggiore). Un’ultima osservazione merita infine il copia lettere autografo contenente dodici abbozzi di missive ai cardinali Salviati, Ridolfi e Gaddi, oltre al Discorso dato al Reverendissimo Tornon per conferirlo con sua maesta`. Infatti, a differenza degli altri testi vergati da C., queste lettere sono ricche di correzioni e aggiunte, caratterizzate da una grafia senza alcun intento di eleganza, rapida e legata. Naturalmente e` la stessa natura dello scritto, bozze e appunti per uso personale, a renderne più trascurata l’esecuzione (allineamento insicuro, interlinea mutevole, densita` della scrittura, ecc.) con un risultato nell’insieme caotico e poco suggestivo (tavv. 2-4).
Censimento
- Firenze, Archivio di Stato, Balie, 53, cc. 6r, 15r-17r, 47r, 48r-49r, 63r, 95r
- Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane, I 95, cc. 258r-262r, 309r
- Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane, I 100, cc. 1r-15v
- Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane, V 1208, 4 num. 2
- Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane, V 1210, 10 num. 36, 11 num. 29 e 31, 12 num. 21 e 28
- Firenze, Archivio di Stato, Dieci di Balia, Responsive 121, cc. 249, 251r-267v, 416r-418r
- Firenze, Archivio di Stato, Dieci di Balia, Responsive 122, cc. 218, 228r
- Firenze, Archivio di Stato, Dieci di Balia, Responsive 128, cc. 131, 246r-248r
- Firenze, Archivio di Stato, Dieci di Balia, Responsive 138, cc. 320r-322r
- Firenze, Archivio di Stato, Dieci di Balia, Responsive 139, cc. 270r-279v
- Firenze, Archivio di Stato, Dieci di Balia, Responsive 141, cc. 301r, 315, 338r
- Firenze, Archivio di Stato, Signori, Responsive 43, cc. 185r-188v
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Autografi Palatini, Varchi I, num. 75
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magl. VIII 1399, cc. 377-378
- Forlì, Biblioteca Comunale «Aurelio Saffi», Raccolte Piancastelli, Sez. Autografi, secc. XII-XVIII, 533, Cavalcanti Bartolomeo
- Isola Bella, Archivio Borromeo, Acquisizioni diverse, Cavalcanti Bartolomeo
- London, The British Library, Add. 10265, cc. 163r-222v, 287r
- London, The British Library, Add. 10276, cc. 201r-208r
- London, The British Library, Add. 10279, cc. 170r-173v
- Modena, Archivio di Stato, Archivio per materie, Letterati, 15, Cavalcanti Bartolomeo
- Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, Autografoteca Campori, Cavalcanti Bartolomeo
- Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, It. 833 (alfa G 1 15)
- Napoli, Archivio di Stato, Carte Farnesiane, 260 4, cc. 275r-287v
- Napoli, Archivio di Stato, Carte Farnesiane, 261 3, cc. 172r-174v, 178, 183
- Napoli, Archivio di Stato, Carte Farnesiane, 262 1, cc. 28, 81r-82r
- Napoli, Archivio di Stato, Carte Farnesiane, 262 2, cc. 112, 120, 161, 169r-170r, 183
- Napoli, Archivio di Stato, Carte Farnesiane, 266 2, c. 41r
- Parma, Archivio di Stato, Antico Comune di Parma, Raccolta Autografi, 4395, Cavalcanti Bartolomeo
- Parma, Archivio di Stato, Epistolario Scelto 6 11, Cavalcanti Bartolomeo, num. 3-4, 6-16, 18-21, 23-25, 27-30, 34, 36-38, 42-47, 51-52, 54, 56-57, 59, 68, 75-76, 80, 83, 103-4
- Parma, Biblioteca Palatina, Fondo San Vitale Simonetta, 236
- Torino, Biblioteche Civiche, Raccolta Autografi, s.s.
Fonte: Il Cinquecento - Tomo II (2013)
Data ultima modifica: 22 dicembre 2025 | Cita questa scheda