Colonna, Vittoria

Marino [Roma] 1490–Roma 1547

Presentazione

La documentazione autografa disponibile consente di illustrare solo il versante epistolare dell’attività di Vittoria Colonna; di quello propriamente letterario, in particolare poetico, non si danno al momento riscontri, a conferma delle conclusioni cui erano pervenuti Alan Bullock (in Colonna 1982), alla luce della tradizione delle Rime, e in tempi più recenti Tobia R. Toscano (in Colonna 1998).

La pubblicazione del Carteggio (Colonna 1889) da parte di Ermanno Ferrero e Giuseppe Müller, ampliata nella seconda edizione del 1892 dal supplemento di Domenico Tordi (Colonna 1892), resta ancora oggi la più ampia premessa documentaria per la ricostruzione dell’intera corrispondenza della marchesa di Pescara. Informazioni preziose sulle lettere si ricavano inoltre dalla biografia della poetessa scritta da Pietro Ercole Visconti (in Colonna 1840) e premessa all’edizione delle sue Rime; vent’anni dopo Enrico Saltini (Colonna 1860) pubblicava nuovamente le Rime e numerose lettere tra le quali sono comprese le nove indirizzate ad Eleonora Gonzaga della Rovere, tratte dall’Archivio di Stato di Firenze, insieme ad altre contenute in edizioni a stampa del Cinquecento. Antonio Ceruti nel 1867 pubblicava una lettera a Berardino Rota tratta dagli autografi della Biblioteca Ambrosiana (Lettere inedite 1867); nella Biblioteca Capitolare di Verona, Giovanni Battista Carlo Giuliari trovava sedici lettere in copia del XVI secolo inviate dalla Colonna a Giovan Matteo Giberti e una a Baldassar Castiglione (e le dava alle stampe in Colonna 1868); Giuseppe Piccioni trasse dall’Archivio Colonna (già a Roma, in Palazzo Colonna, e ora a Subiaco presso la Biblioteca del Monumento Nazionale di Santa Scolastica) otto lettere di Vittoria al fratello Ascanio, quasi tutte del 1541 (Colonna 1875) alle quali se ne aggiunge un’altra del 25 novembre 1538 conservata nell’Archivio di Stato di Simancas (Gui 1998). Giuseppe Campori dava notizia di altre diciotto lettere autografe presenti nella propria collezione e negli archivi di Stato di Firenze, Mantova, Modena (Campori 1878); Alessandro Luzio trovava poi nell’Archivio di Stato di Modena tre lettere autografe della marchesa a Fabrizio Pellegrino, ambasciatore mantovano a Roma (Luzio 1884); Bartolommeo Fontana (1886) rendeva noti documenti e minute di lettere trovate nell’Archivio Segreto Vaticano; altre informazioni documentarie si ricavano dall’ampia biografia della poetessa scritta da Alfred von Reumont (1892); Pietro Tacchi Venturi (1901a) recuperava sei lettere autografe nell’Archivio di Stato di Napoli e nello stesso anno ne pubblicava altre quattro emerse dall’Archivio di Stato di Roma (Tacchi Venturi 1901b); Pier Desiderio Pasolini nel 1901 indicava due lettere al datario Giberti conservate nell’Archivio Segreto Vaticano (Pasolini 1901).

Indagini sistematiche condotte negli archivi e nelle biblioteche italiane e straniere hanno incrementato di poco quanto già noto. Di alcune corrispondenze abbiamo solo notizie indirette: non resta alcuna lettera della poetessa indirizzata a Ludovico Ariosto o a Francesco Maria Molza, a Jacopo Sadoleto, a Galeazzo di Tarsia o a Benedetto Varchi, con i quali sicuramente ebbe un carteggio. La stessa corrispondenza con Pietro Bembo doveva annoverare un numero di lettere e rime autografe della Colonna superiore a quello pervenuto, come si ricava dalle numerose indicazioni offerte da Bembo e da Carlo Gualteruzzi (Bembo 1993) nei mss. Barb. Lat. 5693, Chig. L. VIII 304 (cfr. Moroni 1984), Ottob. Lat. 1717 (cfr. Dionisotti 2002: 115-40) e nell’Ambrosiano H 245 inf. (cfr. Vecce 1990: 91-92).

Negli anni determinanti per la Riforma preconciliare si configura la corrispondenza della marchesa con Michelangelo Buonarroti, individuata da sole cinque lettere autografe conservate a Firenze nell’Archivio Buonarroti e una a Londra, nella British Library (→ 7-8, 11). Solo per frammenti è stato possibile ricostruire il colloquio svoltosi tra la poetessa e alcuni esponenti della Riforma: il suo nome è costantemente presente nello scambio epistolare tra il cardinale Reginald Pole e Gasparo Contarini1 o in quello tra Alvise Priuli e Ludovico Beccadelli (Oxford, Bodleian Library, It. C 25, cc. 175r-178v, 215r-216v, 225r-226v, 229r-230v). Una serie di ragioni diverse può aver determinato l’assenza di carte per rapporti così importanti: probabilmente nelle intenzioni della marchesa le sue composizioni dovevano avere una circolazione privata, mentre negli anni della maturità dovette prendere forma un atteggiamento autocensorio, in risposta alle consegne del silenzio e della dissimulazione che si andavano imponendo.

Proprio per questo merita un’attenzione particolare, per la rilevante importanza sul piano storico e biografico, il ritrovamento di alcune lettere autografe inedite e di testi postillati pubblicati nel 1989. Trattasi di un fascicolo (Quinternus litterarum quondam illustrissime domine marchionisse Piscarie et aliarum) conservato a Roma nell’Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede (→ 3) composto da 35 cc. tra le quali sono presenti sei lettere autografe della Colonna indirizzate a Reginald Pole inviate da Orvieto, dal monastero di Santa Caterina di Viterbo e dal convento di Sant’Anna a Roma tra il 21 giugno 1541 e il 28 luglio 1546. Il ritrovamento del Quinternus litterarum getta luce anche su una meditazione ispirata alla teologia del Beneficio di Cristo (Essendomi detto quanto importante cosa sia), testo di problematica attribuzione di cui si conserva anche una copia nel ms. 79 (cc. 132r-141r) della Biblioteca Valentiniana di Camerino (Firpo-Marcatto 1984: 797; Pagano-Ranieri 1989: 68-69, 119). Il testo presente nel Quinternus è postillato da due note autografe della Colonna: la prima si legge nel margine sinistro della carta 610r e l’altra nel margine sinistro della carta 613v. Queste annotazioni non risolvono il problema dell’attribuzione del testo ma lo riconducono a una sfera molto prossima alla poetessa.

L’ultimo processo romano contro Pietro Carnesecchi (Firpo-Marcatto 1998-2000: 1029-39) conferma l’attenzione degli inquisitori nei confronti della nobildonna romana; in uno degli interrogatori (quello del 10 novembre 1566) il prelato, chiamato a documentare la familiarità e amicizia della marchesa con Giulia Gonzaga, esibì l’unica lettera autografa della Colonna inviata alla signora di Fondi (8 dicembre del 1541).2

Do conto infine di alcune lettere autografe da considerarsi perse o mancanti, e delle quali sono venuta a conoscenza grazie a segnalazioni o note contenute negli inventari o cataloghi di biblioteche pubbliche e private. La lettera ad Ambrogio Recalcati (Ferrara, 3 dicembre 1525), un tempo all’Archivio di Stato di Napoli, Carte Farnesiane, 739 (Carcereri 1910: 4; Nicolini 1955: 133). La lettera a Bembo originariamente a c. 34r del Barb. Lat. 5694 (Lettere originali di uomini illustri del secolo XVI, scritte la massima parte al cardinale Bembo: Kristeller: ii 455; Ranieri 1977: 131). Una lettera all’abate Crisostomo degli Alessandri (Roma, 15 febbraio 1530) inizialmente nell’Archivio di Montecassino (Colonna 1892: 409-10 num. VI). La lettera a Felice Maria della Rovere (Arpino, 12 aprile 1530) conservata in origine nell’Archivio Orsini a Roma (Colonna 1892: 325 num. clxxxiv; Bullock 1972a: 213). Una lettera al cardinale Agostino Trivulzio (Lucca, 3 ottobre 1538), segnalata a Montpellier, Bibliothèque Universitaire de Médicine, H 272, come si ricava dall’indice del ms., Lettere originali di diversi autori celebri dirette ad Aldo Manuzio, alle cc. i-ii, è mancante (IMBI: iii 72; Kristeller: iii 211). Una copia di questo testo, procurata ai curatori del Carteggio da Henry Stevenson, è nel Vat. Lat. 9069 (sec. XVII), cc. 43-44 (Colonna 1892: 146-47 num. cvii; Bullock 1972a: 211). La lettera a Guidobaldo II della Rovere (Roma, 11 maggio 1539, pubblicata la prima volta da Campori 1878: 38-39 num. x; Colonna 1892: 175 num. cv) già conservata nell’Archivio di Stato di Firenze, Ducato di Urbino I Div. G 266. Di una lettera a Marcello Cervini (Viterbo, 4 dicembre 1542) è nota la copia dell’autografo perduto (Parma, Biblioteca Palatina, Fondo Palatino, Carteggio di Lucca 1 A-C): originariamente compresa nelle Carte Cervini 40, nell’Archivio di Stato di Firenze e lì registrata fino al secondo Settecento (figurava nell’inventario compilato tra il 1766 e il 1788) risulta mancante dall’Ottocento. Girolamo Tiraboschi nel 1779 pubblicò l’originale rinvenuto a Siena fra alcune carte della famiglia Cervini (Tiraboschi 1779: 46); nel ms. Ferrajoli 433 della Biblioteca Apostolica Vaticana (c. 181r) è presente una copia di questa lettera inviata da P. Fruehlen a Pietro Ercole Visconti, che la trascrisse in nota all’ed. delle Rime della Colonna (Colonna 1840: CXXX-CXXXI; Colonna 1860: 415-16 num. XIV; Cantù 1866: 414; Colonna 1892: 256-57 num. CXLIX; Kristeller: II 39; Ranieri 1979a: 264; Bianca 1993: 429-30); un’altra copia, dall’originale della collezione del capitano prussiano Theodor Kuehlen, donato nel 1844 dal cavalier Liverati a Emilio Frullani, è a Firenze, Biblioteca Riccardiana, Autografi Frullani 384 (Bullock 1972a: 206; Ranieri 1979a: 264); un’altra copia della lettera al Cervini è a Fano nella Biblioteca Comunale Federiciana (ms. Polidori 14 III 6). Tre lettere autografe – una alle suore di Santa Caterina di Viterbo (Roma, 5 settembre 1544) e due all’abate di San Salvatore (Roma 1544) – furono copiate dagli autografi conservati nel monastero viterbese dal domenicano perugino Timoteo Bottoni, che le trascrisse alle cc. 252r-254r del ms. 479 (G 68) della Biblioteca Augusta di Perugia (Colonna-Varchi 1898: 5 num. I-III; IMBI: iv 134; Ranieri 1981-1982: 257-58; Simoncelli 1979: 464-65). Attualmente irreperibile anche la lettera al canonico di San Pietro, Giacomo Ercolani (Roma, 8 novembre 1536) descritta nel catalogo delle Lettres autographes composant la collection de M. Alfred Bovet (a cura di Etienne Charavay, Parigi, Charavay frères, to. ii 1886, al num. 2031; De Ricci-Wilson 1938: 688). Claudio De Valle, notaio dell’Inquisizione romana, trascrisse il testo di dodici lettere autografe («Extracta fuit […] copia litterarum ex proprio originali et collazionata concordat»), dieci indirizzate al cardinale Giovanni Morone, una ad Alvise Priuli e un’altra al cardinale Reginald Pole, allegate in copia agli atti processuali del cardinale modenese (Pagano-Ranieri 1989: 53, 137-66; Firpo-Marcatto 1995: 351-70 num. I-XIII). Tre lettere della Colonna indirizzate a Costanza d’Avalos Piccolomini, duchessa di Amalfi, furono divulgate a stampa nel Cinquecento (Colonna 1544) e in assenza dei relativi autografi, o minute, è possibile documentare questa corrispondenza considerando la stampa come il testimone più antico.

Non mancano casi di dubbie o erronee attribuzioni a Vittoria Colonna di lettere autografe: tra queste segnalo la lettera a Serafina Contarini (Santa Caterina di Viterbo, 23 agosto 1542) conservata a Venezia, BCor, Provenienza diversa c 906 9 (Colonna 1860: 418 num. XVI; Colonna 1892: 249-52 num. CXLVII; Bullock 1972a: 207-8; Ranieri 1981-1982: 256-57; Kristeller: VI 280; il testo nell’ed. del Carteggio è trascritto dalla raccolta di Lettere volgari di diversi nobilissimi huomini et eccellentissimi ingegni scritte in diverse materie, Venezia, Aldo Manuzio, 1542, libro I c. 124r). Infine non è corretta l’identificazione di una lettera autografa a Udine (Biblioteca Arcivescovile, Fondo Bartoliniano, vol. III 151, Collezione di lettere autografe: Vittoria Colonna) di cui dà notizia Kristeller (II 204).



Bibliografia
Bembo 1993 = Pietro B., Lettere, ed. critica a cura di Ernesto Travi, Bologna, Commissione per i testi di lingua, vol. iv.
Bianca 1993 = Concetta B., Marcello Cervini e Vittoria Colonna, in «Lettere italiane», xlv, 3 pp. 427-39.
Bullock 1972a = Alan B., Four Unpublished Writings by Vittoria Colonna in American and European Libraries together with New Data for a Critical Edition of Her Correspondence, in «Italica», xlix, 2 pp. 202-17.
Campori 1878 = Giuseppe C., Vittoria Colonna, in «Atti e Memorie delle RR. Deputazioni di Storia Patria per le provincie dell’Emilia», n.s., iii, 2 pp. 31-45.
Cantú 1866 = Cesare C., Gli eretici d’Italia. Discorsi storici, Torino, Unione tipografico-editrice, vol. ii.
Carcereri 1910 = Luigi C., Cenni sull’eresia protestante e documenti su fra Girolamo da Firenzuola penitenziato a Verona 1542-1550, in «Atti dell’Accademia d’agricoltura, scienze, lettere, arti e commercio di Verona», s. iv, xi, pp. 1-13.
Colonna 1544 = Litere della divina Vetoria Colona marchesana di Pescara alla duchessa de Amalfi sopra la vita contemplativa di santa Caterina et sopra de la activa di santa Madalena, non piú viste in luce, Venezia, Alessandro de Viano.
Colonna 1840 = Le rime di Vittoria Colonna corrette su i testi a penna e pubblicate con la vita della medesima, a cura di Pietro Ercole Visconti, Roma, Tip. Salviucci.
Colonna 1860 = Rime e lettere di Vittoria Colonna Marchesana di Pescara, a cura di Enrico Saltini, Firenze, Barbèra.
Colonna 1868 = Lettere di Vittoria Colonna tratte da un codice della Capitolare di Verona, a cura di Giovanni Battista Carlo Giuliari, Verona, Tip. Vicentini e Franceschini.
Colonna 1875 = Lettere inedite di Vittoria Colonna marchesana di Pescara ed altri documenti storici relativi ai Colonnessi, a cura di Giuseppe Piccioni, Roma, Tip. Barbèra.
Colonna 1889 = Vittoria Colonna marchesa di Pescara. Carteggio, raccolto e pubblicato da Ermanno Ferrero e Giuseppe Müller, Torino, Loescher.
Colonna 1892 = Vittoria Colonna marchesa di Pescara. Carteggio, raccolto e pubblicato da Ermanno Ferrero e Giuseppe Müller, 2a ed. con Supplemento raccolto ed annotato da Domenico Tordi, Torino, Loescher.
Colonna 1982 = Vittoria C., Rime a cura di Alan Bullock, Roma-Bari, Laterza.
Colonna 1998 = Vittoria Colonna. Sonetti in morte di Francesco Ferrante d’Avalos marchese di Pescara. Ed. del ms. XIII G 43 della Biblioteca Nazionale di Napoli, a cura di Tobia R. Toscano, Milano, L’Airone di Giorgio Mondadori.
Colonna-Varchi 1898 = Lettere inedite di Vittoria Colonna e Benedetto Varchi pubblicate con note di Abd-el-Kader Salza, Firenze, Tip. Minori Corrigendi.
Dionisotti 2002 = Carlo D., Appunti sul Bembo e su Vittoria Colonna [1981], in Id., Scritti sul Bembo, a cura di Claudio Vela, Torino, Einaudi, pp. 115-40.
Firpo-Marcatto 1984 = Massimo F.-Dario M., Il processo inquisitoriale del cardinal Giovanni Morone, ed. critica, vol. ii. Il processo d’accusa. Parte seconda, Roma, Ist. Storico Italiano per l’età contemporanea.
Firpo-Marcatto 1995 = Iid., Il processo inquisitoriale del cardinal Giovanni Morone, ed. critica, vol. vi. Appendice ii. Summarium processus originalis. Documenti, Roma, Ist. Storico Italiano per l’età contemporanea.
Firpo-Marcatto 1998-2000 = Iid., I processi inquisitoriali di Pietro Carnesecchi (1557-1567), ed. critica, vol. ii. to. iii. Il processo sotto Pio V (gennaio 1566-agosto 1567), Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano.
Fontana 1886 = Bartolommeo F., Documenti vaticani di Vittoria Colonna marchesa di Pescara per la difesa dei Cappuccini, in «Archivio della Società Romana di Storia Patria», ix, pp. 343-71.
Gui 1998 = Francesco G., L’attesa del Concilio. Vittoria Colonna e Reginald Pole nel movimento degli “spirituali”, Roma, Eue.
Lettere inedite 1867 = Lettere inedite di dotti italiani del sec. XVI tratte dagli autografi della biblioteca Ambrosiana da Antonio Ceruti, Milano, Tip. arcivescovile Boniardi-Poliani di Ermenegildo Besozzi.
Luzio 1884 = Alessandro L., Vittoria Colonna, in «Rivista storica mantovana», i, pp. 1-54.
Manzoni 1870 = Giacomo M., Estratto del processo di Pietro Carnesecchi, in «Miscellanea di storia italiana», x, pp. 187-573.
Moroni 1984 = Ornella M., Carlo Gualteruzzi (1500-1577) e i corrispondenti, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana.
Nicolini 1955 = Benedetto N., Una lettera inedita di Vittoria Colonna, in «Ricerche di storia religiosa», i, pp. 133-35.
Pagano-Ranieri 1989 = Sergio Maria P.-Concetta R., Nuovi documenti su Vittoria Colonna e Reginald Pole, Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano.
Paladino 1909 = Giuseppe P., Giulia Gonzaga e il movimento valdesiano, Napoli, Tip. Sangiovanni e figlio (poi in Id., Opuscoli e lettere di riformatori italiani del Cinquecento, Bari, Laterza, 1913, vol. i pp. 93-96).
Pasolini 1901 = Pier Desiderio P., Lettere inedite di Vittoria Colonna marchesana di Pescara. Per le nozze di Lucrezia Rasponi con don Filippo Corsini, Roma, Tip. Poliglotta.
Ranieri 1977 = Concetta R., Censimento dei codici e delle stampe dell’Epistolario di Vittoria Colonna, in «Atti e memorie dell’Arcadia», s. iii, vii, 1 pp. 123-63.
Ranieri 1979a = Ead., Censimento dei codici e delle stampe dell’Epistolario di Vittoria Colonna, in «Atti e memorie dell’Arcadia», s. iii, vii, 3 pp. 259-69.
Ranieri 1981-1982 = Ead., Censimento dei codici e delle stampe dell’Epistolario di Vittoria Colonna, in «Atti e memorie dell’Arcadia», s. iii, viii, 1 pp. 251-64.
Simoncelli 1979 = Paolo S., Evangelismo italiano del Cinquecento. Questione religiosa e nicodemismo politico, Roma, Ist. Storico italiano per l’età contemporanea.
Tacchi Venturi 1901a = Pietro T.V. S.J., Vittoria Colonna fautrice della riforma cattolica secondo alcune sue lettere inedite, in «Studi e documenti di storia e diritto», xxii, pp. 28-32.
Tacchi Venturi 1901b = Id., Nuove lettere inedite di Vittoria Colonna, in «Studi e documenti di storia e diritto», xxii, pp. 8-10.
Tiraboschi 1779 = Girolamo T., Storia della letteratura italiana, to. vii. Dall’anno md all’anno mdc, Modena, Società Tipografica.
Vecce 1990 = Carlo V., Paolo Giovio e Vittoria Colonna, in «Periodico della Società Storica Comense», liv, pp. 65-93.

1. Epistolarum Reginaldi Poli S.R.E. cardinalis et aliorum ad ipsum collectio, edidit A.M. Querini, Brescia, Giovanni Maria Rizzardi, vol. iii 1748, pp. 53-54 e 58-59.
2. Colonna 1892: 238-40 num. cxlii (i curatori del Carteggio pubblicano una copia del XVI sec. contenuta in Manzoni 1870: 496); Paladino 1909: 76 e sgg.; Firpo-Marcatto 1998-2000: 1035.

Nota paleografica

Donna e perciò stesso tendenzialmente esclusa dagli àmbiti sino al suo esempio prevalentemente maschili della cultura letteraria,1 ma nobile per nascita e raffinata per educazione: il ruolo di primo piano giocato dalla marchesa di Pescara nel panorama culturale del tempo è tanto meglio riflesso nella sua produzione poetica e, soprattutto, epistolare, quanto peggio si manifesta in ciò che sopravvive della sua attività scrittoria autografa. Se, infatti, «quello che colpisce […] dell’epistolario della C. […] è innanzitutto il rango dei destinatari che annovera tutti i protagonisti del mondo politico-religioso dell’epoca»,2 e proprio l’epistolario è – come posto in evidenza da Concetta Ranieri – il solo versante autografo superstite della sua operosità di scrittrice, allora occorrerà riflettere sulla ostinata perseveranza di una scrivente che, con indifferenza al rango del destinatario e in spregio delle rispettose (quando non codine e interessate) manifestazioni grafiche di ossequio dei letterati suoi contemporanei (uomini, ma di norma dalle modeste origini), in poco o nulla cede alla calligraficità, alla regolazione, alla resa manierata, o anche solo immola al principio di chiarezza porzioni della propria scrittura, restando invece con tenacia coerente nel tempo e fedele ai caratteri che le furono propri. V.C. è stata educata (o si educò?) al modello grafico dell’italica, ma, o che la cura prestata nell’apprendere sia stata poca, o che l’interesse per la tecnica da parte della marchesa fosse assai ridotto, l’esito di quello sforzo fu una scrittura caotica, dal tratto incerto e insicuro, anche se, ciò nonostante, rapida e legatissima. Incurante dell’allineamento, incostante nel modulo, impropria nel disegno, imprecisa nel tratteggio delle lettere, il fattore che domina quella scrittura è la velocità: la volontà di legare finisce allora per prevalere nettamente sul rispetto del modello, giungendo a esiti che spesso ne compromettono il principio stesso di leggibilità (abbondantemente complicato, peraltro, dal cospicuo ricorso a parole compendiate). È quanto accade, per fare un es., con la o che in duplice legamento (anteriore e posteriore) spesso si riduce a un grumo di inchiostro o a un tratto rettificato di penna; o con la s che, quando coinvolta anch’essa da un duplice legamento, assume una tipica forma simile a un 8; o, ancora, con il digramma ch nel quale, al non raro per l’epoca legamento dal basso della c (ovviamente in un solo tratto) e dell’h, si somma l’ulteriore legamento di quest’ultima lettera con la successiva innestata con un movimento (e dunque un tratto) destrogiro della penna. Nell’apparente rifiuto di una norma, ovvero nell’incapacità di rispettarne i dettami, sembra non esservi lettera che ella non possa scrivere con un unico movimento della mano e, insieme, che non vi siano limiti alla possibilità di coinvolgere, nel costituirsi della catena grafica, più segni alfabetici. Abbondano, così, i legamenti multipli (di quattro e anche cinque lettere), spesseggiano le soluzioni originali e occasionali, trionfa l’apax. Tra i disegni più costanti si possono annoverare quelli della g (in un tempo unico a partire dall’occhiello superiore, tracciato sinistrogiro, per proseguire con quello inferiore di esecuzione inversa), della r (nel duplice, tradizionale modello: umanistico ridotto, come spesso accadeva, a due soli tratti, o “mercantile”), della s (prevalentemente “moderna”: rara la forma dritta), del compendio per ch(e) con l’h ridotta a un puro tratto verticale. Eppure la C. doveva avere ben presente il valore e il significato della “bella” scrittura. Lo apprendeva certo dalle lettere dei suoi corrispondenti (primo fra tutti Michelangelo, orgoglioso propugnatore di un’italica conquistata e strenuamente difesa nella sua purezza), lo ribadiva commissionando (se di questo si è trattato) nel 1517 la realizzazione di un’Etica ad Nicomachum nella versione di Giovanni Argiropulo3 a quel Ludovicus Vicentinus scrittore pontificio e maestro di calligrafia responsabile primo, al tempo, della “didattica” dell’italica. Ma la Marchesa rimase sorda a quell’insegnamento, e sempre coerente con un modo di scrivere personale che bene sembra corrispondere ai connotati più intuitivi che sistematici della sua cultura.4 Non meno originale dei grafemi è il (ridotto) apparato interpuntivo, limitato alla virgola semplice o doppia e ai due punti, isolati o seguiti dalla virgola, senza che si possa stabilire una netta gerarchia di funzioni.

1. C. Dionisotti, Geografia e storia della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 1967, pp. 237-38.
2. G. Patrizi, Colonna, Vittoria, in DBI, vol. xxvii 1982, pp. 448-57, a p. 455.
3. Ms. conservato oggi presso la Bibliotheek der Universiteit di Amsterdam con segnatura XV D VI (olim II A 19).
4. Patrizi, Colonna, Vittoria, cit., p. 454.

Censimento

  1. Boston (Mass.), Isabella Stewart Gardner Museum, 2 b 3 2
  2. Chantilly, Musée Condé, 439 (988; 99 B 16)
  3. Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, Concilio Tridentino 37
  4. Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, Lettere di Principi 1
  5. Città del Vaticano, Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede, E 2 e 9
  6. Città del Vaticano, Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede, R 5 c
  7. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, IX 4 ( J-M), Marchesa di Pescara
  8. Firenze, Archivio Buonarroti, Casa Buonarroti, XII 20
  9. Firenze, Archivio di Stato, Ducato di Urbino, I Div. G 266
  10. Forlì, Biblioteca Comunale «Aurelio Saffi», Raccolte Piancastelli, Sez. Autografi secc. XII-XVIII, 615 Colonna, Vittoria
  11. London, The British Library, Add. 23139
  12. Madrid, Biblioteca de la Real Academia de la Historia, Colleción Salazar, A 42
  13. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, E LIX 2 a.s., 326
  14. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, E LIX 2 a.s., 1880
  15. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, E LXI 2 1904
  16. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, E LXI 2 1906
  17. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, E LXI 2 1910
  18. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, E XXV 3 a.s., 885
  19. Milano, Biblioteca Ambrosiana, E 32 inf.
  20. Milano, Biblioteca Ambrosiana, H 245 inf.
  21. Modena, Archivio di Stato, Cancelleria ducale, Carteggio principi esteri 1248/4
  22. Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, Autografoteca Campori, Colonna Vittoria
  23. Montecassino, Archivio dell'Abbazia di Montecassino, Archivio dell’Abbazia di Montecassino, LXVII III XVIII
  24. Napoli, Archivio di Stato, Carte Farnesiane 252 I 2
  25. New York, Pierpont Morgan Library, Misc. Italian Nobility, Colonna, MA 2641
  26. Paris, Bibliothèque nationale de France, Collection Rothschild, I 7 13 [XC]
  27. Parma, Biblioteca Palatina, Carteggio Lucca I (A-C)
  28. Roma, Archivio di Stato, Archivio di S. Spirito, Priorato di Bassano 952
  29. Roma, Archivum Societatis Iesu, 38, Epistolae principum ab anno 1538 ad 1565
  30. Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, Archivio Linceo 77 III 11
  31. Simancas, Archivo General, Estado 1374
  32. Subiaco, Biblioteca del Monumento Nazionale di Santa Scolastica, Archivio Colonna, II CA 1 Lettere
  33. Udine, Archivio Grattoni d'Arcano, Lettere IX 1
  34. Washington, Library of Congress, John Boyd Thecher Collection of Autographs 1348
  1. Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, Misc. Arm., II 79
  2. Città del Vaticano, Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede, Sant’Uffizio, Stanza Storica E 2 e 9

Fonte: Il Cinquecento - Tomo II (2013)

Data ultima modifica: 8 gennaio 2026 | Cita questa scheda