Castiglione, Baldassar
Casatico 1478–Toledo 1529
Presentazione
L’autografia di Baldassar Castiglione si distribuisce su diversi livelli di scrittura, letteraria e non, privata e pubblica, ed entra in contatto assiduamente con le mani dei numerosi cancellieri e copisti al suo servizio. Presso l’Archivio Privato Castiglioni si conserva il nucleo genetico del Cortegiano, noto come Abbozzi di casa Castiglioni, integralmente autografo, che ingloba la Lettera al Frisia in difesa delle donne, databile al primo decennio del Cinquecento e prima prova letteraria in prosa del Castiglione. Secondo l’ordine delle fasi di elaborazione del trattato, seguono i mss. dei copisti, il Vat. Lat. 8204, intermedio tra prima e seconda redazione, e i Vat. Lat. 8205 e 8206, che fondano la Seconda redazione del ‘Cortegiano’ edita da Ghino Ghinassi nel 1968. La scrittura autografa di intere carte fitte di correzioni è attestata solamente negli Abbozzi: dal primo (tav. 4a) al terzo codice della Vaticana la mano dell’autore si ritira nei margini (tavv. 4b-4c) e negli interlinea (tav. 4d).
Il prezioso Laurenziano-Ashburnhamiano 409 (tav. 5) è l’esemplare di tipografia su cui si allestì la stampa aldina del 1528, terza redazione dell’opera: donato dagli eredi di Aldo al Grolier, che lo fece rilegare, passò, presumibilmente dopo il 1675, alla biblioteca di Carpentras e da lì finì nelle mani di Guglielmo Libri durante una delle sue proficue ispezioni. Il matematico e bibliofilo toscano vendette il manoscritto al collezionista inglese Lord Ashburnham nel 1847 e dai suoi eredi nel 1884 il Governo italiano, su consiglio di Pasquale Villari, acquistò tra gli altri il codice che da allora è conservato presso la Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze (Delisle 1886; Cian 1887; Biagi 1904; De Marinis 1940). Tra le righe di quest’ultimo testimone si cela la tormentata soluzione linguistica del Cortegiano con le incertezze delle correzioni autografe, non del tutto risolte né dal revisore Giovan Francesco Valerio, che lavorò in absentia dell’autore, né dai compositori dell’aldina: difficile pertanto stabilire lo statuto linguistico del dialogo.
Gli altri codici vaticani contenenti carte del Castiglione, donati dalla famiglia Castiglioni al cardinale mantovano Silvio Valenti Gonzaga, comprendono anche le rime e un numero significativo di lettere, e pervennero a Roma grazie al nipote del cardinale, Luigi Valenti Gonzaga, che si premurò di non far disperdere carte così preziose per la storia politica, linguistica e letteraria italiana. Tra le tre lettere illustri di Castiglione, scritte per fini letterari e di argomento storico artistico e non diplomatico, dell’Epistola ad Enrico re d’Inghilterra, contenente il panegirico del duca di Urbino Guidubaldo di Montefeltro, è stata individuata nell’Archivio Privato Castiglioni una minuta latina autografa. Nello stesso archivio di famiglia è conservata un’altra minuta, sempre di mano del Castiglione, della lettera scritta a Leone X in nome di Raffaello. Della lettera ad Alfonso de Valdés è stato reperito un solo testimone apografo.
La scrittura quotidiana dell’autore del Cortegiano, la sua lingua d’uso distribuita in un arco di tempo di trentadue anni (1497-1529), si attesta nel ricco carteggio di cui il figlio Camillo Castiglione, con la collaborazione del letterato mantovano Bernardino Marliani, sul finire del Cinquecento, tentò di pubblicare una esigua parte (Renier 1889; La Rocca 1975). Le missive autografe dell’epistolario provengono principalmente dal Vat. Lat. 8210 e dall’Archivio Gonzaga di Mantova. Il primo, con gli altri registri minutari Vat. Lat. 8207, 8208 e 8209, in gran parte cancellereschi, pervenne a Roma secondo la trafila suddetta dei Vat. Lat. 8204, 8205 e 8206. Una parte di questo fondo fu edito dall’abate bergamasco Pierantonio Serassi che, dopo le Rime e il Cortegiano, diede alle stampe più di cento testi epistolari (Padova, Comino, 1769-1771) e ne conservò altri, indirizzati quasi tutti alla madre, donatigli dal Valenti Gonzaga, custoditi a Bergamo presso la Biblioteca Civica « Angelo Mai ».
Nell’Archivio di Stato mantovano permangono sin dall’arrivo le numerose missive autografe inviate a Francesco e a Federico Gonzaga, a Isabella d’Este e a funzionari e segretari della corte mantovana (tra cui Mario Equicola e Gian Giacomo Calandra), distribuite nelle diverse buste dell’Archivio Gonzaga per la corrispondenza diplomatica interna ed estera. Presso l’Archivio Estense di Modena si trovano, nella sezione Letterati, le lettere che il conte mantovano scrisse di sua mano e inviò all’amico cardinale Ippolito d’Este. Numerosi altri fondi, italiani e stranieri, conservano lettere autografe di Castiglione. Meritano di essere menzionati due casi di recuperata disponibilità: il noto ms. ex Phillipps 7833, contenente lettere di Castiglione del biennio 1518-1519, che finì nella collezione di sir Thomas Phillipps e fu acquistato dal Governo italiano solo nel 1968 a un’asta di Sotheby’s (Bibliotheca Phillippica 1968); è oggi custodito presso l’Archivio di Stato di Firenze (La Rocca 1975). Ancora dei manoscritti di proprietà della famiglia Albani, noti come Scritture dello Stato di Urbino e Montefeltro ordinate e distinte in xvii tomi e parte del ricco archivio Albani (Clough 1970), è oggi possibile finalmente visionare (grazie al lavoro di schedatura e digitalizzazione dei documenti promosso di recente dalla Biblioteca Oliveriana di Pesaro) un originale autografo inviato a Francesco Maria della Rovere, inaccessibile da quando a Giulio Grimaldi fu permesso, più di un secolo fa, di trascriverlo e pubblicarlo.
Dalla prima all’ultima missiva autografa si riconosce una progressiva evoluzione del tratto: la lettera del 1497 (tav. 1) è di un nobile e colto diciannovenne, cresciuto a Mantova e spostatosi a Milano per ottenere una solida formazione umanistica, che puntella il testo di grafie latine, formule cancelleresche, segni diacritici incerti; il ductus giovanile lascia poi spazio, a partire dai primi anni del Cinquecento, a una grafia minutamente tondeggiata e sciolta, sempre più controllata e abile nell’interpunzione, e a una scrittura scevra dalle affettazioni della lingua letteraria trecentesca, dalla koinè padana, attenta ai latinismi grafici, fonetici, sintattici.
Uno tra i codici donati da Luigi Valenti Gonzaga alla Biblioteca Vaticana, il Vat. Lat. 8203, contiene numerosi testi poetici di Castiglione non autografi bensì trascritti dal cugino Cesare Gonzaga (Vela 1998). Nel 2002 dagli eredi fu concesso a Giancarlo Malacarne di accedere alle carte dell’Archivio Privato Castiglioni dove riconobbe come autografi i Componimenti poetici vari, già segnalati, ma solo in parte trascritti, in Cian 1942, autografi che completano la produzione poetica del mantovano (poche altre rime sono tràdite da stampe e codici miscellanei di rime cinquecenteschi). Gli autografi sono stati editi da Michela Fantato, che nella nota ai testi ne segnala due non di mano dell’autore.
Sempre presso la famiglia Castiglioni è conservato un importante codice quattrocentesco di rime di diversi autori: Petrarca, Dante, Giusto de’ Conti, Giustinian con altri rimatori veneti e minori del XIV e XV secolo, un codice appartenuto al Castiglione che, secondo il Cian, lo postillò aggiungendo i suoi primi esperimenti poetici autografi. Il manoscritto fu rinvenuto dal Cian nella villa di Casatico, dimora della famiglia Castiglioni sin dal Quattrocento, e nella stessa occasione lo studioso prese visione, premurandosi di descriverli, dei tomi superstiti appartenuti all’illustre mantovano. Inventari di questa ricca biblioteca, testamentari e non, sono stati scoperti negli atti notarili dell’Archivio di Stato di Mantova e pubblicati da Guido Rebecchini (1998): in una lettera del 5 ottobre 1514 Castiglione chiede al fattore di casa, Cristoforo Tirabosco, di inviargli tre volumi di Cicerone e « un altro volume, pur de Cicerone, spartito da quelli, che è intitulato De oratore, et è comentato e postilato in molti lochi de mia mano ». Tra i libri della « heredità » del conte si registrano un « primo Tullio de oratore cum comento », un altro « Tulius de oratore cum comento » e un terzo « Tullio de oratore in carta bona scripto a mano coperto di corame ». L’esemplare postillato non risulta tra i superstiti visti da Cian (1942) e non è stato ad oggi ancora reperito: è probabile che Castiglione possedesse almeno una delle edizioni a noi note (una veneziana del 1501 per i tipi di Albertino Vercellese più 9 incunabuli), precedenti l’ottobre del 1514, con De oratore a titolo e perciò riconoscibile dal semicolto fattore.
Bibliografia
Biagi 1904 = Guido B., A proposito di due sconosciute legature ‘Grolier’, in «Rivista delle biblioteche e degli archivi», xv, pp. 1-8.
Cian 1887 = Vittorio C., Un episodio della censura in Italia nel sec. XVI, in «Archivio storico lombardo», xiv, pp. 661-727.
Cian 1942 = Id., Nel mondo di Baldassar Castiglione. Documenti illustrati, in «Archivio storico lombardo», s. ii, vii, pp. 3-97.
Clough 1970 = Cecil H. C., Sources for the history of the duchy of Urbino in Pope Clemente XI’s library: a miscellany in seventeen
volumes, in «Manuscripta», xiv, pp. 34-56, 88-107, 161-71.
Delisle 1886 = Léopold D., Notice sur des manuscrits du fonds Libri conservés à la Laurentienne, in «Notices et extraits des manuscrits de la Bibliothèques Nationale», xxxii, pp. 51-53.
De Marinis 1940 = Tammaro De M., Appunti e ricerche bibliografiche, Milano, Hoepli.
La Rocca 1975 = Id., Studi castiglioneschi. Nuovi rinvenimenti archivistici di lettere note e ignote di Baldassarre Castiglione, in
«Giornale storico della letteratura italiana», clii, pp. 234-65.
Renier 1889 = Rodolfo R., Notizia di lettere inedite di Baldassar Castiglione, per Nozze Solerti-Saggini, Torino, Bocca.
Vela 1998 = Claudio V., Il ‘Tirsi’ di Baldassar Castiglione e Cesare Gonzaga, in La poesia pastorale nel Rinascimento, a cura di Stefano Carrai, Padova, Antenore, pp. 245-92.
Nota paleografica
Sin dall’esempio più antico pervenuto (tav. 1), la scrittura di B. C. rivela un’italica di buon livello esecutivo, moderatamente inclinata a destra, simmetrica nell’elevazione delle aste ascendenti e in quelle discendenti rispettivamente sopra e sotto il rigo, proporzionata nel rapporto tra corpo delle lettere e aste, spaziata nella distribuzione orizzontale delle righe abbastanza ben allineate e ariosa nella scansione di una pagina che appare correttamente giustificata e recettiva di suggestioni dell’epistolarità più formale. A quell’altezza cronologica la scrittura sembra risentire ancora dell’impostazione scolastica riconoscibile, per es., nella testa di attacco per l’occhiello della a (Mario mio, a me, 1 r. 1; Castiglionensis, 1 ultima riga), fatto non casualmente confinato alle righe iniziali e finali dello scritto; nel mantenimento dell’asta della h; nell’alternanza innaturale di varianti grafiche per indicare la doppia esse giocate sul disegno lungo o corto della lettera: s (suavissimo, 1 r. 1), s (gratissima, ibid.), (fusseno, 1 r. 7), alternanze, queste ultime, che tenderanno a ridursi progressivamente col tempo, senza però sparire del tutto; nell’utilizzazione di un rozzo e incerto segno per esprimere la formula ceterata nell’inscriptio. Due i modelli di r: quella tradizionale e quella nota, nella terminologia del tempo, col termine “mercantile corsiva” (pare pura, 1 r. 10) e due anche le v: acuta, usata quasi esclusivamente a inizio di parola ed eseguita con un tratteggio semplificato e aperto, e tonda (v(est)ra, 1 r. 2). Insieme a tali aspetti, alcuni dei quali destinati a sparire (come le testatine poste a coronamento della sezione di f ubicata al di sopra del rigo tutte sbilanciate a sinistra, secondo un paradigma stabilizzato nella cancelleresca italica per la t: nella grafia di C. quest’ultima lettera assumerà, in posizione iniziale e proprio per differenziarsi dalla f, dapprima un aspetto sgraziato con tratto orizzontale piuttosto grosso e sbilanciato [tanto, 1 r. 6], per poi recuperare, una volta che pure la f avrà assunto fattezze spesso più tradizionali, la foggia tipica dell’italica [tutte, 5 r. 5]), altri, invece, saranno di duratura e qualificativa permanenza. Così, per es., i raddoppiamenti delle aste (attributo questo, analogamente ai precedenti, oscillante, ma costante chio, ?tes?e, 1 rr. 7-8), che sono spesso allargate nella terminazione superiore a formare un occhiello (q(u)ando, 1 r. 5) destinato con frequenza a essere occluso per eccesso di inchiostratura (pocho, 1 r. 3). Si noti, sia detto qui per inciso, come tale esito, solo occasionalmente generato dalla necessità di legare, congiunto alla tendenza a trattare con volte a sinistra la terminazione delle aste sotto il rigo di p e q, rappresenti una suggestiva anticipazione delle eleganze cancelleresche dell’italica testeggiata portata a perfezione, oltre sessanta anni dopo, dal milanese Cresci. Ancora tra le caratteristiche costanti nella scrittura del C., sono da annoverare la g dall’occhiello inferiore aguzzo e, a volte, con una esecuzione a fiocco (ragione, 2 r. 7) e in particolare il legamento te ove la t, ormai ridotta al solo traverso, è strettamente congiunta alla e con occhiello sostituito dalla tipica lasciata di penna a sinistra, il che conferisce al tutto un’apparenza simile a una K (conte, 1 r. 2). Col progredire degli anni la scrittura del C. aumenterà di corsività; le abbreviazioni saranno più numerose (non mancheranno esecuzioni personali: cfr. ch(e), 5 r. 15) e si moltiplicheranno, diversificandosi, i segni per indicarle; il disegno di alcune lettere subirà modificazioni (come per la h, ormai in un tempo solo, o la z, dapprima italica – Rezo, 2 r. 1 –, poi, negli ultimi anni, in una forma allungata sopra e sotto il rigo: gra(n)dezza, 5 ultima riga), ma sempre ariosa ed equilibrata. Quanto alla punteggiatura, nelle tavole qui riprodotte si rinvengono i punti doppi, unico segno impiegato per segnare la pausa, l’accento per le forme verbali e il punto interrogativo (5 r. 8); per l’a capo vengono adibite le lineette doppie.
Censimento
- Basel, Universitätsbibliothek, Autographen-Sammlung Geigy-Hagenbach 428
- Bergamo, Biblioteca Civica «Angelo Mai», 67 R 5
- Bologna, Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio, Collezione Autografi XV 4741
- Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, Segreteria di Stato, Spagna, vol. 19
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 8204
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 8205
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 8206
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 8208
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 8209
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 8210
- Dubrovnik, Državni Arhiv, Acta Sanctae Mariae Maioris, Massa Negrini, gr. 9, Misc. sec. XVI, III/1
- Firenze, Archivio di Stato, Acquisti e Doni, 358
- Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane I 151
- Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane I 154
- Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane I 156
- Firenze, Archivio di Stato, Ducato di Urbino 125
- Firenze, Archivio di Stato, Ducato di Urbino 241
- Firenze, Archivio di Stato, Ducato di Urbino 265
- Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Ashb. 409
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Autografi Gonnelli, E B 13 I
- Forlì, Biblioteca Comunale «Aurelio Saffi», Raccolte Piancastelli, Sez. Autografi secc. XII-XVIII, 14, Castiglione Baldassar
- Mantova, Archivio di Stato, Archivio Castiglioni I 8 XIV
- Mantova, Archivio di Stato, Archivio Castiglioni II 23 B
- Mantova, Archivio di Stato, Archivio Castiglioni II 23 C
- Mantova, Archivio di Stato, Archivio Castiglioni II 23 D
- Mantova, Archivio di Stato, Archivio Castiglioni, II 23 F
- Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, 224, 326, 586, 855, 863, 864, 865, 866, 867, 868, 869, 1069, 1077, 1084, 1107, 1371, 1457, 1631, 1637, 1646, 1651, 1654, 1895, 2453, 2455, 2457, 2463, 2496, 2504, 2505; Autografi 8/9052
- Mantova, Archivio di Stato, Collezione Volta di Autografi, fascicolo Muti
- Mantova, Archivio privato Castiglioni, Abbozzi di casa Castiglioni
- Mantova, Archivio privato Castiglioni, Componimenti poetici vari, 14
- Mantova, Archivio privato Castiglioni, Documenti sciolti, a), n. 12
- Mantova, Archivio privato Castiglioni, Lettere Sciolte
- Mantova, Archivio privato Castiglioni, Manoscritti e Pergamene I I (B) 5
- Mantova, Archivio privato Castiglioni, Manoscritti e Pergamene I I C a
- Mantova, Archivio privato Castiglioni, Manoscritti e Pergamene I I C a, num. 13
- Mantova, Archivio privato Castiglioni, Manoscritti e Pergamene I II 3 c
- Mantova, Archivio privato Castiglioni, Manoscritti e Pergamene II 218 I
- Mantova, Archivio privato Castiglioni, codice di rime
- Milano, Archivio di Stato, Autografi 120 fasc. II
- Modena, Archivio di Stato, Archivio per materie, Letterati 14
- Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, Autografoteca Campori, Castiglione Baldassar, c. 62
- New York, Pierpont Morgan Library, MA 1346 65-67, 1566, 2902, n.n.
- Parma, Archivio di Stato, Epistolario Scelto 6
- Pesaro, Archivio privato Albani, 1-05-052
- Pesaro, Biblioteca Oliveriana, 429
- Roma, Archivio Storico Capitolino, Archivio Orsini I 95
- Simancas, Archivo General, Estado, Legajo I 553
- Udine, Biblioteca Arcivescovile e Bartoliniana, 151
- Verona, Biblioteca Capitolare, DCCCXXXI, fasc. III
Fonte: Il Cinquecento - Tomo I (2009)
Data ultima modifica: 15 gennaio 2026 | Cita questa scheda