Cavallini, Giovanni

Roma fine XIII sec.–1349

Presentazione

Nato a Roma, dove va collocata la sua formazione scolastica, è attestato nella città almeno fino al 1325 come canonico di S. Maria Rotonda (il Pantheon). Successivamente è presente ad Avignone, sede della curia pontificia, con la qualifica di scrittore papale, come risulta da un documento del 26 novembre 1325. Tra Roma e Avignone trascorse il resto della sua vita: dettò il proprio testamento il 23 luglio 1348 e dispose di essere sepolto nella chiesa romana di S. Martino ai Monti (Mosti 1982: 25-26). Morì prima del 9 settembre 1349, quando papa Clemente VI concesse il suo canonicato di S. Maria Rotonda, ormai vacante, a un tal Giovanni figlio di Pietro Berte (Palma 1979; Diener 1990: 319-20; Rehberg 1999: 256).

La fama di Giovanni Cavallini come autore è legata a un’unica opera, la Polistoria de virtutibus et dotibus Romanorum, in dieci libri, una sorta di rifacimento erudito dei vulgati Mirabilia urbis Romae. Qui il Cavallini dimostra tutta la propria erudizione, riversando nel testo numerose citazioni dai classici latini, in particolare Livio e Valerio Massimo (Diener 1974; Caballinus 1995; Campanelli 2011: 44-47). Lo scopo è quello di esaltare la grandezza di Roma, di cui è offerta ai libri vi-viii una precisa descrizione topografica con attenzione specifica rivolta agli antichi monumenti. La cultura, ampia e aperta a testi allora ancora peregrini, traspare nella Polistoria e nelle fittissime postille marginali lasciate sui manoscritti da lui posseduti e consultati. Le note al suo Valerio Massimo, Vat. Lat. 1927, impreziosite da particolari autobiografici e da continui confronti tra gli aneddoti antichi e le vicende contemporanee, costituiscono una sorta di commento perpetuo ai Factorum et dictorum memorabilium libri (Schullian 1984: 334-37).

Sono altrettanto frequenti le postille lasciate su un esemplare della prima decade di Tito Livio, con rimandi costanti ad altri classici latini, con predilezione speciale riservata a Valerio Massimo. Il volume delle Historiae liviane con postille autografe è purtroppo perduto, ma a qualche tempo dalla morte del Cavallini, nella seconda metà del secolo XIV, fu copiato integralmente, testo e marginalia, nell’attuale Vat. Lat. 1846, manoscritto cartaceo che trasmette, dopo qualche estratto di Sallustio (c. 3) e un frammento della lettera di dedica del commento a Valerio Massimo di Dionigi da Borgo San Sepolcro (c. 4r), l’intera prima decade di Livio. È possibile così ricostruire la lectura Livii del Cavallini, che tanto peso ebbe nella composizione della Polistoria (Petoletti 1996; Rossi 1999: 233-52; Petoletti 2002: 272-79).

Il Valerio Massimo Vat. Lat. 1927 e il modello del Vat. Lat. 1846 appartennero sicuramente alla sua biblioteca (note di possesso nel Vat. Lat. 1927 a c. 1r: «Liber Valerii Maximi Iohannis Caballini de Cerronibus de Urbe, scriptor domini pape et canonici Sancte Marie Rotunde de dicta urbe», e a c. 93v: «Librum istum Valerii correxit Iohannes Caballini de Cerronibus de Urbe, scriptor domini pape, cum Valerio reverendi patris et domini Iohannis archiepiscopi Panormitani de genere Ursinorum de Campoflore [Giovanni Orsini, arcivescovo di Palermo, morto nel 1333] et aliquas concordantias apposuit manu sua ex dictis Titi et Tullii et plurium aliorum ystoriographorum»).

Altri due codici, più antichi, sono toccati dal suo calamo postillatore: il Liber pontificalis nella redazione di Pietro Guglielmo, Vat. Lat. 3762 (metà del XII secolo, Francia meridionale), già posseduto da Landolfo Colonna (morto nel 1331), che sarà poi letto da Biondo Flavio, e la monumentale Bibbia Vat. Lat. 12958, pertinenza della chiesa di cui il Cavallini era canonico. In questi due libri la presenza di postille è più rada: impressiona in particolare la lettura attualizzante che traspare dai suoi commenti affidati agli ampi margini della cosiddetta Bibbia del Pantheon, libro di straordinaria bellezza per il suo corredo illustrativo che ne fa un capolavoro della miniatura romana dell’inizio del secolo XII (Speciale 2000).

Il testimone più antico e autorevole della Polistoria, ora a Wolfenbüttel, è arricchito da consistenti aggiunte marginali autografe dello stesso Cavallini, che così volle integrare la sua opera con successivi ampliamenti (Laureys 1997). Il numero e la qualità dei testi, la cui conoscenza traspare dalla Polistoria e dalle note marginali, rendono ampiamente probabile che altri manoscritti da lui posseduti e postillati non siano stati ancora identificati.



Bibliografia
Caballinus 1995 = Ioannes C., Polistoria de virtutibus et dotibus Romanorum, recensuit Marc Laureys, Stutgardiae-Lipsiae, in aedibus B.G. T eubneri.
Campanelli 2011 = Maurizio C., Monuments and Histories: Ideas and Images of Antiquity in Some Descriptions of Rome, in Rome Across Time and Space. Cultural Transmission and the Exchange of Ideas c. 500-1400, edited by Claudia Bolgia, Rosamond McKitterick and John Osborne, Cambridge, Cambridge Univ. Press, pp. 35-59.
Diener 1974 = Hermann D., Johannes Cavallini der Verfasser der ‘Polistoria de virtutibus et dotibus Romanorum’, in Storiografia e storia. Studi in onore di E. Duprè Theseider, Roma, Bulzoni, pp. 151-73.
Diener 1990 = Id., Gli ufficiali della Cancelleria pontificia nel sec. XV e le loro attività nelle arti e nelle lettere, in Cancelleria e cultura nel Medioevo, a cura di Germano Gualdo, Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, pp. 319-31.
Laureys 1997 = Marc L., Between ‘Mirabilia’ and ‘Roma Instaurata’. Giovanni Cavallini’s ‘Polistoria’, in Avignon and Naples. Italy in France-France in Italy in the Fourteenth Century, edited by Marianne Pade, Hannemarie Ragn Jensen, Lene Waage Petersen, Rome, L’Erma di Bretschneider, pp. 101-15.
Mosti 1982 = Renzo M., I protocolli di Iohannes Nicolai Pauli un notaio romano del ’300 (1348-1379), Rome, École Française de Rome.
Palma 1979 = Marco P., Cavallini dei Cerroni, Giovanni, in DBI, vol. xxii pp. 785-87.
Petoletti 1996 = Marco P., «Nota pro consilio Polistorie mee orationem predictam »: Giovanni Cavallini lettore di Tito Livio, in «Italia medioevale e umanistica», xxxix, pp. 47-76.
Petoletti 2002 = Id., «Nota valde et commenda hoc exemplum»: il colloquio con i testi nella Roma del primo Trecento, in Talking to the Texts: Marginalia from Papyri to Print. Proceedings of a Conference held at Erice, 26 September-3 October 1998, as the 12th Course of International School for the Study of Written Records, edited by Vincenzo Fera, Giacomo Ferraú e Silvia Rizzo, Messina, Centro interdipartimentale di studi umanistici, vol. i pp. 359-99.
Rehberg 1999 = Andreas R., Die Kanoniker von S. Giovanni in Laterano und S. Maria Maggiore in 14. Jahrhundert. Eine Prosopographie, Tübingen, Niemeyer.
Rossi 1999 = Aldo R., Da Dante a Leonardo. Un percorso di originali, Firenze, Sismel-Edizioni del Galluzzo.
Schullian 1984 = Dorothy M. S., Valerius Maximus, in Catalogus translationum et commentariorum, edited by F. Edward Cranz and Paul Oskar Kristeller, Washington, The Catholic Universtity of America Press, vol. v pp. 287-403.
Speciale 2000 = Lucinia S., [Scheda sul ms. Città del Vaticano, BAV, Vat. Lat. 12958], in Le Bibbie Atlantiche. Il libro delle Scritture tra monumentalità e rappresentazione, a cura di Marilena Maniaci e Giulia Orofino, Roma, Centro Tibaldi, pp. 262-71.

Nota paleografica

La scrittura di G.C. è una gotica corsiva piuttosto nervosa e nelle postille depositate sui codici da lui letti, in particolare nel Vat. Lat. 1927, non sempre immediatamente decifrabile. Anche nella monumentale Bibbia atlantica, Vat. Lat. 12958, dai margini generosi e che è oltretutto assai meno annotata, le glosse mantengono un modulo molto ridotto e le parole sono frequentemente abbreviate. Il ductus manifesta un’estrema velocità nell’esecuzione. Tra le lettere caratteristiche si segnala la r con elemento crestato sottile. Più posata e di modulo leggermente maggiore la corsiva impiegata per incrementare sui margini la copia della sua Polistoria oggi a Wolfenbüttel, dove sono da notare l’alternanza di l con e senza occhiello e una certa tendenza all’inclinazione verso destra delle aste superiori. Le note sono spesso collegate al testo attraverso segni di richiamo (in genere uno o più punti con un tratto di penna obliquo). Da rilevare anche il segno di attenzione (graffa) costituito da due punti accompagnati da due tratti di penna sinuosi. La scrittura nell’interlinea, nel Vat. Lat. 1927, è di esecuzione ancor più veloce. I marginalia, spesso di notevole estensione, stabiliscono sovente raffronti tra testi e sono introdotti da segno di paragrafo; per es., Valerio Massimo, i 8 ext. 18, Vat. Lat. 1927, c. 10r è posto a confronto con due ampie citazioni classiche, dalla Rhetorica ad Herennium, qui chiamata, come era normale, rethorica nova e attribuita a Cicerone, e dal De Senectute e subito dopo è aggiunto, con inchiostro diverso, un richiamo a Eutropio introdotto con la formula, normale nella postillatura del C., accedit ad idem. Sono numerosi i richiami alla realtà contemporanea, letta attraverso il filtro degli auctores consultati. Per es., accanto a Valerio Massimo, ii 9 5, dove si ricorda come i censori Marco Antonio e Lucio Flacco rimuovessero il tribuno della plebe Duronio dal senato per avere abrogato la legge che imponeva un tetto massimo di spesa ai convitati, il C. richiama polemicamente un contemporaneo, Stefano Colonna, che mentre era senatore fece togliere una norma per cui ai novelli sposi era vietato di invitare a banchetto più di venti convitati (Vat. Lat. 1927, c. 18r): «Nota contra Stephanum de Columpna qui tempore sui senatus tulit legem ne noviter uxorati ultra xx convivas in eorum prandus invitarent». Le postille denunciano altresì particolari interessi topografici e antiquari, normali per l’autore della Polistoria, dedicata anche alla descrizione dei mirabilia romani. Per es., nel Vat. Lat. 3762, c. 3r, il riferimento nel testo del Liber pontificalis alla regio caput tauri sollecita il C. sul margine destro alla considerazione: «Idest Montium, ubi est Porta Taurina, idest Sancti Laurentii foris muros, ubi sunt capita taurorum supra portam sculta».

Censimento

  1. Wolfenbüttel, Herzog August Bibliothek, Gud. Lat. 47 (4352)
  1. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 1927
  2. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 3762
  3. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 12958

Fonte: Le Origini e il Trecento - Tomo I (2013)

Data ultima modifica: 19 dicembre 2025 | Cita questa scheda