Equicola, Mario

Alvito [Frosinone] 1470–Mantova 1525

Presentazione

Letterato poliedrico e mediatore culturale tra i più rappresentativi del primo Cinquecento, Mario Equicola, il cui vero cognome era Caccialupi (Kolsky 1991:20-22, 273-79), fu dapprima al servizio di Sigismondo Cantelmo e della moglie di lui, Margherita Maloselli, dal 1499 al 1508, e poi di Isabella d’Este, inizialmente come precettore e uomo di fiducia, dal 1508 al 1519, quindi come segretario, fino al 1523, quando – col medesimo ruolo – passò alle dipendenze del marchese Federico Gonzaga, nella cui orbita era entrato dal 1521.* Gli studi degli ultimi anni hanno permesso di conoscerlo meglio, a partire dall’importante monografia di Kolsky (1991), che si fonda su una ricca documentazione archivistica (offrendo anche un primo regesto delle sue lettere, autografe e non), e da alcune edizioni e indagini che propongono nuovi dati filologici e critici (Drusi 1995; Zorzi 1997; Petteruti Pellegrino 1998, 2000, 2006a, 2006b,2006c, 2010; Ricci in Equicola 1999, Lucchesini e Totaro in Equicola 2004; Kolsky 1999; Villa 2006; Ballarin 2007; Ricci 2007); molto resta tuttavia ancora da fare per ricostruire la tradizione materiale dei suoi testi e per rintracciare i manoscritti e le stampe che passarono sul suo scrittoio.

Gli autografi di Equicola giunti fino a noi sono relativamente pochi, considerato che scrisse almeno una quindicina di opere in latino e in volgare. In stesura autografa si conserva tuttavia una prima redazione del suo testo più importante, il Libro de natura de amore (Torino, Biblioteca Nazionale Universitaria, N III 10, → 72; ed. critica in Equicola 1999), un ampio trattato in sei libri pubblicato dopo un lungo processo di revisione e ampliamento (Venezia, Lorenzo Lorio da Portes, 1525; ed. del libro I in Equicola 1983; ed.del libro IV in Equicola 1989). Il riconoscimento dell’autografia del codice e il conseguente smascheramento della finzione secondo la quale, stando alla dedicatoria (importante per la teoria della lingua «cortesiana romana»), esso testimonierebbe una traduzione dell’opera dal latino al volgare compiuta da Francesco Prudenzio, nipote di Equicola, si devono alla Castagno (1965), la quale ha dimostrato che sia il testo base sia le correzioni sono di mano dell’autore. Il manoscritto torinese si presenta come una copia di lavoro ricca di correzioni e integrazioni. Il testo base è stato datato agli anni 1505-1508 dalla Rocchi (1976: 569-70) e dalla Ricci (in Equicola 1999: 26-27) e agli anni 1506-1509 da Cimarosti (1991: 80-95), che assegna al 1506-1508 i libri I-IV e al 1509 i libri V-VI e la dedicatoria. Le revisioni del testo base, secondo la Rocchi (1976: 569), furono due, l’una svoltasi dal gennaio al 24 ottobre del 1509 e l’altra compresa entro la fine del 1511. L’esistenza di due fasi correttorie è del resto dimostrata, oltre che da alcuni dati interni all’opera, dalla revisione grafico-linguistica che interessò sia il testo base sia le aggiunte marginali e interlineari. Una terza fase correttoria è poi ipotizzabile per l’espunzione di alcune aggiunte rispettose del nuovo usus scribendi. Di una seconda redazione manoscritta dell’opera resta invece traccia soltanto nella lettera del 12 settembre 1521 con la quale Gian Giorgio Trissino comunica a Equicola di aver letto il suo libro e di restituirglielo con numerose proposte di modifica (Morsolin 1894: 411, doc. XLVII; Rocchi 1976:571-72; Ricci in Equicola 1999: 28-29).

Un’altra prima redazione autografa è quella della Pro Gallis apologia, poi a stampa con un aggiornamento dei riferimenti storico-politici e la trasformazione da orazione in epistola diretta a Giano Lascaris (s.n.t. [Ferrara, Lorenzo Rossi o Giovanni Mazzocchi da Bondeno, 1509]). Conservata nel ms. BPL 183 della Bibliotheek der Rijksuniversiteit di Leida con il titolo di Gallorum apologia (→ 6), fu scritta verosimilmente in Francia nel 1504, secondo quanto argomentato da Vecce (1990: 41-43), che ha riconosciuto l’autografia del codice e ha pubblicato entrambe le redazioni del testo.

Di mano equicoliana è anche la dedicatoria a Isabella d’Este del volgarizzamento di Demetrio Mosco delle Imagines di Filostrato e dell’omonima opera di Filostrato il Giovane (1510 ca.) conservata nel ms. Add. 2007 della University Library di Cambridge (→ 1 e cfr. Foligno 1907: 70-71; Koortbojian-Webb 1993). L’ipotesi che il ms. It. 1091 della Bibliothèque Nationale di Parigi testimoniasse un volgarizzamento equicoliano, secondo alcuni autografo, di una traduzione latina delle Imagines procurata da Mosco (cfr. ad es. Schizzerotto 1977: 6 n. 2; Fehl 1985: 130-31; Cherchi 1993: 35) è stata invece corretta da Zorzi (1997: 526-48), il quale ha negato l’autografia del codice parigino, da lui considerato una copia poco attendibile di una perduta revisione equicoliana del volgarizzamento di Mosco.

Si conservano poi in stesura autografa 1026 lettere di Equicola, la maggior parte delle quali custodita presso gli Archivi di Stato di Mantova e di Modena (finora studiate soprattutto in Della Casa 1994, che propone l’ed. di 384 lettere degli anni 1501-1520 e di 51 lettere degli anni 1521-1522).1 All’interno del corpus è possibile isolare alcuni nuclei, di varia consistenza, in relazione non soltanto ai destinatari, tra i quali emergono dapprima Margherita Cantelmo e Ippolito d’Este e in seguito Isabella d’Este, Alfonso d’Este e Federico Gonzaga, insieme a Giovanni Giacomo Calandra e a Baldassar Castiglione, ma anche a missioni diplomatiche e interventi militari. Per quantità spiccano le lettere degli anni 1521-1525, legate più o meno direttamente alle guerre d’Italia, e quelle dei soggiorni in Francia degli anni 1501- 1502, 1504 e 1505-1506. Ma numerose sono anche le lettere che informano sulla vita quotidiana delle corti di Mantova e Ferrara.

Non autografa, al contrario di quanto talvolta indicato (Fava 1925: 98; Kristeller:i 374; Pillinini 1978: 145 n. 2; Godi in Bandello 1983: 109), è la Genealogia de li signori da Este trascritta da un unico copista nel ms. It. 162 (alfa F 311) della Biblioteca Estense Universitaria di Modena, in cui la narrazione riguarda anche eventi successivi alla morte dell’autore (come già segnalato in Santoro 1906: 152, e Kolsky 1991: 318). Né testimoniano la mano di Equicola gli altri codici che tramandano la Genealogia estense o gli Annali della città di Ferrara a lui erroneamente attribuiti (per un primo regesto cfr. Kolsky 1991: 318-19). Autografa è invece la sommaria genealogia della famiglia Cantelmo delineata in una lettera a Francesco Cantelmo s.d. e s.l., ma scritta nel 1525 (Mantova, ASMn, Archivio Gonzaga, 283 bis, fasc. con genealogie, cc.n.n.: → 8).

Smarriti o perduti sono infine gli autografi delle restanti opere equicoliane, così come il manoscritto, autografo o meno che fosse, su cui venne condotta la stampa postuma delle Institutioni al comporre in ogni sorte di rima della lingua volgare (Milano, [Francesco Calvo], 1541), un incompiuto trattatello di metrica chiuso da alcune postille, siglate «BAN.», da attribuire a Bandello (Dionisotti 2009: 144 n. 8; Doglio 1993: 69 n. 73).

Si sa ancora poco della biblioteca personale di Equicola. Con ogni probabilità i volumi da lui posseduti passarono alla sua morte ai Gonzaga (Schizzerotto 1977: 20-21 n.24), e seguirono le sorti della loro libreria, in gran parte dispersa (ne restano nuclei alle biblioteche Marciana di Venezia, Nazionale Universitaria di Torino e Bodleiana di Oxford). Qualche ipotesi di identificazione è possibile soltanto per i manoscritti di antiche rime provenzali o italiane che egli conobbe, e in alcuni casi per le edizioni da lui lette, ma non per gli esemplari posseduti o utilizzati, con l’eccezione – individuata da Vecce (1998:19 n. 2) – di un incunabolo di Plauto (Milano, Ulrich Scinzenzeler, 1490: → P1) conservato alla Biblioteca Nazionale di Napoli (S Q X G 25), che l’umanista fittamente postillò (prima di donarlo all’amico Antonio Seripando, forse tra il 1512 e il 1516, a Roma o a Napoli). In esso la maggior parte degli interventi consiste in emendamenti testuali e in chiose linguistiche relative a termini rari (spesso seguite dai rinvii a «N. M.» [= Nonius Marcellus] e a «F. P.» [=Festus Pompeius]), e meno di frequente in loci paralleli e in note di altro tipo. Alcune postille alla Mostellaria scritte con inchiostro più chiaro sono autografe di Aulo Giano Parrasio.2 Un secondo incunabolo forse appartenuto a Equicola, ma postillato da un umanista ancora da individuare, è un’edizione delle Elegantiae di Valla ([Venezia], Jacobus Rubeus, 1476: ISTCiv00055000) custodita alla British Library (IB 20095). Qui, a c. A1r, si legge infatti la seguente nota, scritta da una mano più tarda rispetto a quella che annota il testo: «Al molto mag.co et ill.re s.or Mario Equicola mio s.or osser.mo. Padova».

L’11 agosto 1525, poco dopo la morte di Equicola, avvenuta il 26 luglio, Giovanni Giacomo Calandra scrive a Isabella d’Este che tra i «libri di messer Mario» ha trovato «quelle cose greche che ’l fece tradurre a messer Demetrio, che sono li Moralidi Plutarco et certe cose di Philostrato», e anche «certi opuscoli» dedicati alla marchesa, oltre a « un libro picolo di mano di frate Mariano che messer Mario donò alla Ex. Vostra, come appare in el principio di esso libro », e a un «Tirante in lingua catelana che credo che sia de Quella» (Mantova, ASMn, Archivio Gonzaga, 2506, c. 196r; cfr. Schizzerotto 1977:5). Dei libri qui menzionati soltanto due figurano nell’Inventario librario di Isabella d’Este (Luzio-Renier 2005: 273-77): il volgarizzamento di Mosco delle Imagines filostratee, registrato al num. 50 e identificabile conil già menzionato ms. Add. 2007 della University Library di Cambridge (Zorzi1997: 537-39); e il romanzo Tirant lo Blanc di Joanot Martorell, censito al num. 5, e poi di nuovo al num. 26, ma in questo caso con ogni probabilità nel volgarizzamento di Lelio Manfredi (Venezia, Pietro Nicolini da Sabbio e Federico Torresano, 1538). Uno dei volumi rinvenuti da Calandra compare poi nell’Inventario di Federico Gonzaga (Luzio-Renier 2005: 277-81), ammesso che il « libro picolo di mano di frate Mariano» sia identificabile con i «Versi di Mariano Fiorentino al Marchese Francesco Gonzaga» registrati al num. 38, secondo quanto proposto da Schizzerotto (1977: 6 n. 3), per il quale l’opera in questione sarebbe del buffone Mariano Fetti, e non dell’agostiniano Mariano da Genazzano, come ritenuto da Luzio e Renier (2005: 41).

Appena qualche notizia in più si ha sul fronte dei manoscritti di rime provenzali. Infatti è abbastanza certo che Equicola abbia conosciuto il canzoniere N (New York, MorL, 819; cfr. Frasso 1974: 199-201; Schizzerotto 1977: 5-20; Meneghetti1985: 94-100). Dalla sezione provenzale del Libro de natura de amore a stampa (cc. 193v-198v), nella quale mise a frutto anche codici ancora non identificati (Borghi Cedrini 2002: 549), si ricava inoltre che con ogni probabilità utilizzò N2 (Berlin, Sb, Phillipps 1910), allestito da Giulio Camillo (Bologna 1989; Bologna 1993: 19-20; Meneghetti 2000: 25-26; Zaja 2009: 95-99),oppure il suo perduto modello (Schizzerotto 1977: 18-19). Di sicuro egli entrò in contatto con Camillo non prima del 14 gennaio 1525, giorno in cui Giovan Battista Malatesta glielo presentò per lettera (Zaja 2010: 90-93). Si sa poi che Equicola prestò alcuni manoscritti provenzali a Trissino, i quali furono successivamente dati in lettura, tutti o in parte, ad Angelo Colocci da Federico Gonzaga (Debenedetti1995: 157-258 e doc. iii-vi, 301-304; Schizzerotto 1977). E soprattutto si può dimostrare che Colocci (per il quale rimando alla scheda a lui dedicata in questo stesso volume) studiò almeno tre codici appartenuti a Equicola: lo stesso N, stando a quanto attestano le postille colocciane in M (Paris, BnF,Fr. 12474) relative a un «Liber Equicoli» o «Liber Marii» o semplicemente «Equicola» (Schizzerotto 1977: 16); il manoscritto al quale rinvia in M la postilla colocciana «in libro parvo Equicoli», non identificabile con N per la piccola mole e nemmeno con N2 (Schizzerotto 1977: 18); il «Libro di Equicola» di cui resta in parte la tavola, di mano colocciana, nel ms. Vat. Lat. 4817(Debenedetti 1995: 252-54; Schizzerotto 1997: 13). Un altro codice ancora non rintracciato è quello dal quale Equicola trasse la tenzone di Sordello con Guilhem de Tolosa edita nella Chronica di Mantua ([Mantova], s.t., [1521], cc. E5v-E7r: cfr. Debenedetti 1995: 126, 350; Sordello 1954: 76-83, ed. della tenso con testimonianza equicoliana in apparato). Ad oggi non è stato comunque individuato nessun manoscritto provenzale che rechi tracce della grafia di Equicola. L’ipotesi di Camus (1889: 372-73) che le note marginali dei codici K (Paris, BnF, Fr. 12473) e D (Modena, BEU, α R 4 4) spettassero a lui è stata respinta a favore di quella che le assegna a Bembo (cfr. da ultimo Danzi 2009: 55).

Equicola conobbe poi almeno due codici di antiche rime volgari: il ms. Escorialense lat.e III 23 (E) o un suo antecedente; e l’originale della Raccolta Aragonese (Ar), oggi smarrito, di cui possiamo ricostruire la fisionomia essenzialmente attraverso il ms. Pal. 204 della Nazionale di Firenze (Pal1), il ms. Plut. 90 inf. 37 della Medicea Laurenziana (L3) e il ms. It. 554 della Nazionale di Parigi (Par1). Di E o di una sua fonte si valse nel Libro manoscritto (cc. 20r-22v) e, in misura ridotta e tuttavia con qualche aggiunta, nel Libro a stampa (cc. 3r-4v) per l’illustrazione della poesia guittoniana e pre-guittoniana (De Robertis 1978:68-76). Invece di Ar si servì per l’illustrazione dell’antica poesia italiana, dapprima in alcune postille di revisione del Libro manoscritto (cc. 21ve 23r) e poi nel Libro a stampa (cc. 199v-202v) e soprattutto nelle Institutioni al comporre in ogni sorte di rima, dove ben 44 citazioni dipendono dal prestigioso codice (De Robertis 1978: 76-87).



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Zorzi 1997 = Niccolò Z., Demetrio Mosco e Mario Equicola: un volgarizzamento delle ‘Imagines’ di Filostrato per Isabella d’Este, in «Giornale storico della letteratura italiana», cxiv, 174 pp. 522-72.

* Per la schedatura delle lettere autografe ho potuto giovarmi della cortese generosità sia di Angelo Stella e Roberto Vetrugno, che mi hanno fornito le riproduzioni in loro possesso, sia di Alessandro Della Casa, che mi ha concesso i materiali da lui raccolti e trascritti per l’edizione dell’epistolario di Equicola, in parte confluiti nella sua tesi di laurea (1994) e in parte ancora inediti. Esprimo a tutti e tre il mio piú vivo ringraziamento. Sono inoltre grato a Gino Belloni per avermi permesso di consultare la tesi di laurea di Fabio Cimarosti (1991).
1. A fronte della ricchezza dei materiali epistolografici concepiti e scritti da E.,non includo nel regesto le lettere redatte per conto di altri. Segnalo tuttavia che ne ho individuato un buon numero nelle seguenti buste nell’Archivio Gonzaga (Mantova, ASMn): 283 e 283bis (lettere di Sigismondo e Margherita Cantelmo); 2193 (minute della cancelleria marchionale degli anni 1520-1523); 2929, libri 277, 280 e 281 (copialettere di Federico Gonzaga degli anni 1523-1525); 2963, libri 13-14 (copialettere di Isabella d’Este degli anni 1521-1522); 2997, libri 36-37 (copialettere particolari d’Isabella d’Este degli anni 1518-1522); 2998, libro 38 (copialettere particolari di Isabella d’Este degli anni 1520-1522). Alla mano di E. spettano poi, tra le lettere che ho potuto vedere, le seguenti: una lettera di Margherita Cantelmo a Isabella d’Este del 15 novembre 1507 (ivi,1813, c. 28); 5 lettere di Isabella Lavagnola a Federico Gonzaga del 19-26 marzo 1514 (ivi, 1449, cc. n.n.); due lettere di Isabella d’Este a Baldassarre Castiglione del 3 e del 28 maggio 1521 (Città del Vaticano, BAV, Vat. Lat. 8211, cc. 433 e 435; cfr. Kolsky 1991: 317 n. 1); una lettera di Isabella d’Este al figlio Federico del 28 agosto 1521 (Mantova, ASMn, Archivio Gonzaga 2500, c. n.n.); le lettere scritte da Isabella d’Este a Giovan Battista Malatesta tra il 5 maggio e il 17 luglio 1522 (ivi, 2126A; cfr. Kolsky 1991: 217 n. 142); una lettera di Federico Gonzaga al «Syndico» di Mantova del 5 ottobre 15‹…› [post 1521] (Mantova, BCo, 1367/1). Ho rinvenuto inoltre 5 biglietti di decifrazione scritti da E. nella busta 1895 dell’Archivio Gonzaga: il primo nel fasc. 25, c. 476r, all’interno di una lettera di Iacopo Perillo a Isabella d’Este (Napoli, 6 novembre [1519]), cc. 475r-476r e 477v; gli altri quattro nel fasc. 32, cc. 556r, 558r, 559 e 560r (trovati « fra le lettere del 1519 alla marchesa Isabella », stando alla nota d’archivio a c. 555r).
2. Sempre alla Biblioteca Nazionale di Napoli – come segnalato da Ballarin 2007: 112 – si conserva un volume con quattro opuscoli di Equicola (S Q XXIV H 31) da lui stesso donato a Filippo Beroaldo il Giovane, stando all’iscrizione coeva che si legge su un ritaglio dell’antica legatura incollato nel piatto posteriore (e che pertanto, a rigore, potrebbe riferirsi soltanto a uno dei quattro opuscoli): «Philippo Beroaldo Iuniori Marii Aequicoli donum». La miscellanea contiene, rilegate insieme, le seguenti stampe: De opportunitate (Napoli, Giovanni Antonio de Caneto, 1507); De mulieribus ad d. Margaritam Cantelmam (s.n.t. [Ferrara, Lorenzo Rossi, post8 maggio 1501]); De religione libellus, contenente anche l’Oratiodicta Papiae miid (s.n.t. [Ferrara, Lorenzo Rossi, post 1498: ISTCie00099600]); De passione Domini oratio dicta Mediolani iiii Kal. Aprilis mid (s.n.t. [Ferrara, Lorenzo Rossi, post 29 marzo 1499: ISTCie00099500]).

Nota paleografica

La scrittura di M.E. è testimonianza di rilievo nella fase di passaggio dalla minuscola corsiva di modellizzazione umanistica alle prime fasi dell’italica. Educato negli ultimi decenni del Quattrocento, egli mostra, nelle prove più posate e librarie (come, per es., l’autografo della Pro Gallis apologia, per il quale → 6, tav. 2; ma anche nella coeva lettera a Isabella d’Este in data 18 settembre 1507, tav. 3) di possedere una sicura e veloce corsiva, inclinata a destra, regolare nell’allineamento e ottima nella tenuta della giustificazione. Il connotato corsivo, espresso anche da legamenti tra multiple lettere, non intacca la tenuta del disegno, che rimane chiaro e facilmente precisabile: anche questo un segnale della padronanza del materiale grafico. Congruente col modello umanistico è la a eseguita in un tempo solo a partire dal corpo della lettera (tav. 3 r. 1: parola); la e con occhiello ben individuato (disegno convivente con la variante semplificata, priva di occhiello e più tipicamente italica); la g con occhiello inferiore ben isolato e separato da quello superiore; il segno abbreviativo verticalizzato; il trattenersi della penna al termine del traverso e, soprattutto, il legamento& nella particolare forma inclinata a sinistra, frequente nelle scritture umanistiche della seconda metà del XV secolo. Testimonia il nuovo che avanza soprattutto la commistione dei modelli (le duplici d, e, r,s, u/v), la z alta sul rigo, mentre sono piuttosto espressione della confidenza col mezzo il legamento di s doppia (per es. tav. 3 r. 8: posserse), o quello tra t e h attuato con la testa della t (tav. 3 r. 15: pithagorico) in analogia con quello tra c e h. Sono tutte caratteristiche che si mantengono costanti nel corso del tempo e che non vengono intaccate con l’aumento della corsività (meglio sarebbe dire della diminuita accuratezza) in pagine epistolari meno solenni (così, per es., nella lettera alla medesima Isabella del 1513 riprodotta al n. 4a). Naturalmente l’incremento della velocità implica anche una certa selezione di varianti (così la e, che finisce col ridursi al solo disegno privo di occhiello); la preponderanza di altre (la r moderna che sopravanza quella tradizionale dritta); la trasformazione della potenza in atto, col passaggio dal semplice ispessimento dell’inchiostro al termine del traverso discendente all’esecuzione di un vero e proprio piede, a volte decisamente marcato. Piccole variazioni che spingono però nella direzione propria dell’italica. Ricco e usato con proprietà il sistema paragrafemico che si avvale del comma, dei due punti, del trattino di accapo, delle parentesi e di un particolare segno interrogativo composto di due punti e comma (tav. 3 rr. 14-15).

Censimento

  1. Cambridge, University Library, Add. 6007
  2. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 4104
  3. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 4105
  4. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 8211
  5. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 8213
  6. Leiden, Bibliotheek Der Rijksuniversiteit, BPL 183
  7. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 283
  8. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 283 bis
  9. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 630
  10. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 634
  11. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 731
  12. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 746
  13. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 809
  14. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 860
  15. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 861
  16. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 863
  17. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1077
  18. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1147
  19. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1239
  20. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1240
  21. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1241
  22. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1242
  23. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1243
  24. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1244
  25. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1245
  26. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1246
  27. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1247
  28. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1248
  29. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1291
  30. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1370
  31. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1444
  32. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1447
  33. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1449
  34. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1457
  35. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1458
  36. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1640
  37. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1647
  38. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1649
  39. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1651
  40. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1813
  41. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1894
  42. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1895
  43. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1898
  44. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 1902
  45. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 2480
  46. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 2489
  47. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 2491
  48. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 2492
  49. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 2494
  50. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 2495
  51. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 2496
  52. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 2497
  53. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 2498
  54. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 2499
  55. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 2500
  56. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 2501
  57. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 2502
  58. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 2503
  59. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 2504
  60. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 2505
  61. Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga 2506
  62. Mantova, Archivio di Stato, Autografi 8
  63. Modena, Archivio di Stato, Archivio Segreto Estense, Cancelleria Sezione Estero, Carteggio Ambasciatori, Francia 4
  64. Modena, Archivio di Stato, Archivio Segreto Estense, Cancelleria, Archivio per materie, Letterati 18, Equicola Mario
  65. Modena, Archivio di Stato, Archivio Segreto Estense, Cancelleria, Sezione Estero, Carteggio Ambasciatori, Mantova 1
  66. Modena, Archivio di Stato, Archivio Segreto Estense, Cancelleria, Sezione Estero, Carteggio Ambasciatori, Mantova 2
  67. Modena, Archivio di Stato, Archivio Segreto Estense, Cancelleria, Sezione Estero, Carteggio Ambasciatori, Milano 20
  68. Modena, Archivio di Stato, Archivio Segreto Estense, Cancelleria, Sezione Estero, Carteggio Ambasciatori, Milano 21
  69. Modena, Archivio di Stato, Archivio Segreto Estense, Cancelleria, Sezione Estero, Carteggio Ambasciatori, Napoli 8
  70. Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, Autografoteca Campori, Equicola Mario
  71. Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, It. 834 (alfa G 1 16), Equicola Mario
  72. Torino, Biblioteca Nazionale Universitaria, N III 10 (It. B 40)
  1. Napoli, Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III», S Q X G 25

Fonte: Il Cinquecento - Tomo II (2013)

Data ultima modifica: 8 gennaio 2026 | Cita questa scheda