Della Porta, Giovan Battista
Napoli 1535–Napoli 1615
Presentazione
La straordinaria varietà degli interessi di Giovan Battista Della Porta – mago, scienziato, filosofo naturale, drammaturgo – trova un riscontro emblematico nelle non poche tracce superstiti di una attività scrittoria quanto mai eterogenea. Dal piú antico documento della mano dellaportiana di cui disponiamo – una lettera al cardinale Luigi d’Este datata 20 novembre 1579 (→ 8) – al commovente disfarsi della grafia nella sottoscrizione del testamento, redatto dall’anziano e malato filosofo solo tre giorni prima di morire, il primo febbraio 1615 (→ 10), i manoscritti autografi di Della Porta raccontano una storia tumultuosa. L’immagine dell’intellettuale napoletano alle prese con un’indomabile congerie di scritti, non sempre sottoposti al doveroso labor limae, è del resto evocata in modo efficace già da Federico Cesi, fondatore dell’Accademia dei Lincei, di cui Della Porta fu membro fin dal 1610. Scrivendo a Galileo nel 1613, Cesi parla di un Della Porta ormai anziano, «che trasanda e non pensa molte cose», e che «ha sempre una quantità di compositioni nelle mani, che non lo lasciano pensare ad altro» (in Gabrieli 1938: 344). Quella che potrebbe sembrare un’attitudine propria della vecchiaia parrebbe invece essere stata una costante nel percorso di Della Porta, non solo autore molto prolifico, ma anche infaticabile nel rielaborare e ampliare le proprie opere già edite (valga, fra tutti, l’esempio della Magia naturalis, pubblicata in quattro libri nel 1558 e nuovamente in venti libri nel 1589; cfr. Gabrieli 1932: 229-37). Ad un modus operandi fervido, stimolato dal successo di cui gli scritti di Della Porta godevano nel mercato librario coevo, allude ancora Cesi in un appunto biografico che si sofferma non solo sulla richiesta insistente di nuove opere da parte degli stampatori, ma anche sullo stato spesso imperfetto dei manoscritti dellaportiani dati alle stampe: «I stampatori e librari procuravano con ogni diligenza haver le opere sue […] e con importunità talvolta gli cavorno di mano sino ad opre imperfette e farraginose, non dandogli tempo, né di ricopiarle in netto né di rivederle»; per di piú, essendo «frettolosamente e molto abbreviate» nella scrittura, molte di esse «uscirono piene di scorrettioni e alterationi» (in Gabrieli 1927: 427). Il quadro delineato da Cesi, al di là di topoi piú o meno ricorrenti nelle biografie degli autori “di successo”, offre uno spunto sulla pratica scrittoria dellaportiana che, coerentemente con i materiali autografi superstiti, conferma l’immagine di un laboratorio di scrittura vulcanico in cui il lavoro procede – non necessariamente in modo ordinato – su vari fronti.
La natura eterogenea dei documenti di cui disponiamo permette di cogliere aspetti diversi di tale esperienza, dalle semplici sottoscrizioni alla scrittura epistolare, dalla stesura di abbozzi e appunti alla confezione di manoscritti pronti per la stampa, ai rari esempi di postille. Se per le lettere l’arco cronologico documentato si estende per oltre un trentennio (1579-1614), la piú parte dei manoscritti di opere dellaportiane giunti fino a noi risale agli ultimi anni di vita dell’autore e si lega prevalentemente alla sua affiliazione lincea, ufficializzata dalla sottoscrizione dell’albo accademico nel 1610 (→ 1).
Di particolare interesse, sia sul piano dei contenuti che su quello delle abitudini grafiche, è il corpus delle lettere autografe, la sopravvivenza delle quali è strettamente legata alle vicende conservative dei fondi archivistici in cui sono confluite le corrispondenze dei destinatari. Le lettere piú antiche, risalenti agli anni 1579-1586 (→ 7, 8), sono ciò che resta della corrispondenza con il cardinale Luigi d’Este (1538-1586), al servizio del quale Della Porta condusse ricerche sui “secreti naturali” e, piú specificamente, sulla pietra filosofale (Zaccaria 1989: 171). Conservate a Modena, furono edite da Giuseppe Campori (Campori 1872), cui sfuggí tuttavia quella del 9 marzo 1582 (→ 7). Di un’altra lettera, datata 1° luglio 1581 ed indicata come presente nell’«Archivio Palatino», si è invece persa traccia (Campori 1872: 185).
Analoga compattezza conservativa caratterizza l’insieme delle lettere al collega e amico Federico Cesi, testimonianza di una corrispondenza regolare nel decennio 1604-1614, ricostruita in modo dettagliato da Gabrieli (1938 e 1989; ma si veda anche il piú recente Paolella 2002). Fonte preziosa di informazioni sulla prima stagione dell’Accademia dei Lincei, nonché di numerosi dettagli sugli impegni scientifici cui Della Porta si dedicava indefessamente negli anni della vecchiaia, quattordici lettere a Cesi (unitamente a una lettera senza nome del destinatario, ma probabilmente indirizzata a Giovanni Faber) sono oggi conservate nei mss. Archivio Linceo XII e XV (→ 17, 19) ed edite nel Carteggio Linceo (Gabrieli 1938). Ascrivibile alle frequentazioni lincee di Della Porta è anche la sua unica lettera a Galileo conservata (→ 2), oggi inclusa nelle carte galileiane della Nazionale di Firenze.
Meno numerose, ma di primaria importanza per i dettagli che offrono sulla sorte della biblioteca personale di Della Porta, sono le quattro lettere al cardinale Federico Borromeo del biennio 1611-1612 (→ 5, 6). Poco tempo prima che Cesi avviasse il tentativo – rivelatosi poi fallimentare – di assicurare il lascito dello “studio” dellaportiano ai Lincei (Gabrieli 1927), il filosofo comunicava a Borromeo il proprio ardente desiderio di contribuire alla crescita della neonata «libraria Ambrosiana» con un dono di volumi a stampa e manoscritti (Gabrieli 1927: 267-70). Se una decina di codici appartenuti a Della Porta – uno dei quali reca traccia della mano del filosofo (→ 4) – entrarono effettivamente a far parte della collezione del Borromeo (Fulco 2001: 146-47; Refini 2016: 313), un’inedita lettera al bibliotecario dell’Ambrosiana Antonio Olgiati, datata 6 dicembre 1611 (→ 3), permette di fare luce sui dettagli dell’episodio (Refini 2016: 308-12).
Analogamente alle lettere indirizzate a Cesi, quattro codici miscellanei di materiali autografi dellaportiani relativi agli anni in cui piú stretto si fece il legame con il fondatore dell’Accademia sono confluiti nei codici dell’Archivio Linceo. Originariamente parte della biblioteca cesiana, disgregata poco tempo dopo la morte di Federico (1630), i manoscritti appartennero – per limitarci ai passaggi piú noti e meglio documentati di una storia conservativa alquanto complessa – alle collezioni Albani e Boncompagni (Alessandrini 1978: 17-46; Nicolò-Solinas 1986). Come indicato dalle importanti ricognizioni di Gabrieli, ancora di riferimento per la bibliografia lincea e in particolare dellaportiana (Gabrieli 1927, 1932, 1935, 1989), gli autografi del filosofo napoletano che fecero parte della biblioteca di Cesi testimoniano scritti inediti (sui quali si veda anche Belloni Speciale 1986), copie di opere pronte per la stampa o revisioni di opere già pubblicate.
Sul fronte degli inediti, è emblematico il caso dei mss. Archivio Linceo IX e XIV (→15, 18), che raccolgono – tra le altre cose – appunti e materiali per opere come la Taumatologia, la Criptologia e un trattato De telescopio (rielaborazione del De refractione stampato a Napoli nel 1593). La congerie di appunti relativi alla Taumatologia, opera cui Della Porta dedicò gran parte delle proprie energie negli ultimi anni di vita, è esempio della magmatica fucina dellaportiana. Sezioni del testo in latino accostate a sezioni in volgare, instabilità e incostanza del dettato, scrittura spesso molto corsiva e ricca di abbreviazioni che ne rendono ostica la lettura: come suggerito nella recente edizione di Taumatologia e Criptologia (Della Porta 2013; ma cfr., per la seconda, Della Porta 1982), il ms. IX dell’Archivio Linceo offre un vero e proprio spaccato del laboratorio di scrittura dellaportiano. In maniera analoga, il De Telescopio del ms. Archivio Linceo XIV ci mette di fronte a un lavoro non privo di idiosincrasie, reso ancor piú interessante dalla presenza di numerosi disegni di ottica (Della Porta 1962).
Al medesimo gruppo di manoscritti lincei, come accennato, appartengono anche copie di opere che furono stampate in vita dell’autore. Si tratta per lo piú di testi dedicati a Cesi, per la stampa dei quali il princeps linceo si adoperò a piú riprese (Piccari 2007: 38; l’intervento di uno sponsor per la pubblicazione delle opere di Della Porta era diventato tanto piú necessario dopo il processo inquisitoriale a carico del filosofo, per il quale cfr. Valente 1999). Interessante il caso del De distillatione che, pubblicato nel 1608 in otto libri (Della Porta 1608), è testimoniato dal ms. Archivio Linceo X in una versione in tredici libri (→ 16). Due altre opere che danno conto del legame di Della Porta con Cesi sono gli Elementorum curvilineorum libri tres (Della Porta 1610b) ed il De aeris transmutationibus (Della Porta 1610a). Il primo, conservato dal composito ms. Archivio Linceo XIV (→ 18), è l’edizione ampliata in tre libri di un testo di geometria curvilinea che Della Porta aveva pubblicato, in due libri, nel 1601: come spiegato in dettaglio nell’edizione critica dell’opera (Gavagna-Leone in Della Porta 2005: ix-xxii), la revisione della prima versione fu in realtà piuttosto superficiale e la stampa che ne conseguí fu essa stessa frettolosa, non priva di errori e imprecisioni. Quanto al De aeris transmutationibus, il ms. Archivio Linceo XV (→19), sul quale si basò la stampa dell’opera, include una lettera di Della Porta a Cesi che, incentrata sulla correzione delle bozze, illumina sulla dimensione collegiale del lavoro linceo (Gabrieli 1938: 115).
Affine per tipologia e sicuramente ascrivibile, sulla base del carteggio con Cesi, alla tarda età di Della Porta è il manoscritto dei De ea naturalis physiognomoniae parte quae ad manum lineas spectat libri duo: il trattato di fisiognomica applicata alle linee della mano, talvolta menzionato nell’epistolario con il titolo Chironomia e pericolosamente prossimo per contenuti e presupposti alla tradizione chiromantica, rimase inedito (Pompeo Sarnelli ne pubblicò una traduzione italiana, cfr.: Della Porta 1677; Della Porta 2003: 69-142). L’autografo, appartenuto alla collezione di Sir William Osler e oggi conservato a Montréal (→ 9), è stato ignorato dagli studi dellaportiani fino ad anni relativamente recenti (Trabucco 1995). L’edizione critica del trattato (Della Porta 2003) ne ha messa in luce l’importanza all’interno di una tradizione manoscritta che include altri due testimoni: il ms. Montpellier, Bibliothèque de la Faculté de Médecine, H 169, giustappunto contenente materiali relativi alla Taumatologia e alla Chironomia, e il ms. Napoli, Biblioteca Nazionale, Brancacciano V C 14. Se il primo era già noto agli studi dellaportiani come copia d’ambito linceo (Gabrieli 1932: 221; Alessandrini 1978: 78-98), proprio Gabrieli aveva suggerito che il Brancacciano portasse tracce di autografia dellaportiana (Gabrieli 1935: 494-98). Gli studi di Trabucco hanno tuttavia mostrato come la mano di Della Porta sia estranea al codice napoletano, individuando pertanto nel manoscritto di Montréal il testimone di riferimento per l’edizione del testo (Trabucco in Della Porta 2003: lvi-lxix).
Un ulteriore capitolo nella rassegna degli autografi dellaportiani è costituito da tre codici in volgare della Nazionale di Napoli che permettono di cogliere altri aspetti dell’esperienza scrittoria dell’autore. Il ms. XII E 6 (→ 11), mutilo, è l’autografo della traduzione italiana del trattato di fisiognomica che contribuí alla fama europea del filosofo (sull’importanza del testimone manoscritto nella tradizione del testo, cfr. Paolella in Della Porta 2011-2013: i xxi). Basata sull’edizione latina del 1586 (Della Porta 1586), la versione volgare del Libro di fisonomia naturale (cfr. l’edizione a stampa Della Porta 1610c), mostra l’autore alle prese con la pratica dell’auto-traduzione, che fu parte integrante della sua strategia editoriale (sorte inversa ebbe l’Arte del ricordare, pubblicata in italiano nel 1566 e poi in versione latina nel 1602). Di natura diversa, il ms. XIII E 8 (→ 12) è – con l’eccezione di un frammento della tragedia L’Ulisse (edita nel primo Seicento: vd. Della Porta 1614) incluso nel ms. Archivio Linceo XIV (→ 18 e cfr. Refini 2007) – l’unico autografo completo di un’opera letteraria di Della Porta: il codice testimonia una stesura del dramma Il Georgio che, come mostrato da Raffaele Sirri (in Della Porta 2000b: 167-71), non coincide completamente – pur dipendendo dall’archetipo – con la versione a stampa (Della Porta 1611). Il terzo codice autografo della Nazionale di Napoli illumina infine su un aspetto poco indagato dello scrittoio dellaportiano, ovvero la copia, per uso personale, di opere altrui. Il ms. XX 87 (→ 13) contiene infatti il trattato Delli fondamenti dello stato di Scipio di Castro (1521-1583), testo fortunatissimo nel dibattito filosofico-politico del tardo Rinascimento, piú volte stampato e tradotto in varie lingue. Il codice – segnalato da tempo (Fulco 2001: 296-97), ma che è stato solo recentemente oggetto di studio (Cerbo 2016) – conferma l’ampio raggio degli interessi dellaportiani e contribuisce a restituire la multiforme rete di relazioni che caratterizza il profilo del napoletano.
Una piú esaustiva messa a fuoco della consistenza materiale della poliedrica attività di Giovan Battista Della Porta potrebbe senza dubbio venire da ricerche dedicate alla sua attività di postillatore. Se un’indagine sistematica è resa difficile dalla disgregazione della biblioteca dellaportiana (Fulco 2001), non sarà inutile ricordare almeno due esempi. Il manoscritto – redatto da copista ignoto, ma verisimilmente apografo – del dellaportiano Compendium historiae antiquorum Caesiorum del 1604 (Gabrieli 1932: 220-21), oggi nell’Archivio Massimo presso l’Archivio di Stato di Roma, presenta alcune correzioni inserite a margine (per esempio a c. 13r) da una mano forse riconducibile a quella dell’autore (→ 14). Per quanto riguarda postille a volumi stampati, un’edizione di Macrobio e Censorino appartenuta a Galileo (oggi Banco Rari 248 della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze) reca annotazioni marginali attribuite a Della Porta nel verso del frontespizio (→ P Dubbi 1). Un esame autoptico delle postille, che sembrano da assegnare ad almeno due mani diverse, suggerisce tuttavia di assumere una qualche cautela nella conferma dell’attribuzione, passata in giudicato dopo l’autorevole parere di Antonio Favaro (1887: 374-75; Fulco 2001: 163). Anche se l’esiguità e la natura brachilogica delle annotazioni non consente di sciogliere con sicurezza il dubbio (diversamente da quanto affermato da Favaro, i margini non sono «copiosamente coperti di postille»), si è comunque ritenuto opportuno includere il volume nel regesto.
Bibliografia
Alessandrini 1978 = Ada A., Cimeli lincei a Montpellier, Roma, Accademia dei Lincei.
Belloni Speciale 1986 = Gabriella B.S., Gli inediti di Giovan Battista Della Porta, in Le edizioni dei testi filosofici e scientifici del ’500 e del ’600: problemi di metodo e prospettive di ricerca. Atti del Seminario di Gargnano, 1-3 aprile 1985, a cura di Guido Canziani e Gianni Paganini, Milano, Angeli, pp. 123-34.
Campori 1872 = Giuseppe C., Giovan Battista Della Porta ed il cardinale Luigi d’Este, in «Atti e memorie delle RR. deputazioni di storia patria per le provincie modenesi e parmensi», vi, pp. 165-90.
Cerbo 2016 = Anna C., Giovan Battista Della Porta e il ‘Delli fondamenti dello stato’ di Scipione Di Castro, in La “mirabile” natura 2016: 125-36.
Della Porta 1586 = Giovan Battista D.P., De humana physiognomonia libri quattuor, Vico Equense, Cacchi.
Della Porta 1608 = Id., De distillatione libri novem, Roma, Stamperia Camerale.
Della Porta 1610a = Id., De aeris transmutationibus libri quattuor, Roma, Zanetti.
Della Porta 1610b = Id., Elementorum curvilineorum libri tres, Roma, Zanetti.
Della Porta 1610c = Id., Della fisionomia dell’huomo, Napoli, Carlino e Vitale.
Della Porta 1611 = Id., Il Georgio, Napoli, Gargano e Nucci.
Della Porta 1614 = Id., L’Ulisse, Napoli, Scoriggio.
Della Porta 1677 = Id., Della chirofisonomia overo di quella parte della humana fisonomia che si appartiene alla mano libri due […] tradotti da un manoscritto latino dal signor Pompeo Sarnelli, Napoli, Bulifon.
Della Porta 1962 = Id., De telescopio, a cura di Vasco Ronchi e Maria Amalia Naldoni, Firenze, Olschki.
Della Porta 1982 = Id., Criptologia, a cura di Gabriella Belloni, Roma, Centro Internazionale di Studi Umanistici.
Della Porta 2000b = Id., Teatro, to. i. Tragedie, a cura di Raffaele Sirri, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane.
Della Porta 2003 = Id., De ea naturalis physiognomoniae parte quae ad manuum lineas spectat libri duo, in appendice Chirofisonomia, a cura di Oreste Trabucco, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane.
Della Porta 2005 = Id., Elementorum curvilineorum libri tres, a cura di Veronica Gavagna e Carlotta Leone, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane.
Della Porta 2011-2013 = Id., De humana phsyiognomonia libri sex - Della fisionomia dell’uomo libri sei, a cura di Alfonso Paolella, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2 voll.
Della Porta 2013 = Id., Taumatologia e criptologia, a cura di Raffaele Sirri, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane.
Favaro 1887 = Antonio F., Appendice prima alla libreria di Galileo Galilei, in «Bullettino di bibliografia e di storia delle scienze matematiche e fisiche», xx, pp. 372-76.
Fulco 2001 = Giorgio F., Per il «museo» dei fratelli Della Porta, in Id., La «meravigliosa» passione. Studi sul Barocco tra letteratura e arte, Roma, Salerno Editrice, pp. 251-325.
Gabrieli 1927 = Giuseppe G., Giovan Battista Della Porta Linceo da documenti per gran parte inediti, in «Giornale critico della filosofia italiana», viii, pp. 360-431 (poi in Gabrieli 1989: i 635-85).
Gabrieli 1932 = Id., Bibliografia Lincea. i. Giambattista Della Porta. Notizia bibliografica dei suoi mss. e libri, edizioni, ecc., con documenti inediti, in «Rendiconti della R. Accademia Nazionale dei Lincei. Classe di scienze morali, storiche e filologiche», s. vi, viii, pp. 206-77 (poi in Gabrieli 1989: i 687-742).
Gabrieli 1935 = Id., Spigolature dellaportiane, in «Rendiconti della R. Accademia Nazionale dei Lincei. Classe di scienze morali, storiche e filologiche», s. vi, xi, pp. 491-517 (poi in Gabrieli 1989: i 743-61).
Gabrieli 1938 = Id., Il carteggio linceo della vecchia accademia di Federico Cesi (1603-1630), Roma, Accademia Nazionale dei Lincei.
Gabrieli 1989 = Id., Contributi alla storia della Accademia dei Lincei, Roma, Accademia Nazionale dei Lincei, 2 to.
La “mirabile” natura 2016 = La “mirabile” natura. Magia e scienza in Giovan Battista Della Porta (1615-2015). Atti del Convegno internazionale di Napoli-Vico Equense, 13-17 ottobre 2015, a cura di Marco Santoro, Pisa-Roma, Serra.
Nicolò-Solinas 1986 = Anna N.-Francesco S., Per una analisi del collezionismo linceo: l'“Archivio Linceo” 32 e il museo di Federico Cesi, in Convegno celebrativo del IV centenario della nascita di Federico Cesi, Acquasparta, 7-9 ottobre 1985, Roma, Accademia Nazionale dei Lincei, pp. 193-212.
Paolella 2002 = Alfonso P., La presenza di Giovan Battista Della Porta nel Carteggio Linceo, in «Bruniana & Campanelliana», viii, 2 pp. 509-21.
Piccari 2007 = Paolo P., Giovan Battista Della Porta. Il filosofo, il retore, lo scienziato, Milano, Angeli.
Refini 2007 = Eugenio R., Un frammento inedito dell’‘Ulisse’ di Giovan Battista Della Porta, in «Giornale storico della letteratura italiana», clxxxiv, 1 pp. 43-70.
Refini 2016 = Id., «Io vorrei trasformarmi in libri»: note sul carteggio dellaportiano, in La “mirabile” natura 2016: 307-14.
Trabucco 1995 = Oreste T., Lo sconosciuto autografo della ‘Chirofisonomia’ di G.B. Della Porta, in «Bruniana & Campanelliana», i, 1-2 pp. 273-95.
Valente 1999 = Michaela V., Della Porta e l’Inquisizione. Nuovi documenti dell’archivio del Sant’Uffizio, in «Bruniana & Campanelliana», v, 2 pp. 415-34.
Zaccaria 1989 = Raffaella Z., Della Porta, Giovambattista, in DBI, vol. xxxvii pp. 170-79.
Nota paleografica
Ben poco può dirsi, in questa nota, delle attitudini grafiche del D.P., autore di «una attività scrittoria quanto mai eterogenea» e «tumultuosa». Sono, quelle tra virgolette, espressioni che si leggono nella scheda di Refini, fonte da cui si apprenderanno piú notizie, sul versante “pragmatico” dell’attività di scrittore dell’eclettico linceo, di quanto, appunto, non si possa sperare da un’analisi paleografica limitata, per necessità, alle due sole riproduzioni qui pubblicate. Come osservazione generale, si potrà sottolineare l’assenza di autografi per la prima metà abbondante della longeva vita di D.P., il che preclude la possibilità (pur sempre teorica) di individuare matrici meno generiche del percorso di alfabetizzazione elementare compiuto. Il quale, è ovvio, si sarà svolto in italica, come era ormai prassi nel secondo quarto del Cinquecento, ma su una base che, se dovessimo elevare a paradigma gli esempi riprodotti, dovremmo concludere essere stata piú prossima ai modelli antichi di quel tipo grafico, piuttosto che a quelli coevi. Sappiamo poi di un’attività epistolare che, sebbene non folta di sopravvivenze, risulta però distribuita nell’arco lungo di piú decenni, ma è qui documentata da un’unica lettera del 1580. In questa, la scrittura si mostra, nella sua connotazione corsiva, ordinata, molto regolare nell’allineamento e nell’impaginazione, essenziale nella morfologia dei segni grafici: una scrittura, dunque, funzionale a un’attività scrittoria di studio e non di “rappresentanza”. In questa prospettiva si può immaginare la distanza che intercorre tra la mano del D.P. e quella di Pigna, di poco piú anziano, come l’espressione di una diversa condizione all’interno delle professioni intellettuali del Cinquecento: da un lato c’è chi della cultura e dello studio ha fatto la propria professione e usa la scrittura come strumento di registrazione, variandola dall’appunto personale, vergato in «scrittura spesso molto corsiva e ricca di abbreviazioni che ne rendono ostica la lettura» (Refini), alla «bella copia» (→ 19), nella quale prevalgono i medesimi principi di leggibilità e chiarezza presenti nella corrispondenza epistolare; dall’altro il letterato che ha scelto, per professione, l’attività del segretario e per il quale, dunque, la scrittura è anche manifestazione di acquisita competenza tecnica. Tra la lettera del 1580 e il De aeris transmutationibus, posteriore al 1610, non si colgono, in una prospettiva meramente grafica, varianti di sostanza, ma, al contrario, continuità e coerenza. In essa, accanto alla spiccata inclinazione, si osserverà la tendenza a occhiellare la parte inferiore delle s lunghe, la coesistenza di due varianti per la d (fatto molto comune al tempo, ma indicativo di un atteggiamento alieno dal calligrafismo), la tendenza in h a fermarne il corpo sulla linea di scrittura o anche a voltarlo a destra, ma non a proseguirlo al di sotto di questa, con concavità a sinistra o in legamento con la lettera successiva, com’era d’uso piú frequente. Su questa base, che qui si manifesta uniforme, si immagina vergato il ricco corpus della produzione manoscritta di D.P. la cui «natura eterogenea […] permette di cogliere aspetti diversi di tale esperienza, dalle semplici sottoscrizioni alla scrittura epistolare, dalla stesura di abbozzi e appunti alla confezione di manoscritti pronti per la stampa, ai rari esempi di postille» (Refini).
Censimento
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 9679, c. 4r
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Galileiani, I 7, c. 174
- Milano, Biblioteca Ambrosiana, A 300 inf. 70, c. 174
- Milano, Biblioteca Ambrosiana, E 86 inf., contropiatto anteriore e prima c. di guardia
- Milano, Biblioteca Ambrosiana, G 206 inf. 251, c. 493
- Milano, Biblioteca Ambrosiana, G 253 inf., 23, cc. 36, 41, 75, 80, 150
- Modena, Archivio di Stato, Archivi per materie, Letterati 55, Porta (della), Giovan Battista
- Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, It. 835 32 (α G 1 17)
- Montreal, McGill University, Osler Library, B O 7618
- Napoli, Archivio di Stato, Protocollo del notaio Luzio Capezzuto, anno 1615, c. 122
- Napoli, Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III», XII E 6
- Napoli, Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III», XIII E 8
- Napoli, Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III», XX 87
- Roma, Archivio di Stato, Archivio Massimo, 142 2, cc. 12r-19r
- Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, Archivio Linceo IX
- Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, Archivio Linceo X
- Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, Archivio Linceo XII, cc. 319-322, 324-333, 336-341
- Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, Archivio Linceo XIV
- Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, Archivio Linceo XV
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Banco Rari 248
Fonte: Il Cinquecento - Tomo III (2022)
Data ultima modifica: 23 dicembre 2025 | Cita questa scheda