Castelvetro, Lodovico
Modena 1505–Chiavenna 1571
Presentazione
L’attività di Castelvetro si è sviluppata anzitutto come commento di testi altrui (greci, latini, volgari), affidato a schede, brevi trattazioni e appunti che solo in pochi casi hanno raggiunto la forma organica di un’opera compiuta, e ancor più raramente sono stati pubblicati a stampa mentre era vivo l’autore. Le informazioni più preziose riguardo ai suoi materiali si devono ai testimoni diretti del suo lavoro: il fratello Giovanni Maria; i nipoti Giacomo, figlio di Giovanni Maria, e Giacopo, figlio di Niccolò; l’esule fiorentino Jacopo Corbinelli (soprattutto nel suo carteggio con Gian Vincenzo Pinelli: vd. Frasso 1991: 463-68); Lodovico Barbieri (figlio del più noto Giovanni Maria, che ha un ruolo importante nella trasmissione delle carte castelvetrine: vd. Grohovaz 1995: 297; Bianchi 2003). A loro si devono, tra l’altro, copie di scritti di cui manca, in alcuni casi, l’originale (Motolese 2006a). Preziose indicazioni riguardo alle carte si ricavano inoltre dalla biografia attribuita da Muratori a Lodovico Jr. (nato quattro anni dopo la morte dell’omonimo zio), dagli studi dello stesso Muratori e di Tiraboschi (il profilo biografico più recente è quello di Marchetti-Patrizi 1979; è ancora fondamentale tenere conto almeno di Cavazzuti 1903; si veda anche Garavelli 2003 e 2006; sulle prime biografie: Avellini 1992; Savino 1992; Garavelli 2006: 83; sul versante critico: Roncaccia 2006). Da queste fonti si possono ricavare informazioni anche sugli scritti – soprattutto di argomento religioso – dei quali si sono perdute le tracce (su cui fa il punto Garavelli 2007).
Sulla sua biblioteca, o meglio sulle biblioteche che via via Castelvetro ha costituito e poi dovuto abbandonare, esiste una serie di studi che incrociano le testimonianze dirette con le liste di suoi libri in nostro possesso (Bianchi 1991; Frasso 1991; Criscione 1992; Rozzo 1997; Castelvetro 1999, 2004; Motolese 2001, 2006a; Petteruti Pellegrino 2007: 212-14; Barbieri 2007: 65-72, articolo non condivisibile però – a giudizio di chi scrive – per le attribuzioni dei postillati, tranne nel caso dell’esemplare di Sofocle [num. 3]). Attraverso questi documenti e grazie alla sistematicità dei rimandi bibliografici presenti negli autografi è stato possibile individuare le principali edizioni usate da Castelvetro per i suoi confronti nonché un discreto numero di postillati. È chiaro che si tratta di una minima parte dei volumi che egli doveva aver avuto a disposizione: basti pensare che la nostra conoscenza dei manoscritti da lui utilizzati è estremamente esigua, mentre sappiamo da fonti documentarie che i libri “a penna” – e quelli in volgare in particolare – dovevano essere la maggioranza nella sua biblioteca, almeno nel periodo in cui visse a Modena. Inoltre, mancano all’appello importanti postillati, come quello del Decameron di Boccaccio (Firenze, Giunti, 1527) e del Canzoniere di Petrarca (Venezia, Aldo, 1514) di cui esiste una descrizione tra le carte Pinelli (Frasso 1991: 472-74; Trovato 1999: 262-64, ha stabilito per Petrarca l’uso di un’aldina di stato B). Il corpus delle lettere consta al momento di 65 pezzi, 38 dei quali autografi; non è nota invece alcuna testimonianza autografa per quanto riguarda i componimenti in versi.1
A parte rarissimi casi, manoscritti e postillati non presentano note di possesso né indicazione del nome dell’autore. Si tratta dunque per lo più di materiali attribuiti sulla base della scrittura e di particolari caratteristiche annotative. A tal fine è risultata particolarmente utile la ricostruzione del suo metodo di lavoro. Nel caso dei postillati, ad esempio, si può notare come essi rivelino una tendenza a separare la fase della raccolta dei materiali (varianti; individuazione delle fonti) dalla riflessione vera e propria (analisi delle singole forme; commento di glossa al testo). Un modo di lavorare che era stato già segnalato da Corbinelli (« io non credo ch’egl’usassi di postillar gran cose; il suo ordine era di far quadernucci »: cito da Frasso 1991: 466) e che ha trovato conferma nei postillati fino ad ora individuati (Motolese 2006b: 29-31). Anche su questa base è stata messa fortemente in dubbio l’attribuzione al modenese delle annotazioni sull’incunabolo della Commedia con il commento di Landino (Modena, BEU, K 1 13: Rossignoli 2003, con bibliografia precedente; Motolese 2006a: 182-83); da escludere inoltre l’autografia delle postille nell’esemplare aldino di Persio e Giovenale (Modena, BEU, X 9 2, su cui vd. Tiraboschi 1781-1786: i 481; Cavazzuti 1903: 197; Kristeller: i 332; Motolese 2006a: 185), così come quella degli interventi, a lungo attribuiti al modenese, presenti in due volumi erasmiani (Epitome annotationum in Novum testamentum ex quinta & ultima Des. Erasmi Roterodami editione, Anversa, J. Steels, 1538, e Testamentum Novum omne a D. Erasmo Roterodamo recognitum, Mainz, Schoeffer, 1521: Modena, BEU, A 56 E 13-14; vd. Cavazzuti 1903: Appendice 38; Rozzo 1997: 179; Motolese 2006a: 184-85; Garavelli 2007: 274, a cui si deve la revoca dell’attribuzione). Molto dubbi, e quindi assenti dall’elenco, anche gli appunti di argomento aristotelico conservati in parte tra le carte Patetta dalla Biblioteca Vaticana (Kristeller: vi 407; Motolese 2006a: 174) e in parte nell’autografoteca Campori della Biblioteca Estense di Modena (Kristeller: v 91; Motolese 2006a: 178). Manoscritti e postillati di Castelvetro sono oggi dispersi in Italia e all’estero. In alcuni casi si tratta di materiali acquistati sul mercato antiquario (così ad es. quelli di Chicago e di Yale), altre volte di materiali giunti nei luoghi di conservazione per lasciti di famiglie o antiche acquisizioni di fondi. Tra questi, la concentrazione maggiore si ha alla Biblioteca Estense Universitaria di Modena e alla Biblioteca « Panizzi » di Reggio Emilia; molto importanti anche i materiali autografi o apografi conservati tra le carte di Gian Vincenzo Pinelli (Milano, Ambrosiana; Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana: Frasso 1991; Criscione 1992; Grohovaz 1993a e 1993b) e tra quelle di Giovanni Maria Barbieri (Bologna, Biblioteca dell’Archiginnasio: Motolese 2006b).
Bibliografia
Avellini 1992 = Luisa A., Il genere biografico nella storia locale. Virgilio Malvezzi fra i biografi di Castelvetro, in Per formare una storia intiera. Testimoni oculari, cronisti locali, custodi di memorie private nel progetto muratoriano. Atti della I giornata di studi muratoriani, Vignola, 23 marzo 1991, Firenze, Olschki, pp. 73-93.
Barbieri 2007 = Andrea B., Castelvetro, i suoi libri e l’ambiente culturale modenese del suo tempo, in Filologia e ascesi 2007, pp. 57-72.
Bianchi 1991 = Maria Grazia B., Un poco noto trattatello grammaticale di Lodovico Castelvetro: ‘De’ nomi significativi del numero incerto’, in «Aevum», LXV, pp. 479-522.
Bianchi 2003 = Ead., Postille linguistiche di Lodovico Castelvetro al ‘Novellino’. Lodovico Castelvetro postillatore o commentatore,
in Libri a stampa postillati. Atti del Colloquio Internazionale di Milano, 3-5 maggio, a cura di Edoardo Barbieri e Giuseppe Frasso, Milano, Cusl, pp. 117-97.
Castelvetro 1999 = Lodovico C., Correttione d’alcune cose del ‘Dialogo delle lingue’ di Benedetto Varchi, a cura di Valentina Grohovaz, Padova, Antenore.
Castelvetro 2004 = Id., Giunta fatta al ragionamento degli articoli et de’ verbi, a cura di Matteo Motolese, Roma-Padova, Antenore.
Cavazzuti 1903 = Giuseppe C., Lodovico Castelvetro, Modena, Società tipografica modenese.
Criscione 1992 = Maria Grazia C., Una redazione ignota del Commento di Lodovico Castelvetro ai primi quattro sonetti dei 'Rerum vulgarium fragmenta’, in «Studi petrarcheschi», n.s., IX, pp. 137-220.
Filologia e ascesi 2007 = Lodovico Castelvetro. Filologia e ascesi, a cura di Roberto Gigliucci, Roma, Bulzoni.
Frasso 1991 = Giuseppe F., Per Lodovico Castelvetro, in «Aevum», LXV, pp. 453-78.
Garavelli 2003 = Enrico G., Prime scintille tra Caro e Castelvetro (1554-1555), in «Parlar l’idioma soave». Studi di filologia, letteratura
e storia della lingua offerti a Gianni A. Papini, a cura di Matteo M. Pedroni, Novara, Interlinea, pp. 131-45.
Garavelli 2006 = Id., «Nelle tenzoni alcuna volta si commenda una sottigliezza falsa piú che una verità conosciuta da tutti». Lodovico Castelvetro polemista, in Omaggio a Lodovico Castelvetro (1505-1571). Atti del seminario di Helsinki, 14 ottobre 2005, a cura di Enrico Garavelli, con una pres. di Giuseppe Frasso, Helsinki, publications du Département des langues romanes, pp. 83-127.
Garavelli 2007 = Id., Gli scritti “religiosi” di Lodovico Castelvetro, in Autorità, modelli e antimodelli nella cultura artistica e letteraria
fra Riforma e Controriforma. Atti del Convegno di Urbino-Sassocorvaro, 9-11 novembre 2006, a cura di Antonio Corsaro, Harald Hendrix, Paolo Procaccioli, Manziana, Vecchiarelli, pp. 267-300.
Grohovaz 1993a = Valentina G., Francesco Melchiori e Lodovico Castelvetro: frammenti di un dibattito cinquecentesco, in «Studi
petrarcheschi», n.s., X, pp. 251-80.
Grohovaz 1993b = Ead., A proposito di alcuni frammenti manoscritti di opere di Giulio Camillo Delminio e Lodovico Castelvetro, in «Aevum», LXVII, pp. 519-32.
Grohovaz 1995 = Ead., Sulla genesi e la datazione della ‘esaminatione sopra la ritorica a C. Herennio’ di Lodovico Castelvetro, in «Italia medioevale e umanistica», XXXVIII, pp. 285-303.
Marchetti-Patrizi 1979 = Valerio M.-Giorgio P., Castelvetro, Lodovico, in DBI, XXII, pp. 8-21.
Motolese 2001 = Matteo M., L’esemplare delle ‘prose’ appartenuto a Lodovico Castelvetro, in ‘Prose della volgar lingua’ di Pietro Bembo. Atti del Convegno di Gargnano del Garda, 4-7 ottobre 2000, a cura di Silvia Morgana, Mario Piotti, Massimo Prada, Milano, Cisalpino, pp. 509-51.
Motolese 2006a = Id., Le carte di Lodovico Castelvetro, in «L'ellisse. Studi storici di letteratura italiana», I, pp. 161-91.
Motolese 2006b = Id., Un inedito castelvetrino tra le carte Barbieri, in Omaggio a Lodovico Castelvetro (1505-1571). Atti del seminario di Helsinki, 14 ottobre 2005, a cura di Enrico Garavelli, con una pres. di Giuseppe Frasso, Helsinki, Publications du département des langues romanes, pp. 27-82.
Motolese 2007 = Id., Il codice a. s. 5. 1. della Biblioteca Estense di Modena tra diacronia e sincronia. Alcuni appunti, in Filologia e ascesi 2007, pp. 35-56.
Motolese 2008 = Id., Per lo scaffale di Castelvetro: un nuovo documento e una vecchia lista, in Angelo Colocci e gli studi romanzi,
a cura di Corrado Bologna e Marco Bernardi, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, pp. 107-21.
Petteruti Pellegrino 2007 = Pietro P.P., Il “re della lingua”. Polemica ed esegesi nel ‘Parere’ di Castelvetro sul sonetto di Bembo a Varchi, in Filologia e ascesi 2007, pp. 139-224.
Roncaccia 2006 = Alberto R., Il metodo critico di Ludovico Castelvetro, Roma, Bulzoni.
Rossignoli 2003 = Claudia R., Una possibile fonte di Castelvetro: le postille dell’incunabolo a. k. 1. 13 della Biblioteca Estense di Modena, in « Rivista di studi danteschi », III, 2 pp. 351-80.
Rozzo 1997 = Ugo R., Il rogo postumo di due biblioteche cinquecentesche, in bBibliologia e critica dantesca. Saggi dedicati a Enzo Esposito, a cura di Vincenzo De Gregorio, Ravenna, Longo, pp. 159-86.
Savino 1992 = Enza S., Muratori e la biografia del Castelvetro, in Per formare una storia intiera. Testimoni oculari, cronisti locali, custodi di memorie private nel progetto muratoriano. Atti della I giornata di studi muratoriani, Vignola, 23 marzo 1991, Firenze, Olschki, pp. 95-145.
Trovato 1999 = Paolo T., I frammento di Chicago ed altre schede su Lodovico Castelvetro e Petrarca, in Vetustatis indagator. Scritti offerti a Filippo di Benedetto, a cura di Vincenzo Fera e Augusto Guida, Messina, Centro interdipartimentale di studi umanistici, pp. 253-76.
1. Devo le informazioni relative alle lettere e ai componimenti poetici ad Enrico Garavelli, che ha in preparazione un’edizione di questo materiale.
Nota paleografica
Nella prima testimonianza autografa e datata della scrittura di L. C. (1538) è possibile cogliere una mano educata alla corsiva italica vergata, probabilmente in relazione al contesto epistolare, con regolarità e adesione ai principi generali propri di quella scrittura ben entro il primo quarto del XVI secolo. Appena inclinata a sinistra, regolare nell’allineamento (sebbene le righe pendano sensibilmente in basso procedendo verso il margine destro) e nella giustificazione, la scrittura è nel suo insieme sobria di ornato, munita com’è di modesti e non sempre ultimati ingrossamenti a goccia al culmine delle aste ascendenti. Le aste prolungate al di sotto del rigo di scrittura ( p e q), terminano, invece, con un pronunciato piedino orizzontale compiuto, il più delle volte, senza sollevare lo strumento scrittorio. Raffinato e largo il legamento a ponte st, tondeggiante il corpo dell’h che tende a chiudere sull’asta della lettera senza però scendere sotto il rigo di scrittura: quando seguita da e e da i l’h sviluppa, a partire dalla fine del corpo, una sottile linea congiuntiva; lo stesso avviene con l’occhiello della p. Da notare l’aspetto assunto dalla z, compiuta in quattro tratti e tre tempi, alta sul rigo di base: il quarto elemento è alquanto verticale (in seguito si disporrà orizzontalmente sul rigo: licenza, 1 r. 9), mentre i primi due, tracciati in un tempo solo, mantengono un tratteggio ortogonale: tale struttura è destinata a perdurare nel tempo. Già significativi, a quest’altezza cronologica, i disegni di e, lettera tra le più caratteristiche nelle scritture del C. Eseguita di norma corsiva con occhiello chiuso e spesso assai piccolo (1 r. 3 che: un tipo esemplificato dall’Arrighi per la “cancelleresca dei brevi”), essa appare regolarmente congiunta in legamento anteriore a r e t ed è invece raro che leghi con lettera successiva. In fine di parola l’occhiello è sostituito da una testa ingrossata al suo termine (ne e dubitare, 1 rr. 8 e 9) che, in circostanze particolari, tende a essere scritta come una linea retta con estrema verticalizzazione (finiente e presente, 1 rr. 13 e 15): in seguito questa tendenza si generalizzerà ed esaspererà. Nella particella copulativa et la t, compiuta in un tempo solo con moto alquanto rapido (1 rr. 9 e, soprattutto, 11), rimane talvolta sollevata dal rigo di scrittura secondo una tendenza che, nel corso del tempo e in convergenza con la particolare esecuzione dell’occhiello di e prima descritta, tenderà a produrre un grafema del tutto autonomo, non sempre distinguibile dalla semplice vocale. Regolare e semplice l’alfabeto maiuscolo, nel quale è dato di cogliere la G in un tempo e in un colpo di penna, non dissimile dalla cifra 6, secondo un modello comune nel primo trentennio del secolo, e la E di esclusiva ascendenza epigrafica. In seguito il modulo della scrittura si rimpicciolirà e assumerà un andamento più usuale e veloce, senza tuttavia compromissione del grado di leggibilità. Come conseguenza dell’aumentata corsività le lettere acquisteranno spesso linee complementari necessarie alla congiunzione (avverrà così per il corpo di b e quello di o) e non sarà raro trovare parole scritte senza che mai si sia sollevata la penna dal foglio. Accanto a d con asta dritta si avrà allora quella con asta ricurva e alla normale s corta si assocerà, in posizione iniziale, quella alta prolungata al di sotto del rigo. La e con occhiello disarticolato, ora eseguita, specie in posizione finale, in un tempo unico e legamento dal basso, diventerà predominante (cfr. tav. 2); si perderà l’elegante legamento st, sostituito da uno più veloce scritto talvolta in un tempo solo a partire dal corpo della s; la G maiuscola riceverà un tratteggio in due tempi e tre tratti, adeguandosi al disegno specifico dell’italica (Gieremia, 4 r. 4); analoga assunzione di un modello italico avverrà per la T, ora munita di testa risolutamente sbilanciata a sinistra e traverso disposto in senso diagonale. Gli esempi più posati non si discosteranno troppo dalle caratteristiche ora elencate, se non, ovviamente, per una riduzione nella quantità e forma dei legamenti. Propria di un periodo più avanzato è la Q in due tempi e tre tratti col secondo e il terzo a sinistra attuati con un unico sinuoso gesto della mano (Qui, 2 r. 11). Sin dalle più antiche prove grafiche risulta usata con regolarità una discreta punteggiatura (virgola e punto fermo per le pause brevi e lunghe, punto interrogativo) e alcuni segni diacritici tra i quali l’apostrofo e l’accento per le sole forme verbali. Nella scrittura di glossa non mutano i connotati ora descritti e anzi vi corrispondono anche nelle successive fasi di evoluzione, sebbene essi siano condizionati dal modulo necessariamente ridotto che ne limita l’attuazione.
Censimento
- Bologna, Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio, B 3467 3
- Bologna, Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio, B 3467 5
- Bologna, Biblioteca Universitaria, 595 K 11
- Cambridge (U.S.A.), Houghton Library, It. 111
- Chicago, The Newberry Library, Case 3A 21
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 7755
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Autografi Palatini, Varchi I, num. 71-74
- Forlì, Biblioteca Comunale «Aurelio Saffi», Raccolte Piancastelli, Sez. Autografi secc. XII-XVIII, 14, Castelvetro Ludovico
- Milano, Biblioteca Ambrosiana, S 108 sup.
- Modena, Archivio Capitolare, O I 38
- Modena, Archivio di Stato, Archivi di famiglie e persone, Cortese, Guidoni, Masdoni, 62 num. 38
- Modena, Archivio di Stato, Archivi di famiglie e persone, Cortese, Guidoni, Masdoni, 66 num. 28
- Modena, Archivio di Stato, Archivio per materie, Letterati 14
- Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, Autografoteca Campori, Castelvetro Lodovico
- Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, Deposito Collegio di San Carlo F 2 1
- Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, It. 284 (alfa S 5 1)
- Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, It. 1776 (alfa Q 10 3 11)
- Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, Molza Viti 9 153
- Modena, Biblioteca dell’Archivio Storico Comunale, Atti di Amministrazione generale 1558 (ex Actis)
- Modena, Biblioteca dell’Archivio Storico Comunale, Lettere di personaggi illustri «lettera C» (ex Atti di Amministrazione generale 1552 [ex Actis])
- Reggio Emilia, Biblioteca Municipale «Antonio Panizzi», Vari B 25
- Reggio Emilia, Biblioteca Municipale «Antonio Panizzi», Vari B 26
- Reggio Emilia, Biblioteca Municipale «Antonio Panizzi», Vari C 20
- Reggio Emilia, Biblioteca Municipale «Antonio Panizzi», Vari E 100
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Pal. (11) C 10 5 8
- Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, alfa & 2 10
- Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, alfa D 7 1
- Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, alfa Z 4 24
- New Haven, Beinecke Library, Rosenthal 14
- Paris, Bibliothèque nationale de France, Rés. P. Yd. 155
- Wien, Österreichische Nationalbibliothek, 342 (olim Hist. prof. 49)
Fonte: Il Cinquecento - Tomo I (2009)
Data ultima modifica: 15 gennaio 2026 | Cita questa scheda