Franco, Veronica
Venezia 1546–1591
Presentazione
Della produzione letteraria di Veronica Franco non risultano autografi, né per quanto riguarda i capitoli compresi nell’edizione delle Terze Rime dedicata dall’autrice a Guglielmo Gonzaga e i sonetti inseriti fra le Rime di diversi eccellentissimi autori raccolte in morte di Estor Martinengo per cura della stessa Franco (Bianchi in Franco 1995: 41); né per quanto riguarda le Lettere familiari confluite nella raccolta epistolare curata ancora dall’autrice e dedicata a Luigi d’Este (Bianchi in Franco 1998: 141). Delle relazioni personali e professionali che Veronica Franco intrattenne con l’aristocrazia intellettuale veneziana allo stesso modo non si conoscono testimonianze in forma di scritture autografe (Calitti 1998: 209-13).
Qualche traccia emerge dal versante della scrittura documentaria. L’Archivio di Stato di Venezia conserva, fra le carte dei processi del Sant’Uffizio, una sottoscrizione autografa in calce alla denuncia presentata dalla Franco il 12 maggio 1587 al Tribunale dell’Inquisizione contro un bottonaio, Bortolo Bottoner (Rosenthal 1992: tav. f.t.; Milani 1996: 9-14; Calitti 1998: 212: → 3). Inoltre in Spagna, fra le raccolte di documenti dell’Archivo General de Simancas, sono stati rinvenuti tre manoscritti che testimoniano come la “cortigiana onesta” nell’estate del 1572 fosse coinvolta anche in attività di commercio di tessuti (notizia dei documenti in Mancini 1994: 123-25). I primi due documenti sono mandati di pagamento indirizzati da Don Diego Guzman de Silva, ambasciatore di Filippo II a Venezia, a Baldassare d’Adda, il banchiere milanese incaricato di gestire le finanze spagnole a Milano e a Venezia, perché si ricompensasse Veronica Franco per i tessuti forniti all’ambasciatore: ad entrambi seguono attestazioni di avvenuta riscossione e sottoscrizioni, dichiaratamente autografe e perfettamente coerenti con l’esempio di scrittura testimoniato quindici anni più tardi dalla sottoscrizione veneziana (→ 1). Lo stesso vale per il terzo documento, non datato, che contiene invece in forma di biglietto una richiesta di pagamento da parte di Veronica Franco al d’Adda (→ 2).
I manoscritti spagnoli, poiché forniscono una testimonianza certa di autografia decisamente più consistente di quella offerta dalla breve sottoscrizione veneziana, acquisiscono importanza notevole anche in relazione alla questione del documento non sottoscritto, ma redatto a nome della Franco e tradizionalmente ritenuto autografo, che si conserva a Venezia fra le scritture fondative della Pia Casa del Soccorso (1580-1797) nell’Archivio Ire (Istituzioni di Ricovero e di Educazione): si tratta di una supplica datata 1580 e mai consegnata alle autorità, come recita un’annotazione coeva in margine, che propone l’istituzione di un ospizio per prostitute (Ellero 1987: 225-26; Rosenthal 1992: 294 num. 49; Calitti 1998: 211). Una tradizione di origine tardo-settecentesca lega il nome di Veronica Franco alla fondazione della Casa del Soccorso (Cicogna 1842: 414-15; Tassini 1969: 93-97), richiamandosi a sua volta alle ipotesi – prive di fondamento storico – di una crisi religiosa della Franco, contestate già da Croce (in Franco 1949: 76-77): ma a prescindere da questa supplica di dubbia autografia, mancano altre testimonianze che comprovino la partecipazione di Veronica Franco all’iniziativa della fondazione del pio istituto (Schiavon 1978-1979: 243-56). Già il confronto paleografico con la testimonianza conservata in calce alla denuncia del 1587 contro il bottonaio, e a maggior ragione le caratteristiche grafiche più estesamente confermate dalle testimonianze conservate a Simancas, revocano in dubbio l’autografia della supplica per la Casa del Soccorso.
Bibliografia
Calitti 1998 = Floriana C., Veronica Franco, in DBI, vol. l pp. 209-13.
Cicogna 1842 = Emmanuele Antonio C., Delle inscrizioni veneziane, Venezia, Picotti, vol. v.
Ellero 1987 = Giuseppe E., L’archivio Ire: Inventari dei fondi antichi degli ospedali e luoghi pii di Venezia, Venezia, Ire.
Franco 1949 = Veronica F., Lettere dall’unica edizione del mdlxxx, con proemio e nota iconografica a cura di Benedetto Croce, Napoli, Ricciardi.
Franco 1995 = Ead., Rime, a cura di Stefano Bianchi, Milano, Mursia.
Franco 1998 = Ead., Lettere, a cura di Stefano Bianchi, Roma, Salerno Editrice.
Mancini 1994 = Matteo M., Tre documenti inediti di Veronica Franco, in «La rassegna della letteratura italiana», xcviii, pp. 123-25.
Milani 1996 = Marisa M., Da accusatori a delatori: V. Franco e F. Barozzi, in «Quaderni veneti», xxvi, pp. 9-14.
Rosenthal 1992 = Margaret M. R., The Honest Courtesan. Veronica Franco, Citizen and Writer in Sixteenth-Century Venice, Chicago-London, Univ. of Chicago Press.
Schiavon 1978-1979 = Alessandra S., Per la biografia di Veronica Franco: nuovi documenti, in «Atti dell’Ist. Veneto di Scienze, Lettere, ed Arti», cxxxvii, pp. 243-56.
Tassini 1969 = Giuseppe T., Veronica Franco: celebre poetessa e cortigiana del secolo XVI, Venezia, Alfieri (1a ed. 1874).
Nota paleografica
Al pari di Vittoria Colonna, l’altra nota poetessa inserita nel presente volume, V.F. ha appreso a scrivere, e poi conservato, un’italica di basso livello, segnata dai connotati di una spiccata elementarietà. Segnalata la congruità, che potrebbe rivelare limiti di genere, occorre anche avvertire che, laddove nella nobildonna napoletana sembra potersi cogliere un ostentato diniego, esito probabile della propria condizione sociale, al pur minimo miglioramento della presentazione grafica (non cogliendosi un minimo cedimento alla calligraficità quale che sia il rango, sempre piuttosto elevato sia beninteso, del corrispondente), nella scrittura della meretrice veneziana si percepisce, invece, il cozzo tra il desiderio di elevazione, che pure il saper scrivere e soprattutto scrivere bene (si pensi all’esempio di Michelangelo) conferiva, e le modeste possibilità di istruzione messe in campo e trasformate in atto. Ne risulta, come testimoniata nei rari e radi autografi, una scrittura grande di modulo, veloce e aguzza, fortemente inclinata a destra, essenziale nel disegno delle lettere, scomposta nell’incostante oscillazione delle righe e alla quale bene si addice la spesso impropria e talvolta francamente erronea resa ortografica. Tra i tratti più personali si può annoverare la d eseguita in un tempo unico con raddoppiamento del traverso (secondo un atteggiamento ripetuto anche per la p), la e con occhiello manifestamente aperto in alto, la t corta e avviata da un tratto ricurvo, mentre l’unica alternanza grafica, quella tra v acuta e u, avviene in assenza di significato fonetico. Nei compendi con terminazione soprascritta (impiegati esclusivamente per i titoli di rispetto), la F. era solita utilizzare in luogo del punto semplice i due punti. Questa presenza, congiunta all’uso della virgola, delinea il ridotto panorama della punteggiatura coerente, del resto, con una scrittura nell’insieme povera e disadorna.
Censimento
- Simancas, Archivo General, Estado, legajo 1504
- Simancas, Archivo General, Estado, legajo 1547
- Venezia, Archivio IRE (Istituzioni di Ricovero e di Educazione), Pia Casa del Soccorso, Soc G 1, Miscellanea 1580-1761
- Venezia, Archivio di Stato, Sant’Uffizio, Processi, 59 [11]
Fonte: Il Cinquecento - Tomo II (2013)
Data ultima modifica: 22 dicembre 2025 | Cita questa scheda